Gli “Airglows” dell’alta atmosfera e i presunti UFO del passato

Il 4 luglio, dopo averlo ampiamente annunciato, la rivista di geofisica Geophysical Research Letters ha pubblicato un articolo interessante anche per noi: si intitola WINDII airglow observations of wave superposition and the possible association with historical “bright nights” ed è firmato dai geofisici Gordon G. Sheperd e Young-Min Cho.

Si occupa dei fenomeni di airglow,  ossia delle debole emissioni luminose generate da processi propri della fisica dell’alta atmosfera e che per primi furono descritti in maniera chiara a sufficienza dal fisico svedese Anders Ångström.

L’articolo presenta i risultati ottenuti da un lungo studio sui dati raccolti grazie ad un interferometro montato sull’Upper Atmosphere Research Satellite (UARS), un grande satellite NASA che fu attivo fra il 1991 e il 2005. Sheperd e Cho sono stati in grado di offrire una spiegazione sul perché in certe occasioni gli airglow diventano più luminosi, sino ad essere osservabili ad occhio nudo con una certa intensità anche a latitudini relativamente basse. E’ quanto si verifica quando in alcuni strati dell’atmosfera avvengono alcune reazioni chimiche i cui meccanismi i due geofisici esplorano (ad esempio, il verde degli airglow è dovuto alla capacità della luce solare di separare l’ossigeno molecolare lì presente in singoli atomi di ossigeno, separazione cui fa seguito la ricombinazione degli atomi che a quel punto liberano l’energia in eccesso sotto forma di fotoni della parte verde dello spettro visibile).

Forse in certi rarissimi casi può darsi che aree limitate di cielo illuminate dagli airglow abbiano generato qualche avvistamento UFO. Come causa di errore erano stati presi in considerazione più volte, nel passato, dagli ufologi di orientamento scientifico.

Tuttavia, nell’articolo di Sheperd e Cho c’è una parte che colpisce proprio lo studioso di ufologia.

I due studiosi, infatti, propongono come evidenza storica degli airglows un gruppo di testimonianze risalenti addirittura alla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio e ai suoi “soli notturni”, passando da episodi del XVIII secolo, per giungere infine all’identificazione dei caratteri distintivi del nostro fenomeno, cosa che accadde negli ultimi decenni del XIX secolo.

Ora, i pochi ufologi di orientamento scientifico hanno imparato da tempo a collocare in modo corretto i documenti che parlano di fenomeni aerei insoliti nel passato. Per questo scuotono il capo quando sentono parlare di “presenze aliene” del tempo che fu.

Tuttavia, proprio per questa esperienza e per questa capacità, a volte guardano con perplessità le attribuzioni a fenomeni in via di chiarimento (come nel caso degli airglows, appunto) di certe testimonianze remote, magari appartenente a contesti culturali e letterari molto particolari, distanti dai nostri, fatte da studiosi di ambito universitario.

Anche oggi, il consiglio di questa prudenza nell’etichettamento delle testimonianze “insolite” lontane nel tempo e l’offerta di questo nostro discernimento potrebbe tornare utile ad alcuni studiosi di scienze della natura.

 

Il nuovo libro di Giuseppe Stilo sugli albori dell’ufologia: “Un cielo rosso scuro” -1947-49: anni cruciali

È appena uscito per i tipi della Cooperativa editoriale UPIAR di Torino, Un cielo rosso scuro – 1947-1949: l’arrivo dei dischi volanti sull’Italia e sul mondo, il nuovo volume di Giuseppe Stilo, il sesto della sua opera storiografica destinata ad analizzare in dettaglio gli anni degli albori del fenomeno UFO contemporaneo, quelli dal 1946 al 1954.

Dopo quelli sul 1946, 1950, 1952 e il primo e il secondo tomo sul 1954 è la volta di Un cielo rosso scuro, che si occupa dei tre anni dal 1947 al 1949. Accompagnato da illustrazioni d’epoca scelte con attenzione, nelle sue 400 pagine più sedici di illustrazioni (euro 26) adotta un approccio che da un lato scopre e recupera tutta la casistica italiana, molta parte della quale finora sconosciuta o non valorizzata, dall’altro parla di storia delle idee delle correnti che sfociarono nel grande mare dell’ufologia.

