Aumentano gli avvistamenti UFO in Italia nel primo semestre del 2026
Nei primi sei mesi di quest’anno il numero di avvistamenti UFO avvenuti in Italia e raccolti dal Centro Italiano Studi Ufologici è fortemente aumentato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Le osservazioni di oggetti o di fenomeni aerei non identificati dai testimoni tra gennaio e giugno 2026 sono state 123, mentre erano state 86 nel primo semestre del 2025.
Le percentuali di luci notturne e di oggetti diurni sono rimaste quasi invariate: due casi su tre avvengono di notte. Come è ormai abituale, il 30% delle segnalazioni è accompagnato da foto o da riprese filmate. Sono sempre pochi invece i casi ad alto indice di stranezza: soltanto due “incontri ravvicinati” (non ce n’erano stati nel primo semestre del 2025): un triangolo di luci rosse e verdi sopra le case in provincia di Cagliari a febbraio; un gruppo di luci bianche diafane a 30 metri di quota filmate a Torino in aprile.
Oltre alle segnalazioni che si riferiscono ad avvistamenti avvenuti nello stesso periodo, nel semestre sono state raccolte notizie relative a 47 osservazioni dei mesi precedenti.
Il sesto rilascio dei documenti PURSUE sugli UAP a opera del Dipartimento della Guerra
Il 18 settembre il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha rilasciato il sesto scaglione di file (di testo, in pdf, video e anche un audio) relativi al PURSUE, il processo di pubblicazione dei documenti militari sugli UAP deciso da Trump nel febbraio scorso.
Questo rilascio ha suscitato sui media italiani un’eco forse superiore rispetto ai precedenti.
La tranche comprende 71 file, alcuni dei quali assai recenti, sino al 2025. Dunque, le declassificazioni toccano file prodotti anche pochi mesi fa, non solo materiale archivistico del passato.
Il rilascio contiene diversi episodi documentati da video la cui analisi da parte degli studiosi razionali di ufologia è appena iniziata. Segnaliamo 4 eventi risalenti al 2023-25: il primo (2023), si riferisce a un video ripreso da un sensore IR di una piattaforma militare operante nell’ambito del Comando del Pacifico e dell’Oceano Indiano; il secondo, dello stesso anno, riguarda una piattaforma di sorveglianza che in Medio Oriente traccia 6 corpi sferici di piccole dimensioni che mutano assetto e formazione; il terzo (2025), sempre dal Medio Oriente, concerne qualcosa che, per le valutazioni di alcuni reporter, si muove a circa 750 km/h. Infine, 4 video fatti dalla Polizia in Colorado nel 2023, con luci lampeggianti viste durante un’ondata di “droni misteriosi”, sulle quali però, l’AARO, l’Ufficio del Pentagono per gli UAP, avverte trattarsi di immagini distorte da autofocus e da elaborazioni digitali degli smartphone.
A parte 37 documenti di provenienza DIA di fisica teorica avanzata e di ricerca concettuale su possibili, futuri mezzi a propulsione insolita – studi non validati scientificamente – ecco una nota di colore. Un vecchio filmato b/n risalente al 1952 parte del sesto rilascio e spesso in questi giorni presentato come novità, in realtà è noto a tutti da 70 anni. Il cosiddetto “film dell’Utah”, peraltro dalla natura controversa, è pubblico dal 1956, cioè, da quando gli americani poterono vederlo al cinema, nell’ambito del mediocre semi-documentario e autentico flop al botteghino, Unidentified Flying Objects, diretto da Winston Jones.
Un UFO in centro a Milano?
Un disco volante caduto nel centro di Milano? Tra lo stupore e la curiosità, dal 14 settembre sono comparse sui social immagini e brevi filmati di un classico UFO Anni 50, color rame e con grossi finestrini, conficcato nel marciapiede di Largo la Foppa, presso la fermata Moscova della metro. Un cartello enigmatico dietro delle transenne annunciava: “Torniamo subito”. Ad alimentare il mistero, personaggi dall’aspetto alieno avvistati nei dintorni.
Dopo due giorni, enigma svelato: un’operazione di guerrilla marketing, strategia pubblicitaria che punta a sorprendere il pubblico con azioni ad alto impatto emotivo. Scopo, il lancio del sistema di nuova generazione Nescafé Dolce Gusto NEO, con capsule compostabili e tecnologia a lettore ottico. L’installazione è rimasta in loco sino al 20 settembre.
Firmata da Saatchi & Saatchi per l’Italia e dalla parigina Marcel, prosegue dai primi di ottobre con spot tv e digitali, grazie a due alieni viola che in cucina cercano attrezzi per riparare un guasto all’astronave. Usando la macchina da caffè Dolce Gusto NEO si preparano un cappuccino che li entusiasma al punto da pensare di trasferirsi sulla Terra. Lo spot, già trasmesso in Europa, si chiude con il claim autocelebrativo: “probabilmente il miglior caffè della galassia”.
Bonus: primo esempio di guerrilla marketing italiano è stata la simulazione di un atterraggio UFO a Riccione nel 2001. Committente l’ente di promozione turistica, la campagna ebbe un discreto successo.
L’utilizzo nella pubblicità negli anni della Guerra Fredda è stato studiato da Matthew P. McAllister e Greg Eghigian, della University of Pennsylvania nel 2022. La ricerca nota la natura “fluttuante” dell’UFO: “avevano la capacità di veicolare molteplici significati allo stesso tempo, spaziando dalla modernità e dal design esclusivo alla minaccia esistenziale o alla trascendenza, fino a tecniche di vendita ironiche e scelte d’acquisto oculate”. Le pubblicità attingevano, anche con tecniche non convenzionali, a temi ricorrenti della cultura popolare del periodo – proprio come oggi.
Idee pericolose fra i teorici degli “Antichi Alieni”
Stefano Bigliardi è un filosofo della scienza assai interessato ai nuovi movimenti religiosi e ai sostenitori della teoria degli Antichi Alieni, quella congerie di speculazioni che lega i fenomeni UFO moderni – letti senza ombra di dubbi come velivoli di altri mondi – a presunte interferenze extraterrestri nel passato remoto delle civiltà umane, o, addirittura, nella genesi della nostra specie.
Bigliardi ha collaborato in più occasioni con il CISU. Oggi è professore associato presso la Al Akhawayn University di Ifrane, Marocco. Nel suo ultimo lavoro, uscito sull’International Journal for the Study of New Religions (vol. 16, n. 2, pp. 159-201) esamina a fondo un tema particolarmente controverso, quello che l’autore definisce il “lato oscuro” degli Antichi Alieni. È Bigliardi stesso, nell’abstract dell’articolo, a spiegare che il suo studio “ricostruisce gli elementi razzisti, xenofobi, antisemiti e altri eticamente discutibili inseriti nel lavoro di cinque esponenti di spicco” di quell’ambito, segnatamente il francese Robert Charroux, il britannico Brinsley Le Poer Trench, lo svizzero Erich von Däniken e gli italiani Peter Kolosimo e Mauro Biglino È posizione di Bigliardi che, sia pure in misura diversa, e sebbene a volte quegli stessi autori si dichiarino contrari al razzismo, elementi di quel genere siano di fatto, magari in grado diverso, “una componente costante” fra i vari scrittori. Nei ringraziamenti, Bigliardi menziona diversi soci del Centro Italiano Studi Ufologici per la lettura critica delle bozze dell’articolo, per i suggerimenti e per gli scambi di idee.
Il mito degli Ufo nazisti nel 21° secolo: il nuovo volume di Maurizio Verga
Maurizio è forse la persona più documentata su uno dei miti più complessi e imbarazzanti della galassia ufologica. Quello che postula, in varie forme, un legame fra gli UFO, il nazismo e le sue impossibili rinascite occulte.
Nel 2023 Verga aveva pubblicato il primo di tre tomi dedicati al tema. Intitolat Flying Saucers From Naziland, sulla base di fonti finora sconosciute o quasi, documentava la prima fase di questo mito, che va dall’ultima parte della Seconda Guerra Mondiale alla metà degli Anni 50. Allora, la linea dominante era quella dell’arma segreta, dell’inventore geniale passato ai vincitori, oppure di una sopravvivenza di basi naziste, o magari dello stesso Hitler, in un’area remota.
Ora, Verga ha fatto un passo in avanti, pubblicandoNazi UFOs: From German Flying Saucers to Esoteric Mythology, in cui ricostruisce in dettaglio la storia recente del mito, sino agli sviluppi più recenti. Verga sostiene che, rispetto agli inizi, siamo di fronte a una vera e propria metamorfosi del mito, passato dalla marginalità al mainstream, non ultimo grazie agli impieghi spregiudicati e creativi inventati sulla rete, nei libri e sui social e spesso pensati da ambienti della destra più radicale.
Secondo Verga, sarebbe ormai in fase avanzata un processo di normalizzazione di idee ideologicamente estreme, mentre appaiono forme e contenuti nuovi di un mito UFO che, fino a qualche tempo fa, era per gli studiosi razionali di ufologia quasi irrilevante.
Per la casa editrice del CISU, la Cooperativa UPIAR, nel 2016 Maurizio aveva già prodotto insieme a G. Stilo il volumetto Gli UFO nazisti: la storia e la mitologia, introduzione in italiano alla valutazione del mito.
Vi siete mai chiesti quante e quali tipologie di alieni e astronavi sono state rappresentate nella cinematografia per il grande e il piccolo schermo? Il CISU, in collaborazione col Cinefestival “Immersi nelle storie”, vi invita a visitare la mostra “INVASIONI. Gli alieni dentro lo schermo” curata da Paolo Toselli presso ilMuseo etnografico “C’era una volta”, Piazza della Gambarina, Alessandria: l’inaugurazione è domenica 27 settembre, alle 17.30.
Da “Ultimatum alla Terra” a “Disclosure Day” sono centinaia i film, non solo di fantascienza, ma anche commedie e cartoons, che hanno mostrato creature di altri mondi in visita al nostro pianeta con le più diverse intenzioni.
Dalla collezione di Toselli, in esposizione decine di repliche fedeli (da “E.T. l’Extra-Terrestre” a grandezza naturale al busto dell’alieno “Puck” di “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo”), action figures (da “Cittadino dello spazio” a “Ho sposato un mostro venuto dallo spazio”, da “Alien” a “Mars Attacks!”) e modelli di astronavi (tra cui quelle de “La guerra dei mondi”, di “Independence Day” e dei Dalek della serie Doctor Who).
Ma ci saranno anche cards collezionabili, vinili con colonne sonore, DVD, libri a tema, riviste, fumetti e graphic novel ispirati a film o serie tv, locandine, fotobuste e memorabilia.
E poi, curiosità come le copie dei documenti e sceneggiatura originale datati 1950 del film “Totò e i dischi volanti”, poi trasformato in “Totò sceicco”.
Insomma, un viaggio fantastico nella settima arte con esemplari singolari da tutto il mondo. La mostra, a ingresso gratuito, è visitabile sino al 31 ottobre tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 19.00, esclusi il lunedì e la domenica mattina.
Il Dipartimento della Guerra Usa dà via libera ai suoi dipendenti che vogliono riferire sugli UAP?
Il 14 settembre, il Dipartimento della Guerra Usa ha annunciato una deroga (waiver) speciale relativa agli impegni sul riserbo sottoscritti dai dipendenti militari e civili del Dipartimento e dai contractors circa eventuali informazioni rilevanti per la difesa nazionale in loro possesso e riguardanti gli UAP, Unidentified Anomalous Phenomena.
La deroga è specificamente volta a far sì che i suoi destinatari – così il comunicato – possano riferire le informazioni ai membri del team del processo PURSUE(Presidential Unsealing and Reporting System for UAP) per il rilascio delle informazioni sugli UAP, iniziato per ordine del presidente Trump nel febbraio del 2026. Dunque, non è volta in modo diretto alla immediata declassificazione dei dati fra il pubblico, anche se è volto allo stabilimento di “una procedura autorizzata” che, a conclusione, potrebbe portare alla libera circolazione dei dati.
Le valutazioni relative alla portata, al significato e ai futuri effetti sulla circolazione dei dati e dei documenti riguardanti il fenomeno di nostro interesse sono ancora in corso a opera degli studiosi razionali di ufologia, in primis di quelli Usa.
La questione presenta aspetti di elevata complessità e richiederà analisi dettagliate e tempi non brevi.
In particolare, mentre scriviamo non è ancora chiaro quale ruolo giocherà l’AARO, ossia l’ufficio del Dipartimento della Guerra deputato al problema UAP. Il PURSUE, infatti, è una procedura giuridico-amministrativa, non una struttura. Al momento, il senso dell’atto del 14 settembre pare problematico, visto che, nella sostanza, un mandato in tal senso al Dipartimento della Guerra c’era già, e stava nella direttiva presidenziale del febbraio 2026 che impone a tutti gli enti interessati l’obbligo di trasmettere all’AARO i documenti in loro possesso. In più, nella sua laconicità, a un primo sguardo la deroga non parrebbe coprire i rischi che gli eventuali “rivelatori” più o meno attendibili hanno spesso paventato (per esempio, ritorsioni sul lavoro). Non da trascurare, inoltre, che la deroga non sembra definire un percorso protetto e di anonimato, come invece avviene di solito per norme e procedure sul whistleblowing.
UFO: obiettivo Italia
È uscito il secondo volume della collana libraria UFO: obiettivo Italia, a firma di Franco Marcucci. Si tratta di un’opera ambiziosa: la riedizione ampliata e aggiornata della serie UFO in Italia, curata dalla Sezione Ufologica Fiorentina (SUF) e pubblicata in sei volumi tra il 1974 e il 2012.
All’epoca si trattò di un’opera fortemente innovativa: selezionava i casi italiani più documentati, pubblicando per ciascuno un resoconto dettagliato, con indicazione delle fonti documentarie. Il progetto, ideato da Solas Boncompagni e realizzato in forma collettiva, trovò sbocco editoriale presso l’editore Corrado Tedeschi, che pubblicava il mensile Il Giornale dei Misteri e che diede spazio ai primi due volumi; uno per gli anni dal 1900-53, l’altro per la grande ondata di casi del 1954.
Dopo dieci anni, nel 1990, ecco il terzo volume, riguardante il periodo dal 1955 al 1972, pubblicato invece dalle Edizioni UPIAR in collaborazione con il Centro Italiano Studi Ufologici e ancora acquistabile sul sito UPIAR Store (UFO in Italia – vol. 3).
La seconda trilogia fu prodotta negli anni 2000, a coprire le grandi ondate 1973-79 e il periodo sino alla fine del 20° secolo, ma è già quasi esaurita (qualche copia c’è su upiar.com). Marcucci ha aggiornato i testi, aggiunto fonti e casi non noti al tempo delle prime edizioni, e poi ha preso a pubblicare la nuova serie. Il primo volume di UFO: obiettivo Italia. uscito mesi fa, copre il periodo fino al 1954, mentre questo arriva al 1972: comprende 92 casi ed è in distribuzione su Amazon a 21,84 euro.
Il Pentagono paga per consultare gli archivi degli ufologi americani
Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha annunciato il 31 luglio l’intenzione di sottoscrivere un contratto annuale con il NUFOHRC (National UFO Historical Records Center) per ottenere l’accesso ai dati e agli archivi raccolti in oltre 40 anni di ufologia privata raccolti da quell’istituzione.
L’annuncio è stato pubblicato sul sito governativo sam.gov, che si occupa dell’assegnazione di contratti pubblici, il 31 luglio, per consentire la presentazione di proposte alternative entro i 15 giorni successivi. Il NUFOHRC, però, non correva rischi di avere concorrenti: si tratta di un’organizzazione creata apposta nel 2022, che ha riunito gli archivi dei maggiori gruppi ufologici Usa del passato (APRO, NICAP) e del presente (CUFOS), ora raccolte nella sede di Rio Rancho, nel Nuovo Messico – centinaia di migliaia di dossier relativi ad avvistamenti, analisi, studi e pubblicazioni.
Scopo del contratto è di consentire al Pentagono (in primo luogo al suo ufficio ufologico, l’AARO, All-domain Anomaly Resolution Office) l’accesso alla documentazione anteriore al 1990, in formato digitale o in corso di digitalizzazione, per un anno rinnovabile, per superare le difficoltà incontrate negli ultimi anni, quando l’AARO aveva realizzato i primi documenti storiografici fra errori e approssimazioni.
Il NUFOHRC fa parte di una rete di grandi archivi ufologici (AFU in Svezia, SCEAU in Francia, le raccolte della Fundación Anomalía in Spagna, CISU in Italia) e con il Centro Italiano Studi Ufologici organizza dallo scorso anno incontri conoscitivi e scambi di esperienze.
Incertezza e ambiguità sugli UFO possono far male
Jennice Vilhauer è una psicologa clinica americana. Di recente ha scritto sugli UFO per la nota testata Psychology Today affrontando la questione in un’ottica particolare. Il fatto che intorno agli UFO permangano incertezza e ambiguità comunicative, magari da parte delle autorità politiche e militari, è dannoso, e sarebbe bene porvi rimedio?
Appellandosi alla migliore letteratura recente sulla mentalità complottista e sui processi cognitivi, Vilhauer sostiene che questo specifico tipo di ambiguità e di attesa senza fine, è problematico.
In certe persone sensibili alla questione, il ciclo di attesa-delusione, alimentato proprio dalla crescente ricerca di chiarezza, che a livello pubblico si esprime nelle audizioni al Congresso e nei rilascio a getto di documenti, genera un’alternanza di speranza e frustrazione. Il cervello tratta la domanda irrisolta come un problema da chiudere, alimentando un coinvolgimento emotivo continuo e, in sostanza, spingendo a convinzioni estreme.
Vilhauer non consiglia di rimediare a tutto ciò con la chiarezza perché una verità nascosta possa finalmente essere rivelata, oppure, all’opposto, perché attraverso di essa si ponga la parola fine a una “superstizione”, quella degli UFO, dissolta dalla razionalità, ma per motivi intrinseci alla disciplina di cui lei si occupa.
La chiarezza è consigliabile – scrive – perché fa bene sul piano della psicologia collettiva e su quello individuale, soprattutto alle persone più inclini a credere a “verità celate”.
Sotto la lente ufologica, si può rilevare come il processo PURSUE, con i suoi periodici rilasci dei documenti UFO delle amministrazioni militari Usa – rilasci segnati dal caos, da mancanza di metodo e di contesto – stia probabilmente contribuendo ad accrescere, e non a diminuire, l’incertezza “cattiva” di cui parla Vilhauer.
Esattamente ottant’anni fa, nella tarda serata del 16 settembre 1946, un vistoso fenomeno interessò l’Italia settentrionale, da Vercelli all’Appennino emiliano. Fu il primo avvistamento collettivo nel nostro paese di uno dei “razzi fantasma” che da alcuni mesi imperversavano nei cieli della Svezia, per poi estendersi in settembre all’Europa meridionale (in particolare Grecia e Italia)
Ecco la notizia tratta dalle cronache dell’epoca:
Modena, 17 settembre notte Uno strano bolide, che aveva tutto l’aspetto di un ordigno volante e che ha lasciato nella sua corsa rettilinea una lunga scia di fuoco, ha solcato l’altra sera il cielo del nord Emilia in direzione est-ovest. Il fenomeno è stato osservato esattamente alle ore 22,27 da numerosi spettatori che a quell’ora si trovavano in un locale cinematografico all’aperto, sito in viale generale Grazioli. E mentre alcuni lo ritenevano una delle solite meteore che solcano il cielo nelle serene notti estive, altri osservatori più pratici di fenomeni cosmici notavano con sorpresa non soltanto la traiettoria perfettamente orizzontale, rassomigliante al tiro teso di un cannone a lunga gittata e con parabola pressoché inavvertibile, ma anche la velocità relativamente piccola rispetto a quella dei veri bolidi e lo strano colore rossastro della struttura e della scia. Naturalmente, dopo le frequenti notizie pubblicate dalla stampa internazionale circa i siluri volanti che attraversano il cielo della Scandinavia e del Baltico, ultima la notizia di un siluro del genere che nel sud Europa avrebbe attraversato i quartieri meridionali di Belgrado, i commenti non sono mancati nella nostra città. (“Un fiammeggiante ordigno ha solcato il cielo dell’Emilia”, sul Giornale dell’Emilia; “Uno strano bolide nel cielo dell’Emilia”, su La Nuova Stampa; “Bolide di fuoco nel cielo dell’Emilia”, sul Corriere Lombardo; “Un proiettile razzo nel cielo emiliano”, su Il Gazzettino; “Uno strano bolide solca il cielo dell’Emilia”, su La Nazione del popolo)
Caos nei cieli italiani: triplice show per migliaia di persone
La sera di domenica 30 agosto, per coincidenza, tre grandi meteore hanno illuminato il cielo del nostro paese, e, in un caso, anche quello di altre nazioni. Alle 19.40, un notevole meteoroide entrato nell’atmosfera si è frammentato e, in questo modo, ha causato il tipico “botto” aereo percepito da parecchi testimoni. In Italia ha prodotto in tutto il Nord e il Nord-Ovest, sino a oltre l’Appennino Tosco-Emiliano, innumerevoli testimonianze su un corpo luminoso bianco-verde-azzurro con lunga scia: soltanto sul sito della International Meteor Organization figurano 509 segnalazioni, quasi tutte dall’Italia, e, in piccola parte, da Germania meridionale, Francia orientale e Svizzera.
Non soltanto questo evento era stato preceduto da un’altra meteora sul Nord, alle 19.10, ma, soprattutto, alle 21.13, lo spettacolo si è ripetuto in maniera significativa per la terza volta, ma stavolta con fulcro sull’Italia centrale e con parziale sovrapposizione geografica rispetto agli altri della serata.
Il risultato è stato il caos nelle descrizioni, nelle direzioni e negli orari riportati sui social, con conseguente sensazione di un solo, misterioso fenomeno, mobile e dalla lunga durata, mentre in realtà gli eventi erano stati tre. Più che altre volte, scie di aerei illuminate dal Sole al tramonto sono state collegate in modo erroneo ai fenomeni meteorici. È plausibile che il terzo episodio sia stato enfatizzato sui vari canali mediatici perché simile e di poco seguente al primo e al secondo, maestoso oggetto, e con questo mescolato.
