I nostri primi 40 anni

Il 15 dicembre 1985 nasceva ufficialmente il Centro Italiano Studi Ufologici, che oggi compie quindi quarant’anni.

Si tratta di quattro decenni di lavoro, di iniziative, di crescita e di obiettivi importanti. Come socio fondatore del CISU, vorrei cogliere l’occasione e fare qualche cenno di inquadramento storico, per far capire come e perché è nata la nostra associazione.

L’UFOLOGIA DEGLI ANNI 70

Già guardando le date di nascita del gruppetto di soci fondatori e di quelli che si sono subito aggiunti per dare vita al CISU ci si può rendere conto che per la maggior parte facevamo parte di quella che potremmo definire l’ “ufologia dei boomers”, nati tra la fine degli Anni 50 e l’inizio dei 60, che hanno iniziato ad avvicinarsi all’argomento da giovanissimi, nel corso degli Anni 70.

Quello dei 70 fu per l’ufologia un decennio rivoluzionario, che ha portato un cambiamento fondamentale nel modo di guardare al fenomeno e nel come studiarlo.

Sono gli anni che, prima negli Stati Uniti prima e in poi Europa, hanno videro affermarsi quella che è stata definita come “ufologia scientifica” perché iniziava a guardare all’approccio scientifico come unico possibile per studiare un fenomeno nuovo che, apparentemente, non sembrava rientrare nei canoni della scienza.

Nel 1972 l’astronomo Joseph Allen Hynek pubblicava il suo fondamentale libro “The UFO Experience – A Scientific Inquiry”, dove venne presentata la sua classificazione degli avvistamenti UFO e sin dal titolo spiegava da che parte voleva portare l’ufologia.

E pochi anni prima un altro astronomo, Jacques Vallée, se da una parte proponeva la sua ipotesi parafisica, dall’altra realizzava i primi database e le prime analisi informatiche dei dati.

Il decennio si chiudeva con due momenti storici: nel 1977 in Francia nasceva il primo gruppo ufficiale di studio scientifico degli UFO in Europa (il GEPAN, oggi ancora attivo) e nel 1978 aveva luogo la presentazione presso l’assemblea dell’ONU delle tematiche ufologiche da parte dei citati Hynek e Vallée.

Quello che avvenne fu quindi un cambiamento significativo: si passava dall’ufologia di degli albori, quella che aveva come obiettivo quello di “testimoniare” che i dischi volanti esistevano ed erano sostanzialmente visitatori extraterrestri, alla consapevolezza di trovarsi davanti a qualcosa di più complesso, ad un “fenomeno UFO” che – come tutto quello che ci circonda – poteva e doveva essere studiato con le metodologie della scienza. Quelli che prima erano stati appassionati (o veri e propri “propagandisti“) iniziavano a diventare dei ricercatori, degli studiosi.

E IN ITALIA?

Nel nostro Paese la situazione era un po’ diversa.

Gli Anni 70 furono caratterizzati da un grande e diffuso interesse per l’insolito e il mistero in tutte le sue declinazioni, quindi anche per l’ufologia, che ne costituiva la parte più “moderna” ed attuale rispetto ad altre tematiche più classiche (esoterismo, parapsicologia, spiritismo, ecc.). Si tratta di quella che nel suo libro “Italia lunare” Fabio Camilletti ha definito come “occultura” e che vedeva come portavoce più significativo il mensile Il Giornale dei Misteri, che iniziò le sue pubblicazioni nel 1971.

Quel tipo di interesse si andò a saldare con la voglia di stare insieme, di fare gruppo e di associarsi che caratterizzò gli anni del post-Sessantotto in modo trasversale, dalla politica, all’impegno sociale all’associazionismo di ogni genere.

Ecco quindi la creazione di centinaia di gruppi e gruppetti che, sotto l’influenza di un modello promosso proprio dal Giornale dei Misteri, nacquero in tutta Italia e si attivarono a raccogliere avvistamenti, fare conferenze, sky-watch e mille altre attività, portate avanti in modo molto partecipato ma spesso ingenuo e senza adeguate basi metodologiche.

Erano circa 600 i gruppi elencati a metà degli Anni 70 sulle pagine del GdM che dichiaravano di occuparsi anche o solo di ufologia ed ebbero la fortunata sorte di essere attivi in un decennio di continua crescita degli avvistamenti ufologici, sia nel numero di segnalazioni, sia nella stranezza-credibilità dei casi. Non a caso il decennio si concluse con il boom di avvistamenti nel 1978, che in Italia ricordiamo anche come l’“anno degli umanoidi“ per i tanti casi di incontri ravvicinati del terzo tipo.