 

Le grandi correnti discusse per tutta la parte centrale del testo sono quelle di ambito occultistico, quelle scientifiche e popolari che porteranno all’idea delle visite di astronavi extraterrestri e quella del mito dell’occultismo nazista, dei loro incroci e di ciò che suscitarono in menti ed anime inquiete di mezzo mondo.

Questo senza dimenticare mai il fenomeno, i casi, i testimoni, i primi individui che lo discussero, in specie in Italia, e che giunsero in un contesto quasi “vergine”, prima che, nella primavera del 1950, con la grande ondata italiana e mondiale, il fenomeno diventasse davvero planetario e l’ipotesi extraterrestre si diffondesse a macchia d’olio fra il pubblico.

 

Università di Torino: due tesi para-ufologiche

Il 14 luglio presso il Dipartimento di Lingue e culture moderne dell’Università di Torino si è tenuta la discussione di ben due tesi di laurea magistrale su argomenti para-ufologici.
In effetti le due dissertazioni sono derivate da un unico progetto e sono state presentate e discusse in parallelo. Dal tema originario degli “Antichi astronauti” è infatti derivato già l’anno scorso un parallelo esame dell'”Esopolitica”.
Relatrice di entrambe le tesi è stata la prof. Laura Bonato, docente di antropologia culturale, mentre autori delle dissertazioni sono Sara Rolando e Filippo Sarpa, che hanno lavorato due anni a quattro mani per l’ampio lavoro di raccolta e poi di stesura di un elaborato totale pari a circa 640 pagine.
Fulcro iniziale è stato il tema della cosiddetta “paleo-astronautica”, con particolare riferimento alle strutture megalitiche in Sudamerica, dove nell’estate 2015 i futuri tesisti hanno passato un mese tra Perù, Bolivia, Isola di Pasqua a fare sopralluoghi diretti, raccogliere interviste e testimonianze.
Il condensato di queste ricerche sono le 330 pagine a firma di Filippo Sarpa, intitolate Antichi astronauti in Sudamerica: sulle tracce di un contatto interplanetario nel passato.
Filippo Sarpa discute la sua tesi di laurea.
Nel corso della prima stesura però è presto emerso il collegamento fra le teorie relative ad interventi extraterrestri nel passato remoto e tutto il filone di letteratura relativo invece a contatti alieni nel presente. I due studenti si sono quindi immersi (con interviste e soprattutto con “osservazione partecipante”) nel mondo para-ufologico della cosiddetta “esopolitica”, partecipando a conferenze e convegni in Italia e all’estero, fino ad essere di
fatto cooptati nell’organizzazione di alcuni eventi e pubblicazioni.
Questo secondo filone si è concretizzato nelle quasi 310 pagine a firma di Sara Rolando: Esopolitica: messaggi da altri mondi, che in realtà riposiziona l’originario complottismo esopolitico affiancandolo alla riedizione contemporanea del contattismo classico.
E’ il turno di Sara Rolando.
Comune ad entrambi i volumi è il capitolo di inquadramento antropologico delle due tematiche come “realtà integrate in una controcultura totale”, dove i  capisaldi sono il ridimensionamento della scienza a favore di tesi pseudoscientifiche, l’idealizzazione (se non la creazione) di un passato mitico, la sfiducia nelle autorità e conseguentemente le teorie del complotto, ma anche
(e questo è un punto originale) le tensioni esistenziali e spirituali
sottostanti, come eredità del movimento New Age e in contrapposizione al modello stesso di cultura e società occidentali.
Nell’introduzione delle due tesi (soprattutto quella a firma Rolando) viene correttamente delineata la differenza (e in parte la derivazione) di paleocontatto ed esopolitica rispetto all’ufologia razionalista, ma lo sguardo degli autori si concentra poi su queste due tematiche, ricostruendone lo sviluppo e alcune ramificazioni.
Le conclusioni (anch’esse comuni alle due tesi) sono che sarebbe indispensabile una rivalutazione di tali tematiche da parte della comunità accademica, auspicando approfondimenti multidisciplinari che da un lato siano coordinati da
un approccio antropologico, dall’altro lo trascendano per cercare invece di appurare quando di fattuale vi sia in queste che altrimenti resterebbero espressione di una sottocultura oggi appannaggio di comunità virtuali.

