L’ufologia e gli storici: perché dovrebbero occuparsene?

Il blog inglese The History of Emotions è espressione del Queen Mary Centre for the Story of Emotions, un’associazione di specialisti in varie aree disciplinari che dal 2008 si occupa dei modi in cui le più diverse emozioni si sono espresse nella cultura umana, in specie in quella occidentale moderna e contemporanea.

A metà aprile su quel blog è intervenuto il prof. Greg Eghigian, (nella foto) che presiede la cattedra di storia moderna presso la Pennsylvania State University.

Specializzato in storia della medicina e della psichiatria, da alcuni anni Eghigian si occupa in modo intenso anche di storia dell’ufologia. E’ uno fra i pochi storici professionisti ad essersi finora fatto carico del problema UFO.

Potete leggere gli sviluppi del pensiero di Eghigian sul suo blog The UFO Past . Esempi recenti del suo interesse sono i saggi A Transatlantic buzz: flying saucers, extraterrestrials and America in post-war Germany, uscito sul Journal of Transatlantic Studies nel 2014, con il quale è stato fra i primi ad occuparsi dell’immaginario ufo-et nella Repubblica Democratica Tedesca e Making UFOs make sense: Ufology, science, and the history of their mutual mistrust, apparso sulla rivista Public Understanding of Science nel 2015. In quest’ultimo scritto ha argomentato sulle cause complesse della diffidenza reciproca fra scienza e ufologi (seri).

Adesso, con il post UFOs and the Historians Eghigian prova a suggerire perché la platea degli storici farebbe bene ad interessarsi del fenomeno UFO, cioè di un mondo di eventi, di documenti, di istituzioni e di personaggi che nella sua forma odierna persiste da settant’anni.

Eghigian trova stupefacente che mentre folkloristi, psicologi, sociologi, studiosi delle religioni, antropologi, scienziati della politica, studiosi di neuroscienze, psichiatri e giornalisti in qualche modo abbiano ormai al loro attivo un numero consistente di lavori di vario genere sugli UFO, invece gli storici brillino per la loro assenza.

Mi viene da dire che gli storici hanno qualcosa di unico da apportare alla discussione. Ad esempio, una delle nostre specialità è l’uso delle fonti storiche per spiegare il cambiamento sociale e quello culturale. Le fonti storiche mostrano con chiarezza che sebbene l’interesse per la possibilità di comunicare con civiltà aliene e di riceverne comunicazioni risale all’antichità, le storie concernenti misteriosi razzi, piatti e dischi volanti hanno un inizio ben identificabile (le due estati successive alla fine della Seconda Guerra Mondiale). Inoltre, i documenti mostrano che le storie relative ad UFO e contatti con alieni e le reazioni ad esse sono cambiate nel corso del tempo.

In sostanza, c’è motivo di credere che l’interesse e l’attenzione per il mondo degli UFO negli ultimi due decenni sia andato diminuendo. Perciò, abbiamo bisogno di spiegare come tutto è iniziato, come le cose sono cambiate e perché al momento tutto questo potrebbe trovarsi in fase di dissoluzione.

A prescindere da quest’ultima sensazione (l’idea che l’ufologia e il fenomeno UFO possano davvero essere in una fase “di dissoluzione”), Eghigian conclude il suo intervento con un’interessante provocazione che è al contempo un appello: dato l’interesse per la questione manifestato dalle altre scienze dell’uomo, anche il silenzio degli storici riguardo agli UFO parrebbe necessitare di una spiegazione – da parte degli storici.

 

 

 

Uscito il numero 42 di “UFO – Rivista di Informazione Ufologica”

E’ uscito il nuovo numero di UFO – Rivista di Informazione Ufologica. La rivista, che  è  pubblicata dal Centro Italiano Studi Ufologici dal 1986 è giunta ora al numero 42, viene inviata a tutti gli aderenti alla nostra associazione ma è acquistabile da chiunque sul sito della Cooperativa editoriale UPIAR.

