UFO CISU NEWS /1

Nasce UFO CISU NEWS, il modo che il Centro Italiano Studi Ufologici offrirà periodicamente per tenervi informati in maniera tempestiva sul panorama UFO italiano e internazionale. Uno sguardo rapido, preciso, razionale e aperto alle novità. Seguiteci sul nostro sito!


Gli ultimi UFO dell’Aeronautica (e oltre!)

L’Aeronautica Militare ha pubblicato il consueto sunto delle segnalazioni di presunti OVNI, Oggetti Volanti Non Identificati – come li chiama quell’Arma – ricevute nei primi mesi del 2026. Si tratta di appena due luci osservate nel cielo notturno ad aprile e a maggio, tutte e due le volte in Toscana. La modestia del numero dei casi raccolti dall’Aeronautica, evidente negli ultimi anni (nel 2025 erano stati 4 in tutto, e gli episodi, nelle annotazioni che li seguono, sono classificati come “OVNI” solo perché mancano riscontri con lanci di palloni sonda meteo o con traffico aereo), cela una dinamica complessa.

In primo luogo, pare che l’elenco si riferisca ai soli casi considerati non identificabili dall’AMI, mentre potrebbero esserci state altre segnalazioni che i militari sono riusciti a identificare. In realtà, va segnalato che anche l’avvistamento del 1° maggio 2026 (catalogato OVNI) sarebbe in realtà correlabile al passaggio di satelliti Starlink osservati e ripresi da altre località toscane, italiane ed europee.

Soprattutto, ci sono segnali per i quali, a causa del mutato contesto culturale, politico e tecnologico, i collettori “istituzionali” dei casi OVNI sono altri. Latitano da anni negli elenchi del Ministero testimonianze da personale di volo, sia militare, sia civile, mentre la casistica relativa a vari tipi di velivoli non meglio classificabili e ad aeromobili non pilotati – non ultimo gli onnipresenti “droni sconosciuti” – è assai più numerosa altrove. In particolare, nel rapporto per il 2024 dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV), i casi di presunti Aeromobili a Pilotaggio Remoto dall’aspetto più o meno insolito segnalati da personale di volo erano 38, in calo rispetto ad anni recenti, mentre in quello per il 2025 erano risaliti a ben 71, ma il documento non fornisce più la lista analitica dei singoli casi.

 

La Commissione UE segue da anni la questione UFO?

Il 17 agosto, la rete televisiva paneuropea Euronews ha pubblicato un articolo che annunciava un’apparente novità in campo ufologico. Giornalisti della rete avevano visto una lettera dell’ufficio del Commissario per la Difesa e lo Spazio della UE inviata in risposta a quanto sostenuto da due astrofili malaysiani – padre e figlio – che nell’ottobre del 2022 avevano scritto sostenendo di aver ripreso ben 37 volte fenomeni aerei anomali grazie a un loro telescopio a ultravioletti, e di averne anche ricevuto dei “segnali”.  

La notizia ha avuto vasta eco anche in Italia: è stata presentata come una novità, e anche come una dimostrazione secondo la quale la Commissione UE seguirebbe l’argomento UFO da tre anni. 

La realtà è assai meno netta, ma anche, forse, più interessante. Nel 2022 i due astrofili contattarono sul serio varie istituzioni (anche la NASA, per esempio) presentando le loro presunte scoperte al telescopio, e la storia era già circolata in vari ambienti ufologici, dai più razionali ai più creduli. La risposta ai due era in realtà poco più che formale, anche se in un punto sosteneva che “stiamo migliorando la nostra capacità di occuparcene e quella di identificarli meglio, via via che le nostre capacità tecnologiche migliorano”. 

Questa affermazione è passata su Euronews e sui media come una conferma secondo la quale “la Commissione UE si occupa di UFO da tre anni”. Vero è che negli ultimi anni varie associazioni UFO di tipo razionale – e il CISU concorre a questi sforzi – stanno dialogando con organismi UE, in specie per ciò che concerne gli aspetti legati alla sicurezza degli spazi aerei dell’Unione, ma quella lettera, vecchia di tre anni, va considerata nella sua modesta portata. Semmai, la sua ricezione mostra che, quando si tratta di istituzioni pubbliche e di UFO (o UAP) la pressione mediatica anche in Europa può risultare assai alta.

 

Che cosa è successo ai bambini di Prémanon?

Il 27 settembre 1954 è una data celebre nella storia dell’ufologia. Corrisponde al giorno in cui un preadolescente e altri tre bambini di un paesino del Giura francese, Prémanon, avrebbero incontrato in un campo un “disco volante” e un essere buffo. Il giorno dopo il ragazzo raccontò la storia a scuola, ed è da lì che iniziò la lunga storia di questo episodio, giunto quasi al culmine della grande ondata francese di quei mesi e diventato un superclassico.

Ora, su quella vicenda già indagata in senso critico negli Anni 80 dall’ufologo Yves Bosson, è giunta una pubblicazione che esplora le dinamiche interne all’intero evento. L’affaire du « Martien » de Prémanon: construction et déconstruction d’un fait divers, curato da Bosson e da Jean-Pierre Rospars e uscito sul bollettino Les Amis du Vieux Saint-Claude (n. 49, 2026, pp. 2-19), va al di là della scelta fra vero disco volante e scherzo di un bambino: per gli autori questa storia rivela una grande ricchezza di meccanismi creativi che hanno prodotto un racconto collettivo sorprendente. 

Per certi versi, l’approccio di Bosson e Rospars è simile a quanto di recente il CISU ha ricostruito per un altro classico, l’incontro sempre del 1954 presso Tripoli fra un colono italiano, un “sigaro volante” atterrato e il suo equipaggio. In quel caso, un ruolo centrale lo ebbero la comunità italiana di Libia e il quotidiano Corriere di Tripoli.

 

Steven Spielberg, gli UFO e la religione

A metà agosto, sul sito della Fundación Para La Promoción Y Estudio De La Narrativa en Imágenes, realtà spagnola che si occupa di cinema, fumetti, serie e games, è uscito un lungo articolo in cui il giornalista Thomas Villa ha discusso con una delle figure storiche del CISU, Giuseppe Stilo. Approfittando degli studi di teologia protestante di Stilo presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma, insieme hanno riflettuto sulle dimensioni “religiose” del cinema ufologico di Steven Spielberg, riemerse con l’uscita di Disclosure Day

Stilo ha inquadrato la “religiosità” della sequela di film e serie spielberghiane a tema UFO (il primo è il modesto Firelight, realizzato da Spielberg a soli 17 anni) nell’ambito di un concetto portante dell’antropologia religiosa, quello di alterità totale, cioè, del Dio ebraico-cristiano come “Altro”, e dunque, come non rassicurante, incomprensibile. Per Stilo, questa alterità è presente in Disclosure Day forse ancora più che in classici come Incontri ravvicinati del terzo tipo

A questo, in Spielberg si uniscono elementi apocalittici tipici di una parte sempre più rilevante del neo-Protestantesimo Usa. Questi elementi, ormai chiari anche nei discorsi UFO di politici, personaggi pubblici e ufologi Usa convinti della realtà aliena degli UFO, ben si prestano a un accostamento alle idee di Spielberg su una “rivelazione finale” attesa grazie all’aperta manifestazione degli alieni: aspettati, desiderati ma terrificanti, perché espressione dell’alterità totale del sacro. L’UFO e l’alieno, insieme, incomprensibili per eccellenza. 

E, sempre a proposito di religiosità UFO di Spielberg, è aperta sino al 15 settembre la possibilità di sottoporre propri lavori per il volume intitolato From Close Encounters to Disclosure: Spielberg’s Alien Imaginary and American Spirituality, la cui pubblicazione è prevista nella collana Pop Culture & Theology della casa editrice accademica Bloomsbury.   

 

UFO ed effetti elettromagnetici: ecco come studiarli

Dal marzo 2026 è online ufoeffects.com, portale gestito dal socio CISU Stefano Innocenti, dedicato all’analisi dei presunti effetti fisici associati ai fenomeni UFO. Stefano coordina da molti anni il relativo progetto del CISU, l’EFCAT

È uno degli aspetti più complessi della questione UFO: quello delle segnature tangibili lasciate sul terreno e nell’ambiente. Il sito nasce con l’idea di fare da riferimento delle analisi razionali delle presunte interferenze elettromagnetiche (blackout temporanei, guasti di motori e di apparecchiature elettroniche), degli effetti fisici sul suolo, sulla vegetazione, sull’atmosfera, senza dimenticare i casi di effetti fisiologici su umani e animali.  

Innocenti documenta episodi, studi di laboratorio e dati sul campo per cercare di capire se davvero queste manifestazioni siano interpretabili alla luce di meccanismi fisici. Il sito si rivolge in modo specifico a ricercatori, appassionati e studiosi che intendano concentrarsi sull’evidenza materiale e sulle presunte anomalie fisiche testimoniate.

Sempre su questo tema e sulle nostre attività, mesi fa alcuni accademici britannici legati alla SUAPS (Society for UAP Studies) hanno chiesto al CISU l’ampio dossier tematico da noi raccolto sui presunti effetti EM e il relativo database. Il carattere aneddotico di tale evidenza nel suo insieme ha un po’ deluso quei ricercatori che, sulla base di alcune recenti pubblicazioni dal tono assertivo sui danni alla salute causati da UAP, si aspettavano di trovare conferme documentali e dati medici.

I trenini Starlink e l’effetto Dunning-Kruger


Alcuni passaggi ravvicinati dei lotti di satelliti artificiali Starlink 17-52 e 17-53 lanciati da SpaceX sono stati osservati da moltissime persone sulla nostra penisola le notti del 3, 4 e 5 agosto 2026. Il 17-53 in particolare, lanciato martedì 4 agosto 2026, ha offerto un passaggio particolarmente luminoso e compatto nelle serate del 4 e del 5 agosto (attorno alle ore 21:41), favorendo più nello specifico le regioni tirreniche e la Pianura Padana. Appena rilasciati in orbita bassa, i satelliti hanno viaggiato estremamente compatti in fila indiana, creando l’illusione ottica di un unico oggetto allungato a forma di “sigaro” o “siluro” luminoso. Le condizioni meteorologiche in cui si sono palesati, cielo sereno e molta umidità, hanno fatto in modo che non si vedesse il solito spettacolo, ovvero puntini luminosi allineati: due di questi punti — infatti — sembravano avere dimensioni e colori differenti, confondendo le idee a osservatori non troppo avvezzi a quanto succede attorno al pianeta. Sono subito apparsi moltissimi post sui vari gruppi social, come quelli su Facebook dove sono iscritti centinaia di migliaia di ufofili.

Un buon numero di questi messaggi descrivevano un ‘tubo luminoso’ o ‘un’astronave a forma di sigaro’ con oblò luminosi. Al ribattere di quanti avevano capito che la causa di questi avvistamenti fossero i soliti satelliti, chi credeva all’ipotesi extraterrestre dell’avvistamento affermavano di conoscere bene gli Starlink avendoli già visti in passato e che questi erano ben diversi proprio perché ‘i puntini’ non erano visibili come al solito. A esagerare e corroborare questa delirante spiegazione vi è stata la circolazione dell’elaborazione di un’immagine IA, mossa, dell’evento. L’IA ha valutato il movimento tremolante della foto come un corpo tridimensionale cilindrico.

Inoltre, vi è stata la coincidenza con un fenomeno meteorico la sera del 3 agosto (intorno alle 22:58), quando i cieli italiani sono stati attraversati anche da un bolide luminosissimo di colore verde brillante. La sovrapposizione visiva di questi due eventi straordinari nel giro di poche ore ha scatenato una vera e propria pioggia di segnalazioni e allarmi UFO sui social network in tutta Italia.

Subito è quindi scattata la teoria del complotto nei vari commenti, la cui tesi viene presa in considerazione a causa di alcuni fattori che hanno creato l’illusione ottica facendo pensare a un ‘sigaro volante’ come quelli degli anni 50.

Questi i motivi che l’hanno causata:

  • Formazione a “trenino” (String of Pearls): Subito dopo il rilascio dal secondo stadio del razzo Falcon 9, i satelliti Starlink (da 20 a 60 dispositivi) sono impacchettati e viaggiano vicinissimi in orbita bassa (LEO – Low Earth Orbit).
  • Risoluzione e saturazione dell’occhio/fotocamera: a centinaia di chilometri di altezza, l’occhio umano (e così anche la fotocamera di uno smartphone di notte) non distingue i singoli punti luminosi molto vicini. L’effetto della sovraesposizione fonde i punti in una scia uniforme continua: una striscia di luce allungata che ricorda la forma di un sigaro o di un cilindro.
  • Geometria della luce solare: i satelliti riflettono la luce del Sole quando questo è sotto l’orizzonte per chi sta a terra (alba/tramonto), rendendo la scia brillantissima contro il cielo buio.

 

La trappola del complotto e l’effetto Dunning-Kruger

Ciò che ha reso la vicenda molto interessante dal punto di vista sociologico, non è tanto il fenomeno astronomico in sé — ormai di routine con decine di lanci all’anno — quanto la reazione di una fascia d’utenza che rifiuta la spiegazione scientifica.

I fautori del “sigaro extraterrestre” cadono regolarmente nell’effetto Dunning-Kruger: meno si conosce una materia (in questo caso la meccanica orbitale e l’ottica), più si è convinti di aver capito ciò che agli altri sfugge. L’argomentazione tipica secondo cui “gli Starlink sono punti staccati, questo invece era un pezzo unico” dimostra semplicemente di non sapere che i satelliti si disperdono lungo l’orbita nel corso di diverse settimane e che la forma a “trenino compatto” è caratteristica esclusiva dei primi giorni dopo il lancio.

Eppure sarebbe semplice controllare la presenza dei satelliti proprio nel punto in cui vengono controllati quegli (all’apparenza) strani fenomeni.

Nell’era dell’informazione, la verifica richiede meno di dieci secondi. I lanci di SpaceX sono pubblici, così come le coordinate orbitali di qualsiasi oggetto lanciato nello spazio. Applicazioni e siti web gratuiti come Heavens-Above o FindStarlink mostrano in tempo reale la posizione dei satelliti e prevedono i passaggi visibili sopra ogni città italiana.

Comunque gli appassionati avvistatori di UFO non sono soli: lo stesso fenomeno è stato interpretato come avvistamento di un bolide da parte di altrettanti appassionati avvistatori di meteore, che hanno inviato decine di segnalazioni, fotografie e filmati alla rete PRISMA, affiliata all’International Meteor Organisation. La quale, esattamente come facciamo noi, le raccoglie, cataloga, analizza e… identifica.

 

 

 

Gli UAP entrano al parlamento francese dalla porta principale


L’iniziativa è stata eccellente, il contenuto straordinario. Il simposio sugli UAP (Fenomeni Aerei Non Identificati) organizzato lunedì 29 giugno dai deputati Pierre Henriet (Horizons) e Arnaud Saint-Martin (La France Insoumise) presso l’Assemblea Nazionale francese è riuscito a riportare con successo la questione degli oggetti volanti non identificati al centro delle istituzioni politiche francesi. Le quattro ore di dibattito e gli scambi intensi con il pubblico sono riusciti a mettere in luce la ricerca francese sugli UAP, a sottolineare le incertezze scientifiche che devono ancora essere superate e a evidenziare la necessità di affrontare un argomento che è ben più politico di quanto possa sembrare… Un primo passo per i deputati, un passo da gigante per l’istituzione?

«L’argomento si presta a suscitare sorrisi, e lo sappiamo», ha ammesso il deputato Pierre Henriet (Horizons) nel suo discorso di apertura. «Ha quell’aria di insolito che fa notizia. Dall’annuncio di questo simposio, abbiamo osservato la copertura mediatica che ne è naturalmente seguita: gli stereotipi, i piccoli dischi volanti usati come illustrazioni, gli ammiccamenti complici. Non ce ne lamentiamo: sorridiamo insieme a voi».

GLI «INTOCCABILI» PER LA SCIENZA?

«Questo argomento suscita reazioni contrastanti e ambivalenti; la gente oscilla tra lo stupore e le risatine», ha proseguito il deputato Arnaud Saint-Martin (La France Insoumise) nel suo discorso introduttivo. Sociologo della scienza e direttore di ricerca del CNRS (attualmente in congedo durante il suo mandato parlamentare), specializzato in economia dello spazio e lui stesso astronomo dilettante, ha ricordato: «“ Ci credi davvero?”, mi hanno chiesto. “Perché organizzare un simposio del genere? A che serve?”». «Siamo ossessionati dall’approccio americano: l’89% delle segnalazioni a livello mondiale proviene dagli Stati Uniti, ma le cose accadono anche in Francia», ha osservato Arnaud Saint-Martin.

In che modo le autorità pubbliche organizzano lo studio delle osservazioni che rimangono inspiegabili ancora oggi? Per portare questa questione fuori dai circoli specialistici e porre fine alle fantasie, i due deputati — entrambi membri dell’Ufficio parlamentare francese per la valutazione scientifica e tecnologica (OPECST) — hanno riunito ricercatori, ingegneri, ufficiali militari, funzionari pubblici e quelli che hanno definito osservatori «seri».

Tra questi c’era Luc Dini della Commissione Sigma2, che funge da gruppo di lavoro sugli UFO dell’a 3AF, l’Associazione francese dei professionisti dell’aviazione e dell’aerospaziale. Tra i relatori figuravano anche Michaël Vaillant, data scientist e fondatore della rete UAP Check, il giornalista e fondatore dell’organizzazione no profit Sentinel News, Baptiste Friscourt; accademici come il sociologo della scienza Pierre Lagrange; Frédéric Courtade e Gilles Munsch del GEIPAN; e due portavoce delle Forze Aeree e Spaziali francesi.

UN INCROCIO DI MONDI

Giornalisti, rappresentanti di associazioni, esperti e semplici cittadini interessati all’argomento… eravamo quasi 250 presenti nell’auditorium, selezionati tra le centinaia di richieste di iscrizione inviate online.

Diversi partecipanti erano giunti dall’Italia, dal Portogallo, dalla Svizzera, dalla Germania e dalla Spagna. Philippe Ailleris, uno dei relatori del simposio, che da trentacinque anni ricopre il ruolo di responsabile di progetto presso l’Agenzia Spaziale Europea, era giunto dai Paesi Bassi.

Le numerose telecamere presenti – tra cui quelle di ARTE Germania, delle troupe parlamentari e di team di produzione indipendenti come Simon Méheust del canale Et Pan!, Eva e Grégoire di The Paranormal Show, oltre a diversi canali YouTube specializzati – hanno conferito all’evento nella Sala Victor Hugo l’atmosfera vivace di un’audizione congressuale.

Tra il pubblico si potevano scorgere il regista francese Dominique Filhol, autore di “Valensole 1965”, sotto il suo caratteristico berretto; il giornalista Jean-Pierre Troadec, con i suoi capelli argentati (autore del volume Les OVNIs per la collana Que sais-je?) l’alta sagoma di Jacques Vallée; e la cravatta a righe blu-marine  dello storico navale Alexandre Sheldon-Duplaix. Anche EuroUFO, MUFON France, SCEAU, SUAPS e la rete dei Repas Ufologiques erano ben rappresentati, con partecipanti provenienti da Parigi, Tolosa, Marsiglia, La Turballe e altre città.