A fronte di questo iper-attivismo giovanile, le preesistenti realtà associative nazionali sembravano un po’ latitare. La Sezione Ufologica Fiorentina (SUF) aveva la sua rete di rappresentanti locali presi tra i gruppi del GdM ma non si strutturò mai come vera e propria organizzazione nazionale.

Dall’altra parte il Centro Ufologico Nazionale (CUN), nato nel 1965 con l’ingombrante denominazione di “Centro Unico Nazionale per lo studio dei fenomeni ritenuti di natura extraterrestre”, rappresentava anche anagraficamente la vecchia fase dell’ufologia e sembrava poco attratto dagli echi delle nuove tendenze d’oltreoceano. Per adeguarsi ai tempi, il CUN era riuscito a portare al suo interno alcune delle realtà emerse dai gruppi giovanili locali, ma restava distante dal mondo dei nuovi appassionati senza peraltro presentare quelle strutture (archivi, rete di inquirenti, iniziative strutturate) che erano invece il biglietto da visita delle altre associazioni americane ed europee.

NEL CENTRO NAZIONALE

In questo tipo di scenario la spinta che veniva dal basso, dai ragazzi (noi, all’epoca) che vedevano la necessità di cambiamenti radicali che mettessero a frutto il proprio entusiasmo, portò in primo momento (tra il 1977 e il 1978) a costituire delle Federazioni Ufologiche Regionali per avere uno strumento di collaborazione e coordinamento tra i vari gruppi.

Con il finire del 1978, quindi a cavallo dell’eccezionale ondata di quell’anno, il CUN riuscì per la prima volta a portare in edicola una rivista mensile interamente dedicata all’ufologia e questo fatto funzionò da catalizzatore per molte cose. I giovani delle FUR videro la possibilità di portare la propria vitalità all’interno di un CUN che sembrava in quel momento in grado di aprirsi e rinnovarsi.

Fu così che entrammo a far parte del centro nazionale con l’intento di cambiarlo, di farne una Associazione con la “A” maiuscola, di usarne la struttura per svolgere in modo coordinato le attività di indagine e studio che fino al quel momento non erano state adeguatamente implementate.

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Nella foto a sinistra: riunione delle sezioni CUN a Firenze, 15/09/1979: si riconoscono Roberto Pinotti, Roberto Farabone, Renzo Cabassi, Antonio Chiumiento, Corrado Malanga, Paolo Mercuri, Gian Paolo Grassino.

 

 

 

 

 

 

Nella foto a destra: Edoardo Russo, Umberto Telarico, Gianfranco Neri, Paolo Toselli a casa di Pinotti (1979)

 

 

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Gli anni dal 1979 al 1985 furono quindi un periodo molto vivace, che vide l’attivazione di molte iniziative prima in sonno o del tutto assenti.

Vennero riattivati e venne dato nuovo impulso agli archivi centrali del CUN, la “Banca Dati Ufologica” che all’epoca consisteva in due tristi scaffalature ospitate in un corridoio nell’ufficio dell’allora presidente. Grazie anche al fatto che il gruppo torinese, autotassandosi, aveva preso in affitto una piccola sede, in poco tempo l’archivio cominciò ad avere una sua consistenza e a generare attorno ad esso attività, raccolta di informazioni e ricerca.

Venne avviato un progetto di raccolta della casistica su basi regionali, fu rivitalizzata una circolare interna di collegamento e più in generale il contributo di vitalità che volevamo portare stimolò tante nuove e vecchie iniziative, tra le quali il “Manuale di metodologia d’indagine ufologica” che, sulla base di simili iniziative straniere, forniva una base imprescindibile per la raccolta strutturata delle testimonianze di avvistamento.

Ma il numero di nuove attività e iniziative da parte di questa nuova generazione è lunghissimo: si può vederne una sintesi illustrata cliccando qui.

Purtroppo però restavano profonde differenze di visione con il vecchio gruppo dirigente che, anche a causa di personalismi ancora oggi ben evidenti, finirono per dare priorità ad obiettivi diversi e a minare quello spirito di rinnovamento che era stato alla base del nostro ingresso nel CUN.

