Passaporto per Magonia

Dopo 52 anni esce in traduzione italiana un classico dell’ufologia: “Passaporto per Magonia”, di Jacques Vallée.

Lo pubblica la Venexia Editrice, che in passato aveva già tradotto altri quattro libri di Vallée e, più di recente, un altro classico come “L’esperienza UFO” di Joseph Allen Hynek.

Uscito negli Stati Uniti nel 1969, “Passport to Magonia – From Folklore to Flying Saucers” marcò un punto di svolta nell’ufologia, costituendo il lancio dell’ipotesi parafisica, secondo la quale gli UFO non erano velivoli di provenienza extraterrestre, ma la manifestazione (adattata al XX secolo) di un’intelligenza non umana, da sempre presente sul nostro pianeta in qualche sorta di realtà parallela, con incursioni e interferenze che si sarebbero manifestate in apparizioni religiose o incontri con esseri soprannaturali nel corso di tutta la storia umana. Punto di svolta ancor più clamoroso in quanto firmato da colui che negli anni precedenti era emerso come capofila dell’ufologia di orientamento scientifico: un astronomo francese emigrato negli USA e poi divenuto un informatico di primo piano.

Quel libro segnava al tempo stesso una svolta anche per il focus centrato su un sottoinsieme ben preciso degli avvistamenti UFO: gli atterraggi e quelli che solo più tardi vennero chiamati “incontri ravvicinati”. Fu proprio Vallée a sostenere che quella categoria di osservazioni costituiva il nocciolo duro del fenomeno, e pubblicarne in appendice a quel volume il primo catalogo mondiale (intitolato “Un secolo di atterraggi”), dando il via a un ampio filone di studi e cataloghi che ha costituito una parte essenziale dell’ufologia successiva, fino ad oggi.

A differenza di quasi tutte le edizioni successive alla prima (che l’avevano eliminata), questa traduzione italiana contiene anche quel lungo e famoso catalogo di 923 atterraggi, che occupa 170 delle 380 pagine che costituiscono il volume, cosa che da sola ne varrebbe il prezzo.

Come già per i precedenti titoli ufologici tradotti da Venexia, si tratta di un’iniziativa editoriale meritoria perché ripropone al pubblico italiano un testo seminale che, pur se datato, offre agli attuali appassionati dell’argomento  spunti di riflessione non banali e di potenziale utilità, tanto più che la maggior parte di loro si trova in una situazione non troppo diversa da quella in cui si trovava l’ufologia extraterrestrialista alla fine degli anni ’60.

Il limite dell’operazione sta nell’aver ripubblicato il libro senza una prefazione che lo contestualizzasse e senza una postfazione che lo aggiornasse spiegando quali sviluppi aveva prodotto dopo la sua pubblicazione. Ci sarebbe stato molto da dire, e la pubblicazione avrebbe avuto una terza ragione di preziosità.

 

Un anno di CISU in videochat

Un anno fa, il mese di marzo del 2020 ha segnato l’inizio del lockdown che per un paio di mesi ha chiuso tutta Italia in casa per l’emergenza pandemica da Covid-19.

Un effetto di tale quarantena forzata è stata la diffusione a tutti i livelli dei collegamenti audiovisivi su piattaforme telematiche. L’ufologia non ha fatto eccezione e fin dalle prime settimane il Centro Italiano Studi Ufologici è stato all’avanguardia nell’utilizzo di incontri regolari in video chat fra i suoi soci, talvolta estesi anche ad altri studiosi e appassionati, fino a tenere in modalità “da remoto” il convegno nazionale e l’assemblea degli iscritti.

Il primo incontro sulla piattaforma Zoom Meeting si è tenuto il 23 marzo, sostituendo la riunione settimanale del gruppo torinese presso la sede del CISU con un una call conference alla quale hanno partecipato una ventina di soci da tutta Italia. L’appuntamento è diventato quindi regolare ogni lunedì sera fino al 18 maggio quando, in occasione dell’atteso passaggio alla “fase due”, il collegamento è stato ospitato a sorpresa dai locali della sede.