Come le forze dell’ordine NON si occupano di UFO: un esempio dall’Inghilterra

Grazie a un articolo apparso sul sito del quotidiano inglese Birmingham Mail  il 23 giugno, si è appreso che da qualche tempo la Polizia della contea del West Midlands, nell’Inghilterra centrale, raccoglie ed elenca le chiamate telefoniche che riceve dal pubblico circa la presenza di oggetti volanti non identificati nei cieli dell’area territoriale di sua competenza.

In particolare, grazie a una richiesta fatta in virtù della Legge sulla libertà d’informazione, già in marzo la Polizia di contea avevo reso noto l’elenco delle segnalazioni ricevute, che potete scaricare qui.

Esso non ha niente di particolarmente eclatante: si tratta di dodici episodi in quattro anni, dal 2013 al 2016 compreso, ma i dettagli forniti sono scarsi e a una richiesta ulteriore fatta dall’ufologo spagnolo Vicente-Juan Ballester Olmos la Polizia ha risposto di non disporre di altro al riguardo.

Se attiriamo la vostra attenzione su questa notizia è per dire che si tratta dell’ennesima occasione nella quale le autorità di Polizia o militari dei più diversi Paesi del mondo (e lo stesso vale per l’Italia, in sostanza), dopo aver ricevuto le segnalazioni dal pubblico non svolgono nessuna attività volta a chiarire la natura di quanto osservato, anche perché non è questo il loro compito istituzionale.

Nel caso inglese, una breve nota in chiusura del documento sembrerebbe infatti indicare che la Polizia del West Midlands non ha effettuato alcun approfondimento perché dal punto di vista delle forze dell’ordine la natura di quanto descritto non lo richiedeva.

Non v’è, dunque, la percezione che i fenomeni UFO attengano in alcun modo alla sicurezza e alla difesa. Di qualsiasi cosa si tratti, se ne dovrebbero occupare altri.

 

 

Segnalazioni recenti/ Sommariva del Bosco (Cuneo), 14 giugno

Poche ore dopo il fatto, un uomo di Sommariva del Bosco (Cuneo) ha contattato via posta elettronica il Centro Italiano Studi Ufologici per render nota l’esperienza ufologica che aveva vissuto la notte sul 14 giugno. Pervenuto a poche ore dal primo contatto anche il questionario con allegate due foto, il CISU riteneva il fatto degno di un rapido approfondimento.

Per questo, già nel pomeriggio del 22 giugno due soci della nostra associazione potevano svolgere un’indagine diretta sull’episodio intervistando a lungo il testimone sul luogo dell’accaduto e prendendo misure e rilievi.

Il teste si è dimostrato altamente collaborativo. La valutazione del caso di Sommariva è ancora del tutto provvisoria e il rapporto d’indagine è in fase di stesura da parte di vari membri del CISU. In attesa di una possibile futura trattazione dell’evento sulle pagine di UFO – Rivista di Informazione Ufologica, qui forniamo soltanto alcuni elementi di massima di un avvistamento che, anche solo per la sua dinamica, risulta di un discreto interesse.

Intorno alle 01.13, non riuscendo a dormire per il caldo, l’uomo si affacciava a una finestra della sua abitazione e, guardando il cielo un po’ velato, ad un tratto vedeva a nord-nord ovest una grossa luce alta sull’orizzonte che gli sembrava venire verso di lui, dato che diventava via via più grossa e luminosa.

