Meno casi non identificati per il GEIPAN francese

L’ufologo francese Gilles Fernandez di recente ha attirato l’attenzione nel gruppo Facebook UFO-Pragmatism sul fatto che il GEIPAN, il piccolo organismo di studio sugli UFO del Centro Nazionale di Studi Spaziali francese, ha rivisto al ribasso il totale dei casi classificati secondo i propri criteri come “D”, ossia come non identificati dopo adeguata indagine: essi sono ora scesi a 169 da 234 che erano soltanto nel novembre 2016 (si sono comunque aggiunti tre casi “D” del 2014 – 2015).

Ulteriori verifiche, ri-valutazioni e nuove indagini avrebbero permesso di considerare come spiegabili con un grado più o meno elevato di confidenza un numero notevole di episodi.

L’affinarsi delle tecniche d’indagine e la possibilità senza pari di verificare informazioni, controllare possibili cause convenzionali e di analizzare testimonianze ed immagini ormai acquisita dagli ufologi di orientamento scientifico ha condotto un po’ dappertutto al ridimensionamento numerico della casistica inspiegata.

Occorre comunque aggiungere (e la cosa vale anche per l’Italia) che la scarsa disponibilità di inquirenti qualificati e di indagini compiute sulle segnalazioni rende sovente difficile esprimere valutazioni adeguate anche in occasione di notizie preliminari relative ad osservazioni in apparenza non identificabili in prima battuta.

L’ufologia seria vive della presenza di indagatori sul campo ben attrezzati concettualmente e dal punto di vista delle tecniche.

A queste persone si rivolge anche il Centro Italiano Studi Ufologici.

Se volete esser parte di questa intrapresa della curiosità, della cultura e della scienza, aderite alla nostra associazione.

Xavier Passot, dal GEIPAN al convegno del CISU

Sarà Xavier Passot l’ospite d’onore del 32°convegno nazionale di ufologia, organizzato dal CISU a Torino, sabato 7 ottobre.
Ingegnere informatico e appassionato di astronomia, Passot è stato per cinque anni (dal 2011 al 2016) direttore del GEIPAN, il gruppo distudio e informazione sui fenomeni aerospaziali non identificati, che dal 1977 opera all’interno dell’agenzia spaziale francese (il CNES) per raccogliere ed analizzare le segnalazioni UFO in Francia.
Sotto la sua direzione, il GEIPAN ha accelerato la pubblicazione su Internet dei propri archivi, rivitalizzato le attività di indagine e aperto ad un’inedita collaborazione con gli ufologi privati, culminata nel seminario CAIPAN, tenutosi a Parigi nel 2014 per mettere insieme competenze ed esperienze di scienziati e ufologi sulle tecniche di raccolta ed analisi dei dati in ambito ufologico.
Proprio sul suo quinquennio alla guida del GEIPAN Passot sta scrivendo un libro e verrà a relazionare al convegno torinese, in occasione della sua visita alla sede e agli archivi del CISU.
Per partecipare al convegno è richiesta l’iscrizione (gratuita) scrivendo a: cisu@ufo.it

 

Comete come UFO

Tanti ufologi di orientamento scientifico hanno cercato di compilare  elenchi di  fonti di errore all’origine di avvistamenti di presunti UFO.

In modo un po’ diverso, altri studiosi hanno cercato di offrire al pubblico e agli appassionati un catalogo concreto, empirico, del delle volte in cui, preso un insieme di casi ufologici “x”, una certa percentuale di eventi risulta spiegabile in modo più o meno chiaro con questa o quell’altra causa convenzionale.

E’ in questo modo che oggi sappiamo che meteore e bolidi, aerei di passaggio, pianeti luminosi come Venere ed altro del genere bastano a spiegare, preso un insieme “x” di casi, già da soli una parte considerevole di essi.

Ma tutto ciò ha un limite: l’elenco  teorico o la lista empirica degli errori scoperti non è sufficiente a coprire l’universo delle ragioni potenzialmente possibili per un abbaglio.

L’esperienza di studiosi ci dice che, sia pur di rado, in pratica qualsiasi stimolo, qualsiasi causa, per banale o rara che sia, può indurre i testimoni in errore. 

Sulla base di questo ragionamento vi segnaliamo una discussione che si è sviluppata negli ultimi anni sul forum francese Ufo-scepticisme.