Nel frattempo, oltre al consueto incontro di aggiornamento su novità e attività, si era già organizzata una doppia serata di presentazione del nuovo libro di Maurizio Verga sul “1947: quando gli UFO arrivarono da Marte”, alla quale hanno partecipato alcuni ospiti esterni alla nostra associazione.

Dalla seconda metà di maggio, la frequenza dei meeting in remoto si è fatta quindicinale, alternando riunioni di lavoro fra  i soci attivi con incontri strutturati su temi specifici.

L’occasione di confrontarsi anche con studiosi non del CISU si è ripetuta la sera del 24 giugno (ricorrenza ufologica per eccellenza), con un incontro a tema sui casi di avvistamento più interessanti dell’ultimo biennio, scelti dagli archivi del CISU e del CUN (con la partecipazione di Franco Mari).

Il 22 luglio si è svolto invece un incontro di presentazione dedicato ai nuovi iscritti del Centro, mentre il 5 ottobre è andata in onda dalla sede torinese una vera e propria conferenza della psichiatra Emanuela De Vincenzo, che ha presentato la sua indagine su un complesso caso di abduction, con ampia discussione successiva.

Sempre tramite la piattaforma Zoom Meeting (alla quale il CISU ha intanto sottoscritto un abbonamento completo di varie funzioni), il 29 ottobre si è tenuta l’annuale assemblea degli aderenti per l’approvazione del bilancio e il 5 dicembre l’intero pomeriggio del sabato ha ospitato il 25° convegno nazionale di ufologia, sul tema “Extraterrestri: incontrati, attesi, immaginati”, con interventi di vari relatori e discussione fra i partecipanti.

Nel corso del 2020 sono stati complessivamente 21 gli incontri organizzati dal CISU in videochat (in gran parte registrati per l’archivio), con oltre 510 presenze complessive, da parte di quasi 100 fra soci, collaboratori ed ospiti esterni. Ai primi del 2021 l’esperimento è stato esteso a livello europeo, coinvolgendo il collettivo EuroUfo.net

Fin dal primo momento, sono risultati evidenti il successo e l’utilità di questa modalità di incontro,  collegamento, condivisione e coordinamento, che proseguirà quindi in futuro.

 

Implicazioni strategiche dei fenomeni UFO: uno studio pubblicato in Israele

Il Centro di Studi Strategici Begin-Sadat dell’Università Bar-Ilan in Israele ha pubblicato oggi (30 novembre) uno studio di 58 pagine intitolato “The Pentagon’s UAP Task Force” (La task force del Pentagono sui fenomeni aerei non identificati).

L’autore è Franc Milburn, un ex ufficiale dell’intelligence britannica, ora analista e consulente su problemi di geopolitica e sicurezza, collaboratore del BESA Center che pubblica questo articolo in una collana di studi su sicurezza e politica in Medio-Oriente.

Milburn prende spunto dalla recente istituzione da parte del Pentagono (il ministero della difesa americano) di un nuovo gruppo di lavoro sugli UFO (ribattezzati Unidentified Aerial Phenomena, in sigla UAP), inquadrandola in uno schema interpretativo di analisi strategica e ponendosi varie domande non banali: “Perché i corsi universitari di strategia, sicurezza nazionale e storia moderna internazionale non trattano gli UAP quando le principali potenze se ne sono occupate per decenni?” O ancora: perché l’ente preposto a questo nuovo studio non è l’Aeronautica Militare (USA) ma l’Office of Naval Intelligence (i servizi segreti della Marina)?

L’autore esamina la relazione della Commissione ristretta sull’intelligence del Senato americano, che il 17 giugno scorso ha approvato lo stanziamento di fondi nel bilancio del 2021 per coordinare la raccolta di dati su fenomeni che possano essere collegati a potenze straniere ostili e costituire minacce alla sicurezza americana.