UFO 42 copertina
La copertina del n. 42 della nostra rivista periodica.

Segnaliamo un lungo articolo relativo ad una complessa  contro-inchiesta che gli studiosi Matteo Leone e Paolo Fiorino hanno condotto su un famoso caso di incontro ravvicinato del terzo tipo che si verificò a Casale  Monferrato (Alessandria) nell’aprile 1974, l’analisi, condotta dal NARCAP, di un incontro UFO-aliante avvenuto negli Stati Uniti il 9 agosto del 2015 e le indagini su alcuni presunti incontri del terzo tipo siciliani.

E poi ancora: Marco Orlandi che finalmente documenta in maniera seria il vasto interesse che David Bowie ebbe per gli UFO, il dibattito a distanza fra gli studiosi Jacques Vallée e Vicente-Juan Ballester Olmos sugli orientamenti da dare alla futura ufologia scientifica, un’ampia sezione di Attualità gestita da  Giuseppe Stilo insieme ad un suo articolo su tre ufologi scomparsi recentemente che rappresentano tre pezzi di storia dell’ufologia stessa e tante altre notizie e commenti che non troverete altrove.

Per aderire al CISU come collaboratori e ricevere in modo automatico la nostra rivista dovete compilare il modulo di iscrizione.

Il saggio di Churchill sulle possibilità di vita extraterrestre: le letture adeguate

Negli ultimi giorni siti-spazzatura di ogni genere, in Italia e nel mondo, hanno avuto buon gioco nel sostenere che il grande politico inglese Winston Churchill (1874-1965) “credeva negli alieni” e che era stato “scoperto” un “clamoroso documento” che lo provava.

Poste in questi termini, si tratta di stupidaggini. La notizia tuttavia c’è davvero ed è anche molto interessante. Cerchiamo di inquadrarla nel modo corretto e assegnarle il valore che merita.

Il 15 febbraio, sul sito di Nature, l’astrofisico israelo-statunitense Mario Livio ha reso pubblica la novità: presso gli archivi del National Churchill Museum di Fulton, nel Missouri, il direttore aveva scoperto un dattiloscritto redatto nel 1939 dal futuro primo ministro inglese.

Intitolato Are We Alone in Space?, lungo undici pagine (lo vedete nella foto), dimostra soprattutto una cosa: la dimestichezza che Churchill aveva con la cosmologia dei primi decenni del secolo scorso, la fisica relativistica e il linguaggio della divulgazione scientifica (lui stesso fu popolarizzatore delle conoscenze scientifiche su vari periodici del suo Paese). Si tratta dunque di uno sguardo per niente visionario, o da sognatore privo di qualsiasi riferimento che non siano le più solide cognizioni disponibili al momento.

Lo scritto è adeguato alle discussioni correnti al tempo: probabilmente redatto per il periodico domenicale londinese “News of the World” non vide mai la luce, e solo da poco Mario Livio lo ha potuto esaminare con l’occhio dell’astrofisico e presentarlo su “Nature”.

In tutto ciò, Livio ritiene che Churchill fosse in grado di delimitare con cura le condizioni allora ritenute indispensabili per la formazione della vita organica. L’inglese non se la sentiva di escludere che ve ne fosse su Marte e su Venere, ma poi si spingeva anche a dibattere le possibilità offerte da eventuali pianeti extrasolari, che pure allora non erano stati individuati né tanto meno studiati.

Insomma, un entusiasta delle possibilità della scienza e delle tecniche, ma con uno sguardo concreto e per certi versi scettico.

Livio ritiene plausibile che la stesura di Are We Alone in Space? sia stata una conseguenza della trasmissione di Orson Welles e del celebre “panico” generato dalla finta radiocronaca dell’invasione marziana trasmessa il 30 ottobre 1938. Certo è che Churchill aveva letto scrittori d’anticipazione e di fantascienza – ma sempre ritenendoli nutrimento per la sua immaginazione scientifica.

