Fulmine globulare nel cielo di Reggio Emilia? No

Articolo di Paolo Toselli e Roberto Labanti

Nella prima mattinata di mercoledì 3 giugno 2020 Reggionline – Telereggio, testata locale di Reggio nell’Emilia, sotto il titolo di “Prima i fulmini, poi una sfera rossa nei cieli” ha pubblicato un video (di provenienza sconosciuta, ma presumibilmente realizzato martedì 2 giugno, ad un orario imprecisato; il video disponibile non è quello originale, ma il frutto di una conversione da altro formato realizzata alle 09h10m57s del 3) col seguente breve testo:

Curioso e raro fenomeno ieri sera. Diverse le segnalazioni arrivate, comprese le immagini che vi mostriamo. La sfera si è mossa lentamente verso il basso fino a “spegnersi”.

Su Facebook il link, postato alle 09h16m della stessa mattina sulla pagina dell’emittente (con circa 32.800 followers) è stato ampiamente condiviso, a Reggio e fuori Reggio. Secondo i dati raccolti da Crowdtangle, su quel social network all’11 giugno aveva ottenuto 3.863 interazioni (2.173 reazioni, cioè “Mi piace” e cose simili, 631 condivisioni, 879 commenti). Di queste solo 363 (rispettivamente 149, 43 e 171), poco meno del 10%, sono sul post originale.

Su Instagram, invece, dove il profilo di Telereggio conta circa 9.850 followers, il post con un fotogramma del filmato ha ottenuto (sempre all’11 giugno) 430 “Mi piace” e 15 commenti.

Il filmato (della durata complessiva di 30 secondi circa) mostra, su un panorama rurale con un’illuminazione crepuscolare, una sfera biancastra (un effetto, probabilmente, della saturazione del sensore, a causa dello stimolo troppo luminoso) circondata da un alone rossastro in lenta discesa. Dopo 20 secondi circa, mentre si notano alcune illuminazioni del cielo prodotte da lampi, la sfera dà l’impressione di rimpicciolirsi d’improvviso e scompare spegnendosi. Sulla destra dell’inquadratura si nota un traliccio dell’alta tensione.

Purtroppo la privacy di Facebook non ci permette di seguire i commenti di tutte le condivisioni. A scorrere quelli accessibili sembra chiaro che, come  affermato nella caption del video, il fenomeno sia stato osservato da diverse persone (ad esempio qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui o qui) senza però che la natura del mezzo faciliti il recupero di informazioni utili alla ricostruzione dell’evento (uno di noi è riuscito comunque a contattare direttamente una testimone che ha collocato il fenomeno, descritto come più rosso di quanto appaia in video, intorno alle 22 del 2 giugno). In un commento su Instagram, S. P. (di Reggio Emilia), invece, dopo aver ipotizzato che “qualcuno si è divertito con un razzo di segnalazione…” racconta che “[…] dopo il primo ce n’è stato un secondo…senza fulmine…” ma non è chiarissimo se abbia o meno osservato dal vivo il fenomeno.

Il comportamento del fenomeno che si osserva nel filmato, infatti, ha fatto pensare a molti ad un “razzo a paracadute” producente luce rossa, un segnale di pericolo solitamente utilizzato in mare.

Non così per tutti però.

Nelle ore seguenti, il video in una versione dipendente da quella di Reggionline è stato pubblicato dapprima, in mattinata, anche sulla pagina FB del Centro Meteo Emilia Romagna sotto il titolo di “Fulmine Globulare a Reggio Emilia | 02-06-2020 e con la seguente caption

Un’insolita sfera rossa è comparsa ieri nei cieli di Reggio Emilia dopo i temporali

Si tratterebbe di un FULMINE GLOBULARE, un fenomeno raro e non ancora del tutto compreso

poi, in serata, sulla pagina FB Tornado in Italia; in questo ultimo caso il titolo era più cauto, “Possibile fulmine globulare”, mentre meno cauta era la descrizione:

Habemus il primo video di un fulmine globulare girato in Italia? Forse sì!

