Il nuovo libro di Giuseppe Stilo sugli albori dell’ufologia: “Un cielo rosso scuro” -1947-49: anni cruciali

È appena uscito per i tipi della Cooperativa editoriale UPIAR di Torino, Un cielo rosso scuro – 1947-1949: l’arrivo dei dischi volanti sull’Italia e sul mondo, il nuovo volume di Giuseppe Stilo, il sesto della sua opera storiografica destinata ad analizzare in dettaglio gli anni degli albori del fenomeno UFO contemporaneo, quelli dal 1946 al 1954.

Dopo quelli sul 1946, 1950, 1952 e il primo e il secondo tomo sul 1954 è la volta di Un cielo rosso scuro, che si occupa dei tre anni dal 1947 al 1949. Accompagnato da illustrazioni d’epoca scelte con attenzione, nelle sue 400 pagine più sedici di illustrazioni (euro 26) adotta un approccio che da un lato scopre e recupera tutta la casistica italiana, molta parte della quale finora sconosciuta o non valorizzata, dall’altro parla di storia delle idee delle correnti che sfociarono nel grande mare dell’ufologia.

 

Le grandi correnti discusse per tutta la parte centrale del testo sono quelle di ambito occultistico, quelle scientifiche e popolari che porteranno all’idea delle visite di astronavi extraterrestri e quella del mito dell’occultismo nazista, dei loro incroci e di ciò che suscitarono in menti ed anime inquiete di mezzo mondo.

Questo senza dimenticare mai il fenomeno, i casi, i testimoni, i primi individui che lo discussero, in specie in Italia, e che giunsero in un contesto quasi “vergine”, prima che, nella primavera del 1950, con la grande ondata italiana e mondiale, il fenomeno diventasse davvero planetario e l’ipotesi extraterrestre si diffondesse a macchia d’olio fra il pubblico.

 

La biografia dello studioso Mark O’Connell su J. Allen Hynek, l’astrofisico che voleva una scienza dell’ufologia

Josef Allen Hynek (1910 – 1986) è stato un astrofisico americano di un certo rilievo. Ma, soprattutto, è stato un ufologo.

Non un ufologo qualunque: per chi oggi pensa che la concezione scientifica nell’approccio ai fenomeni UFO sia ineludibile, per molti versi Hynek è una figura di punta nella storia dell’ufologia.

Si tratta di un tempo trascorso per sempre, ma fra gli Anni 60 e gli Anni 80 del secolo scorso si era registrato un certo progresso della presa in considerazione dei nostri fenomeni da parte degli studiosi delle scienze naturali e delle scienze fisiche nel senso più ampio del termine.

Di quella stagione Hynek rappresentò la figura più nota al pubblico, tanto che per alcuni anni assurse allo status di rappresentante non ufficiale dell’analisi razionale degli UFO sia presso i suoi colleghi ufologi sia presso una comunità scientifica e ad ambienti colti che in qualche caso parevano guardare con interesse a quanto stava accadendo nei cieli.

Oggi l’interesse degli scienziati fisici per gli UFO è prossimo allo zero, mentre – al contrario – è ben avviato il dibattito accademico sulla questione fra gli studiosi di scienze umane.

Giunge perciò al momento opportuno la grande biografia intellettuale e umana di J. Allen Hynek realizzata di recente dallo sceneggiatore, blogger e ufologo americano Mark O’Connell.

Si tratta di The Close Encounters Man, che reca il sottotitolo How One Man Made The World Believe in UFOs (“Come un solo uomo fece credere agli UFO tutto il mondo”). E’ uscita il 13 giugno per la Harper Collins di New York, una delle maggiori case editrici del mondo.

L’ufologo australiano Bill Chalker ne ha scritto un’ampia recensione che vi consigliamo di scorrere con attenzione – prima di invogliarvi ad acquistare voi stessi il volume. La recensione di Chalker esamina il contenuto del testo capitolo per capitolo mostrando come esso consideri sia la biografia umana e la gioventù dell’uomo, sia la dimensione propriamente scientifica del suo lavoro di astrofisico, sia tutte le sfaccettature del suo interesse per gli UFO, che in varie forme si estese dal 1948 al 1985, senza omettere il lato – poco noto e poco documentato – dell’interesse che Hynek coltivò per il pensiero esoterico.

