40 anni di CISU

[segue dalla prima parte]

 

Il 15 dicembre 1985 prese quindi vita il Centro Italiano Studi Ufologici (in inglese Italian Center for UFO Studies, chiaro riferimento al glorioso CUFOS di Hynek) e la nostra dichiarazione d’intenti era ed è esposta in modo chiaro ed evidente nel nostro Statuto.

Innanzitutto effettuare indagini sulle segnalazioni UFO. Può sembrare banale ma anche oggi non tutti quanti – a parole – si dicono ufologi hanno come primo obiettivo la raccolta e l’analisi degli avvistamenti. Avere come primo punto fondante l’indagine dei casi significa porsi nei confronti del fenomeno con l’atteggiamento dello studioso, non del credente: non sappiamo cosa sono gli UFO, indaghiamo per capirlo.

Il secondo punto era altrettanto chiaro ed è  – ancora oggi – in qualche modo “rivoluzionario”, in quanto si tratta di promuovere lo studio scientifico del fenomeno UFO, guardando quindi in modo esplicito e consapevole alle scienze e non alle credenze (prive di evidenze) che, oggi più che allora, ammorbano la tematica ufologica.

Abbiamo poi come terzo scopo quello di favorire la circolazione dell’informazione sul fenomeno e sul suo studio, perché non si può fare ricerca senza i dati e senza condividerli con chi li può studiare.

Nella stessa direzione, un altro nostro obiettivo è quello di coordinare le attività di raccolta e di studio a livello nazionale, perché un’associazione deve essere in grado di connettere e valorizzare i contributi di tutti per ottenere i risultati migliori.

Infine ci siamo dati come compito quello di raccogliere e preservare la documentazione sull’argomento ufologico in Italia, per non commettere gli errori di chi ci ha preceduto ma non è stato in grado di costruire e conservare adeguatamente un archivio ufologico.

Il primo step per mettere in pratica questi scopi sociali è stato di dotarci di alcuni precisi riferimenti metodologici. In primo luogo è stato ampliato ed aggiornato il Manuale di metodologia di indagine ufologica al quale attenersi nel corso del lavoro di indagine ufologica. In secondo luogo ci siamo dotati, sull’esempio di altre associazioni estere, di un codice etico che definisce i modo chiaro quali devono essere i limiti e riguardi di chi fa ufologia nei confronti degli altri ricercatori, del pubblico e soprattutto del testimone, che va sempre adeguatamente rispettato e tutelato.

40 ANNI DI LAVORO E DI RISULTATI

Partendo da questi presupposti, dal 1985 abbiamo percorso tanta strada e siamo orgogliosi, e soprattutto soddisfatti, di essere riusciti a portare avanti molti degli obiettivi che ci eravamo dati a suo tempo, quando eravamo poco più che ventenni.

PRIMO TARGET: LA CASISTICA

Il nostro primo e più importante obiettivo è sempre stata ed è la casistica ufologica, il che significa innanzitutto indagini, che abbiamo realizzato per tutti i casi più importanti raccolti nel corso degli anni, con la creazione non solo di semplici rapporti d’indagine, ma a volte di veri e propri dossier che rappresentano il massimo livello possibile di conoscenza dei singoli casi.

Ma parlare di casistica significa anche parlare di raccolta e catalogazione dei casi e di creazione di archivi.

Per implementare al meglio queste attività abbiamo scelto e portato avanti due direzioni parallele di sviluppo.

Innanzitutto abbiamo proseguito le iniziative  di catalogazione locale della casistica, tramite  il Progetto Cataloghi Regionali che ha visto negli anni vari soci accollarsi non solo il lavoro di raccolta della casistica relativa al proprio territorio ma anche la creazione di  archivi e la compilazione di cataloghi che riepilogano cosa è successo in ogni regione italiana. I curatori dei cataloghi regionali e provinciali, che si sono succeduti nel tempo, hanno anche seguito ed approfondito i casi della loro zona di competenza e non poche volte hanno poi prodotto pubblicazioni monografiche che sono il riscontro di un lavoro mai finito perché va avanti quotidianamente.
Gli ultimi due esempi pubblicati sono UFO in Calabria di Pietro Torre  e UFO sulla Puglia di Lello Cassano, due libri corposi, ricchi di informazioni che raccontano l’intera storia ufologica delle regioni interessate.