DIBATTITI APERTI

Le tavole rotonde hanno cercato innanzitutto di definire i confini del fenomeno: la prima dalla prospettiva delle scienze sociali a quella dell’ingegneria aeronautica. La seconda si è concentrata sul chiarimento delle missioni e dei metodi del GEIPAN, dando la parola al suo direttore, Frédéric Courtade, e a uno dei suoi investigatori, Gilles Munsch. La terza e ultima sessione ha cercato di adottare una visione più ampia, che comprendesse la politica e la dimensione internazionale.

Il sociologo Pierre Lagrange — che ha dedicato decenni all’analisi dei meccanismi di quella che definisce la “Grande Divisione”, che separa le scienze «ufficiali» e «accademiche» dalle scienze «intoccabili», popolari e presumibilmente «irrazionali» dell’ufologia e della parapsicologia — ha raccontato come le accuse di complottismo abbiano, negli ultimi venticinque anni circa, a partire dall’era di X-Files, in gran parte soppiantato le precedenti accuse di irrazionalità.

All’estremo opposto dello spettro, la necessità di dati è stata sottolineata dai relatori del simposio con un orientamento più scientifico. Philippe Ailleris, responsabile di progetto presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha spiegato perché la questione degli UFO rimane una sfida in termini di osservazione, produzione di dati e gestione dell’incertezza.

Luc Dini, presidente della Commissione Sigma2 e dirigente di alto livello presso Thales, ha concluso la sua presentazione incoraggiando sia i piloti civili che quelli militari a segnalare le proprie osservazioni al fine di migliorare la ricerca.

Lo stesso messaggio è stato ribadito da Michaël Vaillant, data scientist con sede a Tolosa e collaboratore del GEIPAN da tre decenni. Ha condiviso le sue riflessioni sul valore di una scienza proattiva e orientata all’apprendimento — forse persino a duplice uso — in grado di salvaguardare contemporaneamente gli interessi di sicurezza nazionale e di preservare l’apertura della ricerca accademica. Ha inoltre sottolineato la necessità di standard: un quadro comune in grado di stabilire «standard internazionali relativi all’identificazione dei fenomeni e al modo in cui vengono presi in considerazione». In altre parole, saranno necessari uno sforzo lucido — e risorse adeguate — se vogliamo ridurre il regno dell’ignoto.

Ogni presentazione è durata solo dai quindici ai venti minuti ed è stata illustrata con cinque o sei diapositive. Ognuna di esse è stata accolta da un applauso unanime da parte del pubblico.

LA QUESTIONE AMERICANA

Ogni tavola rotonda si è conclusa con una sessione di domande e risposte con il pubblico. Domande brevi — in media un minuto — per mantenere vivo il dibattito. I moderatori hanno inoltre garantito un equilibrio di genere, il che ha offerto un vantaggio tattico alle donne che alzavano la mano. Non sono riuscito a porre le mie domande sulla NATO o sulla nascente alleanza globale dei parlamentari. Probabilmente ero troppo lontano dalle prime file — e anche troppo maschio.

Ma tra i primissimi ad alzarsi c’era il vicino di Jacques Vallée. L’uomo con la cravatta a righe blu-marine: lo storico navale Alexandre Sheldon-Duplaix. Egli punta il dito contro quella grande questione taciuta che si annida nelle nostre menti. «Una domanda per voi, signori parlamentari. Perché non avete menzionato i vostri colleghi americani che sono intervenuti questa settimana e la scorsa? Il contrasto è tale da meritare di essere sottolineato: la deputata della Florida Anna Luna ha chiesto alla Casa Bianca di proteggere gli informatori in grado di condurre chiunque lo desideri nei luoghi in cui sono custoditi i velivoli recuperati, insieme ai resti biologici di esseri non umani… Queste sono frasi di Luna».

Un momento di esitazione si è diffuso sul podio degli oratori. Si sono scambiati sguardi silenziosi tra i parlamentari e i loro assistenti. I secondi scorrevano, quasi con il fiato sospeso. Parte del pubblico si era raddrizzato sui propri posti, incuriosito e deliziato da questa improvvisa intrusione della «Realpolitik» sugli UFO nella discussione. Con la sua domanda diretta e inequivocabile, lo storico aveva colpito esattamente nel punto cruciale. Aveva indicato con precisione l’elefante nel corridoio — o meglio, in questo caso, l’aquila repubblicana. Alexandre Sheldon-Duplaix aveva sollevato l’argomento che non avrebbe dovuto essere menzionato, eppure quello che tutti avevano in mente: la rivelazione (disclosure) in stile americano. Era quella la questione sulle labbra di tutti, e che aveva contribuito in larga misura alla volontà politica dei due deputati francesi di affrontare l’argomento. Ma come affrontarla? Come si poteva evitare di oltrepassare quella linea rossa, che assomigliava a una serie di guardrail?

Dietro la distanza e la cautela mostrate dai parlamentari si celava un tabù che Sheldon-Duplaix aveva apertamente infranto. Quel tabù riguardava i campioni biologici non umani menzionati sotto giuramento nel 2023. Riguardava il reverse engineering dei velivoli “alieni” recuperati risalenti al 1947 — o forse anche prima. Quella, ora, dell’esistenza di bipedi umanoidi o di entità plasmoidi «senzienti» (cioè coscienti), segnalata nuovamente da Grusch il 9 giugno 2026, sui gradini del Congresso degli Stati Uniti.

In breve, come non spingersi troppo oltre e perdersi nella cascata in continua espansione di rivelazioni straordinarie provenienti dall’altra sponda dell’Atlantico?

LO STATO DEL DIBATTITO IN FRANCIA

Per porre fine al crescente senso di disagio, è stato innanzitutto sottolineato che la questione rientrava proprio nella terza e ultima tavola rotonda, quella dedicata alla discussione politica. «Non abbiamo tutte le risposte», ha aggiunto il rappresentante francese Saint-Martin. «L’obiettivo di questa conferenza è spostare l’attenzione sulla Francia. È la scommessa che abbiamo fatto, che si può certamente discutere. Ma siamo noi ad avviare il dibattito».

La questione è quindi riemersa ancora una volta proprio alla fine del simposio, politicamente scorretta come prima. Il senso di riservatezza francese? Il contrasto con le rivelazioni che emergono dal Congresso degli Stati Uniti? Qualche tutela per gli informatori sugli UFO? Naturalmente i parlamentari erano favorevoli, ha spiegato Pierre Henriet, con una certa fatica e molte precauzioni retoriche.

Alla fine, è stato l’ex consigliere del governo francese Sylvain Maisonneuve a rompere il ghiaccio con una risposta convincente. «È una questione di maturità. Il dibattito in Francia non ha raggiunto lo stesso livello di maturità che ha negli Stati Uniti». Pertanto, per ora, non ha senso cercare di affrontare argomenti troppo straordinari o troppo controversi. Dato l’attuale contesto francese e lo stato attuale del dibattito nazionale, farlo sarebbe controproducente.

L’ascesso era stato finalmente inciso.

UN PRIMO PASSO PER I DEPUTATI, UN PASSO DA GIGANTE PER L’ISTITUZIONE…

Questo incontro senza precedenti in Francia segna un primo passo. Fornisce un quadro chiaro per iniziare a «politicizzare» il tema degli UFO, caduto in disuso parlamentare in Francia dal novembre 2014, quando le audizioni e la relazione dell’OPECST sul sorvolo dei siti nucleari francesi avevano sia sbalordito che allertato le autorità.

Ma al Senato, nel 2014, la parola «UFO» non è mai stata pronunciata. Bisognava risalire al novembre 1954, all’indomani della famosa ondata di avvistamenti che si era moltiplicata nei cieli – e talvolta nei campi – della campagna francese sotto il governo di Pierre Mendès-France. Fu allora che l’allora Primo Ministro decise di creare il SEMOC, il Servizio per lo Studio degli Oggetti Celesti Misteriosi. Questo ufficio, facente parte dell’Aeronautica Militare, prefigurava il GEPAN, che fu infine istituito nel 1977: quasi mezzo secolo fa.

«L’argomento è quindi già, che ci piaccia o no, oggetto di politica pubblica», ha osservato Pierre Henriet – attuale deputato, ex presidente dell’OPECST, matematico e filosofo della scienza – nel suo discorso di apertura. La presentazione conclusiva dell’ex consigliere ministeriale Sylvain Maisonneuve ha offerto ai deputati diverse possibili linee d’azione per il futuro.

Tra queste figurava la creazione di una «missione lampo» parlamentare — una missione di accertamento dei fatti a breve termine — che, secondo lui, «sarebbe una buona idea».

I deputati inizieranno ora a lavorare sulle raccomandazioni.

A cui si aggiungeranno, senza dubbio, altre iniziative, hanno suggerito Pierre Henriet e Arnaud Saint-Martin. Hanno inoltre confermato che l’intera conferenza sarà resa disponibile online nei prossimi giorni sotto forma di registrazione.

«Ciò che è accaduto qui oggi sarà reso pubblico, in piena trasparenza. Riteniamo che sia importante», ha sottolineato Arnaud Saint-Martin nelle sue osservazioni conclusive prima di chiudere questo incontro senza precedenti, diverso da qualsiasi altro tenutosi in precedenza in terra francese.

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Tutte le foto sono di Charles-Maxence Layet, ad eccezione della foto in copertina, opera di Francisco Mourao Correa (SUAPS)

 

Charles-Maxence Layet è uno scrittore e giornalista scientifico specializzato in nuove tecnologie energetiche e cosmo elettromagnetico. Ex assistente parlamentare europeo dal 2009 al 2024, è stato caporedattore ed editore di “Orbs Special Contact”, un libro dedicato agli UFO e all’ipotesi  extraterrestre. Il suo percorso si concentra principalmente sulle dimensioni umane, mediatiche, sociali e politiche del fenomeno UAP. È anche membro delle organizzazioni francesi SCEAU, CARE e CIPO e ha diretto la sezione politica di UAP Check. Il suo libro «La primavera degli UFO» (First, 2025) è uscito a marzo 2025.

 

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Questo articolo, pubblicato originariamente su UapCheck.org, viene pubblicato in contemporanea in 13 diverse lingue e rilanciato sui siti di 16 organizzazioni nazionali o internazionali.

Copyright: UAP Check

“Un sigaro volante è sceso a Tripoli” – La strana storia che agitò gli italiani di Libia

di Giuseppe Stilo

Una delle conseguenze della sconfitta italiana nella Seconda Guerra Mondiale fu la perdita di tutte le colonie. Il trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 sancì la nostra definitiva rinuncia a quanto possedevamo in Africa (Libia, Eritrea, Somalia) e nel Mediterraneo orientale (isole dell’Egeo).

Ne seguirono vicende complesse – spesso tragiche – che per alcuni decenni videro declinare e poi quasi dissolversi le vaste comunità di italiani di quei territori. Nel caso della Libia, i nostri concittadini, numerosissimi anche per la vicinanza geografica e concentrati soprattutto in Tripolitania, nel 1945 erano ancora 45.000. Una presenza che cesserà senza appello solo nel 1970, con l’espulsione totale dei connazionali decisa dal regime del colonnello Gheddafi un anno dopo la sua presa di potere con il colpo di stato che aveva rovesciato la monarchia filo-occidentale di re Idris.

In Libia le istituzioni culturali e le attività economiche italiane erano fiorenti. Fra le altre cose, e il punto ci interessa da vicino, nel paese nordafricano, come anche in Eritrea e in Somalia, era ben radicata la stampa quotidiana e periodica nella nostra lingua.

Ed è proprio di un esempio significativo di “importazione” in quella parte del mondo della questione allora giovane dei dischi volanti che si occuperà questo articolo.

 

Ufo e cultura coloniale

La diffusione dei motivi narrativi ufologici nelle ex-colonie italiane negli Anni 50 e 60 del Novecento è pochissimo esplorata. Sappiamo un po’ di più della loro presenza nei territori sotto dominio francese dell’Africa settentrionale, dove è plausibile che, oltre a piccole ondate di casistica, si fosse anche formato qualche embrione di interesse per la questione, poi dissoltosi con la decolonizzazione. Per quanto concerne Eritrea, Somalia e Libia, invece, la nostra conoscenza è composta di pochi frammenti, quasi esclusivamente riflesso da quanto da lì rimbalzava sulla stampa nazionale. Una piccola ondata, per esempio, ci fu in Eritrea nella primavera del 1950, in concomitanza con la prima, grande fase d’interesse italiano per i dischi volanti. e qualcosa s’intravede per lo stesso territorio e per la Somalia per ciò che concerne la colossale ondata del 1954, ma nel complesso è ben poco. Probabilmente ne furono veicolo testate come Il Quotidiano Eritreo, Corriere Eritreo e Corriere della Somalia (di quest’ultimo sappiamo qualcosa in più degli altri). Il caso più interessante, tuttavia, è senz’altro quello libico.

In quel paese, ora ne siamo certi, svolse un ruolo decisivo Il Corriere di Tripoli, un giornale che fu pubblicato dalla fine del 1911 sino al 1960, quando fu soppresso dalle autorità della Tripolitania e sostituito da un altro, con altro titolo. È sulle pagine del Corriere di Tripoli, che, sotto la pressione della mania per i dischi volanti iniziata in Italia nei primi giorni di settembre del 1954, tra ottobre e novembre esplose una serie di vicende al cui culmine sta l’incontro fra un colono italiano e un “sigaro volante” atterrato una notte davanti a lui. Si tratta di una vicenda nota da sempre per sommi capi agli studiosi italiani, perché fu menzionata sin da subito da quotidiani e settimanali del nostro paese. Tuttavia, fino a non molto tempo fa, nessuno aveva potuto consultare le fonti primarie della vicenda – una serie di articoli debordanti usciti sul Corriere di Tripoli. A questa lacuna ha posto rimedio nell’ottobre del 2023 Edoardo Russo, che queste fonti ha recuperato consultando presso la Biblioteca del Ministero degli Affari Esteri di Roma quella che probabilmente è una delle pochissime collezioni del quotidiano tripolino a esser sopravvissute.

La prima cosa che in questo modo è stato possibile chiarire è che il quotidiano tripolino arrivò assai tardi (e in maniera contenuta) a parlare della frenesia dei “dischi” esplosa ormai da alcune settimane in Italia a causa del contagio proveniente dalla Francia. Probabilmente fu costretto a farlo dalla forza travolgente delle notizie che senza dubbio anche la comunità nazionale discuteva – tanto più che, naturalmente, ogni giorno in Libia erano in edicola i quotidiani italiani, e tutti ascoltavano i giornali radio RAI.

I primi segni che la mania si stava estendendo agli abitanti della Tripolitania risalgono all’edizione di mercoledì 20 ottobre 1954. Due sere prima – così un trafiletto del Corriere – quattro persone che uscivano da un locale pubblico avevano visto “qualcosa che somigliava a un grosso sigaro” sfrecciare nel cielo di Tripoli. Il giorno dopo, nella prima, grande paginata finalmente dedicata a quanto stava accadendo in Italia e altrove, ecco un altro cenno a un “disco volante” avvistato nel cielo del quartiere delle Case operaie, probabilmente, peraltro, un riferimento all’episodio già riferito. Venerdì 22, un altro articoletto: un libico tripolino, dunque non un italiano, aveva riferito “con un certo pudore” al quotidiano di aver visto due sere prima, nel tratto fra Zuara e Tripoli, “qualcosa di strano come un fuso allungato, cioè la classica forma del sigaro volante”.

Forse colpita dal clamore che giungeva dall’Italia e dalla Francia sugli avvistamenti di quelli che erano stati chiamati sigari volanti (un grande pallone visto su Roma il 17 settembre, il super-bolide del 14 ottobre) fin da subito per gli avvistamenti locali la redazione del quotidiano predilesse senza tentennamenti quella espressione a quella di dischi. Una dinamica generale, quella del contagio delle nostre ex-colonie, come già accennato in quelle settimane manifestatosi anche in Somalia, dove comparve un pugno di avvistamenti fatti spesso da nostri connazionali, ma iniziati in ritardo rispetto ai picchi della mania italiana, e comunque riferiti dal Corriere della Somalia di Mogadiscio senza particolare enfasi.

In tutto ciò, ad ogni modo, nulla sembrava presagire a ciò che stava per accadere.

 

Una visita insistente in redazione

Nella giornata di domenica 24 ottobre 1954 (si direbbe che il quotidiano uscisse in orario piuttosto avanzato), in prima pagina e con grande evidenza, i lettori del Corriere di Tripoli trovarono un articolo dal titolo eccitante: Un ‘sigaro volante’ sarebbe atterrato l’altra sera nella azienda agricola Onorato ad Ain Zara. I “cosi” di cui tanto si parlava, dunque, erano finalmente sbarcati nel bel mezzo della comunità italiana di Libia.

L’articolo, non firmato, era incredibilmente ricco di dettagli. La mia opinione è che nella copertura così insistente della vicenda che ora vedremo abbia svolto un ruolo fondamentale lo stesso direttore del quotidiano, Marcello Moisé Ortona (1922-2002), che fu a capo del Corriere dal 1945 al 1957, in tempi difficili per lui, per la comunità ebraica di Libia alla quale apparteneva e per il resto degli italiani residenti lì.

Un certo A.D., con ogni evidenza un italiano, aveva telefonato alla redazione chiedendo che qualcuno andasse presso il suo negozio per una comunicazione “importante e delicata”. Il redattore non aveva potuto dar seguito all’incontro, inizialmente fissato per le 13, e perciò, nel pomeriggio del 23, A.D. si era presentato al Corriere di Tripoli con alcuni amici, sostenendo che un sigaro volante era atterrato a cinque chilometri dalla capitale libica e che aveva lasciato tracce sul terreno. Proprio per constatare quelle tracce, chiedeva che fosse subito mandato sul posto qualcuno del giornale. Lo avevano accontentato: un cronista e un fotografo si erano mossi subito.

Teniamo presente sin da ora un fatto fondamentale: a quel tempo, a pochi chilometri a est di Tripoli, aveva sede una delle maggiori basi aeree statunitensi del mondo, la Wheelus Air Force Base, dalla quale muoveva un traffico intensissimo di velivoli di ogni tipo e fra i più avanzati del tempo. Con la fine del dominio italiano, la Libia era diventata una piattaforma militare importantissima per gli Stati Uniti e per la Gran Bretagna, e Wheelus era un sito fondamentale nella contrapposizione con il blocco sovietico.

La presenza del personale militare statunitense e l’arrivo del mondo e dell’immaginario che lo accompagnava ebbe un impatto culturale potentissimo sulla Libia: il futuro era giunto letteralmente sulla soglia di casa, con tutte le sue promesse – e con tutte le sue minacce, visto che lì facevano sosta anche i bombardieri strategici destinati, se necessario, a portare le testate atomiche sull’Unione Sovietica e sui suoi alleati. E, a dire il vero, la storia che il Corriere di Tripoli presentò ai suoi lettori ha in sé parecchio di minaccioso, qualcosa di foriero di guerra – e non di guerra fra pianeti.

Il luogo del presunto episodio era il terreno di un’azienda agricola della cittadina di Ain Zara, località cinque chilometri a sud di Tripoli, oggi parte della grande conurbazione cittadina. Quell’azienda, di proprietà del professor Raffaele Onorato, era gestita da un colono nato in un paesino della provincia di Catania, un ventinovenne il cui nome era indicato in Carmelo Rapotto (vedremo più avanti che il cognome conteneva un errore). A tutti, a detta del cronista, “Rapotto” appariva uomo solido e concreto, poco interessato alla questione dei dischi volanti e dedito al suo lavoro.

