Il 5 e il 6 agosto 2025, l’All-Domain Anomaly Resolution Office (AARO) e l’Associated Universities, Inc. (AUI) hanno organizzato un simposio presso la sede dell’AUI a Vienna, in Virginia [un sobborgo di Washington]. L’incontro ha riunito rappresentanti selezionati del mondo accademico, scienziati e membri di organizzazioni di ricerca private, per valutare come la ricerca sugli UAP possa progredire attraverso una maggiore collaborazione. Concentrandosi principalmente sulle sfide relative alla gestione e all’analisi delle segnalazioni di UAP, gli argomenti trattati hanno spaziato dall’acquisizione dei dati ai metodi qualitativi e quantitativi, e a come conciliare tutto ciò in una raccolta funzionale che faccia progredire gli studi sugli UAP.
Questo è stato in realtà il secondo simposi ospitato dall’AUI sull’argomento. Il primo, organizzato con il sostegno della National Science Foundation (NSF), si era tenuto il 15 e il 16 maggio 2024 sul tema di come eliminare lo stigma associato alla comunicazione e alla divulgazione sul tema degli UAP. Il titolo di quel primo simposio era “Fenomeni anomali non identificati (UAP): un dialogo su scienza, coinvolgimento del pubblico e comunicazione”. Il fatto che gran parte di questo stigma sia svanito nell’anno trascorso riflette un cambiamento nel modo in cui le istituzioni stanno iniziando ad affrontare la questione dei fenomeni irrisolti.
L’AARO è stata istituita formalmente il 20 luglio 2022, nell’ambito dell’Ufficio del Sottosegretario alla Difesa per l’Intelligence e la Sicurezza. Il suo mandato è quello di standardizzare “la raccolta, l’analisi e la risoluzione delle segnalazioni di fenomeni anomali non identificati (UAP) in tutti i domini: aria, mare, spazio e transmediale” (ad esempio, il passaggio dall’aria al mare).
In occasione di un’audizione al Congresso [la Camera dei deputati degli Stati Uniti] nel novembre 2024, il direttore ad interim, dottor Jon T. Kosloski, ha dichiarato che «solo una percentuale molto piccola delle segnalazioni ricevute dall’AARO è potenzialmente anomala; si tratta di casi che richiedono tempo, risorse e un’indagine scientifica mirata da parte dell’AARO e della sua ampia rete di partner». Ha aggiunto per la cronaca che “è importante sottolineare che, ad oggi, l’AARO non ha scoperto alcuna prova verificabile di esseri, attività o tecnologia extraterrestri”. La dichiarazione ha suscitato scalpore nei circoli ufologici, ma per il fondatore della SUAPS Mike Cifone, che ha partecipato all’incontro di Vienna, il simposio ha comunque segnato “un cambiamento significativo di atteggiamento” per la scienza e in particolare per un’organizzazione governativa. “L’AARO ha sottolineato che il suo mandato è quello di ‘risolvere le anomalie, non esplorare o speculare sull’origine degli oggetti sconosciuti’”, ha osservato Cifone.
Durante l’incontro, il direttore dell’AARO Kosloski ha sottolineato che la missione del suo ufficio è quella di studiare gli UAP come potenziale lacuna nella “conoscenza del dominio”, ovvero colmare le lacune nella comprensione e nell’identificazione di oggetti e incursioni precedentemente sconosciuti. Qualsiasi progresso che si possa ricavare dal coinvolgimento di esperti, come quello rappresentato dal simposio, sarà applicato allo sviluppo e al perfezionamento di strumenti, sistemi e teorie che affrontino il livello di minaccia dei fenomeni osservati. Gli incidenti e gli scenari che rimangono non identificati non sono preoccupanti e rimarranno principalmente di competenza di gruppi di ONG [organizzazioni non governative] e singoli individui.
Le comunità militari e della difesa hanno storicamente limitato l’accesso ai dati relativi agli UAP, ma questo simposio ha suggerito un approccio diverso. Secondo la testimonianza del dottor Kosloski al Congresso del 2024, “Costruire partnership tra governo, mondo accademico, industria e pubblico è essenziale per il successo dell’ufficio”. Gli organizzatori, il dottor Tim Spuck dell’AUI e la dottoressa Gretchen Stahlman della Florida State University (che aveva già co-organizzato la precedente conferenza dell’AUI), hanno sottolineato il ruolo delle ONG private nel plasmare il settore, con Spuck che ha osservato: «Penso che stiamo combattendo contro anni di segretezza, disinformazione e mancanza di fiducia tra le parti interessate. Non siamo arrivati a questo punto dall’oggi al domani, e ci vorranno tempo, pazienza e risorse da tutte le parti per costruire fiducia e sicurezza nelle nostre relazioni».
