2,5 milioni di italiani hanno visto un UFO

Sarebbero oltre 2 milioni e mezzo gli italiani adulti che pensano di aver visto un UFO, secondo un sondaggio che il Centro Italiano Studi Ufologici ha commissionato alla Doxa.

Il 4,5% del campione di cittadini maggiorenni, interpellato dall’istituto demoscopico, ha risposto di sì alla domanda “Lei ha mai avuto l’impressione di vedere in cielo un UFO (o disco volante) o qualcosa di simile?”

Il sondaggio ha coinvolto un campione di 1.000 persone, rappresentativo della popolazione rispetto alle principali variabili (genere, età, area geografica, ampiezza del comune di residenza), tramite interviste dirette a domicilio con sistema C.A.P.I. (Computer Assisted Personal Interviewing).

L’iniziativa è stata voluta dal CISU (che già aveva fatto fare un analogo sondaggio Doxa nel 1987) in occasione del suo quarantennale di attività.

Il Centro Italiano di Studi Ufologici è nato infatti a Torino nel dicembre 1985, e il sondaggio viene presentato nel corso del 40° Convegno nazionale di ufologia, che per l’occasione torna nella città dove il CISU ha mantenuto la sede principale e gli archivi, fra i più grandi in Europa sull’argomento.

Il convegno si tiene sabato 22 novembre presso l’Hotel Diplomatic (via Cernaia 42),con inizio alle ore 14.30.

Nel corso dell’incontro, che riunisce studiosi di orientamento scientifico, provenienti da tutta Italia, verrà anche presentato il libro su “Gli OVNI dell’Aeronautica Militare Italiana” (la vera storia di come i nostri militari si sono occupati degli Oggetti Volanti Non Identificati dal 1950).

Infine sarà presentato il nuovo Indice nazionale degli avvistamenti UFO, con 43mila segnalazioni dal 1947 ad oggi, che sarà reso disponibile al pubblico sul sito dell’associazione, www.cisu.org

Il convegno per i 40 anni del CISU

Tra pochi giorni – precisamente il 15 dicembre – festeggeremo i 40 anni dalla costituzione del Centro Italiano Studi Ufologici.

A questo importante traguardo è dedicato il nostro Convengo annuale (giunto anch’esso alla quarantesima edizione), che si volgerà a Torino nel pomeriggio di sabato 22 novembre, presso l’Hotel Diplomatic.

Anche solo riassumere le attività, le iniziative, i progetti e le pubblicazioni realizzate dal CISU nei suoi quattro decenni di vita sarebbe quasi impossibile e l’incontro di Torino avrà piuttosto il compito di “consolidare” quanto il Centro ha fatto fino ad oggi attraverso alcuni passaggi significativi.

Innanzitutto verranno presentati due volumi pubblicati quest’anno,   che ben rappresentano il nostro modo di operare.
Il primo (UFO: fenomeno o mito, firmato da Edoardo Russo) è un libro divulgativo edito da Rizzoli per presentare in modo serio e documentato il problema ufologico ai tanti nuovi curiosi e appassionati.
Il secondo è invece il classico esempio di un lavoro “in stile CISU”: si tratta del volume enciclopedico di Paolo Fiorino su Gli O.V.N.I. dell’Aeronautica Militare Italiana che riassume, nelle sue quasi 470 pagine, tutta la storia dei rapporti tra UFO,  ufologia e Aeronautica italiana sulla base di un minuzioso lavoro di raccolta di informazioni e dati, durato oltre trent’anni.

Il convegno sarà poi l’occasione per presentare il sondaggio esclusivo condotto dall’istituto demoscopico Doxa su incarico e a spese del CISU per sapere quante persone in Italia pensano di aver osservato un UFO.
Si tratta una domanda che la Doxa aveva proposto in Italia per la prima volta nel 1987, anche in quel caso su iniziativa del Centro Italiano Studi Ufologici, in un più ampio sondaggio presentato nel corso del nostro Convegno internazionale svoltosi quell’anno a Torino.
Anche questo vuole essere un esempio del modo di agire che ci ha sempre contraddistinto: in un’epoca in cui sempre più persone cercano di lucrare sull’ufologia, noi vogliamo ribadire come le risorse vadano invece impiegate nell’indagine e nello studio, per far crescere la nostra conoscenza sull’argomento in ogni ambito.

Parleremo poi di come il fenomeno si è evoluto in Italia nel corso di questi quarant’anni, del nuovo ruolo dei social media nell’ufologia ai nostri giorni, senza trascurare un sommario riepilogo del cammino che la nostra associazione ha fatto dal 1985 ad oggi.

40° Convegno nazionale di ufologia
Sabato 22 novembre 2025  •  Ore 14.30 – 19.30
Hotel Diplomatic  •  Via Cernaia 42  •  Torino
Ingresso libero • Gradita prenotazione
cisu@ufo.itwww.cisu.org

Di seguito riportiamo i titoli delle relazioni programmate.

Paolo Fiorino  •  Un libro sugli OVNI dell’Aeronautica Militare Italiana

Gian Paolo Grassino  •  CISU, i nostri primi 40 anni

Stefano Innocenti  •  L’ufologia al tempo dei social

— Edoardo Russo  •  Chi vede gli UFO in Italia: il sondaggio Doxa 2025

— Paolo Toselli  •  Apparizioni e sparizioni: L’evoluzione del fenomeno UFO in Italia negli ultimi 40 anni

Tavola rotonda: Gli UFO tra fenomeno, mito e divulgazione

 

Gli OVNI dell’Aeronautica

IL NUOVO LIBRO DI PAOLO FIORINO
SULLA STORIA DELL’UFFICIALITA’ IN ITALIA

 

Con il termine “ufficialità” si intende il coinvolgimento degli organismi dello Stato, soprattutto militari, nello studio del fenomeno UFO.
Si tratta di un tema dal quale non è possibile prescindere per la storia stessa dell’ufologia che è nata prima come interesse “ufficiale”, con le commissioni di studio militari statunitensi costituite in seguito ai primi avvistamenti, che non “privato”, con appassionati ed associazioni che sono arrivate dopo.
Questa dicotomia tra ufologia privata e ufficiale è stata motivo di un confronto/scontro che dura da sempre e che ha creato le basi per ogni tipo di complottismo.
L’idea che i governi, le istituzioni, i militari ci nascondano qualcosa, dagli avvistamenti dei piloti a segreti più o meno inconfessabili, è radicata profondamente nell’ambiente ufologico e non solo. Basti vedere i recenti sviluppi statunitensi dove una parte dei politici che avevano appoggiato la costituzione della commissione del Pentagono, la AARO, oggi la sconfessano per cercare di andare più a fondo, a trovare quelle “prove” definitive degli ET, di “intelligenze non umane” o di qualche altro improbabile segreto.
Di conseguenza l’atteggiamento del mondo ufologico nei confronti degli interessi ufficiali è stato spesso ambiguo, alternando aspettative di aperture degli archivi o iniziative come il rilascio di documentazione (come le richieste fatte negli USA sulla base del FOIA, lo strumento per ottenere l’accesso alla documentazione riservata) a fasi di forte critica e accuse di attuare la famigerata “congiura del silenzio”.