L’insieme dei cataloghi regionali ha dato vita ad un catalogo nazionale, da pochi giorni accessibile anche on-line,  che conta 43.000 segnalazioni ufologiche: un patrimonio di informazioni senza paragoni per quantità e qualità, che rappresenta la base indispensabile per qualsiasi ragionamento sul fenomeno, per qualsiasi analisi che si voglia farne.

La seconda sezione di lavori sulla casistica è invece rappresentata da alcuni progetti di raccolta tematici, che raccolgono e analizzano la casistica non su base locale ma per tipologie o caratteristiche specifiche. Abbiamo quindi vari progetti che riguardano singoli aspetti del problema ufologico: gli avvistamenti da parte di piloti, il PreUfoCat sui fenomeni aerei insoliti nei secoli precedenti il 1900, il “Progetto Italia 3” sugli incontri del terzo tipo in Italia, il catalogo dei casi con effetti fisici sull’ambiente o sul testimone, ecc.

Un discorso a parte merita l’“Operazione Origini” dedicata agli anni dei primordi, dal 1946 al 1954, che ha generato un’intera collana  di libri.

In tutti i casi, dietro a ciascun progetto c’è un curatore, c’è un archivio e c’è soprattutto la collaborazione di tutta l’associazione per raccogliere e convogliare tutte le informazioni possibili.

IL RUOLO DELLA SEDE

A fianco della raccolta e dello studio della casistica, l’altro grande pilastro delle attività del CISU è rappresentato dall’archiviazione di ogni documentazione  o informazione  di potenziale interesse per la ricerca.

Una parte importante del lavoro di archiviazione è gestito presso l’archivio centrale a Torino. Quella che era il piccolo ufficio preso in affitto nel 1979 è diventato dal 2002 un’ampia sede di 187 metri quadri, in un seminterrato interamente occupato dall’archivio del Centro Italiano Studi Ufologici. Si tratta a tutt’oggi dell’unica sede fisica di un’associazione ufologica nazionale.

Grazie alla disponibilità di questo importante spazio (frutto dell’impegno economico di alcuni soci) si è sviluppato un lavoro continuo basato su riunioni a cadenza settimanali dedicate soprattutto al lavoro sull’archivio ma anche ad incontri di aggiornamento e approfondimento, nonché a visite di studiosi italiani e stranieri, per un totale di ben oltre 2.000 riunioni.

In questi anni di incessante attività l’archivio ha preso dimensioni imponenti, tanto da essere il secondo per dimensioni in Europa (dietro solamente a quello dell’AFU in Svezia, che ha come unico fine la raccolta e conservazione di archivi provenienti da tutto il mondo) e uno dei cinque più grandi al mondo.

I numeri parlano da soli.
Le scaffalature totalizzano 292 metri lineari.
L’archivio casistica italiana raccoglie tutta la documentazione disponibile su 43.000 avvistamenti.
L’archivio stampa è composto da 98.000 ritagli ed estratti da giornali e riviste
La biblioteca ospita 670 libri italiani e 1.715 volumi stranieri.
L’emeroteca consiste in 272 raccolte di periodici specializzati italiani e 749 di riviste ufologiche estere.
Gli archivi tematici, raccolte di fonti su argomenti specifici spesso utilizzate per studi anche da esterni o per tesi di laurea a tema ufologico, sono costituiti da 144 dossier per un totale di 15.000 pagine.
Da anni è un corso un lavoro di digitalizzazione degli archivi che, per quanto molto lungo, sta iniziando a dare i suoi frutti. Ad oggi sono 710.000 i file archiviati e messi a disposizione dei soci, per un totale di 5 terabyte, e il sito web del CISU contiene 4.685 tra pagine e  file.

VERSO L’ESTERNO

Questa enorme massa di informazioni non è però una semplice raccolta di scartoffie, una “collezione” di fonti fine a se stessa. Si tratta di un vero archivio e come tale di un’entità viva, dinamica, che si modifica in continuazione e che resta aperta in ingresso e in uscita.

Al di là delle attività di raccolta, l’archivio è infatti aperto e disponibile non solo per i nostri associati ma anche per tutti gli studiosi. Oltre alle collaborazioni in ambito ufologico, il CISU  ha fornito informazioni e dati per le più diverse esigenze, dagli approfondimenti giornalistici  a studi anche del tutto esterni all’ambito ufologico.