 

Un aereo da guerra e i suoi mille apparati

Stando al cronista, l’uomo aveva raccontato che alle 3 di mattina di sabato 23 ottobre, dopo un giro d’ispezione ai guardiani della proprietà Onorato, si era recato in una zona che era stata arata nel corso della giornata con l’intento di seminare dell’erba, quando ad un certo punto aveva visto “brillare qualcosa nel cielo”, ma non ci aveva fatto troppo caso, anche perché negli stessi momenti sentiva un rombo di motori, e non sarebbe stata certo quella la prima volta nella quale, anche in quell’ora notturna, gli sarebbe capitato di scorgere aerei ed elicotteri sorvolare il cielo dell’azienda.

Soltanto che, stando al racconto del Corriere di Tripoli, questa volta “l’apparizione luminosa” era scesa verso terra a poche decine di metri dall’uomo, poggiando “al suolo silenziosamente come una falda di neve” – un’immagine poetica, per un vero e proprio ordigno come quello che stava per esser descritto.

Il cronista spiegava di aver fatto di persona degli accertamenti (non meglio esplicitati, ma si può supporre che fossero state azzardate delle misurazioni sul posto) insieme a A. D., l’uomo che per primo aveva riferito quella storia alla redazione. Se ne desumeva che il presunto velivolo sarebbe stato piuttosto piccolino: “uno chassis della larghezza di circa m. 2,50 e della lunghezza di m. 3”, da cui il giornalista deduceva una fusoliera lunga 5-6 metri e larga tre, impressione che, oltre a lui, avrebbe avuto lo stesso testimone.

Ma quel che più conta è che l’aspetto dell’aereo (tutto il racconto ha i toni della rivelazione di un segreto aeronautico, e il termine “aereo” ricorre ovunque) era stato ricostruito dal colono in uno schizzo rudimentale che sarà pubblicato nell’edizione di martedì 26 dal Corriere.

Ancora più sorprendente era però quello che si diceva dell’aspetto complessivo dell’aereo.

Ha la sagoma di un’automobile aerodinamica con una coda, che evidentemente funge da timone.

Sembra di leggere la descrizione delle auto di Nuvolari – un mostro d’acciaio che, più che saettare nel cielo, come è logico aspettarsi da un sigaro volante, può slittare sul terreno. Del resto, a pochi chilometri dal luogo dell’incontro, oltre alla base aerea Wheelus, casa dei nuovi mostri dell’aria dell’era atomica, c’erano ancora le piste dell’autodromo della Mellaha, uno dei luoghi mitici dell’immaginario italiano sotto il fascismo. Dal 1933, quando fu inaugurato dal governatore della colonia, Italo Balbo, e sino all’entrata in guerra dell’Italia, nel 1940, l’autodromo ospitò il Gran Premio di Tripoli, che in precedenza si era corso in città e dal quale dipendeva un altro sogno proibito degli italiani felici per quanto il fascismo gli faceva: vincere la Lotteria di Tripoli, legata alla classifica di quella gara automobilistica.

Per tornare alla descrizione del velivolo: la parte inferiore dell’aereo era bianca, e secondo il testimone era in alluminio – altro mito delle tecnologie aeronautiche dell’epoca eroica del volo e anche dell’immaginario ufologico sin dalla colossale ondata delle airship che avevano invaso i cieli americani nel 1896-97 – sopra, c’era del materiale trasparente diviso in sezioni. Sul muso, a destra e a sinistra, due fori, e, al centro di proravia, una comoda scaletta esterna. L’aereo poggiava su sei ruote: quattro anteriori, disposte a coppie, distanti fra loro 1,85 m, e due posteriori, distanti fra loro 50 cm. Un mostro, sì, ma piuttosto compatto, insomma, simile, ma più piccolo di un aereo da caccia della prima metà degli Anni 50.

Non mancavano strutture un po’ più esotiche: sotto la fusoliera (il testimone aveva girato senza alcuna fretta intorno all’apparecchio) c’erano due tubi “a forma di corno”. A prora e a poppa si vedevano delle normali antenne radio, con la prima che, addirittura, faceva capo a un apparecchio ricetrasmittente. E di un aereo da guerra, si direbbe, si trattava: dalla parte posteriore “sporgevano due canne di mitragliatrici con manicotti forati”, esattamente com’era per tante mitragliatrici del tempo, per esempio per le Browning M2 americane che tutti avevano visto negli anni precedenti nel ruolo di armi di squadra, oppure montate sopra la torretta di carri armati e altri corazzati, in primis quelli alleati entrati a Tripoli nel gennaio del 1943, e in tempi più recenti, nei cinegiornali che documentavano la Guerra di Corea.

 

Uno del nord”

Ora, il testimone poteva osservare senza intoppi che cosa c’era dentro l’aereo, visto che era illuminato da “una luce bianchissima data da otto lampade a forma quadrangolare”. Proiettavano dei bei raggi di luce per due-quattro metri intorno, adattissimi a fare da spot teatrale per il culmine dello spettacolo: all’interno dell’aereo inquadravano “sei uomini rivestiti di tute di colore giallastro e con volti coperti”. Niente tratti del volto visibili, dunque? Nessuna possibile identificazione suggerita? Chi erano quei sei uomini?

Non preoccupatevi: a un certo punto, uno dei sei aveva “dovuto scoprirsi il volto e soffiare in un tubo”. Il lettore doveva sapere di chi era, il sigaro volante. Ecco dunque la domanda del cronista al testimone.

Che cosa vi è sembrato che fosse, costui? Che volto aveva? Marziano?

No, non era “marziano” il senso del racconto.

Marziano? Non so che razza sia! Mi è sembrato il volto di uno del nord. Che so, americano, inglese, russo! Non saprei che dire, perché non gli ho chiesto la carta d’identità.

Per niente spaventato, il testimone si era avvicinato gridando un plausibile Hello! e aveva visto l’accesso ai segreti più reconditi: una scaletta posta sul lato sinistro del velivolo. Aveva provato a salirci, per vedere più da vicino, ma come in altri racconti ufologici di quegli anni, il coronamento dell’esperienza gli era stato impedito. Mettendo la mano sulla scaletta era stato “ributtato indietro da una forte scarica, come se avessi toccato un cavo elettrico”. Sgomento, si era allontanato, colpito da quel sistema anti-intrusi basato sull’energia.

Dopo questo primo sforzo frustrato, quello che gli avrebbe permesso di vedere l’interno dello spazio più recondito, il racconto si avviava alla sua seconda parte con un’ulteriore negazione: il fallimento del tentativo di allargare l’esperienza dal singolo a terzi, come del resto è regola in questo genere di storie. L’incontro con il “segreto” doveva rimanere privato, individuale, perché troppo prezioso. Il testimone aveva pensato di chiamare qualche contadino, ma aveva visto uno dell’equipaggio fargli un gesto come di minaccia, del tipo “fila via”. Aveva dunque rinunciato, non senza provare a fissare sulla carta di un pacchetto di sigarette l’aspetto dell’aereo, disegnandolo mentre ancora era al suolo. Continuava peraltro a osservare più da lontano quello che gli era stato impedito di vedere meglio dalla “scarica” simile a quella di “un cavo elettrico”: l’equipaggio che lavorava “intorno a dei meccanismi”, dentro l’aereo. “Evidentemente si trattava di un atterraggio forzato per qualche guasto” – ecco comparire un altro topos delle prime storie di incontri con i piloti dei dischi volanti, cioè la circostanza fortuita, costituita dal temporaneo difetto del velivolo o dalla scoperta da parte del testimone dell’atto esplorativo del territorio dell’equipaggio, disturbato dalla comparsa in scena del testimone, e, di norma, interrotto dal suo agitarsi.

Il colono però, malgrado quanto si è visto, se ne sta ancora lì, comodamente. Non c’è niente di affrettato, in questa storia. Tutto è lentissimo, levantino e temporalmente dilatato.

L’apparecchio ha sostato per circa un quarto d’ora, quindi silenziosamente si è levato in alto, lentamente, in posizione verticale per circa 50 metri e poi ha filato a velocità vertiginosa verso oriente.

Il testimone aveva constatato poche ore dopo la realtà persistente dell’evento. Tornato sul posto, aveva infatti visto che il battistrada dei copertoni delle ruote del sigaro aveva lasciato delle tracce a sezioni quadrate, rivestite da un velo verdastro. Ce n’era solo un pezzo, ci teneva a dire: se avesse strisciato a lungo si sarebbe visto un tratto assai più lungo. Invece, insisteva, proprio quella era la dimostrazione che l’aereo era atterrato perpendicolarmente, ripartendo poi allo stesso modo. A. D., quello che era stato per primo al Corriere di Tripoli, e che il testimone definiva “un mio amico”, aveva addirittura prelevato un campione del terreno impregnato di quella sostanza (il “velo verdastro”) per farlo esaminare da un chimico. Esattamente come in altri episodi analoghi, un sodale del testimone intendeva ora disporre di qualcosa di più della parola dell’amico: c’erano segni concreti, esaminabili in laboratorio, da recare a corredo del racconto fatto a voce.

Chi scriveva per il Corriere di Tripoli sembrava impressionato da alcuni dettagli: la “scarica elettrica” descritta dal testimone, non era forse la stessa menzionata in un articolo de Il Messaggero di Roma, arrivato a Tripoli il giorno 23, da testimoni francesi della Charente e della Mosella? E poi, il testimone non parlava per niente di “esseri siderali”: i suoi erano “cristiani”, uomini come noi – e dunque, per il quotidiano, era da escludere che “l’elemento fantastico” fosse alla base di quella storia. E poi era arrivata anche un’altra testimonianza: un autotrasportatore, il signor Fichera, e il suo autista, avevano visto anche loro, sere prima, uno dei sigari volanti.

 

Foto, sospetti, e qualche polemica

In realtà, la storia accidentata del sigaro volante di Tripoli era appena ai suoi esordi. Nei giorni successivi al primo articolo e sempre attraverso il Corriere si accese infatti un’incredibile polemica fatta di minuzie, di contrasti più o meno sopiti in poche ore e di precisazioni piccate che per qualche giorno ricevettero uno spazio smisurato sul quotidiano – uno spazio addirittura maggiore dello stesso “sigaro” di qualche potenza non meglio identificabile.

Dopo la pausa di lunedì 25 ottobre (di norma, a quel tempo i quotidiani non erano pubblicati nel primo giorno della settimana), nell’edizione di martedì 26 la metà della prima pagina del quotidiano e parte della terza furono di nuovo dedicate al nostro incidente. La linea del giornale ormai era netta: o si era trattato di un mezzo di un paese occidentale, oppure di un aereo sovietico, oppure di paesi alleati dei russi. Nel primo caso, ci sarebbe stato poco da eccepire, ma nel secondo, sarebbero stati guai. Ma, a parte questo, i toni della vicenda stavano diventando quelli della spy story da fantasie sulle superarmi della guerra fredda. Il fratello del testimone (a proposito: il suo nome era Papotto, non “Rapotto”, come scritto per errore nel primo articolo) aveva raccontato che domenica 24, al mattino, Carmelo aveva ricevuto presso l’azienda agricola Onorato la visita di tre uomini che gli avevano chiesto in maniera aggressiva di dargli il disegno del misterioso aereo che aveva fatto mentre il “coso” era ancora davanti lui. Papotto aveva reagito in malo modo, dicendo che lo avrebbe dato soltanto alle autorità (a dire il vero, la prima cosa che si nota nell’articolo del Corriere è che il disegno faceva bella mostra di sé, e, dunque, di che cosa si trattava era già chiaro per chiunque, andando in edicola: forse la decisione di pubblicarlo fu presa  solo dopo l’animato colloquio del testimone con il gruppetto?). I tre, comunque, se ne erano andati dopo essersi rivolti al testimone in italiano, ma parlottando fra loro in una lingua straniera non meglio precisata. Papotto aveva poi aggiunto di persona altri dettagli parlando con i giornalisti. Uno dei tre era bruno – doveva essere un tripolino – gli altri due erano biondi. Si erano presentati a suo zio, Angelo Georlandino, e il testimone li aveva poi raggiunti: erano a bordo di una Vanguard di tipo giardiniera – una tipica vettura americana dell’epoca, prodotta dalla Standard. Papotto era salito a bordo, e a quel punto gli avevano chiesto il disegno. Aveva risposto che l’aveva dato al Corriere di Tripoli, che era “un organo del governo” — dunque, la pubblicazione del disegno avrebbe seguito quella strada, quella “ufficiale”. Quelli avevano parlottato fra loro forse in francese, insistendo per avere lo schizzo. Intimorito dall’atteggiamento e approfittando di un rallentamento della vettura, era sceso e quelli quasi si erano scusati per la richiesta, sostenendo che volevano lo schizzo soltanto “per vedere com’era fatto”.

Insomma, un incontro con un terzetto di agenti segreti un po’ goffi e incerti, con il testimone che si rivela quasi temerario, al confronto dei “tre individui”.

Dal canto suo, il redattore del Corriere non esitava a mettere altra carne al fuoco – era evidente che il giornale era ormai parte centrale della polemica. Perché Papotto, che era andato in redazione la mattina di lunedì 25, non aveva detto già allora di quella visita ai redattori del quotidiano? Perché avevano dovuto apprendere la cosa dal fratello? In più, verso metà 25 giornata, Papotto era stato interrogato dalla Polizia – e degli eventuali esiti della cosa non sappiamo niente.

Il giornalista del Corriere di Tripoli ci teneva molto anche a chiarire “la genesi della notizia”: a raccontare per primo dell’episodio era stato il commerciante Antonio Di Maio (quello che in precedenza era stato identificato soltanto come A.D.). Nel pomeriggio di sabato 23 ottobre, visto che non avevano potuto andare da lui, i giornalisti avevano ricevuto la visita del figlio di Di Maio, quella di un certo Alfio Racito e di un altro uomo, ed erano stati loro a raccontare per la prima volta la storia. Soltanto dopo quel colloquio i reporters erano andati sul luogo dell’episodio, insieme a un fotografo. La mattina di lunedì 25, dopo aver ascoltato Papotto, il giornalista del Corriere si era convinto che non si trattava né di un’invenzione né di un qualcosa dovuto a stranezze del testimone – tanto più (particolare interessante) che Papotto aveva spiegato che per sue questioni personali non avrebbe avuto alcuna intenzione di render pubblica la storia, se fosse dipeso da lui. Era però successo che aveva chiesto di prendere delle foto dell’azienda ad Alfio Racito, che, domandogli quale ne fosse il motivo di quella richiesta, alla fine era stato messo a parte dell’avventura notturna che Papotto sosteneva di aver vissuto. Emergevano anche altri dettagli della storia – dettagli ancora più… dettagliati. In un primo momento Papotto aveva pensato di trovarsi davanti a un elicottero americano; il gesto che gli aveva rivolto uno dell’equipaggio non era di minaccia, ma un ordine di non muoversi; aveva visto smontare e rimontare una delle sei ruote sottostanti l’aereo, che poi si era richiusa in un cofano dopo che quello aveva premuto un bottone, e tutto senza preoccuparsi eccessivamente della presenza del testimone…

Più che un incontro con un disco volante, il senso era quello di una visita ad un improvvisato centro di manutenzione aeronautica, con il velivolo segreto visibilissimo senza grandi problemi a un agricoltore passato di là per caso.

C’erano forse dei sedili, a bordo? Certo che c’erano: uno era a prua, davanti a quello che per Papotto era un apparecchio radio – del resto, seduto lì c’era un operatore, con cuffia in testa e fili, e poi altri due altri membri dell’equipaggio, che stavano davanti a dei cruscotti (per il testimone, quello era il posto di pilotaggio). Altri due sedili erano più indietro, e un sesto all’altezza della ruota che era stata smontata e rimontata. Sei posti e sei membri d’equipaggio, dunque, quelli che aveva visto, uno per uno. Aveva anche ricostruito meglio l’ora in cui era iniziato il fatto: le 3 e 25, per una durata complessiva di un quarto d’ora. Era adirato con il direttore del Corriere, Marcello Ortona: sosteneva di aver già avuto troppe seccature, per quella faccenda, a causa del quotidiano, aggiungendo che se in futuro avesse visto un altro aereo strano, si sarebbe guardato bene dal raccontarlo “anche se fosse stato carico di sterline”.

Il Corriere fece esaminare le tracce (qui sopra: la foto che fu pubblicata in quell’articolo) a un tecnico automobilistico, Emanuele Japichino, che le descrisse in dettaglio in una dichiarazione riprodotta dal quotidiano. Erano impronte di ruote rivestite di gomma, probabilmente piene, con sezioni dei battistrada che indicavano trattarsi di ruote di un “comune tipo commerciale”. Nel complesso, le tracce delle ruote anteriori apparivano accoppiate “come comuni ruote di autotreni”. Seguivano i dettagli delle dimensioni delle impronte, compatibili con quelle delle ruote di un camion. Quanto alle tracce bluastre (e non verdi, come scritto in un primo tempo), corrispondevano alle sezioni del battistrada, che aveva forma quadrangolare. Stando alla perizia, potevano essere dovute a  “una sostanza protettiva, che normalmente s’usa mettere intorno alle gomme, in magazzino, per la loro protezione”. Tuttavia il tecnico aspettava, per capirne la composizione precisa, le già annunciate analisi del chimico, quelle di cui si era parlato nel primo articolo del Corriere.

Japichino ci teneva comunque a precisare che gli sembrava di poter escludere “una artata compressione” delle ruote, e questo per vari motivi. Dalle foto fatte (ma Japichino non aveva visto di persona il terreno, ormai calpestato dai curiosi) intorno alle tracce delle ruote non c’era nient’altro, e in più, gli sembravano esser state tracciate in maniera precisissima, con l’apparenza di un movimento di escursione longitudinale, magari effettuato da qualcosa in fase di atterraggio e decollo. Si poteva obiettare che le tracce di un eventuale manipolatore potevano essere state volutamente cancellate, ma lui non trovava un motivo valido “per cui si dovesse ricorrere a questo espediente”.

Insomma: ruote dall’aspetto normalissimo, ma – dalle foto che aveva visto Japichino – giunte in quel campo in maniera insolita, cioè… dall’alto.

 

Colpo di scena: i tre individui misteriosi si presentano!

Si può pensare ora che, col passare delle ore e dei giorni, il chiasso intorno al racconto andasse diminuendo, ma non fu affatto così. Ecco dunque mercoledì 27 ottobre comparire sul quotidiano un’altra paginata di considerazioni più o meno oziose, di scambi di battute fra l’uno e l’altro protagonista, di polemichette e di piccoli colpi di scena accalorati.