Anche se negli ultimi anni cresce la proporzione di casi simili correttamente indirizzata agli astrofili e non agli ufologi, va detto che gli studiosi razionali di ufologia sono interessati ad alcuni aspetti di questi eventi che gli astrofili non seguono. Ci riferiamo agli errori percettivi, alle anomalie descrittive e alle dinamiche cognitive, della rievocazione dei ricordi e mediatiche: aree di studio alle quali, da molto, il CISU dedica una frazione delle sue risorse.
Un nuovo volume sugli USO, gli “Oggetti Sommersi Non Identificati”
Nel maggio 2026 l’ufologo Richard M. Dolan ha pubblicato il secondo volume della sua trilogia sui cosiddetti USO, A History of USOs, Unidentified Submerged Objects – Volume 2: From 1970 to 1989. Dolan prosegue così un progetto dedicato alla storia degli Oggetti Sommersi Non Identificati segnalati nel mondo in quei vent’anni. Come nel primo volume, l’autore adotta una linea in larga parte documentaria e cronologica, ricostruendo gli episodi attraverso testimonianze, dati e fonti conosciute.
Gli Anni 70 e 80 rappresentano una fase assai interessante per gli USO: alle testimonianze civili, infatti, si affiancano numerosi rapporti di personale militare. Il volume raccoglie episodi che, pur presentando livelli di attendibilità differenti o anche assai dubbi, delineano continuità storica e dimensione globale del fenomeno.
La peculiarità del lavoro sta nel fatto che gli USO non sono visti come un capitolo più o meno marginale dell’ufologia, ma come un ambito di ricerca autonomo, segnato da tratti ricorrenti.
Il tomo rappresenta una prosecuzione coerente e importante del primo, che analizzava 178 casi anteriori al 1970 e proponeva criteri di catalogazione, mappe e apparati statistici. Il testo offre 200 casi circa, corredati da schede e da disegni dell’illustratore Allan Lavigne.
Circa l’Italia, sebbene il periodo copra anche quello in cui si manifestò la complessa fenomenologia nota come Adriatico 1978 perché riguardò quell’area e quell’anno, nel lavoro è menzionato un solo caso.
In un altro progetto di raccolta dei casi USO, quello che fu gestito dallo scomparso Carl Feindt, le segnalazioni erano circa 1900, delle quali circa 360 italiane. Un resoconto dettagliato sul perché i casi nostrani siano così tanti e su quali caratteristiche abbiano lo trovate qui, su Youtube: dipende dal fatto che nel CISU è attivo da molti anni il Progetto USOCAT, coordinato da Marco Bianchini.
Meno “credenti” negli alieni e altre novità in un sondaggio Gallup sugli UFO
Il 26 agosto la Gallup ha pubblicato gli esiti di un sondaggio sugli UFO condotto su un campione significativo della popolazione Usa. Alcuni risultati sono rimarchevoli.
Un po’ a sorpresa, la proporzione di chi crede che gli UFO siano almeno in certi casi astronavi aliene, sia pur alta (il 37%) mostra una tendenza al ripiegamento: la crescita partita con l’esplosione dell’interesse da parte della politica e dei whistleblowers (i “rivelatori di segreti”) si è arrestata. Importante anche il fatto che la percentuale di donne che credono negli UFO alieni ora superi nettamente quella degli uomini (41 contro 34): un cambiamento che probabilmente indica mutamenti di fondo nella struttura delle convinzioni sugli UFO.
Nel lungo periodo (i dati partono dal 1973), la quota di americani che ritiene di aver visto un UFO è in lenta, costante crescita: siamo al 17% – preso all’ingrosso, vuol dire quasi 60 milioni di “avvistatori”. In altri termini, nella vita l’esperienza UFO è un fatto normale. Quanto al rapporto fra uomini e donne, invece, molto cambia: è il 20% degli uomini contro il 14% delle donne, a dire di aver “visto”.
Ormai altissimo (78%) il numero di americani convinto che il governo “nasconda qualcosa”, un’idea che, tra l’altro, si estende in modo uniforme a uomini e donne e lungo l’intero spettro politico.
Nell’autunno del 2025, in un sondaggio commissionato dal CISU alla Doxa, alla domanda “Lei ha mai avuto l’impressione di vedere in cielo un UFO (o disco volante) o qualcosa di simile?”, aveva risposto di sì il 4,5% del campione, pari a un po’ più di 2,5 milioni di italiani, dunque, una platea assai più modesta di quella Usa.
UFO e centrali nucleari: che cosa c’è di vero?
Chris Rutkowski è fra i leader dell’ufologia razionale canadese. Coordina il Canadian UFO Survey, che ogni anno valuta la casistica dei presunti fenomeni. Il 21 agosto, sul The Walrus, Chris ha discusso una delle questioni che più colpiscono il pubblico e stimolano indagini ma anche la fantasia. Quella secondo la quale i siti nucleari, e in specie le centrali, vedrebbero un gran numero di presunti UFO.
Rutkowski si è occupato di questo aspetto anche come consulente di fatto per gli UFO di un parlamentare canadese, Larry Maguire, che negli ultimi anni ha fatto lobbying UFO presso la Camera dei deputati.
Fra le altre cose, Maguire gli chiese di eventuali “intrusioni” su centrali nucleari. Ruktowski rispose che, dal 1989, nei database risultavano ben 59 episodi avvenuti nei pressi del centro di produzione di Pickering, nell’Ontario. Al riguardo, Rutkoswki chiede di non fare facili associazioni: quei 59 casi includono episodi spiegati o vaghi, e, spesso, localizzati in modo impreciso. Desumere da questi elementi, anche se proposti da un parlamentare, che “gli UFO si interessano al nucleare”, è scorretto.
Asserzioni su un’elevata presenza di UFO, scrive ancora Rutkowski, sono azzardate. Lo prova uno studio del 2023, che, sulla base degli archivi militari Usa del vecchio Project Blue Book, aveva contato ben 590 episodi “nucleari” dagli Anni 40 in poi. In realtà, si tratta di un mix di eventi assai eterogenei, generati in parte dall’elevata vigilanza dovuta alla delicatezza delle strutture interessate rispetto ai contesti ambientali comuni. Altri due casi “nucleari” più recenti, inoltre, sono stati investigati in modo trasparente dalle autorità, e ricondotti a normali aerei.
L’America non è pronta per i “droni misteriosi”
Il 13 agosto, il vice-comandante del NORTHCOM, Comando Unificato delle Forze Armate Usa che ha competenza sul territorio metropolitano e su quelli circostanti, ha dichiarato con chiarezza a TWZ, sito dedicato alla difesa e alla geopolitica,che gli Usa non sono pronti a difendersi da attacchi condotti da droni avversari in quella parte del continente. Il tenente generale Joseph Jarrard ha detto che, a fronte delle crescenti segnalazioni di droni e velivoli assimilabili dall’origine non identificata, NORTHCOM non dispone né di sensori adeguati e sufficienti per scoprirli e valutarne natura e livello di minaccia, né dei sistemi di intercettazione, cinetici e non, per metterli fuori gioco.
Parole che richiamano uno dei problemi politici posti dagli Oggetti Volanti Non Identificati sin dagli anni della Guerra Fredda: l’ambiguità delle segnalazioni degli stessi militari e la difficoltà a risolverle e a decidere in tempi brevi eventuali azioni, possono creare difficoltà alla catena di comando, sino a saturare le risorse disponibili.
Queste dinamiche complesse hanno fatto aprire agli studiosi razionali di ufologia il dibattito sul significato e sul rilievo di questi problemi per la nostra disciplina. Non c’è consenso unanime sull’opportunità di valutare sotto l’ottica ufologica le segnalazioni dei presunti “droni misteriosi”, ma va notato che, fra la miriade di equivoci e dei pochi, possibili droni dovuti ad attori ostili, ci sono episodi dalle caratteristiche più insolite, difficilmente classificabili in quelle categorie. Su di essi si concentra l’attenzione degli studiosi UFO.
Il presente documento va inteso come un aggiornamento e un’estensione metodologica del precedente “European UAP Barometer” [1] (2019–2024). L’obiettivo è di fornire una valutazione più sintetica e mirata delle recenti tendenze di segnalazione in Europa, integrando nel contempo i dati del 2025 – resi disponibili di recente – e ulteriori canali di segnalazione.
La necessità di tale aggiornamento è avvalorata dal più ampio contesto internazionale. Negli Stati Uniti, la continua pubblicazione di documenti ufficiali relativi agli UAP da parte del Dipartimento della Difesa e di altre agenzie federali ha mantenuto l’argomento al centro del dibattito pubblico, politico e istituzionale. Le rivelazioni più recenti – che includono video, documenti storici e rapporti su incontri militari e siti sensibili – evidenziano sia la crescente rilevanza politica del fenomeno UAP, sia la persistente difficoltà nel trarre conclusioni univoche da prove eterogenee.[2] Sebbene tali sviluppi siano significativi, comportano anche il rischio di consolidare una prospettiva sull’argomento prevalentemente incentrata sugli Stati Uniti.
L’Europa, tuttavia, vanta una storia lunga e consistente di segnalazioni, indagini, organizzazioni di ricerca civili, iniziative ufficiali, archivi declassificati e casi irrisolti riguardanti gli UAP. Una seria attività di ricerca in questo campo non dovrebbe, quindi, limitarsi agli sviluppi statunitensi, ma prendere in esame anche il panorama europeo delle segnalazioni. Tale contesto è di particolare valore poiché riunisce culture nazionali di segnalazione, gruppi civili di lunga data, organismi ufficiali o semi ufficiali (come il GEIPAN), database internazionali, casi europei sottoposti a importanti organizzazioni statunitensi (quali MUFON e NUFORC) e a piattaforme più recenti basate su applicazioni mobili (come Enigma Labs).
Il presente aggiornamento persegue dunque due obiettivi. In primo luogo, estende l’ambito dell'”European UAP Barometer” includendo i dati del 2025 e fonti di recente disponibilità. In secondo luogo, sostiene che i dati europei non costituiscano un mero complemento agli sviluppi statunitensi, bensì un elemento essenziale per costruire una comprensione più ampia, comparativa ed equilibrata del fenomeno contemporaneo delle segnalazioni UAP.
1. Introduzione: Scopo e struttura dell’aggiornamento 2025
Il presente documento fornisce un aggiornamento mirato dell’European UAP Barometer per il periodo di sei anni 2020-2025. Non ripropone l’intero quadro storico e metodologico sviluppato nella precedente edizione (2019–2024), ma si concentra sui nuovi dati, sui nuovi canali di segnalazione e sulle lacune ancora esistenti nella copertura europea.
L’aggiornamento è articolato in tre fasi analitiche. In primo luogo, illustra le modalità di raccolta delle segnalazioni tramite organizzazioni nazionali e internazionali. Successivamente, esamina l’evoluzione nel tempo dei volumi di segnalazione in base alla categoria della fonte. Infine, prende in considerazione la distribuzione geografica delle segnalazioni per paese e introduce un inventario preliminare, accompagnato da una discussione, dei casi irrisolti o non identificati, quale possibile passo successivo nell’analisi europea degli UAP.
Tale struttura mira a distinguere i meccanismi di segnalazione dalla geografia delle segnalazioni stesse. Questa distinzione è importante poiché le variazioni nel numero di segnalazioni potrebbero riflettere cambiamenti nelle infrastrutture di segnalazione, nelle regole di pubblicazione o nell’adozione delle piattaforme, piuttosto che variazioni nella frequenza effettiva delle osservazioni aeree insolite.
2. Ambito e fonti dei dati: modalità di raccolta delle segnalazioni
Il set di dati utilizzato in questo aggiornamento riunisce diverse categorie distinte di canali di segnalazione. Queste ultime non devono essere considerate metodologicamente equivalenti.
2.1 Organizzazioni nazionali civili e ufficiali
La prima categoria comprende le organizzazioni nazionali, siano esse civili o ufficiali. Tali enti costituiscono la base più solida per le analisi a livello nazionale, in quanto radicati nei rispettivi contesti, spesso dotati di archivi storici e in grado di effettuare la revisione o la classificazione dei casi.
2.2 MUFON e NUFORC come fonti internazionali complementari
La seconda categoria è costituita dai database internazionali di segnalazione, principalmente MUFON e NUFORC. Queste fonti sono preziose poiché raccolgono segnalazioni provenienti da paesi privi di organizzazioni nazionali dedicate o da testimoni che scelgono di inviare le proprie osservazioni tramite piattaforme internazionali. Tuttavia, esse non sono necessariamente rappresentative dell’attività di segnalazione nazionale e possono essere influenzate da fattori quali la lingua, il livello di consapevolezza e la visibilità della piattaforma.
Il presente aggiornamento non ripropone la descrizione metodologica completa relativa a MUFON e NUFORC, già fornita nell’edizione precedente, ma ne integra i rispettivi dati europei del 2025 come canali di segnalazione complementari, utilizzandoli per estendere la copertura geografica laddove le strutture nazionali risultino assenti o incomplete.
È opportuno osservare una certa cautela metodologica riguardo ai dati NUFORC a partire dal 2023. Il sito web pubblico di NUFORC indica che le segnalazioni vengono esaminate, classificate e pubblicate periodicamente man mano che vengono elaborate e che quelle ricevute prima del marzo 2023 non sono ancora state classificate. Ulteriori informazioni suggeriscono che – a partire da tale periodo – potrebbe essere cambiato anche il rapporto tra le segnalazioni inviate e quelle effettivamente pubblicate. Pertanto, le tendenze relative ai dati NUFORC nel corso del 2023 vanno interpretate con prudenza: le variazioni nel numero di segnalazioni pubblicate potrebbero riflettere, in parte, cambiamenti nelle procedure di elaborazione o pubblicazione, anziché unicamente variazioni nel comportamento dei testimoni.
2.3 Enigma Labs come canale di segnalazione tramite applicazioni mobili
La terza categoria riguarda le segnalazioni effettuate tramite le applicazioni mobili, rappresentate in questo caso da Enigma Labs.[3] Si tratta di una novità importante per l’European UAP Barometer e di uno dei principali sviluppi introdotti con il presente aggiornamento. A differenza delle organizzazioni tradizionali, Enigma opera attraverso un’applicazione per smartphone, riflettendo così una diversa modalità di segnalazione. I suoi dati possono intercettare comportamenti di segnalazione più spontanei o provenienti da un pubblico più giovane e digitalmente attivo. È, inoltre, possibile che vi siano sovrapposizioni con altri canali di segnalazione o l’inclusione di casi che in altro modo non sarebbero stati trasmessi alle organizzazioni nazionali.
Poiché Enigma Labs introduce un nuovo meccanismo di segnalazione basato su smartphone – anziché rappresentare la prosecuzione dei canali tradizionali – le variazioni nel numero di rilevazioni successive al 2023 devono essere interpretate con cautela. Almeno una parte del volume segnalato riflette quasi certamente cambiamenti nelle modalità di segnalazione, nella visibilità della piattaforma e nell’adozione dell’applicazione, piuttosto che variazioni nella frequenza effettiva di osservazioni aeree insolite.
2.4 Avvertenza metodologica generale
Per questi motivi, il presente aggiornamento evita di trattare tutte le rilevazioni come un unico set di dati omogeneo. Laddove vengono presentati totali combinati, questi vanno intesi come aggregazioni dei dati provenienti dai vari canali di segnalazione, piuttosto che come totali nazionali definitivi delle osservazioni di UAP.
I dati qui presentati descrivono le segnalazioni pervenute attraverso i canali disponibili. Non misurano la reale frequenza dei fenomeni aerei insoliti, né implicano che tutte le notifiche siano indipendenti, oggetto di indagine o inspiegate.
3. Tendenze annuali delle segnalazioni per fonte, 2020-2025
Prima di esaminare la distribuzione delle segnalazioni a livello nazionale, è utile considerare l’evoluzione annuale complessiva di quelle europee di UAP disponibili, suddivise per categoria di fonte. La Tabella 1 aggrega le segnalazioni provenienti da organizzazioni nazionali, MUFON, NUFORC ed Enigma Labs per il periodo 2020-2025. Tali cifre vanno interpretate come totali relativi ai canali di segnalazione, anziché come una misura diretta della frequenza reale dei fenomeni aerei insoliti.
La serie storica di sei anni evidenzia un picco significativo nel 2020, con 6.867 segnalazioni disponibili, seguito da un netto calo nel 2021, scese a 4.996. È importante rilevare tale diminuzione, ma non bisogna interpretarla eccessivamente come un semplice calo dell’attività legata agli UAP.
Il 2020 rimane un punto di riferimento particolare nelle statistiche recenti, in parte a causa dell’elevata visibilità dei lanci dei satelliti Starlink e dei conseguenti effetti sulle segnalazioni pubbliche, aspetti già discussi nella precedente edizione del Barometro. È pertanto più prudente considerare la differenza tra il 2020 e il 2021 come parte del contesto di raccolta dati, piuttosto che come un risultato esplicativo a sé stante.
Dopo il 2021, i totali annuali tornano a collocarsi in un intervallo sostanzialmente comparabile, con 6.018 segnalazioni nel 2022, 6.404 nel 2023, 6.938 nel 2024 e 7.193 nel 2025. A prima vista ciò potrebbe suggerire una graduale ripresa o un aumento del volume delle segnalazioni. Tuttavia, la composizione di tali totali varia in modo significativo nel corso del periodo. A partire dal 2023, l’avvento di Enigma Labs introduce un nuovo livello di segnalazione basato anche su applicazioni mobili, che si affianca ai consolidati canali internazionali forniti da MUFON e NUFORC.
Per questo motivo, l’apparente aumento registrato dopo il 2023 va interpretato con cautela sotto il profilo metodologico. Esso riflette non solo la prosecuzione dei canali di segnalazione nazionali e internazionali già esistenti, ma anche l’integrazione di una nuova piattaforma digitale per le segnalazioni. Analogamente, i dati del NUFORC relativi al 2023 richiedono cautela a causa delle variazioni nello stato di revisione e classificazione delle segnalazioni. I totali annuali sono pertanto utili per descrivere il panorama delle segnalazioni disponibili, ma non dovrebbero essere utilizzati da soli per dedurre cambiamenti nell’effettiva frequenza delle osservazioni di UAP in Europa.
Tabella 1. Totali annuali delle comunicazioni europee per categoria di fonte, 2020-2025.
anno
Organismo Nazionale
MUFON
NUFORC
Enigma
Totale Eventi
2020
6,042
707
118
n/a
6,867
2021
4,325
578
93
n/a
4,996
2022
5,010
731
277
n/a
6,018
2023
4,595
718
262
829
6,404
2024
4,446
449
336
1,707
6,938
2025
4,480
586
492
1,635
7,193
4. Distribuzione geografica delle segnalazioni
Figura 1. Carta politica dell’Europa con le posizioni geografiche [4].
La distribuzione geografica delle segnalazioni conferma che la copertura in Europa non è uniforme.
I volumi di segnalazione rimangono fortemente concentrati nei paesi dotati di organizzazioni nazionali di lunga data, canali di segnalazione ufficiali o piattaforme internazionali e digitali di grande visibilità. Per contro, i numeri ridotti registrati in alcuni paesi non vanno interpretati come prova dell’assenza di avvistamenti, bensì come indice di infrastrutture di segnalazione limitate, minore visibilità pubblica o ricorso a piattaforme internazionali e in lingua straniera.
La Tabella 2 riporta i totali annuali per ciascuno dei paesi inclusi nel periodo 2020-2025. I volumi complessivi più elevati si concentrano in un numero ristretto di paesi, in particolare Paesi Bassi, Regno Unito, Germania, Italia, Belgio, Svezia, Francia, Danimarca e Norvegia. Tali paesi beneficiano di sistemi di segnalazione nazionali consolidati, di un’attività significativa su piattaforme internazionali o di entrambe le cose. Al contrario, molti paesi più piccoli o con una copertura strutturale inferiore presentano cifre basse e intermittenti, spesso legate a segnalazioni inviate a MUFON, NUFORC o Enigma Labs piuttosto che a organizzazioni nazionali locali.
La tabella evidenzia inoltre che i volumi di segnalazione non sono distribuiti in modo uniforme nel tempo. Alcuni paesi mostrano livelli annuali relativamente stabili, mentre altri presentano fluttuazioni dovute a cambiamenti nei canali di segnalazione, nella disponibilità dei dati o all’integrazione di nuove fonti. I totali vanno quindi interpretati principalmente come indicatori dell’attività di segnalazione disponibile; essi non forniscono una misura armonizzata della prevalenza nazionale di UAP e non dovrebbero essere utilizzati senza tenere conto della struttura delle fonti sottostante a ciascun paese.
Tabella 2. Totali nazionali degli eventi segnalati per anno, 2020-2025.
