Esce il libro di Passot, ex-direttore del GEIPAN

E’ finalmente uscito il libro in cui Xavier Passot racconta i cinque anni della sua direzione del GEIPAN (Groupe d’études et d’information sur les phénomènes aérospatiaux non identifiés), l’ufficio di raccolta ed analisi degli avvistamenti UFO istituito nel 1977 in Francia dal Centre National d’Etudes Spatiales, unico ente pubblico non militare al mondo ad occuparsene da oltre 40 anni.

Del GEIPAN abbiamo già avuto modo di scrivere più volte, e lo stesso Passot è stato ospite e relatore al nostro ultimo convegno nazionale, dove ci ha presentato proprio la sua esperienza in quella posizione di “ufologo ufficiale”.

Il libro si intitola “J’ai vu un OVNI: Perceptions et réalités” (“Ho visto un UFO: percezioni e realtà”, edizioni Cherche Midi, 142 pagine), con una prefazione firmata dal sociologo Pierre Lagrange.

Non è il primo libro scritto da un direttore del Gruppo di Studio dei Fenomeni Aerospaziali Non-identificati, in quanto già lo avevano preceduto Jean-Jacques Velasco (“Ovnis: La science avance”, 1993; “Ovnis: L’évidence”, 2004) e Jacques Patenet (nel libro collettivo “Phénomènes aérospatiaux non identifiés, un défi à la science”, 2007). In effetti ogni direttore del GEPAN (poi ribattezzato SEPRA, infine GEIPAN) ha dato la sua impronta a quell’ufficio, e di ciascuno è quindi interessante conoscere la percezione “dal di dentro”.

L’era-Passot (in questo proseguendo l’inziativa avviata nel 2006 dal suo predecessore Jacques Patenet) ha segnato la fase di massima apertura sia al pubblico (con la pubblicazione progressiva dell’intero archivio degli avvistamenti raccolti) sia agli ufologi privati (perlomeno a quelli di orientamento scientifico) culminata nel 2014 con il seminario CAIPAN (Collecte et l’Analyse des Informations sur les Phénomènes Aérospatiaux Non-identifiés)

Il libro si rivolge non agli specialisti ma ad un pubblico generico, è scritto in un linguaggio semplice, con intento più pedagogico che divulgativo, ed è diviso in tre parti.
La prima sezione (“I dossier del GEIPAN”) racconta una dozzina di casi significativi, fra quelli raccolti e indagati, riportando anche le conclusioni laddove è stato possibile raggiungerne una.
Nella seconda parte (“Complementi d’inchiesta”) l’autore entra nel merito della complessità dell’indagine ufologica, passando in rassegna (veloce ma completa) le componenti concettuali del problema: cosa si trova (e si vede) in cielo, il peso dei fattori culturali, il testimone al cuore dell’inchiesta, il concetto di prova e il peso dell’immagine fotografica, il ruolo dell’inquirente.
La terza sezione (“La sfida degli ufo”) passa in rapido esame le ipotesi interpretative più diffuse, l’interazione con gli strumenti della scienza, il rapporto con i mass media, gli aspetti legati alla difesa, il peso delle credenze.
Chiudono il libro un capitoletto di conclusioni, un’analisi critica del “rapporto COMETA” ed una bibliografia essenziale commentata.
Se lo scopo di Passot era quello di fare il punto sul suo quinquennio alla guida del GEIPAN e riportare la sua esperienza personale nel mondo dell’ufologia, pur nella brevità del testo il risultato è una sintesi efficace del problema UFO e del suo studio oggi.

Ignacio Darnaude Rojas-Marcos (1931-2018)

Il 26 giugno è morto a Siviglia Ignacio Darnaude Rojas-Marcos, veterano dell’ufologia spagnola.

Era nato il 18 gennaio 1931 ed aveva cominciato ad interessarsi all’argomento nella seconda metà degli anni ’50, raccogliendo un’enorme documentazione e scrivendo centinaia di articoli e memorie, in gran parte inediti e fatti circolare solo per via epistolare.

