Finalmente reso pubblico il rapporto sugli UAP dell’intelligence USA

Ieri, 25 giugno, come previsto, è stato reso noto il tanto atteso rapporto preliminare sugli UAP redatto della direzione della National Intelligence degli Stati Uniti su richiesta del Senato (https://www.dni.gov/files/ODNI/documents/assessments/Prelimary-Assessment-UAP-20210625.pdf).

Si tratta di un documento che costituisce una svolta rispetto alla politica degli ultimi anni decretando il ritorno di un interesse ufficiale delle autorità statunitensi per il fenomeno degli Oggetti Volanti Non Identificati.

Preceduto nei giorni scorsi dalle anticipazioni del New York Times e dal dibattito da queste innescato, il rapporto si presenta come un elaborato di poche pagine decisamente stringato anche nei contenuti.

Di seguito riportiamo la traduzione integrale del testo in modo che ciascuno possa valutarlo ed analizzarlo.

La prima impressione è di un elaborato davvero molto preliminare che dà conto dell’analisi di una serie di avvistamenti (144) raccolti dal 2004 ad oggi dei quali però non abbiamo ulteriori informazioni né sulla provenienza (in massima parte pare dalla Marina statunitense), né sulla tipologia dei casi, né sul tipo e la portata delle analisi effettuate in passato dagli enti preposti e oggi dalla commissione stessa.

E’ certamente importante rilevare come venga ripetuto che i casi analizzati hanno tutti una significativa consistenza fattuale, che sembrano riferirsi ad oggetti fisici e che sono spesso accompagnati da rilevamenti strumentali, anche multipli con apparecchiature ritenute adeguate ed attendibili, con buona pace dei “debunkers” che hanno cercato di metterlo in dubbio prima ancora di conoscere i fatti.

D’altra parte, a differenza di quanto era stato anticipato, il rapporto resta decisamente sul vago sulle possibili interpretazioni ed eventuali spiegazioni esotiche, come quelle legate all’ipotesi di velivoli di natura non terrestre, non vengono addirittura citate.

Allo stesso modo non viene escluso che a causare gli avvistamenti possano essere manufatti “segreti” prodotti da apparati della difesa o dell’industria privata statunitense.

Insomma, pur prendendo atto della presenza di casi non spiegati, il rapporto non si pronuncia sulle possibili interpretazioni e sulle stesse caratteristiche eventualmente “straordinarie” degli oggetti osservati.

Partendo da queste considerazioni, il rapporto auspica che vengano attuati procedure e studi mirati per raccogliere più avvistamenti dai vari uffici governativi e per costruire adeguati strumenti di analisi dei dati raccolti, addirittura con l’uso dell’intelligenza artificiale.

In conclusione viene quindi avanzata la richiesta diretta di finanziamenti specifici per promuovere e sostenere la ricerca sugli UAP.

Come possiamo vedere, siamo quindi molto distanti dalle aspettative, forse un po’ ingenue, di alcuni che si attendevano (o speravano) una parola definitiva sull’esistenza di un fenomeno reale e in qualche modo “alieno”. Piuttosto il rapporto esprime una linea che il Centro Italiano Studi Ufologici ha sostenuto da sempre: ci sono avvistamenti che non trovano facili spiegazioni ed è importante studiarli, senza preconcetti o convinzioni che non nascano dall’impegnativo e complesso lavoro di analisi dei dati.

Resterà ora da capire se questi suggerimenti saranno recepiti e come verranno mesi in pratica in quello che potrebbe diventare, dopo cinquant’anni, un nuovo “Project Blue Book”.

 

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FENOMENI AEREI NON IDENTIFICATI – VALUTAZIONI PRELIMINARI

 

AMBITO E PRESUPPOSTI

Portata

Questo rapporto preliminare è redatto dall’Office of the Director of National Intelligence (ODNI) in risposta alla disposizione del Senate Report 116-233, che accompagna l’Intelligence Authorization Act (IAA) per l’anno fiscale 2021, secondo cui il DNI, in coordinamento con il Segretario della Difesa (SECDEF), deve presentare una valutazione dal punto di vista dell’intelligence della minaccia posta in atto dai fenomeni aerei non identificati (UAP) e i progressi compiuti dalla Task Force per i fenomeni aerei non identificati (UAPTF) del Dipartimento della difesa nella comprensione di questa minaccia.

Questo rapporto fornisce ai responsabili politici una panoramica dei problemi associate alla caratterizzazione della potenziale minaccia rappresentatat dagli UAP, fornendo anche un mezzo per sviluppare processi, politiche, tecnologie e formazione pertinenti per l’esercito degli Stati Uniti e altro personale del governo degli Stati Uniti (USG) se e quando incontrano UAP, in modo da migliorare la capacità della comunità di intelligence (IC) di valutarne la minaccia. Il direttore dell’UAPTF è il funzionario responsabile per garantire la raccolta tempestiva e il consolidamento dei dati sugli UAP. Il set di dati descritto in questo rapporto è attualmente limitato principalmente alle segnalazioni da parte degli uffici governativi degli Stati Uniti di eventi avvenuti da novembre 2004 a marzo 2021. I dati continuano ad essere raccolti e analizzati.

L’ODNI ha preparato questo rapporto per i comitati del Congresso sull’intelligence e sulle forze armate. L’UAPTF e l’ODNI National Intelligence Manager for Aviation hanno redatto questa relazione, con l’input di USD(I&S), DIA, FBI, NRO, NGA, NSA, Air Force, Army, Navy, Navy/ONI, DARPA, FAA, NOAA, NGA, ODNI/NIM-Emerging and Disruptive Technology, ODNI/National Counterintelligence and Security Center e ODNI/National Intelligence Council.

