Gli UFO e il CISU al Salone internazionale del libro

In vista del Salone internazionale del libro, che si terrà a Torino dal 19 al 23 maggio, le Edizioni UPIAR pubblicano due nuovi titoli sull’argomento UFO.

“UFO sulla Puglia” è solo l’ultimo fra i cataloghi regionali di avvistamenti che il Centro Italiano Studi Ufologici realizza da molti anni, sulla base di un progetto di raccolta, archiviazione e catalogazione iniziato nel 1981. Ma è anche uno dei più corposi, dato che Arcangelo Cassano ha messo insieme più di 1.900 casi di osservazioni UFO avvenute nella sua zona di competenza, ognuno con un resoconto dei fatti e l’indicazione di tutte le fonti documentarie note. Il volume è come sempre in vendita sul sito web della casa editrice. La prefazione può essere letta qui.

Il secondo libro, intitolato “UFO: destinazione Terra”, porta la firma di Peter Kolosimo, giornalista e scrittore di notorietà internazionale, principale esponente italiano della cosiddetta “archeologia spaziale”, che sull’argomento degli UFO e dei dischi volanti era a volte molto critico se non scettico, specialmente nei confronti della frangia contattista di coloro che gli ET raccontavano di averli incontrati. In occasione delle iniziative per la ricorrenza del centenario dalla sua nascita, il CISU ha raccolto in quest’antologia una ventina dei suoi articoli sul tema, alcuni dei quali (usciti su periodici ormai scomparsi, e non più ripubblicati) sorprenderanno anche gli appassionati di quell’autore. Impreziosito dall’intervista di Stefano Bigliardi a Caterina Kolosimo, il volume contiene note critiche per ogni capitolo, una bibliografia completa degli scritti ufologici di P.K. ed un’introduzione di inquadramento che si può leggere qui, ed è acquistabile dal sito web della casa editrice.

Proprio Caterina Kolosimo presenterà l’iniziativa in sede di inaugurazione del Salone del libro, giovedì 19 maggio, in una conferenza organizzata col Museo del Fantastico intitolata “Extraterrestri e UFO tra cultura e controcultura: dischi volanti e spazio, da Dino Buzzati a Peter Kolosimo”. Buzzati e Kolosimo, entrambi passati dal giornalismo di cronaca alla letteratura, capaci di inserire il fantastico nella realtà, attenti all’Italia misteriosa e agli sviluppi dell’era spaziale, hanno segnato un’epoca e più di una generazione, tra cultura alta e “occultura” popolare. E del “Buzzati spaziale” parlerà Valentina Polcini, autrice del libro “Buzzati e le stelle: Incontri extraterrestri e viaggi spaziali tra fantascienza e giornalismo” (Fabrizio Serra Editore; collana “Quaderni del Centro Studi Buzzati“), al quale il Centro Italiano Studi Ufologici ha collaborato.

Cent’anni di Kolosimo

Nel 2022  cade il centenario della nascita di Peter Kolosimo.

Il noto scrittore e giornalista, che è stato il principale divulgatore della cosiddetta “archeologia spaziale” in Italia, soprattutto tra gli anni ’60 e ’70, nacque infatti a Modena il 15 dicembre 1922.

Pur non essendo e non considerandosi un ufologo, sui “dischi volanti” Kolosimo scrisse non pochi articoli e diversi capitoli contenuti in vari suoi libri, mantenendo paradossalmente un atteggiamento scettico su molti avvistamenti e soprattutto su coloro (i “contattisti”) che dicevano  di essere in contatto con i loro piloti.

A parte gli UFO contemporanei, “P.K.” era invece molto più convinto che extraterrestri provenienti dallo spazio fossero arrivati sulla Terra in epoche lontane ed avessero influenzato antiche civiltà.

I suoi scritti ebbero un enorme successo di pubblico ed influenzarono un’intera generazione, compresi molti che divennero appassionati all’ufologia.