Era di colore arancio e progressivamente si rivelava per una sfera di notevoli dimensioni apparenti (molto più di Venere, meno della Luna). Effettuava un peculiare movimento rotatorio su se stessa. Il teste aveva già fotografato una prima volta il corpo con il suo Samsung Galaxy S6. A questo punto il fenomeno produceva come una scia color oro, luminosa,  e in quel momento l’uomo riusciva a riprendere una seconda foto, in cui però la striscia di luce appare rossa.

Poi il corpo sarebbe scomparso o si sarebbe spento – ma lui vide questa “sparizione” solo attraverso lo schermo della fotocamera, su cui lo stava seguendo –  e, dopo aver alzato lo sguardo senza vedere più nulla a occhio nudo, cercando ancora, non più in quella posizione ma in un’altra l’uomo  avrebbe intuito una sagoma,  assai grande (più del suo pugno a braccio disteso), molto alta sull’orizzonte e a suo avviso molto vicina, di difficile definizione ma probabilmente simile a una grande “T” ma con “ali” parecchio diverse da quelle di un aereo, ferma in cielo. Avrebbe anche cercato di riprendere ancora più volte il fenomeno, ma senza che la fotocamera scattasse.

Poi il corpo avrebbe riacceso due lucine bianche, una anteriore e una posteriore. Sarebbe stato allora che avrebbe udito un rumore come di tuono, ma ancora più forte, come di un rombo. Poi il fenomeno sarebbe scomparso rapidamente, con un’accelerazione elevatissima.  L’esperienza si sarebbe protratta per circa tre minuti. Il padre dell’uomo, che dormiva nella stessa casa e diversi altri abitanti del paese si sarebbero svegliati per l’intensità del rumore.

Le due foto, disponibili in originale insieme a tutti i dati relativi sono all’esame del CISU insieme all’intero dossier.

Ricordiamo che il CISU non trae da nessun singolo caso ufologico – nemmeno da quelli rimasti non identificati dopo adeguata analisi – nessuna conclusione circa le cause dell’intera fenomenologia. Per l’episodio segnalato, peraltro, gli accertamenti da parte nostra sono appena iniziati.

Un’indagine ufologica su eventi la cui natura non sia  – come avviene sovente – quasi immediatamente spiegabile, può richiedere tempi lunghi: quelli dell’analisi, dello studio e della discussione fra colleghi.

 

 

 

 

La biografia dello studioso Mark O’Connell su J. Allen Hynek, l’astrofisico che voleva una scienza dell’ufologia

Josef Allen Hynek (1910 – 1986) è stato un astrofisico americano di un certo rilievo. Ma, soprattutto, è stato un ufologo.

Non un ufologo qualunque: per chi oggi pensa che la concezione scientifica nell’approccio ai fenomeni UFO sia ineludibile, per molti versi Hynek è una figura di punta nella storia dell’ufologia.

Si tratta di un tempo trascorso per sempre, ma fra gli Anni 60 e gli Anni 80 del secolo scorso si era registrato un certo progresso della presa in considerazione dei nostri fenomeni da parte degli studiosi delle scienze naturali e delle scienze fisiche nel senso più ampio del termine.

Di quella stagione Hynek rappresentò la figura più nota al pubblico, tanto che per alcuni anni assurse allo status di rappresentante non ufficiale dell’analisi razionale degli UFO sia presso i suoi colleghi ufologi sia presso una comunità scientifica e ad ambienti colti che in qualche caso parevano guardare con interesse a quanto stava accadendo nei cieli.

Oggi l’interesse degli scienziati fisici per gli UFO è prossimo allo zero, mentre – al contrario – è ben avviato il dibattito accademico sulla questione fra gli studiosi di scienze umane.

Giunge perciò al momento opportuno la grande biografia intellettuale e umana di J. Allen Hynek realizzata di recente dallo sceneggiatore, blogger e ufologo americano Mark O’Connell.

Si tratta di The Close Encounters Man, che reca il sottotitolo How One Man Made The World Believe in UFOs (“Come un solo uomo fece credere agli UFO tutto il mondo”). E’ uscita il 13 giugno per la Harper Collins di New York, una delle maggiori case editrici del mondo.