Anche in Italia c’è stato, sin dagli albori, un interesse ufficiale dettato, come è ovvio, dalle esigenze di sicurezza e difesa dello spazio aereo poste dalle osservazioni di Oggetti Volanti Non Identificati. Senza arrivare alle commissioni ufficiali statunitensi, anche nel nostro Paese ci furono persone che raccolsero ed indagarono avvistamenti, gruppi di studio che si riunirono per analizzarli, fino ad arrivare all’istituzione, nel 1979, del noto ufficio presso l’allora Secondo Reparto dello Stato Maggiore Aeronautica (oggi Reparto Generale Sicurezza).
Questa commissione “ufficiale” italiana rappresenta, a suo modo, un unicum. Da una parte è uno degli organismi più longevi al mondo ed è forse quello più “aperto” dal punto di vista dell’informazione, in quanto da anni vengono riportati sul suo sito Internet i casi raccolti con le relative valutazioni. Dall’altro lato i limiti operativi che le sono stati imposti sin dalla sua costituzione fanno sì che i casi raccolti ogni anno contino poche unità e che gli approfondimenti investigativi restino a livello poco più che superficiale.
Quello che però in Italia ha caratterizzato da sempre il rapporto tra ufologia privata e ufficiale è stato l’atteggiamento di molti ufologi che, al posto di cercare e richiedere informazioni e dati sugli avvistamenti, hanno solamente tentato di ottenere qualche forma di riconoscimento da parte dei militari, una sorta di legittimazione che ne elevasse lo status di credibilità. Un rapporto malsano che ha toccato il suo apice con personaggi che per anni hanno millantato inesistenti rapporti privilegiati o collaborazioni esclusive (peraltro smentiti in via ufficiale), costruendo schemi fantasiosi ed irrealistici circa strategia di approccio e improbabili connessioni politiche.

La realtà è sempre stata un’altra: quella di una commissione che negli anni, con i limiti imposti dalle problematiche di sicurezza e di privacy, ha fornito informazioni a chi le ha richieste, come correttamente deve comportarsi un ente pubblico nei confronti dei cittadini. Il problema era – purtroppo – dall’altro lato: erano certi “ufologi” a non essere interessati agli avvistamenti ma solo alla propria vanagloria.
Esiste quindi una “vera” storia dell’interesse ufficiale in Italia e a metterla dettagliatamente per iscritto  è ora Paolo Fiorino che in più di trent’anni, con la collaborazione di Giancarlo D’Alessandro e soprattutto di Renzo Cabassi (purtroppo scomparso pochi mesi fa), ha raccolto informazioni e sviluppato una serie di contatti che gli hanno permesso di mettere insieme i tasselli di un puzzle spesso sconosciuto nello stesso ambiente ufologico.
È stato un lavoro paziente e meticoloso che ha portato Fiorino, in rappresentanza del Centro Italiano Studi Ufologici, a costruire negli anni anteriori al 2001 un rapporto molto particolare con il Secondo Reparto S.M.A. ed ottenere il rilascio di centinaia di pagine di documentazione sugli avvistamenti raccolti in quell’ambito.
Si tratta di una cosa già di per sé importante, ma ancora più significativa è stata  “l’interlocuzione” che Fiorino ha avuto la possibilità di sviluppare sia con i responsabili di questo ufficio, sia con molti degli ufficiali nel tempo coinvolti  nelle interazioni tra UFO e difesa, incontrati personalmente nel corso degli anni.
Tutto questo lavoro vede ora la luce sotto forma di un volume enciclopedico con il quale Fiorino ripercorre tutta la storia dell’ufficialità italiana con una quantità impressionante di dati e informazioni. Come sempre avviene per le produzioni del CISU, ogni informazione è documentata e il quadro che ne deriva è completamente esaustivo, senza allusioni e mezze verità, ma anche senza sconti.

Il titolo del volume, Gli O.V.N.I. dell’Aeronautica Militare Italiana, non è casuale ma ci ricorda che gli UFO sono stati da sempre appannaggio, negli Stati Uniti come nel resto del mondo, delle aeronautiche militari, e anche in Italia questo è stato l’ente deputato a seguire lo studio di quelli che nei documenti vengono appunto chiamati OVNI, Oggetti Volanti Non identificati.
Quello che emerge è un quadro molto più articolato ed interessante di quello che ci si aspetterebbe, ma senza le contorsioni e i complottismi che hanno da sempre accompagnato l’ufficialità italiana.
Come sempre la storia è fatta dagli individui, e il racconto di Fiorino ci porta a scoprire personaggi che non hanno magari trovato spazio in articoli o libri ma che hanno invece contribuito allo sviluppo dell’ufologia e non solo  quella ufficiale.
È il caso ad esempio di Igino Gatti, un ufficiale incaricato di seguire i casi OVNI ed attivo negli Anni 50 e 60, che è stato un investigatore sul campo ed un ufologo razionale ante litteram,  avendo avuto la possibilità di indagare diversi casi rilevanti e di ricavarne una visione d’insieme del fenomeno caratterizzata da una rara lucidità, tanto più all’epoca.
Proprio a Gatti e a Cabassi è dedicato il volume di Fiorino, in quanto  esempi della voglia di studiare e di conoscere che ci accumuna tutti, ufologi privati e “ufologi ufficiali”.

(469 pagine, grande formato: cm. 18 x 26; riccamente illustrato, con 1.176 note, ampia bibliografia e siglario; Euro 30,00)
In esclusiva sul sito  www.upiar.com

Cliccare qui per leggere la Prefazione di Giancarlo D’Alessandro
(Colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana in congedo)

 

4 milioni di inglesi hanno visto un UFO

di David Clarke

I risultati del primo National Folklore Survey (NFS) per l’Inghilterra hanno rivelato che oltre quattro milioni di persone affermano di aver visto “qualcosa nel cielo che non riuscivano a spiegare”.

 Quando ho iniziato a creare il sondaggio due anni fa, il mio obiettivo era quello di catturare un’istantanea accurata dell’ampia gamma di esperienze, credenze e tradizioni che rientrano nel termine folklore.

È un’opinione errata che il folklore riguardi solo l’antico, la superstizione e l’occulto. Il folklore riguarda effettivamente tutto questo, ma è anche radicato nel nostro DNA culturale e gioca un ruolo importante in tutte le nostre vite. Come riporta una definizione canonica, il folklore “include l’arte, le storie, la conoscenza e le pratiche delle persone. Sebbene il folklore possa essere ritrovato nei ricordi e nella storia, è anche legato a tradizioni viventi e a espressioni creative contemporanee”.

Ho concepito il National Folklore Survey 2025 come un “censimento” che potrebbe essere utilizzato come punto di partenza per ulteriori ricerche sul genere di cose che gli inglesi oggi vivono, sperimentano e credono.