 

Ipotesi

Le varie forme di sensori che registrano UAP generalmente funzionano correttamente e catturano sufficienti dati reali per consentire le valutazioni iniziali, ma alcuni UAP possono essere attribuibili ad anomalie dei sensori.

 

RIASSUNTO OPERATIVO

La quantità limitata di rapporti di alta qualità sui fenomeni aerei non identificati (UAP) ostacola la nostra capacità di trarre conclusioni definitive sulla natura o l’intento degli UAP. La Unidentified Aerial Phenomena Task Force (UAPTF) ha preso in considerazione una serie di informazioni sugli UAP descritte nei rapporti dell’esercito americano e della IC (Intelligence Community) ma, poiché il rapporto mancava di sufficiente specificità, alla fine ha riconosciuto che era necessario una procedura di rapporto unico e su misura per fornire dati sufficienti per l’analisi degli eventi UAP.

Di conseguenza, l’UAPTF ha concentrato la sua analisi sui rapporti avvenuti tra il 2004 e il 2021, la maggior parte dei quali sono il risultato di questa nuova procedura su misura per rilevare meglio gli eventi UAP attraverso un rapporto standardizzato.

La maggior parte degli UAP segnalati probabilmente rappresentano oggetti fisici, dato che la maggior parte degli UAP sono stati registrati attraverso più sensori, tra cui radar, infrarossi, elettro-ottici, puntatori di armi e osservazione visiva.

In un numero limitato di eventi, gli UAP sembravano mostrare caratteristiche di volo insolite. Queste osservazioni potrebbero essere il risultato di errori dei sensori, inganni informatici (spoofing) o percezione errata dell’osservatore e richiedono ulteriori analisi rigorose.

Ci sono probabilmente più tipi di UAP che richiedono spiegazioni diverse basate sulla varietà di apparizioni e comportamenti descritti nei rapporti disponibili. La nostra analisi dei dati supporta il concetto che se e quando i singoli eventi UAP saranno risolti, essi rientreranno in una delle cinque potenziali categorie esplicative: anomalie aeree, fenomeni atmosferici naturali, programmi di sviluppo del governo degli Stati Uniti o dell’industria statunitense, sistemi avversari stranieri e un contenitore residuale dell’”altro”.

Gli UAP pongono chiaramente un problema di sicurezza del volo e possono rappresentare una sfida alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Le preoccupazioni per la sicurezza si concentrano principalmente sui piloti che si confrontano con uno spazio aereo sempre più affollato. Gli UAP rappresenterebbero anche un problema per la sicurezza nazionale se fossero un insieme di strumenti di potenze straniere oppure potrebbero fornire la prova che un potenziale avversario ha sviluppato una tecnologia rivoluzionaria o distruttiva.

Il consolidamento coerente dei rapporti provenienti dal governo federale, la standardizzazione dei rapporti, l’aumento della raccolta e dell’analisi e una procedura semplificata per il vaglio di tutti questi rapporti rispetto a una vasta gamma di dati importanti in possesso del governo degli Stati Uniti, consentiranno un’analisi più sofisticata degli UAP che probabilmente approfondirà la nostra comprensione. Alcuni di questi passi richiedono l’utilizzo di notevoli risorse e necessiterebbero di ulteriori investimenti.

 

RAPPORTI DISPONIBILI IN GRAN PARTE NON CONCLUSIVI

 

I dati limitati lasciano la maggior parte degli UAP inspiegati

I dati limitati e l’incoerenza nella segnalazione sono problemi chiave per valutare gli UAP. Non esisteva alcun meccanismo di segnalazione standardizzato finché la Marina non ne ha stabilito uno nel marzo 2019. L’Aeronautica ha successivamente adottato quel meccanismo nel novembre 2020, ma rimane limitato alla segnalazione che competono al governo degli Stati Uniti. Durante la sua ricerca L’UAPTF ha regolarmente recepito a livello aneddotico notizie su altre osservazioni che si sono verificate, ma che non sono mai state state riportate in modo formale o informale da quegli osservatori.

Dopo aver considerato attentamente queste informazioni, l’UAPTF si è concentrato soprattutto sui rapporti che hanno coinvolto gli UAP osservati in prima persona da piloti militari e che sono stati registrati da sistemi che abbiamo considerato affidabili. Questi rapporti descrivono eventi avvenuti tra il 2004 e il 2021, la maggior parte dei quali negli ultimi due anni, quando il nuovo meccanismo di segnalazione è diventato più noto alla comunità dell’aviazione militare. Siamo stati in grado di identificare con alta attendibilità uno degli UAP segnalati. In quel caso abbiamo identificato l’oggetto come un grande pallone che si stava sgonfiando. Gli altri rimangono inspiegati.

– 144 rapporti provenivano da fonti USG. Di questi, 80 rapporti hanno coinvolto l’osservazione con sensori multipli.

  • La maggior parte dei rapporti ha riguardato UAP che hanno interrotto sessioni di addestramento o altre attività militari.

 

Problemi per la raccolta di dati sugli UAP

Preconcetti socioculturali e limitazioni dei sensori rimangono ostacoli alla raccolta di dati sugli UAP. Anche se alcuni problemi tecnici – come ad esempio come filtrare adeguatamente i segnali spuri dei radar per garantire la sicurezza del volo per gli aerei militari e civili – sono note da lunga data nell’ambito dell’aviazione, altre sono uniche per l’insieme degli UAP.

I racconti dei piloti operativi e degli analisti dell’esercito e dell’IC descrivono il poco interesse associato all’osservazione degli UAP, alla loro segnalazione o al tentativo di discuterne con i colleghi. Anche se gli effetti di questi preconcetti sono diminuiti man mano che i membri più anziani delle comunità scientifiche, politiche, militari e di intelligence si sono espressi seriamente sull’argomento in pubblico, il rischio di compromettere la propria reputazione può mantenere molti osservatori in silenzio, complicando la ricerca scientifica dell’argomento.