L’ufologo australiano Keith Basterfield ne ha scritto un’ampia recensione che vi consigliamo di scorrere con attenzione – prima di invogliarvi ad acquistare voi stessi il volume. La recensione di Basterfield esamina il contenuto del testo capitolo per capitolo mostrando come esso consideri sia la biografia umana e la gioventù dell’uomo, sia la dimensione propriamente scientifica del suo lavoro di astrofisico, sia tutte le sfaccettature del suo interesse per gli UFO, che in varie forme si estese dal 1948 al 1985, senza omettere il lato – poco noto e poco documentato – dell’interesse che Hynek coltivò per il pensiero esoterico.

Hynek fu in Italia più volte fra il 1978 e il 1984 ed ebbe rapporti anche con i giovani del Centro Ufologico Nazionale che poi, nell’85, lo lasciarono per dar vita al Centro Italiano Studi Ufologici. Visitò anche quella che poi diventò, a Torino, la prima sede del CISU, scrivendone parole d’elogio sull”International UFO Reporter”. Dunque, ebbe rapporti con l’ufologia italiana allora in fase di rapida evoluzione proprio negli anni in cui fu – non è chiaro quanto suo malgrado – il leader mondiale dell’ufologia “seria”.

Forse allora troppo precoce per misurarne appieno la statura, oggi quella generazione di fondatori del CISU sa bene ciò che deve  ad Hynek e agli scienziati come lui, e sa che la sua persona fra gli Anni 70 e i primi Anni 80 del XX secolo fu riferimento ineludibile per chiunque volesse occuparsi di UFO senza doversene vergognare.

Quello che anche noi, nel 2017, con molti limiti, cerchiamo di offrire agli italiani.

24 giugno 1947: nasce il fenomeno UFO contemporaneo

Gli anniversari valgono la pena soltanto se sono occasione per capire meglio le cose successe. Il Centro Italiano Studi Ufologici terrà il suo convegno nazionale (aperto al pubblico) che prenderà le mosse proprio dalle riflessioni su un lasso di tempo ormai così lungo, a Torino, sabato 7 ottobre prossimo

Intanto, però, sarà trascorso il settantesimo anniversario della nascita del fenomeno UFO contemporaneo, quello che, come abbiamo spiegato ieri , segna l’avvistamento dell’uomo d’affari americano Kenneth Arnold: una formazione di nove corpi volanti osservati mentre era ai comandi del suo piccolo aereo sui monti dello stato di Washington.

In attesa di ben altre analisi da offrire agli studiosi e al pubblico che vuol capire e spiegare, non emozionarsi o rabbrividire, è forse il caso di dire qualcosa sulla natura stessa di questo “anniversario”.

Il 24 giugno 1947 nascono i dischi volanti, che dal 1953-54 cominceranno ad esser chiamati anche in pubblico UFO (la sigla era nata in ambiente militare americano), ma fenomeni aerei insoliti in larga parte sovrapponibili a quelli che presero ad esser descritti dal 1947 erano presenti nelle fonti del tempo almeno (ad esser prudenti)  dagli inizi del XVIII secolo.

Grazie alle ricerche degli studiosi di ufologia, oggi conosciamo molte decine di migliaia di episodi di questo genere, provenienti da mezzo mondo.

Un anniversario importantissimo per l’ufologia, dunque, quello odierno. Ma forse persino più importante può essere notare che fenomeni aerei insoliti hanno interrogato persone colte, scienziati, giornalisti e autorità di vario genere ormai davvero da diverse centinaia di anni.

La comprensione adeguata dei fenomeni descritti e di ciò che si muove intorno ad essi è ciò che è giusto, bello e logico celebrare e promuovere, oggi che è il 24 giugno e per tutti i giorni dell’anno.

Questo è il vero, fermo impegno del Centro Italiano Studi Ufologici. 

Volete essere dei nostri?

[Nella foto, la relazione inviata da Kenneth Arnold ai servizi d’informazione dell’Aviazione dell’Esercito il 12 luglio 1947, ossia diciotto giorni dopo la sua esperienza.]