Solo per citare i due casi più recenti, ricordiamo il lavoro accademico di Valentina Polcini su “Buzzati e le stelle” che presso di noi ha potuto recuperare fonti originali sulle interazioni tra Dino Buzzati e l’ambiente ufologico. Ancora più particolare il caso di “UFO 78” il romanzo del collettivo Wu Ming che dai racconti delle nostre esperienze di giovani ufologi ha preso spunto per ritrarre alcuni personaggi e vicende.

PUBBLICAZIONI

Il CISU ha sempre prodotto informazione, sia verso l’interno sia verso l’esterno.

Negli anni prima dell’avvento di Internet, sono state prodotte varie circolari interne di informazione o di discussione, oggi in gran parte sostituite da strumenti telematici di collegamento in tempo reale.

Il fulcro della nostra pubblicistica è sempre la Rivista di informazione ufologica, un aperiodico che cerca di andare al di là della notizia immediata di attualità ma punta all’approfondimento, all’informazione completa e strutturata, distinguendo le cose che meritano e sono di reale interesse.

Ci sono poi i libri e le monografie, pubblicate dalla nostra casa editrice specializzata (le Edizioni UPIAR), che ci consente di dare spazio a lavori tecnici, ricerche, cataloghi: quasi 100 in tutto.

 

DIVULGAZIONE

E’ quasi impossibile dare conto dell’attività di informazione rivolta all’esterno nell’arco di quarant’anni, tramite conferenze, interviste sui giornali, partecipazione a programmi radiotelevisivi.

C’è poi il nostro convegno annuale, giunto alla quarantesima edizione, a volte aperto al pubblico e a volte invece gestito come un incontro di discussione fra noi.

Un ruolo centrale l’ha ovviamente la presenza sul web, nella quale siamo stati pionieri in Italia, alla quale si è affiancata più di recente quella sui vari social media (attualmente Bluesky, Facebook, Instagram, Linkedin, Telegram, Threads, TikTok, Twitter/X, YouTube).

 

CISU INTERNATIONAL

Anche in campo internazionale la presenza e il ruolo del CISU si sono  incrementati nel corso degli anni fino a collocarci al centro di molte iniziative in corso in Europa e oltre.

Siamo tra i fondatori del collettivo EuroUfo, che raccoglie gli studiosi europei di orientamento razionale, e collaboriamo strettamente con l’iniziativa internazionale UAP Check, una fra le più stimolanti nella nuova ondata di interesse ufologico.

È poi molto importante il ruolo svolto in ambito internazionale da Edoardo Russo che, oltre a ricoprire il ruolo di responsabile per l’Italia  dell’organizzazione  statunitense MUFON, ha partecipato all’organizzazione nel 2022 del seminario CAIPAN-2 presso il Centre National d’Etudes Spatiales ed è stato chiamato a partecipare all’incontro del 2024 presso il Parlamento Europeo in rappresentanza degli ufologi del Vecchio Continente.

GUARDANDO AVANTI

Ripensando alle idee e alle prospettive di quarant’anni fa, possiamo dire che molte sono state realizzate o avviate in modo positivo.

È stato senz’altro raggiunto l’obiettivo principale di dotare l’ufologia italiana di un organismo che prima non c’era, un’associazione che facesse un’attività ufologica razionale e concreta, che disponesse di un archivio degno di questo nome e che potesse in qualsiasi momento mostrare con orgoglio i lavori fatti ed i risultati ottenuti.

Non c’è un particolare segreto che ha permesso alle 1.200 persone, che per poco o tanto tempo hanno fatto parte del CISU, di andare avanti e produrre così tanto.

C’è sicuramente stato sempre tanto entusiasmo, accompagnato da un forte senso di appartenenza e di partecipazione, che fa sì che ogni richiesta di un socio possa usufruire della collaborazione di tutti.

Si è trattato di un cammino che abbiamo intrapreso in modo serio e responsabile ma anche non serioso,  senza spazio per interessi personali o ricerche di visibilità, ma diventando anche un gruppo di amici che stanno insieme da tanti anni.

Penso però che, più dell’amicizia, ciò che ci ha permesso di lavorare bene insieme come gruppo siano stati piuttosto la condivisione costante degli obiettivi comuni e il rispetto reciproco che ci ha sempre permesso di guardarci in faccia alla pari, senza alcuna forma di protagonismo.

Avendo ben chiari questi principi, non possiamo che guardare avanti e continuare nel nostro lavoro, nella speranza di poter festeggiare insieme ancora molti altri anniversari.