Il progetto biennale che ho impostato si avvale delle competenze accademiche della Sheffield Hallam University, dove sono professore associato, dell’Università dell’Hertfordshire e della Chapman University negli Stati Uniti. È finanziato dall’Arts and Humanities Research Council (AHRC) e supportato dalla Folklore Society, fondata a Londra nel 1878.

Il sondaggio è stato condotto da IPSOS UK durante l’estate. Sono stati intervistati 1730 adulti inglesi, utilizzando il nostro elenco di circa 60 domande suddivise in sette diverse categorie.

Una sezione del nostro sondaggio ha chiesto a un campione rappresentativo di inglesi adulti di raccontare le proprie esperienze e credenze soprannaturali; questa sezione è stata chiamata: “l’inaspettato e l’inspiegabile”.

In tema di UFO, il sondaggio ha rilevato che il 10% afferma di aver visto un UFO o “qualcosa nel cielo che non si poteva spiegare” e il 15% conosce luoghi in Inghilterra diventati famosi grazie alle leggende sugli UFO. Ma nel complesso, i risultati suggeriscono che gli inglesi hanno meno probabilità di vedere gli UFO e sono più scettici rispetto agli americani.

Infatti un sondaggio condotto dal governo canadese, pubblicato a giugno di quest’anno, ha rilevato che il 21% degli intervistati ha dichiarato di aver visto un UAP  – dal 2020 il governo statunitense ha adottato l’acronimo UAP (Unidentified Anomalous Phenomena ) in sostituzione di UFO – e un sondaggio YouGov negli Stati Uniti nel 2024 ha rilevato un livello di avvistamenti pari al 18%.

Sarà dovuto ai cieli aperti del Nord America, più adatti all’osservazione del cielo? Oppure è perché gli americani sono più propensi a interpretare gli UAP come astronavi aliene?

Ma gli inglesi cosa pensano che siano gli UFO?

Grafico che illustra i principali risultati del sondaggio UFO effettuato da IPSOS-UK (copyright David Clarke)

In Inghilterra, il sondaggio NFS rivela una netta divisione tra credenti e scettici. Il 32% afferma di ritenere che tutti gli avvistamenti UFO possano essere spiegati come fenomeni naturali, artificiali e bufale. Ma quasi un quarto degli intervistati (24,5%) afferma di credere che almeno alcuni UFO siano astronavi controllate da intelligenze non umane e il 23% afferma di credere che alcuni siano visitatori provenienti da un’altra dimensione o addirittura viaggiatori del tempo provenienti dal nostro futuro.

A titolo di confronto, il recente sondaggio YouGov negli Stati Uniti ha rilevato che il 32% credeva che alcuni UFO fossero di origine extraterrestre.

In effetti, il livello più elevato di avvistamenti segnalati negli Stati Uniti – e la convinzione che il governo abbia insabbiato l’esistenza degli alieni – potrebbe essere collegato al livello più elevato di convinzione nell’origine extraterrestre degli UFO.

Come ha osservato il professor Christopher Bader, sociologo della Chapman University in California, membro del nostro team di ricerca:

“Che gli alieni visitino o meno la Terra, il primo e unico requisito per avvistare un’astronave extraterrestre è credere nella sua possibile esistenza. Una persona con una fede molto forte negli alieni sarà più propensa a interpretare fenomeni anomali nel cielo come di origine extraterrestre. Uno scettico incallito tenderà a presumere che qualcosa che non riesce a identificare abbia una spiegazione prosaica”.

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Una versione più ampia di questo articolo si trova in Dr. David Clarke’s Substack

il National Folklore Survey è sul sito web: www.nationalfolkloresurvey.co.uk/

IPSOS ha intervistato 1730 persone di età compresa tra 16 e 75 anni utilizzando la funzione iOmnibus, un panel realmente rappresentativo della popolazione residente in Inghilterra, tenendo conto di dati demografici quali età, istruzione, sesso, etnia, religione, regione e livello di reddito. Tutte le risposte sono state rese anonime. Questo tipo di sondaggio viene regolarmente utilizzato dal governo britannico, dal Servizio sanitario nazionale e da altre grandi organizzazioni e l’accuratezza dei risultati è considerata con un livello di confidenza del 99% (gold standard).

 

Revisione della traduzione dall’inglese a cura di Piero Zanaboni

 

David Clarke è professore associato presso il Dipartimento di Media e Comunicazione della Sheffield Hallam University, ed è stato ufologo attivo presso la BUFORA (British UFO Research Association), prima di intraprendere la carriera accademica.
È autore di numerosi articoli e di alcuni libri sugli UAP. Tra il 2008 e il 2013 è stato coinvolto come consulente nella pubblicazione dei file UFO del Ministero della Difesa del Regno Unito.
Co-fondatore del gruppo di ricerca Contemporary Legend presso lo SCII, è stato responsabile del progetto per il National Folklore Survey finanziato dall’AHRC.

 

Gli UAP nella legge europea sulla ricerca?

Il 15 settembre 2025 c’è stata una nuova iniziativa condivisa dai ricercatori e dalle organizzazioni europee che si occupano di UFO.

Sulla scia della serie di sue precedenti iniziative a livello europeo, la UAP Coalition Netherlands ha fatto da capofila per presentare un feedback articolato nell’ambito della consultazione pubblica della Commissione Europea sulla Legge europea sulla ricerca (European Research Area Act, ERA), con un documento firmato da 24 scienziati, ricercatori e organizzazioni di 12 diverse nazioni.

Il documento evidenzia lo stigma come una barriera sistemica agli obiettivi della futura Legge europea sulla ricerca, sostenendo che tale stigma scoraggia i ricercatori dal perseguire campi emergenti o non convenzionali come i fenomeni anomali non identificati (UAP), limita l’accesso alle infrastrutture e ai dati e mina la mobilità, la collaborazione e la competitività scientifica dell’Europa. Il documento propone misure concrete affinché la legge ERA rafforzi la libertà scientifica, la scienza aperta e la capacità dell’Europa di attrarre talenti e investimenti:

  1. promuovere la ricerca scientifica aperta,
  2. sviluppare linee guida anti-stigmatizzazione per gli organismi di finanziamento,
  3. sostenere la ricerca esplorativa in campi marginalizzati,
  4. promuovere reti inclusive e interdisciplinari e garantire un accesso equo alle infrastrutture di ricerca dell’UE.

Ancora una volta, il Centro Italiano Studi Ufologici  ha partecipato a quest’iniziativa internazionale e non solo: il CISU ha svolto un ruolo fondamentale nel sollecitare e ottenere la partecipazione condivisa di diversi firmatari (fra i quali cinque sono italiani).

Il testo del feedback della UAP Coalition e dei suoi associati è scaricabile dal sito web della Commissione Europea.

Di seguito è riportato l’elenco dei ricercatori, delle organizzazioni e dei paesi che lo hanno firmato.