Comunque, fu probabilmente l’insieme di questi interessi che nel 1952, spinse davvero Churchill a mostrare curiosità per il fenomeno dei dischi volanti.

Il 28 luglio di quell’anno, al culmine della colossale ondata di avvistamenti in corso sugli Stati Uniti e mentre si susseguivano le notizie circa sorvoli della stessa Washington con notizie contraddittorie su rilevazioni radar di segnali non identificati nei cieli della capitale americana, Churchill – che dall’autunno precedente era di nuovo primo ministro –  redasse una minuta indirizzata al segretario per l’Aeronautica, Lord Cherwell, chiedendogli di fargli sapere se “in tutta quella roba sui dischi volanti” ci fosse qualcosa di vero.

La risposta (scettica) giunse da Cherwell il 9 agosto: uno studio condotto dai servizi d’informazione l’anno prima aveva concluso che gli avvistamenti erano spiegabili in termini convenzionali.

 

 

 

Erano 1.700 (non 700) i “veri UFO” del progetto americano Blue Book?

Tutti gli appassionati di ufologia sanno che Project Blue Book era il nome dell’ufficio investigativo sugli UFO attivo in seno all’USAF (l’aeronautica militare degli Stati Uniti) dal 1947 al 1970, anche se sotto varie denominazioni.

Nella versione ufficiale, riportata nella maggior parte dei libri ufologici, alla chiusura del Blue Book erano stati raccolti  dall’USAF 12.618 casi di avvistamento UFO, dei quali 701 (il 5,5%) erano rimasti “non identificati”. Però le stime di scienziati-ufologi come J. Allen Hynek, James McDonald e Jacques Vallée,  che avevano avuto accesso ai dati militari, erano di almeno 3.000 o 4.000 casi inspiegati.

Dopo il rilascio dell’intero archivio del Blue Book agli Archivi Nazionali, che li resero accessibili al pubblico nel 1976 dopo l’eliminazione dei nomi dei testimoni per ragioni di privacy, diversi studiosi hanno passato in rassegna le circa 130.000 pagine, realizzando elenchi di casistica, contro-indagini ed analisi su singoli casi.

Brad Sparks è uno dei più seri ufologi americani che si occupano di documenti ufficiali e casi classici. Dopo aver a lungo collaborato con l’APRO (“Aerial Phenomena Research Organization”), nel 1977 fu uno dei fondatori del gruppo CAUS (“Citizens Aganist UFO Secrecy”), specializzato nel richiedere ed ottenere la desecretazione e  il rilascio di documenti ufologici  da parte di CIA, NSA, FBI ed altri enti pubblici americani.

A partire dal 2001 Sparks ha deciso di concentrare la sua attività su una revisione minuziosa dei casi inspiegati del Blue Book, riesaminando tutti i documenti ed effettuando una ri-valutazione di quelli che per una ragione o per l’altra rimangono ancora oggi “non identificati” (gli UFO veri e propri), forte della sua dichiarata convinzione che questo riesame avrebbe dovuto essere la priorità numero uno per l’ufologia.

Anno dopo anno, con sorpresa di molti, il numero di casi inspiegati così repertoriato è andato aumentando, invece di diminuire come ci si poteva aspettare.

Poco prima della fine del 2016, all’interno della piccola comunità di ufo-storiografi (non solo americani: ne fanno parte alcuni soci del Centro Italiano Studi Ufologici) è stata diffusa la 27° edizione del suo “Catalogo generale di 1.700 Ufo inspiegati del Project Blue Book”.

Il dattiloscritto conta 312 pagine e, oltre a una lunga introduzione storica e metodologica, riporta i dati essenziali di ben 1.738 casi (ovvero il 14,3% del totale), con un breve riassunto di ciascuno. Naturalmente si tratta di una stima che implica una dose di soggettività. E’ pressoché certo che altri studiosi avrebbero prodotto numeri più o meno differenti.