Fin dagli anni ’60, per aggirare la difficoltà di fare fotocopie, si era infatti organizzato un suo originale sistema di scambio di documentazioni (ritagli, lettere, rapporti, riflessioni) tramite riproduzioni fotografiche che poi inviava ad un’ampia rete di corrispondenti in mezzo mondo. Nell’Archivio CISU (che ha ereditato la parte ufologica dell’Archivio Clypeus) ce ne sono alcune centinaia. Fu tra i primi collaboratori spagnoli di organizzazioni e riviste ufologiche come APRO, NICAP, Flying Saucer Review, Lumiéres dans la nuit.

Figlio della sua epoca, non era certo un esponente del filone scientifico dell’ufologia. Per sua stessa ammissione, era piuttosto appassionato agli aspetti filosofici del concetto di “contatto extraterrestre” (che lui stesso battezzò “transufologia”).

Dagli anni ’70, Darnaude fu poi un accanito collezionista di tutto quello che riguardava l'”affare Ummo” (le lettere che un sedicente gruppo di extraterrestri avrebbe mandato a numerosi studiosi, soprattutto spagnoli, descrivendo il loro mondo e le loro conoscenze tecnico-scientifiche), realizzandone un monumentale catalogo di 1.500 pagine, l’UmmoCat.

Nel nuovo millennio, si appassionò a Internet e tra il 2006 e il 2015 mise on line sul proprio sito web  gran parte della documentazione da lui raccolta sull’argomento UFO (circa 13.000 pagine).

Nello stesso periodo, si mise a scrivere libri per raccogliere organicamente le sue riflessioni di oltre 60 anni (“El principio de elusividad cósmica”, “Libros revelados y síndrome contacto E.T.”, “El desafío extraterrestre en el siglo XXI”), libri che costituiscono il suo testamento spirituale, ben riassunto nell’intervista rilasciata agli ufologi José Juan Montejo e David Cuevas nel 2014.

Presentata l’interrogazione parlamentare sui fatti di Corio

E’ stata presentata lunedì 18 giugno alla Camera dei Deputati l’interrogazione parlamentare preannunciata la scorsa settimana dall’onorevole Francesca Bonomo sul boato e sulle testimonianze relative al passaggio a bassa quota di aerei militari nella zona di Corio (in provincia di Torino), in concomitanza all’osservazione di una luce in cielo, il 6 giugno, di cui abbiamo già riferito.

 

Si tratta di un’interrogazione a risposta in commissione, firmata anche dall’onorevole Davide Gariglio e rivolta al Ministro della difesa, che recita testualmente:

 

“Per sapere
– premesso che:
il 6 giugno 2018, intorno alle ore 21, nell’area di pertinenza del comune di Corio, in provincia di
Torino, si è registrato il passaggio di n. 2 velivoli, verosimilmente caccia militari a bassissima quota,
sentiti e visti da gran parte della popolazione del comune sopracitato e dei comuni confinanti;
tale evento ha enormemente allarmato la popolazione per il forte rumore e per l’onda d’urto
che si è propagata sul territorio, ma soprattutto per il timore che i due velivoli fossero diretti ad
intercettare un terzo velivolo potenzialmente pericoloso, che alcune testimonianze dicono di aver
scorto;
a causa dell’apprensione generata negli abitanti della zona per la loro sicurezza, le forze
dell’ordine sono state chiamate numerose volte e le istituzioni sollecitate a comprendere meglio cosa
sia accaduto;
successivamente all’evento è stata interpellata l’Aeronautica militare, la cui risposta è stata
a giudizio degli interroganti evasiva e lacunosa, cosa che ha ulteriormente alimentato dubbi e
inquietudini –:
se il boato avvertito nelle circostanze richiamate in premessa sia da attribuire allo svolgimento
di voli militari e, nel caso di risposta affermativa, quale fosse la ragione di tale volo, se vi sia stata una qualche situazione di pericolo per gli abitanti della zona, e quali iniziative intendano adottare le autorità militari al fine di informare preventivamente le popolazioni locali dello svolgimento di eventuali esercitazioni, evitando di creare paura e preoccupazione tra gli abitanti.”

L’interrogazione contiene un errore circa l’ora del fenomeno (avvenuto in realtà poco prima delle 23, non delle 21), dal quale si rileva che il testo si è basato non sulle testimonianze riportate sui social network e dai mass media locali, ma sul comunicato stampa stesso (diffuso dall’ANSA la sera del 10 giugno) nel quale si annunciava l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare da parte dell’on. Bonomo e del senatore Mauro Marino (entrambi eletti in Piemonte nelle liste del Partito Democratico).

