UFO atterrato alle Cime di Lavaredo?

Negli ultimi anni, la percentuale degli incontri ravvicinati sul totale degli avvistamenti UFO italiani è scesa notevolmente,  addirittura sotto il 5%, che corrisponde più o meno a 10 casi ogni anno. Sono quindi di particolare interesse i rari casi di “atterraggio UFO” segnalati dai testimoni.

L’ultimo in ordine di tempo risale al 7 luglio scorso, quando un turista americano avrebbe avuto un’esperienza abbastanza fuori dall’ordinario sul sentiero dolomitico che collega due rifugi nel comune di Auronzo di Cadore (in provincia di Belluno).

La segnalazione è stata inviata al Case Management System del MUFON (Mutual UFO Network) e ne riportiamo il contenuto riassumendo quanto riferito per iscritto dallo stesso testimone, un fotografo professionista che stava facendo un’escursione serale nel parco naturale delle Tre Cime di Lavaredo per fare delle foto del tramonto e poi della Via Lattea.

La sera di venerdì 6 luglio l’uomo aveva lasciato la sua auto  nel piazzale del Rifugio Auronzo e poi si era incamminato lungo il sentiero che sale verso Forcella Lavaredo per arrivare dopo circa un’ora di cammino al rifugio Locatelli, sul lato opposto del Monte Paterno. Verso mezzanotte aveva deciso di rientrare all’auto percorrendo il sentiero nel buio più totale, illuminato solo da una torcia elettrica.

 

Poco prima dell’una di notte,   dopo aver superato la Cappella degli Alpini (e quando si trovava ormai in vista del piazzale-parcheggio del Rifugio Auronzo) si voltava indietro e rimaneva esterrefatto nel vedere “una grande e brillante struttura irregolare simile a una sfera, composta da molte molte luci brillanti”,  immobile e silenziosa sul crinale a circa 150 metri di distanza, dove era passato pochi minuti prima. Non si vedeva una vera e propria struttura ma soltanto le luci di vario colore, che coprivano un’area grande come un rifugio a due piani.

Dopo un breve sguardo a quello  che non gli sembrava niente di conosciuto, letteralmente terrorizzato all’idea di essere stato notato per la sua torcia elettrica, il testimone decideva di correre fino alla sua macchina. Nel farlo si voltava indietro più  volte, ma rinunciando ad estrarre la  fotocamera dallo zaino per fotografare la cosa.

Col senno di poi, l’uomo ha tentato di ipotizzare alcune spiegazioni: un grande albero con luci di Natale, una cinquantina di droni sospesi in quel punto, un altro rifugio non segnato sulla mappa che aveva acceso improvvisamente tutte le luci. Nessuna di queste l’ha però convinto o tranquillizzato, e per questa ragione ha pensato  si trattasse di un fenomeno UFO. Il giorno dopo ha mandato la sua segnalazione all’organizzazione ufologica americana, che sul caso ha aperto un fascicolo d’indagine, affidandolo alla filiale italiana.

 

[Nella foto in evidenza: le tre Cime di Lavarone di notte (fonte: TripAdvisor);
Foto in alto: il sentiero che va dal Rifugio Auronzo alla Forcella Longeres (foto Marco P. da Tripadvisor);
Foto al centro: il Rifugio Auronzo ed il suo parcheggio, visti dal sentiero in alto (fonte: it.wikipedia.org);
In basso: il disegno fatto dal testimone per illustrare il suo avvistamento (fonte: MUFON)]

Esce il libro di Passot, ex-direttore del GEIPAN

E’ finalmente uscito il libro in cui Xavier Passot racconta i cinque anni della sua direzione del GEIPAN (Groupe d’études et d’information sur les phénomènes aérospatiaux non identifiés), l’ufficio di raccolta ed analisi degli avvistamenti UFO istituito nel 1977 in Francia dal Centre National d’Etudes Spatiales, unico ente pubblico non militare al mondo ad occuparsene da oltre 40 anni.

Del GEIPAN abbiamo già avuto modo di scrivere più volte, e lo stesso Passot è stato ospite e relatore al nostro ultimo convegno nazionale, dove ci ha presentato proprio la sua esperienza in quella posizione di “ufologo ufficiale”.

Il libro si intitola “J’ai vu un OVNI: Perceptions et réalités” (“Ho visto un UFO: percezioni e realtà”, edizioni Cherche Midi, 142 pagine), con una prefazione firmata dal sociologo Pierre Lagrange.