Milburn riprende alcune delle tematiche e delle argomentazioni diffuse da Luis Elizondo, John Alexander, Eric Davis, Chris Mellon, Jack Sarfatti e altri studiosi, più o meno collegati alla TTSA (To the Stars Academy of Arts & Science, diretta da Tom De Longe), nell’intensa campagna di informazione promossa negli ultimi anni: i “cinque osservabili” del fenomeno, i materiali derivanti da presunti schianti (crash) al suolo, l’aspetto degli UFO come minaccia, l’incontro aereo col cosiddetto “tic-tac” nel 2004, il rapporto su quel caso da parte della SCU (Coalizione Scientifica per Ufologia), il precedente studio dei servizi militari di intelligence britannici declassificato nel 2000, i presunti documenti sovietici del “Thread 3”.

Milburn cita un’affermazione di Mellon (ex vice-segretario aggiunto alla difesa americana, ora consulente di TTSA): “Questi non sono veicoli americani, russi o cinesi”. Ma in un’ottica di analisi strategica e geopolitica, pur lasciando aperta la porta se “possiamo definirla tecnologia esotica americana, struttura nemiche quasi pari alle nostre, o qualcosa di completamente diverso”, proprio sui quasi-competitori degli USA conclude che, nel loro intento di sottrarre agli USA qualsiasi tecnologia avanzata, “i cinesi seguiranno il lavoro di Davis e dell’UAPTF, apparentemente hanno già avvicinato Jack Sarfatti, e il DI55 britannico aveva notato il loro interesse per gli UAP già vent’anni fa”.

La conclusione è per certi versi sorprendente: partendo da un’affermazione condivisa da Davis, Mellon e Alexander, secondo i quali esiste un certo grado di resistenza contro l’argomento da parte di alcuni vertici militari e politici perché condizionati da un’educazione religiosa fondamentalista che vede gli UFO come manifestazioni sataniche, la chiusura strategico-geopolitica è: “Sarebbe tragicomico se scoprissimo che alcuni di questi oggetti erano russi o cinesi e noi non li avevamo indagati perché qualcuno pensava che fossero demoni”.

Secondo l’ufologo australiano Keith Basterfield, che è stato il primo a segnalare la pubblicazione del paper di Milburn sul suo blog UFO – Scientific Research, “nell’insieme è un articolo importante, che riassume una varietà di sotto-argomenti nello studio degli UAP, specialmente se si fa caso a dove è stato pubblicato e a chi ci si aspetta che siano i suoi lettori. Dobbiamo congratularci con Milburn per aver scritto questo testo e dobbiamo ringraziare il BESA Center per averlo pubblicato”.

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Ha collaborato Sveva Stallone

Roberto Farabone, presidente onorario

Il  20 ottobre scorso il consiglio direttivo del CISU ha nominato Roberto Farabone presidente onorario del Centro Italiano Studi Ufologici.

Nato a Bologna nel 1944, laureato in fisica, si è poi trasferito a Milano, dove ha svolto l’intera carriera lavorativa come informatico in una multinazionale, scrivendo vari libri e manuali tecnici.

Interessato agli UFO dalla metà degli anni ’60, entrò a far parte del CUN per poi assumere un ruolo di primo piano nel CNIFAA (Comitato nazionale indipendente per lo studio dei fenomeni aerei anomali) e diventare nel 1976 direttore della rivista UPIAR (UFO Phenomena International Annual Review), primo esempio di pubblicazione di tipo scientifico sull’argomento.

Nel 1979 fu tra i promotori della lettera di richiesta, firmata da oltre 30 scienziati e universitari, per chiedere al Ministero della difesa l’accesso ai dati ufologici raccolti dai militari italiani. Lo stesso anno venne nominato coordinatore del comitato scientifico del Centro Ufologico Nazionale, per poi far parte del comitato redazionale dell’organo interno Quaderni Ufo.

Nel 1982 fu coordinatore dell’International Upiar Colloquium on Human Sciences and UFO Phenomena, tenutosi a Salisburgo, curando poi la pubblicazione degli atti.

Alla costituzione della Cooperativa Iniziative e Studi UPIAR ne assunse il ruolo di presidente e poi di consigliere fino al 2005.

Socio fondatore del CISU,   ha ricoperto la carica di presidente dal 1988 al 1996.