 

[collaborazione di Antonio Rampulla]

[immagine in evidenza: foto di Matteo Aldo Peracchione, dal gruppo Facebook “Sei di Corio se…”]

Mini-flap di avvistamenti UFO in Piemonte

Quando i mass media danno spazio a notizie di avvistamenti clamorosi, spesso si fanno avanti testimoni che raccontano altre osservazioni E’ quello che sta ora avvenendo in Piemonte sulla scia di quanto avvenuto lo scorso 6 giugno a Corio Canavese, dove decine di persone hanno visto una luce in cielo apparentemente inseguita da due aerei militari: oltre alla consueta coda di voci, ipotesi e smentite è seguita una serie di segnalazioni di altri avvistamenti, avvenuti nei giorni precedenti o successivi in varie zone della regione.

La prima testimonianza risale già alla sera di sabato 2 giugno, intorno alle 21.30, quando una donna che si trovava allo Stadio Olimpico di Torino per il concerto di Vasco Rossi ha osservato per un paio di minuti un oggetto rotondo non ben delineato, con riflessi bianco-azzurri, muoversi lentamente verso nord nel cielo ancora chiaro.

Il giorno successivo, a Nole, sempre nel Torinese, un impiegato che rientrava in auto con la moglie per il pranzo ha notato nel cielo parzialmente sereno la presenza di un oggetto brillante lenticolare, inclinato a 45°,  che dopo aver oscillato per alcuni secondi è schizzato in alto scomparendo in una nube [ricostruzione del testimone nella foto in evidenza].

Due le segnalazioni relative ad avvistamenti avvenuti sabato 9: quello che è stato descritto come “un uomo volante” [foto qui a lato] sarebbe stato fotografato da un turista a Dormelletto (Novara), mentre  cinque puntini neri in lento movimento nel cielo sono stati filmati a Banchette d’Ivrea poco dopo le ore 21.

Poche ore dopo, alle 2.20 di domenica 10 giugno, un automobilista che percorreva la  statale a San Germano Vercellese si è trovato a passare sotto un disco luminoso giallo e blu sospeso sopra la strada.

In gergo ufologico, si parla di flap per indicare queste concentrazioni di avvistamenti in una certa zona e in un arco temporale ristretto. In passato si pensava che indicassero un’effettiva maggior presenza di fenomeni UFO, mentre ormai è prevalente l’opinione che si tratti invece dell’emersione di una maggior percentuale degli “avvistamenti nascosti”: sulla base dei dati Doxa, sarebbero infatti oltre 3 milioni gli italiani che pensano di aver visto un UFO, a fronte di circa 30mila segnalazioni raccolte e catalogate dagli studiosi, che costituirebbero quindi solo l’1% del totale.

Uno storico americano in visita agli archivi del CISU

Abbiamo già avuto modo di parlare del prof. Greg Eghigian, storico delle scienze umane e docente  presso il Dipartimento di Storia della Pennsylvania State University, così come del suo interesse per l’ufologia.

Da oltre un anno Eghigian sta lavorando ad un progetto di ricerca relativo a una storia globale dell’argomento ufologico con particolare riguardo all’evoluzione del fenomeno degli avvistamenti UFO e del suo studio.

Il suo consueto giro estivo nel vecchio continente è stato quindi l’occasione per una visita in Italia, accompagnato dal suo collega Richard Sherman (che nella stessa università tiene un corso di produzione video e che collabora al progetto storiografico con la realizzazione di un documentario).

Lunedì 11 giugno Eghigian e Sherman sono così arrivati a Torino, appositamente per incontrare ed intervistare alcuni soci del CISU, e per visitare la sede e gli archivi del Centro Italiano Studi Ufologici (che sono i secondi per dimensione in Europa).

La giornata italiana dei ricercatori americani è stata articolata in tre diversi momenti.

In una prima parte sono state raccolte in forma di interviste le storie e l’evoluzione personale dell’atteggiamento di alcuni studiosi, accompagnate da da uno scambio di opinioni sul passato  e sulla prevedibile evoluzione dell’ufologia- il che ha evidenziato forti affinità filosofiche.