Non è il primo libro scritto da un direttore del Gruppo di Studio dei Fenomeni Aerospaziali Non-identificati, in quanto già lo avevano preceduto Jean-Jacques Velasco (“Ovnis: La science avance”, 1993; “Ovnis: L’évidence”, 2004) e Jacques Patenet (nel libro collettivo “Phénomènes aérospatiaux non identifiés, un défi à la science”, 2007). In effetti ogni direttore del GEPAN (poi ribattezzato SEPRA, infine GEIPAN) ha dato la sua impronta a quell’ufficio, e di ciascuno è quindi interessante conoscere la percezione “dal di dentro”.

L’era-Passot (in questo proseguendo l’inziativa avviata nel 2006 dal suo predecessore Jacques Patenet) ha segnato la fase di massima apertura sia al pubblico (con la pubblicazione progressiva dell’intero archivio degli avvistamenti raccolti) sia agli ufologi privati (perlomeno a quelli di orientamento scientifico) culminata nel 2014 con il seminario CAIPAN (Collecte et l’Analyse des Informations sur les Phénomènes Aérospatiaux Non-identifiés)

Il libro si rivolge non agli specialisti ma ad un pubblico generico, è scritto in un linguaggio semplice, con intento più pedagogico che divulgativo, ed è diviso in tre parti.
La prima sezione (“I dossier del GEIPAN”) racconta una dozzina di casi significativi, fra quelli raccolti e indagati, riportando anche le conclusioni laddove è stato possibile raggiungerne una.
Nella seconda parte (“Complementi d’inchiesta”) l’autore entra nel merito della complessità dell’indagine ufologica, passando in rassegna (veloce ma completa) le componenti concettuali del problema: cosa si trova (e si vede) in cielo, il peso dei fattori culturali, il testimone al cuore dell’inchiesta, il concetto di prova e il peso dell’immagine fotografica, il ruolo dell’inquirente.
La terza sezione (“La sfida degli ufo”) passa in rapido esame le ipotesi interpretative più diffuse, l’interazione con gli strumenti della scienza, il rapporto con i mass media, gli aspetti legati alla difesa, il peso delle credenze.
Chiudono il libro un capitoletto di conclusioni, un’analisi critica del “rapporto COMETA” ed una bibliografia essenziale commentata.
Se lo scopo di Passot era quello di fare il punto sul suo quinquennio alla guida del GEIPAN e riportare la sua esperienza personale nel mondo dell’ufologia, pur nella brevità del testo il risultato è una sintesi efficace del problema UFO e del suo studio oggi.

Il numero 7 di “Cielo insolito”, rivista di storia ufologica, qui gratis per voi!

Proseguono con puntualità le uscite di  Cielo insolito, la rivista di storia dell’ufologia e dei fenomeni UFO  in larga misura opera di Giuseppe Stilo e di  Maurizio Verga.

Questo numero, che è il settimo dal marzo 2016, come tutti quelli già usciti è liberamente scaricabile in formato pdf. Fatelo circolare e diffondetelo senza alcuna limitazione!

Si tratta di un numero un po’ più smilzo dei precedenti ma ancora con ben cinque articoli, tutti dedicati da Stilo a vicende italiane poco note ma degne di analisi (tranne l’ultimo, che ci porta in Egitto).

Nel primo, la ricostruzione di una serie di fenomeni aerei segnalati nel 1917 fra il 18 aprile
e la fine del mese  in alcune regioni ma soprattutto in Piemonte. Le fonti  sono contraddittorie: si direbbero un paio di grossi bolidi, ma i dettagli e le voci circolanti forniscono un quadro più interessante. L’ipotesi “bolidi” rimane quella più probabile, ma il quadro in cui le notizie circolarono è importante: si era al culmine della Prima Guerra Mondiale e molto forti erano le dicerie e i timori di incursioni aeree, la censura e l’autocensura della stampa, le paure del pubblico.

Il secondo articolo riferisce sulle fonti, ora recuperate, concernenti un fenomeno presente da molto tempo con informazioni di seconda mano nei cataloghi  ufologici. Queste fonti mostrano che il fatto si verificò la sera del 30 luglio 1909 e che fu dovuto ad un superbolide visibile almeno dall’Italia settentrionale e centrale e dal Ticino. Di solito, quando si dispone di fonti adeguate, le presunte anomalie o incertezze su eventi celesti antecedenti il 1947 si risolvono in modo convenzionale o si rivelano attribuzioni “misteriose” operate dopo l’inizio dell’era ufologica contemporanea.