Paese
2020
2021
2022
2023
2024
2025
TOTAL
Albania
2
2
0
1
5
3
13
Austria
8
2
3
16
25
34
88
Belgium
580
276
286
284
239
298
1,963
Bosnia & Herzegovina
0
2
2
0
5
11
20
Bulgaria
2
5
3
10
5
19
44
Croatia
8
7
6
9
8
25
63
Cyprus
2
2
5
10
4
11
34
Czech Republic
133
2
6
15
46
125
327
Denmark
100
89
98
96
122
141
646
Estonia
1
0
2
1
6
1
11
Finland
69
76
66
78
104
87
480
France
163
212
356
295
233
183
1,442
Germany
1,121
807
1,094
1,185
1,524
1,732
7,463
Greece
6
4
5
19
25
38
97
Hungary
4
0
7
20
14
23
68
Iceland
2
2
4
6
4
2
20
Ireland
27
27
31
38
44
62
229
Italy
409
270
623
549
679
419
2,949
Kosovo
0
0
1
0
0
0
1
Latvia
1
1
0
0
1
0
3
Lithuania
0
0
4
2
10
6
22
Luxembourg
1
0
1
0
1
0
3
Malta
5
0
2
4
2
6
19
Moldova
1
0
0
0
2
1
4
Montenegro
1
0
1
3
0
3
8
The Netherlands
2,028
1,681
1,661
1,431
1,331
1,386
9,518
North Macedonia
1
0
0
1
3
4
9
Norway
76
27
64
101
110
158
536
Poland
24
6
6
18
39
53
146
Portugal
3
19
31
45
167
187
452
Romania
8
14
28
48
67
9
174
Russia
76
43
71
47
44
19
300
Serbia
4
5
1
9
4
3
26
Slovakia
2
3
1
5
5
22
38
Slovenia
10
3
2
7
1
6
29
Spain
74
39
43
83
83
137
459
Sweden
300
282
244
289
295
352
1,762
Switzerland
11
6
11
17
43
43
131
Ukraine
23
11
6
8
17
15
80
United Kingdom
1,581
1,071
1,243
1,654
1,621
1,569
8,739
TOTALE
6,867
4,996
6,018
6,404
6,938
7,193
38,416
Nota: I totali per paese aggregano le segnalazioni provenienti da organizzazioni nazionali, MUFON, NUFORC ed Enigma Labs, laddove disponibili. Si tratta di totali basati sui canali di segnalazione e non di totali nazionali armonizzati. I dati di Enigma Labs sono disponibili a partire dal 2023. Intorno al mese di marzo 2023, NUFORC ha introdotto una procedura di selezione preliminare più rigorosa prima della pubblicazione, determinando una discontinuità metodologica nella propria serie storica pubblica; pertanto, i conteggi relativi ai periodi antecedenti e successivi a tale data potrebbero riflettere non solo variazioni nell’attività di segnalazione, ma anche differenze nelle pratiche di pubblicazione. Di conseguenza, i confronti sull’intero arco temporale vanno interpretati con cautela.
La Tabella 3 illustra tale struttura delle fonti. Essa mostra come la copertura geografica del Barometro derivi da quattro diversi livelli di segnalazione: organizzazioni nazionali, MUFON, NUFORC ed Enigma Labs.
Nei paesi in cui sono presenti organizzazioni nazionali consolidate, tali fonti locali o nazionali costituiscono la base interpretativa più significativa. In altri paesi, invece, i dati disponibili provengono interamente o prevalentemente da database internazionali o da segnalazioni effettuate tramite app. Questa distinzione è rilevante ai fini dell’interpretazione dei totali per paese: un valore basso potrebbe riflettere un accesso limitato ai canali di segnalazione anziché un ridotto numero di avvistamenti da parte del pubblico, mentre un valore elevato potrebbe dipendere, in parte, dalla visibilità di una specifica piattaforma.
Tabella 3. Disponibilità dei dati per paese e fonte, 2020-2025
Paese
Organismo Nazionale
MUFON
NUFORC
Enigma Labs (from 2023)
2025 status
TOTALE
Albania
0
6
6
1
13
Austria
0
46
10
32
88
Belgium
1,909
16
21
17
1,963
Bosnia & Herzegovina
0
1
7
12
20
Bulgaria
0
19
9
16
44
Croatia
0
30
22
11
63
Cyprus
0
14
12
8
34
Czech Republic
225
8
28
66
327
Denmark
628
6
11
1
646
Estonia
0
6
4
1
11
Finland
456
8
8
8
480
France
395
960
32
55
1,442
Germany
7,183
33
75
172
7,463
Greece
35
7
30
25
97
Hungary
0
42
19
7
68
Iceland
0
6
10
4
20
Ireland
0
109
79
41
229
Italy
2,517
120
36
276
Partial inputs from Nat. Org.
2,949
Kosovo
0
0
1
0
1
Latvia
0
2
0
1
3
Lithuania
0
5
10
7
22
Luxembourg
0
2
1
0
3
Malta
0
9
5
5
19
Moldova
0
2
2
0
4
Montenegro
0
4
1
3
8
The Netherlands
9,425
14
39
40
9,518
North Macedonia
0
1
4
4
9
Norway
474
12
28
22
536
Poland
0
71
30
45
146
Portugal
374
23
26
29
New source in 2025
452
Romania
145
9
10
10
National data pending
174
Russia
248
30
17
5
Missing national data
300
Serbia
0
14
7
5
26
Slovakia
0
19
5
14
38
Slovenia
0
19
7
3
29
Spain
135
146
56
122
459
Sweden
1,693
1
24
44
1,762
Switzerland
6
39
14
72
131
Ukraine
50
16
8
6
80
United Kingdom
3,000
1,894
864
2981
Missing inputs from Nat. Org.
8,739
TOTAL
28,898
3,769
1,578
4,171
38,416
Nel loro insieme, le Tabelle 2 e 3 evidenziano dunque sia i progressi sia i limiti persistenti del Barometro europeo UAP. Sebbene il dataset offra ora una copertura continentale più ampia rispetto alle edizioni precedenti, la qualità e il significato di tale copertura rimangono disomogenei. Per questo motivo, le organizzazioni nazionali continuano a costituire la base più solida per le analisi a livello di singolo Paese. La sezione successiva si concentra pertanto specificamente su tali organizzazioni, sulla loro continuità, sui dati di recente integrazione (come quelli relativi al Portogallo) e sulle lacune ancora presenti nei Paesi in cui informazioni fondamentali risultano incomplete o in attesa di acquisizione.
5. Organizzazioni nazionali: continuità, Portogallo e contributi mancanti
5.1 Portogallo: ua raccolta di dati nazionale di recente integrazione
L’inclusione dei dati portoghesi rappresenta uno dei miglioramenti più significativi introdotti nelle recenti edizioni dell’European UAP Barometer. La raccolta dati portoghese era già stata rafforzata nell’edizione precedente grazie all’integrazione dei dati provenienti dal CTEC-STELLAR, un’organizzazione istituita nel 2023 a seguito della trasformazione di precedenti realtà di lunga data (CEAFI, CNIFO, CTEC) che fornivano preziose statistiche nazionali.
Il presente aggiornamento migliora ulteriormente la copertura relativa al Portogallo grazie all’aggiunta dei dati forniti dal CIFA, che ha reso disponibili cifre retrospettive risalenti fino al 2021.
Nel loro insieme, queste due organizzazioni potenziano notevolmente la rappresentazione del Portogallo all’interno della raccolta dati europea migliorano la continuità storica e dimostrano come le iniziative nazionali – siano esse di recente costituzione o di nuovo ingresso – possano rafforzare il monitoraggio europeo a lungo termine e l’analisi comparativa.
5.2 Contributi nazionali mancanti o parziali
La persistente assenza di dati completi dal Regno Unito, in particolare da BUFORA e UFO Identified, rimane uno dei limiti più significativi dell’aggiornamento del 2025. Analogamente, la mancanza di dati da parte del CUN in Italia e l’assenza di contributi dall’ASFAN in Romania evidenziano la continua dipendenza delle statistiche europee sugli UAP da infrastrutture di segnalazione volontarie e decentralizzate.
Le cifre presentate nel presente documento riflettono i dati disponibili al momento della sua finalizzazione. Qualora, successivamente alla pubblicazione, dovessero rendersi disponibili dati nazionali significativi – mancanti o di natura retrospettiva – potrebbe essere rilasciata una versione aggiornata e chiaramente identificata.
5.3 Organizzazioni nazionali e fonti istituzionali partecipanti
La Tabella 4 fornisce una panoramica delle organizzazioni nazionali e delle fonti istituzionali che hanno contribuito, direttamente o indirettamente, al set di dati europeo primario utilizzato nel presente aggiornamento.
Tabella 4. Organizzazioni nazionali e fonti istituzionali che hanno contribuito al set di dati europeo primario
La raccolta comprende un insieme di organizzazioni civili di lunga data, enti ufficiali o semi-ufficiali e iniziative di più recente costituzione. Alcune organizzazioni – come SUFOI in Danimarca, FUFORA in Finlandia, UFO-Sverige in Svezia, GEIPAN in Francia, CISU in Italia, CENAP e GEP in Germania, BUFORA nel Regno Unito – hanno maturato decenni di esperienza nella raccolta e nell’analisi delle segnalazioni. Altre rappresentano iniziative più recenti che contribuiscono alla continua evoluzione del panorama europeo in materia di segnalazioni.
La varietà dei soggetti coinvolti evidenzia inoltre la natura decentralizzata del sistema europeo di segnalazione degli UAP. Nessuna singola organizzazione copre l’intero continente e le pratiche di segnalazione, le modalità di pubblicazione e gli approcci alla gestione dei casi differiscono in modo sostanziale da un Paese all’altro. Il Barometro si fonda pertanto sulla collaborazione con una vasta rete di organizzazioni nazionali disposte a pubblicare, condividere o autorizzare l’utilizzo di statistiche aggregate sulle segnalazioni. Tale struttura collaborativa costituisce uno dei principali punti di forza del progetto, ma anche uno dei suoi principali vincoli metodologici.
5.4 Tabella delle segnalazioni nazionali
La Tabella 5 riassume i dati annuali sulle segnalazioni forniti dalle organizzazioni nazionali partecipanti e dagli enti istituzionali nel periodo 2020-2025.
Tabella 5. Segnalazioni annuali fornite da organizzazioni nazionali e fonti istituzionali, 2020-2025
Paese
Organismo
2020
2021
2022
2023
2024
2025
TOTALE
2025 status
Belgium
Belgisch UFO Meldpunt
458
197
221
229
164
237
1506
COBEPS
122
78
63
51
52
37
403
Czech Republic
Tým Záře
131
0
5
8
27
54
225
Denmark
SUFOI
100
89
98
92
121
128
628
Finland
FUFORA
68
76
65
75
99
73
456
France
GEIPAN (within CNES)
60
67
72
73
61
62
395
Germany
CENAP
895
611
729
807
1106
1348
5,496
GEP
216
190
354
342
334
251
1,687
Greece
GRUFON
5
4
3
6
8
9
35
Italy
CISU
158
85
267
161
534
315
1,520
CUN
229
166
319
246
960
No data 2024/2025
Aeronautica Militare
2
11
14
3
4
3
37
The Netherlands
UFO Meldpunt Nederland
2026
1680
1659
1419
1312
1329
9,425
Norway
Norsk UFO Center
72
25
62
101
92
122
474
Portugal
CTEC- STELLAR
77
106
183
Data from 2024
CIFA
19
31
33
55
53
191
New contributor
Romania
ASFAN
8
13
27
43
54
145
Pending 2025 data
Spain
CEI (only Catalonia)
16
11
13
11
8
7
66
Proyecto-Cuco
24
3
3
8
11
20
69
Sweden
UFO-Sverige
299
282
241
274
277
320
1,693
Ukraine
SRCAA “ZOND”
18
5
3
6
12
6
50
See special note below
United Kingdom
BUFORA
583
259
200
169
1,211
Pending 2024/25 data
UFO Identified
484
413
497
315
1, 789
No 2024/25 data
Diversi collaboratori mostrano una notevole continuità nell’arco del periodo di sei anni. Organizzazioni quali UFO Meldpunt Nederland, UFO-Sverige, CENAP, GEP, SUFOI, FUFORA, COBEPS e Belgisch UFO Meldpunt continuano a fornire regolarmente statistiche sulle segnalazioni e costituiscono una parte significativa del dataset europeo complessivo. Il loro contributo a lungo termine contribuisce a garantire la coerenza del monitoraggio a livello nazionale e offre un quadro di riferimento fondamentale con cui confrontare altre fonti.
L’inclusione dei dati portoghesi rappresenta uno dei miglioramenti più significativi introdotti in questo aggiornamento. Come mostrato nelle Tabelle 4 e 5, la reportistica portoghese beneficia ora del contributo sia di CTEC-STELLAR che di CIFA, fornendo non solo informazioni attuali, ma anche dati retrospettivi che risalgono al 2021. Tale aggiunta migliora notevolmente la copertura dell’area iberica e dimostra come nuovi collaboratori possano arricchire i dataset europei, sia attuali che storici.
Al contempo, la tabella evidenzia le persistenti criticità legate a infrastrutture di segnalazione volontarie e decentralizzate. Diversi paesi risentono ancora di dati incompleti o tardivi. Nel Regno Unito, dati importanti provenienti da BUFORA e UFO Identified rimangono parzialmente indisponibili per gli anni recenti. L’Italia continua a presentare lacune dovute all’indisponibilità delle statistiche del CUN. Anche la Romania è interessata dalla mancanza dei dati ASFAN per il 2025; trattandosi del primo anno in cui le statistiche ASFAN non erano disponibili al momento della pubblicazione, i totali relativi alla Romania vanno interpretati con la dovuta cautela. Tali limitazioni non invalidano le cifre disponibili, ma dimostrano che i totali europei delle segnalazioni dipendono dalla continuità dei collaboratori e dalle pratiche di pubblicazione.
I dati riportati nella Tabella 5 vanno quindi interpretati principalmente come indicatori dell’attività di segnalazione documentata dalle organizzazioni partecipanti. Le differenze tra i paesi possono riflettere variazioni reali nel volume delle segnalazioni, ma possono anche dipendere dalla continuità organizzativa, dall’accessibilità degli archivi, dalla visibilità delle segnalazioni e dalle variazioni nella partecipazione dei collaboratori. I dati devono pertanto essere interpretati in relazione al contesto organizzativo in cui vengono generati.
Infine, i dati riportati per l’Ucraina nella Tabella 5 corrispondono al contributo integrato nel set di dati dell’European Barometer e non devono essere confusi con il volume molto più ampio di osservazioni registrate tramite il sistema ucraino ePPO per la segnalazione di eventi di difesa aerea. Per l’Ucraina è necessaria una specifica considerazione metodologica, che viene trattata separatamente di seguito.
Nota speciale: Ucraina e segnalazioni di eventi aerei in tempo di guerra
Come nell’edizione precedente dell’European UAP Barometer, l’Ucraina richiede una considerazione a sé stante, poiché il contesto in cui avvengono le segnalazioni differisce radicalmente da quello degli altri paesi europei. L’Ucraina rappresenta un caso particolare all’interno del set di dati europeo, in quanto le osservazioni aeree vengono registrate in condizioni di guerra in corso. Oltre alle segnalazioni raccolte dallo SRCAA “Zond”, un numero considerevole di osservazioni perviene tramite il sistema governativo ucraino ePPO (“difesa aerea elettronica”). L’applicazione ePPO consente ai civili di segnalare in tempo reale le coordinate di oggetti e fenomeni osservati nello spazio aereo e include categorie predefinite per aeromobili, droni, missili, elicotteri, esplosioni aeree e altri oggetti aerei noti.
È disponibile un’opzione specifica “UFO” per le osservazioni che i testimoni non sono in grado di identificare al momento della segnalazione; ciò crea un sottoinsieme distinto di segnalazioni inizialmente non identificate, che possono essere successivamente analizzate separatamente da quelle riguardanti oggetti aerei noti. Ai fini della ricerca, i dati provenienti da ePPO vengono filtrati e analizzati separatamente rispetto al volume totale delle segnalazioni ricevute da tutte le fonti. Tale distinzione è importante poiché il sistema ePPO opera principalmente come strumento di segnalazione per la difesa aerea, piuttosto che come piattaforma civile per la segnalazione di UAP. Come mostrato nella Tabella 6, il volume totale delle segnalazioni primarie del sistema ZOND è aumentato notevolmente nel 2025, riflettendo in gran parte il crescente utilizzo del sistema ePPO e la progressiva saturazione dello spazio aereo ucraino con mezzi aerei sia ostili che alleati. Per contro, il sottoinsieme filtrato di segnalazioni civili di oggetti “non identificati”, registrate al di fuori dei periodi di allerta aerea attiva, è rimasto sostanzialmente paragonabile a quello degli anni precedenti.
I dati relativi all’Ucraina non devono quindi essere interpretati alla stregua delle statistiche sulle segnalazioni civili di UAP provenienti da altri paesi europei, bensì come osservazioni raccolte in un contesto operativo unico, in cui la segnalazione civile, il monitoraggio della difesa aerea e l’analisi scientifica interagiscono in condizioni di guerra.
Tabella 6. Dati di input primari ucraini relativi agli UAP e segnalazioni civili filtrate dell’ePPO (2023–2025)
Anni
Rapporti preliminari del sistema ZOND (tutte le fonti, inclusa ePPO)
Segnalazioni civili filtrate di natura “non identificata”tramite ePPO (sottoinsieme)
2023 (dal 28 Maggio)
8,212
1,849
2024 (fino al 18 Novembre)
8,735
3,410
2025
18,025
3,492
Fonte: ZOND (2026). Adattato da Artem Bilyk e Kyrylo Nikolaiev, *Ukrainian Military Observations and Analysis of Aerospace Objects and Phenomena during Defense against the Russian Federation*, CTX Special Issue 2026, Naval Postgraduate School, pp. 32–40, disponibile all’indirizzo https://nps.edu/documents/110773463/165192597/CTX-EAG-Special-Issue-2026.pdf.
6. Confronti tra paesi selezionati in base al canale di segnalazione
Lo scopo di questa sezione non è trarre conclusioni sulla reale prevalenza delle osservazioni di UAP, bensì illustrare come i diversi canali di segnalazione possano plasmare il profilo statistico di un paese. Gli esempi qui presentati dimostrano che le organizzazioni nazionali, i database internazionali di segnalazione e le piattaforme basate su app mobili possono intercettare segmenti diversi della popolazione che effettua le segnalazioni.
Poiché i dati di Enigma Labs sono disponibili solo a partire dal 2023, il confronto è limitato al più recente triennio (2023-2025), periodo in cui è possibile esaminare simultaneamente tutti e quattro i canali di segnalazione.
6.1 Francia: canali di segnalazione ufficiali, internazionali e tramite dispositivi mobili
L’esempio francese illustra perché i confronti tra i canali di segnalazione siano utili ai fini dell’analisi. Il GEIPAN rappresenta la struttura nazionale ufficiale per le segnalazioni, MUFON e NUFORC raccolgono le segnalazioni inviate a piattaforme internazionali, mentre Enigma Labs riflette le segnalazioni effettuate tramite app mobili. La Figura 2 confronta questi quattro canali di segnalazione nel periodo 2023-2025 e mostra come, all’interno dello stesso paese, possano emergere profili statistici sostanzialmente diversi a seconda del meccanismo di segnalazione utilizzato.
Figura 2. Francia: confronto tra i canali di segnalazione ufficiali, internazionali e mobili (2023–2025)
La Figura 2 evidenzia in che misura la scelta del canale di segnalazione influisca sulla visibilità statistica delle segnalazioni di UAP. Nel periodo 2023-2025, le segnalazioni registrate tramite il sistema di gestione dei casi del MUFON hanno superato nettamente quelle presenti nelle statistiche del GEIPAN, mentre NUFORC ed Enigma Labs hanno fornito flussi di segnalazione più contenuti ma distinti. Il confronto dimostra che i volumi di segnalazione sono influenzati non solo dalle osservazioni in sé, ma anche dalla consapevolezza dei testimoni, dalla visibilità della piattaforma e dalle preferenze in merito alle modalità di segnalazione.
L’esempio francese mette in luce anche un’importante distinzione metodologica riguardante le statistiche ufficiali sulle segnalazioni. Secondo le informazioni fornite dal GEIPAN, i dati annuali pubblicati nelle pagine statistiche pubbliche si riferiscono esclusivamente ai casi che giungono alla fase di indagine e pubblicazione. Tali dati non rappresentano il volume complessivo di contatti da parte del pubblico o di segnalazioni relative a osservazioni ricevute dall’organizzazione. Ad esempio, nel 2025 il GEIPAN ha registrato circa 4.900 contatti dal pubblico e circa 1.800 segnalazioni di osservazioni, mentre alla data odierna, solo 62 casi oggetto di indagine sono confluiti nelle serie statistiche pubblicate. Molte osservazioni sono escluse nelle fasi preliminari poiché rapidamente identificate, incomplete, al di fuori dell’ambito geografico di competenza dell’organizzazione o non autorizzate per la pubblicazione.
Il caso francese dimostra che le statistiche di pubblico dominio possono riflettere diverse fasi di filtro, valutazione, indagine e pubblicazione, piuttosto che il volume complessivo delle segnalazioni ricevute. Più in generale, ciò conferma una delle conclusioni metodologiche fondamentali del presente Barometro: comprendere i canali di segnalazione è un prerequisito necessario per interpretare i dati complessivi a livello nazionale e confrontare i vari Paesi in modo significativo.
6.2 Portogallo: il valore di un sistema di segnalazione nazionale di recente integrazione
Il caso portoghese illustra un aspetto diverso del panorama europeo in materia di segnalazioni. Mentre l’esempio francese mostra come canali di segnalazione differenti possano generare profili statistici sostanzialmente diversi all’interno dello stesso Paese, il Portogallo evidenzia l’importanza di rafforzare la copertura del sistema di segnalazione nazionale attraverso l’integrazione di ulteriori fonti nazionali.
Figura 3. Portogallo: canali di segnalazione nazionali, internazionali e mobili (2023–2025)
Il Portogallo era già rappresentato nelle precedenti edizioni del Barometro grazie al contributo di CTEC-STELLAR. L’aggiornamento del 2025, tuttavia, beneficia dell’integrazione dei dati provenienti da CIFA, offrendo una maggiore copertura nazionale e migliorando la completezza complessiva del dataset portoghese. La disponibilità di dati retrospettivi risalenti al 2021 accresce ulteriormente la continuità storica delle segnalazioni portoghesi.
La Figura 3 illustra in che misura le strutture nazionali di raccolta delle segnalazioni possano influenzare la visibilità statistica di un Paese. Nel periodo 2023-2025, le segnalazioni raccolte grazie al contributo congiunto di CTEC-STELLAR e CIFA hanno ampiamente superato quelle trasmesse tramite MUFON, NUFORC o Enigma Labs. A differenza del caso francese, in cui un database internazionale costituiva il principale canale di segnalazione visibile, l’esempio portoghese dimostra la prevalenza dei meccanismi di segnalazione nazionali laddove siano presenti organizzazioni attive e accessibili.