Il Centro Italiano Studi Ufologici ha attivato qualche anno fa un ampio progetto di raccolta, archiviazione, catalogazione  e revisione della bibliografia kolosimiana, come illustrato nel corso del nostro 31° convegno nazionale di ufologia (Bologna, 5 novembre 2016) e della 3° giornata di storiografia ufologica (Torino, 5 marzo 2016).

Nel corso di questo 2022 saranno diverse le pubblicazioni (articoli, libri) e le manifestazioni (convegni, mostre)   dedicate a ricordare e commentare  un personaggio che ebbe un ruolo seminale nella diffusione del concetto di “visitatori extraterrestri” nel nostro paese.

Fra queste iniziative, ci fa piacere essere i primi e pubblicare sulla nostra rivista UFO una lunga intervista inedita che Caterina Kolosimo (moglie e stretta collaboratrice) ha rilasciato a Stefano Bigliardi.

 

 

 

 

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Nella foto in evidenza: alcuni dei libri e delle riviste di Peter Kolosimo
Nella foto in alto: P.K. con Gianni Settimo (Torino, 1968)
Nella foto al centro: P.K. con Renzo Cabassi (Bologna, 1975)
Nella foto in basso: Caterina e Peter Kolosimo nella loro casa torinese (1972)

Peter Kolosimo com’era

Conversazione con Caterina Kolosimo

di Stefano Bigliardi

Lo scrittore Peter Kolosimo (1922-1984) ha contribuito alla diffusione e discussione di numerosi temi attinenti al misterioso, all’insolito e al paranormale. Tra questi si annoverano l’interazione tra extraterrestri ed esseri umani in tempi remoti, e l’esistenza, sempre in epoche lontanissime, di Atlantide e Mu, continenti distrutti da immani catastrofi dopo che le loro civiltà avevano raggiunto uno sviluppo tecnologico avanzato.

La bibliografia kolosimiana è molto ricca, contando diciassette libri tradotti in (almeno) dodici lingue, e una miriade di articoli, tra cui quelli apparsi su Pi Kappa, mensile dalla vita breve ma intensa (novembre 1972 – ottobre 1973), che fu fondato e diretto dallo stesso Kolosimo. I suoi scritti non vertono solo su argomenti misteriosi e controversi; Kolosimo si è dedicato anche alla divulgazione scientifica (particolarmente cara gli era la storia dell’esplorazione spaziale), alla psicoanalisi, all’educazione sessuale e alla narrativa, sia fantascientifica, sia umoristica.

Avvicinandosi il centenario della nascita dello scrittore (il cui vero nome era Pier Domenico Colosimo), ho sentito il desiderio di conoscerlo meglio. Se è vero che nel tempo molti autori hanno seguito le orme di Kolosimo (e alcuni lo avevano preceduto sugli stessi sentieri), è altrettanto vero che il suo stile e la sua visione del mondo hanno caratteristiche uniche, e meritano un’attenzione speciale. A questo si aggiunge che l’affascinante biografia di Kolosimo presenta ancora alcuni misteri.

Essenziale, per capire Kolosimo “com’era davvero”, è stata la conversazione con Caterina Kolosimo, che come moglie, collaboratrice e co-autrice è stata al fianco di Peter per più di vent’anni [1].

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Stefano Bigliardi: “Signora Caterina, cominciamo con una domanda che può sembrare bizzarra ma che ha senso, considerando sia che la nostra conversazione circolerà in forma scritta, sia che vogliamo mettere insieme un ritratto il più corretto possibile di Peter. Mi conferma che lui pronunciava ‘Peter’ alla tedesca, non all’inglese?”

Caterina Kolosimo: “Sì, certo, alla tedesca”.

SB: “Bene… Il tedesco ci ricorda allora Bolzano, dove vi siete conosciuti. Quando e come è successo? Lui, all’epoca, chi era? È nato prima l’amore, o la collaborazione, o sono stati, per così dire, fenomeni simultanei? E com’era lavorare con Peter?”