I sensori montati sulle piattaforme militari statunitensi sono tipicamente progettati per compiere missioni specifiche. Di conseguenza, questi sensori non sono generalmente adatti per identificare gli UAP.

I punti di osservazione dei sensori e il numero di sensori che osservano simultaneamente un oggetto giocano un ruolo sostanziale nel distinguere gli UAP dagli oggetti conosciuti e nel determinare se un UAP dimostra capacità aerospaziali straordinarie. I sensori ottici hanno il vantaggio di fornire alcune informazioni su dimensioni, forma e struttura. I sensori a radiofrequenza forniscono informazioni più accurate su velocità e portata.

 

Ma emergono alcuni modelli potenziali

Anche se c’era un’ampia variabilità nei rapporti e il set di dati è attualmente troppo limitato per consentire un’analisi dettagliata delle tendenze o dei modelli, c’è stato un certo raggruppamento delle osservazioni UAP per quanto riguarda la forma, la dimensione e, in particolare, la propulsione. Gli avvistamenti di UAP tendevano anche a raggrupparsi intorno ai campi di addestramento e collaudo degli Stati Uniti, ma valutiamo che questo può derivare da un pregiudizio di raccolta come risultato di un’attenzione focalizzata, un maggior numero di sensori di ultima generazione che operano in quelle aree, le aspettative delle unità coinvolte e le disposizioni di segnalare le anomalie.

 

E un pugno di UAP sembrano dimostrare una tecnologia avanzata

In 18 casi, descritti in 21 rapporti, gli osservatori hanno riferito modelli di movimento o caratteristiche di volo insolite degli UAP.

Alcuni UAP sembravano rimanere fermi nei venti in quota, muoversi controvento, manovrare bruscamente, o muoversi a velocità considerevole, senza mezzi di propulsione distinguibili. In un piccolo numero di casi, i sistemi degli aerei militari hanno calcolato l’energia di radiofrequenza (RF) associata agli avvistamenti di UAP.

L’UAPTF ha una piccola quantità di casi che sembrano mostrare UAP che mostrano accelerazioni o un certo grado di controllo della rotta. Sono necessarie ulteriori analisi rigorose da parte di più squadre o gruppi di esperti tecnici per determinare la natura e la validità di questi dati. Stiamo conducendo ulteriori analisi per determinare se si può provare la presenza di tecnologie fuori dall’ordinario.

 

GLI UAP PROBABILMENTE NON HANNO UNA SPIEGAZIONE UNICA

Gli UAP documentati in questo limitato gruppo di dati mostrano una varietà di comportamenti aerei, rafforzando la possibilità che ci siano più tipi di UAP che richiedono spiegazioni diverse. La nostra analisi dei dati supporta il concetto che, se e quando i singoli eventi UAP saranno risolti, essi cadranno in una delle cinque potenziali categorie esplicative: anomalie aeree, fenomeni atmosferici naturali, programmi di sviluppo del governo o dell’industria degli Stati Uniti, sistemi avversari stranieri, e una categoria residuale. Con l’eccezione di un caso in cui abbiamo determinato con alta sicurezza che l’UAP segnalato era un’anomalia aerea, in particolare un pallone che si sgonfiava, attualmente non abbiamo informazioni sufficienti nel nostro insieme di dati per attribuire agli altri casi delle spiegazioni specifiche.

Anomalie aeree: Questi oggetti includono uccelli, palloncini, veicoli aerei senza equipaggio (UAV), o detriti aerei come sacchetti di plastica che confondono la scena e influenzano la capacità di un operatore di identificare i veri obiettivi, cioè aerei nemici.

Fenomeni atmosferici naturali: I fenomeni atmosferici naturali includono cristalli di ghiaccio, umidità e fluttuazioni termiche che possono registrarsi su alcuni sistemi infrarossi e radar.

Programmi di sviluppo del governo o dell’industria degli Stati Uniti: Alcune osservazioni UAP potrebbero essere attribuibili a sviluppi e programmi segreti di enti statunitensi. Non siamo stati in grado di confermare, tuttavia, che questi sistemi rappresentassero uno qualsiasi dei rapporti UAP che abbiamo raccolto.

Sistemi avversari stranieri: Alcuni UAP potrebbero essere tecnologie impiegate da Cina, Russia, un’altra nazione o un’entità non governativa.

Altro: Anche se la maggior parte degli UAP descritti nel nostro insieme di dati probabilmente rimangono non identificati a causa di dati limitati o di difficoltà nel loro trattamento o analisi, potremmo aver bisogno di ulteriori conoscenze scientifiche per raccogliere, analizzare e caratterizzare con successo alcuni di essi. Raggrupperemmo tali oggetti in questa categoria in attesa di progressi scientifici che ci permettano di comprenderli meglio. L’UAPTF intende concentrare l’analisi supplementare sul piccolo numero di casi in cui un UAP sembrava mostrare caratteristiche di volo insolite o la gestione dei propri movimenti.

 

GLI UAP MINACCIANO LA SICUREZZA DEL VOLO E, FORSE, LA SICUREZZA NAZIONALE

Gli UAP rappresentano un pericolo per la sicurezza del volo e potrebbero rappresentare un pericolo più ampio se alcuni casi fossero interpretabili come un insieme di azioni sofisticate contro le attività militari degli Stati Uniti da parte di un governo straniero o se dimostrassero una tecnologia aerospaziale innovativa di un potenziale avversario.