Hynek fu in Italia più volte fra il 1978 e il 1984 ed ebbe rapporti anche con i giovani del Centro Ufologico Nazionale che poi, nell’85, lo lasciarono per dar vita al Centro Italiano Studi Ufologici. Visitò anche quella che poi diventò, a Torino, la prima sede del CISU, scrivendone parole d’elogio sull”International UFO Reporter”. Dunque, ebbe rapporti con l’ufologia italiana allora in fase di rapida evoluzione proprio negli anni in cui fu – non è chiaro quanto suo malgrado – il leader mondiale dell’ufologia “seria”.

Forse allora troppo precoce per misurarne appieno la statura, oggi quella generazione di fondatori del CISU sa bene ciò che deve  ad Hynek e agli scienziati come lui, e sa che la sua persona fra gli Anni 70 e i primi Anni 80 del XX secolo fu riferimento ineludibile per chiunque volesse occuparsi di UFO senza doversene vergognare.

Quello che anche noi, nel 2017, con molti limiti, cerchiamo di offrire agli italiani.

24 giugno 1947: nasce il fenomeno UFO contemporaneo

Gli anniversari valgono la pena soltanto se sono occasione per capire meglio le cose successe. Il Centro Italiano Studi Ufologici terrà il suo convegno nazionale (aperto al pubblico) che prenderà le mosse proprio dalle riflessioni su un lasso di tempo ormai così lungo, a Torino, sabato 7 ottobre prossimo

Intanto, però, sarà trascorso il settantesimo anniversario della nascita del fenomeno UFO contemporaneo, quello che, come abbiamo spiegato ieri , segna l’avvistamento dell’uomo d’affari americano Kenneth Arnold: una formazione di nove corpi volanti osservati mentre era ai comandi del suo piccolo aereo sui monti dello stato di Washington.

In attesa di ben altre analisi da offrire agli studiosi e al pubblico che vuol capire e spiegare, non emozionarsi o rabbrividire, è forse il caso di dire qualcosa sulla natura stessa di questo “anniversario”.

Il 24 giugno 1947 nascono i dischi volanti, che dal 1953-54 cominceranno ad esser chiamati anche in pubblico UFO (la sigla era nata in ambiente militare americano), ma fenomeni aerei insoliti in larga parte sovrapponibili a quelli che presero ad esser descritti dal 1947 erano presenti nelle fonti del tempo almeno (ad esser prudenti)  dagli inizi del XVIII secolo.

Grazie alle ricerche degli studiosi di ufologia, oggi conosciamo molte decine di migliaia di episodi di questo genere, provenienti da mezzo mondo.

Un anniversario importantissimo per l’ufologia, dunque, quello odierno. Ma forse persino più importante può essere notare che fenomeni aerei insoliti hanno interrogato persone colte, scienziati, giornalisti e autorità di vario genere ormai davvero da diverse centinaia di anni.

La comprensione adeguata dei fenomeni descritti e di ciò che si muove intorno ad essi è ciò che è giusto, bello e logico celebrare e promuovere, oggi che è il 24 giugno e per tutti i giorni dell’anno.

Questo è il vero, fermo impegno del Centro Italiano Studi Ufologici. 

Volete essere dei nostri?

[Nella foto, la relazione inviata da Kenneth Arnold ai servizi d’informazione dell’Aviazione dell’Esercito il 12 luglio 1947, ossia diciotto giorni dopo la sua esperienza.]

 

 

“Maratona UFO” in Argentina, il 24 giugno, per il 70° anniversario dell’ufologia contemporanea

Sabato 24 giugno cade il settantesimo anniversario della nascita dell’ufologia contemporanea. E’ importante sottolineare che questa data non dipende da “astronavi aliene precipitate”, “giorni della firma di patti segreti coi governi” o da altre fantasie da “storia alternativa” – sarebbe a dire, da balle di vario genere oggi dilaganti.

L’ufologia (nel senso di studio) e il fenomeno UFO (nel senso di ciò che si discute) nascono perché un piccolo imprenditore americano, a bordo del suo modesto aereo privato, vede e subito dopo descrive ad altri qualcosa di strano che ritiene di aver visto in cielo.

L’ufologia contemporanea, insomma, significa studio razionale e sensato di osservazioni di cose strane viste in cielo o nei pressi del suolo. 

Tutto qui.

In questa occasione sono in programma occasioni ed eventi di ogni genere. Molti stupidissimi, commerciali, fatti per chi pensa che “ufologia” sia una parte dell’ideologia complottista oggi popolare o di qualche forma di neo-religione che a dei e demoni ha sostituito gli “alieni”.