Mentre la mattina di martedì 26 la Polizia libica proseguiva le sue indagini, secondo il Corriere sembrava che sul posto si fossero recati anche “esperti inglesi e americani”. Interrogato, il professor Paolo Onorato, il proprietario dell’azienda in cui lavorava Papotto, ne diceva ogni bene, pur conoscendo meglio il fratello piuttosto che lui: non credeva possibile si fosse inventato una storia simile, perché persona semplice, dedita al lavoro, senza nessuna ombra. Un lettore, dal canto suo, si chiedeva se i radar della base Wheelus avessero visto qualcosa, e il direttore Ortona rispondeva che, pur conoscendo di persona il comandante, di certo – ammesso qualcosa fosse stato visto – non sarebbero andati certo a raccontarlo a lui. Ortona, il direttore del Corriere di Tripoli, comunque aveva contattato un funzionario italiano della BOAC, le maggiori linee aeree inglesi del tempo, e attraverso lui aveva saputo che alla torre di controllo del traffico civile di Tripoli, nel periodo indicato da Papotto per il suo incontro non avevano rilevato niente di speciale. Certo, il testimone e altri che erano stati sul posto dicevano di esser stati colpiti da mal di testa – magari per contatto con sostanze venefiche lasciate dal “sigaro volante” – ma, almeno in questo, il quotidiano gettava acqua sul fuoco e non si spingeva a collegare la cosa al racconto sull’aereo misterioso. Nessuno dei giornalisti, il direttore Ortona e il fotografo, che pure erano stati a lungo sul luogo, avevano registrato il benché minimo sintomo: per il Corriere di Tripoli si trattava di malori vaghi, associati all’episodio per autosuggestione.

Ad ogni modo, ancora colonne e colonne di parole, in uno stile ampolloso e dilatato, in sostanza per aggiungere poco o niente. A dire il vero, qualcosa di nuovo c’era, ed era qualcosa che aveva a che fare con il microambiente che da giorni si era formato intorno al sigaro volante. I tre misteriosi individui che volevano il disegno da Papotto si erano palesati. Non erano né marziani, né agenti segreti o funzionari di polizia o giornalisti, ma tre cittadini che, incuriositi, volevano sapere qualcosa di più dal testimone. E fu a questo punto che la storia del sigaro volante, per un attimo, rischiò di portare con sé una denuncia. L’articolo che racconta questa circostanza è chilometrico: proverò a sintetizzarlo, perché diversamente non se ne uscirebbe vivi.

Prima però un’altra delusione di rilievo, giunta nello stesso pezzo, e cioè la mancata analisi delle tracce delle “ruote di atterraggio”, quella che era stata da poco promessa. Di Maio, il primo a raccontare al Corriere di Tripoli la storia, aveva concordato con un perito, certo dottor Niccoli, l’analisi della “sostanza bluastra” prelevata dalle tracce. Poi, però, non se n’era fatto nulla. Di Maio aggiunse soltanto di concordare con le considerazioni del perito Japichino: doveva trattarsi di sostanza protettiva per pneumatici. Inutile, dunque, fare le analisi e spendere parecchi soldi per una cosa del genere! Insomma, di qualsiasi cosa si trattasse, l’idea si arenò lì.

Quanto al gruppetto dei tre, si trattava di un avvocato, di un odontotecnico e di un dirigente di un’impresa. L’avvocato aveva chiesto a Papotto e ai giornalisti di andare nel suo studio, per spiegargli com’era andata davvero; poi, i tre, impazienti, si erano recati di persona ad Ain Zara e avevano chiesto del testimone. Quello, tranquillo e sorridente, aveva raccontato anche a loro la vicenda, e anzi, li aveva portati a vedere le tracce, che aveva coperto con una lamiera. Si erano fatti insieme delle foto. Aveva raccontato anche altri particolari: gli uomini a bordo dell’aereo avevano una maschera “a forma di proboscide”. Ne aveva potuto vedere i tratti del volto perché ad un certo punto uno aveva sollevato la maschera per soffiare “in una turbina” – non “in un tubo”, dunque, ma in un motore come quelli che usiamo noi terrestri negli aerei. La parte inferiore del velivolo sarebbe stata di qualcosa simile al vetro, mentre quella superiore sarebbe stata di metallo bianco, forse di alluminio. Emetteva anche un rumore, “simile a quello di un compressore di filobus” – cosa che fa pensare che l’uomo volesse riferirsi a una propulsione paragonabile a quella di un mezzo elettrico.

Gli avevano però chiesto di far vedere di persona lo schizzo che aveva fatto, ma quello si era rifiutato. Ma come – avevano ribattuto – il suo disegno stava per andare sul Corriere di Tripoli, lo avrebbero visto tutti! E qui, ennesimo colpo di scena: il disegno che stava per essere pubblicato lo aveva fatto dopo l’incontro con l’aereo misterioso. E di quello “vero”, che cosa intendeva farne? Beh, voleva andare a Roma, a spese sue, e consegnarlo personalmente al governo italiano. Sembravano prospettarsi sviluppi clamorosi: il “vero” disegno dell’aereo misterioso doveva andare alle autorità del nostro paese!

Fu a questo punto che sarebbe insorto l’equivoco. Papotto, in una sua dichiarazione pubblicata anch’essa, in sostanza spiegava di essersi spaventato, dopo che era salito in auto con i tre, non sapendo chi fossero. Quando si era rifiutato di far vedere lo schizzo, che intendeva mostrare solo “alle autorità competenti”, avrebbe aggiunto di “non pretendere niente”, dal punto di vista del profitto, e che si trattava di “un suo capriccio”. Alle insistenze di quello seduto accanto a lui sul sedile posteriore, preoccupato per la piega che stava prendendo la cosa, era sceso di colpo dall’auto, mentre quelli quasi si scusavano per l’accaduto. Un episodio banale, si direbbe, se non fosse che i tre, sentendosi oltraggiati dal modo in cui il colloquio era stato riferito nell’edizione del Corriere del 26, per mezzo dell’avvocato avrebbero minacciato una denuncia!

 

Signore e signori, ecco altri interpreti in scena!

Ormai sembrava fosse accaduto quasi tutto quello che poteva accadere in questo mondo. Dopo quattro giorni di enorme attenzione dedicata al racconto, e in mancanza di ulteriori sviluppi il ciclo vitale di questa storia sembrava destinato a entrare nella sua fase finale: invece, non era così. Nella sua edizione di giovedì 28 ottobre il Corriere di Tripoli voleva riservare al suo pubblico ancora un’ultima emozione. La platea dei personaggi di questa vicenda era destinata ad allargarsi ancora di più, fino a che la serie dei personaggi di questa rappresentazione affollata non fosse stata completa.

Mentre la redazione cercava di calmare i tre offesi dalle dichiarazioni di Papotto e in città si discuteva con veemenza della storia, il giornale provava a difendere il testimone anche da un altro punto di vista. Sembrava che l’avvocato, viste le tracce, fosse critico sulla realtà della vicenda: gli sembravano “poco profonde”, per un mezzo sceso dal cielo,  presumibilmente assai pesante. Per questo, aveva interpellato di nuovo Japichino, il tecnico automobilistico che aveva già fornito il suo parere. Dava per scontato che il mezzo fosse “un’aeronave” e che, quindi, si fosse posata lievemente, senza spinta di caduta. Il tipo di terreno, peraltro, era molto compatto. Non si sa bene perché, ma per lui era possibile che il velivolo avesse “il peso di una tonnellata”. Come avesse fatto quei calcoli, non era dato sapere. D’altro canto, obiettava ancora la redazione, o si trattava di un aereo nemico, oppure di uno di un paese amico. In entrambi i casi, perché non c’era stata alcuna attività dalla base americana, distante pochi chilometri?

E poi, non c’era forse una testimonianza collaterale, ad avvalorare la vicenda? Come sempre, nella storia dell’ufologia, basta chiedere ad alta voce, e i resoconti di altre persone arrivano. Nel nostro caso, nell’edizione del Corriere di Tripoli di sabato 30 ottobre, si trattò di un agricoltore molto noto a Tripoli, anche lui un italiano, il commendatore Giacomo Grandi. Mentre alle 22 di venerdì 22 ottobre era in bicicletta sul ponte della ferrovia della zona delle Case Operaie, per circa venti secondi aveva visto una massa incandescente di luce verdastra, rotante, che procedeva velocissima verso ovest. Secondo lui non era lontana: 600 o 700 metri. Un avvistamento banale, di qualsiasi cosa si trattasse (forse, peraltro, lo stesso di cui avevamo accennato in apertura, con data diversa?), ma quel che conta è che il Corriere di Tripoli gli dava ora una rilevanza spropositata, collegandolo senza alcun dubbio alla storia dell’atterraggio che, del resto, “era avvenuto appena cinque ore dopo” – un tempo che, evidentemente, era considerato irrilevante. A parte la prosecuzione della piccola polemica sulla minaccia di querela  – l’avvocato ci teneva ancora a precisare che lui e i suoi due amici erano stati del tutto cordiali, durante l’incontro della mattina del 25 – si apprendeva che la Polizia aveva condotto una serie di interrogatori: aveva sentito Di Maio e i tre del gruppetto dei curiosi, ma sembra che dalla cosa non fosse emerso nulla di sostanzialmente nuovo.

Soltanto, in chiusura, un dettaglio interessante, probabilmente aggiunto dal quotidiano poco prima di andare in macchina. Al Corriere di Tripoli risultava che la Polizia, dopo aver interrogato con scrupolo Papotto e condotto diversi sopralluoghi, si era convinta che il velivolo non fosse certo “un’astronave marziana”, ma di “un aeromobile di provenienza nordica, sia dal punto di vista inventivo che costruttivo”. Che cosa significasse un’affermazione del genere non è per niente chiaro. Si può dire che, nel suo primo articolo, col termine “nordico” il quotidiano aveva scritto di riferirsi agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna, o alla Russia. Insomma, ammesso che la cosa corrispondesse a realtà, si direbbe che la Polizia libica pensasse che l’uomo avesse scambiato un qualche velivolo, magari di stanza alla base Wheelus, per qualcosa di misterioso. Ad ogni modo, al quotidiano risultava pure che nessun altro dei tanti coloni di Ain Zara aveva visto nulla d’insolito, anche se giustificava la cosa con il fatto che, da anni, nella zona erano abituati al traffico intenso degli aerei della base statunitense.  

I “sigari volanti”? Li hanno inventati qui

Niente da fare: il Corriere di Tripoli era insaziabile. Forse, l’ideatore dei sigari volanti come quello descritto da Papotto non era un nordico: era un italiano, ed abitava in Tripolitania! Non ci credete?

Un giornalista del quotidiano aveva raccolto le confidenze di un non meglio precisato funzionario tecnico, secondo le quali nella cittadina di Engila, a una ventina di chilometri da Tripoli, da anni un agricoltore compiva esperimenti “in uno speciale pozzo”, sull’annullamento della gravità. La storia, apparsa in un ulteriore articolo venerdì 29 ottobre, comportava una spiegazione del nostro episodio a dir poco improbabile ma coerente con l’intero ciclo narrativo di cui ci stiamo occupando. L’apparecchio ideato dall’agricoltore italiano era rivestito di un materiale che “lo isolava dai raggi cosmici”. Fra la lastra e il peso del velivolo si produceva una forza che generava “un vuoto assoluto, come quello torricelliano”, e via chiacchierando di cose senza capo né coda. C’era anche un rozzo disegnino (riprodotto qui sotto) che avrebbe dovuto rappresentare il funzionamento della super-macchina volante pensata dall’agricoltore appassionato di fisica.

Forse era proprio perché funzionava sulla base di quei principi che il “misterioso aereo di Papotto” era sceso ed era risalito “come una piuma o una falda di neve”, in perfetto silenzio. Un velivolo un po’ italiano, dunque, capace di annullare la gravità, e pensato vicino a casa del testimone.

Questa che si delinea attraverso il Corriere di Tripoli è anche la chiave di lettura che suggerirò per questa lunga serie di articoli giornalistici: un breve ciclo che nasce, si sviluppa e si spegne interamente nell’ambito dell’idea del mezzo avanzato di una potenza straniera, una di quelle che, con la loro tecnica futuristica, dominavano il mondo a metà del Ventesimo secolo e facevano quello che più gli aggradava, ma, forse con un po’ di genio italiano dentro.

Intanto, la piccola tempesta della minacciata querela sembrava placarsi. Stando al quotidiano, il cui direttore gongolava per le vendite in crescita grazie al sigaro volante-Papotto, l’avvocato e i suoi amici probabilmente avevano soprasseduto dall’intraprendere le vie legali. C’era comunque almeno un dettaglio più sobrio. Un cronista del quotidiano era stato mandato alla base Wheelus per chiedere se loro avevano un parere sull’accaduto. Era stato ricevuto da un capitano e dal signor Dibb – si direbbe un funzionario civile – che avevano dichiarato di non sapere nulla della cosa.

Con la fine del mese e dopo una settimana di fuoco, finalmente l’incredibile quantità di parole prodotta dal Corriere di Tripoli andò placandosi. Ci furono altri avvistamenti e alcuni segni dell’eco che la storia aveva suscitato in Tripolitania, ma poco altro.

Il 30 ottobre grazie al Caffè Garibaldi di Tripoli, sappiamo che qualche notte prima, i marziani (eccoli, finalmente, i marziani, almeno nella pubblicità) erano atterrati di notte sulla terrazza del locale per gustare le specialità del rinomato locale; Il 31, la notizia era che la sera prima, al tramonto, un altro misterioso volante (era scritto proprio così) era stato avvistato in cielo da un gruppo di persone che si trovava presso il Monumento ai caduti, a Tripoli: brillava di luce argentea, ed era transitato davanti al Sole; l’ennesimo misterioso volante, stavolta blu scuro, era apparso di nuovo a Tripoli la sera di sabato 6 (Corriere di Tripoli, 9 novembre). Poi, dopo sedici giorni, la sarabanda si concluse.

Nel frattempo, però, c’era stata un’altra piccola sorpresa. Un settimanale di Tripoli, stavolta un giornale in lingua inglese che serviva le forze militari britanniche e Usa, il Sunday Ghibli, il 31 ottobre aveva riassunto – in toni lievemente ironici – il colossale rilievo che il Corriere di Tripoli aveva dato alla vicenda, ma aggiungendo tre particolari interessanti. Il Ghibli aveva sentito funzionari della base Wheelus che, dopo aver detto che nessun aereo a loro disposizione era in grado di fare quelle cose, si dicevano interessati a saperne di più; a quanto pare, abitanti dell’area di Ain Zara, luogo dell’episodio, avevano fatto notare che lì sopra correvano parecchi cavi elettrici, e che difficilmente un velivolo sarebbe potuto atterrare in quel punto; quindi – questo il parere pudico – non doveva essersi trattato né di un elicottero, né di un elicottero che aveva prelevato un camion con un verricello…

Ciliegina sulla torta: una magnifica artist’s impression dell’oggetto misterioso, ricchissimo di dettagli e davvero assai più simile a una supercar, che a un aereo del futuro.

 

L’eco italiana e la fama postuma tra gli ufologi

Il “caso Papotto”, come è stato chiamato a lungo dagli ufologi, era noto da moltissimo tempo agli appassionati italiani del problema, sia pure in forme infinitamente meno ampie rispetto a quelle delle fonti primarie, cioè, agli articoloni del Corriere di Tripoli recuperati da Edoardo Russo nel 2023.

L’eco italiana della storia fu assai ampia, perché, cadendo quasi al culmine della mega-ondata Ufo che colpì il nostro paese nell’autunno del 1954, fece sì che l’ufficio tripolino dell’agenzia ANSA dedicasse tempo e risorse umane alla vicenda. Il risultato fu un lungo dispaccio datato da “Tripoli, 29 ottobre”, che il giorno dopo fu ripreso, spesso in prima pagina, da un numero altissimo di quotidiani della penisola – fra le altre cose, collocava l’episodio a una data sbagliata, cioè a quarantott’ore prima rispetto a quella indicata fin dall’inizio dal Corriere di Tripoli. Dall’ANSA, la storia passò sui giornali di mezzo mondo.

Nel testo c’erano alcuni dettagli significativi: il velivolo era come “un’automobile aerodinamica”, era sceso nel più totale silenzio e il volto che Papotto aveva visto era quello “normale, di un uomo”. Dopo che era stato “ributtato all’indietro” dalla scossa elettrica, uno dei membri dell’equipaggio aveva fatto segno all’uomo di rimanere fermo. Quanto al punto dell’atterraggio, il corrispondente dell’ANSA aveva esaminato il terreno, e aveva visto anche lui le tracce “di ruote rivestite di gomma”

La larghezza delle gomme risulta essere di circa 10 cm con battistrada a sezioni quadrangolari. Ogni parallelogramma del battistrada avrebbe un lato di circa tre centimetri. Le impronte fanno pensare a quattro ruote, presunte anteriori, accoppiate a due come nei rimorchi degli autotreni (con distanza assiale tra le due coppie di metri 1,85 e distanza tra ogni coppia di circa 10 cm) nonché a due ruote presunte posteriori con distanza assiale di cm 50. Rispetto a quelle anteriori, queste due ruote appaiono disposte obliquamente. Mentre sembrano centrali rispetto all’asse anteriore. La distanza tra i due assi sarebbe di metri 3,30.

Nel resto, il resoconto era del tutto simile alle cose riferite dal Corriere di Tripoli.

Per quanto ne sappiamo, probabilmente anche per il fatto che l’episodio si era verificato all’estero, nessun ufologo italiano riuscì mai a raggiungere Papotto o gli altri protagonisti della nostra storia. Basandosi sul dispaccio ANSA, sul n. 32 del gennaio 1971 della rivista torinese Clypeus, l’ufologo ed esoterista Solas Boncompagni lo fece finalmente conoscere agli appassionati italiani. Il resoconto era fedele al testo ANSA, ma di originale — e di fortemente adattato all’immaginario ufologico classico — c’era il disegno che lo accompagnava, opera di un illustratore notevole come Marco Rostagno (1935-2004).

Diventava così quello che nel racconto originale non era, e cioè un vero e proprio disco volante. L’anno seguente, nel 1972, sul n. 10 (gennaio) del mensile fiorentino Il Giornale dei Misteri, sulla scia del suo amico sodale Boncompagni fu il turno del giornalista e parapsicologo Sergio Conti: anche stavolta, consueto dispaccio ANSA, ma anche in questo caso, ormai non più una sorpresa, un’altra rilettura visiva del velivolo, stavolta dovuta a uno dei disegnatori storici del mensile, Silvio Neri, la cui sigla “SN” figura nell’immagine, ormai fortemente improntata a un’estetica Anni 70.

In realtà, sul piano internazionale, l’episodio aveva già da qualche tempo assunto una certa fama postuma, perché nel 1969, basandosi su fonti non chiare indicate in calce come “informazioni personali”, l’ufologo americano di origine francese Jacques Vallée aveva inserito la vicenda in un celebre catalogo di presunti atterraggi Ufo, appendice del suo terzo libro, Passport to Magonia. Alcuni dettagli menzionati da Vallée erano diversi da quanto le fonti primarie indicavano (forma a uovo del velivolo, rumore di un compressore prodotto mentre scendeva, mentre secondo il Corriere di Tripoli era silenziosissimo, e poco altro). Vallée accennava vagamente al fatto che erano stati compiuti “accertamenti attendibili”; diciannove anni dopo, nel 1988, curiosamente, in un altro suo volume, Dimensions, aggiungeva alcuni dettagli (per esempio, il fatto che le tracce erano state fotografate), anche stavolta, purtroppo, senza precisazioni sulle sue fonti, ma, in sostanza, fino al recupero degli articoloni del quotidiano libico nient’altro era stato possibile aggiungere alle presentazioni più o meno raffazzonate che dell’episodio erano state via via fatte.

