Gratis per voi un altro numero della collezione di “UFO – Rivista di Informazione Ufologica”

Il Centro Italiano Studi Ufologici sta mettendo progressivamente a disposizione del pubblico la collezione della sua principale pubblicazione periodica, ossia la rivista “UFO”, adesso nel suo trentunesimo anno di esistenza.

A pochi giorni dall’uscita del nuovo numero (per riceverlo e per avere quelli futuri abbiamo bisogno che ci sosteniate iscrivendovi come collaboratori) ecco intanto, gratis, un altro degli esemplari passati della nostra collezione, il numero 40.

Potete scaricarlo qui. Nelle sue pagine troverete ulteriori esempi del nostro lavoro e dei modi in cui operiamo.

Più che mai è adesso necessario disporre di una nuova generazione di appassionati di UFO che condividano la concezione del mondo alla quale ci ispiriamo nell’occuparci del fenomeno: quella della scienza.

Il Centro Italiano Studi Ufologici apre le porte a chi voglia intraprendere questa nuova avventura del pensiero e della ricerca. Ognuno può portare una propria competenza e qualche specifico interesse per questo o quell’aspetto del nostro studio.

Chiunque voglia imparare “come si fa ufologia” troverà nella nostra associazione un approdo sicuro e sperimentato.

Le “luci fantasma”: un fenomeno del quale si torna a parlare in Spagna

Il Centro Italiano Studi Ufologici dispone di un progetto di ricerca dedicato a quelli che molti studiosi chiamano Earth lights (“luci terrestri”), ossia quei presunti fenomeni luminosi di dimensioni limitate che si muoverebbero a poca distanza dal terreno e che in moltissimi casi si ripeterebbero per lunghi periodi di tempo in precise località del pianeta.

Testimonianze di questo tipo sono documentabili con chiarezza almeno da quattrocento anni in varie parti del mondo, sovente assimilate ai fuochi fatui  e al loro folklore.

Esiste una vastissima bibliografia sulla questione la cui raccolta ed analisi avviene a cura del Progetto Earth Lights.

Oggi ne parliamo perché proprio di recente la stampa locale spagnola ha manifestato interesse per uno di questi fenomeni luminosi ricorrenti, quello che fu menzionato più volte fra il 3 e il 28 marzo del 1897 dal quotidiano “El Anunciador Vitoriano” e che veniva osservato da varie località della provincia di Álava, nel nord della Spagna.

Le numerose fonti giornalistiche recuperate raccontano che in vari paesi della provincia, sino al capoluogo Vitoria, contadini e cittadini di ogni condizione uscivano di casa ogni sera per cercare di scorgere un globo luminoso rossastro dall’intensa luminosità che si aggirava all’altezza degli alberi illuminandoli della sua luce.

Secondo uno schema classico di questo tipo di testimonianze, sovente le fonti riferivano di un moto oscillante, dello spavento riportato da una testimone che dovette richiudere in modo precipitoso la finestra di casa quando il globo le parve avvicinarsi troppo, della rapida associazione fatta con la categoria tradizionale dei fuochi fatui e con storie di fantasmi.

Ci furono anche osservazioni di gruppo fatte da punti eminenti (da una torre, ad esempio) e tentativi di classificare gli aspetti che la luce misteriosa avrebbe assunto: un ellissoide, un tubo, un globo di dimensioni varianti da quelle di un arancio a un metro di diametro.

Buona parte delle fonti finora note in realtà erano disponibili sin dall’agosto 2015 sul blog dello studioso spagnolo Martín Armada Teixido. Rappresentano un esempio davvero significativo del modo in cui la stampa discuteva al tempo, e non solo in Spagna, il fenomeno delle luci fantasma.

 

In italiano un classico dell’ufologia Usa di genere occultistico

E’ appena arrivata nelle librerie la traduzione italiana di un altro classico dell’ufologia, un testo peraltro particolarissimo, opera di un personaggio originale e controverso: John Alva Keel (1930-2009), che fu uno degli esponenti di quella che negli anni ’70 del secolo scorso fu chiamata “ipotesi parafisica”.

“L’Ottava Torre” (The Eighth Tower, in originale), uscito nel 1975 negli Stati Uniti, è stato ora pubblicato dalla Venexia Editrice che negli ultimi anni ha  già tradotto alcuni libri dell’altro esponente storico del filone parafisico, Jacques Vallée.