Altre sono serie e danno cibo per la mente. Per questo le portiamo alla vostra attenzione.

Ad esempio, dall’altra parte del globo, in Argentina, ci sarà una vera e propria Maratona ufologica che, a Buenos Aires, avrà per sede l’Istituto d’indagine Storica “Museo Roca”.

Una serie di conferenze e di tavole rotonde impegneranno i partecipanti per gran parte della giornata.  L’approccio sarà di tipo multidisciplinare: vedrà impegnati storici professionisti, psicologi, giornalisti, astrofisici, antropologi, psichiatri e militari delle Forze armate argentine.

Saranno dunque affrontati in maniera critica tutti gli ambiti della migliore ricerca attuale: dall’analisi e metodologia d’indagine della casistica corrente degna d’interesse, alle determinanti culturali e antropologiche che alla fine degli anni ’40 del secolo scorso provocarono l’esplosione della questione dei “dischi volanti”, sino agli aspetti propriamente psicologici della fenomenologia.

Qui potete leggerne il programma.

Il Centro Italiano Studi Ufologici condivide questo modo di operare e di affrontare il complesso problema di nostro interesse, e saluta nell’amico e studioso di anomalistica Alejandro C. Agostinelli uno degli animatori di questa importante iniziativa di studio.

I lettori del nostro sito saranno aggiornati sul contenuto degli interventi. E’ possibile che le nostre pubblicazioni, riservate agli iscritti, presentino al pubblico italiano qualche contributo di particolare rilievo proveniente dagli studiosi convenuti nella capitale sudamericana.

 

Uscito il nuovo numero di “Cielo insolito”, rivista di storia ufologica: scaricatelo liberamente!

Prosegue con regolarità l’uscita di Cielo insolito, rivista di storiografia ufologica curata da due esponenti del Centro Italiano Studi Ufologici, Giuseppe Stilo e Maurizio Verga.

Il numero 4 porta la data di giugno 2017 conta 28 pagine, lo potete scaricare gratis qui e diffondere a vostro piacimento, vi offre rare illustrazioni usate in modo adeguato rispetto ai contesti storici discussi e vede anche un lungo contributo in inglese dello studioso norvegese Ole-Jonny Braenne.

Ecco in dettaglio cosa contiene:

  • Luciano Salce non era repubblichino, di G. Stilo, un editoriale nel quale si argomenta contro la tendenza ad attribuire con qualche facilità ad ufologi italiani del passato appartenenze neofasciste o adesioni alla Repubblica Sociale Italiana;
  • Febbraio 1946: veri e propri dischi volanti in un fumetto italiano, ancora di G. Stilo, in cui si presenta e si discute un raro fumetto pubblicato a Torino ai primi del 1946 nel quale compaiono disegni di velivoli in tutto simili a quelli presentati a partire dall’anno successivo come “dischi volanti”;
  • The alleged    historical provenance   of the Hessdalen  UFO phenomena, di O. J. Braenne, che mostra come la pretesa esistenza di una casistica ufologica “antica” per la valle norvegese di Hessdalen, sito di presunti fenomeni aerei anomali ripetitivi, ad un’analisi delle fonti si riduca a ben poco cosa;
  • I fenomeni solari: un enigma scientifico e storiografico, con il quale Stilo spiega che i cosiddetti fenomeni solari non nascono né in un contesto religioso cattolico né nel XX secolo.

Cielo insolito è strettamente connesso con le attività dell’Operazione origini, uno dei progetti di studio del Centro Italiano Studi Ufologici. Chiunque voglia collaborare alla ricerca di fonti d’archivio e di biblioteca concernenti gli UFO e altri fenomeni aerei insoliti può rivolgersi direttamente ai due redattori.

La pubblicazione del numero 5 è prevista per il prossimo mese di dicembre.

 

[L’illustrazione di questo articolo è tratta da “Secret Teaching of All Times”, uscito nel 1928. In esso l’esoterista canadese Manly P. Hall mostra il cielo dell’antica Atlantide popolato da ogni tipo di velivolo avanzato]. 

L’ufologia e gli storici: perché dovrebbero occuparsene?

Il blog inglese The History of Emotions è espressione del Queen Mary Centre for the Story of Emotions, un’associazione di specialisti in varie aree disciplinari che dal 2008 si occupa dei modi in cui le più diverse emozioni si sono espresse nella cultura umana, in specie in quella occidentale moderna e contemporanea.

A metà aprile su quel blog è intervenuto il prof. Greg Eghigian, (nella foto) che presiede la cattedra di storia moderna presso la Pennsylvania State University.