 

 

Militari e accademici in un inedito convegno sugli UAP a Washington

Il 5 e il 6 agosto 2025, l’All-Domain Anomaly Resolution Office (AARO) e l’Associated Universities, Inc. (AUI) hanno organizzato un simposio presso la sede dell’AUI a Vienna, in Virginia [un sobborgo di Washington]. L’incontro ha riunito rappresentanti selezionati del mondo accademico, scienziati e membri di organizzazioni di ricerca private, per valutare come la ricerca sugli UAP possa progredire attraverso una maggiore collaborazione. Concentrandosi principalmente sulle sfide relative alla gestione e all’analisi delle segnalazioni di UAP, gli argomenti trattati hanno spaziato dall’acquisizione dei dati ai metodi qualitativi e quantitativi, e a come conciliare tutto ciò in una raccolta funzionale che faccia progredire gli studi sugli UAP.

Questo è stato in realtà il secondo simposi ospitato dall’AUI sull’argomento. Il primo, organizzato con il sostegno della National Science Foundation (NSF), si era tenuto il 15 e il 16 maggio 2024 sul tema di come eliminare lo stigma associato alla comunicazione e alla divulgazione sul tema degli UAP. Il titolo di quel primo simposio era “Fenomeni anomali non identificati (UAP): un dialogo su scienza, coinvolgimento del pubblico e comunicazione”. Il fatto che gran parte di questo stigma sia svanito nell’anno trascorso riflette un cambiamento nel modo in cui le istituzioni stanno iniziando ad affrontare la questione dei fenomeni irrisolti.

L’AARO è stata istituita formalmente il 20 luglio 2022, nell’ambito dell’Ufficio del Sottosegretario alla Difesa per l’Intelligence e la Sicurezza. Il suo mandato è quello di standardizzare “la raccolta, l’analisi e la risoluzione delle segnalazioni di fenomeni anomali non identificati (UAP) in tutti i domini: aria, mare, spazio e transmediale” (ad esempio, il passaggio dall’aria al mare).

In occasione di un’audizione al Congresso [la Camera dei deputati degli Stati Uniti] nel novembre 2024, il direttore ad interim, dottor Jon T. Kosloski, ha dichiarato che «solo una percentuale molto piccola delle segnalazioni ricevute dall’AARO è potenzialmente anomala; si tratta di casi che richiedono tempo, risorse e un’indagine scientifica mirata da parte dell’AARO e della sua ampia rete di partner». Ha aggiunto per la cronaca che “è importante sottolineare che, ad oggi, l’AARO non ha scoperto alcuna prova verificabile di esseri, attività o tecnologia extraterrestri”. La dichiarazione ha suscitato scalpore nei circoli ufologici, ma per il fondatore della SUAPS Mike Cifone, che ha partecipato all’incontro di Vienna, il simposio ha comunque segnato “un cambiamento significativo di atteggiamento” per la scienza e in particolare per un’organizzazione governativa. “L’AARO ha sottolineato che il suo mandato è quello di ‘risolvere le anomalie, non esplorare o speculare sull’origine degli oggetti sconosciuti’”, ha osservato Cifone.

Durante l’incontro, il direttore dell’AARO Kosloski ha sottolineato che la missione del suo ufficio è quella di studiare gli UAP come potenziale lacuna nella “conoscenza del dominio”, ovvero colmare le lacune nella comprensione e nell’identificazione di oggetti e incursioni precedentemente sconosciuti. Qualsiasi progresso che si possa ricavare dal coinvolgimento di esperti, come quello rappresentato dal simposio, sarà applicato allo sviluppo e al perfezionamento di strumenti, sistemi e teorie che affrontino il livello di minaccia dei fenomeni osservati. Gli incidenti e gli scenari che rimangono non identificati non sono preoccupanti e rimarranno principalmente di competenza di gruppi di ONG [organizzazioni non governative] e singoli individui.

Le comunità militari e della difesa hanno storicamente limitato l’accesso ai dati relativi agli UAP, ma questo simposio ha suggerito un approccio diverso. Secondo la testimonianza del dottor Kosloski al Congresso del 2024, “Costruire partnership tra governo, mondo accademico, industria e pubblico è essenziale per il successo dell’ufficio”. Gli organizzatori, il dottor Tim Spuck dell’AUI e la dottoressa Gretchen Stahlman della Florida State University (che aveva già co-organizzato la precedente conferenza dell’AUI), hanno sottolineato il ruolo delle ONG private nel plasmare il settore, con Spuck che ha osservato: «Penso che stiamo combattendo contro anni di segretezza, disinformazione e mancanza di fiducia tra le parti interessate. Non siamo arrivati a questo punto dall’oggi al domani, e ci vorranno tempo, pazienza e risorse da tutte le parti per costruire fiducia e sicurezza nelle nostre relazioni».

La Stahlman ha aggiunto: «Volevamo garantire un mix produttivo di competenze e rappresentanza delle organizzazioni della comunità UAP. Ci siamo concentrati sull’invito ad esperti privati e pubblici che lavorano in ambiti che si sovrappongono : intelligenza artificiale e apprendimento automatico; ricerca e dati sui fenomeni anomali; scienze fisiche e naturali; scienza dell’informazione e dei dati; archivi e registrazione di dati metodi di analisi; infrastrutture cibernetiche e computazionali; scienze umane e sociali». L’incontro è stato volutamente organizzato su piccola scala per «incoraggiare la discussione aperta e la condivisione di idee tra tutti i partecipanti».
A sottolineare l’impegno dell’AARO nei confronti della comunità UAP, il programma è iniziato con un intervento di Robert Powell, fondatore e membro del consiglio direttivo della Scientific Coalition for UAP Studies (SCU), che ha tenuto una conferenza dal titolo «Preparare il terreno: l’importanza di dati di qualità sugli UAP». Powell ha affermato di aver presentato un intervento sulla “qualità dei dati UAP e le relative sfide”, concentrandosi sui modi in cui ricercatori e organizzazioni potrebbero “conoscere la storia e il lavoro svolto finora sull’argomento; … le metodologie e le sfumature dei database esistenti; migliorare l’analisi di raccolte di dati basati su resoconti testimoniali vagliando le segnalazioni tramite tecniche di Naural Language Processing (NLP); migliorare e standardizzare le modalità di raccolta dei dati testimoniali; e avviare la raccolta di dati scientifici attraverso sistemi di rilevamento automatizzati”. Ha aggiunto che “la SCU ritiene che la strada migliore per raggiungere una migliore comprensione scientifica degli UAP non sia attraverso le organizzazioni militari e governative, ma attraverso organizzazioni scientifiche come la SCU, la SUAPS, il Progetto Galileo e altre, nonché il mondo accademico”, sebbene abbia riconosciuto che “anche la cooperazione con i gruppi di studio pubblici si rivelerebbe fruttuosa”.

David Marler, fondatore e direttore del National UFO Historical Records Center, ha sottolineato l’importanza di mantenere la continuità con la ricerca storica. “Molti dei presenti, nonostante possedessero conoscenze e competenze uniche, non avevano una conoscenza dettagliata degli aspetti storici del fenomeno”, ha affermato. “Sono disposto a collaborare con qualsiasi individuo o gruppo che sia aperto a esaminare onestamente i dati che abbiamo raccolto. Inoltre, ritengo che l’AARO si trovi in una posizione unica per indirizzare risorse essenziali verso un esame più approfondito del tema degli UAP. Storicamente, gli sforzi privati non hanno avuto queste risorse”.

