Iscrizione CISU 2021

Il Centro Italiano Studi Ufologici ha lanciato la consueta campagna iscrizioni per il 2021, 36° anno di attività. займ 10000 рублей срочно
Il CISU è infatti un’associazione culturale, basata sul volontariato dei propri iscritti. Chiunque sia interessato ad un approccio razionale e scientifico al problema UFO può contribuire.
Esistono vari ambiti nei quali ciascun iscritto può partecipare, più o meno attivamente, a seconda delle proprie inclinazioni e disponibilità: indagini su segnalazioni di avvistamento locali, ricerche d’archivio, aree specifiche di approfondimento e studio, di solito in coordinamento con i responsabili locali dell’associazione.
Esistono gruppi di lavoro e diverse mailing list di collegamento fra gli iscritti interessati o attivi su tematiche specifiche. I principali progetti di catalogazione e ricerca in corso sono indicati qui
Dal 1986, il CISU organizza annualmente un convegno, che a volte è aperto al pubblico ed a volte riservato agli iscritti (l’ultimo in forma tradizionale si è tenuto a Bologna nel 2019, mentre quello del 2020 si è svolto da remoto su Zoom Meeting il 5 dicembre scorso; l’elenco dei precedenti è consultabile qui).
Da 35 anni il Centro Italiano Studi Ufologici pubblica una rivista (attualmente semestrale) che, senza lasciare spazio al sensazionalismo, offre una panoramica ragionata dello studio ufologico in Italia e nel mondo, ed è affiancata da una collana di monografie (Documenti UFO) e dai libri tecnici pubblicati dalle Edizioni UPIAR. Agli iscritti è inoltre riservata la circolare “Notizie CISU” che riporta le attività in corso da parte dei soci e dei collaboratori.
Gli iscritti al CISU hanno poi diritto ad uno sconto del 15%-20% sull’acquisto di tutti i libri pubblicati o distribuiti sul sito UPIAR Store.
Lo statuto e il regolamento del Centro Italiano Studi Ufologici sono consultabili qui e qui.
Il Manuale di metodologia d’indagine ufologica è scaricabile qui.
Il codice etico del CISU è pubblicato qui.
Per fare domanda di iscrizione basta scaricare e compilare questo modulo, e restituircelo a mezzo e-mail (cisu@ufo.it), fax (011545033) o posta ordinaria (CISU, casella postale 82, 10100 Torino).
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Pre-Ufo: aggiornamento e un nuovo libro

I progetti di ricerca del CISU sono stati concepiti come un lavoro continuo di raccolta, catalogazione e analisi e anche il PreUfoCat, ossia il catalogo delle osservazioni di Oggetti Volanti non Identificati nel passato) è costantemente aggiornato dal suo curatore, Pietro Torre.
Nel 2018 era uscita la terza edizione di “Strane luci nella storia d’Italia“, il testo che raccoglie i casi di osservazioni di fenomeni aerei insoliti dall’antichità fino al 1900: un volume di oltre 1000 pagine con più di 3400 casi completi di descrizione, fonti bibliografiche e analisi. Ora Torre ha prodotto un aggiornamento che dà conto del lavoro svolto negli ultimi tre anni (2018, 2019 e 2020) per correggere o integrare casi già presenti in catalogo o aggiungerne di nuovi. Si tratta di un fascicolo di 40 pagine disponibile in formato sia digitale sia cartaceo, che verrà inviato ad integrazione dell’ultima edizione integrale (anch’essa disponibile in entrambi i formati sul sito www.upiar.com)