Specializzato in storia della medicina e della psichiatria, da alcuni anni Eghigian si occupa in modo intenso anche di storia dell’ufologia. E’ uno fra i pochi storici professionisti ad essersi finora fatto carico del problema UFO.

Potete leggere gli sviluppi del pensiero di Eghigian sul suo blog The UFO Past . Esempi recenti del suo interesse sono i saggi A Transatlantic buzz: flying saucers, extraterrestrials and America in post-war Germany, uscito sul Journal of Transatlantic Studies nel 2014, con il quale è stato fra i primi ad occuparsi dell’immaginario ufo-et nella Repubblica Democratica Tedesca e Making UFOs make sense: Ufology, science, and the history of their mutual mistrust, apparso sulla rivista Public Understanding of Science nel 2015. In quest’ultimo scritto ha argomentato sulle cause complesse della diffidenza reciproca fra scienza e ufologi (seri).

Adesso, con il post UFOs and the Historians Eghigian prova a suggerire perché la platea degli storici farebbe bene ad interessarsi del fenomeno UFO, cioè di un mondo di eventi, di documenti, di istituzioni e di personaggi che nella sua forma odierna persiste da settant’anni.

Eghigian trova stupefacente che mentre folkloristi, psicologi, sociologi, studiosi delle religioni, antropologi, scienziati della politica, studiosi di neuroscienze, psichiatri e giornalisti in qualche modo abbiano ormai al loro attivo un numero consistente di lavori di vario genere sugli UFO, invece gli storici brillino per la loro assenza.

Mi viene da dire che gli storici hanno qualcosa di unico da apportare alla discussione. Ad esempio, una delle nostre specialità è l’uso delle fonti storiche per spiegare il cambiamento sociale e quello culturale. Le fonti storiche mostrano con chiarezza che sebbene l’interesse per la possibilità di comunicare con civiltà aliene e di riceverne comunicazioni risale all’antichità, le storie concernenti misteriosi razzi, piatti e dischi volanti hanno un inizio ben identificabile (le due estati successive alla fine della Seconda Guerra Mondiale). Inoltre, i documenti mostrano che le storie relative ad UFO e contatti con alieni e le reazioni ad esse sono cambiate nel corso del tempo.

In sostanza, c’è motivo di credere che l’interesse e l’attenzione per il mondo degli UFO negli ultimi due decenni sia andato diminuendo. Perciò, abbiamo bisogno di spiegare come tutto è iniziato, come le cose sono cambiate e perché al momento tutto questo potrebbe trovarsi in fase di dissoluzione.

A prescindere da quest’ultima sensazione (l’idea che l’ufologia e il fenomeno UFO possano davvero essere in una fase “di dissoluzione”), Eghigian conclude il suo intervento con un’interessante provocazione che è al contempo un appello: dato l’interesse per la questione manifestato dalle altre scienze dell’uomo, anche il silenzio degli storici riguardo agli UFO parrebbe necessitare di una spiegazione – da parte degli storici.

 

 

 

Uscito il numero 42 di “UFO – Rivista di Informazione Ufologica”

E’ uscito il nuovo numero di UFO – Rivista di Informazione Ufologica. La rivista, che  è  pubblicata dal Centro Italiano Studi Ufologici dal 1986 è giunta ora al numero 42, viene inviata a tutti gli aderenti alla nostra associazione ma è acquistabile da chiunque sul sito della Cooperativa editoriale UPIAR.

UFO 42 copertina
La copertina del n. 42 della nostra rivista periodica.

Segnaliamo un lungo articolo relativo ad una complessa  contro-inchiesta che gli studiosi Matteo Leone e Paolo Fiorino hanno condotto su un famoso caso di incontro ravvicinato del terzo tipo che si verificò a Casale  Monferrato (Alessandria) nell’aprile 1974, l’analisi, condotta dal NARCAP, di un incontro UFO-aliante avvenuto negli Stati Uniti il 9 agosto del 2015 e le indagini su alcuni presunti incontri del terzo tipo siciliani.

E poi ancora: Marco Orlandi che finalmente documenta in maniera seria il vasto interesse che David Bowie ebbe per gli UFO, il dibattito a distanza fra gli studiosi Jacques Vallée e Vicente-Juan Ballester Olmos sugli orientamenti da dare alla futura ufologia scientifica, un’ampia sezione di Attualità gestita da  Giuseppe Stilo insieme ad un suo articolo su tre ufologi scomparsi recentemente che rappresentano tre pezzi di storia dell’ufologia stessa e tante altre notizie e commenti che non troverete altrove.