L’integrazione dei dati CIFA nell’aggiornamento del 2025 non solo incrementa il numero di segnalazioni disponibili, ma migliora anche la completezza e la continuità storica del dataset portoghese. L’esempio dimostra quindi che le variazioni nel numero totale di segnalazioni nazionali possono dipendere non solo dai cambiamenti nel comportamento dei testimoni, ma anche da modifiche nelle infrastrutture di raccolta e nella partecipazione dei soggetti coinvolti.
Più in generale, gli esempi francese e portoghese illustrano due dimensioni complementari della raccolta di segnalazioni UAP in Europa. La Francia mostra come le modalità di segnalazione influenzino la visibilità statistica, mentre il Portogallo evidenzia come il potenziamento delle infrastrutture di raccolta possa rafforzare la copertura nazionale. Insieme, questi casi confermano una delle conclusioni metodologiche fondamentali del Barometro: comprendere le modalità di raccolta delle segnalazioni è importante tanto quanto conoscere il numero di segnalazioni raccolte.
7. Oltre il conteggio delle segnalazioni: verso un inventario dei casi non identificati
Comprendere le modalità di raccolta delle segnalazioni è solo una parte della sfida analitica. Una questione altrettanto importante riguarda la sorte di tali segnalazioni una volta conclusa l’indagine. Un limite della maggior parte dei resoconti sugli UAP risiede nel fatto che essi conteggiano le segnalazioni anziché gli esiti. Tuttavia, da una prospettiva scientifica e analitica, il sottoinsieme più rilevante non è costituito dal numero totale di osservazioni ricevute, bensì dal numero, decisamente inferiore, di casi che rimangono inspiegati al termine dell’analisi.
La questione presenta difficoltà metodologiche, poiché le classificazioni adottate dalle diverse organizzazioni non sono armonizzate. Termini quali “non identificato”, “inspiegato”, “caso D”, “D1”, “dati insufficienti” e “irrisolto” possono assumere significati differenti. Alcune organizzazioni pubblicano dettagli sui singoli casi, altre si limitano a resoconti annuali e vi sono realtà che non distinguono chiaramente tra segnalazioni non oggetto di indagine e segnalazioni rimaste irrisolte. L’importanza di tale aspetto era già stata sottolineata nella precedente edizione dell’Euro UFO Barometro, la quale suggeriva che i futuri aggiornamenti dovessero andare oltre la semplice rilevazione della frequenza dei casi, integrando progressivamente informazioni su quelli rimasti irrisolti dopo l’indagine.
Tabella 7. Inventario pilota dei casi irrisolti o non identificati per paese, 2019-2025
Paese
Organismo
Classificazioneusata
Totale casi non-identificati/ irrisolti
Belgium
Belgisch UFO Meldpunt
Non -Identificati
4
Czech Republic
Tým Záře
Non -Identificati
4
France
GEIPAN
casi classificati”D”
7
Sweden
UFO-Sverige
rapporti annuali “cat. D”
2
Ukraine
ZOND
Non- Identificati casi “D1”
8
Sebbene le organizzazioni partecipanti abbiano individuato alcuni casi individuali irrisolti – documentati pubblicamente in alcuni Paesi – l’attuale set di dati rimane troppo incompleto per sostenere un catalogo europeo significativo di tali casi. Le edizioni future potrebbero quindi includere sia un inventario statistico dei casi irrisolti, sia – laddove siano disponibili informazioni sufficienti – un archivio di descrizioni di casi selezionati.
L’inventario preliminare conferma sia il numero relativamente esiguo di casi classificati come non identificati/irrisolti, sia la loro importanza metodologica. Tuttavia, diverse organizzazioni non pubblicano ancora statistiche di classificazione, mentre altre continuano a discutere internamente su come tali classificazioni debbano essere definite, riesaminate e comunicate. Di conseguenza, la disponibilità e la comparabilità dei dati rimangono disomogenee.
L’inventario preliminare qui presentato va quindi considerato come una dimostrazione di fattibilità (il cosiddetto “proof of concept”) piuttosto che come un catalogo europeo esaustivo dei casi irrisolti. Ciononostante esso dimostra che, superare il semplice conteggio delle segnalazioni a favore di indicatori basati sugli esiti, è possibile e analiticamente prezioso. Le future edizioni dell’European UAP Barometer potrebbero quindi includere due indicatori complementari: il totale delle segnalazioni ricevute e i casi rimasti irrisolti dopo la valutazione.
8. Conclusioni
L’aggiornamento del 2025 conferma sia il valore, sia la continua evoluzione dell’European UAP Barometer quale strumento di cooperazione per il monitoraggio delle attività UAP segnalate in tutta Europa. Integrando i dati nazionali del 2025, le segnalazioni aggiornate di MUFON e NUFORC, i dati portoghesi a partire dal 2021 e le rilevazioni di Enigma Labs per il periodo 2023-2025, il presente studio amplia la base empirica delle segnalazioni UAP in Europa, chiarendo al contempo alcune importanti limitazioni metodologiche.
Gli elementi emersi nel presente rapporto dimostrano che il sistema di segnalazione degli UAP in Europa va inteso come un ecosistema variegato, composto da organizzazioni nazionali, banche dati internazionali e piattaforme digitali emergenti. All’interno di tale ecosistema, le organizzazioni nazionali costituiscono il principale punto di riferimento per l’interpretazione dei dati a livello di singolo Paese. Parallelamente, banche dati internazionali come MUFON e NUFORC, assieme a piattaforme più recenti basate su applicazioni per smartphone (come Enigma Labs), ampliano notevolmente la copertura geografica dei dati e offrono ulteriori canali di segnalazione per casi che, altrimenti, rimarrebbero scarsamente documentati.
L’insegnamento metodologico fondamentale che emerge dall’aggiornamento del 2025 è che le segnalazioni di UAP in Europa dovrebbero essere analizzate in base alla fonte prima di procedere a confronti tra i diversi Paesi. Differenze nelle strutture di raccolta, nelle pratiche di pubblicazione, nei livelli di verifica dei casi, nella visibilità delle piattaforme e nelle abitudini di segnalazione possono influire in modo significativo sulla visibilità statistica delle segnalazioni stesse. Pertanto, eventuali aumenti o diminuzioni apparenti nel volume delle segnalazioni potrebbero riflettere cambiamenti nelle infrastrutture di raccolta, nella continuità dei contributi, nelle politiche di pubblicazione o nell’adozione delle piattaforme, piuttosto che variazioni nella frequenza reale delle osservazioni aeree insolite.
L’analisi a livello nazionale conferma ulteriormente che la copertura in Europa rimane disomogenea. I paesi supportati da organizzazioni di segnalazione consolidate continuano a dominare le statistiche disponibili, mentre molti altri rimangono dipendenti da database internazionali o da piattaforme digitali di segnalazione più recenti. Allo stesso tempo, l’integrazione dei dati portoghesi dimostra come nuovi osservatori possano migliorare in sostanza la copertura sia attuale, sia storica. Di contro, le persistenti lacune negli importanti contributi nazionali – in particolare nel Regno Unito, in Italia e in Romania – illustrano la continua dipendenza del Barometro dalla cooperazione volontaria e da reti di segnalazione decentralizzate.
Gli esempi di Francia e Portogallo evidenziano – inoltre – l’importanza di comprendere le modalità di segnalazione nell’interpretazione dei risultati statistici. Lo stesso paese può apparire molto diverso in base alla modalità in cui le osservazioni vengano trasmesse tramite organizzazioni nazionali, database internazionali o applicazioni mobili. I totali delle segnalazioni vanno quindi intesi principalmente come indicatori dell’attività di segnalazione documentata, piuttosto che come misure dirette della prevalenza di fenomeni aerei insoliti.
Il presente aggiornamento indica anche una fase successiva per la ricerca europea sugli UAP: mentre le precedenti edizioni del Barometro si sono concentrate soprattutto sui volumi di segnalazione, il primo inventario pilota di casi irrisolti o non identificati, introdotto in questo rapporto, suggerisce una direzione complementare per i lavori futuri. Sebbene i sistemi di classificazione rimangano eterogenei e i dati disponibili incompleti, la documentazione sistematica dei casi che restano irrisolti dopo le indagini rappresenterebbe un significativo progresso metodologico. Comprendere gli esiti delle indagini è effettivamente importante quanto comprendere il volume delle segnalazioni ricevute.
In questo contesto, l’iniziativa congiunta volta a istituire un “Euro UFO Index” pubblico rappresenta un passo importante verso una maggiore visibilità e cooperazione a livello continentale. Integrare tale indice con un inventario dedicato dei casi rimasti formalmente irrisolti o non identificati – basato sulle classificazioni fornite dalle organizzazioni nazionali partecipanti – non mirerebbe ad aumentare il volume delle segnalazioni, bensì a migliorarne la rilevanza analitica, la trasparenza e la comparabilità. Ove possibile, estendere questo approccio a tutta l’Europa potrebbe offrire un quadro di riferimento per la ricerca comparativa più significativo rispetto al semplice conteggio delle segnalazioni.
Qualora, successivamente alla pubblicazione, dovessero rendersi disponibili dati nazionali mancanti o retrospettivi di rilievo, questi potrebbero essere inclusi in una versione aggiornata del Barometro, chiaramente identificata come tale.
In definitiva, il Barometro europeo sugli UAP non va inteso come una misura della reale frequenza dei fenomeni aerei insoliti; si tratta piuttosto di un quadro collaborativo per documentare e analizzare il panorama delle segnalazioni in Europa. Le edizioni future dovranno pertanto continuare ad aggiornare i volumi annuali delle segnalazioni, affinando al tempo stesso gli indicatori relativi alla qualità dei dati, alle modalità di segnalazione, agli esiti della classificazione e allo stato dei casi irrisolti. In tal modo, il Barometro potrà proseguire la sua graduale evoluzione da semplice panoramica statistica descrittiva a strumento analiticamente più solido per la ricerca comparativa europea sugli UAP, favorendo una maggiore cooperazione e un più ampio scambio tra le organizzazioni e i ricercatori che contribuiscono allo studio degli UAP in Europa.
Ringraziamenti
L’autore ringrazia sentitamente i numerosi coordinatori nazionali, investigatori e ricercatori che continuano a mettere a disposizione i propri dati, le proprie competenze e le proprie osservazioni per questo studio annuale. L’European UAP Barometer dipende in larga misura dai contributi volontari di organizzazioni nazionali e gruppi di ricerca di tutta Europa; il loro impegno a favore della documentazione, della trasparenza e della continuità nel tempo rende possibile un’analisi comparativa a livello europeo.
Un ringraziamento particolare va a Edoardo Russo (CISU), membro fondatore di EuroUFO.Net e del consiglio direttivo di UAP Check, per il suo costante sostegno e la preziosa assistenza nella preparazione di questo aggiornamento. L’autore desidera inoltre esprimere la propria sincera gratitudine a Bob Spearing, Direttore delle Indagini Internazionali del MUFON, e a Christian Stepien, Chief Technology Officer del NUFORC, per aver nuovamente autorizzato l’utilizzo dei dati MUFON e NUFORC per il presente aggiornamento. Dopo aver sostenuto la precedente edizione dell’European UAP Barometer, la loro continua collaborazione ha permesso di includere statistiche aggregate europee aggiornate e ha contribuito in modo significativo alla continuità e all’ampiezza comparativa di questa ricerca.
L’autore desidera infine ringraziare Enigma Labs per aver messo a disposizione i dati sulle segnalazioni europee per questo studio, ampliando così la gamma di canali di segnalazione esaminati in questa edizione del Barometro. Un ringraziamento particolare è rivolto ad Alejandro Rojas per la sua assistenza e collaborazione.
Un sentito ringraziamento va anche al Dr. Mark Rodeghier (CUFOS) per la revisione del manoscritto e per i suoi continui consigli, incoraggiamenti e preziosi commenti durante la stesura di questo rapporto.
Infine, si ringrazia Giorgio Abraini per l’accurata revisione del manoscritto e per aver fornito osservazioni e suggerimenti costruttivi che hanno contribuito a migliorare la chiarezza e la qualità complessiva del rapporto.
Philippe Ailleris è un Senior Project Controller presso il Centro di Ricerca e Tecnologia Spaziale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), nei Paesi Bassi. Lavora nel Dipartimento Progetti di Osservazione della Terra, occupandosi in particolare delle missioni satellitari Sentinel-1 e CO2M del programma Copernicus dell’UE. Cittadino francese, Ailleris si interessa al tema degli UAP sin dalla creazione del gruppo francese di ricerca e informazione sugli UAP (CNES/GEIPAN) nel 1977. La sua ricerca è incentrata sull’analisi scientifica delle osservazioni di UAP e sullo sviluppo di una scienza sistematica e rigorosa dei fenomeni UAP. Nel 2009 ha fondato il progetto “UAP Observations Reporting Scheme”. Dal 2015 partecipa attivamente al progetto UFODATA, sviluppando un’ampia rete internazionale di stazioni di sorveglianza automatizzate per monitorare i cieli alla ricerca di UAP. Le sue ricerche più recenti si concentrano sull’impiego di satelliti civili per l’osservazione della Terra al fine di rilevare eventi aerei anomali.
Alcuni passaggi ravvicinati dei lotti di satelliti artificiali Starlink 17-52 e 17-53 lanciati da SpaceX sono stati osservati da moltissime persone sulla nostra penisola le notti del 3, 4 e 5 agosto 2026. Il 17-53 in particolare, lanciato martedì 4 agosto 2026, ha offerto un passaggio particolarmente luminoso e compatto nelle serate del 4 e del 5 agosto (attorno alle ore 21:41), favorendo più nello specifico le regioni tirreniche e la Pianura Padana. Appena rilasciati in orbita bassa, i satelliti hanno viaggiato estremamente compatti in fila indiana, creando l’illusione ottica di un unico oggetto allungato a forma di “sigaro” o “siluro” luminoso. Le condizioni meteorologiche in cui si sono palesati, cielo sereno e molta umidità, hanno fatto in modo che non si vedesse il solito spettacolo, ovvero puntini luminosi allineati: due di questi punti — infatti — sembravano avere dimensioni e colori differenti, confondendo le idee a osservatori non troppo avvezzi a quanto succede attorno al pianeta. Sono subito apparsi moltissimi post sui vari gruppi social, come quelli su Facebook dove sono iscritti centinaia di migliaia di ufofili.
Un buon numero di questi messaggi descrivevano un ‘tubo luminoso’ o ‘un’astronave a forma di sigaro’ con oblò luminosi. Al ribattere di quanti avevano capito che la causa di questi avvistamenti fossero i soliti satelliti, chi credeva all’ipotesi extraterrestre dell’avvistamento affermavano di conoscere bene gli Starlink avendoli già visti in passato e che questi erano ben diversi proprio perché ‘i puntini’ non erano visibili come al solito. A esagerare e corroborare questa delirante spiegazione vi è stata la circolazione dell’elaborazione di un’immagine IA, mossa, dell’evento. L’IA ha valutato il movimento tremolante della foto come un corpo tridimensionale cilindrico.
Inoltre, vi è stata la coincidenza con un fenomeno meteorico la sera del 3 agosto (intorno alle 22:58), quando i cieli italiani sono stati attraversati anche da un bolide luminosissimo di colore verde brillante. La sovrapposizione visiva di questi due eventi straordinari nel giro di poche ore ha scatenato una vera e propria pioggia di segnalazioni e allarmi UFO sui social network in tutta Italia.
Subito è quindi scattata la teoria del complotto nei vari commenti, la cui tesi viene presa in considerazione a causa di alcuni fattori che hanno creato l’illusione ottica facendo pensare a un ‘sigaro volante’ come quelli degli anni 50.
Questi i motivi che l’hanno causata:
Formazione a “trenino” (String of Pearls): Subito dopo il rilascio dal secondo stadio del razzo Falcon 9, i satelliti Starlink (da 20 a 60 dispositivi) sono impacchettati e viaggiano vicinissimi in orbita bassa (LEO – Low Earth Orbit).
Risoluzione e saturazione dell’occhio/fotocamera: a centinaia di chilometri di altezza, l’occhio umano (e così anche la fotocamera di uno smartphone di notte) non distingue i singoli punti luminosi molto vicini. L’effetto della sovraesposizione fonde i punti in una scia uniforme continua: una striscia di luce allungata che ricorda la forma di un sigaro o di un cilindro.
Geometria della luce solare: i satelliti riflettono la luce del Sole quando questo è sotto l’orizzonte per chi sta a terra (alba/tramonto), rendendo la scia brillantissima contro il cielo buio.
La trappola del complotto e l’effetto Dunning-Kruger
Ciò che ha reso la vicenda molto interessante dal punto di vista sociologico, non è tanto il fenomeno astronomico in sé — ormai di routine con decine di lanci all’anno — quanto la reazione di una fascia d’utenza che rifiuta la spiegazione scientifica.
I fautori del “sigaro extraterrestre” cadono regolarmente nell’effetto Dunning-Kruger: meno si conosce una materia (in questo caso la meccanica orbitale e l’ottica), più si è convinti di aver capito ciò che agli altri sfugge. L’argomentazione tipica secondo cui “gli Starlink sono punti staccati, questo invece era un pezzo unico” dimostra semplicemente di non sapere che i satelliti si disperdono lungo l’orbita nel corso di diverse settimane e che la forma a “trenino compatto” è caratteristica esclusiva dei primi giorni dopo il lancio.
Eppure sarebbe semplice controllare la presenza dei satelliti proprio nel punto in cui vengono controllati quegli (all’apparenza) strani fenomeni.
Nell’era dell’informazione, la verifica richiede meno di dieci secondi. I lanci di SpaceX sono pubblici, così come le coordinate orbitali di qualsiasi oggetto lanciato nello spazio. Applicazioni e siti web gratuiti come Heavens-Above o FindStarlink mostrano in tempo reale la posizione dei satelliti e prevedono i passaggi visibili sopra ogni città italiana.
Comunque gli appassionati avvistatori di UFO non sono soli: lo stesso fenomeno è stato interpretato come avvistamento di un bolide da parte di altrettanti appassionati avvistatori di meteore, che hanno inviato decine di segnalazioni, fotografie e filmati alla rete PRISMA, affiliata all’International Meteor Organisation. La quale, esattamente come facciamo noi, le raccoglie, cataloga, analizza e… identifica.
L’iniziativa è stata eccellente, il contenuto straordinario. Il simposio sugli UAP (Fenomeni Aerei Non Identificati) organizzato lunedì 29 giugno dai deputati Pierre Henriet (Horizons) e Arnaud Saint-Martin (La France Insoumise) presso l’Assemblea Nazionale francese è riuscito a riportare con successo la questione degli oggetti volanti non identificati al centro delle istituzioni politiche francesi. Le quattro ore di dibattito e gli scambi intensi con il pubblico sono riusciti a mettere in luce la ricerca francese sugli UAP, a sottolineare le incertezze scientifiche che devono ancora essere superate e a evidenziare la necessità di affrontare un argomento che è ben più politico di quanto possa sembrare… Un primo passo per i deputati, un passo da gigante per l’istituzione?
«L’argomento si presta a suscitare sorrisi, e lo sappiamo», ha ammesso il deputato Pierre Henriet (Horizons) nel suo discorso di apertura. «Ha quell’aria di insolito che fa notizia. Dall’annuncio di questo simposio, abbiamo osservato la copertura mediatica che ne è naturalmente seguita: gli stereotipi, i piccoli dischi volanti usati come illustrazioni, gli ammiccamenti complici. Non ce ne lamentiamo: sorridiamo insieme a voi».
GLI «INTOCCABILI» PER LA SCIENZA?
«Questo argomento suscita reazioni contrastanti e ambivalenti; la gente oscilla tra lo stupore e le risatine», ha proseguito il deputato Arnaud Saint-Martin (La France Insoumise) nel suo discorso introduttivo. Sociologo della scienza e direttore di ricerca del CNRS (attualmente in congedo durante il suo mandato parlamentare), specializzato in economia dello spazio e lui stesso astronomo dilettante, ha ricordato: «“ Ci credi davvero?”, mi hanno chiesto. “Perché organizzare un simposio del genere? A che serve?”». «Siamo ossessionati dall’approccio americano: l’89% delle segnalazioni a livello mondiale proviene dagli Stati Uniti, ma le cose accadono anche in Francia», ha osservato Arnaud Saint-Martin.
In che modo le autorità pubbliche organizzano lo studio delle osservazioni che rimangono inspiegabili ancora oggi? Per portare questa questione fuori dai circoli specialistici e porre fine alle fantasie, i due deputati — entrambi membri dell’Ufficio parlamentare francese per la valutazione scientifica e tecnologica (OPECST) — hanno riunito ricercatori, ingegneri, ufficiali militari, funzionari pubblici e quelli che hanno definito osservatori «seri».
Tra questi c’era Luc Dini della Commissione Sigma2, che funge da gruppo di lavoro sugli UFO dell’a 3AF, l’Associazione francese dei professionisti dell’aviazione e dell’aerospaziale. Tra i relatori figuravano anche Michaël Vaillant, data scientist e fondatore della rete UAP Check, il giornalista e fondatore dell’organizzazione no profit Sentinel News, Baptiste Friscourt; accademici come il sociologo della scienza Pierre Lagrange; Frédéric Courtade e Gilles Munsch del GEIPAN; e due portavoce delle Forze Aeree e Spaziali francesi.
UN INCROCIO DI MONDI
Giornalisti, rappresentanti di associazioni, esperti e semplici cittadini interessati all’argomento… eravamo quasi 250 presenti nell’auditorium, selezionati tra le centinaia di richieste di iscrizione inviate online.
Diversi partecipanti erano giunti dall’Italia, dal Portogallo, dalla Svizzera, dalla Germania e dalla Spagna. Philippe Ailleris, uno dei relatori del simposio, che da trentacinque anni ricopre il ruolo di responsabile di progetto presso l’Agenzia Spaziale Europea, era giunto dai Paesi Bassi.
Le numerose telecamere presenti – tra cui quelle di ARTE Germania, delle troupe parlamentari e di team di produzione indipendenti come Simon Méheust del canale Et Pan!, Eva e Grégoire di The Paranormal Show, oltre a diversi canali YouTube specializzati – hanno conferito all’evento nella Sala Victor Hugo l’atmosfera vivace di un’audizione congressuale.