2900 libri nella biblioteca del CISU

Con la schedatura e la scaffalatura  dei 98 nuovi libri acquistati o arrivati nel 2024, è stata completata e aggiornata la catalogazione della Biblioteca CISU.

Ospitata in parte presso la sede torinese del Centro Italiano Studi Ufologici, in parte presso il domicilio di alcuni soci, è la più grande raccolta specialistica esistente in Italia (e una delle più grandi in Europa) di  libri e monografie sul problema ufologico ed argomenti correlati, a disposizione degli studiosi e appassionati.

La biblioteca comprende praticamente tutto il pubblicato in lingua italiana, compresi testi antichi, a bassa tiratura e in qualche caso rari: si tratta di 662 volumi ufologici in senso stretto ed altri 534 para-ufologici, editi dal 1948 in avanti Bodybuilding.

A questi si aggiungono 1.710 volumi in lingue estere, soprattutto in inglese (1.154), francese (385) e spagnolo (125), anche se non mancano testi in tedesco, olandese, portoghese, idiomi scandinavi o dell’Europa orientale, giapponese e persino in farsi, per un totale di oltre 635mila pagine.

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Nella foto in alto: parte della collezione dei libri  ufologici in lingua italiana

Nella foto in basso: parte della raccolta dei libri in lingua francese

 

 

In uscita il nuovo libro di Edoardo Russo

La Rizzoli Libri ha annunciato l’imminente uscita del nuovo libro UFO: fenomeno o mito?

Si tratta di un testo divulgativo destinato al grande pubblico, firmato da Edoardo Russo ma realizzato sulla base delle indagini e degli studi condotti dai soci del Centro Italiano Studi Ufologici nell’arco di quarant’anni. Per questa ragione il CISU figura in copertina, oltre che all’interno del volume.

Il libro è diviso in quattro parti: la prima fornisce un inquadramento storico e di significato (dai dischi volanti agli UAP); la seconda illustra il fenomeno (dalle luci in cielo ai rapimenti alieni, con esempi di indagini su casi italiani); la terza sposta l’attenzione sulla sovrastruttura  socio-culturale  che si è sovrapposta alla realtà del fenomeno; la quarta rifiuta di offrire una conclusione netta e fornisce strumenti di approfondimento con una bibliografia ragionata.

Il volume (che conta 235 pagine più 16 illustrazioni fuori testo) sarà in distribuzione dal prossimo 25 febbraio, ma può già essere prenotato nelle librerie o sui principali store online (es.  Amazon, Feltrinelli, IBS)

Copie autografate possono essere ordinate sulla libreria ufologica online UPIAR Store

I foo fighters in Europa

E’ fresco di stampa un importante libro inglese intitolato “Gli UFO prima di Roswell” ma interamente dedicato agli avvistamenti di “Foo-Fighters europei 1940-1945”. займ на карту 24 часа срочно

Ne è autore Graeme Rendall,  uno studioso decisamente peculiare in quanto si tratta di un appassionato di storia e aerei della Seconda Guerra Mondiale, di fantascienza e  ufologia, già autore di altri libri e articoli su diversi argomenti, che in ben 554 dettagliatissime pagine costituisce anche una  preziosa fonte di informazioni sull’utilizzo dell’arma aerea in quel conflitto.

Cosa che pochi sanno, gli avvistamenti di Foo Fighters in Europa hanno inizio già nel 1940, in particolare da parte dei piloti della Royal Air Force. Ed è  interessante notare come nel corso della guerra non solo si evolvono le tattiche operative dei contendenti e si affinano le caratteristiche tecniche e belliche dei mezzi (in questo caso aerei) utilizzati da entrambe le parti, ma lo stesso avviene anche per la descrizione delle tipologie degli “oggetti” osservati.

L’autore è decisamente convincente nel giungere alla conclusione che per la gran parte di quegli avvistamenti riportati dai piloti non aveva alcun senso parlare di razzi, flares, fari montati sugli aerei, jet tedeschi in missione notturna: quindi gli oggetti segnalati dagli equipaggi erano tutt’altra cosa, un qualcosa ancora oggi non identificato.