Un altro gruppo privato era rappresentato da Christian Stepien, direttore tecnico del National UFO Reporting Center (NUFORC), che ha descritto la storia del NUFORC e il suo database di oltre 180.000 avvistamenti.

Altre presentazioni hanno messo in evidenza approcci scientifici e tecnici. Il dottor Matthew Syzdagis, professore associato presso la State University of New York ad Albany, ha raccontato il suo lavoro con il gruppo UAPx sulla raccolta di dati strumentali relativi a oggetti aerei anomali, recentemente pubblicato su Progress in Aerospace. Ha parlato anche delle direzioni future, tra cui “le analisi dei materiali dei presunti rottami e la costruzione di mini reattori nucleari come ‘trappole’ per attirare gli UAP”, sottolineando che il suo intervento è stato ben accolto. Il dottor Stephen Breuhl, presentando una ricerca in collaborazione con la dottoressa Beatriz Villaroel, ha discusso di “oggetti transitori simili a stelle” apparsi e poi scomparsi nelle immagini astronomiche dal 1949 al 1957. Ha spiegato che questi eventi “hanno un forte legame statistico con i test nucleari in superficie e mostrano una certa associazione con le osservazioni di UAP da parte di testimoni a terra”.

Il simposio ha anche esaminato i dati qualitativi e il ruolo delle testimonianze umane. Amanda Focke, responsabile delle collezioni speciali presso la Fondren Library della Rice University, che ospita gli Archives of the Impossible, ha messo in guardia dal liquidare i resoconti dei testimoni come semplici aneddoti, avvertendo che ciò ha spesso ostacolato la comprensione con approcci riduzionisti allo studio degli UAP. Stahlman ha moderato una tavola rotonda con Focke sul tema «Armonizzare le prospettive qualitative e quantitative», in cui i partecipanti hanno sostenuto che l’integrazione delle testimonianze con i dati dei sensori potrebbe probabilmente fornire indizi finora ignorati. Stahlman ha affermato: “Lavorare con i dati testuali è una sfida trasversale alle discipline, e siamo riusciti a mettere in contatto ricercatori UAP con esperti non UAP per discutere tecniche, metodi e tecnologie che possono essere sfruttati per estrarre conoscenze significative da diverse segnalazioni UAP e fonti di dati”. Un’altra tavola rotonda si è concentrata sull’IA, con la partecipazione di Syzdagis e di specialisti di apprendimento automatico, ed ha esplorato nuovi metodi per classificare le segnalazioni e formulare domande per i testimoni.

Focke ha aggiunto: «I dati qualitativi, come i disegni e le descrizioni narrative del contatto con gli NHI, hanno la capacità di fornire un contesto e modalità di indagine più approfondite sulla questione degli UAP. Sebbene anche le fotografie, i radar e i video siano elementi cruciali nello studio degli UAP, devono essere approfondite anche le segnalazioni da parte di coloro che hanno vissuto comunicazioni, interazioni, messaggi, tipi di esseri e connessioni con la coscienza. Sono testimonianze di esseri umani in qualità di “sensori”. Le loro segnalazioni meritano di essere studiate allo stesso livello di quello che consideriamo lo studio fisico ‘dadi e bulloni’ degli avvistamenti di UAP”.

Il sociologo Ben Gibson della RAND ha presentato una relazione sulla distribuzione geografica delle segnalazioni di UAP negli Stati Uniti. I suoi risultati preliminari suggeriscono che “la densità di popolazione, le infrastrutture del traffico aereo e la vicinanza a impianti nucleari sono forti indicatori di avvistamenti, mentre le basi militari sono associate a un numero leggermente inferiore di segnalazioni”. Ha inoltre riscontrato “correlazioni con anomalie magnetiche, terreni accidentati e attività sismica”.

Il direttore della Society for UAP Studies (SUAPS), Mike Cifone, ha presentato una relazione dal titolo «È tutta una questione di prove – Ma quali sono le prove? Un’indagine sul problema degli UFO come oggetto di ricerca scientifica”, in cui ha sottolineato che “lo studio scientifico degli UFO ha sempre dovuto fare i conti con le difficoltà tipiche di tutte le prove di natura forense: il fatto che siano accidentali, inaspettate (durante l’incidente) e spesso circostanziali… questa situazione ha confinato l’‘ufologia’ scientifica allo studio di segnalazioni di casi UFO a posteriori, piuttosto che al fenomeno UFO stesso”. Ha concluso che “lo studio degli UAP non riguarda solo l’identificazione di oggetti sconosciuti; riguarda il perfezionamento sia della nostra comprensione di ciò che riteniamo già noto, sia delle stesse metodologie-guida scientifiche, quando ci si confronta con il veramente anomalo – senza mai dimenticare che proprio quei metodi derivano sempre dal nostro orientamento pregresso nel campo del noto”.

Peter Sforza, direttore dei programmi di ricerca della SUAPS, ha offerto una prospettiva che ha colto lo spirito del simposio: «Gli studi sugli UAP offrono una lente rara, in grado di cambiare paradigma: un fenomeno veramente sconosciuto che ci costringe a confrontarci con i limiti dei nostri attuali processi scientifici. Al workshop dell’AARO non abbiamo speculato su “cosa” siano gli UAP; abbiamo invece esplorato metodi aperti e collaborativi per gestire diverse fonti di dati, dai sensori alle testimonianze umane. L’incontro ha accolto discussioni aperte e contributi interdisciplinari. A mio avviso, la ricerca sugli UAP riguarda tanto il progresso della nostra capacità di fare scienza rigorosa e riflessiva quanto i fenomeni stessi, e questo offre l’opportunità di far evolvere i nostri metodi, migliorare il coordinamento e colmare il vuoto informativo con analisi credibili e integrative.”

Nel complesso, l’incontro di Vienna ha suggerito una transizione nella cultura della ricerca sugli UAP: dalla segretezza alla trasparenza, dalla frammentazione all’integrazione, dallo stigma a una cauta legittima

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Traduzione parziale dell’articolo pubblicato sul sito della SUAPS (Society for UAP Studies)

 

Greg Bishop è un giornalista e scrittore americano. Ha diretto dal 1991 la rivista The Excluded Middle (su UFO, cospirazionismo e scienze di frontiera), dal 1999 conduce il programma di interviste radiofoniche Radiomisterioso, nel 2005 ha pubblicato il libro “Project Beta – The Story of Paul Bennewitz, National Security, and the Creation of a Modern UFO Myth”. Relatore al MUFON Symposium del 2025, collabora regolarmente al settore Digital Communications & Social Media della SUAPS.

Speciale UFO su una rivista scientifica aerospaziale (e due degli autori sono italiani)

Il numero di giugno della rivista Progress in Aerospace Sciences dedica vari articoli al tema degli UAP (Unidentified Anomalous Phenomena).