 

 

Una seconda parte è invece consistita in una panoramica generale sulla storia dell’ufologia italiana, cui è seguita la visita guidata all’Archivio CISU, che ha stupito i visitatori d’Oltreoceano per la quantità e la qualità della documentazione raccolta e organizzata.

L’incontro è stato anche lo spunto per individuare alcune aree specifiche di collaborazione, con particolare riguardo agli aspetti storiografici, ai quali la nostra associazione è particolarmente e attivamente interessata.

[nell’immagine in evidenza in alto, il professor Greg Eghigian presso la sede legale del CISU]

UFO inseguito dai caccia militari nel Canavese?

Nel giro di tre giorni è passato da notizia locale a questione di stato l’avvistamento di una luce nei cieli del Canavese.

I fatti: la sera di mercoledì 6 giugno, poco prima delle ore 23, decine di residenti nei comuni di Corio, Rocca e Levone (in provincia di Torino) sono stati allarmati da un forte e lungo boato che ha fatto tremare i vetri e pensare che un aereo stesse per cadere sulle case. Molti, usciti di casa o già all’aperto, hanno osservato e poi descritto il passaggio a bassa quota di due aerei militari, che secondo alcuni dei testimoni sembravano inseguire una luce bianca che si muoveva in cielo.

Come ormai è frequente, le testimonianze si sono riversate sui social network a partire dalla mattina seguente, e per i primi giorni sono state riprese solo dai giornali locali (Sentinella del Canavese, Torino Cronaca Qui), mentre ENAV ed Aeronautica Militare smentivano la presenza di aerei a bassa quota in quella valle a quell’ora.

La deposizione ai Carabinieri di uno dei testimoni e l’intenzione annunciata da due politici eletti in Piemonte di voler presentare un’interrogazione in Parlamento hanno però rilanciato la notizia a livello nazionale, con un comunicato dell’ANSA domenica sera, ripreso da molti giornali e mass media il giorno successivo.

Nel frattempo, il Centro Italiano Studi Ufologici aveva aperto un’inchiesta, lanciando un appello ai testimoni, e ha finora rintracciato e preso contatto con una dozzina di testimoni che, oltre al boato e agli aerei, hanno osservato l’oggetto luminoso in cielo.

Le indagini sono ancora in corso ed è ancora presto per raggiungere conclusioni circa il fenomeno osservato e la dinamica degli eventi, fino a che non sarà completata la raccolta dei dati, incrociando le testimonianze e i rilievi sul posto.

Il CISU è interessato a qualsiasi testimonianze di oggetti o fenomeni aerei insoliti, e invita come sempre i testimoni a raccontare le loro esperienze, garantendo la massima riservatezza e il rispetto della privacy.

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In alto: foto di un oggetto volante scattata a Corio Canavese (Pian Audi) il 29 agosto 1962

Argentina: sette anni di commissione ufficiale sugli UFO

Il 6 maggio scorso ha compiuto sette anni la Comisión de Estudios de Fenómenos Aeroespaciales (CEFAe) istituita nel 2011 in seno alla Fuerza Aerea Argentina (FAA) per il preciso scopo di “organizzare, coordinare e svolgere in forma metodica l’indagine delle possibili cause degli avvistamenti di oggetti non identificati nello spazio aereo nazionale, che siano stati espressamente denunciati, pubblicando il risultato di quei casi sui quali si sia arrivati ad una conclusione certa e precisa”.

La nascita del CEFAe fu a suo tempo salutata con entusiasmo dagli stessi ufologi, in Argentina e all’estero, in quanto fra i collaboratori erano stati ammessi anche studiosi appartenenti al mondo dell’associazionismo, che si sentirono così “ufficializzati”.

 

 

In realtà, nei primi quattro anni della sua esistenza la commissione non svolse quasi nessuna attività. Il cambiamento di rotta ci fu nel gennaio 2015, quando a dirigere il CEFAe fu chiamato il colonnello Rubén Lianza, un ufficiale pilota in congedo, laureato in ingegneria aerospaziale, già responsabile dell’ufficio stampa dell’Aeronautica.