Restando in tema di fenomeni anomali osservati nei secoli scorsi, segnaliamo il volume dello scrittore e saggista ravennate Eraldo Baldini che alla fine del 2020 ha pubblicato il libro “Quel che vedevano in cielo. Comete, «prodigi», oggetti volanti nelle cronache e testimonianze dall’Antichità alla fine del XVII secolo (con particolare riguardo all’area romagnola ed emiliana”, con una raccolta di fenomeni celesti accompagnata da una bibliografia ricca ed accurata (174 pagine, Società Editrice «Il Ponte Vecchio», Cesena).
Molto interessante è l’approccio dell’autore che nell’introduzione spiega: “Sarebbe forse superficiale liquidare sempre e comunque i racconti di certi eventi come fantasie, invenzioni e operazioni «editoriali»: i resoconti di accadimenti ritenuti «prodigiosi» possono infatti contenere a volte, oltre a inevitabili iperboli, fraintendimenti, scopi politici e religiosi e intenti commerciali, anche elementi di «verità» e rappresentare, quantunque condite dalla meraviglia del pensiero pre-scientifico, cronache e testimonianze nate da qualcosa di concreto”.
Baldini sottolinea poi come sembri esistere una sorta di barriera tra atteggiamenti a volte iper-razionalisti e, dall’altra parte, le interpretazioni più esotiche e fantasiose alle quale purtroppo siamo abituati. La sua conclusione è quindi che “Una mediazione ragionata e critica è apparsa sempre difficile, anche se è impossibile pensare che i sostenitori delle più estreme teorie ufologiche non si pongano riserve e dubbi sull’interpretazione di molti passaggi dei vecchi testi, e al contempo che gli storici più preparati e «ortodossi» non provino a loro volta, in qualche caso, dubbi, e non si pongano interrogativi davanti a certe descrizioni” (…) “Sarebbe a nostro avviso necessario e costruttivo, oggi, che si rileggessero i resoconti degli antichi «prodigi», soprattutto quelli celesti, con mente critica ma aperta, senza avere sposato idee e maturato chiusure preconcette, con la sempre preziosa capacità di porsi domande”.
Considerazioni altamente condivisibili, che sembrano riflettersi nei presupposti che stanno alla basse del nostro modo di affrontare questo argomento e di tutto il lavoro di Torre.

UFO a Roma sulla strada del mare

La notte del 3 marzo scorso, intorno alle ore 22, una guardia giurata che si sta recando al lavoro percorrendo in auto la strada a scorrimento veloce (Cristoforo Colombo) che unisce Roma a Ostia, nota alcune luci in cielo all’altezza dell’EUR.

Si tratta di tre luci rosse, osservate dapprima in lontananza e attribuite ad uno stesso oggetto volante. Mentre continua a procedere, il testimone  ha l’impressione che l’oggetto stia procedendo ad una velocità costante con moto uniforme, molto vicino alla sua sinistra. Per guardarlo meglio, abbassa il finestrino e lo osserva mentre l’oggetto lo sorvola lentamente in diagonale, come se gli tagliasse la strada. Non potendosi fermare in quel tratto di strada, l’uomo nota nel buio quello  che definisce un contorno pentagonale di un oggetto che gli sembra decisamente piatto, con una dimensione apparente pari a due volte l’ampiezza della Luna piena e dimensioni reali che lui stima all’incirca 5 metri di lunghezza, ad un’altezza di un centinaio di metri. L’avvistamento dura in tutto un minuto circa, iniziando da sud e finendo a nord. Il cielo è sereno e la Luna non si vede (in effetti compare un’ora più tardi).

I nostri archivi contengono numerose testimonianze da parte di guardie giurate notturne, che proprio per il lavoro che fanno hanno non poche probabilità di osservare fenomeni ufologici: sono ben 138 i casi nel catalogo specialistico curato per il CISU da Camillo Michieletto. Per quanto riguarda le condizioni ambientali, non pochi avvistamenti da parte di automobilisti, soprattutto se avvenuti su strade fuori città, riportano qualche effetto su motori e apparati elettrici dell’auto (perdita di colpi, addirittura spegnimento del motore, oppure spegnimento o abbassamento dei fari). In questo caso, nulla di tutto ciò. C’è da dire però che questi fenomeni stanno diventando sempre più rari nella casistica moderna: 85 casi italiani censiti nell’EmCat, il  catalogo degli effetti elettromagnetici prodotti dagli UFO, fino al 1999, contro 4 casi solamente negli ultimi vent’anni.