 

Possibili pericoli nello spazio aereo

Quando i piloti si trovano in situazioni pericolose per la sicurezza, sono tenuti a segnalare questi problemi. A seconda della posizione, dell’intensità e del comportamento delle cause di pericolo durante i voli, in genere i piloti possono decidere di interrompere i loro test e/o l’addestramento e far atterrare i loro aerei, il che ha un effetto deterrente sulla segnalazione.

L’UAPTF ha 11 rapporti di casi documentati in cui i piloti hanno segnalato quasi incidenti con un UAP.

 

Potenziali problemi per la sicurezza nazionale

Attualmente non abbiamo dati che indichino che gli UAP facciano parte di un programma straniero o che siano indicativi di un importante progresso tecnologico da parte di un potenziale avversario. Continuiamo a cercare le prove di tali programmi, data la sfida di controspionaggio che rappresenterebbero, in particolare perché alcuni UAP sono stati rilevati vicino a strutture militari o ad aerei che trasportano i sistemi di sensori più avanzati dell’USG.

 

SPIEGARE GLI UAP RICHIEDERÀ UN INVESTIMENTO ANALITICO, DI RACCOLTA E DI RISORSE

Standardizzare le procedure di segnalazione, consolidare i dati e approfondire l’analisi

In linea con le disposizioni del Senate Report 116-233, che accompagna lo IAA per l’anno fiscale 2021, l’obiettivo a lungo termine dell’UAPTF è di ampliare la portata del suo lavoro per includere nella sua analisi ulteriori eventi UAP documentati da una fascia più ampia di personale e sistemi tecnici dell’USG. Con l’aumento del set di dati, migliorerà anche la capacità dell’UAPTF di impiegare l’analisi dei dati per individuarne le costanti. L’obiettivo iniziale sarà quello di impiegare intelligenza artificiale e algoritmi di apprendimento automatico per raggruppare e riconoscere somiglianze e modelli nelle caratteristiche dei dati. Man mano che il database accumulerà informazioni di oggetti aerei noti, come palloni meteorologici, palloni ad alta quota o ad alta perssione, e la fauna selvatica, l’apprendimento automatico potrà aggiungere efficienza pre-valutando i rapporti UAP per vedere se le caratteristiche corrispondono a eventi simili già presenti nel database.

L’UAPTF ha iniziato a sviluppare flussi di lavoro analitici e di elaborazione interagenti per garantire che, sia la raccolta sia l’analisi siano ben supportate da informazioni e coordinate.

La maggior parte dei dati UAP proviene dai rapporti della Marina statunitense, ma sono in corso sforzi tra i servizi militari degli Stati Uniti e le altre agenzie governative per standardizzare i rapporti sugli eventi e garantire che tutti i dati pertinenti siano raccolti rispetto a particolari eventi e qualsiasi attività degli Stati Uniti che potrebbe essere rilevante.

L’UAPTF sta attualmente lavorando per acquisire ulteriori rapporti, anche dall’U.S. Air Force (USAF), e ha iniziato a ricevere dati dalla Federal Aviation Administration (FAA).

Sebbene la raccolta di dati dell’USAF sia stata storicamente limitata, l’USAF ha iniziato un programma pilota di sei mesi nel novembre 2020 per raccoglierne nelle aree in cui è più probabile incontrare UAP e sta valutando come normalizzare la raccolta futura, la segnalazione e l’analisi in tutta l’aeronautica militare.

La FAA acquisisce i dati relativi agli UAP durante il normale corso della gestione delle operazioni di traffico aereo. La FAA generalmente raccoglie questi dati quando i piloti e altri utenti dello spazio aereo segnalano eventi insoliti o inaspettati all’organizzazione del traffico aereo della FAA.

Inoltre, la FAA monitora continuamente i suoi sistemi alla ricerca di anomalie, generando ulteriori informazioni che possono essere utili all’UAPTF. La FAA è in grado di isolare i dati di interesse per l’UAPTF e renderli disponibili. La FAA ha un programma di sensibilizzazione robusto ed efficace che può aiutare l’UAPTF a raggiungere i membri della comunità aeronautica per evidenziare l’importanza di segnalare gli UAP.

 

Espandere la raccolta

L’UAPTF è alla ricerca di nuovi modi per aumentare la raccolta in aree di concentrazione di UAP dove le forze statunitensi non sono presenti così come un modo per creare un modello “standard” di attività UAP e limitare la distorsione di raccolta dei dati. Una proposta è quella di utilizzare algoritmi avanzati per cercare i dati storici catturati e memorizzati dai radar. L’UAPTF prevede anche di aggiornare la sua attuale strategia di raccolta UAP tra le agenzie governative al fine di portare le piattaforme e i metodi di raccolta rilevanti dal DoD e dall’IC.

 

Aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo

L’UAPTF ha indicato che ulteriori finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo potrebbero favorire lo studio futuro degli argomenti esposti in questo rapporto. Tali investimenti dovrebbero essere guidati da una strategia di raccolta UAP, una tabella di marcia tecnica R&S UAP e un piano di programma UAP.

Nuovo numero della rivista “UFO”

È uscito il n. 45 di UFO – Rivista di informazione ufologica del CISU, che vede innanzitutto il cambio di direttore responsabile (come già segnalato) ed alcuni avvicendamenti nel gruppo redazionale.

Il fascicolo si apre con un articolo/editoriale di Paolo Fiorino ricco di riflessioni e ragionamenti sul come approcciare il fenomeno UFO o, meglio, su quanto ci si può spingere a inquadrare in schemi qualcosa che per sua natura risulta sfuggevole.