Nella sua lunga attività ufologica ha effettuato indagini, tenuto conferenze, partecipato a convegni e scritto decine di articoli pubblicati fra l’altro su Notiziario Ufo, Ufologia e Ufo Forum.

Ritiratosi dall’ufologia attiva, ha donato il suo archivio e la sua biblioteca ufologica al Centro Italiano Studi Ufologici.

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Nella foto in evidenza: Roberto Farabone al 4° convegno nazionale di ufologia (Bologna, 13/10/1990)
Nella foto in basso: Farabone con Renzo Cabassi e Alessandro Meluzzi al Congresso internazionale del CISU (Torino, 20/06/1987)

 

Iscriversi al CISU

Il Centro Italiano Studi Ufologici ha lanciato la consueta campagna iscrizioni per il 2020, 35° anno di attività. займ 10000 рублей срочно
Il CISU è infatti un’associazione culturale, basata sul volontariato dei propri iscritti. Chiunque sia interessato ad un approccio razionale e scientifico al problema UFO può contribuire.
Esistono vari ambiti nei quali ciascun iscritto può partecipare, più o meno attivamente, a seconda delle proprie inclinazioni e disponibilità: indagini su segnalazioni di avvistamento locali, ricerche d’archivio, aree specifiche di approfondimento e studio, di solito in coordinamento con i responsabili locali dell’associazione.
Esistono gruppi di lavoro e diverse mailing list di collegamento fra gli iscritti interessati o attivi su tematiche specifiche. I principali progetti di catalogazione e ricerca in corso sono indicati qui
Dal 1986, il CISU organizza annualmente un convegno, che a volte è aperto al pubblico ed a volte riservato agli iscritti (l’ultimo si è tenuto a Bologna il 23 novembre 2019, l’elenco dei precedenti è consultabile qui).
Da 34 anni il Centro Italiano Studi Ufologici pubblica una rivista (attualmente semestrale) che, senza lasciare spazio al sensazionalismo, offre una panoramica ragionata dello studio ufologico in Italia e nel mondo, ed è affiancata da una collana di monografie (Documenti UFO) e dai libri tecnici pubblicati dalle Edizioni UPIAR. Agli iscritti è inoltre riservata la circolare “Notizie CISU” che riporta le attività in corso da parte dei soci e dei collaboratori.
Gli iscritti al CISU hanno poi diritto ad uno sconto del 15%-20% sull’acquisto di tutti i libri pubblicati o distribuiti sul sito UPIAR Store.
Lo statuto e il regolamento del Centro Italiano Studi Ufologici sono consultabili qui e qui.
Il Manuale di metodologia d’indagine ufologica è scaricabile qui.
Il codice etico del CISU è pubblicato qui.
Per fare domanda di iscrizione basta scaricare e compilare questo modulo, e restituircelo a mezzo e-mail (cisu@ufo.it), fax (011545033) o posta ordinaria (CISU, casella postale 82, 10100 Torino).
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Convegni nazionali del CISU

