Progetto Earth Lights

Dal 1999 il Progetto Earth Lights del CISU, oggi coordinato da Roberto Labanti, si occupa della raccolta, dell’ordinamento e dell’analisi di tutte le fonti bibliografiche, della valutazione delle osservazioni e delle teorie e dei modelli interpretativi concernenti tre classi principali di fenomeni:

1. Earth lights

Le Earth lights (“luci telluriche”, altrimenti definibili come “luci terrestri”, indicate in sigla come EL) rappresentano forse la classe di fenomeni più sorprendenti e controversi dell’intera gamma dei Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera. Almeno dagli inizi del XVII secolo, in parti del mondo lontane fra loro ed in quadri culturali diversi, spesso secondo un ritmo “ad ondata”, sono riferite le osservazioni di fenomeni luminosi di dimensioni varianti da pochi centimetri a qualche metro, spesso di forma sferica ma anche di aspetto più insolito, che si muovono a poca distanza dal terreno, in particolare sulle creste di colline, sulle pendici di monti, lungo fiumi e torrenti, intorno ad edifici di culto o a cimiteri. In genere “ma non sempre” questa fenomenologia è fatta di osservazioni non di corpi strutturati ma di luci dall’aspetto gassoso o simili a “luci di lanterne”, di “fari elettrici”, di “lampi al magnesio”, di “strani bagliori” o di “fiammelle”, tanto che le manifestazioni delle EL e la loro storia a volte è indistinguibile da quella dei fuochi fatui e di altri fenomeni di cui si occupa il progetto. Il loro forte legame con il territorio e le convinzioni popolari che spesso le accompagnano, oltre a tenere lontane da questi fenomeni le scienze fa sì che sovente ogni singola Earth light sia denominata con un appellativo specifico per ogni zona differente. La letteratura popolare e dell’insolito in genere le raccogliesotto le etichette immaginifiche e fuorvianti di ghost o spook lights (“luci fantasma”).

2. Fuochi fatui

I fuochi fatui (IF, ignes fatui) sono stati dei fenomeni popolarissimi nella letteratura scientifica e nella cultura generale in specie fra gli inizi del XVII secolo ed i primi decenni del XX. Descritti in genere come “fiammelle” o “deboli luci” in movimento ondivago vicino al terreno, erano associati a storie di fantasmi, a zone acquitrinose o a luoghi in cui era più intensa la decomposizione di materia organica, ad esempio ai cimiteri. Con il sorgere della chimica moderna, nel XVIII secolo, emerse un’interpretazione standard che li legava all’incendiarsi spontaneo della fosfina derivante dal decadimento di materiali organici presenti in certi terreni a contatto con l’idrogeno dell’atmosfera. In realtà , le loro cause sono rimaste sempre oggetto di discussione. Le loro manifestazioni fenomeniche li rendono spesso difficilmente compatibili con spiegazioni naturali semplici. Anch’essi “come le Earth lights” denominati in modo diversissimo a secondo delle culture locali, nella letteratura anglosassone erano spesso noti come will-o’-wisps. Spesso i loro caratteri li rendono indistinguibili dalle più sorprendenti e controverse Earth lights.

3. Fuochi di Sant’Elmo

I Fuochi di Sant’Elmo (in sigla SEF, Saint Elmo’s Fires), sono quei fenomeni, noti sin dall’antichità classica, per i quali oggi la definizione scientifica più corretta è quella di scariche a corona. Si tratta di una particolare scarica elettrica che si può verificare negli oggetti quando intorno ad essi per qualche motivo aumenti l’intensità del campo elettrico (e in particolare della tensione specifica) sino a superare un certo valore critico. Oggi largamente spiegati, i SEF presentano però grande interesse per gli studiosi dei Fenomeni Luminosi Transitori in Atmosfera sia per i probabili meccanismi che li apparentano a certi fra essi, sia perchè i SEF di dimensioni eccezionali sono ancora discussi nella comunità dei fisici atmosferici.

Il Progetto Earth Lights ha come suo scopo secondario pure la raccolta della letteratura e delle osservazioni relative ad altri tre tipi di fenomeni:

a) Fiamme lambenti

Le “fiamme lambenti” (IL, ignes lambentes) sono collocate da diversi secoli dalla scienza nell’ambito delle credenze popolari o, al massimo, sono state viste come il portato di concezioni scientifiche pre-moderne, ancora connesse alle idee aristoteliche della fisica mescolate a convinzioni di tipo religioso. Sino al XIX secolo, tuttavia, non sono mancati resoconti relativi allo sprigionarsi di fiamme o di luminosità dal corpo dei morenti o dai cadaveri. Per la rilevanza che questi resoconti hanno avuto nella formazione delle interpretazioni standard del fenomeno dei fuochi fatui, essi rivestono tuttora un certo interesse alla luce dei meccanismi per la produzione di emissioni luminose oggi note alla scienza e talora non del tutto chiariti in dettaglio.

b) Luminosità delle cime montane

Le luminosità delle cime montane (MPL, Mountain peaks luminosity) sono quei fenomeni, probabilmente scariche di elettricità terrestre di dimensioni particolarmente grandi, ritenute la possibile spiegazione per il complesso fenomeno di luminosità di vario genere che in più parti del mondo sono state osservate sui picchi e sui pendii di numerose montagne. Tali luminosità consistono a volte in raggi, a volte in lampi, mentre altre volte sono rappresentate da bagliori intensi e diffusi o addirittura in strisce ondulate di luce. Spesso sono di colore bianco-giallastro ed in certi casi sono stati osservati per diverse ore consecutive.

c) Luminosità accresciuta delle rocce

L’accresciuta luminosità delle rocce (in sigla ELR, Enhanced Luminosity of Rocks) e di vari tipi di terreno senza cause plausibili, in aree ristrettissime o assai ampie, è un fenomeno anomalo della geologia tanto raro quanto interessante. E’ descritto soprattutto in ambiente montano, a volte si prolunga per ore o per giorni e mostra legami con fenomeni di scarica elettrica riferibili alle creste di varie alture (ad esempio alle scariche intermontane), alle Earth lights e ad altre manifestazioni peculiari dell’elettricità atmosferica.

E’ in costante aggiornamento una “Chronological Bibliography on Saint Elmo’s Fires, Ignes Fatui and Earth Lights”, redatta in inglese. Essa conta circa 2500 entrate in tredici lingue differenti, ordinate in senso cronologico ed in larga misura accompagnate da un breve commento. Esse si estendono lungo un arco compreso fra la fine del XV secolo ed oggi.

E’ tuttora in fase di gestazione la base di dati E.L.I.A. (Earth Lights International Archive), che utilizza il programma Excel per archiviare dati sufficienti ad individuare le località geografiche di tutto il mondo presso le quali avrebbero avuto luogo fenomeni di tipo EL aventi caratteristiche di ripetitività . Scopo di E.L.I.A. è mettere a disposizione degli studiosi indicazioni sufficienti a selezionare località nelle quali effettuare attività di ricerca di vario genere, dall’indagine sulle segnalazioni sino a campagne osservative sistematiche di tipo strumentale. Una valutazione provvisoria fa ascendere ad almeno 350 le suddette località .