Tra il pubblico si potevano scorgere il regista francese Dominique Filhol, autore di “Valensole 1965”, sotto il suo caratteristico berretto; il giornalista Jean-Pierre Troadec, con i suoi capelli argentati (autore del volume Les OVNIs per la collana Que sais-je?) l’alta sagoma di Jacques Vallée; e la cravatta a righe blu-marine dello storico navale Alexandre Sheldon-Duplaix. Anche EuroUFO, MUFON France, SCEAU, SUAPS e la rete dei Repas Ufologiques erano ben rappresentati, con partecipanti provenienti da Parigi, Tolosa, Marsiglia, La Turballe e altre città.
DIBATTITI APERTI
Le tavole rotonde hanno cercato innanzitutto di definire i confini del fenomeno: la prima dalla prospettiva delle scienze sociali a quella dell’ingegneria aeronautica. La seconda si è concentrata sul chiarimento delle missioni e dei metodi del GEIPAN, dando la parola al suo direttore, Frédéric Courtade, e a uno dei suoi investigatori, Gilles Munsch. La terza e ultima sessione ha cercato di adottare una visione più ampia, che comprendesse la politica e la dimensione internazionale.
Il sociologo Pierre Lagrange — che ha dedicato decenni all’analisi dei meccanismi di quella che definisce la “Grande Divisione”, che separa le scienze «ufficiali» e «accademiche» dalle scienze «intoccabili», popolari e presumibilmente «irrazionali» dell’ufologia e della parapsicologia — ha raccontato come le accuse di complottismo abbiano, negli ultimi venticinque anni circa, a partire dall’era di X-Files, in gran parte soppiantato le precedenti accuse di irrazionalità.
All’estremo opposto dello spettro, la necessità di dati è stata sottolineata dai relatori del simposio con un orientamento più scientifico. Philippe Ailleris, responsabile di progetto presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha spiegato perché la questione degli UFO rimane una sfida in termini di osservazione, produzione di dati e gestione dell’incertezza.
Luc Dini, presidente della Commissione Sigma2 e dirigente di alto livello presso Thales, ha concluso la sua presentazione incoraggiando sia i piloti civili che quelli militari a segnalare le proprie osservazioni al fine di migliorare la ricerca.
Lo stesso messaggio è stato ribadito da Michaël Vaillant, data scientist con sede a Tolosa e collaboratore del GEIPAN da tre decenni. Ha condiviso le sue riflessioni sul valore di una scienza proattiva e orientata all’apprendimento — forse persino a duplice uso — in grado di salvaguardare contemporaneamente gli interessi di sicurezza nazionale e di preservare l’apertura della ricerca accademica. Ha inoltre sottolineato la necessità di standard: un quadro comune in grado di stabilire «standard internazionali relativi all’identificazione dei fenomeni e al modo in cui vengono presi in considerazione». In altre parole, saranno necessari uno sforzo lucido — e risorse adeguate — se vogliamo ridurre il regno dell’ignoto.
Ogni presentazione è durata solo dai quindici ai venti minuti ed è stata illustrata con cinque o sei diapositive. Ognuna di esse è stata accolta da un applauso unanime da parte del pubblico.
LA QUESTIONE AMERICANA
Ogni tavola rotonda si è conclusa con una sessione di domande e risposte con il pubblico. Domande brevi — in media un minuto — per mantenere vivo il dibattito. I moderatori hanno inoltre garantito un equilibrio di genere, il che ha offerto un vantaggio tattico alle donne che alzavano la mano. Non sono riuscito a porre le mie domande sulla NATO o sulla nascente alleanza globale dei parlamentari. Probabilmente ero troppo lontano dalle prime file — e anche troppo maschio.
Ma tra i primissimi ad alzarsi c’era il vicino di Jacques Vallée. L’uomo con la cravatta a righe blu-marine: lo storico navale Alexandre Sheldon-Duplaix. Egli punta il dito contro quella grande questione taciuta che si annida nelle nostre menti. «Una domanda per voi, signori parlamentari. Perché non avete menzionato i vostri colleghi americani che sono intervenuti questa settimana e la scorsa? Il contrasto è tale da meritare di essere sottolineato: la deputata della Florida Anna Luna ha chiesto alla Casa Bianca di proteggere gli informatori in grado di condurre chiunque lo desideri nei luoghi in cui sono custoditi i velivoli recuperati, insieme ai resti biologici di esseri non umani… Queste sono frasi di Luna».
Un momento di esitazione si è diffuso sul podio degli oratori. Si sono scambiati sguardi silenziosi tra i parlamentari e i loro assistenti. I secondi scorrevano, quasi con il fiato sospeso. Parte del pubblico si era raddrizzato sui propri posti, incuriosito e deliziato da questa improvvisa intrusione della «Realpolitik» sugli UFO nella discussione. Con la sua domanda diretta e inequivocabile, lo storico aveva colpito esattamente nel punto cruciale. Aveva indicato con precisione l’elefante nel corridoio — o meglio, in questo caso, l’aquila repubblicana. Alexandre Sheldon-Duplaix aveva sollevato l’argomento che non avrebbe dovuto essere menzionato, eppure quello che tutti avevano in mente: la rivelazione (disclosure) in stile americano. Era quella la questione sulle labbra di tutti, e che aveva contribuito in larga misura alla volontà politica dei due deputati francesi di affrontare l’argomento. Ma come affrontarla? Come si poteva evitare di oltrepassare quella linea rossa, che assomigliava a una serie di guardrail?
Dietro la distanza e la cautela mostrate dai parlamentari si celava un tabù che Sheldon-Duplaix aveva apertamente infranto. Quel tabù riguardava i campioni biologici non umani menzionati sotto giuramento nel 2023. Riguardava il reverse engineering dei velivoli “alieni” recuperati risalenti al 1947 — o forse anche prima. Quella, ora, dell’esistenza di bipedi umanoidi o di entità plasmoidi «senzienti» (cioè coscienti), segnalata nuovamente da Grusch il 9 giugno 2026, sui gradini del Congresso degli Stati Uniti.
In breve, come non spingersi troppo oltre e perdersi nella cascata in continua espansione di rivelazioni straordinarie provenienti dall’altra sponda dell’Atlantico?
LO STATO DEL DIBATTITO IN FRANCIA
Per porre fine al crescente senso di disagio, è stato innanzitutto sottolineato che la questione rientrava proprio nella terza e ultima tavola rotonda, quella dedicata alla discussione politica. «Non abbiamo tutte le risposte», ha aggiunto il rappresentante francese Saint-Martin. «L’obiettivo di questa conferenza è spostare l’attenzione sulla Francia. È la scommessa che abbiamo fatto, che si può certamente discutere. Ma siamo noi ad avviare il dibattito».
La questione è quindi riemersa ancora una volta proprio alla fine del simposio, politicamente scorretta come prima. Il senso di riservatezza francese? Il contrasto con le rivelazioni che emergono dal Congresso degli Stati Uniti? Qualche tutela per gli informatori sugli UFO? Naturalmente i parlamentari erano favorevoli, ha spiegato Pierre Henriet, con una certa fatica e molte precauzioni retoriche.
Alla fine, è stato l’ex consigliere del governo francese Sylvain Maisonneuve a rompere il ghiaccio con una risposta convincente. «È una questione di maturità. Il dibattito in Francia non ha raggiunto lo stesso livello di maturità che ha negli Stati Uniti». Pertanto, per ora, non ha senso cercare di affrontare argomenti troppo straordinari o troppo controversi. Dato l’attuale contesto francese e lo stato attuale del dibattito nazionale, farlo sarebbe controproducente.
L’ascesso era stato finalmente inciso.
UN PRIMO PASSO PER I DEPUTATI, UN PASSO DA GIGANTE PER L’ISTITUZIONE…
Questo incontro senza precedenti in Francia segna un primo passo. Fornisce un quadro chiaro per iniziare a «politicizzare» il tema degli UFO, caduto in disuso parlamentare in Francia dal novembre 2014, quando le audizioni e la relazione dell’OPECST sul sorvolo dei siti nucleari francesi avevano sia sbalordito che allertato le autorità.
Ma al Senato, nel 2014, la parola «UFO» non è mai stata pronunciata. Bisognava risalire al novembre 1954, all’indomani della famosa ondata di avvistamenti che si era moltiplicata nei cieli – e talvolta nei campi – della campagna francese sotto il governo di Pierre Mendès-France. Fu allora che l’allora Primo Ministro decise di creare il SEMOC, il Servizio per lo Studio degli Oggetti Celesti Misteriosi. Questo ufficio, facente parte dell’Aeronautica Militare, prefigurava il GEPAN, che fu infine istituito nel 1977: quasi mezzo secolo fa.
«L’argomento è quindi già, che ci piaccia o no, oggetto di politica pubblica», ha osservato Pierre Henriet – attuale deputato, ex presidente dell’OPECST, matematico e filosofo della scienza – nel suo discorso di apertura. La presentazione conclusiva dell’ex consigliere ministeriale Sylvain Maisonneuve ha offerto ai deputati diverse possibili linee d’azione per il futuro.
Tra queste figurava la creazione di una «missione lampo» parlamentare — una missione di accertamento dei fatti a breve termine — che, secondo lui, «sarebbe una buona idea».
I deputati inizieranno ora a lavorare sulle raccomandazioni.
A cui si aggiungeranno, senza dubbio, altre iniziative, hanno suggerito Pierre Henriet e Arnaud Saint-Martin. Hanno inoltre confermato che l’intera conferenza sarà resa disponibile online nei prossimi giorni sotto forma di registrazione.
«Ciò che è accaduto qui oggi sarà reso pubblico, in piena trasparenza. Riteniamo che sia importante», ha sottolineato Arnaud Saint-Martin nelle sue osservazioni conclusive prima di chiudere questo incontro senza precedenti, diverso da qualsiasi altro tenutosi in precedenza in terra francese.
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Tutte le foto sono di Charles-Maxence Layet, ad eccezione della foto in copertina, opera di Francisco Mourao Correa (SUAPS)
Charles-Maxence Layet è uno scrittore e giornalista scientifico specializzato in nuove tecnologie energetiche e cosmo elettromagnetico. Ex assistente parlamentare europeo dal 2009 al 2024, è stato caporedattore ed editore di “Orbs Special Contact”, un libro dedicato agli UFO e all’ipotesi extraterrestre. Il suo percorso si concentra principalmente sulle dimensioni umane, mediatiche, sociali e politiche del fenomeno UAP. È anche membro delle organizzazioni francesi SCEAU, CARE e CIPO e ha diretto la sezione politica di UAP Check. Il suo libro «La primavera degli UFO» (First, 2025) è uscito a marzo 2025.
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Questo articolo, pubblicato originariamente su UapCheck.org, viene pubblicato in contemporanea in 13 diverse lingue e rilanciato sui siti di 16 organizzazioni nazionali o internazionali.
A distanza di quasi ottant’anni dall’apparizione che cambiò la vita di Kenneth Arnold, gli UFO, checché se ne pensi, continuano a far parte della nostra cultura. “Dischi volanti” ed extraterrestri non popolano soltanto romanzi e film di fantascienza, ma anche giornalini e fumetti divorati da grandi e piccini. La fascinazione per l’immagine dell’”alieno”, la presenza di straordinarie tecnologie, l’ipotesi di visite da altri mondi, la seduzione per l’ignoto, sono gli aspetti affrontati da Marco Ciardi, storico della scienza, e Paolo Toselli, entrambi membri della nostra associazione, il Centro Italiano Studi Ufologici, in un lungo articolo intitolato Dischi volanti, UFO e altre meraviglie nei fumetti in Italia, apparso sul numero 136 del dicembre 2025 della rivista Fumetto, edita dall’ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell’Illustrazione).
Una panoramica certo non esaustiva ma di sicuro inedita, su come il mistero degli UFO, tra folklore, mito e realtà, abbia contaminato anche in Italia le produzioni della Nona Arte, o anche dei momenti nei quali quest’ultima ne ha anticipato modelli e idee. Questa disamina è stata possibile, oltre che per la passione di lunga data dei due autori per i due argomenti – UFO e fumetti – anche per il lavoro di raccolta di altri collezionisti e ricercatori, uno fra tutti, Paolo Fiorino, anche lui parte della compagine CISU. L’articolo ha preso ispirazione dalla mostra “Fumetti dell’altro mondo. Le nuvole parlanti incontrano gli UFO” curata da Paolo Toselli presso il museo etnografico “C’era una volta” di Alessandria nella primavera del 2024.
Dopo un’introduzione che ripercorre la nascita del fenomeno, i primi avvistamenti del 1947 al ruolo svolto da alcuni personaggi negli Usa e in Italia e la sua evoluzione sino ai giorni nostri, l’articolo entra nel vivo.
Terrestri o marziani?
Ancora prima che i dischi volanti iniziassero a far notizia, negli anni Trenta del Novecento, dai pulp magazine le guerre spaziali si trasferirono ai fumetti e ad alcune storie di genere avventuroso con protagonisti, per esempio Buck Rogers, Flash Gordon e Brick Bradford, illustrate da fantasiose astronavi dai nomi esotici, come “giroscopi” e “cronosfere” che anticipavano le narrazioni successive. Da segnalare fra i più remoti, per quanto riguarda i fumetti nostrani, un episodio di Zamorro del febbraio 1946, su storia di Giovanni Bertinetti, uno dei fondatori della fantascienza italiana, e con i disegni di Ivo Cappellato.
Lì, una flotta di velivoli uguali ai futuri Flying Saucers, come si chiamavano nell’originale inglese i dischi volanti, ma in quel caso denominati “autogiri”, attacca una città con raggi distruttori – un motivo dominante nella fantascienza dagli inizi del Novecento, quello del raggio della morte.
Invece, con molta probabilità, il primo fumetto italiano in cui i dischi volanti furono disegnati e chiamati così è in un episodio del luglio 1948 della serie L’invincibile Dan (testi di Alberto Guerri e disegni di Renato Polese), in cui l’aereo a energia atomica del protagonista si mette all’inseguimento di un enorme disco metallico. L’ordigno riesce a colpire l’aereo di Dan, che si schianta al suolo. I suoi occupanti vengono fatti prigionieri dalla fantomatica potenza dell’Asia Minore che possiede il “disco”, ma che vuole conoscere anche i segreti del velivolo di Dan.
Nel 1950, l’anno della prima grande data di avvistamenti in Italia, sono finalmente numerosi i fumetti che parlano di dischi volanti, siano essi provenienti da Marte oppure opera di qualche inventore stravagante. Una storia interamente dedicata all’enigma del momento apparirà in Italia proprio nel giugno di quella grazie a un giovane Onofrio Bramante, destinato a diventare celebre pittore e fumettista. Un albo spillato che, dopo aver ripercorso alcuni classici avvistamenti dei primordi dell’era moderna degli UFO, descrive il ritrovamento del cadavere di un extraterrestre di bassa statura recuperato da un’astronave precipitata. I suoi simili, definiti “disconauti”, riescono a riprendersi il corpo e a riportarlo sul loro disco. Un aereo supersonico si mette all’inseguimento della nave, ma il suo pilota viene catturato e trasportato su una base interplanetaria. L’uomo, presagendo le intenzioni ostili degli extraterrestri, si impossessa di un disco volante e fugge verso la Terra, ma viene abbattuto prima di poter lanciare l’allarme.
“Dischi” dal futuro?
Di tutt’altro genere, più umoristico e grottesco, la storia Pippo nel Duemila firmata dal grande Benito Jacovitti, pubblicata a puntate sul settimanale Il Vittorioso a partire dall’ottobre 1950: il protagonista e i suoi compari vengono letteralmente risucchiati (un esempio di un’ipotetica tecnologia, quella del “raggio traente”, presente nella fantascienza ma anche nelle testimonianze ufologiche) da un mastodontico disco proveniente dal futuro, che li trasporta, viaggiando alla velocità della luce, nell’anno 2250.
Più avanti, di sicuro da segnalare un soggetto originale, quello rappresentato da Fulgor, il cavaliere del cielo (storie di Roberto Renzi e disegni di Augusto Pedrazza), pubblicato in formato striscia tra il 1952 e il 1953. La trama ha per protagonista il giovane pilota spaziale Fulgor: durante un combattimento il suo aereo si schianta contro un disco volante. In seguito all’incidente, il protagonista fa la conoscenza degli abitanti di Marte, che scopre essere divisi in due fazioni, una cordiale con la quale fa amicizia e l’altra ostile, con cui entra in conflitto.
Da ricordare, sempre di Renzi e Pedrazza, la contaminazione marziana del fumetto Akim, il figlio della jungla, che tra il 1955 e il 1956 propone un’avventura a base di dischi volanti, e le storie di Capitan Walter, che appaiono negli Albi del Vittorioso. Vi figura un lungo episodio pubblicato a puntate nel 1955, in cui si ritrova un’interessante variazione del mito UFO, quella dei supposti “dischi volanti” che sarebbero stati inventati dai nazisti.
Di grande interesse anche le tavole a colori, riprodotte a tutta pagina nell’articolo di Ciardi e Toselli, apparse in origine in più numeri numeri del settimanale Il Giornalino nel corso del lontano 1953, sotto il titolo Dischi volanti a firma di Kurt Caesar, il celeberrimo fumettista e illustratore di origine tedesca naturalizzato italiano.
Altre decine di illustrazioni, altrettanto rare o dimenticate, rendono davvero delizioso e originale l’articolo dei due autori.
Piccolo spazio pubblicità
Un capitolo curioso del lavoro di Ciardi e Toselli riguarda la presenza di marziani e dischi volanti nel fumetto pubblicitario. Quasi anticipando la grande ondata di avvistamenti e di “incontri ravvicinati” con i presunti fenomeni che nell’autunno 1954 travolse l’Italia, su ben tre testate, cioè Il Vittorioso, Topolino e il Corriere dei Piccoli, dal mese di settembre di quell’anno fece la sua comparsa la striscia, con vignette e didascalie in rima, Astronauti a Marte, che pubblicizzava il cioccolato Motta, gradito, ovviamente, anche dagli abitanti del pianeta rosso. Sempre negli Anni Cinquanta, altre strisce pubblicitarie ufologiche promossero le proprietà del riso e della lana, altri dolciumi, un detersivo e persino il famoso antiacido “Magnesia” della San Pellegrino.
Nel capitolo “Le cronache degli UFO”, non mancano i fumetti che negli anni hanno rielaborato ogni sfaccettature delle narrazioni dei testimoni e del folklore UFO: le pariole degli avvistatori, infatti, hanno ispirato intere storie a fumetti, oppure episodi di fumetti che hanno rappresentato, più o meno fedelmente, quei resoconti. Basti pensare ai francesi Jacques Lob e Robert Gigi, che nel 1969 trasposero in bande dessinée parecchi classici della casistica ufologica internazionale. Per l’Italia alcune storie dei due, tradotte, furono pubblicate sul settimanale per ragazzi Corrier Boy a partire dal febbraio 1977 e poi, nel 1992, sul mensile Ken Parker Magazine. Negli Anni Settanta anche il Corriere dei Piccoli e il Corriere dei Ragazzi adottarono in fumetti altri episodi classici, in un’occasione con soggetto di Mino Milani (sotto lo pseudonimo di P. Selva) e disegni di Giancarlo Alessandrini, colui che poi darà vita graficamente a Martin Mystère. Anche Edoardo Morricone, lui stesso ufologo e fumettista, autore del fumetto Jorgo, una classica storia di Antichi Alieni, nel 2007 ha ricostruito il caso americano di Pascagoula, uno dei primi episodi di presunto rapimento alieno, avvenuto nel 1973, in un albo della collana Teramo Comix. Insomma, divulgazione della casistica UFO, attendibile o meno che sia, e fumetti, in Italia si sono intrecciate spesso, e nell’articolo apparso sulla rivista dell’ANAFI, Ciardi e Toselli questo rapporto lo pongono nella luce che merita.
Il legame tra fenomeno UFO, cultura pop e la storia delle credenze collettive come riflesso nella fumettistica, è stato ulteriormente arricchito dall’incontro “UFO: è tutto vero!” tenutosi il 29 marzo scorso in occasione della nona edizione di Lucca Collezionando, il festival del fumetto vintage-pop. L’evento, promosso dalla stessa ANAFI, ha visto insieme Alberto Becattini, Marco Ciardi, Pier Luigi Gaspa, Paolo Toselli e Paolo Gallinari. Ne è risultato evidente che gli aspetti folkloristici e mitologici del fenomeno UFO ne hanno fatto una narrazione intramontabile, che i fumetti, a loro volta, hanno accolto e rilanciato.
Il nostro consiglio, dunque, è di procurarvi questo numero di Fumetto, e di tenerlo caro in libreria!
Nasce UFO CISU NEWS, il modo che il Centro Italiano Studi Ufologici offrirà periodicamente per tenervi informati in maniera tempestiva sul panorama UFO italiano e internazionale. Uno sguardo rapido, preciso, razionale e aperto alle novità. Seguiteci sul nostro sito!
Gli ultimi UFO dell’Aeronautica (e oltre!)
L’Aeronautica Militare ha pubblicato il consueto sunto delle segnalazioni di presunti OVNI, Oggetti Volanti Non Identificati – come li chiama quell’Arma – ricevute nei primi mesi del 2026. Si tratta di appena due luci osservate nel cielo notturno ad aprile e a maggio, tutte e due le volte in Toscana. La modestia del numero dei casi raccolti dall’Aeronautica, evidente negli ultimi anni (nel 2025 erano stati 4 in tutto, e gli episodi, nelle annotazioni che li seguono, sono classificati come “OVNI” solo perché mancano riscontri con lanci di palloni sonda meteo o con traffico aereo), cela una dinamica complessa.
In primo luogo, pare che l’elenco si riferisca ai soli casi considerati non identificabili dall’AMI, mentre potrebbero esserci state altre segnalazioni che i militari sono riusciti a identificare. In realtà, va segnalato che anche l’avvistamento del 1° maggio 2026 (catalogato OVNI) sarebbe in realtà correlabile al passaggio di satelliti Starlink osservati e ripresi da altre località toscane, italiane ed europee.