0) 29/06/1986 Bologna – Attività di archiviazione e catalogazione della casistica italiana
1) 29/11/1986 Roma – Gli incontri ravvicinati del terzo tipo e il loro ruolo nello studio del fenomeno UFO
2) 20/06/1987 Torino – Quarant’anni di UFO: per un approccio scientifico del fenomeno
3) 24/06/1989 Bologna – Lo stato attuale della ricerca ufologica: attività in corso e progetti di studio
4) 13/10/1990 Bologna – L’ufologia degli anni ’80: bilancio e prospettive
5) 23/11/1991 Roma – 90 anni di avvistamenti UFO in Italia
6) 28/11/1992 Bologna – La casistica ufologica: avvistamenti, indagini e analisi
7) 27/11/1993 Bologna – L’indagine ufologica
8) 05/11/1994 Bologna – UFO e ufologia oggi: riflessioni epistemologiche
9) 18/11/1995 Roma – Dieci anni di CISU
10) 04/05/1996 Treviso – UFO: la presenza di un fenomeno – Verso una divulgazione corretta e scientifica
11) 20/11/1996 Roma – Quale ufologia ufficiale?
12) 22/11/1997 Bologna – L’ufologia come attività di ricerca: i progetti di catalogo e di studio in seno al CISU
13) 30/05/1998 Firenze – Il fenomeno ’78 vent’anni dopo
14) 30/05/1999 Firenze – Quale ufologia per il 2000?
15) 29/04/2000 Arezzo – L’indagine sugli avvistamenti UFO
16) 13/10/2001 San Giovanni in Persiceto – Fenomeni luminosi in atmosfera e ufologia strumentale: nuove strade per la ricerca?
17) 23/11/2002 Firenze – CISU 2002: progetti, indagini ed attività in corso
18) 28/09/2003 Viterbo – Su cose che si vedono in cielo: lo studio dei fenomeni UFO
19) 02/10/2004 Bologna – Pensare il non identificato
20) 28/05/2005 Rimini – Ondate, flap, casi sporadici: a quali regole obbedisce il fenomeno UFO?
21) 07/10/2006 Firenze – Ufologia di oggi e di domani: nuovi e vecchi approcci alla ricerca a confronto
22) 23/06/2007 Saint Vincent – 1947-2007: Sessant’anni di UFO
23) 25/10/2008 Firenze – Lo stato attuale della ricerca ufologica in Italia e nel mondo
24) 14/11/2009 Bologna – I nuovi UFO del terzo millennio
25) 13/11/2010 Terni – UFO: uno sguardo diverso
26) 12/11/2011 Torino – 150 anni di UFO in Italia
27) 10/11/2012 Firenze – Se potessi avere 100.000 euro: idee e progetti in cerca di finanziatori
28) 23/11/2013 Milano – Il CISU sul ring
29) 22/11/2014 Bologna – Dopo il CAIPAN 2014
30) 21/11/2015 Torino – Pagine di ufologia
31) 05/11/2016 Bologna – Fare storia con gli UFO
32) 07/10/2017 Torino – 1947-2007: Sessant’anni di UFO
33) 11/11/2018 Bologna – L’ondata del 1978 diventa storia: Documenti, riflessioni e ricerche a 40 anni dall’anno dei record
34) 23/11/2019 Bologna – Gli Ufo del Pentagono: Il caso del secolo o una nuova “grande illusione”?

Il MUFON compie 50 anni

Alla fine di maggio ha compiuto 50 anni il MUFON (Mutual UFO Network), la più grande organizzazione ufologica internazionale, con sede negli Stati Uniti. оформить потребительский кредит онлайн

Quello che inizialmente venne chiamato Midwest UFO Network fu infatti fondato il 31 maggio 1969, su iniziativa di Walt Andrus, dirigente della Motorola nell’Illinois, allo scopo di svecchiare e rendere dinamica l’attività di indagine rispetto alle altre associazioni nazionali statunitensi.

Nel giro di pochi anni, il MUFON si estese dagli stati del Midwest a tutti gli USA, cambiando così la denominazione ma mantenendo la sigla. Fra le sue caratteristiche: la rete diffusa di investigatori locali, una struttura decentrata su base statale e provinciale, un comitato scientifico composto da ricercatori universitari, l’organizzazione di un congresso annuale con sistematica pubblicazione degli atti (è in uscita il 50° volume), l’uscita regolare di una rivistina mensile (oltre 600 numeri), l’adozione di uno specifico manuale di metodologia (giunto alla quinta edizione).

Nell’arco di cinquant’anni sono cambiati i dirigenti, le caratteristiche strutturali, l’impostazione filosofica, ma il MUFON rimane la principale e più grande organizzazione ufologica americana, col maggior numero di iscritti, la più grande rete decentrata di inquirenti, il più grande archivio di indagini e testimonianze (100.000 casi on line) e la più intensa attività divulgativa, con delegazioni nazionali in decine di paesi esteri.

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Nella foto: Walt Andrus al congresso ufologico europeo del 1988

Aimé Michel, a 100 anni dalla nascita

Esattamente cento anni fa, il 12 maggio 1919, nel paesino di Saint-Vincent-les-Fort (sulle Alpi francesi) nasceva Aimé Michel, che per trent’anni è stato uno dei più influenti studiosi di ufologia.