Il terzo rinvia al n. 6 di Cielo Insolito (marzo 2018), in cui era stato descritto un fenomeno osservato a Udine da un meteorologo e da un gruppo di persone colte. Ora è possibile dire che quell’esperienza suscitò un dibattito, del quale ci giunge traccia tramite due articoli del Corriere della Sera del 1924 e del quale fu al centro, in modo polemico, l’astrofilo Isidoro Baroni. Baroni sosteneva che l’episodio era spiegabile insieme ad altri come riflessi sulle nubi generati da proiettori di grandi unità navali nell’Alto Adriatico.

Il quarto pezzo si occupa di un cosiddetto medium che ebbe grande notorietà, Nino Pecoraro. Sin dagli anni ’20 del secolo scorso Pecoraro ammise più volte a che cosa erano riconducibili le sue pretese manifestazioni: a capacità illusionistiche. Ma questo non arrestò la sua carriera. Nel marzo del 1950, a Roma, Pecoraro fu uno dei primissimi italiani ad apprendere dagli spiriti la realtà extraterrestre dei dischi volanti. Entro la fine di aprile un’astronave triangolare avrebbe recato sulla Terra una serie di messaggi degli ET, scritti in una specie di sanscrito antico.

Eccoci all’ultimo contributo. Nell’aprile del 1950 un egiziano rivendicò su un quotidiano del suo paese di essere in possesso dei piani costruttivi del “disco volante”. Grazie ai dettagli sappiamo ora che il racconto si basava sui rapporti che probabilmente costui ebbe alla fine della Prima Guerra Mondiale con due progettisti francesi di un velivolo non convenzionale. Tuttavia il racconto assunse toni fantastici: il furto dell’idea ad opera di agenti segreti nazisti prima della Seconda Guerra Mondiale e la sua trasformazione nel progetto di un’astronave che funzionava secondo le “linee magnetiche interplanetarie”.

Buona lettura!

 

[nell’immagine in evidenza: nel febbraio del 1939, a due mesi dalla trasmissione di Orson Welles,  una fila di
meccanici all’aeroporto di Newark, negli Stati Uniti, diventa una “parata marziana” per il “Northern Advocate”, giornale neozelandese.
] 

 

Ignacio Darnaude Rojas-Marcos (1931-2018)

Il 26 giugno è morto a Siviglia Ignacio Darnaude Rojas-Marcos, veterano dell’ufologia spagnola.

Era nato il 18 gennaio 1931 ed aveva cominciato ad interessarsi all’argomento nella seconda metà degli anni ’50, raccogliendo un’enorme documentazione e scrivendo centinaia di articoli e memorie, in gran parte inediti e fatti circolare solo per via epistolare.

Fin dagli anni ’60, per aggirare la difficoltà di fare fotocopie, si era infatti organizzato un suo originale sistema di scambio di documentazioni (ritagli, lettere, rapporti, riflessioni) tramite riproduzioni fotografiche che poi inviava ad un’ampia rete di corrispondenti in mezzo mondo. Nell’Archivio CISU (che ha ereditato la parte ufologica dell’Archivio Clypeus) ce ne sono alcune centinaia. Fu tra i primi collaboratori spagnoli di organizzazioni e riviste ufologiche come APRO, NICAP, Flying Saucer Review, Lumiéres dans la nuit.

Figlio della sua epoca, non era certo un esponente del filone scientifico dell’ufologia. Per sua stessa ammissione, era piuttosto appassionato agli aspetti filosofici del concetto di “contatto extraterrestre” (che lui stesso battezzò “transufologia”).

Dagli anni ’70, Darnaude fu poi un accanito collezionista di tutto quello che riguardava l'”affare Ummo” (le lettere che un sedicente gruppo di extraterrestri avrebbe mandato a numerosi studiosi, soprattutto spagnoli, descrivendo il loro mondo e le loro conoscenze tecnico-scientifiche), realizzandone un monumentale catalogo di 1.500 pagine, l’UmmoCat.