 

 

70° degli UFO: meno dischi volanti nei cieli, ma spopolano sui social

COMUNICATO STAMPA

 

Tempo sereno a Pendleton, Oregon, il 24 giugno 1947.

All’aeroporto una folla di curiosi attendeva l’arrivo di un pilota, un imprenditore di Boise, Idaho, che aveva visto qualcosa di insolito. Il suo nome era Kenneth Arnold. Raccontò che verso le tre del pomeriggio un lampo illuminò il suo aereo. Scrutando il cielo, si accorse della presenza, nei pressi del Monte Rainier, di nove velivoli disposti in formazione. Pensò ad aerei a reazione, ma non avevano coda. Assomigliavano a piatti tagliati a metà, mentre uno, più scuro degli altri, pareva una mezzaluna. In base ai riferimenti presi in volo, Arnold ne calcolò la velocità: 2000 km/h, un valore impensabile per l’epoca.

 Riferendosi al movimento degli oggetti, li descrisse «come piatti che rimbalzavano sull’acqua». Un dispaccio dell’agenzia Associated Press fu battuto dal reporter Bill Bequette che, equivocando le parole di Arnold, utilizzò l’espressione flying saucers, cioè “piatti volanti”.

Nel giro di poche ore la storia fece il giro del mondo. Avvistamenti di flying saucers, da noi meglio noti come dischi volanti, iniziarono a proliferare ogni dove (il primo avvistamento nostrano di disco volante avvenne il 6 luglio nei cieli di Roma). Qualunque cosa fossero i nove oggetti visti da Arnold, miraggi, aerei supersonici sperimentali, meteore diurne o pellicani bianchi, era nata l’era moderna degli UFO, come preferì definirli poco dopo l’Aeronautica militare statunitense.

Ma in molti pensavano che la “discomania” non sarebbe durata a lungo. Tra questi lo stesso Orson Welles, che nel ‘38 aveva terrorizzato gli americani con l’adattamento radiofonico della Guerra dei mondi. «La gente è fantasiosa e ingenua», dichiarò alla stampa il 6 luglio. «Scommetto dieci contro uno che presto tutta questa storia si sgonfierà».

Invece il concetto di disco volante fece subito presa sul pubblico tant’è che nell’agosto del 1947, a distanza di poco più di un mese dal primo avvistamento, un sondaggio di opinione condotto dall’Istituto Gallup fece risultare che il 90% della popolazione adulta americana ne aveva già sentito parlare. Il nuovo termine era semplice, così familiare che ognuno poteva visualizzarlo, e la sua comparsa massiccia sulla stampa gli fornì subito autorità. Orson Welles perse la scommessa. La storia non si sgonfiò, anzi, i dischi volanti continuarono ad apparire.

Sino all’avvento del terzo millennio, quando i dischi volanti, quelli classici, “dadi e bulloni” per intenderci, sono pressoché scomparsi. In Italia, ma anche nel resto del mondo, negli ultimi anni gli avvistamenti di UFO sono diminuiti.

Ad esempio, secondo i dati raccolti dal Centro Italiano Studi Ufologici, – che per il 2016 ha schedato poco più di 500 segnalazioni in Italia, a fronte delle 25.000 totali avvenute a partire dal primo dopoguerra – si riscontra una sensibile diminuzione degli avvistamenti in pieno giorno di “oggetti” più o meno strutturati ed ancor più degli Incontri Ravvicinati, passati dal 16% (valore medio nel periodo 1947-1990) al 2% degli ultimi anni, mentre quelli del Terzo Tipo, resi celebri dal film di Spielberg, sono pressoché scomparsi.

Restano invece costanti intorno al 70% i casi di “luci” osservate a distanza, che tuttavia trovano spesso una spiegazione coerente in errate interpretazioni di comuni fenomeni ottici/astronomici, satelliti, meteore o aeromobili.