Laureato in filosofia, giornalista radiotelevisivo e divulgatore scientifico, fin dal principio si interessò alle segnalazioni di “dischi volanti” e nel 1954 pubblicò un libro (“Lueurs sur les soucoupes volantes”, tradotto anche in Italia qualche mese dopo) destinato a fare scalpore perché fu il primo in Francia ad affrontare l’argomento con un taglio razionale e scientifico, poco prima che quel paese venisse travolto dalla grande ondata autunnale di avvistamenti e atterraggi, che lui stesso aveva previsto ipotizzando un ciclo biennale.

Quel diluvio di osservazioni, senza precedenti in Europa, costituì il nucleo del suo secondo libro (“Mystérieux Objects Célestes”, 1958), pubblicato contemporaneamente negli Stati Uniti e basato sulla scoperta (battezzata “ortotenia”) che gli avvistamenti sembravano disporsi lungo linee rette, che cambiavano nel corso dei giorni.

La possibilità di applicare un’analisi matematica all’insieme delle segnalazioni (con la conseguenza di stimolare la creazione del primo catalogo computerizzato), l’attenzione centrata sugli atterraggi e su quelli che molti anni dopo verranno chiamati “incontri ravvicinati”, il formarsi intorno a lui di una vasta rete internazionale di corrispondenti (il “collegio invisibile”) che comprendeva ricercatori universitari, tecnici,  intellettuali e militari privatamente ma attivamente interessati all’argomento: tutte queste furono le importanti conseguenze di quel libro, che rappresentò se non la nascita perlomeno il concepimento della corrente dell’”ufologia scientifica”.

Negli anni successivi Michel si concentrò sulle implicazioni e sulle contraddizioni dell’ipotesi extraterrestre, di cui fu sempre paladino e sostenitore, con elaborazioni concettuali sul “problema del non contatto”, sulla natura ingannevole del fenomeno (la cui analisi fa di noi l’equivalente del topo nel labirinto), fino ad arrivare nel 1980 alla conclusione di una trascendenza e inconoscibilità intrinseca delle sue cause e quindi al suo commiato dall’ufologia.

Oltre che agli UFO (sigla che non gli piaceva e che preferiva sostituire col francese MOC), Michel si interessò e scrisse su molti altri argomenti, dall’etologia al misticismo, dalla psicologia all’epistemologia, partecipando al movimento del “realismo fantastico” sulla rivista Planète. Un tentativo di raccoglierne tutta la bibliografia (e in particolare i numerosi articoli) da parte di un piccolo gruppo di appassionati (al quale il Centro Italiano Studi Ufologici ha collaborato con il materiale raccolto in un ricco dossier dell’Archivio CISU) è accessibile su un sito web appositamente dedicato ad Aimé Michel.

Un dettagliato profilo ufologico di Aimé Michel, pubblicato su UFO – Rivista di informazione ufologica in occasione della sua morte (avvenuta il 28 dicembre 1992) è scaricabile da qui.

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Foto in alto (in evidenza): © Yves Bosson / Agence Martienne


Nella foto in basso: Aimé Michel nel 1981 con lo scrittore e ufologo Bertrand Méheust.

100 anni dopo “Il libro dei dannati”

Esattamente 100 anni fa, nel 1919, veniva pubblicato “The Book of the Damned”, nel quale lo scrittore americano Charles Fort dava il via ad un filone di studi e pubblicazioni ancora vivo e vitale oggi, filone del quale la rivista “Clypeus” è stata  epigone nel nostro paese (dove “Il libro dei dannati” è stato tradotto solo nel 1973, con prefazione a firma di Gianni Settimo).

Strani fenomeni, eventi inspiegabili, esperienze anomale di tutti i tipi (“dannati” in quanto non accettati dalla scienza) costituivano la materia prima per le decine di migliaia di annotazioni che Fort ricavò da riviste scientifiche come da giornali non specializzati.