È la prima volta che una rivista scientifica del settore (pubblicata in Gran Bretagna dal 1961) dà tanto spazio alla questione ufologica. E soprattutto è la prima volta che viene pubblicata una storia dettagliata degli studi scientifici sull’argomento, sotto forma di un lunghissimo articolo (58 pagine, 506 note bibliografiche) intitolato “La nuova scienza dei fenomeni aerospaziali non identificati” (“The New Science of Unidentified Aerospace-Undersea Phenomena (UAP)”).

Lo firma un inedito collettivo internazionale di autori, coordinati dall’americano Kevin H. Knuth (docente di fisica alla University of Albany). Fra gli altri 33 co-autori ci sono vari scienziati e ricercatori universitari avvicinatisi di recente al nostro argomento, ma anche non pochi veterani dell’ufologia (ad esempio Richard Haines, Erling Strand e Jacques Vallée) o esponenti delle principali organizzazioni mondiali: Mark Rodeghier e Mike Swords del CUFOS (Center for UFO Studies), Rich Hoffman e Robert Powell della SCU (Scientific Coalition for UAP Studies), Mike Cifone della SUAPS (Society for UAP Studies), Michaël Vaillant dell’iniziativa internazionale UAP Check, perfino Frédéric Courtade, direttore del GEIPAN (l’ente ufologico ufficiale francese). Di rilevanza per il nostro Paese il fatto che due degli autori siano italiani: l’astronomo Massimo Teodorani e l’ufologo Edoardo Russo.

Il testo integrale dell’articolo (e degli altri che compongono il numero speciale di Progress in Aerospace Sciences) è scaricabile dal link diretto dell’editore Elsevier

Il CISU allo Space Festival

Il Centro Italiano Studi Ufologici parteciperà anche quest’anno allo Space Festival, la consueta “quattro giorni” dedicata allo spazio, organizzata e diretta a Torino (“capitale italiana dello spazio”) da Marco Berry nei giorni dal 22 al 25 maggio, con laboratori, conferenze, film, presentazioni di libri, mostre, esposizioni di prototipi, aeromodelli e moduli spaziali, la partecipazione di astronauti, astronomi, ricercatori, esperti e giornalisti aerospaziali, aziende del settore, in collaborazione con Università e Politecnico, Thales-Alenia, il planetario Infini.TO
La tavola rotonda intitolata “A caccia di alieni: le risposte sul fenomeno UFO” si terrà venerdì 23 dalle ore 16 alle 18 presso il Cinema Lux, in Galleria San Federico. Fra i partecipanti, oltre ad alcuni ufologi del CISU, l’astronomo Walter Ferreri e Domenico Zambarelli, ideatore del progetto “Star in a bottle” . Moderatore: il giornalista Gabriele Beccaria, responsabile di “TuttoScienze”.

20 marzo, Giornata Europea degli UAP: L’UE, l’autonomia strategica europea e i Fenomeni Aerospaziali Non identificati

Nell’anniversario dello storico incontro di informazione ufologica tenutosi presso il Parlamento Europeo il 20 marzo 2024, e in collaborazione con le altre organizzazioni ufologiche di 13 diversi paesi europei, ospitiamo questo editoriale a firma di Charles-Maxence Layet, a lungo assistente europarlamentare e già responsabile della sezione politica dell’iniziativa internazionale UAP Check. E’ appena il caso di precisare che le opinioni espresse sono quelle dell’autore e in alcuni punti possono non coincidere con quelle della nostra associazione.

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Da Washington a Parigi, da Berlino a Londra, dagli impianti nucleari alle nostre basi militari, il cielo europeo è diventato un teatro di operazioni non identificate? Le audizioni parlamentari negli Stati Uniti sugli UAP nel 2023 e 2024, unite alle recenti incursioni di “droni” su siti sensibili in Europa, suonano come un chiaro avvertimento che l’autonomia strategica dell’Europa non può più ignorare questi fenomeni. L’Unione Europea deve stabilire un quadro più forte per la cooperazione nella raccolta, analisi e condivisione di informazioni sugli UAP, al fine di garantire la nostra sicurezza e sovranità.

L’autonomia strategica europea è diventata un «leitmotiv» a Bruxelles e nelle capitali di tutto il continente. Che si tratti di difesa, tecnologia o spazio, l’Unione Europea afferma di voler controllare il proprio destino e non dipendere più esclusivamente da potenze esterne. Tuttavia un ambito emergente continua a essere ampiamente trascurato in questa ricerca di autonomia: quello dei fenomeni aerospaziali non identificati (UAP). A lungo deriso o relegato ai margini, questo argomento ora si distingue come una questione di sicurezza e sovranità scientifica che nessuna potenza seria può più permettersi di ignorare.

A partire dal 2021 gli Stati Uniti hanno pubblicato un rapporto ufficiale annuale, affermando l’esistenza di diverse decine e poi centinaia di UAP e sottolineando i rischi reali che questi fenomeni aerospaziali inspiegabili rappresentano per la sicurezza nazionale e la sicurezza aerea («Valutazione preliminare: fenomeni aerei non identificati», Office of the Director of National Intelligence, 25 giugno 2021). Come riassunto dal senatore statunitense Marco Rubio, ora Segretario di Stato del presidente Trump, “Ci sono cose che volano nel nostro spazio aereo: non sappiamo chi siano e non sono nostre. Quindi dovremmo sapere chi sono, soprattutto se si tratta di un avversario che ha fatto un balzo tecnologico” («Politico», 23 giugno 2021). In questo contesto, l’Europa non può rimanere inattiva. Per rafforzare la vera autonomia strategica, l’UE deve impegnarsi seriamente, in modo trasparente e proattivo sulla questione degli UAP.

Cosa sono gli UAP e perché sono importanti?

“Più impariamo sugli UAP, meno li comprendiamo”, ha affermato l’ex senatore Harry Reid nel 2021. Questo ex leader della maggioranza del Senato ha avviato, insieme ad altri due senatori ed ex ufficiali militari, un programma di ricerca sugli UAP classificato come AAWSAP («Advanced Aerospace Weapon Systems Applications Program»), lanciato nel 2007 e finanziato dal Congresso con 22 milioni di dollari di fondi segreti. Da dicembre 2017, questo programma, unito al progetto AATIP del Pentagono («Advanced Aerospace Threat Identification Program»), ha fatto notizia in tutto il mondo.

Che gli UAP derivino da un balzo tecnologico compiuto da avversari geopolitici, fenomeni naturali che distorcono le percezioni visive, visitatori provenienti da un’altra dimensione o tecnologia di un altro mondo, attualmente comprendono qualsiasi oggetto o fenomeno aerospaziale osservato nel cielo (o nello spazio) che non può essere immediatamente identificato. Contrariamente a quanto si possa credere, non si tratta solo di storie fantasiose: nel corso dei decenni, numerosi astronauti, piloti civili e militari, controllori del traffico aereo e sensori radar hanno documentato molti fenomeni che sfidano una spiegazione convenzionale. Alcune di queste osservazioni hanno quasi portato a collisioni evitate per poco, creando un vero problema di sicurezza aerea. Altre sollevano questioni geo-strategiche: gli UAP potrebbero essere collegati a tecnologie straniere sconosciute o addirittura ad attività di sorveglianza illecite?