Dopo mesi di contrapposizioni laceranti, alla fine del 1985 valutammo che non c’erano più gli spazi per fare della buona ufologia all’interno della vecchia associazione e decidemmo di crearne una nuova, con un’impostazione più moderna ed efficiente, che desse spazio alle molte iniziative che coltivavamo e rendevamo concrete ormai da anni.

[continua nella seconda parte]

GLI UAP AL PARLAMENTO EUROPEO

Il 20 marzo si è svolto, dalle 16 alle 18, l’atteso incontro presso il Parlamento Europeo per presentare il fenomeno UFO/UAP e i motivi per un interesse e coinvolgimento delle istituzioni europee.

Presentati dall’europarlamentare portoghese Francisco Guerreiro, si sono succeduti cinque relatori che hanno illustrato i vari aspetti del fenomeno e del suo studio, con riferimenti alle commissioni ufficiali statunitensi e alla problematiche legate alla sicurezza del volo, come sottolineato dai due piloti  presenti.

Si è trattato di un evento “storico” per l’ufologia privata europea, che ha avuto modo di presentarsi al massimo livello istituzionale e uscire dall’alone di discredito che da sempre la circonda.

E’ evidente che si tratta di un primo, piccolo passo per arrivare a collaborazioni concrete, a coinvolgimenti costanti e coordinati, ma l’importanza dell’evento è evidente e, più che alla recente udienza presso la Camera dei Rappresentanti negli USA,  fa tornare alla mente la famosa sessione presso le Nazioni Unite nel 1978, con la presenza attiva degli ufologi  Allen Hynek e Jacques Vallée.

Avremo modo di riportare ampiamente le relazioni e il dibattito che ha concluso l’incontro, oltre che le reazioni e le prospettive di sviluppo.

Per ora presentiamo il testo di Edoardo Russo che, parlando a nome di tutti gli ufologi europei, ha sintetizzato la storia e la situazione degli UAP nel nostro continente ed  i motivi per i quali l’argomento ha una sua rilevanza, a vari livelli.

 

Fenomeni anomali non identificati – Il contesto storico dell’UE

di Edoardo Russo

Gli UAP non sono un fenomeno solo americano. È sempre stato un fenomeno globale, con avvistamenti e testimonianze da tutto il mondo, e l’Europa è sempre stata in una posizione centrale per quanto riguarda gli avvistamenti, anche prima che il pubblico americano scoprisse i “dischi volanti” nell’estate del 1947: la prima ondata di fenomeni aerei non identificati nel dopoguerra furono i “razzi fantasma” sulla Scandinavia (ma anche su Italia e Grecia) nel 1946.

E le testimonianze europee sono tante: parliamo di milioni di persone. I sondaggi d’opinione alla domanda “pensi di aver visto un UFO” hanno ottenuto nei vari in diversi paesi europei una media del 6,5% di “sì”, che ammontano a ben 29 milioni di testimoni solo per i paesi dell’Unione Europea.

Ma non tutti i testimoni riferiscono le loro segnalazioni: le nostre stime sono che meno di 1 testimone su 100 si fa avanti e segnala il proprio avvistamento, dal momento che i database dei casi raccolti dalle organizzazioni civili UAP comprendono attualmente circa 170.000 segnalazioni dal Portogallo all’Ucraina, dalla Norvegia a Malta: un numero più alto rispetto ad analoghe raccolte di dati negli USA.

I fenomeni aerei non identificati non sono regolari nelle loro apparizioni: le segnalazioni di avvistamenti arrivano a ondate, con anni ricchi e anni poveri. La prima grande ondata di avvistamenti avvenne nella primavera del 1950 e fu veramente europea, coinvolgendo diversi paesi (Belgio, Italia, Spagna, Regno Unito). Un “panico da UAP” ancora più grande si verificò nell’autunno del 1954, con migliaia di casi concentrati principalmente sulla Francia e un clamore mediatico senza precedenti. Nel 1967 fu il Regno Unito, nel 1968 la Spagna, nel 1973 l’Italia, nel 1974 la Francia e così via: importanti ondate di avvistamenti di UAP si sono verificate nella maggior parte dei paesi europei negli ultimi 75 anni. Il mio paese, l’Italia, ha subito una “ondata UAP” così forte alla fine del 1978 che i pescatori si rifiutarono di uscire a pescare, furono inviate pattuglie di polizia a fotografare strane luci, furono presentate interrogazioni parlamentari e il governo incaricò l’Aeronautica Militare italiana di avviare una raccolta formale di testimonianze del pubblico. Anche se il 90-95% di tutti questi UAP viene successivamente identificato e spiegato con fenomeni naturali conosciuti o con oggetti artificiali noti (e questa è proprio l’attività di base di noi “investigatori UAP”), ci rimane un piccola (ma non trascurabile) residuo di casi anomali, per un totale di migliaia di “fenomeni aerei non identificati” in senso stretto su scala europea.