La spiegazione più semplice dell’avvistamento fuori Roma sembrerebbe quella di un aereo in avvicinamento all’aeroporto di Fiumicino. il testimone descrive tre luci dello stesso colore, ma in particolari condizioni meteo (ad esempio in caso di  foschia) i colori potrebbero essere alterati. Il dubbio viene   per il riferimento alla forma pentagonale dell’oggetto, che potrebbe indicare piuttosto la sagoma di un ultraleggero visto lateralmente. In questa seconda ipotesi, al di là della strana disposizione delle luci, mancherebbe però il rumore del motore che, benché attutito dall’abitacolo dell’automobile nella prima parte dell’osservazione, avrebbe dovuto sentirsi quando il guidatore ha abbassato il finestrino. Per le stesse ragioni, anche l’ipotesi (avanzata dallo stesso testimone) che potesse trattarsi di un drone di grandi dimensioni (non certo di un piccolo quadricottero radiocomandato) presenta incongruenze con parte della descrizione.

Al momento non risulta ci siano stati altri testimoni, nonostante la strada in questione sia abbastanza trafficata anche nelle ore notturne, e per questo motivo non possiamo andare oltre con le ipotesi.

 

SATELLITI STARLINK: IL PRINCIPALE IFO DEL 2020

Il progetto Starlink della società Space-X di Elon Musk prevede la messa in orbita di 12.000 satelliti di piccole dimensioni che forniranno una connessione Internet a banda larga a livello globale. Il dispiegamento dell’intera flotta sarà realizzato con lanci ad intervalli regolari di gruppi di alcune decine di satelliti.

I satelliti, portati all’altezza di circa 450 chilometri da un razzo Falcon, vengono progressivamente rilasciati dal vettore andando a formare un “treno” di 50/60 oggetti resi luminosi dal riflesso del sole sui pannelli solari, come accade per altri satelliti o per la ISS.

I satelliti si portano poi ad una quota superiore (550 chilometri) e si vanno a sistemare nella loro posizione prestabilita e quindi in poco tempo il “treno” di luci non è più visibile.

Il primo lancio di 60 satelliti è stato effettuato il 24 maggio 2019 e l’ultimo finora, il sedicesimo, il 25 novembre 2020 per un totale ad oggi di 901 satelliti in orbita.

La sequenza di luci ben allineate transita con una frequenza di 90/100 minuti e impiega alcuni minuti per attraversare il campo visivo di chi li osserva da terra.

In diverse occasioni il passaggio del treno di luci ha causato curiosità e generato delle segnalazioni ufologiche come nel caso delle numerose osservazioni avvenute nella primavera 2020.

E’ possibile controllare le date e le orbite dei satelliti Starlink in diversi siti di osservazione celeste quali ad esempio Find Starlink

IN AUMENTO NEL 2020 GLI AVVISTAMENTI UFO IN ITALIA

L’anno appena concluso ha registrato un leggero incremento delle segnalazioni di avvistamenti ufologici inviate direttamente dai testimoni al Centro Italiano Studi Ufologici.

A comunicarlo è Andrea Bovo che ha catalogato i questionari di raccolta delle testimonianze, compilabili direttamente sui siti web del CISU.

Nel 2020 sono state raccolte 158 segnalazioni, all’incirca il 13% in più rispetto ai due anni precedenti che avevano registrato 139 (2019) e 137 casi (2018).

Come da prassi consolidata, la maggior parte dei casi (75%) si riferisce a osservazioni di luci notturne. Sono solamente il 6% le osservazioni di “oggetti diurni” e poche unità i casi di incontri ravvicinati, anche questa una tendenza costante negli ultimi anni, in cui scarseggiano le osservazioni di fenomeni anomali da distanza ravvicinata o con effetti fisici sull’ambiente.