Per gentile concessione di Brad Sparks, il catalogo integrale può essere scaricato dal sito del CISU.

 

[Nella foto: il piccolo staff del Progetto Blue Book nel 1966. Seduto, il suo direttore, il tenente colonnello dell’USAF Hector Quintanilla]

Qui per voi il nuovo numero di “Cielo insolito” – rivista di storiografia ufologica

E’ appena uscito  – e potete scaricarlo liberamente andando in fondo alla pagina del nostro sito dedicato alla testata – il numero 3 di Cielo insolito, rivista di storiografia ufologica curata da due soci del Centro Italiano Studi Ufologici, Giuseppe Stilo e Maurizio Verga, specialmente volti a questo genere di ricerca.

Il numero 3, datato gennaio 2017, è in parte realizzato in inglese, conta 36 pagine, è riccamente illustrato e contiene questi articoli:

  • 1966: The scientific controversy of the picture taken by some astronomers at the Kandilli Observatory, di G. Stilo, che discute una strana foto scattata da astronomi turchi;
  • Aprile 1945: allarme aereo a Caorso, ancora di Stilo, sull’equivoco in cui incorsero alcuni osservatori aerei della Repubblica Sociale Italiana dislocati nel piacentino;
  • il lungo studio di M. Verga Making the saucers popular – Cartoons and comics in the 1947 press, che offre una vastissima rappresentanza dell’utilizzo massiccio dei dischi volanti nei comics e nelle vignette umoristiche avvenuto già nei primissimi giorni dalla nascita del fenomeno;
  • infine, ancora ad opera di Stilo, “Arrivano gli italiani!” – 1935: cose strane nei cieli d’Etiopia, sugli avvistamenti di quell’anno nel Paese africano.

Vi invitiamo a leggere Cielo insolito e a diffonderlo fra gli interessati. Chiunque voglia collaborare alla ricerca di fonti d’archivio e di biblioteca concernenti gli UFO e altri fenomeni aerei insoliti può rivolgersi direttamente ai due redattori.

Giuseppe Stilo è anche il coordinatore dell’Operazione Origini del CISU.

Tradotto in Italia il primissimo libro sui dischi volanti

Dopo 66 anni è stato tradotto e pubblicato in Italia il primissimo libro pubblicato sui dischi volanti, “Flying Saucers Are Real”, originariamente apparso negli Stati Uniti nel maggio del 1950.

Ne fu autore lo scrittore e giornalista aeronautico Donald Keyhoe che, partendo da un suo clamoroso articolo sul settimanale “True”, aveva appunto affermato che “I dischi volanti esistono” e in seguito “I dischi volanti vengono dallo spazio”.

Di Keyhoe, poi anima della maggiore organizzazione ufologica americana (il NICAP) e a lungo promotore di una vera e propria battaglia contro l’Aeronautica Militare statunitense per ottenere il rilascio dei dati sugli avvistamenti UFO, era uscito in Italia solo il secondo dei suoi cinque libri: “Flying Saucers from Outer Space” (1953), tradotto come “La verità sui dischi volanti” (1954). Su di lui si veda il profilo biografico scritto da Edoardo Russo in occasione della sua morte.

L’iniziativa è ora di una piccola e nuova casa editrice bolognese, Providence Press, che del volume “I dischi volanti sono una realtà” ha pubblicato una prima edizione in tiratura limitata.

Francia: fallisce la storica rivista “Lumières dans la nuit”

Dopo una crisi che durava da qualche anno, è fallita la rivista ufologica francese “Lumières dans la nuit” (“Luci nella notte”).

Fondata nel 1958 dallo spiritualista Raymond Veillith, non era all’inizio una pubblicazione sui dischi volanti, ma negli anni ’60 l’argomento UFO prese sempre più piede e già a partire dalla metà di quel decennio LDLN era diventata una delle tre principali rivista ufologiche pubblicate Oltralpe.