Nel nuovo millennio, si appassionò a Internet e tra il 2006 e il 2015 mise on line sul proprio sito web  gran parte della documentazione da lui raccolta sull’argomento UFO (circa 13.000 pagine).

Nello stesso periodo, si mise a scrivere libri per raccogliere organicamente le sue riflessioni di oltre 60 anni (“El principio de elusividad cósmica”, “Libros revelados y síndrome contacto E.T.”, “El desafío extraterrestre en el siglo XXI”), libri che costituiscono il suo testamento spirituale, ben riassunto nell’intervista rilasciata agli ufologi José Juan Montejo e David Cuevas nel 2014.

Presentata l’interrogazione parlamentare sui fatti di Corio

E’ stata presentata lunedì 18 giugno alla Camera dei Deputati l’interrogazione parlamentare preannunciata la scorsa settimana dall’onorevole Francesca Bonomo sul boato e sulle testimonianze relative al passaggio a bassa quota di aerei militari nella zona di Corio (in provincia di Torino), in concomitanza all’osservazione di una luce in cielo, il 6 giugno, di cui abbiamo già riferito.

 

Si tratta di un’interrogazione a risposta in commissione, firmata anche dall’onorevole Davide Gariglio e rivolta al Ministro della difesa, che recita testualmente:

 

“Per sapere
– premesso che:
il 6 giugno 2018, intorno alle ore 21, nell’area di pertinenza del comune di Corio, in provincia di
Torino, si è registrato il passaggio di n. 2 velivoli, verosimilmente caccia militari a bassissima quota,
sentiti e visti da gran parte della popolazione del comune sopracitato e dei comuni confinanti;
tale evento ha enormemente allarmato la popolazione per il forte rumore e per l’onda d’urto
che si è propagata sul territorio, ma soprattutto per il timore che i due velivoli fossero diretti ad
intercettare un terzo velivolo potenzialmente pericoloso, che alcune testimonianze dicono di aver
scorto;
a causa dell’apprensione generata negli abitanti della zona per la loro sicurezza, le forze
dell’ordine sono state chiamate numerose volte e le istituzioni sollecitate a comprendere meglio cosa
sia accaduto;
successivamente all’evento è stata interpellata l’Aeronautica militare, la cui risposta è stata
a giudizio degli interroganti evasiva e lacunosa, cosa che ha ulteriormente alimentato dubbi e
inquietudini –:
se il boato avvertito nelle circostanze richiamate in premessa sia da attribuire allo svolgimento
di voli militari e, nel caso di risposta affermativa, quale fosse la ragione di tale volo, se vi sia stata una qualche situazione di pericolo per gli abitanti della zona, e quali iniziative intendano adottare le autorità militari al fine di informare preventivamente le popolazioni locali dello svolgimento di eventuali esercitazioni, evitando di creare paura e preoccupazione tra gli abitanti.”

L’interrogazione contiene un errore circa l’ora del fenomeno (avvenuto in realtà poco prima delle 23, non delle 21), dal quale si rileva che il testo si è basato non sulle testimonianze riportate sui social network e dai mass media locali, ma sul comunicato stampa stesso (diffuso dall’ANSA la sera del 10 giugno) nel quale si annunciava l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare da parte dell’on. Bonomo e del senatore Mauro Marino (entrambi eletti in Piemonte nelle liste del Partito Democratico).

 

[collaborazione di Antonio Rampulla]

[immagine in evidenza: foto di Matteo Aldo Peracchione, dal gruppo Facebook “Sei di Corio se…”]

Mini-flap di avvistamenti UFO in Piemonte

Quando i mass media danno spazio a notizie di avvistamenti clamorosi, spesso si fanno avanti testimoni che raccontano altre osservazioni E’ quello che sta ora avvenendo in Piemonte sulla scia di quanto avvenuto lo scorso 6 giugno a Corio Canavese, dove decine di persone hanno visto una luce in cielo apparentemente inseguita da due aerei militari: oltre alla consueta coda di voci, ipotesi e smentite è seguita una serie di segnalazioni di altri avvistamenti, avvenuti nei giorni precedenti o successivi in varie zone della regione.

La prima testimonianza risale già alla sera di sabato 2 giugno, intorno alle 21.30, quando una donna che si trovava allo Stadio Olimpico di Torino per il concerto di Vasco Rossi ha osservato per un paio di minuti un oggetto rotondo non ben delineato, con riflessi bianco-azzurri, muoversi lentamente verso nord nel cielo ancora chiaro.

