I documenti sugli UFO della Guardia Costiera Usa raccolti dall’ufologo B. Greenwood

L’ufologo americano Barry J. Greenwood è uno dei maggiori storici della fenomenologia UFO e del suo contesto culturale.

Ha raccolto un colossale archivio documentario e giornalistico sui primi decenni della storia contemporanea della questione e ha scritto innumerevoli saggi. Pubblica anche una piccola rivista storiografica, la UFO Historical Revue (qui il numero più recente).

Di recente  l’ufologo spagnolo Vicente-Juan Ballester Olmos ha collazionato una serie di documenti reperiti nel passato da Greenwood (e da un altro studioso, Robert Todd). Grazie a lui è ora possibile apprezzare in modo unitario quanto un altro dei mille ambiti istituzionali che nel corso del tempo fu toccato dal problema UFO.

Questo perché nel giugno 2017 sul sito Academia.edu è stata resa disponibile una raccolta di ben centosessantuno pagine di fonti d’archivio a carattere ufologico provenienti dalla U.S. Coast Guard, la Guardia Costiera degli Stati Uniti.

Questi fogli coprono un periodo che va dal 1952 al 1989. Come detto, la loro conoscenza è dovuta in massima parte all’azione che Greenwood condusse tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’80 del secolo scorso sulla spinta della Legge sulla Libertà d’Informazione (FOIA) statunitense.

Fra le testimonianze dirette di uomini della Guardia Costiera e le indagini dirette su casi ad essa segnalati spiccano i documenti relativi ad un super-classico dell’ufologia, l’avvistamento che il 5 novembre 1957 ebbe per testimone nel Golfo del Messico l’equipaggio del pattugliatore oceanico Sebago. 

Nel loro complesso queste fonti documentano in modo inequivoco da un lato la costante attenzione da parte di quell’amministrazione statunitense per il fenomeno, dall’altro il carattere non scientifico di quell’interesse, marcato invece dai compiti istituzionali di sicurezza, difesa dei confini marittimi e valutazione di possibili presenze aeree non identificate sopra le acque di immediata competenza marittima dell’Unione nordamericana.

 

 

Nuova Zelanda: grandi quantità di documenti sugli UFO ancora da declassificare

Il 14 luglio l’ufologo australiano Paul Dean ha reso noto sul suo blog, UFOs – Documenting The Evidence, di aver scoperto nel mese di marzo, presso gli Archivi di stato della Nuova Zelanda, una gran quantità di documenti di organismi pubblici di quel Paese, in specie militari, relativi al fenomeno UFO e che finora risultano non accessibili al pubblico perché non declassificati.

E’ necessario precisare che una sostanziosa declassificazione di materiale ufologico da parte delle Forze armate neozelandesi era già avvenuto nel dicembre 2010 e che esso ha riguardato documenti relativi al periodo fra il 1952 e il 2009. Questo materiale, spiega Dean, colpiva anche per un motivo: perché mostrava un ampio coinvolgimento nel problema da parte di varie branche dell’amministrazione pubblica della Nuova Zelanda, e dunque dava per certo che molte parti delle fonti così create dovevano rimanere sconosciute, ancora inaccessibili.

Per ora, ha appurato Dean attraverso la consultazione per parole chiave, è possibile conoscerne solo gli estremi e intuirne da essi in maniera sommaria il contenuto, ma non di più. Lo studioso cerca di dedurne l’area interessata dai titoli e da altri riferimenti: si pensi che alcuni dei documenti ancora non disponibili risalgono agli anni della Seconda Guerra Mondiale, ma altri giungono sino agli anni ’80 del XX secolo.