Gli interventi toccano una possibilità poco affrontata in relazione ai casi ufologici contemporanei – mentre più volte la si sente quando si parla di fenomeni aerei insoliti del passato – ossia la possibilità di equivoci ufologici causati da comete.

La lunga permanenza celeste di questi corpi astronomici e, in molti casi, la loro bassa luminosità, in teoria renderebbe difficile pensarli come possibili falsi UFO. Ma sul forum francese si analizzano alcuni casi concreti in maniera interessante.

Per quanto irrilevanti dal punto di vista del numero di episodi, eventi di questo tipo ci devono richiamare al punto importante:

le cause che producono la stragrande maggioranza degli avvistamenti UFO non sono “strane”. Non sono fenomeni rari, insoliti, curiosi, passaggi di velivoli sperimentali super-avanzati e segretissimi, circostanze implausibili. Sono fatti comuni, osservati da persone comuni, che per una serie complicata di circostanze non le riconoscono e le attribuiscono agli “UFO”. Dunque, quasi qualunque stimolo (un aquilone, un palloncino per bambini, dei fogli di plastica trasportati dal vento e così via, all’infinito) possono trasformarsi in qualcos’altro. 

E, seppur di rado, a quanto pare anche un fenomeno astronomico osservabile per giorni o settimane con comodità da milioni di persone, verificabile e di solito visibile in altre occasioni, noto alle cronache da millenni, può diventare parte della nostra casistica.

+++NEWSFLASH: 21.30 DI SABATO 9/9: VISTOSO BOLIDE SULL’ITALIA CENTRO-MERIDIONALE +++

Pur non trattandosi in alcun modo di un fenomeno di natura insolita, il Centro Italiano Studi Ufologici è comunque interessato a raccogliere e valutare le testimonianze relative al vistoso bolide di colorazione verde, con lunga scia, che risulta esser stato osservato, verso le 21.30 di sabato 9 settembre 2017, perlomeno dal territorio delle regioni Abruzzo, Molise, Basilicata e Puglia. 

Potete inviare i dettagli delle vostre osservazioni – o di eventuali altri fenomeni aerei insoliti da voi visti in altre occasioni – utilizzando il nostro questionario

Avvistamenti recenti: Collegno (TO), 29 luglio 2017: impatto di un furgone con alcuni “cerchi luminosi”?

Solo a fine agosto è pervenuta al CISU in modo diretto da parte del testimone la segnalazione di un’esperienza ufologica potenzialmente di un certo interesse.

Verso le 02.55 della notte sul sabato 29 luglio 2017, un uomo che si recava al lavoro alla guida del suo furgone Fiat “Ducato”, giunto nei pressi del sottopasso San Massimo, nel centro abitato di Collegno (Torino), di colpo si sarebbe trovato davanti, sull’asfalto, sei o sette luci di forma circolare, di colore bianco intenso e del diametro di circa settanta centimetri, che si spostavano erraticamente attraversando la carreggiata (larga cinque metri circa) davanti a lui.

Vedendosele davanti all’improvviso, il testimone avrebbe frenato d’istinto, portando la velocità del mezzo da 80 a 30 km/h ma senza riuscire a impedire che il furgone passasse sopra le “luci”. Nello stesso istante del supposto impatto l’uomo sarebbe stato investito da un bagliore accecante e da un calore intensissimo, tanto da indurlo per qualche istante a lasciare la prese del volante e a sollevare i piedi da freno e frizione.

Ripreso il controllo, avrebbe accelerato percorrendo circa cinquanta metri nel sottopasso, intravvedendo dallo specchio retrovisore una “luce rossa” che sembrava schizzare via orizzontalmente. Fermatosi e sceso dal mezzo, non avrebbe osservato più nulla ma si sarebbe accorto che malgrado l’ora notturna la carrozzeria del furgone sarebbe stata caldissima, come se fosse stato sotto il sole per ore.