La NATO e la UE hanno recentemente affrontato incursioni aeree inaspettate. Dal 2014, più di cento sorvoli di centrali e siti nucleari in Francia da parte di droni non identificati hanno evidenziato la vulnerabilità della nostra infrastruttura critica a oggetti aerei sconosciuti. Ci sono state audizioni presso il Senato ma non si è arrivati a determinare chi ci fosse dietro a quei droni e quali intenzioni avessero. Più di recente, alla fine del 2024 sono stati segnalati “sciami di droni” sopra basi militari e aree urbane in Europa e Nord America («The Guardian», 13 dicembre 2024). Anche in questi casi le autorità non sono riuscite ai spiegare la natura e l’origine di questi “sciami di droni”. Questi incidenti dimostrano che il confine tra gli UAP e le minacce convenzionali (come i droni ostili) è sfumato: in entrambi i casi, si tratta di oggetti di origine incerta, non immediatamente identificati, potenzialmente pericolosi e che richiedono una risposta coordinata da parte delle autorità.

Ignorare gli UAP comporterebbe quindi dei costi. Da un lato, lascerebbe i piloti e gli operatori delle infrastrutture critiche impreparati a eventi aerei enigmatici. Dall’altro, creerebbe una lacuna nel nostro sistema di sicurezza complessivo: un “punto cieco” che gli attori malintenzionati potrebbero sfruttare. Consentire a fenomeni inspiegabili di moltiplicarsi senza un quadro analitico invita a potenziali sorprese strategiche. Al contrario, un serio impegno su questo argomento offre anche un’opportunità di progresso scientifico e tecnologico, stimolando la ricerca in campi all’avanguardia (sensori, intelligenza artificiale per l’analisi delle immagini, astrofisica, ecc.).

L’Europa è indietro in un dominio strategico

Mentre i nostri alleati stanno facendo progressi, l’Unione Europea è notevolmente indietro sulla questione UAP. Negli Stati Uniti, oltre al rapporto sopra menzionato, il Pentagono ha creato un ufficio specializzato nel 2022 (AARO, «All-domain Anomaly Resolution Office») responsabile della raccolta e dell’analisi delle segnalazioni UFO da parte di militari e piloti; persino la NASA nel 2023 ha lanciato uno studio indipendente sugli UAP. Anche Canada, Australia e Giappone, dove è stato formato un gruppo di lavoro parlamentare interpartitico nel giugno 2024, stanno iniziando a strutturare la raccolta dati e la ricerca su questi fenomeni, in collaborazione con gli Stati Uniti.
In Europa, solo la Francia ha da molti anni un organismo ufficiale dedicato (il GEIPAN del CNES, che raccoglie testimonianze e conduce indagini scientifiche sugli UAP segnalati). Altrove, sono state principalmente le organizzazioni civili volontarie che hanno raccolto segnalazioni di osservazione, senza alcun supporto istituzionale o coordinamento internazionale. Tuttavia, alcune recenti iniziative mostrano dei progressi degni di nota: nei Paesi Bassi, il Dutch Safety Board (OVV) comincia ad accettare i rapporti dei piloti sugli UAP, consapevole che qualsiasi cosa attraversi lo spazio aereo può compromettere la sicurezza («UAP Coalition Netherlands»). E al Parlamento Europeo, a marzo 2024, si è svolto un primo storico incontro sugli UAP, su iniziativa di un eurodeputato visionario, con l’obiettivo di eliminare i pregiudizi da questo argomento, tabù di lunga data all’interno delle istituzioni.

Nonostante questi sviluppi, non esiste ancora una politica armonizzata a livello UE sugli UAP. L’Agenzia dell’Unione Europea per la sicurezza aerea (EASA) non ha un protocollo specifico per la segnalazione di eventi aerei anomali. Il futuro «European Air Safety Data Space» non include esplicitamente gli UAP nel suo ambito. E mentre la Commissione Europea sta preparando una nuova legislazione sulle attività spaziali per il 2024, non vi è alcuna menzione degli UAP in tale quadro (UAP Check). Di conseguenza, l’UE rischia di essere esclusa da una tendenza geopolitica globale che è tuttavia cruciale, dipendendo invece dalle informazioni provenienti da Washington o altrove, contraddicendo la sua aspirazione all’autonomia strategica.

Integrazione degli UAP nella strategia spaziale europea per la sicurezza e la difesa

L’inattività e l’inerzia non sono più un’opzione. È tempo di integrare pienamente le questioni relative agli UAP nelle politiche europee in materia di sicurezza, difesa e spazio, in linea con i recenti annunci dell’UE sulla legislazione spaziale (Discorso del Commissario Kubilius alla Conferenza spaziale europea, 28 gennaio 2025) e sugli sforzi di riarmo (Euractiv, 5 March 2025). Bruxelles ha espresso la sua intenzione di rafforzare la resilienza delle sue risorse spaziali e di colmare le lacune di capacità di fronte a nuove minacce («Strategia spaziale dell’UE per la sicurezza e la difesa», Commissione europea). La prima strategia spaziale per la sicurezza e la difesa, presentata nel 2023, sottolinea che lo spazio è un dominio competitivo in cui l’Europa deve proteggere i propri interessi e rafforzare la propria autonomia («L’Union européenne se dote d’une stratégie spatiale pour la défense»). Includere gli UAP in questa equazione sarebbe un logico passo successivo, affrontando un punto cieco nella visione strategica dell’Europa. Come ha avvertito un esperto, ad esempio, chiudere un occhio sugli UAP equivale a “ignorare il potenziale impatto degli UAP, e potrebbe lasciare un punto cieco, critico nella nostra strategia di difesa energetica”. (Notizie – UAP Coalition Netherlands).

Concretamente, a livello UE possono essere intraprese immediatamente diverse azioni:

Istituire un meccanismo europeo per la raccolta e l’analisi dei dati: creare un centro europeo (o una rete) dedicato a raccogliere segnalazioni UAP dall’aviazione civile e militare degli Stati membri, nonché dai servizi meteorologici e spaziali, e a condurre analisi scientifiche. Un tale processo di condivisione delle informazioni incoraggerebbe la segnalazione senza timori di pregiudizi e consentirebbe un’identificazione più precisa dei fenomeni, che essi siano di origine artificiale o naturale.

Integrare gli UAP nelle normative e nei programmi esistenti: adattare le normative europee sulla sicurezza aerea per includere esplicitamente la segnalazione degli UAP da parte dei piloti e del controllo del traffico aereo (seguendo il modello di alcune direttive già in vigore nel Regno Unito o negli Stati Uniti). Analogamente, incorporare il monitoraggio di oggetti aerei non identificati nelle missioni del futuro Centro Europeo di Sorveglianza e Tracciamento dello Spazio (SSA/SST) per proteggere meglio i satelliti e le infrastrutture critiche da qualsiasi oggetto erratico o intrusivo

Finanziare la ricerca e l’innovazione: stanziare risorse tramite il programma «Horizon Europe» o il Fondo europeo per la difesa per uno studio multidisciplinare sugli UAP. Ciò significherebbe sostenere progetti che coinvolgono astrofisici, ingegneri aeronautici, meteorologi, psicologi (per l’analisi delle testimonianze) e specialisti della difesa. Una migliore comprensione di questi fenomeni contribuirà sia alla sicurezza (distinguendo le minacce reali dalle anomalie innocue) sia all’avanzamento della conoscenza scientifica.