Per aderire al CISU come collaboratori e ricevere in modo automatico la nostra rivista dovete compilare il modulo di iscrizione.

Il saggio di Churchill sulle possibilità di vita extraterrestre: le letture adeguate

Negli ultimi giorni siti-spazzatura di ogni genere, in Italia e nel mondo, hanno avuto buon gioco nel sostenere che il grande politico inglese Winston Churchill (1874-1965) “credeva negli alieni” e che era stato “scoperto” un “clamoroso documento” che lo provava.

Poste in questi termini, si tratta di stupidaggini. La notizia tuttavia c’è davvero ed è anche molto interessante. Cerchiamo di inquadrarla nel modo corretto e assegnarle il valore che merita.

Il 15 febbraio, sul sito di Nature, l’astrofisico israelo-statunitense Mario Livio ha reso pubblica la novità: presso gli archivi del National Churchill Museum di Fulton, nel Missouri, il direttore aveva scoperto un dattiloscritto redatto nel 1939 dal futuro primo ministro inglese.

Intitolato Are We Alone in Space?, lungo undici pagine (lo vedete nella foto), dimostra soprattutto una cosa: la dimestichezza che Churchill aveva con la cosmologia dei primi decenni del secolo scorso, la fisica relativistica e il linguaggio della divulgazione scientifica (lui stesso fu popolarizzatore delle conoscenze scientifiche su vari periodici del suo Paese). Si tratta dunque di uno sguardo per niente visionario, o da sognatore privo di qualsiasi riferimento che non siano le più solide cognizioni disponibili al momento.

Lo scritto è adeguato alle discussioni correnti al tempo: probabilmente redatto per il periodico domenicale londinese “News of the World” non vide mai la luce, e solo da poco Mario Livio lo ha potuto esaminare con l’occhio dell’astrofisico e presentarlo su “Nature”.

In tutto ciò, Livio ritiene che Churchill fosse in grado di delimitare con cura le condizioni allora ritenute indispensabili per la formazione della vita organica. L’inglese non se la sentiva di escludere che ve ne fosse su Marte e su Venere, ma poi si spingeva anche a dibattere le possibilità offerte da eventuali pianeti extrasolari, che pure allora non erano stati individuati né tanto meno studiati.

Insomma, un entusiasta delle possibilità della scienza e delle tecniche, ma con uno sguardo concreto e per certi versi scettico.

Livio ritiene plausibile che la stesura di Are We Alone in Space? sia stata una conseguenza della trasmissione di Orson Welles e del celebre “panico” generato dalla finta radiocronaca dell’invasione marziana trasmessa il 30 ottobre 1938. Certo è che Churchill aveva letto scrittori d’anticipazione e di fantascienza – ma sempre ritenendoli nutrimento per la sua immaginazione scientifica.

Comunque, fu probabilmente l’insieme di questi interessi che nel 1952, spinse davvero Churchill a mostrare curiosità per il fenomeno dei dischi volanti.

Il 28 luglio di quell’anno, al culmine della colossale ondata di avvistamenti in corso sugli Stati Uniti e mentre si susseguivano le notizie circa sorvoli della stessa Washington con notizie contraddittorie su rilevazioni radar di segnali non identificati nei cieli della capitale americana, Churchill – che dall’autunno precedente era di nuovo primo ministro –  redasse una minuta indirizzata al segretario per l’Aeronautica, Lord Cherwell, chiedendogli di fargli sapere se “in tutta quella roba sui dischi volanti” ci fosse qualcosa di vero.

La risposta (scettica) giunse da Cherwell il 9 agosto: uno studio condotto dai servizi d’informazione l’anno prima aveva concluso che gli avvistamenti erano spiegabili in termini convenzionali.

 

 

 

Erano 1.700 (non 700) i “veri UFO” del progetto americano Blue Book?

Tutti gli appassionati di ufologia sanno che Project Blue Book era il nome dell’ufficio investigativo sugli UFO attivo in seno all’USAF (l’aeronautica militare degli Stati Uniti) dal 1947 al 1970, anche se sotto varie denominazioni.