A partire da quel momento, la Comisión de Estudios de Fenómenos Aeroespaciales ha cominciato a pubblicare un rapporto annuale che presenta i casi ricevuti e il risultato delle indagini eseguite. Deve trattarsi di segnalazioni pervenute direttamente dai testimoni, a condizione che abbiano riempito un questionario dettagliato e il caso sia corroborato da qualche elemento di prova oggettiva analizzabile come foto, filmati o tracce. Nel 2015 il rapporto comprendeva 10 casi, nel successivo anno 2016 i casi ricevuti (e tutti spiegati “con cause di origine conosciuta”) erano diventati 40 [ne abbiamo già parlato qui]. Per l’anno 2017, il CEFAe ha dettagliato 19 indagini, tutte coronate da una spiegazione.

 

Il malumore degli appassionati argentini si è quindi fatto palpabile e – come è avvenuto tutte le volte che un governo ha accolto le annose richieste di rilasciare al pubblico i dati raccolti sugli UFO senza però che emergesse quel che in molti speravano di trovarci – il CEFAe è stato accusato di essere un semplice paravento che nasconde o che neppure riceve i casi “scottanti”. Accuse acutizzate dal fatto che il 29 novembre 2016 con una disposizione dello Stato Maggiore Generale dell’Aeronautica rivolta alla Commissione è stato ordinato di includerne fra i membri e consulenti solo “persone con profili professionali e con titoli universitari, tecnici o scientifici, con o senza legami con l’Aeronautica militare”, con conseguente estromissione degli ufologi argentini che si erano fatti vanto del loro ruolo “ufficiale”.

 

In realtà, l’attività e l’attivismo della commissione sono dovuti all’impegno personale di Rubén Lianza che, cosa nota a pochi, già da molti anni era interessato all’argomento, tanto da aver partecipato negli anni ’80 ad attività ufologiche e perfino a indagini “sul campo” (Nella foto qui accanto si riconosce Rubén Lianza insieme all’ex ufologo italo-argentino Alejandro Agostinelli nel corso dell’indagine sul famoso caso della traccia sul Monte Pajarillo, nel febbraio 1986).

E se si scorre la lista aggiornata dei consulenti esterni vi si trovano ancora  nomi di ufologi di provata reputazione e serietà (i francesi François Louange e Antoine Cousyn, lo spagnolo Vicente-Juan Ballester Olmos, l’uruguayano Milton Hourcade). Nessuno di loro però è argentino.

 

Non sembra quindi un caso che questo weekend (2-3 giugno) si tenga a Victoria (nello stato argentino di Entre Rios) un congresso internazionale centrato proprio su “La investigacion oficial en Latinoamerica”, organizzato dalla CEFORA (Comision de Estudio del Fenomeno Ovni de la Republica Argentina, un’associazione creata nel 2009 per richiedere al governo argentino di aprire i suoi archivi ufologici come altri paesi sudamericani hanno già fatto): al congresso è stata annunciata la partecipazione di esponenti delle varie commissioni militari sugli UFO di Cile, Perù e Uruguay, ma nessuno dal CEFAe, a conferma che tutto il mondo è paese e… nessuno è profeta in patria!

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Nella fotografia di apertura, in alto: il direttore del CEFAe, Rubén Lianza (foto Alejandro Agostinelli).

La scomparsa di Francine Fouéré, decana dell’ufologia francese

Il 26 maggio è morta a Parigi la decana dell’ufologia francese, Francine Fouéré. Aveva da poco compiuto 91 anni.

Insegnante di liceo, interessata all’ufologia fin dal 1954, insieme al marito Réné Fouéré nel 1962 aveva fondato il Groupement d’Etude de Phénomènes Aériens (in sigla GEPA) associazione di tecnici, scienziati, militari che per 15 anni rappresentò in Francia il principale tentativo di fare dell’ufologia uno studio scientifico, nettamente separato dal sensazionalismo sui “dischi volanti”. Per il loro totale coinvolgimento  di coppia nell’associazionismo ufologico, erano considerati “i coniugi Lorenzen francesi“.

 

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Anche dopo la morte del marito, nel 1990, Francine era rimasta attivamente impegnata negli studi sull’argomento, partecipando a riunioni e conferenze,  curando nel 2008 la ripubblicazione in cinque volumi della collezione completa (e integrata da vari articoli inediti) della rivista del GEPA, “Phénomènes spatiaux”.