 

Marziani, americani, oppure? Una valutazione di storia culturale

Con ogni probabilità non sapremo mai se e che cosa accadde alla periferia di Tripoli di Libia in quella notte ormai remotissima. La quasi totalità delle informazioni sulla storia si deve al lavoro dei redattori del Corriere di Tripoli che, naturalmente, produssero ciò che per loro era congruo: una serie di articoli smisurati, il cui scopo era tener desta l’attenzione dei lettori il più a lungo possibile. Le sole fonti di cui disponiamo, dunque, appartengono al genere del reportage giornalistico. Di più: sono il prodotto di una piccola comunità linguistica e culturale entrata nella fase terminale della sua storia. Riflettono dinamiche, polemiche, ripicche e discussioni di un contesto speciale e quantitativamente non estesissimo, che, per certi versi, ricordano quelle della provincia siciliana narrata proprio in quegli stessi anni da Vitaliano Brancati.

È in un ambiente di questo genere che i redattori del Corriere di Tripoli interpretano tutto ciò che, senza alcun dubbio, il testimone oculare dell’atterraggio del sigaro volante straniero si trovò a dover spiegare in lungo e in largo, dopo che uno dei suoi amici – quelli ai quali aveva raccontato la sua avventura notturna – si era precipitato, forse improvvidamente, presso la redazione del giornale.

Per una settimana, in un serrato dibattito collettivo fatto di spiegazioni, disegni, polemiche, tentativi di produrre prove, piccoli colpi di scena, e, soprattutto, dal succedersi di una serie di interpreti, tutti insieme contribuirono alla sinfonia che il Corriere di Tripoli con indubbio mestiere narrativo seppe costruire e donare ai lettori del tempo e a noi che la riscopriamo. Di quella sinfonia di voci dobbiamo stare attenti a rispettare la partitura, perché è quello, e non altro, ciò che giunge oggi al nostro sguardo di storici.

Quanto il Corriere di Tripoli ci ha trasmesso, sia pure con la voce di Papotto come interprete principale – colui che sta più avanti, sul proscenio – è un coro, e anche una querelle che mai si spinge oltre i limiti del garbo. Non ci sarà nessuna querela, e nessuno subirà dei danni, a causa del segreto del sigaro volante – americano, inglese, russo? – scorto a lungo quella notte vicino Tripoli mentre il suo equipaggio lo riparava.

Per il resto, come storico dell’ufologia, la mia valutazione è che la struttura narrativa del racconto lo apparenti a quanto io chiamo “fase terrestre” della storia degli incontri italiani dei primi anni dell’ufologia con gli equipaggi dei “dischi”. Fu anche una fase breve: nacque e tramontò fra l’estate e l’autunno del 1952, anche se ce ne furono propaggini successive.

Di questa “fase terrestre”, sono esemplari quattro episodi celebri, comparsi tutti sui media nel giro di poco meno di quattro mesi, cioè tra la fine di agosto e la metà di novembre dell’anno in discorso. Sono, si badi bene, i racconti attraverso cui in Italia compaiono gli incontri diretti ma casuali fra testimoni ed equipaggi dei dischi – perché fin dalla seconda metà dell’Ottocento nel nostro paese i contatti sistematici con gli abitanti di altri paesi c’erano, ma erano legati ad ambiti spiritistici, occultistici e teosofici di varia natura (un esempio remoto: Lincos; Stilo, 2026), e avvenivano grazie a metodi adatti a quei contesti culturali (medium, scrittura automatica, metodi di tipo magico, “magnetizzazione”, e così via).

I quattro episodi a cui mi riferisco sono quello di Abbiate Guazzone, reso noto a fine agosto 1952 (Stilo, 2000, pp. 186-99), quello di Lucca, diffuso a fine settembre (Stilo, 2002, pp. 289-298), quello del Ghiacciaio Scerscen (reso pubblico a fine ottobre, ibidem, pp. 308-332, ed è un falso fotografico conclamato, in cui però compare l’idea che potesse trattarsi di “marziani”) e quello di Castelfranco Emilia (a metà novembre, ibidem, pp. 340-350).

Quali ne sono i tratti caratteristici? In primo luogo, due di essi (Facchini, Rossi) testimoniano l’introduzione in ambito ufologico del mito del raggio della morte, la super-arma basata sull’elettricità di cui si era cominciato a parlare nei primi degli Anni 70 dell’Ottocento e che aveva raggiunto il massimo della sua popolarità fra le due guerre mondiali – un’idea che nella vicenda di Tripoli è rappresentata dal dettaglio della “scossa elettrica” che impedisce al colono di salire a bordo del velivolo. Nel caso Ferrari, è il “rumore di motori elettrici” descritto dal testimone a indicare la persistenza del mito dell’elettricità come veicolo fondamentale per l’energia che anima o difende gli ordigni volanti – nel caso Papotto il velivolo è perfettamente silenzioso e, forse, funziona grazie all’antigravità studiata da un italiano di Libia. Nel caso Facchini, invece, il testimone la scampa bella, quando gli sparano contro con un “raggio di luce maledetto”. Il mito del raggio della morte è più importante per l’ufologia di quello che la storiografia ha ritenuto. Per quel che mi è dato di vedere, il ruolo iniziale per il collegamento fra mistero dei dischi volanti, loro origine terrestre ed elettricità come arma e come sistema propulsivo degli stessi, comportò, prima della comparsa dei casi dell’estate-autunno 1952, la presenza due “inneschi”: il primo, importantissimo, fu l’arrivo nei cinema italiani, nel mese di marzo, del primo, vero e fondamentale film a sfondo ufologico della storia, cioè, The Day the Earth Stood Still (“Ultimatum alla Terra”), in cui il ruolo decisivo per convincere i terrestri della potenza dell’alieno è, appunto, costituito dall’impiego del raggio della morte – nella versione, assolutamente centrale, in quel mito, sin da subito dopo la Prima Guerra Mondiale – per disattivare ogni tipo di motore e di sistema di produzione di energia elettrica. Il secondo elemento, che fra la primavera e l’autunno del 1952 produsse una lunghissima serie di storie in prevalenza di origine tedesca o francese, fu lo sviluppo di una serie di versioni del mito dei dischi volanti inventati dai nazisti (Verga, 2023) in cui le armi segrete del Reich cadono in mano ai sovietici, che, ora, le stanno provando su mezzo mondo dando origine alle ondate di avvistamenti di dischi volanti. In questa linea, a metà luglio 1952, poco prima che si aprisse la piccola serie dei casi italiani di incontri con i piloti dei dischi, sulla nostra stampa fu ampiamente pubblicizzata la storia raccontata da poco da un profugo dalla Germania orientale sotto controllo sovietico, Oskar Linke, che sosteneva di aver visto, qualche mese prima di fuggire dall’Est, un disco volante e il suo equipaggio sovietico atterrare in una radura: un racconto che la stampa tedesca e europea lessero interamente nel quadro appena delineato, quello dei “dischi” come invenzione nazista caduta in mano ai russi, e la cui descrizione fu ripresa due mesi dopo in modo abbastanza fedele nel racconto sul caso di Lucca (Stilo, 2002, pp. 296-7). Successivamente, a inizio agosto 1952, un paio di settimane prima che con il caso di Abbiate Guazzone si aprisse il ciclo dei casi italiani, sui nostri giornali arrivò una storia del tutto inventata due mesi prima in Germania, per la quale un altro disco sovietico di derivazione nazista era caduto alle isole Svalbard, nell’Artico, ed era stato recuperato dai militari norvegesi: il sistema che lo faceva funzionare provocava interferenze elettromagnetiche sugli aerei che lo avevano scoperto. I piloti di questi dischi, come quelli del caso Papotto, indossano tute e maschere per l’ossigeno (Papotto almeno con l’ANSA parlò di un casco con una proboscide, proprio come nella storia di Abbiate Guazzone) o cose simili, un altro indicatore chiaro del contesto “aeronautico” in cui si collocano queste storie – equipaggi di velivoli stratosferici, super-moderni; Ancora più rilevante, il tema del guasto/riparazione/manutenzione in corso – nel caso Papotto rappresentato dal problema a una delle sei ruote del treno d’atterraggio e di decollo, che, insieme al motivo della ricognizione del territorio, in questo tipo di storie rappresentano la causa immediata della scoperta del velivolo da parte del testimone, che lo osserva a lungo, a volte seminascosto, a volte in piena vista, sotto lo sguardo dei tecnici che stanno provvedendo al loro aereo. Nel caso Facchini i tecnici lasciano al suolo i pezzi residuali della saldatura; nel caso Rossi, invece, hanno bisogno dell’acqua del fiume Serchio, sopra il cui letto il disco volante si è abbassato per rifornirsi. La natura militare e “politica” della storia dell’aereo supermoderno è confermata dalla continuazione del clima di mistero dopo che l’ordigno è sparito; nel caso di Lucca il testimone rischia di essere circuìto da uno strano uomo che gli offre una sigaretta drogata; polizie e militari intervistano i testimoni, preoccupati di voli di ricognizione di potenziali nemici, oppure per la possibilità che, in maniera involontaria, i testimoni stiano rivelando segreti tecnologici da custodire. I velivoli mostrano spesso un’estetica steampunk: sono macchinosi, non hanno niente di “superiore” o di celeste, sono privi di eleganza, nei loro barocchismi, nei loro ammennicoli, punte, antenne, sporgenze, eliche, tubi, mitragliatrici, cupolette panciute in plexiglas, ruote con battistrada, turbine, occhialoni sul viso e tubi a proboscide per respirare… Non possono venire dallo spazio: vengono dalle officine, puzzano di olio e di kerosene, forse di elettricità, a volte sporcano e inquinano. Sono nostri, sono un prodotto della nostra storia peggiore, quella delle guerre, non del cielo e dei suoi abitanti.

Per quanto è possibile leggere responsabilmente nelle parole che ci hanno lasciato i redattori del Corriere di Tripoli, Carmelo Papotto sembra essere l’ultimo testimone – anzi, la summa di un gruppo di testimoni – degli incontri italiani con i piloti dei “dischi” sorti nel 1952. La serie nuova, destinata a ben altri fasti, quella dei marziani e degli extraterrestri poi trasformati in alieni sta iniziando proprio mentre, verso la fine di ottobre del 1954, viene narrata la saga del colono siciliano. Quella nuova serie possiederà una potenza narrativa e mitogenetica infinitamente maggiore dell’altra, al punto da diventare, nel Ventunesimo secolo, tema culturale rilevante per l’intera umanità.

In questo quadro, il fascino sgangherato e persistente del sigaro volante sceso ad Ain Zara sta nell’essere, completamente e senza rimorsi, out of touch.

BIBLIOGRAFIA

Lincos, Sofia; Stilo, Giuseppe (2026), “Vincenzo Orsini; un generale e gli abitanti degli altri pianeti del sistema solare”, Query Online, CICAP, 11 febbraio, disponibile qui: https://tinyurl.com/w94t4a7c

Stilo, Giuseppe (2000), Scrutate i cieli!, UPIAR, Torino

Stilo, Giuseppe (2002), Ultimatum alla Terra, UPIAR, Torino

Verga, Maurizio (2023), Flying Saucers from Naziland. The Real Story of the Nazi UFOs – Volume I, presso l’Autore

 

Dibattito sugli UFO al Parlamento francese

Il 29 giugno 2026, l’Assemblée Nationale (equivalente francese della Camera dei Deputati) ospiterà a Parigi un convegno parlamentare pubblico dal titolo «La ricerca sui fenomeni aerospaziali non identificati: oltre le fantasie». L’evento è co-organizzato da Arnaud Saint-Martin, deputato de  La France insoumise – Nouveau Front Populaire, e da Pierre Henriet, deputato di  Horizons & Indépendants. Il dibattito si svolgerà nella prestigiosa Sala Victor Hugo, all’interno del palazzo dell’Assemblea nazionale.

L’argomento è insolito per una sede parlamentare. Non è, però, una novità in Francia. Dal 1977, il Paese ha mantenuto un percorso istituzionale ufficiale per la raccolta e l’analisi delle segnalazioni di phénomènes aérospatiaux non identifiés, l’equivalente francese di quelli che oggi vengono chiamati fenomeni aerei non identificati (UAP). Quella storia è iniziata con un servizio specializzato all’interno del CNES (l’agenzia spaziale francese), inizialmente chiamato GEPAN, poi SEPRA, ora  GEIPAN (Groupe d’Études et d’Informations sur les phénomènes aérospatiaux non identifiés).[9][10]

Il titolo del colloquio mostra chiaramente il tono che si intende dare: al di là delle fantasie. Le prime notizie riportate dalla stampa e le dichiarazioni degli organizzatori indicano un approccio sobrio: non un esercizio di divulgazione spettacolare, ma una discussione seria sulla ricerca, i metodi istituzionali, le prove, la responsabilità pubblica e le condizioni in cui questo argomento può essere trattato razionalmente. Pierre Henriet ha dichiarato a LCP che l’obiettivo è dimostrare che questi fenomeni possono essere studiati razionalmente e mettere in luce il lavoro degli esperti, piuttosto che alimentare l’impressione che si stiano nascondendo segreti.[1][2][4]

Il programma riportato di seguito si basa sulle informazioni preliminari attualmente in circolazione e incluse nel documento. Elenca i relatori annunciati, non l’elenco completo degli ospiti o dei partecipanti. Diversi dettagli potrebbero ancora essere aggiornati dagli organizzatori prima dell’evento. [5][6][7][8][44]

Cosa si sa in questa fase.

I seguenti punti rappresentano attualmente le informazioni pubbliche più attendibili sull’evento.[1][2][3][5][6][7][8]

Elemento Informazioni preliminari
Data 29 giugno 2026[1][2][3]
Luogo Assemblea nazionale francese, Parigi[1][2][3]
Sala Salle Victor-Hugo, secondo quanto riportato da LCP e visibile nel programma preliminare[1][7][8]
Programma riportato Il volantino elenca tre tavole rotonde dalle 15:10 alle 18:40, LCP indica una fascia oraria più ampia dalle 15:00 alle 19:00, Le Parisien riporta dalle 15:00 alle 18:30.[1][2][7][8]
Titolo in francese La recherche sur les phénomènes aérospatiaux non identifiés au-delà des fantasmes
Traduzione in italiano Ricerca sui fenomeni aerospaziali non identificati al di là delle fantasie
Organizzatori Arnaud Saint-Martin e Pierre Henriet[1][2][3]
Sostegno istituzionale indicato Il supporto preliminare è fornito dal GEIPAN; la relazione pubblica descrive anche il coinvolgimento del GEIPAN/CNES.
Stato del programma Il programma preliminare è stato diffuso on-line e privatamente; il testo ufficiale definitivo potrebbe ancora subire modifiche relative a titoli, affiliazioni o tempistiche.[5][6][7][8]


Il programma provvisorio: tre tavole rotonde

Il programma preliminare attualmente in circolazione è strutturato attorno a tre tavole rotonde. La prima colloca la ricerca sugli UAP in una prospettiva storica e contemporanea, mentre la seconda si concentra sul lavoro ufficiale francese svolto dal GEIPAN e dalle Forze Aeree e Spaziali francesi. La terza, infine, amplia la discussione alle autorità pubbliche e alle risposte internazionali, compreso il confronto tra il GEIPAN e il Pentagono. [7][8]

L’introduzione e la conclusione saranno a cura di Arnaud Saint-Martin e Pierre Henriet. Il programma utilizza ampiamente la sigla francese PAN (Phénomène Aérospatial Non-identifié -Fenomeno Aerospaziale Non-identificato), mentre questo articolo utilizza anche la sigla UAP per i lettori non francesi.

Orario Sessione Tema Relatori annunciati
15:10-16:15 Tavola rotonda 1 Ricerca sui PAN: storia e questioni attuali Pierre Lagrange, Dominique Pinsolle, Luc Dini[7][8]
16:15-17:25 Tavola rotonda 2 Lavoro ufficiale sugli UAP da parte del GEIPAN e delle Forze Aeree e Spaziali francesi Frédéric Courtade, Mathieu Courtaban, Jérémy Moyal, Gilles Munsch, Michaël Vaillant[7][8]
17:40-18:40 Tavola rotonda 3 Dal GEIPAN al Pentagono: attualità e risposte delle autorità pubbliche Philippe Ailleris, Sylvain Maisonneuve, Baptiste Friscourt[7][8]
Apertura e chiusura Organizzatori Introduzione e conclusione Arnaud Saint-Martin, Pierre Henriet


La Francia: una storia istituzionale speciale

Per i lettori internazionali è essenziale premettere il contesto francese. La Francia è l’unico  paese al mondo ad aver mantenuto, per quasi quattro decenni, una struttura aperta al pubblico all’interno di un’agenzia spaziale nazionale dedicata alla raccolta e all’analisi delle segnalazioni di fenomeni aerospaziali non identificati. L’attuale pagina web del GEIPAN sul sito del CNES descrive la sua missione: la raccolta, l’analisi e l’archiviazione delle segnalazioni di UAP, informando al contempo il pubblico. Fornisce, inoltre, la cronologia istituzionale: il GEPAN è stato creato nel 1977, è stato sostituito dal SEPRA nel 1988 e il GEIPAN ha sostituito il SEPRA nel 2005. [9][10]

Questo non significa che l’argomento sia semplice o incontestato. Significa che la Francia vanta una lunga tradizione amministrativa e metodologica unica al mondo. Il GEIPAN raccoglie segnalazioni, collabora con testimoni e istituzioni partner, pubblica resoconti di avvistamenti e classifica i casi in base alla qualità dei dati disponibili e alla probabilità di identificazione/spiegazione. La sua stessa esistenza offre  un punto di riferimento pubblico per un argomento che altrove è spesso frammentato tra ricercatori privati, canali militari, procedure di intelligence, giornalisti e gruppi di sostegno.[9][10]

Il colloquio del 29 giugno ha quindi due livelli. In superficie, è un evento pubblico su un argomento controverso. Più in profondità, è una prova per verificare se l’esperienza ufficiale della Francia, il lavoro accademico, le interfacce militari e le iniziative della società civile possano essere discussi insieme in un contesto parlamentare senza ridurre l’argomento né a una questione di fede né al ridicolo.

Quelle parole scelte in chiusura del titolo (“al di là delle fantasie”) sono importanti a questo proposito. Esse riconoscono il peso culturale delle narrazioni sugli UFO, rifiutando al contempo di lasciare che tale peso definisca l’intero campo. Le segnalazioni di UAP possono riguardare normali errori di identificazione, fenomeni atmosferici insoliti, oggetti di origine umana, artefatti dei sensori, eventi rari, dati incompleti e alcuni casi che sfuggono a qualsiasi classificazione. Un quadro pubblico serio non richiede conclusioni straordinarie: richiede dati tracciabili, disciplina metodologica e la volontà di mantenere aperte le domande quando le prove sono insufficienti.