Malgrado non svolazzino più nei nostri cieli, i dischi volanti spopolano sui social e in tutta la cultura popolare, dai fumetti alla letteratura per ragazzi, dal cinema alla musica, dall’arte alla pubblicità. youtube e altri canali tematici straripano di filmati di fantasmagorici UFO o sfuggenti creature aliene al 99,99% veri e propri “fake” creati con programmi di videografica digitale.

A distanza di 70 anni, i dischi volanti sono una costante presenza nel nostro quotidiano, ma probabilmente dicono più cose su di noi che su ipotetiche creature provenienti da altri mondi.

INFO:

Paolo Toselli, 339.8564090, ptoselli@tin.it

Edoardo Russo, 011.538125, edoardo.russo@libero.it

Le immagini UFO menzionate in un documento militare Usa

Sebbene il 17 dicembre del 1969 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, dopo ventidue anni d’interesse, avesse dichiarato conclusa la sua attività d’indagine sui fenomeni UFO in seguito ai risultati negativi della cosiddetta Commissione Condon dell’Università del Colorado, oggi sappiamo con sufficiente chiarezza che quell’interesse dei militari americani è proseguito in varie forme.

Oggi si dispone di una fonte documentaria attendibile che sostiene  ulteriormente quest’affermazione.

Ai primi di maggio l’ufologo americano Paul Dean ha pubblicato sul suo blog UFOs – Documenting the Evidence la riproduzione di un breve paragrafo di un manualetto prodotto dallo staff del vice-segretario alla Difesa per gli affari pubblici del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti in una prima versione nell’aprile del 2001 e poi modificato nell’ottobre del 2002. In esso figurano cose rilevanti per il nostro problema.

Si tratta del DoD Instruction 5040.6, Life-Cycle Management of DoD Visual Information (VI), ossia dell'”Istruzione del Dipartimento della Difesa n. 5040.6 – Gestione del ciclo vitale dell’Informazione visiva del Dipartimento”. In altri termini, spiega in modo sommario come i militari americani devono gestire le immagini audio-video di loro competenza. E’ in documento annesso a questo, però, che si trova quello che ci riguarda, cioè nel DoD Manual 5040.6-M-1, Decision Logic Table Instructions For Recording And Handling Visual Information Material” (DoD Manual 5040.6-M-1), cioè il “Manuale del Dipartimento della Difesa 5040.6-M-1 – Tavole d’istruzione per la logica decisionale nella registrazione e il trattamento del materiale contenente informazione visiva”.

In sostanza,  insieme questi due documenti forniscono indicazioni su come si devono trattare le fotografie, i video e ogni altra forma di immagine digitale o tradizionale ripresa da militari di tutte le forza armate degli Stati Uniti, sia per quanto riguarda il salvataggio e l’archiviazione, la circolazione e la trasmissione a terzi.

Alla pagina 53 (capitolo 5, paragrafo 21) del secondo di queste due istruzioni si trova una tabella intitolata

“IMMAGINI RELATIVE AD OGGETTI VOLANTI NON IDENTIFICATI (UFO) E AD ALTRI FENOMENI AEREI.”

Ecco cosa spiega il testo. La tabella che segue riguarda immagini in cui siano stati registrati UFO e altri fenomeni aerei non immediatamente identificabili come velivoli convenzionali o missili. La tabella elenca pure la priorità assegnata ad ogni categoria di immagini e fornisce le relative istruzioni per il loro trattamento.”

Segue la tabella vera e propria, che ha il titoletto “Immagini di UFO e di altri fenomeni aerei”. E’ molto breve e formata da due piccole colonne. Quella di sinistra ha il titoletto “Descrizione dell’oggetto”, quella di destra “Istruzioni”.
A sinistra ci sono due tipi di eventi che potrebbero essere ripresi, ossia: Oggetti aerei non immediatamente identificabili come aerei e convenzionali e, di seguito, Fenomeni aerei (comprese luci in movimento e fenomeni simili).