A differenza delle altre (“Phénomènes Spatiaux” e “Ouranos”) non era però e non è mai diventata organo di un’associazione, mantenendo invece la natura di impresa commerciale.

“Lumières dans la nuit” non usciva nelle edicole, ma in sostanza è sempre stata distribuita solo in abbonamento postale. Dalla fine degli anni ’60, con il tumultuoso interesse dei francesi per le “soucoupes volantes” , la rivista (condotta in effetti dal redattore-capo Fernand Lagarde) divenne il punto di riferimento di un gran numero di giovani raccolti in circoli locali che si richiamavano a LDLN  e (come qualche anno dopo avverrà in Italia per “Il Giornale dei Misteri”) raccoglievano testimonianze di avvistamento, ricevevano una “tessera dell’inquirente”, facevano indagini e le mandavano alla redazione, che le trasformava in articoli.

ldln80
La copertina del n. 80 di LDLN, uno di quelli usciti ai tempi d’oro della rivista francese.

Negli anni ’70 LDLN divenne sempre più una rivista tecnica, con articoli teorici, analisi e studi da parte dei più noti ricercatori francesi, che adottavano un approccio razionale e scientifico (organizzando serata di sorveglianza del cielo, reti di rilevamento e persino una banca dati informatica). Furono gli anni migliori, anche come diffusione (alcune migliaia di copie) ed influenza sulla comunità ufologica francofona, dando spazio al tempo stesso anche a teorie eterodosse rispetto alla tradizionale ipotesi extraterrestre . Divenne bimestrale nel 1982.

Alla fine del decennio, però, proprio la redazione di LDLN fu l’epicentro del terremoto che segnò l’inizio della crisi: dapprima uno, poi altri redattori, cambiarono drasticamente opinione e, anziché sostenere la natura inesplicata (quando non apertamente extra-umana) dei fenomeni presero a sostenere la cosiddetta “ipotesi socio-psicologica”, secondo la quale tutte le osservazioni sarebbero spiegabili e gli UFO sarebbero in sostanza un mito moderno.

Con la più generale crisi dell’ufologia europea manifestatasi negli anni ’80, per LDLN cominciò la parabole discendente: espulsi gli ufologi “dissidenti” la rivista fu venduta nel 1988 da Raymond Veillith a un ufologo tradizionalista, Joël Mesnard, che ne tentò il rilancio sulla base delle nuove tematiche americane (rapimenti alieni, dischi precipitati, congiura del silenzio), ma un’epoca era finita e il numero di lettori continuò a diminuire  finché anche Mesnard gettò la spugna, rivendendola a sua volta nel 2014 a una coppia di appassionati, Sylvie e Laurent Boulanger, che in meno di due anni l’hanno condotta alla chiusura.

ldlnmesnard
Joël Mesnard, che ha diretto “Lumières dans la nuit” dal 1988 al 2014.

 

Il 6 ottobre i Boulanger hanno comunicato di aver chiesto la liquidazione della società editrice e il 22 ottobre scorso il liquidatore giudiziario ha preso contatti con i pochi abbonati rimasti per accertare i debiti della procedura. C’è ancora chi spera che ci sia qualcuno che rilevi LDLN dal fallimento, ma quasi tutti danno per scontato che il n. 426 (uscito a giugno) sia stato l’ultimo di una rivista che ha fatto la storia dell’ufologia in Francia.