Dal GEIPAN al Pentagono — andata e ritorno

Il colloquio si svolge in un contesto internazionale rimodellato dagli Stati Uniti. Dal 2017, gli UAP sono diventati un argomento ricorrente nell’ambiente politico e mediatico statunitense, con audizioni parlamentari, obblighi di segnalazione ufficiale, video declassificati e la creazione di strutture governative dedicate come l’All-domain Anomaly Resolution Office (AARO) all’interno del Dipartimento della Difesa. Qualunque cosa si possa pensare del dibattito in corso negli Stati Uniti, esso ha reso l’argomento più visibile e politicamente più legittimo rispetto a dieci anni fa. [22][17][18]

Dalle rivelazioni del 2017 su un progetto UFO/UAP finanziato dal Pentagono, gli Stati Uniti hanno gradualmente spostato l’argomento ad un quadro pubblico e istituzionale più formale. Il Congresso ha imposto obblighi di segnalazione degli UAP, l’AARO è stato istituito nel 2022 per centralizzare la raccolta e l’analisi delle segnalazioni di UAP, la NASA ha avviato uno studio indipendente sugli UAP nel 2022 e ha pubblicato il suo rapporto nel 2023 e la legge sulla difesa nazionale (il National Defense Authorization Act) per l’anno fiscale 2024 ha creato un processo pubblico di raccolta dei documenti sugli UAP presso gli Archivi Nazionali. Più recentemente, la pubblicazione di immagini e rapporti ufficiali sugli UAP sul sito web dell’AARO e ora del Pentagono ha aggiunto a questo processo una dimensione concreta rivolta al pubblico.[22][18][19][20][21][17]

La Francia e gli Stati Uniti offrono modelli istituzionali diversi. Il modello statunitense è fortemente influenzato dalla sicurezza nazionale, dalle segnalazioni militari, dalla supervisione dei servizi di intelligence e dalla politica di divulgazione. Il modello francese è più rivolto al pubblico e storicamente legato all’agenzia spaziale nazionale, ai canali di segnalazione civili e alle indagini tecniche. Questo non rende automaticamente un modello migliore dell’altro: rende utile il loro confronto. Il GEIPAN ha sviluppato una specifica cultura di indagine, valutazione e qualificazione delle segnalazioni anomale. Il suo lavoro non consiste solo nel raccogliere casi, ma anche nel costruire banche dati affidabili di segnalazioni relative a fenomeni sconosciuti o insufficientemente spiegati, utilizzando investigatori qualificati e reti di esperti per chiarire i limiti di quello che può essere stabilito, quello che rimane incerto e quello che non dovrebbe essere affermato sulla base delle prove disponibili. [9][17][23]

Il titolo della terza tavola rotonda (“Dal GEIPAN al Pentagono”) punta esattamente a quel confronto. Tuttavia, il confronto funziona anche nella direzione opposta: dal Pentagono al GEIPAN. Il percorso americano ha creato un potente effetto internazionale di amplificazione politica e mediatica, mentre quello francese offre un modello di indagine pubblica di più lunga data. Presi insieme, questi due esempi sollevano una domanda comune: come possono le autorità pubbliche produrre conoscenze affidabili sugli UAP bilanciando al contempo politica scientifica, rischio militare, informazione pubblica, segretezza, trasparenza, qualità dei dati e controllo democratico?

Organizzatori e relatori annunciati

Le seguenti biografie combinano i ruoli indicati nel programma preliminare con le informazioni istituzionali o professionali disponibili al pubblico.

Organizzatori 

Arnaud Saint-Martin  è deputato del partito La France insoumise – Nouveau Front Populaire per la prima circoscrizione di Seine-et-Marne e sociologo della scienza e della tecnologia. Prima di entrare in Parlamento nel 2024, è stato ricercatore presso il CNRS (Centre national de la recherche scientifique, il principale ente pubblico di ricerca francese), dove il suo lavoro si è concentrato sulla sociologia e la storia della scienza e della tecnologia, con particolare attenzione alle attività spaziali, all’astronomia, alla politica spaziale e agli immaginari culturali e politici legati all’esplorazione spaziale. All’Assemblea Nazionale, è membro della Commissione per la difesa nazionale e le forze armate, membro dell’OPECST — l’Office parlementaire d’évaluation des choix scientifiques et technologiques, ovvero l’Ufficio parlamentare per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche — e vicepresidente del gruppo di studio parlamentare sull’aeronautica e lo spazio. [11][13][14][15]  Il suo background combinato di parlamentare e sociologo della scienza è fondamentale per l’impostazione del colloquio. Consente di affrontare le UAP non solo come fenomeni segnalati, ma anche come oggetti di conoscenza pubblica, controversia scientifica, trattamento istituzionale, competenza tecnica e responsabilità democratica. La sua esperienza negli studi di scienza e tecnologia gli conferisce una comprensione particolarmente acuta delle difficoltà sollevate da questo argomento: prove, competenza, credibilità, comunicazione pubblica, fiducia istituzionale e il confine tra indagine seria e sensazionalismo.

Pierre Henriet è deputato del gruppo Horizons & Indépendants per la quinta circoscrizione della Vandea e segretario dell’Assemblea nazionale francese. Attualmente è primo vicepresidente dell’OPECST — l’Office parlementaire d’évaluation des choix scientifiques et technologiques. Formato come insegnante di matematica nella scuola secondaria, ha anche una formazione accademica in filosofia della scienza ed epistemologia. [12][13][14]  Il suo coinvolgimento conferisce al colloquio una dimensione trasversale e di politica scientifica. Avendo presieduto l’OPECST dal 2022 al 2023, e ricoprendo ora la carica di primo vicepresidente, apporta un’esperienza parlamentare all’interfaccia tra competenza scientifica, scelte tecnologiche e processo decisionale pubblico. In alcune dichiarazioni pubbliche riportate da LCP, ha definito l’evento come uno sforzo per dimostrare che l’argomento può essere affrontato in modo razionale e attraverso il lavoro di esperti, piuttosto che attraverso la speculazione o il sensazionalismo.[1]

Relatori alla Tavola rotonda 1 – Ricerca sui PAN: storia e questioni attuali

Pierre Lagrange è un sociologo e antropologo della scienza francese, noto per i suoi lavori sulle controversie, le parascienze, gli UFO, le affermazioni sul paranormale e i confini tra scienza, credenza, prova e cultura pubblica. Ha lavorato per diversi anni al Centre de Sociologie de l’Innovation presso Mines Paris, nell’ambiente intellettuale legato alla sociologia della scienza e della tecnologia, e in seguito ha proseguito la ricerca nell’antropologia e nella sociologia della cultura (oggi presso la Scuola di studi superiori in scienze sociali, EHESS).[24]  A partire dagli anni 80, Lagrange ha studiato il campo degli UFO non principalmente come questione di credenza, ma come oggetto sociale, storico ed epistemologico: come testimoni, investigatori, scettici, istituzioni, scienziati e media negoziano lo status delle affermazioni anomale. Tra i suoi libri principali figurano La Rumeur de Roswell (1996), uno studio sociologico sulla controversia di Roswell, La Guerre des mondes a-t-elle eu lieu ? (2005), che rivisita il mito del panico di massa intorno alla trasmissione radiofonica di Orson Welles del 1938, e Ovnis: ce qu’ils ne veulent pas que vous sachiez (2007), dedicato alle narrazioni cospirative, alla segretezza e alla costruzione pubblica delle controversie sugli UFO. La sua presenza alla prima tavola rotonda apporta una prospettiva storica e antropologica di lungo periodo sulla costruzione della controversia sugli UFO/UAP in Francia e all’estero.[24][25][26]

Dominique Pinsolle  è docente di storia contemporanea presso l’Université Bordeaux Montaigne, affiliato al CEMMC — Centre d’Études des Mondes Modernes et Contemporains. Ha conseguito l’abilitazione alla direzione di ricerche nel 2024 e si occupa di comunicazione, sindacalismo, sabotaggio, storia dei media e culture politiche moderne e contemporanee.[27]  Il suo lavoro sulla stampa, la comunicazione, i conflitti sociali e la democrazia tecnica offre un’utile prospettiva storica su come si costruiscono le controversie pubbliche. Anche la questione dell’UAP è stata plasmata dalle narrazioni dei media, dagli archivi, dalle dichiarazioni ufficiali o dai silenzi, dalle aspettative del pubblico e dai mutevoli contesti comunicativi.

Luc Dini è un ingegnere aerospaziale e della difesa con una lunga esperienza professionale nei settori dell’aeronautica, dello spazio e della difesa, tra cui difesa missilistica, difesa aerea, guerra elettronica, sistemi di sorveglianza, ingegneria di grandi sistemi e sviluppo commerciale nell’ambito dell’ e internazionale. La sua carriera comprende collaborazioni con il settore della difesa francese, Thomson-CSF e Thales Air Systems, dove ha ricoperto posizioni dirigenziali nei settori dei sistemi, della strategia e dello sviluppo commerciale della difesa missilistica.  All’interno dell’Association Aéronautique et Astronautique de France (3AF), è diventato presidente della commissione tecnica SIGMA2 a partire dal 2013. SIGMA2 si concentra sullo studio tecnico dei casi di UAP, in particolare su “elementi osservabili concreti” quali tracce fisiche, dati radar, informazioni dei sensori e prove relative al settore aerospaziale. La commissione ha prodotto rapporti tecnici e di attività esaustivi, e la presenza di Dini apporta alla discussione una prospettiva ingegneristica aerospaziale e della difesa, integrando gli approcci storici e delle scienze sociali.[28]

Relatori alla Tavola rotonda 2 – Il lavoro ufficiale sugli UAP da parte del GEIPAN e delle Forze Aeree e Spaziali francesi

Frédéric Courtade  è a capo del GEIPAN dal 2024. Laureato in scienze dei materiali, ha seguito una carriera sia tecnica, sia manageriale presso il CNES, che comprende 20 anni di esperienza e ricerca sull’hardware spaziale all’interno del laboratorio di esperti del CNES, cinque anni dedicati allo sviluppo di strumenti scientifici per la planetologia e l’esobiologia e quattro anni alla guida del servizio responsabile dei meccanismi spaziali e delle apparecchiature di controllo dell’assetto dei satelliti.[9][10] All’interno del GEIPAN, il suo ruolo non consiste solo nel gestire un team composto da personale del CNES e da volontari impegnati, ma anche nel mantenere un metodo di lavoro rigoroso e trasparente. La sua posizione pubblica pone l’accento sulla dimostrabilità tecnica e scientifica, sulla solidità metodologica, sul rispetto dei testimoni e sull’accesso pubblico ai risultati delle indagini. La sua partecipazione colloca la seconda tavola rotonda nel contesto pratico del lavoro attuale del GEIPAN: raccolta dei casi, indagine, classificazione, revisione da parte di esperti, coordinamento con le parti interessate istituzionali (rappresentanti sia militari che scientifici), informazione pubblica e archivio a lungo termine delle osservazioni UAP francesi.

Mathieu Courtaban è indicato nel programma preliminare all’interno della seconda tavola rotonda sul lavoro ufficiale del GEIPAN e delle Forze Aeree e Spaziali francesi, con affiliazione al CAPCODA. Il CAPCODA è il Centro Aereo per la Pianificazione e la Conduzione delle Operazioni di Difesa Aerea delle Forze Aeree e Spaziali Francesi, con sede presso la base aerea di Lione-Mont Verdun. Opera nell’ambito del quadro CDAOA ed è stato creato dalla fusione del Centre national des opérations aériennes (CNOA) e del Centre Air de Planification et de Conduite des Opérations (CAPCO).[29] La sua presenza annunciata indica l’inclusione di una prospettiva operativa relativa allo spazio aereo e alla difesa aerea. Ciò è importante perché alcune questioni relative agli UAP riguardano non solo l’interpretazione scientifica, ma anche la sicurezza aerea, le catene di segnalazione, i dati dei sensori, lo spazio aereo controllato e la gestione operativa di osservazioni insolite.

Jérémy Moyal è indicato nel programma preliminare come rappresentante delle Forze Aeree e Spaziali francesi. Le informazioni disponibili lo identificano come ufficiale in servizio attivo nell’Armée de l’Air et de l’Espace. Si tratta delle Forze Aeree e Spaziali francesi. Sono responsabili delle operazioni aeree e spaziali francesi, tra cui la sovranità dello spazio aereo, la postura permanente di sicurezza aerea, la pianificazione delle operazioni aeree e, dalla creazione del Commandement de l’Espace, l’integrazione delle responsabilità spaziali militari nella struttura dell’aeronautica militare.[30]  La sua presenza colloca la seconda tavola rotonda all’interfaccia tra segnalazioni civili, indagini ufficiali e consapevolezza militare dello spazio aereo. Per il pubblico, questo è importante perché il tema degli UAP può riguardare segnalazioni operative, sicurezza aerea, piloti, equipaggi, informazioni radar o dei sensori e la protezione dello spazio aereo controllato.

Gilles Munsch è indicato come esperto e investigatore del GEIPAN. Insegnante di ingegneria meccanica in pensione, è impegnato da decenni nelle indagini sul campo, nella documentazione dei casi e nelle reti francesi di ricerca sugli UFO, tra cui organizzazioni come CVLDLN, CNEGU, SERPAN e SCEAU, oltre che come investigatore per il GEIPAN. [31][32] La sua competenza risiede nelle indagini sul campo a lungo termine e nella valutazione pratica delle segnalazioni, avendo trattato centinaia di casi nel corso di diversi decenni. La sua partecipazione apporta una prospettiva metodologica e investigativa: come vengono documentate le segnalazioni, cosa rende un caso utilizzabile o meno, come le reti di esperti contribuiscono all’interpretazione e perché “inspiegabile” spesso significa che le prove rimangono incomplete piuttosto che si sia giunti a una conclusione.

Michaël Vaillant  è un data scientist, esperto GEIPAN da quasi 20 anni, fondatore di Meta-Connexions, creata nel 2006, nonché fondatore e presidente dell’iniziativa internazionale UAP Check nel 2023. Ha conseguito un master in Gestione dell’innovazione e un master in Architettura dei sistemi informativi. Il suo lavoro si concentra da tempo sulla strutturazione, l’analisi e l’interoperabilità dei dati relativi agli UAP, con particolare attenzione alla tracciabilità, alla solidità metodologica, all’architettura dei database e alle condizioni necessarie per un’indagine scientifica cumulativa. [33][34][35]  Dal 2006, attraverso il suo lavoro con il GEIPAN, ha contribuito allo sviluppo del sito web istituzionale del servizio e del database UAP e ha sviluppato strumenti software progettati per supportare l’analisi metodologica dei casi riducendo al contempo i pregiudizi investigativi. Dal 2023, attraverso UAP Check, si è concentrato sul rafforzamento della cooperazione internazionale e sulla promozione di buone pratiche per una scienza affidabile: dati solidi, tracciabilità, standard condivisi, servizi di dati interoperabili e accesso responsabile alla conoscenza istituzionale. Fa anche parte del comitato consultivo della SUAPS, la Società per gli studi sugli UAP. [9][36][37]

Relatori alla Tavola rotonda 3 – Dal GEIPAN al Pentagono: attualità e risposte delle autorità pubbliche

Philippe Ailleris è Senior Project Controller presso l’Agenzia Spaziale Europea, dove lavora da oltre 28 anni. Il suo background professionale riguarda il controllo dei progetti, la pianificazione dei costi, il monitoraggio finanziario, la gestione dei rischi e la rendicontazione dei programmi nel settore spaziale europeo, compresi i progetti relativi a Copernicus Sentinel. Parallelamente alla sua carriera presso l’ESA, è attivo da molti anni nel campo degli UAP, con un interesse particolare per gli standard di osservazione, la segnalazione dei testimoni, la raccolta strutturata dei dati e la documentazione scientifica delle osservazioni aerospaziali insolite. La sua presenza alla terza tavola rotonda collega la discussione francese a più ampi sforzi internazionali volti a migliorare la segnalazione degli UAP, i protocolli di osservazione e la qualità dei dati. [38][39]

Sylvain Maisonneuve è un ex avvocato ed ex consigliere ministeriale. Formatosi in diritto pubblico, con lauree specialistiche in appalti pubblici e diritto pubblico, ha lavorato in studi legali prima di ricoprire ruoli di consulenza nei ministeri dell’economia e delle finanze francesi, in particolare in materia di commercio, vendita al dettaglio, consumatori, imprese, artigianato, ospitalità, eventi e servizi di mercato. Attualmente è direttore della strategia presso Prosol. [40]  È autore del recente libro Ovnis, l’enquête déclassifiée, dedicato agli UAP, al materiale declassificato, al Pentagono, alle pressioni del Congresso per la trasparenza e alla gestione istituzionale dell’argomento. La sua presenza alla terza tavola rotonda si inserisce in una discussione su come le autorità pubbliche rispondono alle questioni relative agli UAP al di là dell’analisi tecnica dei casi, includendo la segretezza, la gestione delle crisi, la comunicazione pubblica, il controllo democratico e l’accesso alle informazioni.[40]

Baptiste Friscourt è insegnante di arti visive nella scuola secondaria. Ha conseguito il Diplôme national d’arts plastiques presso l’École nationale supérieure des beaux-arts e attualmente studia Scienze dell’informazione e della comunicazione all’Université Bourgogne Europe. [41][42][43]  Oltre a queste attività, segue le notizie sugli UAP ed è un podcaster attivo dal 2020, successivamente attraverso il canale online francese Sentinel News, dove fornisce una copertura regolare degli sviluppi relativi agli UAP in Francia e all’estero, ed è corrispondente francese per il sito web di notizie su scienza, tecnologia e difesa The Debrief.

Una prima volta parlamentare per la scienza e l’indagine sugli UAP in Francia

Il significato principale del colloquio del 29 giugno non risiede solo nell’argomento in sé, ma nella sua cornice: una sede parlamentare, un’iniziativa trasversale, la presenza di attori ufficiali francesi, storici, scienziati sociali, specialisti dei dati, collaboratori dei media specializzati e rappresentanti della società civile, nonché un formato rivolto al pubblico. La Francia ha già affrontato in ambito parlamentare il tema degli eventi aerei non identificati o mal identificati, ma questo colloquio sembra segnare una nuova soglia: un evento parlamentare aperto, esplicitamente dedicato alla ricerca sugli UAP, con il tema citato direttamente e senza ambiguità. [1][2][3][16]

Per decenni, i Fenomeni Aerei Non identificati sono stati spesso intrappolati tra due estremi controproducenti. Da un lato, il ridicolo e lo stigma scoraggiano testimoni, piloti, ricercatori e istituzioni dal parlare chiaramente. Dall’altro, le narrazioni sensazionalistiche possono diffondersi più rapidamente delle prove. Un colloquio parlamentare come questo può creare l’occasione per spostare il baricentro: dalla credenza al metodo, dalla segretezza all’accesso responsabile, dalle iniziative isolate alla conoscenza cumulativa, e dai silos nazionali a quadri internazionali interoperabili.

