
Venerdì 8 maggio, dalle 9.40 del mattino (ora di New York) il sito web del ministero della difesa degli Stati Uniti (di recente ribattezzato Dipartimento della Guerra) ha reso accessibile una pagina intitolata “UFO”, dalla quale è possibile visionare e scaricare i primi 161 casi o documenti, sulla base di una richiesta del presidente Donald Trump e nell’ambito della più generale promessa di trasparenza e apertura degli archivi pubblici relativi a vari misteri (omicidio Kennedy, Epstein files, ecc.).
Si tratta di documenti (a volte ampi, a volte estremamente sintetici) accompagnati da una breve scheda descrittiva e, in molti casi ma non in tutti, da indicazione di luogo e data a cui l’evento si riferisce. I documenti provengono non tanto dalle forze armate, ma da vari enti o uffici della pubblica amministrazione: Dipartimento di stato, Dipartimento della guerra, FBI, NASA.
Secondo quanto indicato nella pagina introduttiva, il Pentagono sta sovraintendendo un ampio programma (battezzato PURSUE: Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters) di reperimento, esame, identificazione, declassificazione e pubblicazione relativamente a rapporti non identificati di UAP o documentazione storica in possesso dei vari rami del governo federale, con la precisazione che per casi “non risolti” si intendono quelli per i quali l’amministrazione pubblica non è stata in grado di determinare la natura dei fenomeni osservati (“per varie ragioni, fra cui la mancanza di dati sufficienti”). Si parla di uno sforzo senza precedenti, che coinvolge decine di enti e l’esame di milioni di documenti su un arco di molti decenni, e quindi questo è solo un primo rilascio parziale, che proseguirà in futuro.
Il concretizzarsi del rilascio, più volte annunciato, ha prodotto reazioni diversificate, a parte il prevedibile e ampio risalto mediatico. In particolare, i fautori della “disclosure” (spesso intesa come “rivelazione” più che come “declassificazione”) si sono divisi tra chi manifesta entusiasmo per questo “cambio di paradigma” e chi già sospetta che si tratti solamente di un depistaggio, limitato a documentazione non compromettente.
In realtà, non si tratta esattamente di una “prima volta”: già sessant’anni fa i militari americani avviarono un processo teso a liberarsi dell’argomento UFO agli occhi del pubblico: prima con l’appalto di uno studio scientifico triennale a un’università, poi con la chiusura dell’ufficio che (all’interno dell’intelligence dell’Aeronautica militare) fin dal 1947 aveva svolto la funzione di raccolta e analisi degli avvistamenti UFO, infine con il rilascio pubblico del suo intero archivio (centinaia di migliaia di pagine relative a oltre 12.000 casi) agli Archivi Nazionali.
Non che le forze armate americane avessero però cessato di occuparsi delle segnalazioni: perlomeno quelle di personale o strumentazioni militari hanno ovviamente continuato a essere raccolte e analizzate, nell’ambito dei compiti istituzionali della Difesa. E da oltre cinquant’anni gli studiosi civili hanno dato la caccia e spesso ottenuto il rilascio di documenti relativi a tali attività, sulla base della normativa sulla libertà di informazione (Freedom of Information Act).
A dicembre 2017 è però intervenuta una svolta: a seguito di un clamoroso articolo-inchiesta pubblicato sul New York Times, si è creato un “effetto valanga” che ha riportato l’argomento UFO (ribattezzato UAP) al centro dell’attenzione dei mass media, del pubblico, del dibattito politico e perfino di un certo interesse accademico, come abbiamo più volte riportato in questi anni. Già nel 2020 le pressioni politiche hanno portato il Ministero della difesa americano a riaprire un ufficio incaricato, fra l’altro, di accentrare e analizzare le segnalazioni da parte dei dipendenti pubblici, oltre che di reperire la documentazione dispersa nei vari enti della pubblica amministrazione: quello che oggi si chiama AARO (All-domain Anomaly Resolution Office), che non viene peraltro sostituito dalla nuova iniziativa, tanto che la stessa pagina web richiama e rimanda al sito dell’AARO.
L’esame del materiale appena rilasciato, così come di quello che seguirà, da parte degli studiosi civili è appena iniziato. Da un primo sguardo veloce, pur risultando un certo numero di casi dal Medio Oriente e da qualche paese europeo, non sembrano esserci segnalazioni raccolte o arrivate dall’Italia (mentre almeno una era stata pubblicata dall’AARO).
È appena il caso di segnalare che, a differenza di tutto quanto ufficialmente pubblicato negli ultimi anni, che sembrava evitare la vecchia denominazione di “oggetti volanti non identificati” per sostituirla con la più neutra “fenomeni aerei (e poi fenomeni anomali) non identificati”, questa nuova pagina Internet riprende e utilizza la storica sigla UFO.