Il volume è purtroppo privo di qualsiasi prefazione che aiuti a inquadrare il contesto storico e culturale nel quale prese forma, ma chi voglia approfondire può trovare qui l’ampia presentazione che all’opera di Keel il CISU dedicò qualche anno fa sulla propria rivista.

Keel era un giornalista interessato da sempre ai fenomeni insoliti, ma fu solo dal 1966 che maturò un interesse attivo – quasi spasmodico – per i fenomeni UFO. Conseguenza principale di un biennio di totale coinvolgimento in racconti ufologici di ogni tipo, dai più seri ai più improbabili di genere contattistico, fu un libro-fiume, Operation Trojan Horse che per la sua mole vide da noi solo una traduzione parziale, nel 1975 (“UFO: Operazione Cavallo di Troia”) , ad opera delle edizioni MEB.

Ne “L’Ottava Torre” Keel spingeva agli estremi la sua concezione unitaria e semi-paranoica dell’ufologia e del paranormale: l’umanità e l’intera realtà sarebbero una sorta di parco dei divertimenti di entità a noi completamente incomprensibili, non extraterrestri ma “aliene” nel senso più proprio del termine le cui manifestazioni erano – fra le altre – quelle ufologiche.

Oscillando fra un’idea cautamente evolutiva dello scopo di queste manifestazioni ed una assai più pessimista su di esse, il libro adesso tradotto arrivava a postulare in modo del tutto gratuito l’esistenza di una sorta di entità quasi-divina, il Superspettro, un’energia a noi ignota dalla quale originava da sempre questa fenomenologia a noi destinata.

Oltre che dagli ufologi tradizionalisti indispettiti dal fatto che negasse la
provenienza “spaziale” degli UFO, Keel è stato spesso attaccato dagli studiosi di ufologia di orientamento razionale per la totale indimostrabilità delle sue affermazioni, per le numerose approssimazioni e per gli errori fattuali contenuti nei suoi testi. Altri, guardando le cose da un altro punto di vista ne hanno considerato la scrittura un esempio caratteristico e nemmeno così disprezzabile delle tendenze letterarie proprie del post-moderno.

Circa il ruolo di Keel nella storia dell’ufologia italiana, sebbene le sue affermazioni appaiano lontanissime dagli orientamenti complessivi del Centro Italiano Studi Ufologici, va anche detto che alla fine degli anni ’70 le idee keeliane affascinarono alcuni fra i giovani che poi saranno tra i fondatori del CISU.

Keel spostava infatti l’attenzione degli studiosi dagli aspetti oggettivi – che riteneva una sorta di “superficie” delle manifestazioni UFO – alla soggettività e ai testimoni intesi come “percipienti”, ovvero non semplici testimoni ma persone dotate di caratteristiche e vite nei cui meandri bisognava scavare per capire perché mai gli UFO si manifestassero proprio a loro.  Per una curiosa eterogenesi dei fini, queste elucubrazioni condussero quei giovani già nei primi anni ’80 a rivolgere il loro interesse alle scienze umane e in particolare a quelle che si occupavano della percezione umana e dei processi cognitivi, e poi ad occuparsi delle dinamiche della testimonianza e della sua trasmissione, beninteso nell’alveo delle scienze “normali”.

Per quanto possa sembrare oggi curioso, fu anche in quel modo che sorse la generazione che nel 1985 diede vita al CISU e che si volse alla mentalità scientifica per occuparsi delle nostre questioni.

[Ha collaborato Edoardo Russo]

Avvistamenti recenti/ Niscemi (CL), 15 febbraio – Ossi (SS), 20 febbraio – Lanciano (CH), 2 settembre 2016

Agli avvistamenti di potenziale interesse giunti al CISU nelle ultime settimane dobbiamo aggiungerne uno dei pochi degni di nota resi pubblici dai media tradizionali. Un tempo padroni incontrastati  delle notizie sulle segnalazioni UFO, oggi svolgono nel nostro ambito un ruolo del tutto marginale. La qualità dell’informazione diffusa è – di solito – assai bassa.

Un’eccezione è costituita da quanto “La Sicilia” ha reso noto nella sua pagina “Caltanissetta e provincia” dell’edizione del 17 febbraio.