Ci scusiamo per la qualità, probabilmente il video è stato scaricato e caricato diverse volte, e purtroppo non è stato possibile risalire all’autore. In ogni caso, il possibile fulmine globulare, è stato visto ieri sera a Reggio Emilia durante il temporale. A prima vista le ipotesi sembravano essere tante, successivamente però siamo riusciti a risalire a due altre persone che hanno visto il fenomeno, ed abbiamo escluso altre possibili cause, tra cui anche la presenza di un drone. Ovviamente, non abbiamo la certezza che si tratti del raro fenomeno menzionato, ma, forse per la prima volta, le probabilità sembrano essere buone.

Fino all’11 giugno, nel primo caso (una pagina con 61.446 followers), il video ha ottenuto 1.133 reazioni e 180 commenti; nel secondo caso (una pagina con 59.738 followers), le reazioni sono state 510, 89 i commenti, per 169 condivisioni.

Concentriamoci su quest’ultima, una pagina a livello nazionale. Tra i commenti: molti collegano il fenomeno al vicino elettrodotto, qualcun altro ricorda simili esperienze personali o riferite da amici e parenti, Il gestore della pagina precisa “come segnalano anche le altre persone, è stato fermo più o meno 15 secondi e poi è sceso verso il basso, spegnendosi”, per contrastare l’ipotesi di un razzo di segnalazione. Un altro azzarda l’ipotesi di “un flare lanciato da un jet”. Altri chiedono lumi sui Ball Lightings (in sigla BL), di cui sapevano poco. Un altro suggerisce di informare gli astrofili per verificare eventuale rientro in atmosfera. Anche qualche battuta scherzosa collegata al 5G. Un altro ancora avanza l’ipotesi della “lanterna cinese, usata per i funerali” e qualcun altro ha dubbi sull’ipotesi BL. Uno solo ipotizza un bengala. Curiosamente nessuno ha tirato in ballo gli UFO (come invece è accaduto in commenti apparsi altrove).

Tra l’altro un utente, senza l’accompagnamento di un testo, posta il video di provenienza russa di un presunto BL che attraversa scoppiettando i binari di una ferrovia. Peccato che si tratti di un fake creato in computer grafica. Di fatto, le foto di BL sono veramente rare e ancor più i video. Forse se ne contano una decina o poco più in tutto il mondo.

Da decenni il Centro Italiano Studi Ufologici, riconoscendo l’importanza di questo particolare e ancora poco chiaro fenomeno naturale nell’ambito di uno studio scientifico degli UFO, ha costituito un progetto di catalogazione degli avvistamenti italiani di presunti fulmini globulari (in sigla BLITA), coordinato da  Paolo Toselli, che nel 2001 si è concretizzato nella pubblicazione di una monografia della serie “Documenti UFO” in cui sono esposti 184 casi accaduti a partire dal 1672. In collaborazione col fisico Renato Fedele, Toselli ha presentato in ambito accademico il progetto BLITA in un paper all’International Symposium on Ball Lightning tenutosi in Belgio nel 1999. Per l’Italia è da citare anche il lavoro svolto dal fisico Albino Carbognani che nel 2006 ha pubblicato presso Macro Edizioni il libro Fulmini globulari. Alla scoperta di uno straordinario fenomeno naturale, contenente fra l’altro l’elaborazione di 74 segnalazioni che si estendono in un arco temporale che va dal 1925 al 2004.

Esistono alcune affinità fenomenologiche tra fulmini globulari e alcuni casi UFO, ma al contempo molte sono le differenze, e un collegamento diretto, anche se ipotizzato da alcuni sin dagli albori dell’ufologia, non è ancora stato provato. L’unica certezza, sia per gli UFO sia per i fulmini globulari, è che la maggioranza dei casi può essere spiegata con errate interpretazioni di eventi che hanno ben poco di misterioso, come il caso di Reggio Emilia insegna.

La mattina del 4 giugno, infatti, fra i commenti del post FB di Reggionline ne è apparso uno di una residente a Coviolo, una frazione di Reggio Emilia a 4 km a sud-ovest dal centro cittadino:

[…] Semplicemente, un branco di i*** che hanno pensato bene di sparare un razzo segnaletico sul tetto di casa mia […].

Quella stessa sera. in un altro commento, un’altra persona (presumibilmente non indipendente dalla prima) ha confermato quanto descritto:

[…] ci siamo anche spaventati perché lo hanno sparato proprio a fianco di casa nostra e abbiamo sentito un rumore fortissimo…poi siamo usciti e abbiamo capito che erano solo un branco di *** […]

– – –

Nell’immagine in evidenza: frame estratto dal video pubblicato da Telereggio.