CK: “Ci siamo conosciuti nel 1961. Lui aveva già pubblicato, nel 1959, Il pianeta sconosciuto, con l’editore cattolico di Torino S.E.I., dopo avere collaborato a un quindicinale per ragazzi, sempre della S.E.I., Giovani, in cui già proponeva i suoi articoli, che, pur trattando tesi molto avanzate per l’epoca, erano visti favorevolmente da quegli esponenti della chiesa cattolica. Il libro era andato benino, come eco e come vendite, e Peter stava lavorando a Terra senza tempo, che sarebbe stato pubblicato nel 1964 dalla casa editrice Sugar di Milano, con cui non so bene come fosse venuto in contatto. Terra senza tempo avrebbe avuto un buon risultato, tanto che l’editore avrebbe consigliato a Peter di mantenere la sua scrittura in quel filone, dedicandosi alla stesura di libri, cosa che lui avrebbe fatto, facendo seguire Ombre sulle stelle nel 1966 e Non è terrestre del 1968, libro che avrebbe avuto una diffusione incredibile, vincendo il Premio Bancarella l’anno seguente a quello di pubblicazione.

Noi avevamo vent’anni di differenza esatti. Lui mi aveva convocata per un lavoro. Io in quel periodo ero una giovane diciottenne alla ricerca di un impiego che mi consentisse di mettere in pratica la conoscenza della lingua tedesca. La mia famiglia è di origine veneta: in tempo di guerra era emigrata a Bolzano, perché il fascismo, come si sa, cercava di mandare gli italiani in quella zona per italianizzare l’Alto Adige. Facevo quindi parte della comunità italiana e il tedesco, che serviva a trovare un buon lavoro, lo avevo imparato a scuola, ma ero stata per tre anni in Germania, dove avevo frequentato i corsi, per cittadini stranieri, dell’Università di Colonia. Avevo risposto a un’inserzione su un giornale, il quotidiano dell’Alto Adige, in cui si cercava una corrispondente italo-tedesca che sostituisse Peter. Mi sono presentata io, e tra me e Peter è scattato subito un colpo di fulmine. Immediato: tant’è che una settimana dopo lui mi ha chiesto subito di sposarlo. È stata una cosa rapidissima.

Peter voleva trasferirsi da Bolzano a Torino, dove aveva passato, in gioventù, degli anni belli: subito dopo la guerra aveva lavorato per il giornale Sempre avanti!, che, cosa a cui lui teneva in modo particolare, lo aveva mandato ad assistere alla fondazione della Repubblica Democratica Tedesca. A Torino aveva anche dei lontani parenti da parte della madre, che era nordamericana, ma con radici piemontesi. A Bolzano stava bene, ma era tagliato fuori dal mondo editoriale.

Lavorare con lui era molto appassionante, intanto per via di tutti quegli argomenti di cui parlava, spaziando dalla parapsicologia alla vita su altri mondi. Era un personaggio sbalorditivo per Bolzano, considerato da parenti e amici una mente geniale, aperta, e dunque aveva tutte le caratteristiche per ammaliare una giovane sprovveduta… Ed è capitato a me. Non è capitato per caso, però, perché io comunque consideravo Bolzano un ambiente un po’ piccolo, un po’ fuori dal mondo, e sognavo di andare via.

Peter aveva bisogno di trovare una corrispondente, perché lui a quel tempo lavorava part time in una ditta tedesca in Alto Adige che aveva bisogno di qualcuno che parlasse e scrivesse bene in italiano, e lui cercava una sua sostituta, che poi appunto sono diventata io; solo che ho finito per trasferirmi con lui quando se n’è andato da Bolzano, visto che nel frattempo ci eravamo sposati. Nel giro di sei mesi è uscito da quella casa farmaceutica, però non siamo partiti subito per Milano, ma cinque anni dopo. Io sono rimasta prima a lavorare per quella ditta, poi sono stata impiegata presso un’altra, sempre a Bolzano, ma nel frattempo mi dedicavo anche a lavorare agli articoli per Peter e per me. Nei primi tempi io mi occupavo soprattutto della sfera giornalistica mentre lui lavorava ai suoi libri”.