Il problema – dunque – sottolinea lo stesso Dean è quello del persistere dell’impossibilità di fruire liberamente dei documenti, persino di quelli lontani nel tempo. Per capire meglio le cause di questo perdurante intoppo, invece che gridare al complotto e a chissà quali inconfessabili verità, il 6 aprile lo studioso ha scritto alla direzione degli Archivi di stato elencando i files cui desiderava accedere. La risposta è giunta quindici giorni dopo. L’archivista addetto ai servizi di ricerca, Nik MacDonald-Washburn ha spiegato che il processo di recupero dei files, di cancellazione delle parti relative alla privacy delle persone menzionate e di digitalizzazione è lento e costoso e che – inoltre – parte dei documenti sono tuttora di proprietà degli enti che li hanno prodotti o di quelli cui sono stati versati in prima istanza, NON degli Archivi di stato, che dunque ne sono semplici custodi.

Se si tratta di documenti classificati con restrizioni, essi debbono essere esaminati dagli addetti pagina per pagina, e l’archivista deve appurare presso gli enti che li hanno originati quali parti ritengono di dover rendere pubbliche, ecc.

Il processo, dunque, è lento e costoso in termini di ore lavoro/uomo, e non rientra certo fra le priorità più impellenti di questi organismi.

In altri termini: la pubblicazione ci sarà, ma richiederà pazienza da parte degli studiosi.

 

Dagli archivi militari inglesi – 1982: un incontro fra un UFO e un aereo-spia americano sul Mediterraneo

Il 30 giugno lo scrittore, storico dell’ufologia e folklorista inglese David Clarke ha pubblicato sul suo sito la notizia che, con la messa a disposizione del pubblico presso gli Archivi nazionali da parte del Ministero della Difesa britannico  degli ultimi quindici faldoni di incartamenti relativi al fenomeno UFO da esso raccolti è venuto alla luce un caso di grande interesse di presunto incontro fra UFO e aerei militari.

Protagonista principale ne fu l’equipaggio di un aereo per sorveglianza elettronica RC-135 dell’USAF, l’Aeronautica americana, che monitorava le attività militari sovietiche in volo a sud di Cipro, sul Mediterraneo orientale, regione allora al centro delle vicende della Guerra fredda.

A partire dalle 16 del 19 ottobre 1982, un oggetto fatto di  “una moltitudine di luci che lampeggiavano venti per volta” fu visto dall’intero equipaggio dell’aereo e si sarebbe accostato sino a due miglia dal velivolo, avvicinandosi poi ancora di più e seguendolo di coda.

L’aereo chiese il supporto delle aviazioni inglesi ed americane: due F-14 Tomcat decollati da una portaerei e un F-4 Phantom partito da Cipro, tuttavia, non riuscirono a vedere nulla – anche perché in quella fase l’UFO prese ad allontanarsi verso la costa africana, a sud.

Allo stesso modo il fenomeno non fu rilevato dalla base aerea inglese di Troodos, a Cipro, che pure registrò tutte le conversazioni con l’RC-135.

Il caso appare di grande complessità, ed è comunque da tenere presente che su di esso furono senz’altro prodotti documenti e valutazioni ulteriori sia da parte dei militari inglesi sia di quelli americani. Di questi incartamenti al momento non si sa nulla, anche se l’indagine sull’episodio fu condotta in comune.

Un alto ufficiale della RAF avanzò il sospetto che si fosse trattato di un miraggio dalla costa libanese o da quella israeliana, ma l’evento per ora rimane aperto.

Il fatto è degno di ben altre analisi, ma qui vale la pena di ricordare che i cataloghi del Progetto AIRCAT del CISU, che si occupa delle osservazioni di presunti UFO fatte da bordo di velivoli, per il periodo 1980-82 presenta una serie di episodi di difficile valutazione di cui furono protagonisti aerei militari e civili in volo sullo spazio aereo italiano o sul Mediterraneo le cui dinamiche paiono inserirsi bene nel contesto del tempo: le guerre nel Vicino Oriente, le tensioni fortissime fra la NATO e la Libia del colonnello Gheddafi.

[Nella foto in evidenza: la stazione radar inglese di Troodos, a Cipro, a meta degli anni ’70 del secolo scorso – dal sito: http://www.rafakrotiri.co.uk]

Le immagini UFO menzionate in un documento militare Usa

Sebbene il 17 dicembre del 1969 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, dopo ventidue anni d’interesse, avesse dichiarato conclusa la sua attività d’indagine sui fenomeni UFO in seguito ai risultati negativi della cosiddetta Commissione Condon dell’Università del Colorado, oggi sappiamo con sufficiente chiarezza che quell’interesse dei militari americani è proseguito in varie forme.