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Fenomeni luminosi causati da lanci missilistici: le analisi

Esiste una categoria molto particolare di avvistamenti di presunti UFO dovuta a una causa che in Italia si riscontra di rado – ma fu più presente in passato – e che invece oggi riguarda diverse aree del mondo.

Si tratta di quegli avvistamenti, di solito di grande spettacolarità, causati dal lancio di missili balistici pensati per usi scientifici o militari oppure di razzi destinati a raggiungere le zone dell’atmosfera più distanti dal pianeta.

Attualmente nella gran parte dei casi si tratta di vettori che servono a mettere in orbita satelliti artificiali.

Gli indicatori generali di questo tipo di causa come spiegazione per gli avvistamenti sono:

  • la presenza di segnalazioni su vasta o vastissima scala geografica in un arco di tempo massimo di un’ora circa (quella che in ufologia si chiama condizione di flap);
  • la vistosità notevole dei fenomeni, che possono avere dimensioni apparenti tali da impressionare i presenti;
  • la permanenza in cielo per tempi prolungati di nubi e di fumi (anche un’ora) e di luminosità (diversi minuti);
  • la varietà e mutabilità delle forme dei corpi, che comunque in molti casi vedono la descrizione da parte dei testimoni di “spirali” o di “anelli” e di “cerchi” magari in espansione;
  • il ripetersi degli eventi in aree geografiche (sia pur grandi) ma tutto sommato predicibili perché molte volte legate alla posizione in cui giacciono rispetto ai poligoni dai quali sono effettuati i lanci.

In Italia un grande evento del genere si verificò il 21 marzo del 1989, quando alla sera in tutta la parte nord-occidentale del Paese ed in Francia si ebbero avvistamenti di un fenomeno luminoso posto verso occidente la cui presenza mise in allarme migliaia di persone. Fu dovuto al lancio sperimentale di un missile balistico francese a raggio intermedio tipo S-3 fatto partire dal poligono della zona del Plateau d’Albion. Il periodico del CISU, UFO – Rivista di Informazione Ufologica se ne occupò nel suo numero di giugno 1989: leggetelo a questa pagina.

In testa alla notizia vi mostriamo una foto di quel fenomeno come fu visto da Acqui Terme (Alessandria).

Più in generale, da noi i numerosissimi lanci di vari tipi di missili e razzi effettuati fra il 1961 ed il 1975 dal poligono sardo di Salto di Quirra  (per non dire di quelli fatti in Tunisia e in Algeria) furono responsabili di casi ufologici di ogni genere in specie lungo le coste delle regioni tirreniche centro-meridionali e nell’intero territorio siciliano. In larga misura ne furono responsabili razzi inglesi di tipo Skylark, del quale vedete un’immagine del tempo scattata proprio a Salto di Quirra.

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Un elenco dei test dal poligono sardo con la loro data di effettuazione è reperibile qui, mentre notizie generali sono sul sito dell’ESA (European Space Agency), dal quale è tratta anche la foto qui sopra.

Adesso lo scettico americano James Oberg, che è soprattutto un giornalista e scrittore che  si occupa di astronautica e di missilistica ma che da decenni scrive di ufologia ha messo a disposizione sul web tre suoi lavori che costituiscono ottime risorse sulla questione.

Il primo, aggiornato alla fine del 2016, è uno scritto di 116 pagine che potete scaricare qui.  Tratta un aspetto particolarmente clamoroso di questo genere di eventi, ossia le manifestazioni che si ebbero nei cieli del continente americano fra il 1971 ed il 1996 a causa dei lanci sovietici fatti con missili della serie Molniya che mettevano in orbita vari tipi di carichi paganti (anche militari) producendo grazie ai loro gas ionizzati enormi nuvole luminose. A causa delle modalità di lancio  e di salita in quota si rendevano particolarmente visibili dal Sudamerica.

Il secondo saggio, invece, è un’analisi recente dell’incredibile fenomeno spiraliforme visto, fotografato e ripreso nei cieli della Norvegia il 9 dicembre 2009. Quella volta la responsabilità fu  il fallimento del lancio sperimentale di un missile balistico intercontinentale navale russo “Bulava 30”, quelli che la NATO definisce SS-NX-30.