Altra costante ormai stabile è il gran numero di avvistamenti accompagnati da riprese fotografiche o filmate, soprattutto tramite l’uso di telefoni cellulari, che rappresentano oltre un quarto (28%) delle segnalazioni ricevute.

E’ bene ricordare che la stragrande maggioranza delle segnalazioni ufologiche trovano una spiegazione in termini convenzionali in seguito al lavoro di indagine e approfondimento dei casi. Si tratta di osservazioni di corpi astronomici, rientri meteorici, aeromobili o altri oggetti (lanterne cinesi, droni ecc.) che non vengono riconosciuti dai testimoni per le condizioni di osservazione o per la mancanza di riscontri, quali ad esempio la consultazione di mappe celesti o delle tabelle relative ai transiti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e di satelliti artificiali.

Nel 2020 sono diminuiti i casi riconducibili alle cosiddette “lanterne cinesi” (1%) ma sono stati ben il 25% gli avvistamenti causati dai treni di satelliti Starlink, in particolare nei mesi di marzo, aprile e maggio.

Implicazioni strategiche dei fenomeni UFO: uno studio pubblicato in Israele

Il Centro di Studi Strategici Begin-Sadat dell’Università Bar-Ilan in Israele ha pubblicato oggi (30 novembre) uno studio di 58 pagine intitolato “The Pentagon’s UAP Task Force” (La task force del Pentagono sui fenomeni aerei non identificati).

L’autore è Franc Milburn, un ex ufficiale dell’intelligence britannica, ora analista e consulente su problemi di geopolitica e sicurezza, collaboratore del BESA Center che pubblica questo articolo in una collana di studi su sicurezza e politica in Medio-Oriente.

Milburn prende spunto dalla recente istituzione da parte del Pentagono (il ministero della difesa americano) di un nuovo gruppo di lavoro sugli UFO (ribattezzati Unidentified Aerial Phenomena, in sigla UAP), inquadrandola in uno schema interpretativo di analisi strategica e ponendosi varie domande non banali: “Perché i corsi universitari di strategia, sicurezza nazionale e storia moderna internazionale non trattano gli UAP quando le principali potenze se ne sono occupate per decenni?” O ancora: perché l’ente preposto a questo nuovo studio non è l’Aeronautica Militare (USA) ma l’Office of Naval Intelligence (i servizi segreti della Marina)?

L’autore esamina la relazione della Commissione ristretta sull’intelligence del Senato americano, che il 17 giugno scorso ha approvato lo stanziamento di fondi nel bilancio del 2021 per coordinare la raccolta di dati su fenomeni che possano essere collegati a potenze straniere ostili e costituire minacce alla sicurezza americana.

Milburn riprende alcune delle tematiche e delle argomentazioni diffuse da Luis Elizondo, John Alexander, Eric Davis, Chris Mellon, Jack Sarfatti e altri studiosi, più o meno collegati alla TTSA (To the Stars Academy of Arts & Science, diretta da Tom De Longe), nell’intensa campagna di informazione promossa negli ultimi anni: i “cinque osservabili” del fenomeno, i materiali derivanti da presunti schianti (crash) al suolo, l’aspetto degli UFO come minaccia, l’incontro aereo col cosiddetto “tic-tac” nel 2004, il rapporto su quel caso da parte della SCU (Coalizione Scientifica per Ufologia), il precedente studio dei servizi militari di intelligence britannici declassificato nel 2000, i presunti documenti sovietici del “Thread 3”.

Milburn cita un’affermazione di Mellon (ex vice-segretario aggiunto alla difesa americana, ora consulente di TTSA): “Questi non sono veicoli americani, russi o cinesi”. Ma in un’ottica di analisi strategica e geopolitica, pur lasciando aperta la porta se “possiamo definirla tecnologia esotica americana, struttura nemiche quasi pari alle nostre, o qualcosa di completamente diverso”, proprio sui quasi-competitori degli USA conclude che, nel loro intento di sottrarre agli USA qualsiasi tecnologia avanzata, “i cinesi seguiranno il lavoro di Davis e dell’UAPTF, apparentemente hanno già avvicinato Jack Sarfatti, e il DI55 britannico aveva notato il loro interesse per gli UAP già vent’anni fa”.