La sera di mercoledì 15 febbraio, verso le 21, a Niscemi (Caltanissetta), un uomo che poi si è rivolto alla redazione del quotidiano ma che ha chiesto di mantenere l’anonimato ha asserito di aver visto a circa quaranta metri dal suolo un corpo volante rotondo che emanava luci intense e di colori diversi, dapprima immobile sopra lo stadio comunale e poi ripartito a velocità “impressionante”.

Il testimone era alla guida della sua auto sul viale Europa quando guardando a destra, verso il campo sportivo, ha scorto l’oggetto fermo per una decina di secondi e poi scomparso a gran velocità. Nel complesso l’osservazione sarebbe durata una ventina di secondi.

Secondo “La Sicilia” altre persone della zona avrebbero visto verso la stessa ora una luce del cielo muoversi veloce come una meteora che però “procedeva verso l’alto”.

Un appello ai testimoni lanciato dal CISU via Twitter per ora non ha sortito effetti. Come sempre, si ricorda che la nostra associazione mette al primo posto la privacy delle persone.

Altri due casi di qualche rilievo sono invece pervenuti in modo diretto all’associazione.

Un testimone ha contattato per telefono l’ufologo Antonio Cuccu, coordinatore per la Sardegna del CISU raccontandogli che lo stesso giorno, cioè un po’ prima delle 00.40 del 20 febbraio, dal cortile della sua abitazione di Ossi (Sassari) aveva scorto a circa 50° di altezza sull’orizzonte, verso sud, un “pallone da rugby” di colore bianco, grande più della Luna Piena che in silenzio, lento e con assetto di volo orizzontale, spariva sempre nella porzione sud della volta celeste in non più di cinque secondi. Il corpo volante gli era apparso “basso” nel cielo, ma all’uomo non è stato possibile produrre una valutazione più precisa.

Infine, seppur con notevole ritardo, nei giorni scorsi è pervenuto al CISU il questionario d’avvistamento compilato online da un testimone il quale ha descritto con notevole precisione quando aveva visto il 2 settembre 2016, fra le 19.00 e le 19.30, a Lanciano (Chieti). 

Parcheggiando la sua automobile, l’uomo scorgeva un corpo volante a forma di cono, dotato di ali, che si muoveva silenzioso nel cielo sereno in senso verticale transitando lento proprio sopra il condominio nel quale abita (un palazzo di cinque piani).

Sceso dall’auto rapidamente per provare a fare una foto lo perse di vista perché nascosto da un gruppo di pini. Era di colore nero – ma il teste tiene a precisare che il cielo era ormai quasi buio. Secondo lui doveva essere lontano 300 metri ed avere un’altezza di 4 metri per due di larghezza, con le “ali” lunghe due metri. Lo poté seguire in tutto per dieci secondi. Per rappresentarlo ha tracciato il disegno che potete vedere qui.

Lanciano-(CH)-02.09.2016

Come sempre, si ricorda che la diffusione in questa sede di informazioni relative agli avvistamenti non comporta nessuna assunzione circa la natura dei fenomeni descritti.

Il saggio di Churchill sulle possibilità di vita extraterrestre: le letture adeguate

Negli ultimi giorni siti-spazzatura di ogni genere, in Italia e nel mondo, hanno avuto buon gioco nel sostenere che il grande politico inglese Winston Churchill (1874-1965) “credeva negli alieni” e che era stato “scoperto” un “clamoroso documento” che lo provava.

Poste in questi termini, si tratta di stupidaggini. La notizia tuttavia c’è davvero ed è anche molto interessante. Cerchiamo di inquadrarla nel modo corretto e assegnarle il valore che merita.

Il 15 febbraio, sul sito di Nature, l’astrofisico israelo-statunitense Mario Livio ha reso pubblica la novità: presso gli archivi del National Churchill Museum di Fulton, nel Missouri, il direttore aveva scoperto un dattiloscritto redatto nel 1939 dal futuro primo ministro inglese.

Intitolato Are We Alone in Space?, lungo undici pagine (lo vedete nella foto), dimostra soprattutto una cosa: la dimestichezza che Churchill aveva con la cosmologia dei primi decenni del secolo scorso, la fisica relativistica e il linguaggio della divulgazione scientifica (lui stesso fu popolarizzatore delle conoscenze scientifiche su vari periodici del suo Paese). Si tratta dunque di uno sguardo per niente visionario, o da sognatore privo di qualsiasi riferimento che non siano le più solide cognizioni disponibili al momento.