Considerata la peculiarità dell’esperienza, il 29 agosto due soci del CISU, Edoardo Russo e Angelo Galbiati, hanno effettuato un’ampia indagine sul campo intervistando direttamente il testimone nel corso di un sopralluogo sul punto esatto dell’esperienza. Nel corso dell’indagine sono state eseguite foto dettagliate del veicolo, dei luoghi e del campo visivo dall’interno dell’abitacolo, dal quale sono state anche fatte riprese video per ricostruire meglio – in movimento – tempi e dinamica dell’evento. Non sono mancate misurazioni degli angoli visuali e dell’illuminazione, critici in questa occasione.

Il rapporto d’indagine sul fatto di Collegno è in corso di stesura e il suo completamento – con conseguente valutazione della sua natura – richiederà qualche tempo.

Come sempre, si ricorda che pur fornendo notizie casistiche o riportando i primi esiti di inchieste in corso di realizzazione, il Centro Italiano Studi Ufologici esprime il suo parere sui casi di soluzione non ovvia solo dopo aver completato i relativi accertamenti e aver realizzato i rapporti scritti, da mettere poi a disposizione dei colleghi per ulteriore valutazione collettiva e per eventuali feedback.

Torino, sabato 7 ottobre: 32° Convegno annuale di ufologia – Tutti invitati!

Conto alla rovescia per il 32° convegno nazionale di ufologia, organizzato per l’intera giornata di sabato 7 ottobre a Torino dal Centro Italiano Studi Ufologici.

Il convegno si terrà presso Palazzo Capris (via Santa Maria, 1), nel centro cittadino.

Fin dal 1986 infatti, il CISU organizza annualmente la principale occasione di incontro fra gli studiosi del fenomeno UFO che nel nostro paese si riconoscono nell’orientamento scientifico.

In oltre trent’anni il convegno si è tenuto in varie città italiane, grandi (Bologna, Firenze, Milano, Roma, Torino) e meno grandi  (Arezzo, Rimini, Saint Vincent, Terni, Treviso, Viterbo).

A volte il convegno ha natura tecnica, coinvolge solo i ricercatori e si svolge a porte chiuse. Altre volte invece ha finalità divulgative ed è aperto al pubblico. Un elenco dei primi 31 convegni e dei loro temi, con i testi, le slide e i video di alcune relazioni, si trova qui.

Nel 70° anniversario della “nascita” del fenomeno di quelli che all’epoca (nel 1947) vennero battezzati “dischi volanti”, il convegno di quest’anno sarà pubblico, ad ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili, con precedenza a chi si sarà prenotato (e-mail a: cisu@ufo.it).

Fra i relatori di quest’edizione 2017 sono previsti anche ospiti dell’ambiente universitario e scientifico, dall’Italia e dall’estero. Maggiori dettagli verranno diffusi nei prossimi giorni.

 

L’ufologo David Clarke: le autorità aviatorie britanniche raccolgono ancora i casi UFO dei piloti, ma non li divulgano

L’ufologo, scrittore e folklorista inglese David Clarke, i cui studi abbiamo presentato qui anche di recente, è notoriamente uno dei massimi studiosi del processo di rilascio delle documentazioni sugli UFO accumulate dalle autorità pubbliche britanniche – militari e civili – nel corso di molti decenni e addirittura a partire dagli inizi del XX secolo, cioè da molto prima ancora che sorgesse il fenomeno dei dischi volanti.

Il 5 luglio Clarke ha presentato alla stampa popolare del suo Paese una novità proprio su questo punto e, purtroppo, non di novità positiva si tratta.

Infatti, sebbene il l’Autorità inglese per il traffico aereo civile (CAA) avesse chiuso il suo piccolo ufficio dedicato alle segnalazioni UFO nel 2009, è ora chiaro che fra il 2011 e il 2017 lo stesso ente ha continuato ad accumulare materiale relativo ad avvistamenti fatti da personale aeronautico britannico.

La cosa più discutibile, però, è che il materiale sino al 2009 era stato reso via via disponibile grazie alla Legge sulla libertà d’informazione, sicché poteva dirsi che – tranne eccezioni legate alla sicurezza nazionale – i documenti inglesi sugli UFO erano stati  ormai liberalizzati. Purtroppo, David Clarke ora ha chiarito che questo percorso ha subito una battuta d’arresto.