Cosa vedono le persone? La maggior parte degli avvistamenti riguarda luci distanti nel cielo notturno (75%) o oggetti volanti diurni distanti (15%), e questi sono quelli più facili da identificare con cause note. Ma abbiamo anche rapporti con maggiore stranezza e maggiore credibilità come incontri ravvicinati (10%); avvistamenti in volo di piloti militari, civili o privati (1%); effetti fisici temporanei o tracce al suolo (2%); rilevamenti radarici (per non parlare degli oggetti subacquei non identificati).

E ci sono effetti sociali collaterali, che sono stati oggetto di studi accademici da parte di psicologi, sociologi, antropologi. Anche se non possiamo parlare in questa sede  delle vere e proprie situazioni di panico che ci sono state, ci ritroviamo con un gran numero di persone che si chiedono cosa hanno visto, che hanno diritto a una risposta (se ce n’è una) ma non riescono a trovare nessuno ufficialmente incaricato di fornirne, e sono schiacciati tra chi dice loro “eravate ubriachi” e chi crede si tratti di visitatori extraterrestri. Sono solo le organizzazioni private che si prendono carico di quelle persone e delle loro testimonianze, cercando di trovare e offrire quelle risposte ai testimoni: sono (siamo) volontari non retribuiti che lo fanno per passione.

All’interno dell’Unione Europea ci sono alcune centinaia di studiosi privati seri dell’argomento, che cercano di applicare un approccio scientifico. E ci sono decine di associazioni razionali, una in quasi ogni paese europeo, alcune di loro attive da decenni, la maggior parte delle quali coopera all’interno di una rete ufologica europea (EuroUfo.net).  Per non dire che il più grande  archivio ufologico esistente al mondo si trova  in un paese europeo: la Svezia.

I militari: tradizionalmente raccolgono rapporti UFO/UAP nell’ambito della loro missione di controllo e difesa dello spazio aereo di ogni nazione. La maggior parte, se non tutti i paesi europei, hanno avuto i propri archivi militari di segnalazioni  (per lo più militari), proprio come negli Stati Uniti. E una decina di loro hanno declassificato o aperto i loro file UAP in tutto o in parte, per un totale di diverse migliaia di rapporti ora disponibili.

Per quanto riguarda le organizzazioni non militari ma comunque pubbliche che raccolgono e analizzano le segnalazioni di UAP, l’unica (non solo in Europa ma nel mondo) si trova in Francia: nel 1977 il Centro Nazionale di Studi Spaziali (CNES) ha creato un Gruppo di Studio sui Fenomeni Aerospaziali  Non Identificati (GEPAN, ora GEIPAN), che  non solo è ancora attivo ma offre proprio questo servizio al pubblico francese: raccogliere le testimonianze e cercare di identificare le cause, offrendo risposte al pubblico.

E la politica? Naturalmente è stata coinvolta fin dall’inizio: nella maggior parte dei paesi europei sono state presentate interrogazioni parlamentari almeno a partire dal 1950. E anche il Parlamento Europeo ne ha ricevute. Il coinvolgimento più massiccio si ebbe dopo che in Belgio alla fine del 1989 si verificò un’imponente ondata di avvistamenti di “triangoli volanti” e un deputato belga (Elio Di Rupo) ottenne che fosse aperta un’indagine in seno alla Commissione Energia, Ricerca e Tecnologia, la quale  incaricò un famoso scienziato ed eurodeputato, Tullio Regge, a svolgere quel lavoro e preparare una proposta, tra il 1991 e il 1993. La sua proposta di risoluzione era quella di dare al GEPAN francese uno status europeo, ma per alcune obiezioni politiche e un interesse politico troppo basso non ebbe successo. Da allora non è seguito alcun coinvolgimento concreto del Parlamento europeo. Fino ad oggi.

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Una registrazione della presentazione, illustrata e sottotitolata in lingua italiana, è visionabile a questo link sul nostro canale YouTube.
La versione integrale del testo, completa di note e bibliografia, è scaricabile da qui.