Lo scritto è adeguato alle discussioni correnti al tempo: probabilmente redatto per il periodico domenicale londinese “News of the World” non vide mai la luce, e solo da poco Mario Livio lo ha potuto esaminare con l’occhio dell’astrofisico e presentarlo su “Nature”.

In tutto ciò, Livio ritiene che Churchill fosse in grado di delimitare con cura le condizioni allora ritenute indispensabili per la formazione della vita organica. L’inglese non se la sentiva di escludere che ve ne fosse su Marte e su Venere, ma poi si spingeva anche a dibattere le possibilità offerte da eventuali pianeti extrasolari, che pure allora non erano stati individuati né tanto meno studiati.

Insomma, un entusiasta delle possibilità della scienza e delle tecniche, ma con uno sguardo concreto e per certi versi scettico.

Livio ritiene plausibile che la stesura di Are We Alone in Space? sia stata una conseguenza della trasmissione di Orson Welles e del celebre “panico” generato dalla finta radiocronaca dell’invasione marziana trasmessa il 30 ottobre 1938. Certo è che Churchill aveva letto scrittori d’anticipazione e di fantascienza – ma sempre ritenendoli nutrimento per la sua immaginazione scientifica.

Comunque, fu probabilmente l’insieme di questi interessi che nel 1952, spinse davvero Churchill a mostrare curiosità per il fenomeno dei dischi volanti.

Il 28 luglio di quell’anno, al culmine della colossale ondata di avvistamenti in corso sugli Stati Uniti e mentre si susseguivano le notizie circa sorvoli della stessa Washington con notizie contraddittorie su rilevazioni radar di segnali non identificati nei cieli della capitale americana, Churchill – che dall’autunno precedente era di nuovo primo ministro –  redasse una minuta indirizzata al segretario per l’Aeronautica, Lord Cherwell, chiedendogli di fargli sapere se “in tutta quella roba sui dischi volanti” ci fosse qualcosa di vero.

La risposta (scettica) giunse da Cherwell il 9 agosto: uno studio condotto dai servizi d’informazione l’anno prima aveva concluso che gli avvistamenti erano spiegabili in termini convenzionali.

 

 

 

Il pianeta Venere sta provocando un enorme numero di segnalazioni UFO negli Usa e altrove

Dall’autunno scorso l’intensissima luminosità del pianeta Venere, visibile in orari serali (oggi sabato 25 febbraio, per esempio, alle latitudini medie dell’Italia tramonta alle 20.59) sta generando un gran numero di avvistamenti di pseudo-UFO sia in Italia sia all’estero.

Dagli inizi di gennaio buona parte dei casi giunti al CISU relativi alla fascia oraria 17-21 sono dovuti a Venere, che in questi giorni si trova quasi perfettamente ad ovest, relativamente basso sull’orizzonte e di cui si osserva bene il tramonto con il disco biancastro che progressivamente pare arrossarsi man mano che scende verso il basso.

Gli ultimi casi plausibili concernono Chieti Scalo (14 febbraio, ore 20), Albizzate (VA) (15 febbraio, 19 circa) e  San Francesco al Campo (TO) (16 febbraio, ore 20 circa), ma altri episodi sono all’esame.

Il fenomeno, pur ben noto da sempre agli studiosi razionali di ufologia ci ha comunque sorpresi per le proporzioni che ha assunto in questa stagione invernale.

Avevamo appreso da colleghi di vari Paesi dell’emisfero settentrionale del globo che le cose stavano andando in modo simile anche da loro, ma ora negli Stati Uniti una delle associazioni di appassionati che dispongono di una hotline telefonica per raccogliere gli avvistamenti, il NUFORC, giovedì 23 febbraio si è vista costretta a pubblicare sulla sua home page un avviso di questo tenore:

Per favore, non segnalateci gli “avvistamenti” dovuti al pianeta Venere. La nostra hotline telefonica sta ricevendo circa duecento chiamate telefoniche a settimana riconducibili al pianeta Venere, e quelle telefonate ci stanno impegnando per la maggior parte del tempo.

Invitiamo il pubblico italiano a far circolare anche da noi questa informazione:

la fonte di luce vistosa che si osserva a lungo, in questa stagione, dal tramonto sino alle 21 circa in direzione ovest, piuttosto bassa sull’orizzonte e che lentamente scende verso il basso NON E’ UN UFO, ma il pianeta Venere in una sua fase d’intensissima luminosità.