L’evento solleva anche una questione pratica che va oltre la Francia. Il GEIPAN è una caratteristica istituzionale distintiva dell’approccio francese, ma un piccolo servizio ufficiale non può creare da solo un intero campo scientifico. Per compiere progressi significativi sono necessari una migliore architettura dei dati, una rendicontazione standardizzata, la cooperazione con i canali dell’aviazione militare e civile, protocolli scientifici aperti, l’impegno accademico e lo scambio internazionale. Questo colloquio potrebbe assumere importanza se portasse a un lavoro sostenuto dopo l’evento: audizioni, follow-up parlamentare, migliore accesso ai dati, responsabilità istituzionali più chiare o rinnovate partnership scientifiche. [9][10]

Le audizioni dell’OPECST sui droni nel 2014 

Nel novembre 2014, l’OPECST — l’Office parlementaire d’évaluation des choix scientifiques et technologiques — ha tenuto delle audizioni sul sorvolo di impianti nucleari francesi da parte di droni non identificati. In quanto organo congiunto dell’Assemblea nazionale e del Senato francesi, l’OPECST ha il compito di informare il Parlamento sulle conseguenze delle scelte scientifiche e tecnologiche. Il caso dei droni del 2014 non è stato inquadrato come un classico problema UAP, anche se vi si ricollega direttamente, poiché ha sollevato diverse questioni direttamente rilevanti per la gestione pubblica degli eventi aerei non identificati: come indagare su oggetti segnalati, ma scarsamente documentati, come bilanciare l’informazione pubblica con i vincoli di sicurezza, come coordinare più servizi statali e come sviluppare capacità di rilevamento e risposta quando i fenomeni non rientrano nelle categorie operative esistenti. [16][13]

Le audizioni del 2014 hanno dimostrato che gli eventi aerei non identificati possono diventare questioni di politica pubblica quando si verificano all’incrocio tra infrastrutture sensibili, difesa, preoccupazione pubblica e incertezza tecnologica. Hanno inoltre messo in luce una difficoltà istituzionale ricorrente: quando un fenomeno aereo viene osservato, segnalato o dedotto, ma non chiaramente identificato, la responsabilità può frammentarsi tra attori della sicurezza, della difesa, militari, scientifici, tecnici e politici. In questo senso, il colloquio del 2026 non è un caso isolato. Esso si inserisce in una più lunga storia parlamentare francese di tentativi di affrontare gli eventi aerei non identificati attraverso indagini, competenze, responsabilità pubblica e coordinamento istituzionale.[16]

Questo confronto ha ovviamente i suoi limiti. Il caso del 2014 riguardava i droni sopra gli impianti nucleari, mentre il colloquio del 2026 riguarda la ricerca sugli UAP in senso più ampio. Ma la questione comune è metodologica e istituzionale. In entrambi i casi, le autorità pubbliche si trovano di fronte a segnalazioni aeree che richiedono documentazione, verifiche incrociate, analisi dei sensori, valutazione dei testimoni, coordinamento operativo e comunicazione attenta. La questione non è solo cosa siano questi oggetti, ma come uno Stato democratico possa organizzare la conoscenza quando gli eventi aerei non identificati sollevano contemporaneamente preoccupazioni pubbliche, scientifiche e di sicurezza.[16]

Il ruolo di UAP Check: verifica, contesto e diffusione internazionale

UAP Check opera come una rete di collaboratori e organizzazioni a livello internazionale. Il nostro valore sta nel mettere in contatto gli attori, documentare il settore, sostenere gli standard e rendere disponibili le informazioni in diverse lingue.[33][45]

Per il pubblico internazionale, un colloquio parlamentare francese sugli UAP può essere difficile da interpretare: la terminologia francese differisce da quella inglese; la storia istituzionale è specifica; il GEIPAN non ha un equivalente esatto in altri paesi; anche il contesto politico – un’iniziativa trasversale all’interno dell’Assemblea Nazionale – merita un’attenta spiegazione. UAP Check può aiutare a colmare questa lacuna fornendo una fonte verificata, multilingue e contestualizzata per giornalisti, ricercatori, istituzioni e pubblico interessato.[9][13]

La questione centrale non è che ci sia  un altro convegno sugli UAP. È se l’argomento possa essere strutturato come un campo di indagine duraturo. Ciò richiede più della semplice visibilità individuale: richiede metodi condivisi, dati tracciabili, un linguaggio cauto, correzioni aperte, memoria istituzionale e la capacità di collaborare oltre i confini nazionali e professionali.

 

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Aggiornamenti e correzioni

Questo articolo si basa su informazioni disponibili al pubblico e sul programma preliminare   in circolazione al 31 maggio 2026. Poiché l’evento è previsto per una data futura e potrebbe essere pubblicato un programma ufficiale definitivo diverso, le affiliazioni, le fasce orarie e i titoli dei relatori potrebbero essere aggiornati in seguito. [5][6][7][8][1][2][3]

Se un organizzatore, un relatore o un’istituzione qui menzionati desiderano fornire una correzione, una conferma o un titolo aggiornato, UAP Check modificherà l’articolo di conseguenza, lo aggiornerà non appena saranno disponibili nuove informazioni e registrerà la data di ogni correzione o aggiornamento sostanziale. Lo scopo è quello di mantenere una pagina di riferimento pubblica che rimanga utile, accurata e trasparente nel tempo.

Riferimenti e link alle fonti

La seguente tabella di riferimento raccoglie i link utilizzati o citati durante la preparazione di questo articolo di informazione pubblica. I numeri tra parentesi nel testo si riferiscono alle fonti numerate riportate di seguito.

Rif. Fonte / titolo Supporta
[1] LCP — Gli UFO si invitano all’Assemblea per un convegno inedito Resoconto dei media parlamentari sull’evento, la sede, gli organizzatori e l’inquadramento.
[2] Le Parisien — “Sortir du sensationnalisme”: gli UFO protagonisti di un convegno inedito all’Assemblea nazionale Anteprima della stampa mainstream e informazioni sulla tempistica.
[3] La Dépêche du Midi — UFO: il 29 giugno, un convegno pubblico organizzato all’Assemblea nazionale Copertura della stampa regionale.
[4] La Dépêche du Midi — Editoriale: OVNI, scienze e fantasie L’inquadramento editoriale della scienza e del dibattito pubblico.
[5] Arnaud Saint-Martin — Annuncio del colloquio su LinkedIn Annuncio pubblico dell’organizzatore.
[6] Arnaud Saint-Martin — Post su LinkedIn relativo alla registrazione e alle informazioni sul colloquio Iscrizione e informazioni pratiche.
[7] Facebook — post pubblico con l’immagine del programma preliminare Traccia pubblica dell’immagine del programma.
[8] Instagram — post con il programma / immagine preliminare Immagine del programma preliminare.
[9] GEIPAN — sito web ufficiale Ente pubblico francese ufficiale per i rapporti PAN.
[10] CNES — Pagina del progetto GEIPAN Contesto istituzionale del CNES per il GEIPAN.
[11] Assemblea nazionale — Profilo ufficiale di Arnaud Saint-Martin su Profilo parlamentare ufficiale e funzioni.
[12] Assemblea nazionale — Profilo ufficiale di Pierre Henriet Profilo parlamentare ufficiale e funzioni.
[13] Assemblea nazionale — Presentazione ufficiale dell’OPECST Ruolo dell’OPECST.
[14] Assemblea nazionale — Composizione dell’OPECST Attuali membri e funzionari dell’OPECST.
[15] Assemblea nazionale — Gruppo di studio parlamentare sull’aeronautica e lo spazio Contesto del gruppo di studio parlamentare.
[16] Senato / OPECST — I droni e la sicurezza degli impianti nucleari, relazione n. 267 (2014-2015) Precedente parlamentare del 2014 sui droni non identificati e le infrastrutture sensibili.
[17] AARO — Immagini ufficiali degli UAP Immagini ufficiali degli UAP e materiale relativo ai casi.
[18] Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti — Istituzione dell’AARO Creazione dell’AARO nel 2022.
[19] NASA — La NASA pubblica un rapporto sui fenomeni anomali non identificati Pubblicazione del rapporto dello studio indipendente della NASA sugli UAP, 2023.
[20] NASA — Rapporto finale del gruppo di studio indipendente sugli UAP Rapporto finale in formato PDF.
[21] Archivi nazionali degli Stati Uniti — Raccolta di documenti sui fenomeni anomali non identificati Processo di raccolta dei documenti pubblici sugli UAP.
[22] The New York Times — Aure luminose e “denaro nero”: il misterioso programma UFO del Pentagono Il 2017: un punto di svolta nel dibattito pubblico statunitense.
[23] AARO — Rapporto sui dati storici relativi al coinvolgimento del governo degli Stati Uniti con gli UAP, Volume I Rapporto storico dell’AARO.
[24] Pierre Lagrange — panoramica biografica e bibliografica Sintesi della carriera e delle pubblicazioni.
[25] La Rumeur de Roswell — riferimento bibliografico nella voce Roswell Riferimento al libro di Lagrange su Roswell.
[26] La Guerre des mondes (radio, 1938) — contesto del libro di Lagrange sul presunto panico Contesto dell’opera di Lagrange su Orson Welles.
[27] Université Bordeaux Montaigne / CEMMC — Profilo di Dominique Pinsolle Affiliazione accademica e profilo di ricerca; URL diretto del profilo da sostituire se necessario.
[28] 3AF — Association Aéronautique et Astronautique de France Contesto istituzionale di SIGMA2.
[29] CDAOA / CAPCODA — contesto della difesa aerea e delle operazioni aeree Contesto del comando della difesa aerea francese e del CAPCODA.
[30] Armée de l’Air et de l’Espace — sito web ufficiale Contesto istituzionale delle Forze Aeree e Spaziali francesi.
[31] SCEAU / Archives OVNI — conservazione degli archivi ufologici Iniziativa di conservazione degli archivi.
[32] Jacques Scornaux — SCEAU / Contesto degli Archivi OVNI Fonte secondaria sulla storia dello SCEAU e sui depositi d’archivio.
[33] UAP Check — sito web ufficiale Organizzazione e piattaforma di pubblicazione.
[34] Meta-Connexions — sito web ufficiale Azienda fondata da Michaël Vaillant.
[35] SUAPS — Il nostro team / Comitato consultivo Ruolo consultivo di SUAPS.
[36] U-Sphere — Metodologia di analisi dei fenomeni i inspiegabili Strumento metodologico e quadro di analisi dei casi i.
[37] GEIPAN / CNES — Analisi spaziale dei modelli puntuali dei fenomeni aerei non identificati in Francia Lavoro statistico sui dati GEIPAN.
[38] ADS — La nuova scienza dei fenomeni aerospaziali e sottomarini non identificati (UAP) Articolo di revisione scientifica.
[39] arXiv — La nuova scienza dei fenomeni aerospaziali e sottomarini non identificati (UAP) Versione preprint aperta.
[40] Albin Michel — Pagina dell’autore Sylvain Maisonneuve Biografia dell’editore e informazioni sul libro.
[41] YouTube — Canale Sentinel News Canale video di Sentinel News.
[42] Sentinel News French — Informazioni Presentazione della testata online.
[43] Sentinel News French — Archivio Archivio della pubblicazione.
[44] Sentinel News — L’Assemblea nazionale ospiterà… Annuncio dell’evento sui media specializzati.
[45] UAP Check — 20 marzo 2024: la prima Giornata europea degli UAP UAP Check Contesto delle attività europee.

 

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Questo articolo, pubblicato originariamente su UapCheck.org, viene pubblicato in contemporanea in 13 diverse lingue e rilanciato sui siti di 16 organizzazioni nazionali o internazionali.

Copyright: UAP Check

 

USA: l’inizio della “disclosure”?


Venerdì 8 maggio, dalle 9.40 del mattino (ora di New York) il sito web del ministero della difesa degli Stati Uniti (di recente ribattezzato Dipartimento della Guerra) ha reso accessibile una pagina intitolata “UFO”, dalla quale è possibile visionare e scaricare i primi 161 casi o documenti, sulla base di una richiesta del presidente Donald Trump e nell’ambito della più generale promessa di trasparenza e apertura degli archivi pubblici relativi a vari misteri (omicidio Kennedy, Epstein files, ecc.).

Si tratta di documenti (a volte ampi, a volte estremamente sintetici) accompagnati da una breve scheda descrittiva e, in molti casi ma non in tutti, da indicazione di luogo e data a cui l’evento si riferisce. I documenti provengono non tanto dalle forze armate, ma da vari enti o uffici della pubblica amministrazione: Dipartimento di stato, Dipartimento della guerra, FBI, NASA.

Secondo quanto indicato nella pagina introduttiva, il Pentagono sta sovraintendendo un ampio programma (battezzato PURSUE: Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters) di reperimento, esame, identificazione, declassificazione e pubblicazione relativamente a rapporti non identificati di  UAP o documentazione storica in possesso dei vari rami del governo federale, con la precisazione che per casi “non risolti” si intendono quelli per i quali l’amministrazione pubblica non è stata in grado di determinare la natura dei fenomeni osservati (“per varie ragioni, fra cui la mancanza di dati sufficienti”). Si parla di uno sforzo senza precedenti, che coinvolge decine di enti e l’esame di milioni di documenti su un arco di molti decenni, e quindi questo è solo un primo rilascio parziale, che proseguirà in futuro.

Il concretizzarsi del rilascio, più volte annunciato, ha prodotto reazioni diversificate, a parte il prevedibile e ampio risalto mediatico. In particolare, i fautori della “disclosure” (spesso intesa come “rivelazione” più che come “declassificazione”) si sono divisi tra chi manifesta entusiasmo per questo “cambio di paradigma” e chi già sospetta che si tratti solamente di un depistaggio, limitato a documentazione non compromettente.

In realtà, non si tratta esattamente di una “prima volta”: già sessant’anni fa i militari americani avviarono un processo teso a liberarsi dell’argomento UFO agli occhi del pubblico: prima con l’appalto di uno studio scientifico triennale a un’università, poi con la chiusura dell’ufficio che (all’interno dell’intelligence dell’Aeronautica militare) fin dal 1947 aveva svolto la funzione di raccolta e analisi degli avvistamenti UFO, infine con il rilascio pubblico del suo intero archivio (centinaia di migliaia di pagine relative a oltre 12.000 casi) agli Archivi Nazionali.

Non che le forze armate americane avessero però cessato di occuparsi delle segnalazioni: perlomeno quelle di personale o strumentazioni militari hanno ovviamente continuato a essere raccolte e analizzate, nell’ambito dei compiti istituzionali della Difesa. E da oltre cinquant’anni gli studiosi civili hanno dato la caccia e spesso ottenuto il rilascio di documenti relativi a tali attività, sulla base della normativa sulla libertà di informazione (Freedom of Information Act).

A dicembre 2017 è però intervenuta una svolta: a seguito di un clamoroso articolo-inchiesta pubblicato sul New York Times, si è creato un “effetto valanga” che ha riportato l’argomento UFO (ribattezzato UAP) al centro dell’attenzione dei mass media, del pubblico, del dibattito politico e perfino di un certo interesse accademico, come abbiamo più volte riportato in questi anni. Già nel 2020 le pressioni politiche hanno portato il Ministero della difesa americano a riaprire un ufficio incaricato, fra l’altro, di accentrare e analizzare le segnalazioni da parte dei dipendenti pubblici, oltre che di reperire la documentazione dispersa nei vari enti della pubblica amministrazione: quello che oggi si chiama AARO (All-domain Anomaly Resolution Office), che non viene peraltro sostituito dalla nuova iniziativa, tanto che la stessa pagina web richiama e rimanda al sito dell’AARO.

L’esame del materiale appena rilasciato, così come di quello che seguirà, da parte degli studiosi civili è appena iniziato. Da un primo sguardo veloce, pur risultando un certo numero di casi dal Medio Oriente e da qualche paese europeo, non sembrano esserci segnalazioni raccolte o arrivate dall’Italia (mentre almeno una era stata pubblicata dall’AARO).

È appena il caso di segnalare che, a differenza di tutto quanto ufficialmente pubblicato negli ultimi anni, che sembrava evitare la vecchia denominazione di “oggetti volanti non identificati” per sostituirla con la più neutra “fenomeni aerei (e poi fenomeni anomali) non identificati”, questa nuova pagina Internet riprende e utilizza la storica sigla UFO.

Hynek: 40 anni dalla morte

Esattamente quarant’anni fa, il 27 aprile 1986, moriva l’astronomo e ufologo americano Joseph Allen Hynek, a lungo portabandiera dell’ufologia di orientamento scientifico. Lo ricordiamo con una sintesi dei suoi viaggi in Italia nella prima metà degli anni ’80, quando diversi di noi ebbero occasione di incontrarlo.

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Dopo la clamorosa visita in Italia dal 18 al 21 maggio 1978, per promuovere l’edizione italiana del suo libro Rapporto sugli UFO (Mondadori) e partecipare al 6° Congresso dei gruppi di ricerca del Giornale dei misteri a Firenze, Joseph Allen Hynek venne nel nostro paese per ragioni ufologiche altre quattro volte.

Della prima esiste pochissima documentazione e non di prima mano: stando ai giornali romani, partecipò al II Festival internazionale dei poeti, organizzato dall’Assessorato alla cultura del Comune di Roma, con una conferenza su “La sfida dell’intelligenza extraterrestre”, nella serata dedicata all’astronomia (relatori anche Marcello Fulchignoni e Franco Pacini, il 23 luglio 1980), seguita da un folto pubblico.

La seconda fu nel gennaio 1983, ospite della RAI sul TG2 dell’8 gennaio e poi nel programma pomeridiano Il dado magico, condotto da Peter Kolosimo, oltre che intervistato dall’ANSA per un comunicato stampa poi diffuso il 13 gennaio.

L’anno successivo Hynek tornò in Italia ben due volte, a distanza di pochi mesi. Sempre per un programma RAI, venne a Roma il 12 e 13 marzo 1984, facendo due apparizioni nel programma di Enrica Bonaccorti e Mino Damato, Italia sera, partecipando ad un incontro con la sezione romana del CUN (presenti tra gli altri Stefano Innocenti e Massimo Pigliucci), per poi trasferirsi a Torino il 14, dove chi scrive gli organizzò un’intervista su Stampa Sera, una cena sociale con la sezione torinese (alla quale parteciparono fra gli altri Gianni Settimo, Camillo Michieletto, Gian Paolo Grassino, Edoardo Russo) e la visita alla nostra sede in via Briccarello 6, che all’epoca ospitava la segreteria e gli archivi del Centro Ufologico Nazionale.

La seconda volta fu pochi mesi dopo, per partecipare come ospite d’onore al 3° Convegno nazionale del CUN, tenutosi dal 4 al 6 maggio presso la Fiera internazionale di Genova.
Di quella doppia visita in Italia Hynek scrisse un resoconto, pubblicato sull’International UFO Reporter, ricco di complimenti per «la portata del lavoro, l’organizzazione e soprattutto il gruppo così piccolo di volontari che riescono a fare così tanto», dilungandosi sulle varie attività, pubblicazioni e persone (le stesse che alla fine dell’anno successivo prenderanno una diversa strada: quella del Centro Italiano Studi Ufologici).

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Nella foto, dall’alto in basso:
– J. Allen Hynek fotografato a Torino (14 marzo 1984)

– Hynek al congresso di Firenze (20 maggio 1978) insieme al giornalista e interprete Paul House [foto di Mario Cerrato]
– la firma di Hynek sul libro degli ospiti e delle presenze nella nostra sede (14 marzo 1984)
– J. Allen Hynek con Antonio Ribera a Genova (6 maggio 1984)

 

 

 

5.000 avvistamenti UFO in Europa in un anno — e nessun sistema comunitario di monitoraggio

di Charles-Maxence Layet (CIPO) e Edoardo Russo (CISU)
per la 3° Giornata europea degli UAP – 20 marzo 2026

L’Europa ha già realizzato infrastrutture condivise per il controllo del traffico aereo (Eurocontrol), la sorveglianza spaziale (programmi dell’ESA) e il monitoraggio climatico (Copernicus). Perché non farlo anche per i fenomeni aerei non identificati nello spazio aereo transfrontaliero europeo?