“Un ’laboratorio del vuoto’ per gli UFO. Lo stupor oltre e al di là della capacità negativa” non è però (o non solo) un articolo teorico e filosofico sull’ufologia: Fiorino fa emergere i suoi pensieri dallo studio degli avvistamenti, dalla sua ultraquarantennale esperienza sul campo, a contatto con i testimoni, e il discorso rimane sempre legato alla concretezza, alla fattualità degli avvenimenti.

Un altro articolo importante, questa volta legato all’attualità, è l’analisi della vicenda dei filmati della Marina militare statunitense che sono diventati, nel bene e nel male, uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi anni. Marco Orlandi, da esperto appassionato di aeronautica, non si limita a ricostruire in modo minuzioso i termini della vicenda, ma la inquadra nel contesto prettamente militare nel quale si è sviluppata.

Ancora Fiorino completa la sua serie di articoli sulla ricerca ufologica “ufficiale” in Italia concentrandosi sul periodo 1971-1977, ossia gli anni che hanno preceduto la commissione creata in seno ai servizi di intelligence dell’Aeronautica militare, attiva ancora oggi. Si tratta di un testo  che dettaglia in modo preciso gli avvenimenti di quegli anni contestualizzandoli grazie ai ricordi in prima persona e ai documenti e alle testimonianze di quelli che, tra ufologi e militari, sono stati i protagonisti di quel periodo. L’articolo è accompagnato da una poderosa parte bibliografica, frutto del lavoro di costruzione di un imponente archivio sull’argomento: leggendo le note si rivive il clima estremamente vivace che ha accompagnato per tutti gli Anni 70 il crescendo di segnalazioni ufologiche, di appassionati che si avvicinavano alla ricerca e di interesse degli organi governativi. E soprattutto, nel ricostruire la storia dei fatti, l’autore fa piazza pulita una volta per tutte dei miti e delle dietrologie che sul coinvolgimento ufficiale in Italia sono state propagandate per troppo tempo.

Completano il numero (oltre ad aggiornamenti vari) un articolo di Bruno Mancusi sul folklore dei “dischi infuocati” e un intervento dell’ufologo spagnolo Josè Antonio Caravaca sulla “teoria della distorsione”, una riproposizione di un’ottica parafisica dopo cinquant’anni da Passport to Magonia. Come dimostrano le ultime uscite di Jacques Vallée, forse la teoria parafisica non è mai del tutto tramontata, ma lo scopo di riparlarne oggi, negli Anni Duemila, è quello di coglierne gli aspetti intriganti  e speculativi senza però dimenticarne i limiti, soprattutto dal punto di vista scientifico.

Aeronautica italiana e OVNI

Una sola nuova segnalazione di UFO è stata riportata nel mese di gennaio all’Aeronautica Militare Italiana.

Il Reparto Generale Sicurezza continua infatti la sua attività di raccolta e analisi delle segnalazioni di oggetti volanti non identificati (OVNI) che di solito vengono pubblicate annualmente sotto forma di breve elenco sul sito web www.aeronautica.difesa.it.

Come abbiamo già rilevato in passato, a differenza di altri Paesi i totali annuali dei casi UFO ricevuti dall’ente pubblico italiano sono sempre stati di gran lunga inferiori a quelli raccolti dalle associazioni ufologiche. In teoria l’ufficio dell’Aeronautica dovrebbe essere il referente per le osservazioni di provenienza militare,  aeronautica in particolare. Nella pratica, i pochi casi raccolti ogni anno giungono dalle fonti più diverse, e le analisi preliminari effettuate (controllo della presenza di velivoli in volo o di palloni meteorologici lanciati dalla stessa Aeronautica) sembrano il più delle volte inadeguate o addirittura inutili, in quanto svolte al di fuori di un processo di studio complessivo degli avvistamenti.

D’altra parte è questo una sorta di “peccato originale” che l’RGS si porta dietro fin da quando nel 1979 l’arma aeronautica venne  incaricata di raccogliere i casi, non di studiarli, non essendo neppure mai stata dotata delle necessarie risorse.

Negli ultimi anni, il 2017 ha registrato il record negativo in assoluto: zero casi nell’annata, cosa mai accaduto prima. Gli anni successivi si sono invece allineati a quelli precedenti: 5 segnalazioni nel 2018, 6 nel 2019 e solamente 2 nel 2020.

Perlopiù si tratta di osservazione di luci. Delle 13 segnalazioni sopra indicate solo due sono da parte di testimoni militari, e nessuna è pervenuta da personale operativo presso siti militari o da piloti in volo.

Tutti gli avvistamenti sono archiviati con la formula «Sulla base dei dati raccolti presso gli Enti preposti alla forza armata, l’evento non è associato ad attività di volo o di radiosondaggio ed è stato pertanto catalogato come O.V.N.I».

Non bisogna però (o comunque?) lasciarsi trarre in inganno da queste parole: il fatto che siano espletate queste due  verifiche di routine (sempre le stesse) ci dice ben poco sull’effettiva identificabilità o meno dei singoli avvistamenti.

Quando ad esempio la descrizione è palesemente riferibile ad un lancio di “lanterne cinesi”, sulla base della semplice descrizione testimoniale, il controllo delle rotte aeree o dei lanci delle radiosonde è completamente irrilevante, per non dire fuorviante.

 

Nuovo direttore per la rivista del CISU

Fabrizio Dividi è il nuovo direttore responsabile di UFO – Rivista di informazione ufologica.

Succede a Danilo Arona, critico, scrittore e saggista che per oltre dieci anni ci ha onorato della sua firma.

Nel ringraziarlo per questa importante collaborazione, vi invitiamo a seguire la sua produzione letteraria attraverso il  sito www.daniloarona.com.