Nel suo lavoro, che è qui, Oberg fa notare come il quadro nel quale si colloca una testimonianza recente come quella norvegese sia decisamente diverso da quello dei fatti sudamericani degli anni ’70-’80 del secolo scorso. Videocamere, wifi, smartphone, app di messaggeria istantanea permettono il recupero efficiente dei dati e dunque l’identificazione delle cause degli eventi in tempi assai più brevi rispetto ad allora. Le nostre capacità analitiche hanno dunque subito un miglioramento senza precedenti.

Infine, nel terzo saggio – anch’esso assai esteso (144 pagine in formato ppt) – è presentata parte dei casi di un’ondata classica della storia dell’ufologia, quella verificatasi nel 1967 nell’Unione Sovietica a causa dei test di un sistema missilistico segretissimo e vietato per trattato, il cosiddetto FOBS (Fractional Orbit Bombardment System) con il quale si mettevano in orbita veicoli in grado di manovrare e di rientrare in modo autonomo nell’atmosfera portando con loro testate nucleari.

Uno studio specifico della casistica italiana di questo tipo sarebbe altamente auspicabile anche per le sue implicazioni per la storia della tecnica, della politica internazionale e di quella della scienza. E’ sempre possibile, inoltre – anche se ad un ritmo assai lento – che episodi del genere si ripetano anche nei nostri cieli.

 

 

Risorse operative per ufologi: gli inganni del cielo

Gli inganni del cielo rappresentano il pane quotidiano dello studioso di ufologia.

Uno dei compiti  dell’ufologo di orientamento scientifico consiste nell’analisi dei resoconti dei testimoni, D’altro canto l’esperienza ci dice che dopo adeguati approfondimenti la stragrande maggioranza di essi sarà spiegata in termini convenzionali, Perciò, avere una conoscenza adeguata degli inganni del cielo e magari disporre di un prontuario è una necessità per noi che vogliamo indagare.

Oggi disponiamo di un buon strumento online per le nostre esigenze.

Il sito francese Méprises du ciel (Inganni del cielo, appunto) offre un lungo elenco di possibili fonti di confusione da parte di osservatori anche ben preparati.

Divide queste cause in tre grandi categorie (artefatti fotografici, fonti naturali, fonti artificiali) a loro volta ripartite in numerose sottocategorie e  molte volte in sezioni ancora più specifiche, da consultare una per una con cura.

Ampiamente illustrato da spiegazioni, foto, video e corredato sovente da riferimenti bibliografici, il sito ha un ulteriore pregio: fa vedere per immagini come molte fonti di errore (ad esempio, i satelliti artificiali) si presentano in concreto a chi le osserva da terra, ossia da grandi o grandissime distanze.

Un’altra cosa importante  è la presenza di fonti di errore comparse di recente. Non dimentichiamo che gli sbagli nell’osservazione mutano negli anni al cambiare della scienza, della tecnica e della cultura.

Andate, per sincerarvene, alla pagina dedicata alle nuvole di schiuma per feste, una nuova combinazione di polimeri e di gas elio che, modellati da stampanti 3D, fanno volare in cielo oggetti leggerissimi dotati di forme sempre nuove – in pratica senza limiti di fantasia.

Noi del Centro Italiano Studi Ufologici abbiamo ritenuto talmente interessante questo sito da inserirlo nella nostra pagina Risorse operative.

Ricordate sempre, però: l’esperienza sul campo, quella fatta parlando in modo diretto con i testimoni, ascoltandoli con cura, prendendo nota rigorosa di quanto raccontato, magari registrandone (col loro permesso) i racconti non potrà mai essere sostituita un sia pur utilissimo, ben fatto ed encomiabile sito di riferimento. Accanto a strumenti come questo, dunque, occorre l’uso del Manuale di metodologia d’indagine. E il vostro lavoro.

Il fatto di concentrare l’attenzione sugli “sbagli” non è un fallimento dell’ufologia: è un modo per comprendere la realtà delle cose, il modo in cui funzionano – e scoprire che di solito non sono così semplici come pensavamo.

Ed è anche il sistema migliore di attrezzarsi per capire se gli “UFO veri” ci sono.