Soprattutto, ci sono segnali per i quali, a causa del mutato contesto culturale, politico e tecnologico, i collettori “istituzionali” dei casi OVNI sono altri. Latitano da anni negli elenchi del Ministero testimonianze da personale di volo, sia militare, sia civile, mentre la casistica relativa a vari tipi di velivoli non meglio classificabili e ad aeromobili non pilotati – non ultimo gli onnipresenti “droni sconosciuti” – è assai più numerosa altrove. In particolare, nel rapporto per il 2024 dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (ANSV), i casi di presunti Aeromobili a Pilotaggio Remoto dall’aspetto più o meno insolito segnalati da personale di volo erano 38, in calo rispetto ad anni recenti, mentre in quello per il 2025 erano risaliti a ben 71, ma il documento non fornisce più la lista analitica dei singoli casi.
La Commissione UE segue da anni la questione UFO?
Il 17 agosto, la rete televisiva paneuropea Euronews ha pubblicato un articolo che annunciava un’apparente novità in campo ufologico. Giornalisti della rete avevano visto una lettera dell’ufficio del Commissario per la Difesa e lo Spazio della UE inviata in risposta a quanto sostenuto da due astrofili malaysiani – padre e figlio – che nell’ottobre del 2022 avevano scritto sostenendo di aver ripreso ben 37 volte fenomeni aerei anomali grazie a un loro telescopio a ultravioletti, e di averne anche ricevuto dei “segnali”.
La notizia ha avuto vasta eco anche in Italia: è stata presentata come una novità, e anche come una dimostrazione secondo la quale la Commissione UE seguirebbe l’argomento UFO da tre anni.
La realtà è assai meno netta, ma anche, forse, più interessante. Nel 2022 i due astrofili contattarono sul serio varie istituzioni (anche la NASA, per esempio) presentando le loro presunte scoperte al telescopio, e la storia era già circolata in vari ambienti ufologici, dai più razionali ai più creduli. La risposta ai due era in realtà poco più che formale, anche se in un punto sosteneva che “stiamo migliorando la nostra capacità di occuparcene e quella di identificarli meglio, via via che le nostre capacità tecnologiche migliorano”.
Questa affermazione è passata su Euronews e sui media come una conferma secondo la quale “la Commissione UE si occupa di UFO da tre anni”. Vero è che negli ultimi anni varie associazioni UFO di tipo razionale – e il CISU concorre a questi sforzi – stanno dialogando con organismi UE, in specie per ciò che concerne gli aspetti legati alla sicurezza degli spazi aerei dell’Unione, ma quella lettera, vecchia di tre anni, va considerata nella sua modesta portata. Semmai, la sua ricezione mostra che, quando si tratta di istituzioni pubbliche e di UFO (o UAP) la pressione mediatica anche in Europa può risultare assai alta.
Che cosa è successo ai bambini di Prémanon?
Il 27 settembre 1954 è una data celebre nella storia dell’ufologia. Corrisponde al giorno in cui un preadolescente e altri tre bambini di un paesino del Giura francese, Prémanon, avrebbero incontrato in un campo un “disco volante” e un essere buffo. Il giorno dopo il ragazzo raccontò la storia a scuola, ed è da lì che iniziò la lunga storia di questo episodio, giunto quasi al culmine della grande ondata francese di quei mesi e diventato un superclassico.
Ora, su quella vicenda già indagata in senso critico negli Anni 80 dall’ufologo Yves Bosson, è giunta una pubblicazione che esplora le dinamiche interne all’intero evento. L’affaire du « Martien » de Prémanon: construction et déconstruction d’un fait divers, curato da Bosson e da Jean-Pierre Rospars e uscito sul bollettino Les Amis du Vieux Saint-Claude (n. 49, 2026, pp. 2-19), va al di là della scelta fra vero disco volante e scherzo di un bambino: per gli autori questa storia rivela una grande ricchezza di meccanismi creativi che hanno prodotto un racconto collettivo sorprendente.
Per certi versi, l’approccio di Bosson e Rospars è simile a quanto di recente il CISU ha ricostruito per un altro classico, l’incontro sempre del 1954 presso Tripoli fra un colono italiano, un “sigaro volante” atterrato e il suo equipaggio. In quel caso, un ruolo centrale lo ebbero la comunità italiana di Libia e il quotidiano Corriere di Tripoli.
Steven Spielberg, gli UFO e la religione
A metà agosto, sul sito della Fundación Para La Promoción Y Estudio De La Narrativa en Imágenes, realtà spagnola che si occupa di cinema, fumetti, serie e games, è uscito un lungo articolo in cui il giornalista Thomas Villa ha discusso con una delle figure storiche del CISU, Giuseppe Stilo. Approfittando degli studi di teologia protestante di Stilo presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma, insieme hanno riflettuto sulle dimensioni “religiose” del cinema ufologico di Steven Spielberg, riemerse con l’uscita di Disclosure Day.
Stilo ha inquadrato la “religiosità” della sequela di film e serie spielberghiane a tema UFO (il primo è il modesto Firelight, realizzato da Spielberg a soli 17 anni) nell’ambito di un concetto portante dell’antropologia religiosa, quello di alterità totale, cioè, del Dio ebraico-cristiano come “Altro”, e dunque, come non rassicurante, incomprensibile. Per Stilo, questa alterità è presente in Disclosure Day forse ancora più che in classici come Incontri ravvicinati del terzo tipo.
A questo, in Spielberg si uniscono elementi apocalittici tipici di una parte sempre più rilevante del neo-Protestantesimo Usa. Questi elementi, ormai chiari anche nei discorsi UFO di politici, personaggi pubblici e ufologi Usa convinti della realtà aliena degli UFO, ben si prestano a un accostamento alle idee di Spielberg su una “rivelazione finale” attesa grazie all’aperta manifestazione degli alieni: aspettati, desiderati ma terrificanti, perché espressione dell’alterità totale del sacro. L’UFO e l’alieno, insieme, incomprensibili per eccellenza.
UFO ed effetti elettromagnetici: ecco come studiarli
Dal marzo 2026 è online ufoeffects.com, portale gestito dal socio CISU Stefano Innocenti, dedicato all’analisi dei presunti effetti fisici associati ai fenomeni UFO. Stefano coordina da molti anni il relativo progetto del CISU, l’EFCAT.
È uno degli aspetti più complessi della questione UFO: quello delle segnature tangibili lasciate sul terreno e nell’ambiente. Il sito nasce con l’idea di fare da riferimento delle analisi razionali delle presunte interferenze elettromagnetiche (blackout temporanei, guasti di motori e di apparecchiature elettroniche), degli effetti fisici sul suolo, sulla vegetazione, sull’atmosfera, senza dimenticare i casi di effetti fisiologici su umani e animali.
Innocenti documenta episodi, studi di laboratorio e dati sul campo per cercare di capire se davvero queste manifestazioni siano interpretabili alla luce di meccanismi fisici. Il sito si rivolge in modo specifico a ricercatori, appassionati e studiosi che intendano concentrarsi sull’evidenza materiale e sulle presunte anomalie fisiche testimoniate.
Sempre su questo tema e sulle nostre attività, mesi fa alcuni accademici britannici legati alla SUAPS (Society for UAP Studies) hanno chiesto al CISU l’ampio dossier tematico da noi raccolto sui presunti effetti EM e il relativo database. Il carattere aneddotico di tale evidenza nel suo insieme ha un po’ deluso quei ricercatori che, sulla base di alcune recenti pubblicazioni dal tono assertivo sui danni alla salute causati da UAP, si aspettavano di trovare conferme documentali e dati medici.
Una delle conseguenze della sconfitta italiana nella Seconda Guerra Mondiale fu la perdita di tutte le colonie. Il trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 sancì la nostra definitiva rinuncia a quanto possedevamo in Africa (Libia, Eritrea, Somalia) e nel Mediterraneo orientale (isole dell’Egeo).
Ne seguirono vicende complesse – spesso tragiche – che per alcuni decenni videro declinare e poi quasi dissolversi le vaste comunità di italiani di quei territori. Nel caso della Libia, i nostri concittadini, numerosissimi anche per la vicinanza geografica e concentrati soprattutto in Tripolitania, nel 1945 erano ancora 45.000. Una presenza che cesserà senza appello solo nel 1970, con l’espulsione totale dei connazionali decisa dal regime del colonnello Gheddafi un anno dopo la sua presa di potere con il colpo di stato che aveva rovesciato la monarchia filo-occidentale di re Idris.
In Libia le istituzioni culturali e le attività economiche italiane erano fiorenti. Fra le altre cose, e il punto ci interessa da vicino, nel paese nordafricano, come anche in Eritrea e in Somalia, era ben radicata la stampa quotidiana e periodica nella nostra lingua.
Ed è proprio di un esempio significativo di “importazione” in quella parte del mondo della questione allora giovane dei dischi volanti che si occuperà questo articolo.
Ufo e cultura coloniale
La diffusione dei motivi narrativi ufologici nelle ex-colonie italiane negli Anni 50 e 60 del Novecento è pochissimo esplorata. Sappiamo un po’ di più della loro presenza nei territori sotto dominio francese dell’Africa settentrionale, dove è plausibile che, oltre a piccole ondate di casistica, si fosse anche formato qualche embrione di interesse per la questione, poi dissoltosi con la decolonizzazione. Per quanto concerne Eritrea, Somalia e Libia, invece, la nostra conoscenza è composta di pochi frammenti, quasi esclusivamente riflesso da quanto da lì rimbalzava sulla stampa nazionale. Una piccola ondata, per esempio, ci fu in Eritrea nella primavera del 1950, in concomitanza con la prima, grande fase d’interesse italiano per i dischi volanti. e qualcosa s’intravede per lo stesso territorio e per la Somalia per ciò che concerne la colossale ondata del 1954, ma nel complesso è ben poco. Probabilmente ne furono veicolo testate come Il Quotidiano Eritreo, Corriere Eritreo e Corriere della Somalia (di quest’ultimo sappiamo qualcosa in più degli altri). Il caso più interessante, tuttavia, è senz’altro quello libico.
In quel paese, ora ne siamo certi, svolse un ruolo decisivo Il Corriere di Tripoli, un giornale che fu pubblicato dalla fine del 1911 sino al 1960, quando fu soppresso dalle autorità della Tripolitania e sostituito da un altro, con altro titolo. È sulle pagine del Corriere di Tripoli, che, sotto la pressione della mania per i dischi volanti iniziata in Italia nei primi giorni di settembre del 1954, tra ottobre e novembre esplose una serie di vicende al cui culmine sta l’incontro fra un colono italiano e un “sigaro volante” atterrato una notte davanti a lui. Si tratta di una vicenda nota da sempre per sommi capi agli studiosi italiani, perché fu menzionata sin da subito da quotidiani e settimanali del nostro paese. Tuttavia, fino a non molto tempo fa, nessuno aveva potuto consultare le fonti primarie della vicenda – una serie di articoli debordanti usciti sul Corriere di Tripoli. A questa lacuna ha posto rimedio nell’ottobre del 2023 Edoardo Russo, che queste fonti ha recuperato consultando presso la Biblioteca del Ministero degli Affari Esteri di Roma quella che probabilmente è una delle pochissime collezioni del quotidiano tripolino a esser sopravvissute.
La prima cosa che in questo modo è stato possibile chiarire è che il quotidiano tripolino arrivò assai tardi (e in maniera contenuta) a parlare della frenesia dei “dischi” esplosa ormai da alcune settimane in Italia a causa del contagio proveniente dalla Francia. Probabilmente fu costretto a farlo dalla forza travolgente delle notizie che senza dubbio anche la comunità nazionale discuteva – tanto più che, naturalmente, ogni giorno in Libia erano in edicola i quotidiani italiani, e tutti ascoltavano i giornali radio RAI.
I primi segni che la mania si stava estendendo agli abitanti della Tripolitania risalgono all’edizione di mercoledì 20 ottobre 1954. Due sere prima – così un trafiletto del Corriere – quattro persone che uscivano da un locale pubblico avevano visto “qualcosa che somigliava a un grosso sigaro” sfrecciare nel cielo di Tripoli. Il giorno dopo, nella prima, grande paginata finalmente dedicata a quanto stava accadendo in Italia e altrove, ecco un altro cenno a un “disco volante” avvistato nel cielo del quartiere delle Case operaie, probabilmente, peraltro, un riferimento all’episodio già riferito. Venerdì 22, un altro articoletto: un libico tripolino, dunque non un italiano, aveva riferito “con un certo pudore” al quotidiano di aver visto due sere prima, nel tratto fra Zuara e Tripoli, “qualcosa di strano come un fuso allungato, cioè la classica forma del sigaro volante”.
Forse colpita dal clamore che giungeva dall’Italia e dalla Francia sugli avvistamenti di quelli che erano stati chiamati sigari volanti (un grande pallone visto su Roma il 17 settembre, il super-bolide del 14 ottobre) fin da subito per gli avvistamenti locali la redazione del quotidiano predilesse senza tentennamenti quella espressione a quella di dischi. Una dinamica generale, quella del contagio delle nostre ex-colonie, come già accennato in quelle settimane manifestatosi anche in Somalia, dove comparve un pugno di avvistamenti fatti spesso da nostri connazionali, ma iniziati in ritardo rispetto ai picchi della mania italiana, e comunque riferiti dal Corriere della Somalia di Mogadiscio senza particolare enfasi.
In tutto ciò, ad ogni modo, nulla sembrava presagire a ciò che stava per accadere.
Una visita insistente in redazione
Nella giornata di domenica 24 ottobre 1954 (si direbbe che il quotidiano uscisse in orario piuttosto avanzato), in prima pagina e con grande evidenza, i lettori del Corriere di Tripoli trovarono un articolo dal titolo eccitante: Un ‘sigaro volante’ sarebbe atterrato l’altra sera nella azienda agricola Onorato ad Ain Zara. I “cosi” di cui tanto si parlava, dunque, erano finalmente sbarcati nel bel mezzo della comunità italiana di Libia.
L’articolo, non firmato, era incredibilmente ricco di dettagli. La mia opinione è che nella copertura così insistente della vicenda che ora vedremo abbia svolto un ruolo fondamentale lo stesso direttore del quotidiano, Marcello Moisé Ortona (1922-2002), che fu a capo del Corriere dal 1945 al 1957, in tempi difficili per lui, per la comunità ebraica di Libia alla quale apparteneva e per il resto degli italiani residenti lì.
Un certo A.D., con ogni evidenza un italiano, aveva telefonato alla redazione chiedendo che qualcuno andasse presso il suo negozio per una comunicazione “importante e delicata”. Il redattore non aveva potuto dar seguito all’incontro, inizialmente fissato per le 13, e perciò, nel pomeriggio del 23, A.D. si era presentato al Corriere di Tripoli con alcuni amici, sostenendo che un sigaro volante era atterrato a cinque chilometri dalla capitale libica e che aveva lasciato tracce sul terreno. Proprio per constatare quelle tracce, chiedeva che fosse subito mandato sul posto qualcuno del giornale. Lo avevano accontentato: un cronista e un fotografo si erano mossi subito.
Teniamo presente sin da ora un fatto fondamentale: a quel tempo, a pochi chilometri a est di Tripoli, aveva sede una delle maggiori basi aeree statunitensi del mondo, la Wheelus Air Force Base, dalla quale muoveva un traffico intensissimo di velivoli di ogni tipo e fra i più avanzati del tempo. Con la fine del dominio italiano, la Libia era diventata una piattaforma militare importantissima per gli Stati Uniti e per la Gran Bretagna, e Wheelus era un sito fondamentale nella contrapposizione con il blocco sovietico.
La presenza del personale militare statunitense e l’arrivo del mondo e dell’immaginario che lo accompagnava ebbe un impatto culturale potentissimo sulla Libia: il futuro era giunto letteralmente sulla soglia di casa, con tutte le sue promesse – e con tutte le sue minacce, visto che lì facevano sosta anche i bombardieri strategici destinati, se necessario, a portare le testate atomiche sull’Unione Sovietica e sui suoi alleati. E, a dire il vero, la storia che il Corriere di Tripoli presentò ai suoi lettori ha in sé parecchio di minaccioso, qualcosa di foriero di guerra – e non di guerra fra pianeti.
Il luogo del presunto episodio era il terreno di un’azienda agricola della cittadina di Ain Zara, località cinque chilometri a sud di Tripoli, oggi parte della grande conurbazione cittadina. Quell’azienda, di proprietà del professor Raffaele Onorato, era gestita da un colono nato in un paesino della provincia di Catania, un ventinovenne il cui nome era indicato in Carmelo Rapotto (vedremo più avanti che il cognome conteneva un errore). A tutti, a detta del cronista, “Rapotto” appariva uomo solido e concreto, poco interessato alla questione dei dischi volanti e dedito al suo lavoro.
Un aereo da guerra e i suoi mille apparati
Stando al cronista, l’uomo aveva raccontato che alle 3 di mattina di sabato 23 ottobre, dopo un giro d’ispezione ai guardiani della proprietà Onorato, si era recato in una zona che era stata arata nel corso della giornata con l’intento di seminare dell’erba, quando ad un certo punto aveva visto “brillare qualcosa nel cielo”, ma non ci aveva fatto troppo caso, anche perché negli stessi momenti sentiva un rombo di motori, e non sarebbe stata certo quella la prima volta nella quale, anche in quell’ora notturna, gli sarebbe capitato di scorgere aerei ed elicotteri sorvolare il cielo dell’azienda.
Soltanto che, stando al racconto del Corriere di Tripoli, questa volta “l’apparizione luminosa” era scesa verso terra a poche decine di metri dall’uomo, poggiando “al suolo silenziosamente come una falda di neve” – un’immagine poetica, per un vero e proprio ordigno come quello che stava per esser descritto.
Il cronista spiegava di aver fatto di persona degli accertamenti (non meglio esplicitati, ma si può supporre che fossero state azzardate delle misurazioni sul posto) insieme a A. D., l’uomo che per primo aveva riferito quella storia alla redazione. Se ne desumeva che il presunto velivolo sarebbe stato piuttosto piccolino: “uno chassis della larghezza di circa m. 2,50 e della lunghezza di m. 3”, da cui il giornalista deduceva una fusoliera lunga 5-6 metri e larga tre, impressione che, oltre a lui, avrebbe avuto lo stesso testimone.
Ma quel che più conta è che l’aspetto dell’aereo (tutto il racconto ha i toni della rivelazione di un segreto aeronautico, e il termine “aereo” ricorre ovunque) era stato ricostruito dal colono in uno schizzo rudimentale che sarà pubblicato nell’edizione di martedì 26 dal Corriere.
Ancora più sorprendente era però quello che si diceva dell’aspetto complessivo dell’aereo.
“Ha la sagoma di un’automobile aerodinamica con una coda, che evidentemente funge da timone.”
Sembra di leggere la descrizione delle auto di Nuvolari – un mostro d’acciaio che, più che saettare nel cielo, come è logico aspettarsi da un sigaro volante, può slittare sul terreno. Del resto, a pochi chilometri dal luogo dell’incontro, oltre alla base aerea Wheelus, casa dei nuovi mostri dell’aria dell’era atomica, c’erano ancora le piste dell’autodromo della Mellaha, uno dei luoghi mitici dell’immaginario italiano sotto il fascismo. Dal 1933, quando fu inaugurato dal governatore della colonia, Italo Balbo, e sino all’entrata in guerra dell’Italia, nel 1940, l’autodromo ospitò il Gran Premio di Tripoli, che in precedenza si era corso in città e dal quale dipendeva un altro sogno proibito degli italiani felici per quanto il fascismo gli faceva: vincere la Lotteria di Tripoli, legata alla classifica di quella gara automobilistica.
Per tornare alla descrizione del velivolo: la parte inferiore dell’aereo era bianca, e secondo il testimone era in alluminio – altro mito delle tecnologie aeronautiche dell’epoca eroica del volo e anche dell’immaginario ufologico sin dalla colossale ondata delle airship che avevano invaso i cieli americani nel 1896-97 – sopra, c’era del materiale trasparente diviso in sezioni. Sul muso, a destra e a sinistra, due fori, e, al centro di proravia, una comoda scaletta esterna. L’aereo poggiava su sei ruote: quattro anteriori, disposte a coppie, distanti fra loro 1,85 m, e due posteriori, distanti fra loro 50 cm. Un mostro, sì, ma piuttosto compatto, insomma, simile, ma più piccolo di un aereo da caccia della prima metà degli Anni 50.
Non mancavano strutture un po’ più esotiche: sotto la fusoliera (il testimone aveva girato senza alcuna fretta intorno all’apparecchio) c’erano due tubi “a forma di corno”. A prora e a poppa si vedevano delle normali antenne radio, con la prima che, addirittura, faceva capo a un apparecchio ricetrasmittente. E di un aereo da guerra, si direbbe, si trattava: dalla parte posteriore “sporgevano due canne di mitragliatrici con manicotti forati”, esattamente com’era per tante mitragliatrici del tempo, per esempio per le Browning M2 americane che tutti avevano visto negli anni precedenti nel ruolo di armi di squadra, oppure montate sopra la torretta di carri armati e altri corazzati, in primis quelli alleati entrati a Tripoli nel gennaio del 1943, e in tempi più recenti, nei cinegiornali che documentavano la Guerra di Corea.
“Uno del nord”
Ora, il testimone poteva osservare senza intoppi che cosa c’era dentro l’aereo, visto che era illuminato da “una luce bianchissima data da otto lampade a forma quadrangolare”. Proiettavano dei bei raggi di luce per due-quattro metri intorno, adattissimi a fare da spot teatrale per il culmine dello spettacolo: all’interno dell’aereo inquadravano “sei uomini rivestiti di tute di colore giallastro e con volti coperti”. Niente tratti del volto visibili, dunque? Nessuna possibile identificazione suggerita? Chi erano quei sei uomini?
Non preoccupatevi: a un certo punto, uno dei sei aveva “dovuto scoprirsi il volto e soffiare in un tubo”. Il lettore doveva sapere di chi era, il sigaro volante. Ecco dunque la domanda del cronista al testimone.