Uno scienziato australiano silenziosamente interessato al fenomeno UFO: Michael J. Duggin (1937 – 2016)

Nel dicembre 2016 è scomparso uno scienziato australiano, il fisico Michael J. Duggin.

Nato in Inghilterra, Duggin ha lavorato in numerose istituzioni di ricerche che vanno dallo CSIRO (“Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation”), il maggiore organismo pubblico di ricerca scientifica dell’Australia, al Laboratorio di Ricerca dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti presso la Base aerea Kirtland, nel Nuovo Messico, dove è stato senior scientist del Direttorato veicoli spaziali.

Il percorso ufologico di Duggin è stato rievocato di recente in tutti i suoi dettagli dall’ufologo australiano Bill Chalker

Noi ci limitiamo ad una sintesi estrema per indicare al pubblico che nel corso dei decenni le persone di ambito accademico che si sono occupate in modo diretto della fenomenologia UFO, seppure rare, costituiscono un flusso costante.

Sebbene Duggin sia vissuto negli Stati Uniti dal 1979, oggi è possibile dire che egli coltivò un fortissimo interesse per il problema almeno a partire dal 1966, quando cominciò a compiere indagini “sul campo” e poi scoprendosi pubblicamente nei primi anni ’70, quando partecipò a discussioni pubbliche e dibattiti sull’argomento anche in alcune università del suo Paese.

Aderì poi all’APRO americano e ne diventò consulente scientifico. Poi, sempre nei primi anni ’70, entrò in rapporti diretti con l’astrofisico ed ufologo americano J. Allen Hynek e con l’informatico Jacques Vallée entrando a far parte di quella rete informale di scienziati interessati agli UFO animata dai due e che prendeva il nome scherzoso ma non troppo di “College invisibile”, del quale Duggin fu per qualche anno il principale punto di riferimento in Australia, indagando casi e inviando rapporti d’inchiesta ad Hynek.

Poi, alla fine degli anni ’70, Duggin si trasferì negli Stati Uniti per lavorare con istituzioni universitarie e con l’Aeronautica militare di quel Paese. Sembra che a quel punto le sue attività in ambito ufologico siano andate diminuendo.

I documenti militari australiani oggi documentano bene il ruolo importante che Michael Duggin ebbe per almeno un decennio nello studio degli UFO e i buoni rapporti di collaborazione che riuscì a mantenere con la RAAF (l’aeronautica militare australiana) e il DAFI (Directorate of Air Force Intelligence), i servizi d’informazione dell’Aeronautica, che allora si occupavano in modo diretto dei fenomeni UFO.

 

Gli effetti causati da lanci di missili: altri casi e caratteristiche generali

Con una notizia pubblicata su questo sito il 26 gennaio ci eravamo occupati dei complessi fenomeni causati dal lancio nell’alta atmosfera o verso lo spazio esterno di vari tipi di razzi e di vettori missilistici.  Ci eravamo però soffermati in particolare sugli studi concernenti fatti di questo tipo risalenti ai decenni passati, sino a risalire agli anni ’60 del secolo scorso.

Oggi torniamo sull’argomento per aggiornarvi sugli studi di ultima generazione. Vi forniamo altri strumenti di valutazione per eventuali fatti futuri e diverse analisi concernenti il quadro di questi ultimi anni.

Dobbiamo ancora una volta al ricercatore aerospaziale americano James Oberg tutti questi sussidi, che come ufologi di orientamento scientifico vi invitiamo a scaricare senza indugio.

Cominciamo con uno studio reperibile qui. Prende spunto da un caso recente di questo genere, quello che la sera del 7 novembre 2015 ha avuto per scena la costa pacifica degli Stati Uniti. E’ però un documento che va oltre l’episodio contingente, perché fornisce molti elementi generali concernenti la dinamica di questi tipi di eventi, ad esempio quelli riguardanti la geometria dei lanci (esempio: perché i missili, al contrario delle aspettative, non vanno in linea retta verso l’alto?)

Un saggio ulteriore di Oberg riguarda l’osservazione di una “spirale ascendente” comparsa nel cielo della regione russa di Tomsk nel 2006. Esso è occasione per spiegare le modalità con le quali si formano le “spirali”, questo genere di effetti sconcertanti che possono dar luogo a spettacoli di grande bellezza e di quasi assoluta perfezione di forme.