Oggi si dispone di una fonte documentaria attendibile che sostiene  ulteriormente quest’affermazione.

Ai primi di maggio l’ufologo australiano Paul Dean ha pubblicato sul suo blog UFOs – Documenting the Evidence la riproduzione di un breve paragrafo di un manualetto prodotto dallo staff del vice-segretario alla Difesa per gli affari pubblici del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti in una prima versione nell’aprile del 2001 e poi modificato nell’ottobre del 2002. In esso figurano cose rilevanti per il nostro problema.

Si tratta del DoD Instruction 5040.6, Life-Cycle Management of DoD Visual Information (VI), ossia dell'”Istruzione del Dipartimento della Difesa n. 5040.6 – Gestione del ciclo vitale dell’Informazione visiva del Dipartimento”. In altri termini, spiega in modo sommario come i militari americani devono gestire le immagini audio-video di loro competenza. E’ in documento annesso a questo, però, che si trova quello che ci riguarda, cioè nel DoD Manual 5040.6-M-1, Decision Logic Table Instructions For Recording And Handling Visual Information Material” (DoD Manual 5040.6-M-1), cioè il “Manuale del Dipartimento della Difesa 5040.6-M-1 – Tavole d’istruzione per la logica decisionale nella registrazione e il trattamento del materiale contenente informazione visiva”.

In sostanza,  insieme questi due documenti forniscono indicazioni su come si devono trattare le fotografie, i video e ogni altra forma di immagine digitale o tradizionale ripresa da militari di tutte le forza armate degli Stati Uniti, sia per quanto riguarda il salvataggio e l’archiviazione, la circolazione e la trasmissione a terzi.

Alla pagina 53 (capitolo 5, paragrafo 21) del secondo di queste due istruzioni si trova una tabella intitolata

“IMMAGINI RELATIVE AD OGGETTI VOLANTI NON IDENTIFICATI (UFO) E AD ALTRI FENOMENI AEREI.”

Ecco cosa spiega il testo. La tabella che segue riguarda immagini in cui siano stati registrati UFO e altri fenomeni aerei non immediatamente identificabili come velivoli convenzionali o missili. La tabella elenca pure la priorità assegnata ad ogni categoria di immagini e fornisce le relative istruzioni per il loro trattamento.”

Segue la tabella vera e propria, che ha il titoletto “Immagini di UFO e di altri fenomeni aerei”. E’ molto breve e formata da due piccole colonne. Quella di sinistra ha il titoletto “Descrizione dell’oggetto”, quella di destra “Istruzioni”.
A sinistra ci sono due tipi di eventi che potrebbero essere ripresi, ossia: Oggetti aerei non immediatamente identificabili come aerei e convenzionali e, di seguito, Fenomeni aerei (comprese luci in movimento e fenomeni simili).

La colonna di destra, che invece, come spiegato, deve riportare le priorità d’importanza per simili immagini e le istruzioni per il trattamento non pare assegnare speciale enfasi alla questione. La priorità infatti è “normale”, e le istruzioni consistono nel “fornire copie o duplicati a seconda delle necessità ai comandi locali e a quelli superiori. Trattare le immagini registrate con videocamera secondo quanto previsto dall’Appendice 2”.

Pur senza assegnare particolare rilievo alla faccenda, da questo documento emerge che il Dipartimento alla Difesa chiede che le immagini di presunti UFO e altri fenomeni aerei insoliti siano trasmesse dai membri delle Forze Armate ai loro comandi. Non è chiaro che cosa comporti questa catena di trasmissioni. Non vi è infatti alcuna indicazione circa ulteriori analisi e processi valutativi.