[Ha collaborato Bruno Mancusi]

 

 

 

 

 

 

Ritorno al passato: Zemeckis produce una serie sul Progetto Blue Book

CON LA COLLABORAZIONE DI GIORGIO ABRAINI
Il 2017 segnerà il settantesimo anniversario del famoso avvistamento di Kenneth Arnold e con esso della nascita  dell’era moderna dell’ufologia: forse per celebrare questo anniversario, History Channel ha messo in cantiere il  progetto di una nuova serie dedicata alle origini dello studio di questo fenomeno.
Chiamata “Blue Book”, la serie rimanda infatti all’omonimo progetto di ricerca
che l’Aeronautica USA intraprese all’inizio degli  anni ’50 per studiare il fenomeno degli oggetti volanti non identificati.
In realtà l’Aeronautica aveva cominciato ad occuparsi di questi misteriosi avvistamenti sin dal 1947, quando diede il via al progetto Sign.
Analogamente la serie di History Channel, che in realtà è il remake di una serie di telefilm assai apprezzata dagli ufologi, “Project U.F.O.”, realizzata dalla NBC ed andata in onda (anche in Italia) nel 1978-79, si occuperà pure degli anni immediatamente precedenti  al Blue Book, per un periodo complessivo che va dal 1947 al 1970, ripercorrendo così le tappe dei primi anni  dell’era ufologica e degli studi ufficiali che furono messi in atto in America in risposta al “nuovo” fenomeno.
Autore della sceneggiatura è David O’Leary, mentre tra i produttori esecutivi figura Robert Zemeckis, famoso tra le altre cose per essere stato il regista di “Contact” e di “Ritorno al futuro”. La messa in onda su History Channel dovrebbe avvenire appunto entro il 2017.

“FARE STORIA CON GLI UFO” – 31° CONVEGNO NAZIONALE DI UFOLOGIA DEL CENTRO ITALIANO STUDI UFOLOGICI – BOLOGNA, 5 NOVEMBRE 2016

Alle 15 di sabato 5 novembre si è aperto il 31° Convegno Nazionale di Ufologia, il massimo appuntamento annuale degli aderenti al CISU e di una platea selezionata di studiosi e ricercatori delle più varie discipline.

Questa volta, sul filo di quattro relazioni da loro tenute, Stefano Panizza, Edoardo Russo, Giuseppe Stilo e Maurizio Verga hanno discusso con i convegnisti questioni relative alla ricerca storica in ufologia, ai suoi metodi, risultati e difficoltà.

Questa è la locandina di “FARE STORIA CON GLI UFO”, che è poi il titolo del Convegno, riservato ai soli iscritti al CISU e agli invitati.

convegno-2016-locandina

Buone letture 4/ “Gli UFO nazisti. La storia e la mitologia”

E’ appena uscita una nuova monografia della serie “Documenti UFO” del CISU. Si tratta di

Gli UFO Nazisti. La storia e la mitologia, a cura di Giuseppe Stilo e di Maurizio Verga.

 In anteprima  ecco la copertina.

gli-ufo-nazisti-stilo_verga

Il volume, ampiamente illustrato, conta 88 pagine e si divide in due parti. Nella prima Maurizio Verga si dedica alla presentazione e
all’analisi delle fonti e dei personaggi che pretendevano (e pretendono) di ricondurre gli Oggetti Volanti  non Identificati a supposti progetti aeronautici della Germania
nazista o addirittura di una sua sopravvivenza “occulta”.  Verga fornisce il quadro più completo e dettagliato ad oggi
disponibile dei personaggi e delle circostanze che hanno dato origine a questa articolata leggenda.

Nella seconda parte Giuseppe Stilo si occupa invece delle idee estreme nate
dalle convinzioni post-belliche  secondo le quali il fenomeno UFO e il nazismo sarebbero in qualche modo connessi, discutendo di gruppi esoterici, di scrittori e di contattisti UFO sovente parte dell’universo ideologico dell a destra radicale.

Un lavoro a 360 gradi che costituisce una parziale ma ampia introduzione a un aspetto mitologico dell’ufologia ancora poco studiato e ancor meno capito nella sua portata e nelle sue varianti.

Gli UFO nazisti. La storia e la mitologia può essere ordinato al costo di 12,50 euro + spese di spedizione presso la libreria online delle Edizioni UPIAR