La Civilian Aviation Authority (CAA) ha infatti invocato un regolamento del 2014 dell’Unione Europea che lega il rilascio dei documenti da essa detenuti all’obiettivo del miglioramento della sicurezza del traffico aereo (dunque, in modo indiretto, anche alla presenza di oggetti volanti non identificati nello spazio aereo del Paese) e lo connette anzi proprio ad eventuali necessità di questo tipo (ossia: diteci, voi che chiedete le carte, a che cosa gioverebbe il loro rilascio dal punto di vista della sicurezza dei voli, e allora ve le trasmetteremo).

Clarke non ritiene che fra i motivi per questa presa di posizione vi sia, come sovente avvenuto nella storia dell’ufologia, la difesa della privacy dei testimoni – in questo caso del personale di volo o comunque di addetti al delicato settore aeronautico. Lo studioso non esclude invece che le imprese del settore del trasporto ritengano che sul piano dell’immagine non sia opportuno che a loro dipendenti siano attributi “avvistamenti di UFO”, con la possibile stigma sociale che da essi a volte potrebbe provenirne e che questa preoccupazione possa aver contribuito a far invocare la normativa europea da parte dei funzionari della CAA.

“Fratello dello spazio”: una rarità del cinema di fantascienza ufologica torna in tv

Lo scorso 4 agosto, il canale televisivo Iris ha trasmesso il film di fantascienza Fratello dello spazio. Si tratta di una pellicola italo-spagnola realizzata nel 1988, ma mai uscita nelle sale cinematografiche del nostro Paese.

La rilevanza ufologica è doppia: la trama (in parte ricalcata sul più celebre film “E.T.”) racconta di un disco volante precipitato e di un pilota extraterrestre sopravvissuto, braccato dai militari americani ed aiutato da una donna. Ma di particolare rilievo è anche il nome del regista, Roy Garrett, pseudonimo americaneggiante di Mario Gariazzo [nell’immagine in evidenza]. Sempre con quello pseudonimo, Gariazzo aveva già diretto nel 1978 due film di ispirazione ufologica: Occhi dalle stelle e la versione erotica Incontri molto… ravvicinati del quarto tipo.

Pochi sanno però che Mario Gariazzo (1930-2002) era stato un ufologo attivo già alla fine degli anni ’50: iscritto al NICAP (l’organizzazione americana diretta da Donald Keyhoe), prima di trasferirsi da Torino a Roma aveva lanciato e diretto (con lo pseudonimo “Sidereus”) la rivista “Dischi volanti”, che uscì nelle edicole italiane per soli quattro numeri nel 1960, e successivamente mantenne un rapporto (soprattutto epistolare) con diversi studiosi dell’argomento, cercando a lungo di coniugare la professione cinematografica con la passione per gli UFO.

Nuova Zelanda: grandi quantità di documenti sugli UFO ancora da declassificare

Il 14 luglio l’ufologo australiano Paul Dean ha reso noto sul suo blog, UFOs – Documenting The Evidence, di aver scoperto nel mese di marzo, presso gli Archivi di stato della Nuova Zelanda, una gran quantità di documenti di organismi pubblici di quel Paese, in specie militari, relativi al fenomeno UFO e che finora risultano non accessibili al pubblico perché non declassificati.

E’ necessario precisare che una sostanziosa declassificazione di materiale ufologico da parte delle Forze armate neozelandesi era già avvenuto nel dicembre 2010 e che esso ha riguardato documenti relativi al periodo fra il 1952 e il 2009. Questo materiale, spiega Dean, colpiva anche per un motivo: perché mostrava un ampio coinvolgimento nel problema da parte di varie branche dell’amministrazione pubblica della Nuova Zelanda, e dunque dava per certo che molte parti delle fonti così create dovevano rimanere sconosciute, ancora inaccessibili.

Per ora, ha appurato Dean attraverso la consultazione per parole chiave, è possibile conoscerne solo gli estremi e intuirne da essi in maniera sommaria il contenuto, ma non di più. Lo studioso cerca di dedurne l’area interessata dai titoli e da altri riferimenti: si pensi che alcuni dei documenti ancora non disponibili risalgono agli anni della Seconda Guerra Mondiale, ma altri giungono sino agli anni ’80 del XX secolo.