Incrementare la cooperazione internazionale: porre la questione degli UAP all’ordine del giorno dei dialoghi transatlantici e della cooperazione spaziale internazionale. Gli Stati Uniti, in particolare, hanno accumulato una notevole esperienza e dati sull’argomento; l’Unione Europea e i suoi membri trarrebbero vantaggio dallo scambio con loro su un piano di parità, fornendo al contempo i propri contributi dal territorio europeo. Ciò rafforzerebbe l’autonomia strategica dell’Europa e rafforzerebbe la sua leadership in nuovi campi geo-strategici. Allo stesso modo, incoraggiare la condivisione di informazioni su fenomeni aerei inspiegabili tra alleati (NATO, ONU) rafforzerebbe la sicurezza collettiva di fronte a rischi intrinsecamente transfrontalieri.

Queste misure riflettono in parte le raccomandazioni avanzate dalle organizzazioni della società civile europea incentrate sugli UAP. Quindici associazioni di dieci paesi dell’UE, alla fine del 2024, hanno lanciato un appello senza precedenti affinché l’Unione Europea affrontasse urgentemente la questione UAP («UAP Check», 25 novembre 2024). In quell’appello hanno specificamente richiesto le misure sopra descritte: l’istituzione di un processo europeo per la raccolta e l’analisi dei dati, l’integrazione degli UAP nelle normative, il finanziamento della ricerca e il rafforzamento della cooperazione internazionale («UAP a livello UE – una proposta d’azione», 24 ottobre 2024). Le istituzioni europee devono prestare attenzione a questo messaggio di base e trarne ispirazione.

È tempo di agire e rafforzare la cooperazione europea

Alla luce degli attuali sconvolgimenti geopolitici, l’autonomia strategica europea sarà raggiunta solo se l’Unione sarà in grado di anticipare e affrontare tutte le questioni di sicurezza, comprese quelle che esulano dai quadri convenzionali. I fenomeni aerei non identificati non sono più fantascienza, ma una realtà osservata che sfida la nostra capacità di comprendere e proteggere i nostri cieli. Di fronte a questo fatto, l’inattività sarebbe la peggiore risposta possibile.

L’Unione Europea ha tutte le risorse di cui ha bisogno per diventare leader globale in un approccio responsabile e scientifico sugli UAP: potrebbero essere coinvolte industrie aerospaziali all’avanguardia, ricercatori rinomati, una vasta esperienza di cooperazione multinazionale, agenzie ed enti come ESA, EASA ed Eurocontrol. Ciò di cui c’è bisogno ora è una chiara volontà politica per coordinare queste risorse e colmare il divario esistente.

In un momento in cui l’UE sta annunciando la sua intenzione di espandere le sue ambizioni in difesa e spazio, è il tempo ideale per lanciare un’iniziativa europea sugli UAP. Dotare l’Europa di una strategia e dei mezzi per studiare e gestire questi fenomeni contribuirà alla sicurezza dei suoi cittadini, all’indipendenza della nostra capacità di valutare i rischi e al progresso della conoscenza. La sovranità, la sicurezza e la credibilità scientifica dell’Europa sono in gioco.

Niente più scuse: è il momento di agire.

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Questo articolo è pubblicato contemporaneamente in 13 lingue diverse e in 14 nazioni

Copyright: UAP Check
http://www.uapcheck.com

[Revisione della traduzione: Piero Zanaboni – Immagine in alto: Pasquale Russo]
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[*] Charles-Maxence Layet è uno scrittore e giornalista scientifico specializzato in nuove tecnologie energetiche e cosmo elettromagnetico. Ex assistente parlamentare europeo dal 2009 al 2024, è stato caporedattore ed editore di “Orbs Special Contact”, un libro dedicato agli UFO e all’ipotesi  extraterrestre. Il suo viaggio si concentra principalmente sulle dimensioni umane, mediatiche, sociali e politiche del fenomeno UAP. È anche membro delle organizzazioni francesi SCEAU, CARE e CIPO e ha diretto la sezione politica di UAP Check. Il suo libro «La primavera degli UFO» (First, 2025) è uscito a marzo 2025.

Renzo Cabassi (1945-2025)

Sabato 1 marzo è morto Renzo Cabassi, veterano dell’ufologia italiana e socio fondatore del Centro Italiano Studi Ufologici. Aveva da poco compiuto  80 anni.

Nato a Trivero nel 1945 ma sempre vissuto a Bologna, si era appassionato all’argomento quando aveva meno di 14 anni. Negli anni ’60 aveva creato una piccola associazione locale, poi era entrato a far parte del Centro Unico Nazionale (CUN), del quale era diventato segretario, poi redattore del “Notiziario UFO” e membro del consiglio direttivo.

Uscito dal CUN nel 1973, insieme a Roberto Farabone, Francesco Izzo ed altri ex soci creò il CNIFAA (Comitato Nazionale  Italiano per lo studio dei Fenomeni Aerei Anomali), che dal 1976 al 1984 pubblicò la prima rivista di impostazione accademica (peer reviewed) sull’argomento: UFO Phenomena International Annual Review (UPIAR). Nel 1974 curò l’antologia “UFO Perchè” per le edizioni Faenza e nel ’75 pubblicò l’opuscolo “UFO Base zero” (primo testo italiano di epistemologia ufologica).

A lungo fautore di un approccio scientifico all’ufologia, nel 1985 fu tra i promotori  del Centro Italiano Studi Ufologici, associazione nella quale fu per anni il coordinatore regionale per l’Emilia-Romagna, e a più riprese nel consiglio direttivo tra il 1991 e il 2000. Insieme a Paolo Fiorino, fu l’ispiratore dell’iniziativa che portò alla declassificazione dell’archivio sugli OVNI da parte dell’Aeronautica Militare Italiana a partire dal 1996.

Animatore della commissione del CISU sui “fenomeni luminosi in atmosfera”, nel 2000 promosse la costituzione del Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen (CIPH), a sostegno del programma di osservazioni e rilevazioni strumentali dei fenomeni ricorrenti nell’omonima vallata norvegese, che da quel momento è stato il fulcro del suo interesse attivo.

Dal 2005 era socio onorario del CISU.

 

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Nelle foto in alto: Renzo Cabassi nel 1975 (conferenza di Peter Kolosimo a Bologna), nel 1979 (convegno delle sezioni CUN a Firenze), nel 1987 (convegno internazionale del CISU a Torino), nel 1992 (6° convegno nazionale di ufologia a Bologna) e nel 2018 (convegno del CISU a Bologna)