La colonna di destra, che invece, come spiegato, deve riportare le priorità d’importanza per simili immagini e le istruzioni per il trattamento non pare assegnare speciale enfasi alla questione. La priorità infatti è “normale”, e le istruzioni consistono nel “fornire copie o duplicati a seconda delle necessità ai comandi locali e a quelli superiori. Trattare le immagini registrate con videocamera secondo quanto previsto dall’Appendice 2”.

Pur senza assegnare particolare rilievo alla faccenda, da questo documento emerge che il Dipartimento alla Difesa chiede che le immagini di presunti UFO e altri fenomeni aerei insoliti siano trasmesse dai membri delle Forze Armate ai loro comandi. Non è chiaro che cosa comporti questa catena di trasmissioni. Non vi è infatti alcuna indicazione circa ulteriori analisi e processi valutativi.

Anche se questo documento comporta per definizione la quasi certezza che negli ultimi decenni i militari americani hanno prodotto e archiviato documentazioni su eventi ufologici da loro osservati, documentazioni che restano per ora non di accesso generale agli studiosi e al pubblico, il fatto che queste brevi istruzioni siano state pensate dal Sottosegretariato agli affari pubblici  fa sospettare che le preoccupazioni relative ad un utilizzo cattivo o distorto di eventuali immagini insolite abbia giocato una parte nella loro genesi. Purtroppo, si tratta di un documento troppo laconico e isolato per poter asserire di più.

“Maratona UFO” in Argentina, il 24 giugno, per il 70° anniversario dell’ufologia contemporanea

Sabato 24 giugno cade il settantesimo anniversario della nascita dell’ufologia contemporanea. E’ importante sottolineare che questa data non dipende da “astronavi aliene precipitate”, “giorni della firma di patti segreti coi governi” o da altre fantasie da “storia alternativa” – sarebbe a dire, da balle di vario genere oggi dilaganti.

L’ufologia (nel senso di studio) e il fenomeno UFO (nel senso di ciò che si discute) nascono perché un piccolo imprenditore americano, a bordo del suo modesto aereo privato, vede e subito dopo descrive ad altri qualcosa di strano che ritiene di aver visto in cielo.

L’ufologia contemporanea, insomma, significa studio razionale e sensato di osservazioni di cose strane viste in cielo o nei pressi del suolo. 

Tutto qui.

In questa occasione sono in programma occasioni ed eventi di ogni genere. Molti stupidissimi, commerciali, fatti per chi pensa che “ufologia” sia una parte dell’ideologia complottista oggi popolare o di qualche forma di neo-religione che a dei e demoni ha sostituito gli “alieni”.

Altre sono serie e danno cibo per la mente. Per questo le portiamo alla vostra attenzione.

Ad esempio, dall’altra parte del globo, in Argentina, ci sarà una vera e propria Maratona ufologica che, a Buenos Aires, avrà per sede l’Istituto d’indagine Storica “Museo Roca”.

Una serie di conferenze e di tavole rotonde impegneranno i partecipanti per gran parte della giornata.  L’approccio sarà di tipo multidisciplinare: vedrà impegnati storici professionisti, psicologi, giornalisti, astrofisici, antropologi, psichiatri e militari delle Forze armate argentine.

Saranno dunque affrontati in maniera critica tutti gli ambiti della migliore ricerca attuale: dall’analisi e metodologia d’indagine della casistica corrente degna d’interesse, alle determinanti culturali e antropologiche che alla fine degli anni ’40 del secolo scorso provocarono l’esplosione della questione dei “dischi volanti”, sino agli aspetti propriamente psicologici della fenomenologia.

Qui potete leggerne il programma.

Il Centro Italiano Studi Ufologici condivide questo modo di operare e di affrontare il complesso problema di nostro interesse, e saluta nell’amico e studioso di anomalistica Alejandro C. Agostinelli uno degli animatori di questa importante iniziativa di studio.

I lettori del nostro sito saranno aggiornati sul contenuto degli interventi. E’ possibile che le nostre pubblicazioni, riservate agli iscritti, presentino al pubblico italiano qualche contributo di particolare rilievo proveniente dagli studiosi convenuti nella capitale sudamericana.