Fabrizio Dividi, laureato in Lettere moderne con una tesi su Lolita di Stanley Kubrick, nel 2009 ha fondato l’associazione culturale Dinamovie Pictures. Nel 2010 ha vinto come sceneggiatore il premio come Miglior Cortometraggio alla rassegna Piemonte Movie con Linda, spot contro la violenza sulle donne scelto dalla TV Svizzera Italiana e da numerose associazioni no-profit. Nel 2012, con Vincenzo Greco e Marta Evangelisti, ha firmato regia e sceneggiatura di Sale per la capra, il documentario che dopo trent’anni rievocava la tragica vicenda dell’incendio del cinema torinese Statuto. Nel 2016, con gli stessi autori, ha realizzato Venanzio Revolt, documentario sul cinema torinese con Lorenzo Ventavoli, Steve Della Casa e la voce narrante di Nanni Moretti. Nel 2015 è entrato nello staff del festival cinematografico Seeyousound come selezionatore, organizzatore e infine presidente dell’associazione che lo organizza. Gestisce il sito www.massmedio.com dedicato a cinema, TV e comunicazione.

Dal 2017 è collaboratore fisso del  Corriere della Sera per le pagine cinematografiche dell’edizione di Torino.

Fabrizio ha alle sue spalle anche un’importante carriera ufologica: socio fondatore del CISU, da più di trent’anni è membro della sede di Torino e responsabile del catalogo UFO e cinema. Ha partecipato ad indagini sul campo, tenuto conferenze, collaborato alle attività di archivio ed è stato uno dei principali organizzatori del 31° Convegno nazionale del CISU, tenutosi nel 2007 a Saint Vincent, nel sessantennale della nascita dell’ufologia. Da sempre tra i redattori della nostra rivista, su queste stesse pagine ha pubblicato diversi articoli legati alle connessioni tra ufologia e cinema.

Una nota di Fabrizio Dividi

«Su questa rivista ho scritto il primo articolo della mia vita, e dello storico “numero 1” ricordo ancora il profumo della carta stampata; forse perché per quella copia, come per molte successive, avevo collaborato in fase redazionale, ma anche per allestimento, pinzatura e persino affrancatura e spedizione. Diventarne direttore significa fare i conti con il tempo che passa, oltre tre decenni, e in qualche modo anche con la propria vita; ed è per questo motivo che, oltre che all’orgoglio di succedere a Danilo Arona e al suo predecessore Gianni Settimo, mi piace pensare a un percorso stimolante che avrà ancora spazi di crescita e maturazione.

A soci e lettori di oggi e di domani un saluto e una rassicurazione: la linea editoriale di UFO proseguirà fedele e rigorosa. Perché i direttori passano, il Cisu resta».
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(sotto: l’intervista di Fabrizio Dividi al regista Tinto Brass sul suo film “Il disco volante”)

Pre-Ufo: aggiornamento e un nuovo libro

I progetti di ricerca del CISU sono stati concepiti come un lavoro continuo di raccolta, catalogazione e analisi e anche il PreUfoCat, ossia il catalogo delle osservazioni di Oggetti Volanti non Identificati nel passato) è costantemente aggiornato dal suo curatore, Pietro Torre.
Nel 2018 era uscita la terza edizione di “Strane luci nella storia d’Italia“, il testo che raccoglie i casi di osservazioni di fenomeni aerei insoliti dall’antichità fino al 1900: un volume di oltre 1000 pagine con più di 3400 casi completi di descrizione, fonti bibliografiche e analisi. Ora Torre ha prodotto un aggiornamento che dà conto del lavoro svolto negli ultimi tre anni (2018, 2019 e 2020) per correggere o integrare casi già presenti in catalogo o aggiungerne di nuovi. Si tratta di un fascicolo di 40 pagine disponibile in formato sia digitale sia cartaceo, che verrà inviato ad integrazione dell’ultima edizione integrale (anch’essa disponibile in entrambi i formati sul sito www.upiar.com)

Restando in tema di fenomeni anomali osservati nei secoli scorsi, segnaliamo il volume dello scrittore e saggista ravennate Eraldo Baldini che alla fine del 2020 ha pubblicato il libro “Quel che vedevano in cielo. Comete, «prodigi», oggetti volanti nelle cronache e testimonianze dall’Antichità alla fine del XVII secolo (con particolare riguardo all’area romagnola ed emiliana”, con una raccolta di fenomeni celesti accompagnata da una bibliografia ricca ed accurata (174 pagine, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena).
Molto interessante è l’approccio dell’autore che nell’introduzione spiega: “Sarebbe forse superficiale liquidare sempre e comunque i racconti di certi eventi come fantasie, invenzioni e operazioni «editoriali»: i resoconti di accadimenti ritenuti «prodigiosi» possono infatti contenere a volte, oltre a inevitabili iperboli, fraintendimenti, scopi politici e religiosi e intenti commerciali, anche elementi di «verità» e rappresentare, quantunque condite dalla meraviglia del pensiero pre-scientifico, cronache e testimonianze nate da qualcosa di concreto”.
Baldini sottolinea poi come sembri esistere una sorta di barriera tra atteggiamenti a volte iper-razionalisti e, dall’altra parte, le interpretazioni più esotiche e fantasiose alle quale purtroppo siamo abituati. La sua conclusione è quindi che “Una mediazione ragionata e critica è apparsa sempre difficile, anche se è impossibile pensare che i sostenitori delle più estreme teorie ufologiche non si pongano riserve e dubbi sull’interpretazione di molti passaggi dei vecchi testi, e al contempo che gli storici più preparati e «ortodossi» non provino a loro volta, in qualche caso, dubbi, e non si pongano interrogativi davanti a certe descrizioni” (…) “Sarebbe a nostro avviso necessario e costruttivo, oggi, che si rileggessero i resoconti degli antichi «prodigi», soprattutto quelli celesti, con mente critica ma aperta, senza avere sposato idee e maturato chiusure preconcette, con la sempre preziosa capacità di porsi domande”.
Considerazioni altamente condivisibili, che sembrano riflettersi nei presupposti che stanno alla basse del nostro modo di affrontare questo argomento e di tutto il lavoro di Torre.