La Stahlman ha aggiunto: «Volevamo garantire un mix produttivo di competenze e rappresentanza delle organizzazioni della comunità UAP. Ci siamo concentrati sull’invito ad esperti privati e pubblici che lavorano in ambiti che si sovrappongono : intelligenza artificiale e apprendimento automatico; ricerca e dati sui fenomeni anomali; scienze fisiche e naturali; scienza dell’informazione e dei dati; archivi e registrazione di dati metodi di analisi; infrastrutture cibernetiche e computazionali; scienze umane e sociali». L’incontro è stato volutamente organizzato su piccola scala per «incoraggiare la discussione aperta e la condivisione di idee tra tutti i partecipanti».
A sottolineare l’impegno dell’AARO nei confronti della comunità UAP, il programma è iniziato con un intervento di Robert Powell, fondatore e membro del consiglio direttivo della Scientific Coalition for UAP Studies (SCU), che ha tenuto una conferenza dal titolo «Preparare il terreno: l’importanza di dati di qualità sugli UAP». Powell ha affermato di aver presentato un intervento sulla “qualità dei dati UAP e le relative sfide”, concentrandosi sui modi in cui ricercatori e organizzazioni potrebbero “conoscere la storia e il lavoro svolto finora sull’argomento; … le metodologie e le sfumature dei database esistenti; migliorare l’analisi di raccolte di dati basati su resoconti testimoniali vagliando le segnalazioni tramite tecniche di Naural Language Processing (NLP); migliorare e standardizzare le modalità di raccolta dei dati testimoniali; e avviare la raccolta di dati scientifici attraverso sistemi di rilevamento automatizzati”. Ha aggiunto che “la SCU ritiene che la strada migliore per raggiungere una migliore comprensione scientifica degli UAP non sia attraverso le organizzazioni militari e governative, ma attraverso organizzazioni scientifiche come la SCU, la SUAPS, il Progetto Galileo e altre, nonché il mondo accademico”, sebbene abbia riconosciuto che “anche la cooperazione con i gruppi di studio pubblici si rivelerebbe fruttuosa”.
David Marler, fondatore e direttore del National UFO Historical Records Center, ha sottolineato l’importanza di mantenere la continuità con la ricerca storica. “Molti dei presenti, nonostante possedessero conoscenze e competenze uniche, non avevano una conoscenza dettagliata degli aspetti storici del fenomeno”, ha affermato. “Sono disposto a collaborare con qualsiasi individuo o gruppo che sia aperto a esaminare onestamente i dati che abbiamo raccolto. Inoltre, ritengo che l’AARO si trovi in una posizione unica per indirizzare risorse essenziali verso un esame più approfondito del tema degli UAP. Storicamente, gli sforzi privati non hanno avuto queste risorse”.
Un altro gruppo privato era rappresentato da Christian Stepien, direttore tecnico del National UFO Reporting Center (NUFORC), che ha descritto la storia del NUFORC e il suo database di oltre 180.000 avvistamenti.
Altre presentazioni hanno messo in evidenza approcci scientifici e tecnici. Il dottor Matthew Syzdagis, professore associato presso la State University of New York ad Albany, ha raccontato il suo lavoro con il gruppo UAPx sulla raccolta di dati strumentali relativi a oggetti aerei anomali, recentemente pubblicato su Progress in Aerospace. Ha parlato anche delle direzioni future, tra cui “le analisi dei materiali dei presunti rottami e la costruzione di mini reattori nucleari come ‘trappole’ per attirare gli UAP”, sottolineando che il suo intervento è stato ben accolto. Il dottor Stephen Breuhl, presentando una ricerca in collaborazione con la dottoressa Beatriz Villaroel, ha discusso di “oggetti transitori simili a stelle” apparsi e poi scomparsi nelle immagini astronomiche dal 1949 al 1957. Ha spiegato che questi eventi “hanno un forte legame statistico con i test nucleari in superficie e mostrano una certa associazione con le osservazioni di UAP da parte di testimoni a terra”.
Il simposio ha anche esaminato i dati qualitativi e il ruolo delle testimonianze umane. Amanda Focke, responsabile delle collezioni speciali presso la Fondren Library della Rice University, che ospita gli Archives of the Impossible, ha messo in guardia dal liquidare i resoconti dei testimoni come semplici aneddoti, avvertendo che ciò ha spesso ostacolato la comprensione con approcci riduzionisti allo studio degli UAP. Stahlman ha moderato una tavola rotonda con Focke sul tema «Armonizzare le prospettive qualitative e quantitative», in cui i partecipanti hanno sostenuto che l’integrazione delle testimonianze con i dati dei sensori potrebbe probabilmente fornire indizi finora ignorati. Stahlman ha affermato: “Lavorare con i dati testuali è una sfida trasversale alle discipline, e siamo riusciti a mettere in contatto ricercatori UAP con esperti non UAP per discutere tecniche, metodi e tecnologie che possono essere sfruttati per estrarre conoscenze significative da diverse segnalazioni UAP e fonti di dati”. Un’altra tavola rotonda si è concentrata sull’IA, con la partecipazione di Syzdagis e di specialisti di apprendimento automatico, ed ha esplorato nuovi metodi per classificare le segnalazioni e formulare domande per i testimoni.