Il giorno successivo, a Nole, sempre nel Torinese, un impiegato che rientrava in auto con la moglie per il pranzo ha notato nel cielo parzialmente sereno la presenza di un oggetto brillante lenticolare, inclinato a 45°,  che dopo aver oscillato per alcuni secondi è schizzato in alto scomparendo in una nube [ricostruzione del testimone nella foto in evidenza].

Due le segnalazioni relative ad avvistamenti avvenuti sabato 9: quello che è stato descritto come “un uomo volante” [foto qui a lato] sarebbe stato fotografato da un turista a Dormelletto (Novara), mentre  cinque puntini neri in lento movimento nel cielo sono stati filmati a Banchette d’Ivrea poco dopo le ore 21.

Poche ore dopo, alle 2.20 di domenica 10 giugno, un automobilista che percorreva la  statale a San Germano Vercellese si è trovato a passare sotto un disco luminoso giallo e blu sospeso sopra la strada.

In gergo ufologico, si parla di flap per indicare queste concentrazioni di avvistamenti in una certa zona e in un arco temporale ristretto. In passato si pensava che indicassero un’effettiva maggior presenza di fenomeni UFO, mentre ormai è prevalente l’opinione che si tratti invece dell’emersione di una maggior percentuale degli “avvistamenti nascosti”: sulla base dei dati Doxa, sarebbero infatti oltre 3 milioni gli italiani che pensano di aver visto un UFO, a fronte di circa 30mila segnalazioni raccolte e catalogate dagli studiosi, che costituirebbero quindi solo l’1% del totale.

Uno storico americano in visita agli archivi del CISU

Abbiamo già avuto modo di parlare del prof. Greg Eghigian, storico delle scienze umane e docente  presso il Dipartimento di Storia della Pennsylvania State University, così come del suo interesse per l’ufologia.

Da oltre un anno Eghigian sta lavorando ad un progetto di ricerca relativo a una storia globale dell’argomento ufologico con particolare riguardo all’evoluzione del fenomeno degli avvistamenti UFO e del suo studio.

Il suo consueto giro estivo nel vecchio continente è stato quindi l’occasione per una visita in Italia, accompagnato dal suo collega Richard Sherman (che nella stessa università tiene un corso di produzione video e che collabora al progetto storiografico con la realizzazione di un documentario).

Lunedì 11 giugno Eghigian e Sherman sono così arrivati a Torino, appositamente per incontrare ed intervistare alcuni soci del CISU, e per visitare la sede e gli archivi del Centro Italiano Studi Ufologici (che sono i secondi per dimensione in Europa).

La giornata italiana dei ricercatori americani è stata articolata in tre diversi momenti.

In una prima parte sono state raccolte in forma di interviste le storie e l’evoluzione personale dell’atteggiamento di alcuni studiosi, accompagnate da da uno scambio di opinioni sul passato  e sulla prevedibile evoluzione dell’ufologia- il che ha evidenziato forti affinità filosofiche.

 

 

Una seconda parte è invece consistita in una panoramica generale sulla storia dell’ufologia italiana, cui è seguita la visita guidata all’Archivio CISU, che ha stupito i visitatori d’Oltreoceano per la quantità e la qualità della documentazione raccolta e organizzata.

L’incontro è stato anche lo spunto per individuare alcune aree specifiche di collaborazione, con particolare riguardo agli aspetti storiografici, ai quali la nostra associazione è particolarmente e attivamente interessata.

[nell’immagine in evidenza in alto, il professor Greg Eghigian presso la sede legale del CISU]

UFO inseguito dai caccia militari nel Canavese?

Nel giro di tre giorni è passato da notizia locale a questione di stato l’avvistamento di una luce nei cieli del Canavese.

I fatti: la sera di mercoledì 6 giugno, poco prima delle ore 23, decine di residenti nei comuni di Corio, Rocca e Levone (in provincia di Torino) sono stati allarmati da un forte e lungo boato che ha fatto tremare i vetri e pensare che un aereo stesse per cadere sulle case. Molti, usciti di casa o già all’aperto, hanno osservato e poi descritto il passaggio a bassa quota di due aerei militari, che secondo alcuni dei testimoni sembravano inseguire una luce bianca che si muoveva in cielo.