Anche se questo documento comporta per definizione la quasi certezza che negli ultimi decenni i militari americani hanno prodotto e archiviato documentazioni su eventi ufologici da loro osservati, documentazioni che restano per ora non di accesso generale agli studiosi e al pubblico, il fatto che queste brevi istruzioni siano state pensate dal Sottosegretariato agli affari pubblici  fa sospettare che le preoccupazioni relative ad un utilizzo cattivo o distorto di eventuali immagini insolite abbia giocato una parte nella loro genesi. Purtroppo, si tratta di un documento troppo laconico e isolato per poter asserire di più.

CEFAE: il gruppo d’indagine sugli UFO dell’Aeronautica militare argentina

Il sensazionalismo ufologico ha fra i suoi punti fermi la convinzione che governi, militari e servizi segreti di tutto il mondo passino il tempo ad occuparsi di UFO.  Si tratta di convinzioni semi-paranoidi che col dilagare di idee irrazionali concernenti i più vari ambiti stanno minando in modo radicale la possibilità di proporre ragionamenti seri sui fenomeni UFO.

In realtà, qualche organismo pubblico che si occupa di UFO c’è davvero. In alcuni Paesi esistono  piccole strutture – di solito nell’ambito delle aviazioni militari o civili, a volte in ambito scientifico, come nel caso del GEIPAN francese – dedicate alla raccolta e all’analisi di avvistamenti di oggetti volanti non identificati.

Segnaliamo un caso meno noto di altri, quello dell’Argentina. Il 15 settembre scorso, a Buenos Aires, il comandante Ruben Lianza, della Forza Aerea Argentina, ha tenuto una conferenza pubblica presso il “Centro culturale della scienza”, che si trova nel centro della capitale.

Era lì in veste di dirigente la CEFAE, ossia la “Comisión de Estudio de Fenómenos Aeroespaciales” dell’aeronautica militare del Paese sudamericano. Sebbene in riserva, nel 2011 è stato richiamato in servizio per adempiere a questo compito.

La CEFAE, di cui qui vedete il logo, è sorta per decisione dello Stato maggiore della Forza Aerea argentina con lo scopo d’indagare “le possibili cause degli avvistamenti degli oggetti non identificati dello spazio aereo nazionale” e di rendere pubblici i risultati di queste indagini.

Lianza ha ricostruito la storia dell’interesse formale dei militari argentini per gli UFO. I documenti d’archivio partono dal 1968, quando la ricerca era compito dei Servizi di sicurezza dell’Aeronautica. Nel 1979 fu creata una “Commissione nazionale d’indagine per lo spazio”, il cui compito principale era di verificare le segnalazioni di possibili rientri di “spazzatura spaziale”. Fu sciolta nel 1987. Solo nel 2011 nacque la CEFAE.

Nella sua conferenza l’ufficiale ha illustrato il lavoro d’indagine sugli avvistamenti e come si operi attraverso “filtri” successivi che conducono nella gran parte dei casi a trovare spiegazioni convenzionali. Ogni anno, ai primi di dicembre la CEFAE pubblica un rapporto sul sito ufficiale dell’Aeronautica militare. Lianza ha precisato che la CEFAE ha l’obbligo di fornire delle risposte ai cittadini, senza per questo diventare un “semplice addetto alle spiegazioni”. 

Esiste una necessità assoluta – ha sostenuto Lianza – di creare una forte consapevolezza fra il pubblico e i funzionari di ogni organismo potenzialmente coinvolgibile nel problema in specie per ciò che concerne i  rientri atmosferici di grandi bolidi o di frammenti di velivoli spaziali e di satelliti. La CEFAE ha dunque pure un compito didattico: formare risorse umane, compito che viene assolto tramite corsi tenuti nell’ambito dell’apposito Dipartimento dell’Aeronautica, il CTPAN.

“Finora non esiste un’evidenza scientificamente valida che il nostro pianeta sia sorvolato da astronavi  extraterrestri… ma noi abbiamo i racconti dei testimoni UFO, dei rapporti testimoniali che sono lì e che meritano risposte le più concrete e accurate possibili…”