Focke ha aggiunto: «I dati qualitativi, come i disegni e le descrizioni narrative del contatto con gli NHI, hanno la capacità di fornire un contesto e modalità di indagine più approfondite sulla questione degli UAP. Sebbene anche le fotografie, i radar e i video siano elementi cruciali nello studio degli UAP, devono essere approfondite anche le segnalazioni da parte di coloro che hanno vissuto comunicazioni, interazioni, messaggi, tipi di esseri e connessioni con la coscienza. Sono testimonianze di esseri umani in qualità di “sensori”. Le loro segnalazioni meritano di essere studiate allo stesso livello di quello che consideriamo lo studio fisico ‘dadi e bulloni’ degli avvistamenti di UAP”.
Il sociologo Ben Gibson della RAND ha presentato una relazione sulla distribuzione geografica delle segnalazioni di UAP negli Stati Uniti. I suoi risultati preliminari suggeriscono che “la densità di popolazione, le infrastrutture del traffico aereo e la vicinanza a impianti nucleari sono forti indicatori di avvistamenti, mentre le basi militari sono associate a un numero leggermente inferiore di segnalazioni”. Ha inoltre riscontrato “correlazioni con anomalie magnetiche, terreni accidentati e attività sismica”.
Il direttore della Society for UAP Studies (SUAPS), Mike Cifone, ha presentato una relazione dal titolo «È tutta una questione di prove – Ma quali sono le prove? Un’indagine sul problema degli UFO come oggetto di ricerca scientifica”, in cui ha sottolineato che “lo studio scientifico degli UFO ha sempre dovuto fare i conti con le difficoltà tipiche di tutte le prove di natura forense: il fatto che siano accidentali, inaspettate (durante l’incidente) e spesso circostanziali… questa situazione ha confinato l’‘ufologia’ scientifica allo studio di segnalazioni di casi UFO a posteriori, piuttosto che al fenomeno UFO stesso”. Ha concluso che “lo studio degli UAP non riguarda solo l’identificazione di oggetti sconosciuti; riguarda il perfezionamento sia della nostra comprensione di ciò che riteniamo già noto, sia delle stesse metodologie-guida scientifiche, quando ci si confronta con il veramente anomalo – senza mai dimenticare che proprio quei metodi derivano sempre dal nostro orientamento pregresso nel campo del noto”.
Peter Sforza, direttore dei programmi di ricerca della SUAPS, ha offerto una prospettiva che ha colto lo spirito del simposio: «Gli studi sugli UAP offrono una lente rara, in grado di cambiare paradigma: un fenomeno veramente sconosciuto che ci costringe a confrontarci con i limiti dei nostri attuali processi scientifici. Al workshop dell’AARO non abbiamo speculato su “cosa” siano gli UAP; abbiamo invece esplorato metodi aperti e collaborativi per gestire diverse fonti di dati, dai sensori alle testimonianze umane. L’incontro ha accolto discussioni aperte e contributi interdisciplinari. A mio avviso, la ricerca sugli UAP riguarda tanto il progresso della nostra capacità di fare scienza rigorosa e riflessiva quanto i fenomeni stessi, e questo offre l’opportunità di far evolvere i nostri metodi, migliorare il coordinamento e colmare il vuoto informativo con analisi credibili e integrative.”
Nel complesso, l’incontro di Vienna ha suggerito una transizione nella cultura della ricerca sugli UAP: dalla segretezza alla trasparenza, dalla frammentazione all’integrazione, dallo stigma a una cauta legittima
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Traduzione parziale dell’articolo pubblicato sul sito della SUAPS (Society for UAP Studies)
Greg Bishop è un giornalista e scrittore americano. Ha diretto dal 1991 la rivista The Excluded Middle (su UFO, cospirazionismo e scienze di frontiera), dal 1999 conduce il programma di interviste radiofoniche Radiomisterioso, nel 2005 ha pubblicato il libro “Project Beta – The Story of Paul Bennewitz, National Security, and the Creation of a Modern UFO Myth”. Relatore al MUFON Symposium del 2025, collabora regolarmente al settore Digital Communications & Social Media della SUAPS.