Nel 2024, in tutta Europa sono stati segnalati più di 5.000 avvistamenti di fenomeni aerei non identificati (UAP) — non da agenzie governative, ma da 23 organizzazioni civili indipendenti. (1)

Questa cifra, tratta dal neonato ecosistema Euro UFO Index, non è aneddotica. È il risultato di un crescente sforzo continentale volto a consolidare le segnalazioni provenienti da associazioni nazionali, gruppi scientifici e piattaforme di segnalazione dei cittadini. In tutta Europa, dalla Scandinavia all’Italia, dalla Germania al Belgio, queste organizzazioni documentano collettivamente migliaia di casi ogni anno – parte di un dataset più ampio che supera le 33.000 osservazioni in 40 paesi tra il 2019 e il 2024. (2)

Quanti di questi avvistamenti vengono effettivamente registrati, verificati e indagati dalle autorità europee?

MANCANZA DI DATI NELLO SPAZIO COMUNITARIO

L’Unione Europea ha creato sistemi integrati per la sicurezza aerea, il monitoraggio satellitare e la sorveglianza climatica. Attraverso strutture come Eurocontrol e Copernicus, sta monitorando aeromobili, emissioni e detriti orbitali quasi in tempo reale. Ma quando si tratta di oggetti non identificati nello spazio aereo europeo, non esiste nulla di equivalente. Non esiste un protocollo di segnalazione a livello UE, né una banca dati centralizzata, né un coordinamento tra gli Stati membri.

L’Europa si affida a un mosaico di approcci nazionali isolati: la maggior parte di essi è minima, alcuni sono opachi, molti inesistenti. Il GEIPAN francese, un’unità sotto l’ombrello del Centro Nazionale di Studi Spaziali (CNES), rimane una notevole eccezione in ambito ufficiale, con decenni di analisi pubblica dei casi e dati aperti. Ma con risorse proprie troppo scarse per avere un impatto reale.

Il risultato è un sistema duale frammentato di conoscenza degli UAP: una fitta rete di citizen science e di reti civili raccoglie molti più dati rispetto alle istituzioni pubbliche nazionali ed europee. Questa asimmetria informativa e la grave mancanza di dati ufficiali hanno generato sempre più punti ciechi strategici. Migliaia di osservazioni costituiscono un enorme insieme di dati sottoutilizzati per la scienza atmosferica, l’analisi dei sensori e gli studi sulla percezione. Inoltre, gli oggetti non identificati nello spazio aereo controllato – che si tratti di droni, sistemi di sorveglianza stranieri o fenomeni sconosciuti – rappresentano un fallimento della consapevolezza situazionale. Nell’autunno del 2025, l’allerta UAP nel Baltico sopra lo spazio aereo danese, belga, tedesco e svedese ha messo a nudo la debolezza dell’Europa nel raccogliere, correlare e interpretare rapidamente minacce ibride e incursioni ambigue di eventi aerei anomali a cavallo dei confini nazionali.

ELEFANTI (SCONOSCIUTI) NEI CORRIDOI (AEREI)

Da settembre a novembre 2025, la presenza di molteplici oggetti sopra infrastrutture critiche ha innescato un monitoraggio precauzionale dello spazio aereo in tutta la regione baltica. L’ondata di avvistamenti è  iniziata il 22 settembre sopra gli aeroporti di Copenaghen e Oslo, estendendosi poi alle strutture militari. L’ipotesi di una barriera anti-droni si è imposta all’ordine del giorno nel successivo vertice europeo. (3) In ottobre, le incursioni non identificate si sono concentrate sulla Germania, ritardando le attività negli aeroporti di Berlino e Monaco. Sono proseguite a novembre sopra gli aeroporti di Svezia e Belgio. Avvistamenti di droni di origine sconosciuta sono stati segnalati anche sopra l’aeroporto di Dublino e su una base navale nucleare in Francia a dicembre. (4)

Il dibattito sugli UAP è spesso inquadrato in termini culturali: credenze, speculazioni, stigma. Ma i tempi stanno cambiando. In tutto il mondo, un numero crescente di responsabili politici, dal Giappone, dalla Cina, dal Congresso degli Stati Uniti naturalmente, ma anche dai deputati del Parlamento europeo, sta valutando l’importanza di una  questione che si colloca all’incrocio tra sicurezza dello spazio aereo, intelligence della difesa, sicurezza dell’aviazione civile,  ricerca scientifica. Gli UAP non sono più una questione marginale, ma una questione di governance.

Josef Aschbacher, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha recentemente sollevato la sua voce contro questo punto cieco istituzionale. Ha indicato che il tema degli UAP “merita probabilmente maggiore attenzione e investimenti”, sottolineando la mancanza di un budget specifico per una ricerca strutturata. (5)

Le risposte della Commissione Europea all’Europarlamento chiariscono un punto: gli UAP non sono attualmente trattati come un ambito politico specifico a livello dell’UE. Ma i dati – e le segnalazioni– si stanno accumulando. Solo in Belgio, la hotline sugli UFO ha registrato 237 avvistamenti di oggetti volanti non identificati nel 2025, compresi gli 11 avvistati vicino a basi militari e aeroporti nel mese di novembre. (6)

 

LA NECESSITÀ DI UNA CASSETTA DEGLI ATTREZZI COMUNITARIA SUGLI UAP

In termini operativi, gli avvistamenti di UAP si sovrappongono a categorie note di rischio ibrido, quali droni o piattaforme a bassa osservabilità, sistemi aerei non registrati, interferenze con i sensori, anomalie atmosferiche o elettromagnetiche che influenzano i sistemi di rilevamento. Ciascuno di questi elementi può mettere alla prova le catene di risposta o creare ambiguità nel processo decisionale. Tale ambiguità è proprio il terreno delle minacce ibride.

In altri ambiti – sicurezza informatica, disinformazione, infrastrutture critiche – l’UE ha sviluppato toolbox ibridi: quadri flessibili e intersettoriali che combinano strumenti civili, tecnologici e di sicurezza. Gli UAP e le loro presunte tecnologie avanzate duali richiedono ora un approccio simile.

Una tale “cassetta degli attrezzi europea” per gli UAP potrebbe operare in quattro ambiti di intelligence dei dati: protocolli di segnalazione standardizzati tra gli stati membri; cooperazione strutturata con le organizzazioni civili accreditate (i cui dati rappresentano già una quota significativa della capacità di osservazione dell’Europa); supporto alla consapevolezza situazionale attraverso una banca dati transfrontaliera accessibile alle autorità nazionali, alle agenzie aeronautiche e agli attori della difesa;  l’implementazione di un accesso sicuro ma aperto a set di dati anonimizzati per la ricerca e la trasparenza, consentendone l’utilizzo da parte delle istituzioni e dei privati (citizen science) pur mantenendo i vincoli di sicurezza e privacy.

Oggi una segnalazione di un pilota in Danimarca, un’anomalia radar in Germania e un’osservazione civile in Francia possono seguire percorsi di segnalazione completamente diversi. L’istituzione di un modulo di segnalazione comune dell’Unione Europea per le anomalie aeree sarebbe un primo passo decisivo, che consenta a piloti, controllori del traffico aereo e cittadini di segnalare le anomalie in un formato strutturato. Questo aprirebbe la strada al passo successivo: l’integrazione con i canali di sicurezza aerea, fondendoli con flussi di input opzionali provenienti da radar, satelliti e dati osservativi.

 

Dalla sicurezza informatica al rischio climatico, l’UE ha dimostrato la sua capacità di migliorare notevolmente il coordinamento quando si trova di fronte a lacune sistemiche. L’ignoto nel nostro cielo comune è anche una questione di politica pubblica. Perché le istituzioni dell’Unione Europea dovrebbero rimanere strutturalmente impreparate ad affrontarlo?

 

(1) https://www.euroufo.net/euroufo-index

(2) https://www.uapcheck.com/news/id/3239/european-uap-sightings-in-2019-2024-towards-a-broader-and-more-inclusive-euro-ufo-barometer/

(3) https://en.wikipedia.org/wiki/2025_European_drone_sightings

(4) https://www.politico.eu/article/ursula-von-der-leyen-drone-wall-plan-crash-eu-reality/

(5) https://uapcoalitienederland.nl/en/esa-director-josef-aschbacher-uap-telegraaf

(6) https://www.brusselstimes.com/1904444/reports-of-ufos-sightings-on-the-rise-in-belgium-with-spike-reported-in-march

 

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Questo articolo, pubblicato originariamente su UapCheck.org, viene pubblicato in contemporanea in 13 diverse lingue e rilanciato sui siti di 16 organizzazioni nazionali o internazionali.

Copyright: UAP Check

[Immagine di copertina by Andrea Bovo]

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[*] Charles-Maxence Layet è uno scrittore e giornalista scientifico specializzato in nuove tecnologie energetiche e cosmo elettromagnetico. Ex assistente parlamentare europeo dal 2009 al 2024, è stato caporedattore ed editore di “Orbs Special Contact”, un libro dedicato agli UFO e all’ipotesi  extraterrestre. Il suo percorso si concentra principalmente sulle dimensioni umane, mediatiche, sociali e politiche del fenomeno UAP. È anche membro delle organizzazioni francesi SCEAU, CARE e CIPO e ha diretto la sezione politica di UAP Check. Il suo libro «La primavera degli UFO» (First, 2025) è uscito a marzo 2025.

 

Terza Giornata Europea degli UAP

 

Il 20 marzo 2026 è il secondo anniversario dello storico incontro su “Gli UAP nello spazio aereo europeo”, organizzato presso la sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, che venne ribattezzato come prima “Giornata europea degli UAP”. Può essere una buona occasione per riassumere quali sviluppi del panorama ufologico europeo si sono verificati nei dodici mesi trascorsi dal precedente anniversario.

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Proprio il 20 marzo 2025, nell’ambito di un’iniziativa collettiva senza precedenti, l’articolo di Charles-Maxence Layet intitolato «Autonomia strategica europea e fenomeni aerospaziali non identificati», pubblicato su UAP Check (e per l’Italia sul sito del CISU), è stato diffuso in 11 lingue diverse sui siti web di 14 organizzazioni nazionali che si occupano di UFO in tutta Europa (ed è stato persino ripubblicato oltreoceano dal J. Allen Hynek Center for UFO Studies).

Il 10 aprile, un appello congiunto rivolto al nuovo Parlamento Europeo affinché intervenga in materia di UAP in linea con i propri obiettivi, valori, mandati e priorità (firmato e presentato dai rappresentanti di 15 organizzazioni nazionali dedicate agli UAP nell’ottobre 2024) ha dato vita a una più ampia campagna di sostegno pubblico: La UAP Coalition Netherlands ha invitato cittadini e organizzazioni a esercitare congiuntamente pressione sull’Europarlamento, scrivendo ai rispettivi membri del nuovo parlamento per chiedergli di adottare misure concrete verso una maggiore trasparenza e una ricerca seria sugli UAP, quali la raccolta di dati (con un sistema centralizzato europeo), la ricerca scientifica (con finanziamenti per studi multidisciplinari) e l’integrazione delle politiche (con protocolli di aviazione e sicurezza).

Come si vedrà, in effetti l’organizzazione olandese UAP Coalition è stata costantemente la capofila di varie iniziative rivolte alle istituzioni dell’Unione Europea.

Il 30 aprile, i rappresentanti della UAP Coalition hanno avuto il primo incontro con l’europarlamentare tedesco Fabio De Masi, il quale a dicembre aveva presentato un’interrogazione alla Commissione UE sulle informazioni disponibili sui fenomeni aerei non identificati (UAP) in relazione alle infrastrutture critiche degli Stati membri. Durante l’incontro di due ore sono state discusse diverse questioni critiche, fra le quali: stigma e salute mentale (l’impatto psicologico su piloti e professionisti e la necessità di una cultura di segnalazione sicura), sicurezza aerea (i rischi legati a fenomeni non identificati nello spazio aereo europeo), cooperazione (azioni concrete per una maggiore trasparenza e cooperazione a livello dell’UE).
Gli stessi argomenti sono stati affrontati il 24 settembre, durante un altro incontro dei funzionari dell’UAPC con l’eurodeputato austriaco, Lukas Mandl

Il 20 luglio l’ufologia europea è stata protagonista del simposio annuale organizzato dal Mutual UFO Network (MUFON) a Cincinnati, negli USA: Edoardo Russo (Italia) è stato l’ospite straniero dell’anno, con una relazione sulle “Nuove prospettive negli studi sugli UAP dal Vecchio Continente”: l’esistenza in Europa di oltre 40 paesi diversi (che parlano decine di lingue diverse) ha comportato difficoltà di comunicazione ma anche una grande varietà e ricchezza di approcci e iniziative, che sono stati presentati ai colleghi americani spesso ignari della scena europea: strumenti di realtà aumentata per le indagini sul campo, tecniche di intervista basate sulla psicologia cognitiva, nuovi pacchetti software specificamente ideati per l’analisi fotografica degli UFO e per l’identificazione automatica degli IFO, la classificazione automatica dei casi tramite text mining e machine learning, nuovi sistemi integrati per il monitoraggio automatico del cielo e il rilevamento degli UAP, digitalizzazione massiva della letteratura ufologica, motori di ricerca su bibliografie specializzate, strumenti di intelligenza artificiale per scopi archivistici, chatbot ufologici.

Il 10 settembre, la UAP Coalition ha presentato alla Commissione europea un parere collettivo sulla Legge Europea per la Ricerca (ERA), firmato da 24 scienziati e ricercatori provenienti da 14 paesi, nell’ambito di un’altra iniziativa congiunta supportata dalla rete UAP Check. L’iniziativa legislativa mira a garantire uno spazio europeo della ricerca che risulti resiliente e inclusivo: il contributo ufologico si è concentrato su una questione fondamentale: lo stigma come barriera sistemica, che scoraggia i ricercatori dal richiedere finanziamenti e ostacola l’accesso alle infrastrutture di ricerca essenziali. Il documento ha avanzato quattro proposte concrete alla Commissione Europea: promuovere la curiosità (per incoraggiare una ricerca aperta e imparziale), linee guida anti-stigma (con lo sviluppo di quadri di riferimento per valutatori e finanziatori), sostegno alla ricerca esplorativa (creando uno spazio per i campi controversi o emarginati), reti inclusive (per stimolare la collaborazione interdisciplinare), accesso equo (per garantire l’accesso alle infrastrutture, indipendentemente dal settore di ricerca).
Nei mesi successivi, altri ricercatori hanno aderito all’iniziativa e il numero totale di firme è salito a 36 a  fine gennaio.

Pochi giorni dopo, il 26 settembre, la UAP Coalition ha presentato un contributo alla consultazione pubblica su un altro tema rilevante: la Legge Spaziale dell’UE, suggerendo che essa dovrebbe includere: riconoscimento esplicito (inclusione degli UAP nei testi normativi), obbligo di segnalazione (obbligo per i vari operatori di segnalare i fenomeni non identificati), sinergia (utilizzo dei sistemi di monitoraggio esistenti per il rilevamento degli UAP), trasparenza (raccolta centralizzata dei dati senza l’effetto ostacolante dello stigma).

Nel fine settimana dal 24 al 27 ottobre si è tenuto il terzo Simposio SOL, organizzato per la prima volta in Europa dalla Fondazione SOL americana: tre giorni intensi di conferenze e incontri, con oltre 20 relatori provenienti dal mondo accademico, governativo, della società civile e del settore privato, oltre a 440 ospiti da tutto il mondo nella località turistica di Baveno, sul Lago Maggiore (Italia), hanno reso questo evento probabilmente il principale evento europeo dedicato agli UAP nel 2025.

Come diretta conseguenza del proprio contributo alla Legge Europea per la Ricerca (ERA), la UAP Coalition ha ottenuto un incontro di consultazione con la Direzione Generale della Ricerca e dell’Innovazione (DG RTD) della Commissione Europea il 19 dicembre. Accompagnati dal prof. Anders Warell e dalla dott. Beatriz Villarroel, hanno chiarito che un mercato europeo integrato della ricerca è irraggiungibile fintanto che lo stigma ostacola il progresso in campi non convenzionali come quello degli UAP.

Il 24 dicembre è stato pubblicato l’annuale «Barometro UFO europeo»  curato da Philippe Ailleris:  da diversi anni viene pubblicata dal collettivo EuroUFO.net una panoramica annuale delle segnalazioni di UFO raccolte dalle principali organizzazioni europee che si occupano di UFO, ma l’edizione 2025 ha mostrato un miglioramento significativo rispetto agli anni precedenti: altre cinque organizzazioni nazionali hanno aderito all’indagine e due raccolte internazionali hanno contribuito a raggiungere l’inedito totale di 33.600 segnalazioni provenienti da 40 paesi europei per gli anni 2019-2024.

Il 31 dicembre, infine, EuroUFO.net e UAP Check hanno pubblicato il primo risultato di un’altra iniziativa congiunta: l’Euro UFO Index: un catalogo di segnalazioni e notizie relative a presunti avvistamenti UFO nei  paesi europei. Per la prima volta in assoluto, 23 associazioni ufologiche nazionali europee   (oltre a due organizzazioni internazionali) si sono accordate per  condividere i propri set dati al fine di creare uno strumento di riferimento comune. La prima versione sperimentale si limita alle segnalazioni di avvistamento  relative all’anno 2024 e ai soli dati essenziali per l’indicizzazione di ciascun caso (data, ora, luogo, tipo, organizzazione di provenienza) ma, una volta completata la fase preliminare, l’Euro Ufo Index verrà esteso a un arco temporale più ampio (a partire almeno dal 1947) e verranno aggiunti ulteriori dati per ogni segnalazione. Per intanto  sono già state indicizzate più di 4.000 segnalazioni provenienti da 43 nazioni diverse per quel singolo anno e si prevede che il totale raggiunga le 5.000, dopo l’aggiunta di alcune altre raccolte nazionali.

Il 2025 è  stato indubbiamente un’annata intensa e profittevole per l’ufologia europea.

 

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Questo articolo, pubblicato originariamente su EuroUfo.net, viene pubblicato in contemporanea in 12 diverse lingue e rilanciato sui siti di 16 organizzazioni nazionali o internazionali.

Immagine di copertina by Andrea Bovo

Geo-localizzazione degli avvistamenti: l’esempio della Puglia

Il Centro Italiano Studi Ufologici è lieto di presentare il primo esempio di geo-localizzazione dell’intera raccolta casistica in una regione italiana.

E’ la Puglia a tagliare il traguardo, mettendo on line tutto il catalogo regionale di avvistamenti che Lello Cassano ha costruito in quasi quarant’anni di impegno continuo, già pubblicato sotto forma di libro nel 2022 (UFO sulla Puglia, Edizioni UPIAR)

Sono quasi 1.000 i casi pugliesi per ciascuno dei quali è già possibile rintracciare la località e, a partire da quella, leggere il resoconto dell’avvistamento, rilevare la data e il luogo, scoprire quali sono le fonti documentarie, se ci sono ipotesi di identificazione, in alcuni casi visionare il disegno o la foto del fenomeno.

La geo-localizzazione degli avvistamenti UFO era finora offerta solo da alcune organizzazioni internazionali (ad esempio: Enigma Labs, prossimamente il MUFON) come incentivo ai testimoni per conoscere quale altre segnalazioni siano eventualmente arrivate dalla stessa località, anche in passato.

Il nuovo servizio è accessibile da una pagina specifica sul sito del CISU.