 

 

Nel 1982 avevamo avuto occasione di incontrarla nella sede del GEPA a Parigi, e nel 2005 abbiamo avuto la sorpresa di ritrovarla al congresso di Chalons-en-Champagne, dove gestiva uno stand con le vecchie pubblicazioni della sua associazione [foto SPICA].

Una sua intervista autobiografica è stata raccolta da Gilles Thomas e può essere ascoltata qui.

 

[Comunicazione di Pierre Lagrange]

Gran Bretagna: la scusa per chiudere l’ufficio UFO della Difesa

David Clarke è uno di quei rari ufologi che, invece di lamentarsi  della “congiura del silenzio”, hanno svolto un ruolo importante nella de-secretazione dei documenti ufologici dagli archivi militari.

Ufologo e giornalista, poi docente di giornalismo alla Sheffield University, proprio in virtù delle sue competenze è stato consulente del Ministero della difesa britannico (Ministry of Defence, MoD) nel processo di declassificazione che tra il 2008 e il 2013 ha portato al deposito di 210 dossier UFO (oltre 52.000 pagine) presso i National Archives, accessibili al pubblico.

Proprio Clarke – che fu ospite del CISU al congresso internazionale di Saint Vincent nel 2007  e raccontò la vicenda nel suo intervento – l’anno precedente aveva scoperto ed aveva ottenuto il rilascio  di un rapporto segreto frutto di uno studio commissionato nel 1996 dal MoD  sul database della casistica raccolta. Lo studio, denominato “Project Condign” e durato quattro anni,  si era concluso con la redazione di un rapporto in tre volumi (intitolato “Fenomeni Aerei Non-identificati nella regione della difesa aerea del Regno Unito”) a cura di un ex-ufficiale dell’intelligence, lui stesso testimone di un avvistamento negli anni ’50, quando era un pilota della RAF.

E proprio quel rapporto aveva fornito ai servizi segreti militari inglesi la scusa per chiudere alla fine del 2000 il loro “ufficio UFO” (all’interno del Defence Intelligence 55, in sigla DI55) che dal 1967 aveva raccolto ed analizzato le segnalazioni di avvistamento nel Regno Unito. Peraltro questa cessazione era avvenuta all’insaputa del pubblico, che neppure conosceva l’esistenza dell’ufficio, visto che le pubbliche relazioni  sugli UFO da parte del MoD erano gestite  da un altro ente (il Secretariat Air Staff 2, in sigla AS2), che le ha poi proseguite fino al 2009.

Sempre Clarke aveva avuto nel 2013 la promessa scritta dal ministero che i pochi files non ancora resi pubblici sarebbero stati rilasciati a breve. Le sue reiterate richieste però avevano prodotto solo scuse e rinvii, tanto che lo studioso aveva cominciato a pensare che fra quei documenti ci fosse qualcosa che il MoD tentava di non far conoscere.

Dopo quasi cinque anni, nel gennaio scorso Clarke ha infine ricevuto gli ultimi cinque faldoni per un totale di oltre 2.500 pagine, declassificate da “segreto” e in parte censurate per eliminare ogni riferimento a dati personali. L’analisi dettagliata dei documenti non è ancora terminata, ma sono già saltate fuori cose interessanti per la miglior comprensione della storia dell’ufologia ufficiale in Gran Bretagna.

Fra le carte, un memorandum del 16 aprile 1998, quando il “Progetto Condign” era ancora in corso. Ecco cosa scriveva lo stesso ufficiale incaricato:

La frase potrebbe causare un certo imbarazzo se in futuro fosse scoperto che il DI55 ha condotto una qualche ricerca. Mi riferisco in particolare a quella che sarà la raccomandazione che mi aspetto, cioè che il DI55 non dovrebbe più essere coinvolto nel monitoraggio degli UAP. Ipotizzando che la mia raccomandazione venga accolta, quando gli ufologi lo verranno a sapere qualcuno dovrà spiegare il perché […]

 

Da altri documenti ora declassificati si deduce che già da qualche tempo i responsabili dell’AS2 cercavano di liberarsi dal fastidio  degli UFO, ma che le loro controparti del DI55 facevano orecchie da mercante sul punto  perché temevano che l’opinione pubblica e gli ufologi reagissero alla chiusura dell’”UFO Desk” accusando il MoD di non aver studiato i dati in modo adeguato prima di giungere a una simile conclusione.