Che cosa vi è sembrato che fosse, costui? Che volto aveva? Marziano?
No, non era “marziano” il senso del racconto.
Marziano? Non so che razza sia! Mi è sembrato il volto di uno del nord. Che so, americano, inglese, russo! Non saprei che dire, perché non gli ho chiesto la carta d’identità.
Per niente spaventato, il testimone si era avvicinato gridando un plausibile Hello! e aveva visto l’accesso ai segreti più reconditi: una scaletta posta sul lato sinistro del velivolo. Aveva provato a salirci, per vedere più da vicino, ma come in altri racconti ufologici di quegli anni, il coronamento dell’esperienza gli era stato impedito. Mettendo la mano sulla scaletta era stato “ributtato indietro da una forte scarica, come se avessi toccato un cavo elettrico”. Sgomento, si era allontanato, colpito da quel sistema anti-intrusi basato sull’energia.
Dopo questo primo sforzo frustrato, quello che gli avrebbe permesso di vedere l’interno dello spazio più recondito, il racconto si avviava alla sua seconda parte con un’ulteriore negazione: il fallimento del tentativo di allargare l’esperienza dal singolo a terzi, come del resto è regola in questo genere di storie. L’incontro con il “segreto” doveva rimanere privato, individuale, perché troppo prezioso. Il testimone aveva pensato di chiamare qualche contadino, ma aveva visto uno dell’equipaggio fargli un gesto come di minaccia, del tipo “fila via”. Aveva dunque rinunciato, non senza provare a fissare sulla carta di un pacchetto di sigarette l’aspetto dell’aereo, disegnandolo mentre ancora era al suolo. Continuava peraltro a osservare più da lontano quello che gli era stato impedito di vedere meglio dalla “scarica” simile a quella di “un cavo elettrico”: l’equipaggio che lavorava “intorno a dei meccanismi”, dentro l’aereo. “Evidentemente si trattava di un atterraggio forzato per qualche guasto” – ecco comparire un altro topos delle prime storie di incontri con i piloti dei dischi volanti, cioè la circostanza fortuita, costituita dal temporaneo difetto del velivolo o dalla scoperta da parte del testimone dell’atto esplorativo del territorio dell’equipaggio, disturbato dalla comparsa in scena del testimone, e, di norma, interrotto dal suo agitarsi.
Il colono però, malgrado quanto si è visto, se ne sta ancora lì, comodamente. Non c’è niente di affrettato, in questa storia. Tutto è lentissimo, levantino e temporalmente dilatato.
L’apparecchio ha sostato per circa un quarto d’ora, quindi silenziosamente si è levato in alto, lentamente, in posizione verticale per circa 50 metri e poi ha filato a velocità vertiginosa verso oriente.
Il testimone aveva constatato poche ore dopo la realtà persistente dell’evento. Tornato sul posto, aveva infatti visto che il battistrada dei copertoni delle ruote del sigaro aveva lasciato delle tracce a sezioni quadrate, rivestite da un velo verdastro. Ce n’era solo un pezzo, ci teneva a dire: se avesse strisciato a lungo si sarebbe visto un tratto assai più lungo. Invece, insisteva, proprio quella era la dimostrazione che l’aereo era atterrato perpendicolarmente, ripartendo poi allo stesso modo. A. D., quello che era stato per primo al Corriere di Tripoli, e che il testimone definiva “un mio amico”, aveva addirittura prelevato un campione del terreno impregnato di quella sostanza (il “velo verdastro”) per farlo esaminare da un chimico. Esattamente come in altri episodi analoghi, un sodale del testimone intendeva ora disporre di qualcosa di più della parola dell’amico: c’erano segni concreti, esaminabili in laboratorio, da recare a corredo del racconto fatto a voce.
Chi scriveva per il Corriere di Tripoli sembrava impressionato da alcuni dettagli: la “scarica elettrica” descritta dal testimone, non era forse la stessa menzionata in un articolo de Il Messaggero di Roma, arrivato a Tripoli il giorno 23, da testimoni francesi della Charente e della Mosella? E poi, il testimone non parlava per niente di “esseri siderali”: i suoi erano “cristiani”, uomini come noi – e dunque, per il quotidiano, era da escludere che “l’elemento fantastico” fosse alla base di quella storia. E poi era arrivata anche un’altra testimonianza: un autotrasportatore, il signor Fichera, e il suo autista, avevano visto anche loro, sere prima, uno dei sigari volanti.
Foto, sospetti, e qualche polemica
In realtà, la storia accidentata del sigaro volante di Tripoli era appena ai suoi esordi. Nei giorni successivi al primo articolo e sempre attraverso il Corriere si accese infatti un’incredibile polemica fatta di minuzie, di contrasti più o meno sopiti in poche ore e di precisazioni piccate che per qualche giorno ricevettero uno spazio smisurato sul quotidiano – uno spazio addirittura maggiore dello stesso “sigaro” di qualche potenza non meglio identificabile.
Dopo la pausa di lunedì 25 ottobre (di norma, a quel tempo i quotidiani non erano pubblicati nel primo giorno della settimana), nell’edizione di martedì 26 la metà della prima pagina del quotidiano e parte della terza furono di nuovo dedicate al nostro incidente. La linea del giornale ormai era netta: o si era trattato di un mezzo di un paese occidentale, oppure di un aereo sovietico, oppure di paesi alleati dei russi. Nel primo caso, ci sarebbe stato poco da eccepire, ma nel secondo, sarebbero stati guai. Ma, a parte questo, i toni della vicenda stavano diventando quelli della spy story da fantasie sulle superarmi della guerra fredda. Il fratello del testimone (a proposito: il suo nome era Papotto, non “Rapotto”, come scritto per errore nel primo articolo) aveva raccontato che domenica 24, al mattino, Carmelo aveva ricevuto presso l’azienda agricola Onorato la visita di tre uomini che gli avevano chiesto in maniera aggressiva di dargli il disegno del misterioso aereo che aveva fatto mentre il “coso” era ancora davanti lui. Papotto aveva reagito in malo modo, dicendo che lo avrebbe dato soltanto alle autorità (a dire il vero, la prima cosa che si nota nell’articolo del Corriere è che il disegno faceva bella mostra di sé, e, dunque, di che cosa si trattava era già chiaro per chiunque, andando in edicola: forse la decisione di pubblicarlo fu presa solo dopo l’animato colloquio del testimone con il gruppetto?). I tre, comunque, se ne erano andati dopo essersi rivolti al testimone in italiano, ma parlottando fra loro in una lingua straniera non meglio precisata. Papotto aveva poi aggiunto di persona altri dettagli parlando con i giornalisti. Uno dei tre era bruno – doveva essere un tripolino – gli altri due erano biondi. Si erano presentati a suo zio, Angelo Georlandino, e il testimone li aveva poi raggiunti: erano a bordo di una Vanguard di tipo giardiniera – una tipica vettura americana dell’epoca, prodotta dalla Standard. Papotto era salito a bordo, e a quel punto gli avevano chiesto il disegno. Aveva risposto che l’aveva dato al Corriere di Tripoli, che era “un organo del governo” — dunque, la pubblicazione del disegno avrebbe seguito quella strada, quella “ufficiale”. Quelli avevano parlottato fra loro forse in francese, insistendo per avere lo schizzo. Intimorito dall’atteggiamento e approfittando di un rallentamento della vettura, era sceso e quelli quasi si erano scusati per la richiesta, sostenendo che volevano lo schizzo soltanto “per vedere com’era fatto”.
Insomma, un incontro con un terzetto di agenti segreti un po’ goffi e incerti, con il testimone che si rivela quasi temerario, al confronto dei “tre individui”.
Dal canto suo, il redattore del Corriere non esitava a mettere altra carne al fuoco – era evidente che il giornale era ormai parte centrale della polemica. Perché Papotto, che era andato in redazione la mattina di lunedì 25, non aveva detto già allora di quella visita ai redattori del quotidiano? Perché avevano dovuto apprendere la cosa dal fratello? In più, verso metà 25 giornata, Papotto era stato interrogato dalla Polizia – e degli eventuali esiti della cosa non sappiamo niente.
Il giornalista del Corriere di Tripoli ci teneva molto anche a chiarire “la genesi della notizia”: a raccontare per primo dell’episodio era stato il commerciante Antonio Di Maio (quello che in precedenza era stato identificato soltanto come A.D.). Nel pomeriggio di sabato 23 ottobre, visto che non avevano potuto andare da lui, i giornalisti avevano ricevuto la visita del figlio di Di Maio, quella di un certo Alfio Racito e di un altro uomo, ed erano stati loro a raccontare per la prima volta la storia. Soltanto dopo quel colloquio i reporters erano andati sul luogo dell’episodio, insieme a un fotografo. La mattina di lunedì 25, dopo aver ascoltato Papotto, il giornalista del Corriere si era convinto che non si trattava né di un’invenzione né di un qualcosa dovuto a stranezze del testimone – tanto più (particolare interessante) che Papotto aveva spiegato che per sue questioni personali non avrebbe avuto alcuna intenzione di render pubblica la storia, se fosse dipeso da lui. Era però successo che aveva chiesto di prendere delle foto dell’azienda ad Alfio Racito, che, domandogli quale ne fosse il motivo di quella richiesta, alla fine era stato messo a parte dell’avventura notturna che Papotto sosteneva di aver vissuto. Emergevano anche altri dettagli della storia – dettagli ancora più… dettagliati. In un primo momento Papotto aveva pensato di trovarsi davanti a un elicottero americano; il gesto che gli aveva rivolto uno dell’equipaggio non era di minaccia, ma un ordine di non muoversi; aveva visto smontare e rimontare una delle sei ruote sottostanti l’aereo, che poi si era richiusa in un cofano dopo che quello aveva premuto un bottone, e tutto senza preoccuparsi eccessivamente della presenza del testimone…
Più che un incontro con un disco volante, il senso era quello di una visita ad un improvvisato centro di manutenzione aeronautica, con il velivolo segreto visibilissimo senza grandi problemi a un agricoltore passato di là per caso.
C’erano forse dei sedili, a bordo? Certo che c’erano: uno era a prua, davanti a quello che per Papotto era un apparecchio radio – del resto, seduto lì c’era un operatore, con cuffia in testa e fili, e poi altri due altri membri dell’equipaggio, che stavano davanti a dei cruscotti (per il testimone, quello era il posto di pilotaggio). Altri due sedili erano più indietro, e un sesto all’altezza della ruota che era stata smontata e rimontata. Sei posti e sei membri d’equipaggio, dunque, quelli che aveva visto, uno per uno. Aveva anche ricostruito meglio l’ora in cui era iniziato il fatto: le 3 e 25, per una durata complessiva di un quarto d’ora. Era adirato con il direttore del Corriere, Marcello Ortona: sosteneva di aver già avuto troppe seccature, per quella faccenda, a causa del quotidiano, aggiungendo che se in futuro avesse visto un altro aereo strano, si sarebbe guardato bene dal raccontarlo “anche se fosse stato carico di sterline”.
Il Corriere fece esaminare le tracce (qui sopra: la foto che fu pubblicata in quell’articolo) a un tecnico automobilistico, Emanuele Japichino, che le descrisse in dettaglio in una dichiarazione riprodotta dal quotidiano. Erano impronte di ruote rivestite di gomma, probabilmente piene, con sezioni dei battistrada che indicavano trattarsi di ruote di un “comune tipo commerciale”. Nel complesso, le tracce delle ruote anteriori apparivano accoppiate “come comuni ruote di autotreni”. Seguivano i dettagli delle dimensioni delle impronte, compatibili con quelle delle ruote di un camion. Quanto alle tracce bluastre (e non verdi, come scritto in un primo tempo), corrispondevano alle sezioni del battistrada, che aveva forma quadrangolare. Stando alla perizia, potevano essere dovute a “una sostanza protettiva, che normalmente s’usa mettere intorno alle gomme, in magazzino, per la loro protezione”. Tuttavia il tecnico aspettava, per capirne la composizione precisa, le già annunciate analisi del chimico, quelle di cui si era parlato nel primo articolo del Corriere.
Japichino ci teneva comunque a precisare che gli sembrava di poter escludere “una artata compressione” delle ruote, e questo per vari motivi. Dalle foto fatte (ma Japichino non aveva visto di persona il terreno, ormai calpestato dai curiosi) intorno alle tracce delle ruote non c’era nient’altro, e in più, gli sembravano esser state tracciate in maniera precisissima, con l’apparenza di un movimento di escursione longitudinale, magari effettuato da qualcosa in fase di atterraggio e decollo. Si poteva obiettare che le tracce di un eventuale manipolatore potevano essere state volutamente cancellate, ma lui non trovava un motivo valido “per cui si dovesse ricorrere a questo espediente”.
Insomma: ruote dall’aspetto normalissimo, ma – dalle foto che aveva visto Japichino – giunte in quel campo in maniera insolita, cioè… dall’alto.
Colpo di scena: i tre individui misteriosi si presentano!
Si può pensare ora che, col passare delle ore e dei giorni, il chiasso intorno al racconto andasse diminuendo, ma non fu affatto così. Ecco dunque mercoledì 27 ottobre comparire sul quotidiano un’altra paginata di considerazioni più o meno oziose, di scambi di battute fra l’uno e l’altro protagonista, di polemichette e di piccoli colpi di scena accalorati.
Mentre la mattina di martedì 26 la Polizia libica proseguiva le sue indagini, secondo il Corriere sembrava che sul posto si fossero recati anche “esperti inglesi e americani”. Interrogato, il professor Paolo Onorato, il proprietario dell’azienda in cui lavorava Papotto, ne diceva ogni bene, pur conoscendo meglio il fratello piuttosto che lui: non credeva possibile si fosse inventato una storia simile, perché persona semplice, dedita al lavoro, senza nessuna ombra. Un lettore, dal canto suo, si chiedeva se i radar della base Wheelus avessero visto qualcosa, e il direttore Ortona rispondeva che, pur conoscendo di persona il comandante, di certo – ammesso qualcosa fosse stato visto – non sarebbero andati certo a raccontarlo a lui. Ortona, il direttore del Corriere di Tripoli, comunque aveva contattato un funzionario italiano della BOAC, le maggiori linee aeree inglesi del tempo, e attraverso lui aveva saputo che alla torre di controllo del traffico civile di Tripoli, nel periodo indicato da Papotto per il suo incontro non avevano rilevato niente di speciale. Certo, il testimone e altri che erano stati sul posto dicevano di esser stati colpiti da mal di testa – magari per contatto con sostanze venefiche lasciate dal “sigaro volante” – ma, almeno in questo, il quotidiano gettava acqua sul fuoco e non si spingeva a collegare la cosa al racconto sull’aereo misterioso. Nessuno dei giornalisti, il direttore Ortona e il fotografo, che pure erano stati a lungo sul luogo, avevano registrato il benché minimo sintomo: per il Corriere di Tripoli si trattava di malori vaghi, associati all’episodio per autosuggestione.
Ad ogni modo, ancora colonne e colonne di parole, in uno stile ampolloso e dilatato, in sostanza per aggiungere poco o niente. A dire il vero, qualcosa di nuovo c’era, ed era qualcosa che aveva a che fare con il microambiente che da giorni si era formato intorno al sigaro volante. I tre misteriosi individui che volevano il disegno da Papotto si erano palesati. Non erano né marziani, né agenti segreti o funzionari di polizia o giornalisti, ma tre cittadini che, incuriositi, volevano sapere qualcosa di più dal testimone. E fu a questo punto che la storia del sigaro volante, per un attimo, rischiò di portare con sé una denuncia. L’articolo che racconta questa circostanza è chilometrico: proverò a sintetizzarlo, perché diversamente non se ne uscirebbe vivi.
Prima però un’altra delusione di rilievo, giunta nello stesso pezzo, e cioè la mancata analisi delle tracce delle “ruote di atterraggio”, quella che era stata da poco promessa. Di Maio, il primo a raccontare al Corriere di Tripoli la storia, aveva concordato con un perito, certo dottor Niccoli, l’analisi della “sostanza bluastra” prelevata dalle tracce. Poi, però, non se n’era fatto nulla. Di Maio aggiunse soltanto di concordare con le considerazioni del perito Japichino: doveva trattarsi di sostanza protettiva per pneumatici. Inutile, dunque, fare le analisi e spendere parecchi soldi per una cosa del genere! Insomma, di qualsiasi cosa si trattasse, l’idea si arenò lì.
Quanto al gruppetto dei tre, si trattava di un avvocato, di un odontotecnico e di un dirigente di un’impresa. L’avvocato aveva chiesto a Papotto e ai giornalisti di andare nel suo studio, per spiegargli com’era andata davvero; poi, i tre, impazienti, si erano recati di persona ad Ain Zara e avevano chiesto del testimone. Quello, tranquillo e sorridente, aveva raccontato anche a loro la vicenda, e anzi, li aveva portati a vedere le tracce, che aveva coperto con una lamiera. Si erano fatti insieme delle foto. Aveva raccontato anche altri particolari: gli uomini a bordo dell’aereo avevano una maschera “a forma di proboscide”. Ne aveva potuto vedere i tratti del volto perché ad un certo punto uno aveva sollevato la maschera per soffiare “in una turbina” – non “in un tubo”, dunque, ma in un motore come quelli che usiamo noi terrestri negli aerei. La parte inferiore del velivolo sarebbe stata di qualcosa simile al vetro, mentre quella superiore sarebbe stata di metallo bianco, forse di alluminio. Emetteva anche un rumore, “simile a quello di un compressore di filobus” – cosa che fa pensare che l’uomo volesse riferirsi a una propulsione paragonabile a quella di un mezzo elettrico.
Gli avevano però chiesto di far vedere di persona lo schizzo che aveva fatto, ma quello si era rifiutato. Ma come – avevano ribattuto – il suo disegno stava per andare sul Corriere di Tripoli, lo avrebbero visto tutti! E qui, ennesimo colpo di scena: il disegno che stava per essere pubblicato lo aveva fatto dopo l’incontro con l’aereo misterioso. E di quello “vero”, che cosa intendeva farne? Beh, voleva andare a Roma, a spese sue, e consegnarlo personalmente al governo italiano. Sembravano prospettarsi sviluppi clamorosi: il “vero” disegno dell’aereo misterioso doveva andare alle autorità del nostro paese!
Fu a questo punto che sarebbe insorto l’equivoco. Papotto, in una sua dichiarazione pubblicata anch’essa, in sostanza spiegava di essersi spaventato, dopo che era salito in auto con i tre, non sapendo chi fossero. Quando si era rifiutato di far vedere lo schizzo, che intendeva mostrare solo “alle autorità competenti”, avrebbe aggiunto di “non pretendere niente”, dal punto di vista del profitto, e che si trattava di “un suo capriccio”. Alle insistenze di quello seduto accanto a lui sul sedile posteriore, preoccupato per la piega che stava prendendo la cosa, era sceso di colpo dall’auto, mentre quelli quasi si scusavano per l’accaduto. Un episodio banale, si direbbe, se non fosse che i tre, sentendosi oltraggiati dal modo in cui il colloquio era stato riferito nell’edizione del Corriere del 26, per mezzo dell’avvocato avrebbero minacciato una denuncia!
Signore e signori, ecco altri interpreti in scena!
Ormai sembrava fosse accaduto quasi tutto quello che poteva accadere in questo mondo. Dopo quattro giorni di enorme attenzione dedicata al racconto, e in mancanza di ulteriori sviluppi il ciclo vitale di questa storia sembrava destinato a entrare nella sua fase finale: invece, non era così. Nella sua edizione di giovedì 28 ottobre il Corriere di Tripoli voleva riservare al suo pubblico ancora un’ultima emozione. La platea dei personaggi di questa vicenda era destinata ad allargarsi ancora di più, fino a che la serie dei personaggi di questa rappresentazione affollata non fosse stata completa.
Mentre la redazione cercava di calmare i tre offesi dalle dichiarazioni di Papotto e in città si discuteva con veemenza della storia, il giornale provava a difendere il testimone anche da un altro punto di vista. Sembrava che l’avvocato, viste le tracce, fosse critico sulla realtà della vicenda: gli sembravano “poco profonde”, per un mezzo sceso dal cielo, presumibilmente assai pesante. Per questo, aveva interpellato di nuovo Japichino, il tecnico automobilistico che aveva già fornito il suo parere. Dava per scontato che il mezzo fosse “un’aeronave” e che, quindi, si fosse posata lievemente, senza spinta di caduta. Il tipo di terreno, peraltro, era molto compatto. Non si sa bene perché, ma per lui era possibile che il velivolo avesse “il peso di una tonnellata”. Come avesse fatto quei calcoli, non era dato sapere. D’altro canto, obiettava ancora la redazione, o si trattava di un aereo nemico, oppure di uno di un paese amico. In entrambi i casi, perché non c’era stata alcuna attività dalla base americana, distante pochi chilometri?
E poi, non c’era forse una testimonianza collaterale, ad avvalorare la vicenda? Come sempre, nella storia dell’ufologia, basta chiedere ad alta voce, e i resoconti di altre persone arrivano. Nel nostro caso, nell’edizione del Corriere di Tripoli di sabato 30 ottobre, si trattò di un agricoltore molto noto a Tripoli, anche lui un italiano, il commendatore Giacomo Grandi. Mentre alle 22 di venerdì 22 ottobre era in bicicletta sul ponte della ferrovia della zona delle Case Operaie, per circa venti secondi aveva visto una massa incandescente di luce verdastra, rotante, che procedeva velocissima verso ovest. Secondo lui non era lontana: 600 o 700 metri. Un avvistamento banale, di qualsiasi cosa si trattasse (forse, peraltro, lo stesso di cui avevamo accennato in apertura, con data diversa?), ma quel che conta è che il Corriere di Tripoli gli dava ora una rilevanza spropositata, collegandolo senza alcun dubbio alla storia dell’atterraggio che, del resto, “era avvenuto appena cinque ore dopo” – un tempo che, evidentemente, era considerato irrilevante. A parte la prosecuzione della piccola polemica sulla minaccia di querela – l’avvocato ci teneva ancora a precisare che lui e i suoi due amici erano stati del tutto cordiali, durante l’incontro della mattina del 25 – si apprendeva che la Polizia aveva condotto una serie di interrogatori: aveva sentito Di Maio e i tre del gruppetto dei curiosi, ma sembra che dalla cosa non fosse emerso nulla di sostanzialmente nuovo.