Come ormai è frequente, le testimonianze si sono riversate sui social network a partire dalla mattina seguente, e per i primi giorni sono state riprese solo dai giornali locali (Sentinella del Canavese, Torino Cronaca Qui), mentre ENAV ed Aeronautica Militare smentivano la presenza di aerei a bassa quota in quella valle a quell’ora.

La deposizione ai Carabinieri di uno dei testimoni e l’intenzione annunciata da due politici eletti in Piemonte di voler presentare un’interrogazione in Parlamento hanno però rilanciato la notizia a livello nazionale, con un comunicato dell’ANSA domenica sera, ripreso da molti giornali e mass media il giorno successivo.

Nel frattempo, il Centro Italiano Studi Ufologici aveva aperto un’inchiesta, lanciando un appello ai testimoni, e ha finora rintracciato e preso contatto con una dozzina di testimoni che, oltre al boato e agli aerei, hanno osservato l’oggetto luminoso in cielo.

Le indagini sono ancora in corso ed è ancora presto per raggiungere conclusioni circa il fenomeno osservato e la dinamica degli eventi, fino a che non sarà completata la raccolta dei dati, incrociando le testimonianze e i rilievi sul posto.

Il CISU è interessato a qualsiasi testimonianze di oggetti o fenomeni aerei insoliti, e invita come sempre i testimoni a raccontare le loro esperienze, garantendo la massima riservatezza e il rispetto della privacy.

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In alto: foto di un oggetto volante scattata a Corio Canavese (Pian Audi) il 29 agosto 1962

40 anni di CNEGU

Nell’ultimo weekend di  maggio, il Comité Nord-Est des Groupes Ufologiques (CNEGU) ha festeggiato i suoi quarant’anni con  la 120° riunione quadrimestrale, tenutasi  a Chaux-la-Lotière (vicino a Besançon).

Il CNEGU venne infatti creato nell’ottobre 1978 a Nancy, come federazione delle associazioni ufologiche del nord-est della Francia e del Lussemburgo. I gruppi fondatori furono il GPUN (Groupe Privé Ufologique Nancéien),  il CVLDLN (Cercle Vosgien Lumières dans la Nuit), il Groupe 5255 (52 = Haute-Marne, 55 = Meuse), la CLEU (Commission Luxembourgeoise d’Etudes Ufologiques), ai quali negli anni si aggiunsero poi altre associazioni attive nei dipartimenti del quadrante nordorientale dell’Hexagone.

Poco per volta, nel corso degli anni  questi gruppi sono ormai tutti sciolti e non più in attività, ma il Comité Nord-Est des Groupes Ufologiques continua ad esistere (senza una vera e propria struttura formale) nelle persone di singoli studiosi sopravvissuti allo scioglimento dei rispettivi gruppi.

Tra le principali realizzazioni del CNEGU, a parte le numerose indagini, le ricerche d’archivio, i cataloghi e le varie pubblicazioni monografiche, vanno ricordati in particolare la rivista annuale Les Mystères de l’Est (pubblicata tra il 1996  e il 2012) e l’iniziativa denominata VECA (Voyage d’Etude des Cercles Anglais).

Membri del Comitato hanno preso parte a quasi tutte le iniziative più importanti dell’ufologia francese in questi 40 anni, dai coordinamenti europei (CECRU, EuroUfo) alla costituzione del SCEAU (l’associazione per la Salvaguardia e Conservazione degli Studi e Archivi Ufologici), dalla rete di inquirenti di primo intervento per conto del GEIPAN alla partecipazione al seminario di studi CAIPAN, continuando a condurre un attività caratterizzata da serietà e concretezza, non lasciando disperdere un bagaglio di competenze ed esperienza maturato in quattro decenni, sulla base dell’impegno e del lavoro di decine di persone.

 

Nella foto in alto: la 3° riunione del CNEGU, tenutasi in Lussemburgo nel maggio 1979.

Nella foto in basso: i principali attivisti che hanno partecipato al quarantennale del CNEGU (da sinistra: Raoul Robé, Michel Piccin, Gilles Durand, Thierry Rocher, Gilles Munsch, Jean-Claude Leroy, Eric Maillot).