Materie come l’ufologia, l’archeologia spaziale, la criptozoologia hanno preso vita propria, mentre il più ampio ambito dei “fenomeni fortiani” continua a raccogliere notizie di varia natura che in comune hanno l’insolito e il misterioso (piogge di ghiaccio rane e pesci, combustione umana spontanea, oggetti fuori posto, ritrovamenti di oggetti anacronistici…).

C’è chi ne ha seguito le orme proseguendo ed ampliando il lavoro di raccolta, con libri, periodici e associazioni (nel nostro paese la Società Fortiana Italiana e il monumentale lavoro di catalogazione di eventi e luoghi insoliti curato da Umberto Cordier).

Nell’anniversario secolare esce un nuovo ed originale lavoro che ha richiesto anni di studio e di verifica delle fonti. Ne è promotore ed autore principale l’ufologo britannico Martin Shough, a cui si è affiancato (per questo primo volume dedicato ai fenomeni aerei) lo studioso belga Wim van Utrecht (entrambi membri del collettivo EuroUfo.net, entrambi autori di testi pubblicati in Italia dalle Edizioni Upiar).

“Redemption of the Damned” (Redenzione dei dannati) costituisce un’accurata “rivalutazione dopo cent’anni” dell’opera di Charles Fort, autore spesso citato, poco letto, ancor meno capito. Per la prima volta l’occhio e le competenze di studiosi contemporanei hanno recuperato le fonti originali di tutte le osservazioni anomale riportate da Fort nei campi dell’astronomia, della meteorologia e dell’ottica atmosferica, sottoponendole a un attento esame critico, correggendo errori, contestualizzando ogni caso, analizzando il tutto alla luce di conoscenze, metodi e risorse attuali, nel tentativo di trovare spiegazioni razionali, cosa risultata possibile in un gran numero di casi (con soluzioni che a volte possono scioccare il pubblico generico e sorprendere anche gli specialisti), mentre  alcuni eventi ben documentati rimangono inspiegabili.

Il volume conta 412 pagine in grande formato (con 250 illustrazioni), pubblicato negli USA da Anomalist Books con una prefazione di Bob Rickard (fondatore nel 1973 e a lungo direttore del mensile “Fortean Times”). Inutile aggiungere che non può mancare nella biblioteca personale di ogni studioso o appassionato di fenomeni aerei insoliti.

UFO nel 2018: risale il numero degli avvistamenti in Europa

Dopo quelli sulla raccolta del Centro Italiano Studi Ufologici, cominciano ad arrivare i primi dati sul numero degli avvistamenti UFO nel 2018 dagli altri paesi europei.

Da alcuni anni, infatti, già nel mese di gennaio le organizzazioni nazionali che fanno parte del network EuroUfo mettono in comune i totali annuali per avere un quadro comune a livello continentale.

Il primo a farsi avanti è stato Jean-Marc Wattecamps per il COBEPS (Comité belge d’étude des phénomènes spatiaux) con i dati relativi alle province francofone del Belgio (76 segnalazioni nel 2018), cui ha fatto eco Frederick Delaere (Belgisch UFO-meldpunt) per dare conto di 179 avvistamenti nelle province fiamminghe, con tanto di rapporto dettagliato già disponibile e scaricabile, che portano il totale nazionale a 255  (in forte aumento rispetto all’anno precedente, che aveva invece visto una consistente diminuzione).

Dalla Germania è intanto arrivato il numero delle segnalazioni raccolte dal CENAP (Centrales Erforschungs-Netz außergewöhnlicher Himmels-Phänomene): 326, come riportato da Hansjürgen Kohler, anche qui in netto aumento rispetto al 2017, ma non ancora tornate al livello degli anni precedenti.

Björn Borg riferisce invece di 132 avvistamenti raccolti in Finlandia dalla Suomen  Ufotutktijat (Finnish UFO Research Association), una via di mezzo tra i 107 dell’anno 2017 e i 188 del 2015.

Si tratta ovviamente di dati provvisori e parziali, ed è ancora presto per un quadro completo e dettagliato, di cui daremo conto come al solito nei prossimi mesi. Il riepilogo relativo al 2017 e agli anni precedenti è consultabile qui.