Rendall mostra una notevole cura nella ricerca e nell’esame dei rapporti di missione custoditi negli archivi militari: quasi ogni avvistamento viene corredato da dati precisi riguardanti i nomi e gradi degli aviatori coinvolti, il reparto di appartenenza e il serial number dell’aeromobile, gli orari e ogni dettaglio disponibile della missione. Per ogni evento o tipo di avvistamento, fornisce una precisa disamina e valutazione dello stato dell’arte della tecnologia tedesca disponibile in quel momento, in modo da poter giungere a una possibile conferma dell’identificazione proposta dal testimone o dall’ufficiale dell’Intelligence di turno.  Un lavoro davvero enorme.

Rendall non si limita però  ad accettare pedissequamente il contenuto delle testimonianze nelle fonti ufficiali, ma valuta ogni volta con attenzione le informazioni fornite dai testimoni mettendo in evidenza, se del caso, eventuali errori o misinterpretazioni.

Dopo quelli dei piloti angloamericani, nel libro trovano anche spazio, in specifici capitoli,  le segnalazioni effettuate daopiloti della Luftwaffe,  avvenute sul fronte orientale o da parte dei civili in nazioni occupate dai Nazisti come Francia e Belgio.

Nella seconda parte del volume l’autore prende invece in considerazione il mito dei cosiddetti dischi volanti nazisti, una storia (anzi più storie diverse con diversi protagonisti) da tempo ampiamente screditata, ma che viene ripresa per mostrare ai lettori che le affermazioni di presunti tecnici e ingegneri (che durante la guerra avrebbero progettato e costruito veri e propri dischi volanti per le forze armate tedesche) in realtà si basino sul niente, sia in termini di ricostruzione storica che di fattibilità tecnica.

Nelle conclusioni finali Rendall riepiloga le caratteristiche dei fenomeni riportati dai piloti nella prima parte del libro e ne conferma la natura a suo parere non identificata, ribadendo che tali fenomeni non possono essere ricondotti all’utilizzo di presunte tecnologie belliche avanzate da parte dei Tedeschi.

Il libro è impreziosito da corposi inserti fotografici particolarmente centrati, a corredo della narrazione. Manca invece una bibliografia finale, e questa potrebbe apparire una carenza oggettiva che tuttavia viene ampiamente compensata dalla presenza di ben 1184 (!) note bibliografiche a piè di pagina, che contengono tutte le indicazioni relative alla incredibile mole di fonti informative consultate.

In definitiva, quindi, un’opera davvero preziosa ed estremamente importante sia per l’appassionato di ufologia che per quello di storia della Seconda Guerra Mondiale, un libro che senza obbligare il lettore ad accettare tesi precostituite gli mette invece a disposizione un’inesauribile messe di dati e informazioni, consentendogli di farsi un’idea personale su quanto raccontato e sulle eventuali risposte e spiegazioni che si possono ipotizzare per quegli avvenimenti.

E già si annuncia un secondo volume, relativo agli avvistamenti di foo fighters  sul fronte asiatico!

 

 

Esce il libro di Passot, ex-direttore del GEIPAN

E’ finalmente uscito il libro in cui Xavier Passot racconta i cinque anni della sua direzione del GEIPAN (Groupe d’études et d’information sur les phénomènes aérospatiaux non identifiés), l’ufficio di raccolta ed analisi degli avvistamenti UFO istituito nel 1977 in Francia dal Centre National d’Etudes Spatiales, unico ente pubblico non militare al mondo ad occuparsene da oltre 40 anni.

Del GEIPAN abbiamo già avuto modo di scrivere più volte, e lo stesso Passot è stato ospite e relatore al nostro ultimo convegno nazionale, dove ci ha presentato proprio la sua esperienza in quella posizione di “ufologo ufficiale”.

Il libro si intitola “J’ai vu un OVNI: Perceptions et réalités” (“Ho visto un UFO: percezioni e realtà”, edizioni Cherche Midi, 142 pagine), con una prefazione firmata dal sociologo Pierre Lagrange.

Non è il primo libro scritto da un direttore del Gruppo di Studio dei Fenomeni Aerospaziali Non-identificati, in quanto già lo avevano preceduto Jean-Jacques Velasco (“Ovnis: La science avance”, 1993; “Ovnis: L’évidence”, 2004) e Jacques Patenet (nel libro collettivo “Phénomènes aérospatiaux non identifiés, un défi à la science”, 2007). In effetti ogni direttore del GEPAN (poi ribattezzato SEPRA, infine GEIPAN) ha dato la sua impronta a quell’ufficio, e di ciascuno è quindi interessante conoscere la percezione “dal di dentro”.