Un altro scorcio speciale è quello offerto dalla presentazione di ciò che accadde nei cieli della Siberia nel pomeriggio del 23 dicembre 2011, quando il grande satellite per telecomunicazioni russo Meridian 5 non riuscì ad entrare in orbita e si disintegrò nell’atmosfera con il suo vettore. Alcuni rottami ricaddero al suolo. Il disastro spaziale provocò avvistamenti da un’area vastissima.

Uno studio più recente di Oberg offre una prospettiva ancora più particolare: l’osservazione, il 10 ottobre 2013, degli effetti del lancio sperimentale di un missile balistico russo da parte dell’equipaggio della ISS, la Stazione spaziale internazionale in orbita nell’atmosfera terrestre.

Il 17 novembre 2015 dal poligono di Kapustin Yar, nella zona di Astrakhan, i russi lanciavano un missile balistico RS-12 Topol M (in codice NATO SS-27 Sickle B) generando ancora una volta una miriade di testimonianze. L’interesse precipuo del lavoro  su questo fatto sta nella spiegazione dei motivi per i quali i test di questo gruppo specifico, che avvengono dal 2005 e sono denominati KY-SS (il lancio di quel giorno era siglato KY-SS 12) risultano particolarmente vistosi per gli osservatori posti al suolo.

L’ultimo caso in ordine cronologico è oggetto del lavoro concernente le osservazioni da terra, dalla ISS e da parte di aerei in volo delle conseguenze del lancio noto come TMA-19M della stazione orbitale russa Soyuz, avvenuto dal poligono di Baykonur il  15 dicembre 2015.

Uno dei pochi casi italiani della categoria di cui ci siamo qui occupati si verificò la sera del 21 dicembre 1968, ebbe per teatro la parte settentrionale del Paese e fu dovuto al lancio dell’Apollo 8 statunitense in volo verso l’orbita lunare.

Si noti che nessuno dei casi studiati da Oberg sembra aver generato testimonianze dal nostro territorio.

 

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AGGIORNAMENTO DEL 20 FEBBRAIO 2017

Quasi in contemporanea con la pubblicazione di questo articolo, James Oberg ha prodotto un nuovo saggio sugli effetti dei lanci di vari generi di missili e razzi. In questo lavoro, datato 11 febbraio, si sofferma in modo speciale su un altro aspetto di questa categoria di eventi: motivi, tecnologie, tipi di materiali ed effetti specifici dovuti agli scarichi di carburanti da parte di velivoli in fase di lancio o di orbita. Uno degli eventi descritti è lo scarico di gas e carburanti dovuti all’Apollo 8, quello che – come detto – fu osservato anche dal nostro Paese.

 

Nella foto sopra, l’incredibile spettacolo offerto dalla “spirale” ripresa nel cielo norvegese il 9 dicembre 2009. Erano gli effetti del fallimento del lancio di un missile russo SS-NX-30.

 

Avvistamenti recenti/ Savona, 4 novembre 2016 – Isola di Mykonos (Grecia), agosto 2015

A metà gennaio una guardia giurata ha contatto via posta elettronica il Centro Italiano Studi Ufologici per descrivere una sua osservazione fatta la notte sul 4 novembre 2016 mentre si trovava in servizio con un collega presso il porto di Savona.

Alle 00.34, mentre insieme all’altro effettuava un normale giro di controllo presso un cantiere navale, la sua attenzione sarebbe stata richiamata dal suo compagno che gli voleva far notare la presenza nel cielo sereno di una grossa sfera luminosa dalla luce fissa e priva di scia.

Il corpo sembrava sospeso ad un’altezza sul mare valutata dal testimone che ci ha contattato in circa 300 metri, forse sulla zona delle Albisole, com’è denominata l’area che comprende i due comuni di Albisola Superiore di Albissola Marina, oppure verso Celle Ligure, comunque in direzione nord-ovest rispetto al porto savonese.

All’improvviso la luce si sarebbe mossa verso il basso in verticale “ad una velocità fuori dal comune” per poi fermarsi a poche decine di metri dal mare. A quell’altezza si sarebbe spenta.

Il corpo sarebbe stato “grande come un elicottero” e sarebbe sceso da un’altezza sull’orizzonte pari all’inizio a 60° sino ad una di 20°. Secondo chi ci ha scritto sarebbe comunque stato lontano dagli osservatori diversi chilometri, forse addirittura “dieci”.