La conclusione è per certi versi sorprendente: partendo da un’affermazione condivisa da Davis, Mellon e Alexander, secondo i quali esiste un certo grado di resistenza contro l’argomento da parte di alcuni vertici militari e politici perché condizionati da un’educazione religiosa fondamentalista che vede gli UFO come manifestazioni sataniche, la chiusura strategico-geopolitica è: “Sarebbe tragicomico se scoprissimo che alcuni di questi oggetti erano russi o cinesi e noi non li avevamo indagati perché qualcuno pensava che fossero demoni”.

Secondo l’ufologo australiano Keith Basterfield, che è stato il primo a segnalare la pubblicazione del paper di Milburn sul suo blog UFO – Scientific Research, “nell’insieme è un articolo importante, che riassume una varietà di sotto-argomenti nello studio degli UAP, specialmente se si fa caso a dove è stato pubblicato e a chi ci si aspetta che siano i suoi lettori. Dobbiamo congratularci con Milburn per aver scritto questo testo e dobbiamo ringraziare il BESA Center per averlo pubblicato”.

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Ha collaborato Sveva Stallone

35° Convegno nazionale di ufologia: EXTRATERRESTRI incontrati, attesi, immaginati – 5 dicembre 2020

mirziamov.ru
Il 35° Convegno nazionale di ufologia, organizzato dal CISU, si svolgerà quest’anno in videoconferenza, il 5 dicembre con inizio alle ore 15, e manterrà la struttura abituale dei nostri incontri con relazioni e discussioni, quest’anno incentrate sulla figura dell’extraterrestre, tra Incontri del terzo tipo e mitologia.

Lo spunto è offerto dal sessantennale della prima e burrascosa rappresentazione a Milano, nel novembre 1960, della commedia “Un marziano a Roma”, tratta da un omonimo racconto dello scrittore  e sceneggiatore Ennio Flaiano.

Il testo racconta l’arrivo a Roma di un extraterrestre a bordo del suo disco volante. Passati lo stupore e l’eccitazione del momento, il “marziano” viene assorbito e inglobato in una società che non sembra più riconoscere l’eccezionale e tutto appiattisce.

Partendo da questi concetti, l’idea è quella di ragionare sui nostri “convitati di pietra”, gli extraterrestri, che spesso rimangono al di fuori dei nostri discorsi, ma che sono sempre presenti nell’immaginario ufologico.

D’altra parte la mitologia extraterrestre sembra vivere quotidianamente il paradosso di Flaiano: persone pensano di essere rapite, altre discutono sulle razze degli ET, ma tutto questo rimane circoscritto, non sembra smuovere nulla: fatti incredibili e trascurabili allo stesso tempo.

“EXTRATERRESTRI incontrati, attesi, immaginati” ospiterà relazioni dedicate che trattano di incontri ravvicinati del terzo tipo, dell’ipotesi extraterrestre (ETH), del mutamento dell’immagine dell’extraterrestre, della sua influenza nella cultura italiana, delle mitologie extraterrestri.

L’incontro, riservato agli iscritti del Centro Italiano Studi Ufologici, si svolgerà tramite la piattaforma Zoom Meeting.
Chi altri fosse interessato a partecipare può farne richiesta alla segreteria del Centro (cisu@ufo.it).

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Nell’immagine al centro: la copertina della sceneggiatura pubblicata da Einaudi nel 1969  e una foto di Vittorio Gassman, biondo, nei panni del “marziano”  a fianco di Ennio Flaiano

Roberto Farabone, presidente onorario

Il  20 ottobre scorso il consiglio direttivo del CISU ha nominato Roberto Farabone presidente onorario del Centro Italiano Studi Ufologici.