Buone indagini sugli avvistamenti della vostra zona.

Attendiamo le vostre relazioni.

 

Capodanno 2017: dal cielo piovono UFO incendiari, pardon, lanterne cinesi.

Le cosiddette lanterne cinesi, soprattutto quelle di grandi dimensioni, che possono restare visibili anche per 5-10 minuti e che emettono una luce assai intensa ormai da più di dieci anni costituiscono una fonte frequentissima di errore per i testimoni UFO.

Nell’estate del 2009 forse alcune centinaia di avvistamenti – soprattutto in Campania – furono dovute a cause di questo tipo e contribuirono a generare una vera e propria ondata UFO propulsa (e fu la prima volta in quella misura) non più dai media tradizionali ma in larghissima parte dai social network e da Youtube oppure da altri strumenti di condivisione telematica.

Di là dall’impegno che provocano agli studiosi di ufologia, ne è sempre stato rimarcato il pericolo per la sicurezza dovuto ad incendi.

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I resti di una lanterna cinese con involucro verde nelle campagne di Buttigliera Alta (Torino), la mattina del 1° gennaio (foto Paolo Fiorino – CISU)

 

Complice le condizioni siccitose, a cavallo fra il 31 dicembre ed il 1° gennaio, stando alle notizie che abbiamo raccolto stavolta sono stati particolarmente  numerosi gli incendi provocati da lanterne usate magari in violazione di ordinanze comunali di divieto emesse in parecchie regioni.

Qui ricordiamo solo alcuni degli episodi della notte di Capodanno: il peggiore sembra essere quello verificatosi al porto di Napoli, dove al molo presso cui erano ormeggiate le imbarcazioni del “Circolo del Remo e della Vela Italia” sono cadute decine di lanterne ancora accese. Diciotto barche sono state distrutte o danneggiate dalle fiamme.

Incendi boschivi sono stati addebitati alle lanterne anche nell’Alta Bergamasca, dove il sostituto direttore della sala operativa dei Vigili del Fuoco di Curno ha auspicato che sull’uso di quegli aerostati sia imposto un divieto generalizzato.

Danni e piccoli incendi sono segnalati anche in Brianza e nella stessa Milano.

A Campedello (Vicenza), invece, un agricoltore ha mostrato sconsolato al quotidiano locale cinque lanterne cadute sui suoi appezzamenti coltivati e ora in parte bruciati – e l’elenco potrebbe continuare.

Il Centro Italiano Studi Ufologici  chiede prudenza nell’uso di questo strumento di divertimento, sia per senso civico sia perché provoca un enorme numero di segnalazioni da parte di gente stupita che invece guarda… dell’aria riscaldata.

Un ringraziamento per la collaborazione a Gildo Personè e Roberto Labanti.

Attenti al pianeta Venere, verso sud-ovest, prima di cena!

In questi giorni il pianeta Venere brilla relativamente basso sull’orizzonte con un’intensità eccezionale nei cieli sud-occidentali, subito dopo il tramonto.

Venere, che è da sempre frequente fonte di equivoci con “cose strane”, si presenta come una sfera gialla luminosissima (in termini di misure astronomiche è oggi a una magnitudine di -4,3, un valore altissimo).

Di solito i pianeti, brillando di luce riflessa e non perché emessa da loro stessi come  invece è per le stelle, producono una luminosità meno oscillante e più stabile che all’osservatore dà l’impressione di “fari” e non di corpi lontani, nello spazio esterno.

Attenzione dunque in queste settimane alle segnalazioni di “sfere luminose” viste per un tempo prolungato ad ovest o a sud-ovest, fra le 17 e le 20, magari descritte muoversi “lentamente”, a volte oscillando lievemente sino a sparire.

Sul sito nakedeyeplanets.com trovate indicazioni dettagliate per l’osservazione ad occhio nudo di tutti i corpi planetari del sistema: usatelo – è anche un utilissimo strumento per l’ufologo.

Lo schema che vedete indica la posizione di Venere, trenta minuti dopo il tramonto, a 35° di latitudine nord (per avere la media delle posizioni italiane dovete solo spostare tutto un po’ più in basso e più a sud-ovest), ed è tratto proprio da quell’ottimo sito.

E’ il meraviglioso spettacolo del nostro sistema solare!