SATELLITI STARLINK: IL PRINCIPALE IFO DEL 2020

Il progetto Starlink della società Space-X di Elon Musk prevede la messa in orbita di 12.000 satelliti di piccole dimensioni che forniranno una connessione Internet a banda larga a livello globale. Il dispiegamento dell’intera flotta sarà realizzato con lanci ad intervalli regolari di gruppi di alcune decine di satelliti.

I satelliti, portati all’altezza di circa 450 chilometri da un razzo Falcon, vengono progressivamente rilasciati dal vettore andando a formare un “treno” di 50/60 oggetti resi luminosi dal riflesso del sole sui pannelli solari, come accade per altri satelliti o per la ISS.

I satelliti si portano poi ad una quota superiore (550 chilometri) e si vanno a sistemare nella loro posizione prestabilita e quindi in poco tempo il “treno” di luci non è più visibile.

Il primo lancio di 60 satelliti è stato effettuato il 24 maggio 2019 e l’ultimo finora, il sedicesimo, il 25 novembre 2020 per un totale ad oggi di 901 satelliti in orbita.

La sequenza di luci ben allineate transita con una frequenza di 90/100 minuti e impiega alcuni minuti per attraversare il campo visivo di chi li osserva da terra.

In diverse occasioni il passaggio del treno di luci ha causato curiosità e generato delle segnalazioni ufologiche come nel caso delle numerose osservazioni avvenute nella primavera 2020.

E’ possibile controllare le date e le orbite dei satelliti Starlink in diversi siti di osservazione celeste quali ad esempio Find Starlink

IN AUMENTO NEL 2020 GLI AVVISTAMENTI UFO IN ITALIA

L’anno appena concluso ha registrato un leggero incremento delle segnalazioni di avvistamenti ufologici inviate direttamente dai testimoni al Centro Italiano Studi Ufologici.

A comunicarlo è Andrea Bovo che ha catalogato i questionari di raccolta delle testimonianze, compilabili direttamente sui siti web del CISU.

Nel 2020 sono state raccolte 158 segnalazioni, all’incirca il 13% in più rispetto ai due anni precedenti che avevano registrato 139 (2019) e 137 casi (2018).

Come da prassi consolidata, la maggior parte dei casi (75%) si riferisce a osservazioni di luci notturne. Sono solamente il 6% le osservazioni di “oggetti diurni” e poche unità i casi di incontri ravvicinati, anche questa una tendenza costante negli ultimi anni, in cui scarseggiano le osservazioni di fenomeni anomali da distanza ravvicinata o con effetti fisici sull’ambiente.

Altra costante ormai stabile è il gran numero di avvistamenti accompagnati da riprese fotografiche o filmate, soprattutto tramite l’uso di telefoni cellulari, che rappresentano oltre un quarto (28%) delle segnalazioni ricevute.

E’ bene ricordare che la stragrande maggioranza delle segnalazioni ufologiche trovano una spiegazione in termini convenzionali in seguito al lavoro di indagine e approfondimento dei casi. Si tratta di osservazioni di corpi astronomici, rientri meteorici, aeromobili o altri oggetti (lanterne cinesi, droni ecc.) che non vengono riconosciuti dai testimoni per le condizioni di osservazione o per la mancanza di riscontri, quali ad esempio la consultazione di mappe celesti o delle tabelle relative ai transiti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e di satelliti artificiali.

Nel 2020 sono diminuiti i casi riconducibili alle cosiddette “lanterne cinesi” (1%) ma sono stati ben il 25% gli avvistamenti causati dai treni di satelliti Starlink, in particolare nei mesi di marzo, aprile e maggio.

35° Convegno nazionale di ufologia: EXTRATERRESTRI incontrati, attesi, immaginati – 5 dicembre 2020

mirziamov.ru
Il 35° Convegno nazionale di ufologia, organizzato dal CISU, si svolgerà quest’anno in videoconferenza, il 5 dicembre con inizio alle ore 15, e manterrà la struttura abituale dei nostri incontri con relazioni e discussioni, quest’anno incentrate sulla figura dell’extraterrestre, tra Incontri del terzo tipo e mitologia.

Lo spunto è offerto dal sessantennale della prima e burrascosa rappresentazione a Milano, nel novembre 1960, della commedia “Un marziano a Roma”, tratta da un omonimo racconto dello scrittore  e sceneggiatore Ennio Flaiano.

Il testo racconta l’arrivo a Roma di un extraterrestre a bordo del suo disco volante. Passati lo stupore e l’eccitazione del momento, il “marziano” viene assorbito e inglobato in una società che non sembra più riconoscere l’eccezionale e tutto appiattisce.

Partendo da questi concetti, l’idea è quella di ragionare sui nostri “convitati di pietra”, gli extraterrestri, che spesso rimangono al di fuori dei nostri discorsi, ma che sono sempre presenti nell’immaginario ufologico.

D’altra parte la mitologia extraterrestre sembra vivere quotidianamente il paradosso di Flaiano: persone pensano di essere rapite, altre discutono sulle razze degli ET, ma tutto questo rimane circoscritto, non sembra smuovere nulla: fatti incredibili e trascurabili allo stesso tempo.

“EXTRATERRESTRI incontrati, attesi, immaginati” ospiterà relazioni dedicate che trattano di incontri ravvicinati del terzo tipo, dell’ipotesi extraterrestre (ETH), del mutamento dell’immagine dell’extraterrestre, della sua influenza nella cultura italiana, delle mitologie extraterrestri.