Nella versione ufficiale, riportata nella maggior parte dei libri ufologici, alla chiusura del Blue Book erano stati raccolti  dall’USAF 12.618 casi di avvistamento UFO, dei quali 701 (il 5,5%) erano rimasti “non identificati”. Però le stime di scienziati-ufologi come J. Allen Hynek, James McDonald e Jacques Vallée,  che avevano avuto accesso ai dati militari, erano di almeno 3.000 o 4.000 casi inspiegati.

Dopo il rilascio dell’intero archivio del Blue Book agli Archivi Nazionali, che li resero accessibili al pubblico nel 1976 dopo l’eliminazione dei nomi dei testimoni per ragioni di privacy, diversi studiosi hanno passato in rassegna le circa 130.000 pagine, realizzando elenchi di casistica, contro-indagini ed analisi su singoli casi.

Brad Sparks è uno dei più seri ufologi americani che si occupano di documenti ufficiali e casi classici. Dopo aver a lungo collaborato con l’APRO (“Aerial Phenomena Research Organization”), nel 1977 fu uno dei fondatori del gruppo CAUS (“Citizens Aganist UFO Secrecy”), specializzato nel richiedere ed ottenere la desecretazione e  il rilascio di documenti ufologici  da parte di CIA, NSA, FBI ed altri enti pubblici americani.

A partire dal 2001 Sparks ha deciso di concentrare la sua attività su una revisione minuziosa dei casi inspiegati del Blue Book, riesaminando tutti i documenti ed effettuando una ri-valutazione di quelli che per una ragione o per l’altra rimangono ancora oggi “non identificati” (gli UFO veri e propri), forte della sua dichiarata convinzione che questo riesame avrebbe dovuto essere la priorità numero uno per l’ufologia.

Anno dopo anno, con sorpresa di molti, il numero di casi inspiegati così repertoriato è andato aumentando, invece di diminuire come ci si poteva aspettare.

Poco prima della fine del 2016, all’interno della piccola comunità di ufo-storiografi (non solo americani: ne fanno parte alcuni soci del Centro Italiano Studi Ufologici) è stata diffusa la 27° edizione del suo “Catalogo generale di 1.700 Ufo inspiegati del Project Blue Book”.

Il dattiloscritto conta 312 pagine e, oltre a una lunga introduzione storica e metodologica, riporta i dati essenziali di ben 1.738 casi (ovvero il 14,3% del totale), con un breve riassunto di ciascuno. Naturalmente si tratta di una stima che implica una dose di soggettività. E’ pressoché certo che altri studiosi avrebbero prodotto numeri più o meno differenti.

Per gentile concessione di Brad Sparks, il catalogo integrale può essere scaricato dal sito del CISU.

 

[Nella foto: il piccolo staff del Progetto Blue Book nel 1966. Seduto, il suo direttore, il tenente colonnello dell’USAF Hector Quintanilla]

Qui per voi il nuovo numero di “Cielo insolito” – rivista di storiografia ufologica

E’ appena uscito  – e potete scaricarlo liberamente andando in fondo alla pagina del nostro sito dedicato alla testata – il numero 3 di Cielo insolito, rivista di storiografia ufologica curata da due soci del Centro Italiano Studi Ufologici, Giuseppe Stilo e Maurizio Verga, specialmente volti a questo genere di ricerca.

Il numero 3, datato gennaio 2017, è in parte realizzato in inglese, conta 36 pagine, è riccamente illustrato e contiene questi articoli:

  • 1966: The scientific controversy of the picture taken by some astronomers at the Kandilli Observatory, di G. Stilo, che discute una strana foto scattata da astronomi turchi;
  • Aprile 1945: allarme aereo a Caorso, ancora di Stilo, sull’equivoco in cui incorsero alcuni osservatori aerei della Repubblica Sociale Italiana dislocati nel piacentino;
  • il lungo studio di M. Verga Making the saucers popular – Cartoons and comics in the 1947 press, che offre una vastissima rappresentanza dell’utilizzo massiccio dei dischi volanti nei comics e nelle vignette umoristiche avvenuto già nei primissimi giorni dalla nascita del fenomeno;
  • infine, ancora ad opera di Stilo, “Arrivano gli italiani!” – 1935: cose strane nei cieli d’Etiopia, sugli avvistamenti di quell’anno nel Paese africano.

Vi invitiamo a leggere Cielo insolito e a diffonderlo fra gli interessati. Chiunque voglia collaborare alla ricerca di fonti d’archivio e di biblioteca concernenti gli UFO e altri fenomeni aerei insoliti può rivolgersi direttamente ai due redattori.

Giuseppe Stilo è anche il coordinatore dell’Operazione Origini del CISU.