Argentina: sette anni di commissione ufficiale sugli UFO

Il 6 maggio scorso ha compiuto sette anni la Comisión de Estudios de Fenómenos Aeroespaciales (CEFAe) istituita nel 2011 in seno alla Fuerza Aerea Argentina (FAA) per il preciso scopo di “organizzare, coordinare e svolgere in forma metodica l’indagine delle possibili cause degli avvistamenti di oggetti non identificati nello spazio aereo nazionale, che siano stati espressamente denunciati, pubblicando il risultato di quei casi sui quali si sia arrivati ad una conclusione certa e precisa”.

La nascita del CEFAe fu a suo tempo salutata con entusiasmo dagli stessi ufologi, in Argentina e all’estero, in quanto fra i collaboratori erano stati ammessi anche studiosi appartenenti al mondo dell’associazionismo, che si sentirono così “ufficializzati”.

 

 

In realtà, nei primi quattro anni della sua esistenza la commissione non svolse quasi nessuna attività. Il cambiamento di rotta ci fu nel gennaio 2015, quando a dirigere il CEFAe fu chiamato il colonnello Rubén Lianza, un ufficiale pilota in congedo, laureato in ingegneria aerospaziale, già responsabile dell’ufficio stampa dell’Aeronautica.

A partire da quel momento, la Comisión de Estudios de Fenómenos Aeroespaciales ha cominciato a pubblicare un rapporto annuale che presenta i casi ricevuti e il risultato delle indagini eseguite. Deve trattarsi di segnalazioni pervenute direttamente dai testimoni, a condizione che abbiano riempito un questionario dettagliato e il caso sia corroborato da qualche elemento di prova oggettiva analizzabile come foto, filmati o tracce. Nel 2015 il rapporto comprendeva 10 casi, nel successivo anno 2016 i casi ricevuti (e tutti spiegati “con cause di origine conosciuta”) erano diventati 40 [ne abbiamo già parlato qui]. Per l’anno 2017, il CEFAe ha dettagliato 19 indagini, tutte coronate da una spiegazione.

 

Il malumore degli appassionati argentini si è quindi fatto palpabile e – come è avvenuto tutte le volte che un governo ha accolto le annose richieste di rilasciare al pubblico i dati raccolti sugli UFO senza però che emergesse quel che in molti speravano di trovarci – il CEFAe è stato accusato di essere un semplice paravento che nasconde o che neppure riceve i casi “scottanti”. Accuse acutizzate dal fatto che il 29 novembre 2016 con una disposizione dello Stato Maggiore Generale dell’Aeronautica rivolta alla Commissione è stato ordinato di includerne fra i membri e consulenti solo “persone con profili professionali e con titoli universitari, tecnici o scientifici, con o senza legami con l’Aeronautica militare”, con conseguente estromissione degli ufologi argentini che si erano fatti vanto del loro ruolo “ufficiale”.

 

In realtà, l’attività e l’attivismo della commissione sono dovuti all’impegno personale di Rubén Lianza che, cosa nota a pochi, già da molti anni era interessato all’argomento, tanto da aver partecipato negli anni ’80 ad attività ufologiche e perfino a indagini “sul campo” (Nella foto qui accanto si riconosce Rubén Lianza insieme all’ex ufologo italo-argentino Alejandro Agostinelli nel corso dell’indagine sul famoso caso della traccia sul Monte Pajarillo, nel febbraio 1986).

E se si scorre la lista aggiornata dei consulenti esterni vi si trovano ancora  nomi di ufologi di provata reputazione e serietà (i francesi François Louange e Antoine Cousyn, lo spagnolo Vicente-Juan Ballester Olmos, l’uruguayano Milton Hourcade). Nessuno di loro però è argentino.

 

Non sembra quindi un caso che questo weekend (2-3 giugno) si tenga a Victoria (nello stato argentino di Entre Rios) un congresso internazionale centrato proprio su “La investigacion oficial en Latinoamerica”, organizzato dalla CEFORA (Comision de Estudio del Fenomeno Ovni de la Republica Argentina, un’associazione creata nel 2009 per richiedere al governo argentino di aprire i suoi archivi ufologici come altri paesi sudamericani hanno già fatto): al congresso è stata annunciata la partecipazione di esponenti delle varie commissioni militari sugli UFO di Cile, Perù e Uruguay, ma nessuno dal CEFAe, a conferma che tutto il mondo è paese e… nessuno è profeta in patria!

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Nella fotografia di apertura, in alto: il direttore del CEFAe, Rubén Lianza (foto Alejandro Agostinelli).