L’incontro, riservato agli iscritti del Centro Italiano Studi Ufologici, si svolgerà tramite la piattaforma Zoom Meeting.
Chi altri fosse interessato a partecipare può farne richiesta alla segreteria del Centro (cisu@ufo.it).

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Nell’immagine al centro: la copertina della sceneggiatura pubblicata da Einaudi nel 1969  e una foto di Vittorio Gassman, biondo, nei panni del “marziano”  a fianco di Ennio Flaiano

Novità editoriale: una graphic novel sull’ufologia

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Nel corso del 34° Convegno nazionale di ufologia, organizzato dal CISU a Bologna il 24 novembre scorso, è stato presentato un nuovo libro delle Edizioni Upiar intitolato I Want to Believe.

Si tratta di un progetto di Valentina Monacelli, nato in ambito universitario come elaborato dell’esame di Progettazione Editoriale del corso di Grafica dei Sistemi e Comunicazione per l’Editoria presso l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino.


Come altri tesisti e studenti universitari negli anni passati, Valentina si è rivolta al Centro Italiano Studi Ufologici per avere informazioni e materiale sull’argomento scelto per il suo lavoro, e da questa collaborazione è derivata una visione diversa e più articolata dell’ufologia rispetto alle sue precedenti prospettive.

I Want to Believe ha un’originale veste editoriale ed è in sostanza costituito da due libri in uno. Una parte infatti è dedicata ai diversi punti di vista sull’ufologia attraverso una serie di interviste che l’autrice ha realizzato con alcuni esponenti del CISU, con piglio giornalistico ma con la curiosità di chi si avvicina per la prima volta al tema.

La seconda, decisamente una novità per il settore, è una graphic novel che, con il linguaggio dell’ironia e del grottesco, fornisce diversi spunti di analisi e di riflessione.

«La parte grafica (con tratto molto personale che riecheggia tanta graphic novel d’oltreoceano con bianco e nero graffiato, essenziale, quasi espressionista), sempre curata dall’autrice, analizza la posizione del testimone di un evento difficile da spiegare nell’ottica delle due istanza che si dividono il campo: gli studiosi seri e i millantatori/truffatori» (Marco Candellone, Cronaca di Topolinia n. 30, marzo 2020)

Il volume (106 pagine) può essere acquistato direttamente dal sito www.upiar.com

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Nell’illustrazione in evidenza: la copertina del volume I Want to Believe

Nell’immagine in centro articolo: Valentina Monacelli al 34° Convegno nazionale di ufologia

Ted Phillips, l’“ingegnere” di Hynek

Il 10 marzo 2020, è mancato Ted Phillips, uno dei più noti ufologi statunitensi.

Nato nel 1942, Phillips era un ingegnere civile e fotografo professionista. Giovanissimo, nel 1957 partecipò
come volontario al programma di localizzazione ottica satellitare Vanguard e poi lavorò come ingegnere nel progetto missilistico Minuteman.

Iniziò ad occuparsi di UFO nel 1964 come membro dell’APRO (Aerial Phenomena Research Organisation). Conobbe Joseph Allen Hynek in occasione dell’indagine sul famoso atterraggio con tracce a Socorro (1964) e ne divenne uno stretto collaboratore fino alla sua morte, nel 1986.

Membro attivo del CUFOS (Center for UFO Studies), Phillips fu tra i componenti del gruppo selezionato di ufologi che nel 1978 si incontrarono presso le Nazioni Unite con il Segretario Generale dell’ONU insieme ad Hynek, a Jacques Vallée e all’astronauta Gordon Cooper.

Fu proprio Hynek a suggerirgli di concentrarsi sui casi di tracce fisiche di UFO e nel corso degli anni di questa ricerca
Ted Phillips raccolse ed analizzò 3.200 casi provenienti da 91 paesi del mondo, convincendosi che il fenomeno
UFO abbia un’evidente base fisica. Questa sua opinione è ben riassunta in una dichiarazione per la Encyclopedia
of UFOs di Ronald Story: «I dati disponibili sono prevalentemente statistici ma, prendendo un gran numero di rapporti, possiamo iniziare a sviluppare un quadro abbastanza chiaro degli oggetti osservati e delle tracce rimaste. Ovviamente, un rapporto che coinvolge un oggetto atterrato ha un valore molto maggiore di un caso di luce notturna. L’oggetto a terra elimina immediatamente una serie di  possibilità. Non ci si aspetterebbe che un pallone atterri, lasci tracce insolite e poi salga verticalmente ad alta velocità. Stelle e pianeti non compaiono a livello del suolo tra i testimoni e una fila di alberi. Quando diversi testimoni osservano un oggetto a forma di disco con una superficie metallica, senza ali e senza suono, che atterra e poi decolla in verticale, con le loro descrizioni hanno eliminato la  maggior parte delle spiegazioni naturali o convenzionali. Quando questi oggetti lasciano tracce sul luogo di atterraggio, abbiamo qualcosa di tangibile da esaminare».

Nel 1998 fondò il Center for Physical Trace Research (CPTR) – di cui è stato direttore fino alla morte –
per raccogliere, catalogare ed analizzare gli atterraggio UFO con tracce fisiche, in collaborazione con le maggiori
associazioni statunitensi.

È stato autore del protocollo di raccolta delle evidenze fisiche per il MUFON (Mutual UFO Network) con il
quale ha anche collaborato tra il 2006 e il 2008 per l’indagine sulle strane luci viste nel Marley Woods, nell’estremo
sud del Missouri.  Negli anni ha partecipato a numerosi documentari e programmi televisivi
sull’argomento.