L’era-Passot (in questo proseguendo l’inziativa avviata nel 2006 dal suo predecessore Jacques Patenet) ha segnato la fase di massima apertura sia al pubblico (con la pubblicazione progressiva dell’intero archivio degli avvistamenti raccolti) sia agli ufologi privati (perlomeno a quelli di orientamento scientifico) culminata nel 2014 con il seminario CAIPAN (Collecte et l’Analyse des Informations sur les Phénomènes Aérospatiaux Non-identifiés)

Il libro si rivolge non agli specialisti ma ad un pubblico generico, è scritto in un linguaggio semplice, con intento più pedagogico che divulgativo, ed è diviso in tre parti.
La prima sezione (“I dossier del GEIPAN”) racconta una dozzina di casi significativi, fra quelli raccolti e indagati, riportando anche le conclusioni laddove è stato possibile raggiungerne una.
Nella seconda parte (“Complementi d’inchiesta”) l’autore entra nel merito della complessità dell’indagine ufologica, passando in rassegna (veloce ma completa) le componenti concettuali del problema: cosa si trova (e si vede) in cielo, il peso dei fattori culturali, il testimone al cuore dell’inchiesta, il concetto di prova e il peso dell’immagine fotografica, il ruolo dell’inquirente.
La terza sezione (“La sfida degli ufo”) passa in rapido esame le ipotesi interpretative più diffuse, l’interazione con gli strumenti della scienza, il rapporto con i mass media, gli aspetti legati alla difesa, il peso delle credenze.
Chiudono il libro un capitoletto di conclusioni, un’analisi critica del “rapporto COMETA” ed una bibliografia essenziale commentata.
Se lo scopo di Passot era quello di fare il punto sul suo quinquennio alla guida del GEIPAN e riportare la sua esperienza personale nel mondo dell’ufologia, pur nella brevità del testo il risultato è una sintesi efficace del problema UFO e del suo studio oggi.

Austria e Francia: catalogando i casi locali

Tra dicembre e gennaio hanno visto quasi contemporaneamente la luce, in due diversi paesi europei, due volumi che si distaccano notevolmente dalla media di quel che sull’argomento UFO arriva normalmente nelle librerie: in entrambi i casi si tratta di raccolte di casistica, ovvero cataloghi ragionati di avvistamenti UFO in una specifica area.

Il primo libro si intitola “UFOs über Österreich” (UFO sull’Austria) e ne è autore Mario Rank, dal 2012 responsabile della filiale austriaca dell’associazione germanica DEGUFO (Deutschsprachige Gesellschaft für UFO-Forschung).

In 200 pagine, Rank presenta una veloce panoramica sia del problema UFO in generale, sia soprattutto della situazione specifica del suo paese, con capitoli dedicati alla storia dell’ufologia austriaca, al ruolo delle autorità e ai più interessanti avvistamenti avvenuti in Austria. Come per molte nazioni europee, resta purtroppo il problema della barriera linguistica, ma non è escluso che di questo libro si arrivi magari ad avere una versione in inglese, come di recente è avvenuto per gli analoghi lavori sugli UFO in Polonia e in Romania a firma di due membri del collettivo Euro Ufo.net, rispettivamente Piotr Cielebiaś e Dan Farcas.

Se il testo di Rank è solo in parte un repertorio della casistica nazionale, il volume Les Ovnis du Centre-Val de Loire è invece esattamente un catalogo regionale di avvistamenti che, nella tradizione già espressa in passato per altre regioni francesi, raccoglie e presenta sistematicamente tutta la casistica (470 avvistamenti in 380 pagine) relativa ai sei dipartimenti della regione centrale.

La cosa curiosa è che, a differenza di altri analoghi lavori pubblicati Oltralpe, l’autore non è un ufologo di lunga data, ma un appassionato che solo di recente (sotto lo pseudonimo di Jean de Quercy) ha preso l’iniziativa di redigere in forma di libro e pubblicare in proprio questo catalogo, che riporta cronologicamente ogni caso con un riassunto dettagliato e con l’indicazione analitica delle fonti note, esattamente come è prassi anche per le pubblicazioni catalografiche che in Italia da sempre pubblica il CISU.

“Il collegio invisibile” di Jacques Vallée: un altro classico dell’ufologia tradotto in italiano

Dopo oltre quaranta anni esce in traduzione italiana un  altro dei libri seminali dell’ufologia: Il  collegio invisibile venne infatti pubblicato nel 1975 a firma dell’astronomo e informatico franco-americano Jacques Vallée per riepilogare  “quello che un gruppo di scienziati ha  scoperto circa l’influenza degli UFO sulla razza umana”.