Il “Rapporto Condign” era quindi servito proprio a questo scopo: motivare una decisione già presa, ossia arrivare dapprima alla chiusura del back office e poi, dopo la declassificazione del rapporto stesso, alla chiusura anche del front office che il Ministero della difesa inglese aveva tenuto aperto per tanto anni.

La storia completa dell’ultimo rilascio di documenti militari britannici con i commenti di Clarke sarà pubblicata in un suo articolo esclusivo per il prossimo numero della rivista “UFO” del Centro Italiano Studi Ufologici.

[c] David Clarke  e per l’Italia Centro Italiano Studi Ufologici

 

 

1978: la grande ondata 40 anni dopo

In questo 2018 cade il quarantennale della grande ondata di avvistamenti UFO in Italia del 1978, l’anno con più segnalazioni e casi raccolti in tutto il XX secolo.

Già vent’anni fa il Centro Italiano Studi Ufologici dedicò il proprio 13° convegno nazionale al riesame di quell’annata straordinaria, con analisi e confronti della scena internazionale.

A 40 anni dai fatti, il CISU ha lanciato pochi mesi fa un nuovo “Progetto ’78”, basato sull’imponente archivio del centro ed articolato in due diverse sezioni, i cui primi risultati sono in arrivo in questi giorni.

Una prima parte del progetto consiste nella digitalizzazione e indicizzazione integrale delle fonti di stampa dell’epoca. L’ondata del 1978 infatti fu anche e soprattutto un’ondata mediatica, che travolse i giornali e gli altri mass media a livello nazionale e in modo assai pervasivo, con un’intensità inedita in passato (e in futuro), come risulta anche solo dai riepiloghi annuali delle notizie raccolte nell’Archivio Stampa del CISU: mai prima di quel momento (*) erano stati raccolti più di duemila ritagli stampa in un solo anno, come avvenne invece nel ’78, e mai più è capitato negli anni successivi. L’ufomania sui giornali italiani venne rilevata già all’epoca, quando si parlò di “psicosi da UFO”.

Tutto il pubblicato raccolto è da tempo ordinato ed allestito in formato cartaceo presso la sede del CISU, dove occupa sette scatole d’archivio per i ritagli (in massima parte originali) tratti da quotidiani e periodici locali d’informazione, più un ottavo dossier contenente gli estratti dalle riviste illustrate (che sull’argomento UFO pubblicarono ampi servizi). Nell’ultimo mese, alcuni soci del centro hanno lavorato alla scansione integrale di questo materiale, completandone la scorsa settimana la parte principale: 2.400 articoli da quotidiani, cui si aggiungeranno nei prossimi giorni quelli dei periodici illustrati. In parallelo a questo lavoro, altri volontari stanno procedendo a “rinominare” i singoli file così che indichino direttamente la testata giornalistica e la data di pubblicazione, per consentirne un’indicizzazione automatica e un più facile recupero.

 

Entro la fine di maggio prenderà il via la seconda parte del progetto, relativa invece alla casistica. Il catalogo nazionale degli avvistamenti UFO italiani comprende attualmente 1.800 segnalazioni per il 1978, ad ognuna delle quali corrisponde un fascicolo d’archivio contenente le fonti documentarie ad essa relative. Negli anni scorsi presso gli archivi del CISU è stato fatto un lavoro certosino di controllo incrociato tra i dossier già esistenti e le fonti successivamente raccolte o a suo tempo non repertoriate, con la conseguente riproduzione e dossierazione di alcune centinaia di “nuovi” casi. Al termine di questo lavoro si passerà ora all’indicizzazione di questi nuovi casi, inserendone le coordinate (data, ora, località, tipologia) nel database generale. Questa seconda fase del progetto dovrebbe terminare prima dell’estate.

Un modo non teorico ma concreto di commemorare il 40° anniversario della più grande ondata di tutti i tempi nel nostro paese.

 

(*) con l’incredibile eccezione del 1954:  più di 4.000 articoli, recuperati però solo in anni recenti attraverso la ricerca sistematica e mirata dell’Operazione Origini.