Soltanto, in chiusura, un dettaglio interessante, probabilmente aggiunto dal quotidiano poco prima di andare in macchina. Al Corriere di Tripoli risultava che la Polizia, dopo aver interrogato con scrupolo Papotto e condotto diversi sopralluoghi, si era convinta che il velivolo non fosse certo “un’astronave marziana”, ma di “un aeromobile di provenienza nordica, sia dal punto di vista inventivo che costruttivo”. Che cosa significasse un’affermazione del genere non è per niente chiaro. Si può dire che, nel suo primo articolo, col termine “nordico” il quotidiano aveva scritto di riferirsi agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna, o alla Russia. Insomma, ammesso che la cosa corrispondesse a realtà, si direbbe che la Polizia libica pensasse che l’uomo avesse scambiato un qualche velivolo, magari di stanza alla base Wheelus, per qualcosa di misterioso. Ad ogni modo, al quotidiano risultava pure che nessun altro dei tanti coloni di Ain Zara aveva visto nulla d’insolito, anche se giustificava la cosa con il fatto che, da anni, nella zona erano abituati al traffico intenso degli aerei della base statunitense.
I “sigari volanti”? Li hanno inventati qui
Niente da fare: il Corriere di Tripoli era insaziabile. Forse, l’ideatore dei sigari volanti come quello descritto da Papotto non era un nordico: era un italiano, ed abitava in Tripolitania! Non ci credete?
Un giornalista del quotidiano aveva raccolto le confidenze di un non meglio precisato funzionario tecnico, secondo le quali nella cittadina di Engila, a una ventina di chilometri da Tripoli, da anni un agricoltore compiva esperimenti “in uno speciale pozzo”, sull’annullamento della gravità. La storia, apparsa in un ulteriore articolo venerdì 29 ottobre, comportava una spiegazione del nostro episodio a dir poco improbabile ma coerente con l’intero ciclo narrativo di cui ci stiamo occupando. L’apparecchio ideato dall’agricoltore italiano era rivestito di un materiale che “lo isolava dai raggi cosmici”. Fra la lastra e il peso del velivolo si produceva una forza che generava “un vuoto assoluto, come quello torricelliano”, e via chiacchierando di cose senza capo né coda. C’era anche un rozzo disegnino (riprodotto qui sotto) che avrebbe dovuto rappresentare il funzionamento della super-macchina volante pensata dall’agricoltore appassionato di fisica.
Forse era proprio perché funzionava sulla base di quei principi che il “misterioso aereo di Papotto” era sceso ed era risalito “come una piuma o una falda di neve”, in perfetto silenzio. Un velivolo un po’ italiano, dunque, capace di annullare la gravità, e pensato vicino a casa del testimone.
Questa che si delinea attraverso il Corriere di Tripoli è anche la chiave di lettura che suggerirò per questa lunga serie di articoli giornalistici: un breve ciclo che nasce, si sviluppa e si spegne interamente nell’ambito dell’idea del mezzo avanzato di una potenza straniera, una di quelle che, con la loro tecnica futuristica, dominavano il mondo a metà del Ventesimo secolo e facevano quello che più gli aggradava, ma, forse con un po’ di genio italiano dentro.
Intanto, la piccola tempesta della minacciata querela sembrava placarsi. Stando al quotidiano, il cui direttore gongolava per le vendite in crescita grazie al sigaro volante-Papotto, l’avvocato e i suoi amici probabilmente avevano soprasseduto dall’intraprendere le vie legali. C’era comunque almeno un dettaglio più sobrio. Un cronista del quotidiano era stato mandato alla base Wheelus per chiedere se loro avevano un parere sull’accaduto. Era stato ricevuto da un capitano e dal signor Dibb – si direbbe un funzionario civile – che avevano dichiarato di non sapere nulla della cosa.
Con la fine del mese e dopo una settimana di fuoco, finalmente l’incredibile quantità di parole prodotta dal Corriere di Tripoli andò placandosi. Ci furono altri avvistamenti e alcuni segni dell’eco che la storia aveva suscitato in Tripolitania, ma poco altro.
Il 30 ottobre grazie al Caffè Garibaldi di Tripoli, sappiamo che qualche notte prima, i marziani (eccoli, finalmente, i marziani, almeno nella pubblicità) erano atterrati di notte sulla terrazza del locale per gustare le specialità del rinomato locale; Il 31, la notizia era che la sera prima, al tramonto, un altro misterioso volante (era scritto proprio così) era stato avvistato in cielo da un gruppo di persone che si trovava presso il Monumento ai caduti, a Tripoli: brillava di luce argentea, ed era transitato davanti al Sole; l’ennesimo misterioso volante, stavolta blu scuro, era apparso di nuovo a Tripoli la sera di sabato 6 (Corriere di Tripoli, 9 novembre). Poi, dopo sedici giorni, la sarabanda si concluse.
Nel frattempo, però, c’era stata un’altra piccola sorpresa. Un settimanale di Tripoli, stavolta un giornale in lingua inglese che serviva le forze militari britanniche e Usa, il Sunday Ghibli, il 31 ottobre aveva riassunto – in toni lievemente ironici – il colossale rilievo che il Corriere di Tripoli aveva dato alla vicenda, ma aggiungendo tre particolari interessanti. Il Ghibli aveva sentito funzionari della base Wheelus che, dopo aver detto che nessun aereo a loro disposizione era in grado di fare quelle cose, si dicevano interessati a saperne di più; a quanto pare, abitanti dell’area di Ain Zara, luogo dell’episodio, avevano fatto notare che lì sopra correvano parecchi cavi elettrici, e che difficilmente un velivolo sarebbe potuto atterrare in quel punto; quindi – questo il parere pudico – non doveva essersi trattato né di un elicottero, né di un elicottero che aveva prelevato un camion con un verricello…
Ciliegina sulla torta: una magnifica artist’s impression dell’oggetto misterioso, ricchissimo di dettagli e davvero assai più simile a una supercar, che a un aereo del futuro.
L’eco italiana e la fama postuma tra gli ufologi
Il “caso Papotto”, come è stato chiamato a lungo dagli ufologi, era noto da moltissimo tempo agli appassionati italiani del problema, sia pure in forme infinitamente meno ampie rispetto a quelle delle fonti primarie, cioè, agli articoloni del Corriere di Tripoli recuperati da Edoardo Russo nel 2023.
L’eco italiana della storia fu assai ampia, perché, cadendo quasi al culmine della mega-ondata Ufo che colpì il nostro paese nell’autunno del 1954, fece sì che l’ufficio tripolino dell’agenzia ANSA dedicasse tempo e risorse umane alla vicenda. Il risultato fu un lungo dispaccio datato da “Tripoli, 29 ottobre”, che il giorno dopo fu ripreso, spesso in prima pagina, da un numero altissimo di quotidiani della penisola – fra le altre cose, collocava l’episodio a una data sbagliata, cioè a quarantott’ore prima rispetto a quella indicata fin dall’inizio dal Corriere di Tripoli. Dall’ANSA, la storia passò sui giornali di mezzo mondo.
Nel testo c’erano alcuni dettagli significativi: il velivolo era come “un’automobile aerodinamica”, era sceso nel più totale silenzio e il volto che Papotto aveva visto era quello “normale, di un uomo”. Dopo che era stato “ributtato all’indietro” dalla scossa elettrica, uno dei membri dell’equipaggio aveva fatto segno all’uomo di rimanere fermo. Quanto al punto dell’atterraggio, il corrispondente dell’ANSA aveva esaminato il terreno, e aveva visto anche lui le tracce “di ruote rivestite di gomma”
La larghezza delle gomme risulta essere di circa 10 cm con battistrada a sezioni quadrangolari. Ogni parallelogramma del battistrada avrebbe un lato di circa tre centimetri. Le impronte fanno pensare a quattro ruote, presunte anteriori, accoppiate a due come nei rimorchi degli autotreni (con distanza assiale tra le due coppie di metri 1,85 e distanza tra ogni coppia di circa 10 cm) nonché a due ruote presunte posteriori con distanza assiale di cm 50. Rispetto a quelle anteriori, queste due ruote appaiono disposte obliquamente. Mentre sembrano centrali rispetto all’asse anteriore. La distanza tra i due assi sarebbe di metri 3,30.
Nel resto, il resoconto era del tutto simile alle cose riferite dal Corriere di Tripoli.
Per quanto ne sappiamo, probabilmente anche per il fatto che l’episodio si era verificato all’estero, nessun ufologo italiano riuscì mai a raggiungere Papotto o gli altri protagonisti della nostra storia. Basandosi sul dispaccio ANSA, sul n. 32 del gennaio 1971 della rivista torinese Clypeus, l’ufologo ed esoterista Solas Boncompagni lo fece finalmente conoscere agli appassionati italiani. Il resoconto era fedele al testo ANSA, ma di originale — e di fortemente adattato all’immaginario ufologico classico — c’era il disegno che lo accompagnava, opera di un illustratore notevole come Marco Rostagno (1935-2004).
Diventava così quello che nel racconto originale non era, e cioè un vero e proprio disco volante. L’anno seguente, nel 1972, sul n. 10 (gennaio) del mensile fiorentino Il Giornale dei Misteri, sulla scia del suo amico sodale Boncompagni fu il turno del giornalista e parapsicologo Sergio Conti: anche stavolta, consueto dispaccio ANSA, ma anche in questo caso, ormai non più una sorpresa, un’altra rilettura visiva del velivolo, stavolta dovuta a uno dei disegnatori storici del mensile, Silvio Neri, la cui sigla “SN” figura nell’immagine, ormai fortemente improntata a un’estetica Anni 70.
In realtà, sul piano internazionale, l’episodio aveva già da qualche tempo assunto una certa fama postuma, perché nel 1969, basandosi su fonti non chiare indicate in calce come “informazioni personali”, l’ufologo americano di origine francese Jacques Vallée aveva inserito la vicenda in un celebre catalogo di presunti atterraggi Ufo, appendice del suo terzo libro, Passport to Magonia. Alcuni dettagli menzionati da Vallée erano diversi da quanto le fonti primarie indicavano (forma a uovo del velivolo, rumore di un compressore prodotto mentre scendeva, mentre secondo il Corriere di Tripoli era silenziosissimo, e poco altro). Vallée accennava vagamente al fatto che erano stati compiuti “accertamenti attendibili”; diciannove anni dopo, nel 1988, curiosamente, in un altro suo volume, Dimensions, aggiungeva alcuni dettagli (per esempio, il fatto che le tracce erano state fotografate), anche stavolta, purtroppo, senza precisazioni sulle sue fonti, ma, in sostanza, fino al recupero degli articoloni del quotidiano libico nient’altro era stato possibile aggiungere alle presentazioni più o meno raffazzonate che dell’episodio erano state via via fatte.
Marziani, americani, oppure? Una valutazione di storia culturale
Con ogni probabilità non sapremo mai se e che cosa accadde alla periferia di Tripoli di Libia in quella notte ormai remotissima. La quasi totalità delle informazioni sulla storia si deve al lavoro dei redattori del Corriere di Tripoli che, naturalmente, produssero ciò che per loro era congruo: una serie di articoli smisurati, il cui scopo era tener desta l’attenzione dei lettori il più a lungo possibile. Le sole fonti di cui disponiamo, dunque, appartengono al genere del reportage giornalistico. Di più: sono il prodotto di una piccola comunità linguistica e culturale entrata nella fase terminale della sua storia. Riflettono dinamiche, polemiche, ripicche e discussioni di un contesto speciale e quantitativamente non estesissimo, che, per certi versi, ricordano quelle della provincia siciliana narrata proprio in quegli stessi anni da Vitaliano Brancati.
È in un ambiente di questo genere che i redattori del Corriere di Tripoli interpretano tutto ciò che, senza alcun dubbio, il testimone oculare dell’atterraggio del sigaro volante straniero si trovò a dover spiegare in lungo e in largo, dopo che uno dei suoi amici – quelli ai quali aveva raccontato la sua avventura notturna – si era precipitato, forse improvvidamente, presso la redazione del giornale.
Per una settimana, in un serrato dibattito collettivo fatto di spiegazioni, disegni, polemiche, tentativi di produrre prove, piccoli colpi di scena, e, soprattutto, dal succedersi di una serie di interpreti, tutti insieme contribuirono alla sinfonia che il Corriere di Tripoli con indubbio mestiere narrativo seppe costruire e donare ai lettori del tempo e a noi che la riscopriamo. Di quella sinfonia di voci dobbiamo stare attenti a rispettare la partitura, perché è quello, e non altro, ciò che giunge oggi al nostro sguardo di storici.
Quanto il Corriere di Tripoli ci ha trasmesso, sia pure con la voce di Papotto come interprete principale – colui che sta più avanti, sul proscenio – è un coro, e anche una querelle che mai si spinge oltre i limiti del garbo. Non ci sarà nessuna querela, e nessuno subirà dei danni, a causa del segreto del sigaro volante – americano, inglese, russo? – scorto a lungo quella notte vicino Tripoli mentre il suo equipaggio lo riparava.
Per il resto, come storico dell’ufologia, la mia valutazione è che la struttura narrativa del racconto lo apparenti a quanto io chiamo “fase terrestre” della storia degli incontri italiani dei primi anni dell’ufologia con gli equipaggi dei “dischi”. Fu anche una fase breve: nacque e tramontò fra l’estate e l’autunno del 1952, anche se ce ne furono propaggini successive.
Di questa “fase terrestre”, sono esemplari quattro episodi celebri, comparsi tutti sui media nel giro di poco meno di quattro mesi, cioè tra la fine di agosto e la metà di novembre dell’anno in discorso. Sono, si badi bene, i racconti attraverso cui in Italia compaiono gli incontri diretti ma casuali fra testimoni ed equipaggi dei dischi – perché fin dalla seconda metà dell’Ottocento nel nostro paese i contatti sistematici con gli abitanti di altri paesi c’erano, ma erano legati ad ambiti spiritistici, occultistici e teosofici di varia natura (un esempio remoto: Lincos; Stilo, 2026), e avvenivano grazie a metodi adatti a quei contesti culturali (medium, scrittura automatica, metodi di tipo magico, “magnetizzazione”, e così via).
I quattro episodi a cui mi riferisco sono quello di Abbiate Guazzone, reso noto a fine agosto 1952 (Stilo, 2000, pp. 186-99), quello di Lucca, diffuso a fine settembre (Stilo, 2002, pp. 289-298), quello del Ghiacciaio Scerscen (reso pubblico a fine ottobre, ibidem, pp. 308-332, ed è un falso fotografico conclamato, in cui però compare l’idea che potesse trattarsi di “marziani”) e quello di Castelfranco Emilia (a metà novembre, ibidem, pp. 340-350).
Quali ne sono i tratti caratteristici? In primo luogo, due di essi (Facchini, Rossi) testimoniano l’introduzione in ambito ufologico del mito del raggio della morte, la super-arma basata sull’elettricità di cui si era cominciato a parlare nei primi degli Anni 70 dell’Ottocento e che aveva raggiunto il massimo della sua popolarità fra le due guerre mondiali – un’idea che nella vicenda di Tripoli è rappresentata dal dettaglio della “scossa elettrica” che impedisce al colono di salire a bordo del velivolo. Nel caso Ferrari, è il “rumore di motori elettrici” descritto dal testimone a indicare la persistenza del mito dell’elettricità come veicolo fondamentale per l’energia che anima o difende gli ordigni volanti – nel caso Papotto il velivolo è perfettamente silenzioso e, forse, funziona grazie all’antigravità studiata da un italiano di Libia. Nel caso Facchini, invece, il testimone la scampa bella, quando gli sparano contro con un “raggio di luce maledetto”. Il mito del raggio della morte è più importante per l’ufologia di quello che la storiografia ha ritenuto. Per quel che mi è dato di vedere, il ruolo iniziale per il collegamento fra mistero dei dischi volanti, loro origine terrestre ed elettricità come arma e come sistema propulsivo degli stessi, comportò, prima della comparsa dei casi dell’estate-autunno 1952, la presenza due “inneschi”: il primo, importantissimo, fu l’arrivo nei cinema italiani, nel mese di marzo, del primo, vero e fondamentale film a sfondo ufologico della storia, cioè, The Day the Earth Stood Still (“Ultimatum alla Terra”), in cui il ruolo decisivo per convincere i terrestri della potenza dell’alieno è, appunto, costituito dall’impiego del raggio della morte – nella versione, assolutamente centrale, in quel mito, sin da subito dopo la Prima Guerra Mondiale – per disattivare ogni tipo di motore e di sistema di produzione di energia elettrica. Il secondo elemento, che fra la primavera e l’autunno del 1952 produsse una lunghissima serie di storie in prevalenza di origine tedesca o francese, fu lo sviluppo di una serie di versioni del mito dei dischi volanti inventati dai nazisti (Verga, 2023) in cui le armi segrete del Reich cadono in mano ai sovietici, che, ora, le stanno provando su mezzo mondo dando origine alle ondate di avvistamenti di dischi volanti. In questa linea, a metà luglio 1952, poco prima che si aprisse la piccola serie dei casi italiani di incontri con i piloti dei dischi, sulla nostra stampa fu ampiamente pubblicizzata la storia raccontata da poco da un profugo dalla Germania orientale sotto controllo sovietico, Oskar Linke, che sosteneva di aver visto, qualche mese prima di fuggire dall’Est, un disco volante e il suo equipaggio sovietico atterrare in una radura: un racconto che la stampa tedesca e europea lessero interamente nel quadro appena delineato, quello dei “dischi” come invenzione nazista caduta in mano ai russi, e la cui descrizione fu ripresa due mesi dopo in modo abbastanza fedele nel racconto sul caso di Lucca (Stilo, 2002, pp. 296-7). Successivamente, a inizio agosto 1952, un paio di settimane prima che con il caso di Abbiate Guazzone si aprisse il ciclo dei casi italiani, sui nostri giornali arrivò una storia del tutto inventata due mesi prima in Germania, per la quale un altro disco sovietico di derivazione nazista era caduto alle isole Svalbard, nell’Artico, ed era stato recuperato dai militari norvegesi: il sistema che lo faceva funzionare provocava interferenze elettromagnetiche sugli aerei che lo avevano scoperto. I piloti di questi dischi, come quelli del caso Papotto, indossano tute e maschere per l’ossigeno (Papotto almeno con l’ANSA parlò di un casco con una proboscide, proprio come nella storia di Abbiate Guazzone) o cose simili, un altro indicatore chiaro del contesto “aeronautico” in cui si collocano queste storie – equipaggi di velivoli stratosferici, super-moderni; Ancora più rilevante, il tema del guasto/riparazione/manutenzione in corso – nel caso Papotto rappresentato dal problema a una delle sei ruote del treno d’atterraggio e di decollo, che, insieme al motivo della ricognizione del territorio, in questo tipo di storie rappresentano la causa immediata della scoperta del velivolo da parte del testimone, che lo osserva a lungo, a volte seminascosto, a volte in piena vista, sotto lo sguardo dei tecnici che stanno provvedendo al loro aereo. Nel caso Facchini i tecnici lasciano al suolo i pezzi residuali della saldatura; nel caso Rossi, invece, hanno bisogno dell’acqua del fiume Serchio, sopra il cui letto il disco volante si è abbassato per rifornirsi. La natura militare e “politica” della storia dell’aereo supermoderno è confermata dalla continuazione del clima di mistero dopo che l’ordigno è sparito; nel caso di Lucca il testimone rischia di essere circuìto da uno strano uomo che gli offre una sigaretta drogata; polizie e militari intervistano i testimoni, preoccupati di voli di ricognizione di potenziali nemici, oppure per la possibilità che, in maniera involontaria, i testimoni stiano rivelando segreti tecnologici da custodire. I velivoli mostrano spesso un’estetica steampunk: sono macchinosi, non hanno niente di “superiore” o di celeste, sono privi di eleganza, nei loro barocchismi, nei loro ammennicoli, punte, antenne, sporgenze, eliche, tubi, mitragliatrici, cupolette panciute in plexiglas, ruote con battistrada, turbine, occhialoni sul viso e tubi a proboscide per respirare… Non possono venire dallo spazio: vengono dalle officine, puzzano di olio e di kerosene, forse di elettricità, a volte sporcano e inquinano. Sono nostri, sono un prodotto della nostra storia peggiore, quella delle guerre, non del cielo e dei suoi abitanti.
Per quanto è possibile leggere responsabilmente nelle parole che ci hanno lasciato i redattori del Corriere di Tripoli, Carmelo Papotto sembra essere l’ultimo testimone – anzi, la summa di un gruppo di testimoni – degli incontri italiani con i piloti dei “dischi” sorti nel 1952. La serie nuova, destinata a ben altri fasti, quella dei marziani e degli extraterrestri poi trasformati in alieni sta iniziando proprio mentre, verso la fine di ottobre del 1954, viene narrata la saga del colono siciliano. Quella nuova serie possiederà una potenza narrativa e mitogenetica infinitamente maggiore dell’altra, al punto da diventare, nel Ventunesimo secolo, tema culturale rilevante per l’intera umanità.
In questo quadro, il fascino sgangherato e persistente del sigaro volante sceso ad Ain Zara sta nell’essere, completamente e senza rimorsi, out of touch.
BIBLIOGRAFIA
Lincos, Sofia; Stilo, Giuseppe (2026), “Vincenzo Orsini; un generale e gli abitanti degli altri pianeti del sistema solare”, Query Online, CICAP, 11 febbraio, disponibile qui: https://tinyurl.com/w94t4a7c
Stilo, Giuseppe (2000), Scrutate i cieli!, UPIAR, Torino
Stilo, Giuseppe (2002), Ultimatum alla Terra, UPIAR, Torino
Verga, Maurizio (2023), Flying Saucers from Naziland. The Real Story of the Nazi UFOs – Volume I, presso l’Autore