Nato a Bologna nel 1944, laureato in fisica, si è poi trasferito a Milano, dove ha svolto l’intera carriera lavorativa come informatico in una multinazionale, scrivendo vari libri e manuali tecnici.

Interessato agli UFO dalla metà degli anni ’60, entrò a far parte del CUN per poi assumere un ruolo di primo piano nel CNIFAA (Comitato nazionale indipendente per lo studio dei fenomeni aerei anomali) e diventare nel 1976 direttore della rivista UPIAR (UFO Phenomena International Annual Review), primo esempio di pubblicazione di tipo scientifico sull’argomento.

Nel 1979 fu tra i promotori della lettera di richiesta, firmata da oltre 30 scienziati e universitari, per chiedere al Ministero della difesa l’accesso ai dati ufologici raccolti dai militari italiani. Lo stesso anno venne nominato coordinatore del comitato scientifico del Centro Ufologico Nazionale, per poi far parte del comitato redazionale dell’organo interno Quaderni Ufo.

Nel 1982 fu coordinatore dell’International Upiar Colloquium on Human Sciences and UFO Phenomena, tenutosi a Salisburgo, curando poi la pubblicazione degli atti.

Alla costituzione della Cooperativa Iniziative e Studi UPIAR ne assunse il ruolo di presidente e poi di consigliere fino al 2005.

Socio fondatore del CISU,   ha ricoperto la carica di presidente dal 1988 al 1996.

Nella sua lunga attività ufologica ha effettuato indagini, tenuto conferenze, partecipato a convegni e scritto decine di articoli pubblicati fra l’altro su Notiziario Ufo, Ufologia e Ufo Forum.

Ritiratosi dall’ufologia attiva, ha donato il suo archivio e la sua biblioteca ufologica al Centro Italiano Studi Ufologici.

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Nella foto in evidenza: Roberto Farabone al 4° convegno nazionale di ufologia (Bologna, 13/10/1990)
Nella foto in basso: Farabone con Renzo Cabassi e Alessandro Meluzzi al Congresso internazionale del CISU (Torino, 20/06/1987)

 

Nuovo direttore per il MUFON

mirziamov.ru David MacDonald torna all’incarico di direttore  del Mutual UFO Network, la più grande organizzazione ufologica americana.

Il comitato direttivo del MUFON ha diffuso il 15 luglio un comunicato per informare dell’estromissione dal suo vertice di Jan Harzan, a seguito del suo arresto avvenuto il 3 luglio (ma reso noto dalla polizia californiana solo il giorno 14) per reati sessuali.

Imprenditore nel settore aeronautico nell’Ohio, MacDonald era già stato direttore dell’organizzazione dal gennaio 2012 all’agosto 2013, prima che l’incarico passasse ad Harzan, un ingegnere informatico californiano, che l’ha mantenuto negli ultimi sette anni.

L’arresto di Harzan (per tentato adescamento di minorenne) ha destato scalpore non solo nell’ambiente ufologico ma anche sui mass media (fra gli altri, Newsweek negli USA, il Sun in Gran Bretagna), non solo in America. La filiale francese del MUFON, diretta da Pascal Fechner, ha addirittura sospeso le attività.

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Nella foto in alto: David MacDonald

Nella foto al centro: Jan Harzan

 

Fulmine globulare nel cielo di Reggio Emilia? No



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Articolo di Paolo Toselli e Roberto Labanti

Nella prima mattinata di mercoledì 3 giugno 2020 Reggionline – Telereggio, testata locale di Reggio nell’Emilia, sotto il titolo di “Prima i fulmini, poi una sfera rossa nei cieli” ha pubblicato un video (di provenienza sconosciuta, ma presumibilmente realizzato martedì 2 giugno, ad un orario imprecisato; il video disponibile non è quello originale, ma il frutto di una conversione da altro formato realizzata alle 09h10m57s del 3) col seguente breve testo:

Curioso e raro fenomeno ieri sera. Diverse le segnalazioni arrivate, comprese le immagini che vi mostriamo. La sfera si è mossa lentamente verso il basso fino a “spegnersi”.