“Collegio invisibile” era infatti il nome  scherzoso che si era dato un collettivo informale  di docenti universitari e ricercatori scientifici che a partire dalla fine degli anni ’50 avevano  formato una rete di corrispondenza internazionale  attorno all’ingegnere francese Aimé Michel, poi  (dopo il trasferimento di Vallée negli USA nel  ’62) coordinata dall’astronomo americano Joseph Allen Hynek, all’epoca consulente  dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti. Di quel gruppo Vallée era diventato un esponente di  punta, pubblicando i primi due libri di “ufologia scientifica” (“Anatomy of a Phenomenon” nel 1965, “Challenge to Science” nel 1966), prima che il  “collegio invisibile” emergesse dall’anonimato  nel 1973 con la fondazione del Center for UFO  Studies (CUFOS) diretto dallo stesso Hynek.

Già alla fine degli anni ’60 però Vallée aveva  cominciato a spostare la sua attenzione verso  alcuni aspetti del problema UFO che sembravano  puntare più in là di semplici visitatori extraterrestri. “Passport to Magonia” nel 1969, “The Invisible College” e “The Edge of  Reality” nel 1975, “Messengers of Deception” nel  1979 segnarono le tappe della sua evoluzione di  pensiero dall’ETH all’ipotesi parafisica, e poi alla teoria che il fenomeno nascondesse in realtà  un’intelligenza non umana ma terrestre, che aveva influenzato e plasmato l’evoluzione della nostra specie.

L’uscita di questo volume presso le edizioni  Venexia (che negli ultimi due anni avevano già  pubblicato di Vallée la successiva “trilogia del contatto”:  Dimensioni, Incontri, Rivelazioni, 1988-1991) colma un vuoto nella  bibliografia ufologica italiana di livello alto,  col solo limite che la traduzione manca di  qualsiasi attualizzazione e contestualizzazione  del libro, alcune tesi del quale (ad esempio la  celebre curva di correlazione inversa tra  stranezza e probabilità di emersione di un caso)  risultano ormai superate, mentre alcuni episodi  solo accennati nel testo sono stati in seguito ampliati e chiariti nei diari dello stesso Vallée  (“Forbidden Science”, 1992) e in successive  indagini, primo fra tutti l’incontro ravvicinato avvenuto nella tenuta di Castelporziano, con  testimone l’autista personale del presidente della repubblica italiana (caso del quale ci siamo ampiamente occupati sul n. 28 di UFO – Rivista di Informazione Ufologica).

In italiano un classico dell’ufologia Usa di genere occultistico

E’ appena arrivata nelle librerie la traduzione italiana di un altro classico dell’ufologia, un testo peraltro particolarissimo, opera di un personaggio originale e controverso: John Alva Keel (1930-2009), che fu uno degli esponenti di quella che negli anni ’70 del secolo scorso fu chiamata “ipotesi parafisica”.

“L’Ottava Torre” (The Eighth Tower, in originale), uscito nel 1975 negli Stati Uniti, è stato ora pubblicato dalla Venexia Editrice che negli ultimi anni ha  già tradotto alcuni libri dell’altro esponente storico del filone parafisico, Jacques Vallée.

Il volume è purtroppo privo di qualsiasi prefazione che aiuti a inquadrare il contesto storico e culturale nel quale prese forma, ma chi voglia approfondire può trovare qui l’ampia presentazione che all’opera di Keel il CISU dedicò qualche anno fa sulla propria rivista.

Keel era un giornalista interessato da sempre ai fenomeni insoliti, ma fu solo dal 1966 che maturò un interesse attivo – quasi spasmodico – per i fenomeni UFO. Conseguenza principale di un biennio di totale coinvolgimento in racconti ufologici di ogni tipo, dai più seri ai più improbabili di genere contattistico, fu un libro-fiume, Operation Trojan Horse che per la sua mole vide da noi solo una traduzione parziale, nel 1975 (“UFO: Operazione Cavallo di Troia”) , ad opera delle edizioni MEB.

Ne “L’Ottava Torre” Keel spingeva agli estremi la sua concezione unitaria e semi-paranoica dell’ufologia e del paranormale: l’umanità e l’intera realtà sarebbero una sorta di parco dei divertimenti di entità a noi completamente incomprensibili, non extraterrestri ma “aliene” nel senso più proprio del termine le cui manifestazioni erano – fra le altre – quelle ufologiche.