Il corpo è stato fotografato con uno smartphone “Huawei P8”. L’immagine inviataci mostra con chiarezza i dettagli di una banchina portuale e nel cielo notturno un corpo chiaro, sferico, di dimensioni apparenti notevoli e dalla luminosità intensa.

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Un secondo avvistamento in apparenza interessante è stato effettuato ormai parecchio tempo fa da un italiano che risiede all’estero per lavoro. Ci è stato segnalato anch’esso via email dal testimone soltanto il 31 gennaio di quest’anno.

Nell’agosto del 2015 chi ci ha scritto lavorava come chef a Mykonos, la città capoluogo dell’omonima isola dell’arcipelago greco delle Cicladi.

Dopo aver finito di lavorare ed aver cenato, forse intorno all’una di notte, il testimone insieme ad altre tre persone si trovava in una delle vie di Mykonos quando dapprima lui e una sua collega, poi anche gli altri due, avrebbero visto nel cielo limpido tre luci bianco-giallognole poste in posizione allineata, in verticale rispetto al mare, ma sfalsate fra loro, cioè in diagonale. Dovevano trovarsi ad una quota fra i mille e i duemila metri, in direzione dell’isola di Tinos. La loro luminosità era fissa.

Da est, ossia dalla loro destra, andavano a ovest. Diedero l’impressione di muoversi “a notevole velocità” ma nel completo silenzio.

Dopo aver percorso un tratto che il nostro interlocutore stima oggi “tra i quattro e gli otto chilometri”, una delle tre luci si sarebbero fermata di colpo. L’uomo, che si dichiara appassionato di aeronautica e conoscitore dei velivoli civili e militari, sostiene che mentre la prima si era “completamente arrestata”, le altre due avrebbero proseguito senza apprezzabili variazioni di velocità.

Dopo aver sostato per un tempo fra i tre e i sei secondi quella immobile avrebbe effettuato “una  manovra di volo ad altissima velocità”, comunque superiore di due o tre volte rispetto a quella della fase precedente. Avrebbe compiuto due looping completi (l’acrobazia aeronautica nota anche come “giro della morte”) e sarebbe andata a riunirsi “in formazione” con le altre due luci.

Nel momento in cui il gruppo si riformò, le tre luci avrebbero aumentato “di scatto la propria velocità”, senza alcuna accelerazione, in modo istantaneo (qui il testimone dichiara in modo senz’altro iperbolico che a quel punto dovevano andare ad “oltre i diecimila chilometri orari”) percorrendo una traiettoria diagonale ascendente che le avrebbe portate ad allontanarsi rispetto al punto di osservazione dei testimoni sino a sparire verso nord-ovest.

Il testimone ha anche stimato l’altezza sull’orizzonte alla quale dovevano trovarsi le luci all’inizio dell’avvistamento (12°, dunque piuttosto basse) e quella finale (25°, quindi decisamente più in alto nella volta celeste rispetto a prima).

A titolo indicativo si precisa che l’uomo ritiene che i corpi si trovassero “a trenta chilometri” da loro. Il dettaglio è naturalmente del tutto soggettivo e vale solo a trasmettere la sensazione che gli oggetti non identificati secondo lui dovevano giacere in un punto assai distante.

Come sempre, si sottolinea che per il Centro Italiano Studi Ufologici queste notizie hanno carattere del tutto preliminare ed il fornirle non implica nessuna conclusione circa la natura degli eventi descritti.

 

 

Martedì 7 febbraio: conferenza dello studioso del CISU Paolo Toselli a Piacenza

Siete tutti invitati: martedì 7 febbraio alle ore 16.00 lo studioso del Centro Italiano Studi Ufologici Paolo Toselli sarà presso la Biblioteca “Passerini-Landi” di Piacenza (via G. Carducci, 14 – Sala Augusto Balsamo) per la presentazione del libro Fuori rotta, edizioni METI, Torino, per il quale ha scritto il capitolo “Turismo alieno”.

Il saggio è volto ad analizzare genesi e sviluppi delle nuove forme di flussi turistici (che in molti casi si trasformano in pellegrinaggio) in luoghi e siti di tutto il mondo ispiratisi a presunte visite extraterrestri nel presente e nel passato.
Interverrà anche Laura Bonato, curatrice del libro e docente di Antropologia Culturale presso l’Università degli Studi di Torino.