Su Facebook il link, postato alle 09h16m della stessa mattina sulla pagina dell’emittente (con circa 32.800 followers) è stato ampiamente condiviso, a Reggio e fuori Reggio. Secondo i dati raccolti da Crowdtangle, su quel social network all’11 giugno aveva ottenuto 3.863 interazioni (2.173 reazioni, cioè “Mi piace” e cose simili, 631 condivisioni, 879 commenti). Di queste solo 363 (rispettivamente 149, 43 e 171), poco meno del 10%, sono sul post originale.

Su Instagram, invece, dove il profilo di Telereggio conta circa 9.850 followers, il post con un fotogramma del filmato ha ottenuto (sempre all’11 giugno) 430 “Mi piace” e 15 commenti.

Il filmato (della durata complessiva di 30 secondi circa) mostra, su un panorama rurale con un’illuminazione crepuscolare, una sfera biancastra (un effetto, probabilmente, della saturazione del sensore, a causa dello stimolo troppo luminoso) circondata da un alone rossastro in lenta discesa. Dopo 20 secondi circa, mentre si notano alcune illuminazioni del cielo prodotte da lampi, la sfera dà l’impressione di rimpicciolirsi d’improvviso e scompare spegnendosi. Sulla destra dell’inquadratura si nota un traliccio dell’alta tensione.

Purtroppo la privacy di Facebook non ci permette di seguire i commenti di tutte le condivisioni. A scorrere quelli accessibili sembra chiaro che, come  affermato nella caption del video, il fenomeno sia stato osservato da diverse persone (ad esempio qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui o qui) senza però che la natura del mezzo faciliti il recupero di informazioni utili alla ricostruzione dell’evento (uno di noi è riuscito comunque a contattare direttamente una testimone che ha collocato il fenomeno, descritto come più rosso di quanto appaia in video, intorno alle 22 del 2 giugno). In un commento su Instagram, S. P. (di Reggio Emilia), invece, dopo aver ipotizzato che “qualcuno si è divertito con un razzo di segnalazione…” racconta che “[…] dopo il primo ce n’è stato un secondo…senza fulmine…” ma non è chiarissimo se abbia o meno osservato dal vivo il fenomeno.

Il comportamento del fenomeno che si osserva nel filmato, infatti, ha fatto pensare a molti ad un “razzo a paracadute” producente luce rossa, un segnale di pericolo solitamente utilizzato in mare.

Non così per tutti però.

Nelle ore seguenti, il video in una versione dipendente da quella di Reggionline è stato pubblicato dapprima, in mattinata, anche sulla pagina FB del Centro Meteo Emilia Romagna sotto il titolo di “Fulmine Globulare a Reggio Emilia | 02-06-2020 e con la seguente caption

Un’insolita sfera rossa è comparsa ieri nei cieli di Reggio Emilia dopo i temporali

Si tratterebbe di un FULMINE GLOBULARE, un fenomeno raro e non ancora del tutto compreso

poi, in serata, sulla pagina FB Tornado in Italia; in questo ultimo caso il titolo era più cauto, “Possibile fulmine globulare”, mentre meno cauta era la descrizione:

Habemus il primo video di un fulmine globulare girato in Italia? Forse sì!

Ci scusiamo per la qualità, probabilmente il video è stato scaricato e caricato diverse volte, e purtroppo non è stato possibile risalire all’autore. In ogni caso, il possibile fulmine globulare, è stato visto ieri sera a Reggio Emilia durante il temporale. A prima vista le ipotesi sembravano essere tante, successivamente però siamo riusciti a risalire a due altre persone che hanno visto il fenomeno, ed abbiamo escluso altre possibili cause, tra cui anche la presenza di un drone. Ovviamente, non abbiamo la certezza che si tratti del raro fenomeno menzionato, ma, forse per la prima volta, le probabilità sembrano essere buone.