Il problema – dunque – sottolinea lo stesso Dean è quello del persistere dell’impossibilità di fruire liberamente dei documenti, persino di quelli lontani nel tempo. Per capire meglio le cause di questo perdurante intoppo, invece che gridare al complotto e a chissà quali inconfessabili verità, il 6 aprile lo studioso ha scritto alla direzione degli Archivi di stato elencando i files cui desiderava accedere. La risposta è giunta quindici giorni dopo. L’archivista addetto ai servizi di ricerca, Nik MacDonald-Washburn ha spiegato che il processo di recupero dei files, di cancellazione delle parti relative alla privacy delle persone menzionate e di digitalizzazione è lento e costoso e che – inoltre – parte dei documenti sono tuttora di proprietà degli enti che li hanno prodotti o di quelli cui sono stati versati in prima istanza, NON degli Archivi di stato, che dunque ne sono semplici custodi.

Se si tratta di documenti classificati con restrizioni, essi debbono essere esaminati dagli addetti pagina per pagina, e l’archivista deve appurare presso gli enti che li hanno originati quali parti ritengono di dover rendere pubbliche, ecc.

Il processo, dunque, è lento e costoso in termini di ore lavoro/uomo, e non rientra certo fra le priorità più impellenti di questi organismi.

In altri termini: la pubblicazione ci sarà, ma richiederà pazienza da parte degli studiosi.

 

L’ufologo americano Thomas E. Bullard vira verso lo scetticismo?

Thomas E. Bullard è uno studioso americano di folklore che da decenni si occupa in maniera importante dei fenomeni UFO.  Si è occupato dei “rapimenti”, del fenomeno delle ondate di avvistamenti, sui quali ha scritto un saggio magistrale, e in particolare sulle ondate di “dirigibili” visti fra il XIX e il XX secolo.

Sempre molto prudente sulla possibile natura realmente anomala dei fenomeni, tuttavia quando si occupò dei “rapiti” rimase incerto se collocarli del tutto nell’alveo di una forma di folklore moderno o se mantenere qualche riserva su una possibile origine insolita degli stessi.

Tuttavia, negli ultimi tempi Bullard ha sviluppato una posizione maggiormente critica proprio sul punto forte dell’ufologia di orientamento razionale: la capacità di condurre indagini approfondite, scientificamente avvertite e altamente controllate da parte degli ufologi “seri”.

Frutto delle riflessioni di Bullard è un lunghissimo saggio diffuso sul sito del CUFOS il Center for UFO Studies americano, che potete scaricare qui e che è accompagnato da tre appendici.

Non è stato facile, scrive lo stesso Bullard, attendere al lavoro in discorso, e non solo per l’impegno profuso, ma perché esso discute in maniera abbastanza radicale il presupposto dell’ufologia “seria”: la disponibilità di indagini dirette di alta qualità sulla casistica.

Il lavoro di Bullard critica in maniera dettagliata le procedure e le inferenze tratte riguardo parecchi casi emblematici: il celeberrimo episodio delle “luci di Phoenix” del 13 marzo 1997, le osservazioni del rientro nell’atmosfera della sonda lunare sovietica Zond IV, avvenuto il 3 marzo del 1968, un altro caso canadese avvenuto nella provincia dello Yukon l’11 dicembre 1996, quello altrettanto famoso di Exeter del  3 settembre 1965, ecc.

La sua conclusione è che le procedure d’indagine usate dagli ufologi – a parte gli errori percettivi dei testimoni – rendono la casistica ufologica di una debolezza tale da far dubitare dell’esistenza di qualsiasi fenomeno anomalo fra le segnalazioni UFO – oppure, se preferite, dell’impossibilità di dire qualsiasi cosa di conclusivo al riguardo per mancanza di dati.

Se la posizione di Bullard sembra essere ormai decisamente pessimistica, su un versante positivo questo lavoro importante potrebbe ulteriormente spingere nella direzione auspicata dall’ufologia di taglio scientifico: se le indagini di alto livello sono davvero poche, la sola possibilità per rispondere in un senso o nell’altro alle domande poste dalle segnalazioni dei presunti UFO sta nel miglioramento delle procedure, nel rigore da richiedere a chi si dedica alle inchieste sul campo, nell’aumento del numero di persone motivate, formate e razionali pronte a destinare parte del loro tempo a questo sforzo affascinante.

[L’immagine in evidenza è tratta dal blog dell’ufologo spagnolo Vicente-Juan Ballester Olmos, fotocat.blogspot.it]