Oscillando fra un’idea cautamente evolutiva dello scopo di queste manifestazioni ed una assai più pessimista su di esse, il libro adesso tradotto arrivava a postulare in modo del tutto gratuito l’esistenza di una sorta di entità quasi-divina, il Superspettro, un’energia a noi ignota dalla quale originava da sempre questa fenomenologia a noi destinata.

Oltre che dagli ufologi tradizionalisti indispettiti dal fatto che negasse la
provenienza “spaziale” degli UFO, Keel è stato spesso attaccato dagli studiosi di ufologia di orientamento razionale per la totale indimostrabilità delle sue affermazioni, per le numerose approssimazioni e per gli errori fattuali contenuti nei suoi testi. Altri, guardando le cose da un altro punto di vista ne hanno considerato la scrittura un esempio caratteristico e nemmeno così disprezzabile delle tendenze letterarie proprie del post-moderno.

Circa il ruolo di Keel nella storia dell’ufologia italiana, sebbene le sue affermazioni appaiano lontanissime dagli orientamenti complessivi del Centro Italiano Studi Ufologici, va anche detto che alla fine degli anni ’70 le idee keeliane affascinarono alcuni fra i giovani che poi saranno tra i fondatori del CISU.

Keel spostava infatti l’attenzione degli studiosi dagli aspetti oggettivi – che riteneva una sorta di “superficie” delle manifestazioni UFO – alla soggettività e ai testimoni intesi come “percipienti”, ovvero non semplici testimoni ma persone dotate di caratteristiche e vite nei cui meandri bisognava scavare per capire perché mai gli UFO si manifestassero proprio a loro.  Per una curiosa eterogenesi dei fini, queste elucubrazioni condussero quei giovani già nei primi anni ’80 a rivolgere il loro interesse alle scienze umane e in particolare a quelle che si occupavano della percezione umana e dei processi cognitivi, e poi ad occuparsi delle dinamiche della testimonianza e della sua trasmissione, beninteso nell’alveo delle scienze “normali”.

Per quanto possa sembrare oggi curioso, fu anche in quel modo che sorse la generazione che nel 1985 diede vita al CISU e che si volse alla mentalità scientifica per occuparsi delle nostre questioni.

[Ha collaborato Edoardo Russo]

Martedì 7 febbraio: conferenza dello studioso del CISU Paolo Toselli a Piacenza

Siete tutti invitati: martedì 7 febbraio alle ore 16.00 lo studioso del Centro Italiano Studi Ufologici Paolo Toselli sarà presso la Biblioteca “Passerini-Landi” di Piacenza (via G. Carducci, 14 – Sala Augusto Balsamo) per la presentazione del libro Fuori rotta, edizioni METI, Torino, per il quale ha scritto il capitolo “Turismo alieno”.

Il saggio è volto ad analizzare genesi e sviluppi delle nuove forme di flussi turistici (che in molti casi si trasformano in pellegrinaggio) in luoghi e siti di tutto il mondo ispiratisi a presunte visite extraterrestri nel presente e nel passato.
Interverrà anche Laura Bonato, curatrice del libro e docente di Antropologia Culturale presso l’Università degli Studi di Torino.

Buone letture/ Un saggio di Paolo Toselli sul “Turismo alieno” in un volume di Antropologia culturale

E’ appena uscito il libro collettivo Fuori rotta: nuove pratiche del viaggiare, curato da Laura Bonato e Sandra Degli Esposti Elisi, per la METI Edizioni di Torino (pp. 210, ISBN 9788864840253, Collana “Antropologia”, euro 20).

Il volume contiene un saggio dello studioso e socio del Centro Italiano Studi Ufologici Paolo Toselli intitolato “Turismo alieno” (pp. 119-150) volto ad analizzare genesi e sviluppi delle nuove forme di flussi turistici (che in molti casi si trasformano in pellegrinaggio) in luoghi e siti di tutto il mondo ispiratisi a presunte visite extraterrestri nel presente e nel passato.

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Il volume è inserito nei testi consigliati agli studenti per la preparazione dell’esame nel corso di laurea in Antropologia Culturale, Lingue e Culture per il Turismo, presso l’Università degli Studi di Torino (docente professoressa Laura Bonato).