Fino all’11 giugno, nel primo caso (una pagina con 61.446 followers), il video ha ottenuto 1.133 reazioni e 180 commenti; nel secondo caso (una pagina con 59.738 followers), le reazioni sono state 510, 89 i commenti, per 169 condivisioni.

Concentriamoci su quest’ultima, una pagina a livello nazionale. Tra i commenti: molti collegano il fenomeno al vicino elettrodotto, qualcun altro ricorda simili esperienze personali o riferite da amici e parenti, Il gestore della pagina precisa “come segnalano anche le altre persone, è stato fermo più o meno 15 secondi e poi è sceso verso il basso, spegnendosi”, per contrastare l’ipotesi di un razzo di segnalazione. Un altro azzarda l’ipotesi di “un flare lanciato da un jet”. Altri chiedono lumi sui Ball Lightings (in sigla BL), di cui sapevano poco. Un altro suggerisce di informare gli astrofili per verificare eventuale rientro in atmosfera. Anche qualche battuta scherzosa collegata al 5G. Un altro ancora avanza l’ipotesi della “lanterna cinese, usata per i funerali” e qualcun altro ha dubbi sull’ipotesi BL. Uno solo ipotizza un bengala. Curiosamente nessuno ha tirato in ballo gli UFO (come invece è accaduto in commenti apparsi altrove).

Tra l’altro un utente, senza l’accompagnamento di un testo, posta il video di provenienza russa di un presunto BL che attraversa scoppiettando i binari di una ferrovia. Peccato che si tratti di un fake creato in computer grafica. Di fatto, le foto di BL sono veramente rare e ancor più i video. Forse se ne contano una decina o poco più in tutto il mondo.

Da decenni il Centro Italiano Studi Ufologici, riconoscendo l’importanza di questo particolare e ancora poco chiaro fenomeno naturale nell’ambito di uno studio scientifico degli UFO, ha costituito un progetto di catalogazione degli avvistamenti italiani di presunti fulmini globulari (in sigla BLITA), coordinato da  Paolo Toselli, che nel 2001 si è concretizzato nella pubblicazione di una monografia della serie “Documenti UFO” in cui sono esposti 184 casi accaduti a partire dal 1672. In collaborazione col fisico Renato Fedele, Toselli ha presentato in ambito accademico il progetto BLITA in un paper all’International Symposium on Ball Lightning tenutosi in Belgio nel 1999. Per l’Italia è da citare anche il lavoro svolto dal fisico Albino Carbognani che nel 2006 ha pubblicato presso Macro Edizioni il libro Fulmini globulari. Alla scoperta di uno straordinario fenomeno naturale, contenente fra l’altro l’elaborazione di 74 segnalazioni che si estendono in un arco temporale che va dal 1925 al 2004.

Esistono alcune affinità fenomenologiche tra fulmini globulari e alcuni casi UFO, ma al contempo molte sono le differenze, e un collegamento diretto, anche se ipotizzato da alcuni sin dagli albori dell’ufologia, non è ancora stato provato. L’unica certezza, sia per gli UFO sia per i fulmini globulari, è che la maggioranza dei casi può essere spiegata con errate interpretazioni di eventi che hanno ben poco di misterioso, come il caso di Reggio Emilia insegna.

La mattina del 4 giugno, infatti, fra i commenti del post FB di Reggionline ne è apparso uno di una residente a Coviolo, una frazione di Reggio Emilia a 4 km a sud-ovest dal centro cittadino:

[…] Semplicemente, un branco di i*** che hanno pensato bene di sparare un razzo segnaletico sul tetto di casa mia […].

Quella stessa sera. in un altro commento, un’altra persona (presumibilmente non indipendente dalla prima) ha confermato quanto descritto:

[…] ci siamo anche spaventati perché lo hanno sparato proprio a fianco di casa nostra e abbiamo sentito un rumore fortissimo…poi siamo usciti e abbiamo capito che erano solo un branco di *** […]

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Nell’immagine in evidenza: frame estratto dal video pubblicato da Telereggio.