SB: “Però anche lei è arrivata ad avere una sua produzione di libri sul paranormale e simili?”

CK: “Quando ho conosciuto Peter abbiamo subito cominciato a lavorare insieme. Lui aveva riconosciuto in me il desiderio di dedicarmi alla scrittura. Devo dire che non sapevo ancora bene che cosa mi sarebbe piaciuto fare. Il giornalismo non era nei miei piani, però con lui ho capito che era quello che alla fine volevo. Nel giro di poco tempo lui si è dedicato molto all’archeologia misteriosa e al cosmo, mentre per me è stato quasi naturale che mi occupassi più dei sogni e della parapsicologia”.

SB: “Come scriveva Peter? Mi riferisco sia alla preparazione del materiale, sia ai suoi ‘rituali’ di scrittura”.

CK: “Lui lavorava di notte, faceva le tre o le quattro del mattino. Una vita notturna che ha finito con il coinvolgere anche me, dopo il 1966, quando abbiamo lasciato Bolzano e siamo andati a vivere insieme. Prima non era possibile, io avevo il mio lavoro part time diurno, vivevo in famiglia e avevo gli orari classici. Tutto sommato è stato facile accettare il nuovo ritmo, la vita notturna, la vita un po’ ‘capovolta’ mi piaceva moltissimo.

Ho scoperto in seguito che il suo modo di scrivere è stato imitato dalle persone che hanno avuto occasione di vederlo. Non essendoci Internet o nulla di simile, lui archiviava tutto, scriveva tutte le cose che gli interessavano su delle piccole cartelline che intestava con il nome, per esempio ‘Atlantide,’ ‘Mu’ e così via. Erano cose che traeva da libri, dalle sue esplorazioni nelle biblioteche europee. Peter ogni uno o due anni faceva il giro dell’Europa e andava a cercare le fonti per i suoi libri nelle biblioteche europee: Parigi, Londra, Stoccolma, Danimarca, Germania… Faceva questi giri e metteva insieme il materiale che gli sarebbe stato utile per i suoi libri”.

SB: “Questi viaggi li faceva a carico suo oppure era supportato dal suo giornale?”

CK: “No, in gran parte erano finanziati da un giornale per cui in quegli anni scriveva moltissimo, un giornale di cronaca che, infatti, si chiamava proprio così, Cronaca. Pubblicava soprattutto articoli di argomento psicosessuale, il che era uno dei suoi temi originali, in tempi in cui non si parlava di sesso, tant’è che, nel 1962/1963, su Novella, un settimanale poi diventato Novella 2000 e credo tuttora nelle edicole con questo nome, aveva pubblicato una ventina di articoli sul sesso che avevano avuto una eco vastissima. Per un certo periodo erano stati seguiti da una rubrica in cui lui forniva consulenza in campo sessuale, con il suo nome, e sarebbe arrivato a pubblicare un libro dal titolo Psicologia dell’eros.

Tornando al metodo di scrittura: Peter si appuntava tutto a mano su queste cartelline scritte fitte fitte con una scrittura regolare, poi quando si metteva alla macchina per scrivere aveva già in mente il suo piano di lavoro”.

SB: “Kolosimo si dedicava alle sue ricerche mosso da grandissima curiosità. Ma quali erano il suo retroterra culturale, i suoi studi, il suo bagaglio intellettuale, a partire dalle lingue straniere che parlava? E queste ultime come le aveva imparate? Aveva nozioni di scienze naturali?”

CK: “Qui in parte andiamo a toccare argomenti che mi rimangono sconosciuti. Tante cose di Peter effettivamente non le ho mai sapute a fondo. Per esempio, quando ci siamo conosciuti lui conosceva bene, oltre all’italiano, il tedesco e l’inglese. Quest’ultimo si spiegava con la madre americana, e con il fatto che lui da giovanissimo era stato negli Stati Uniti. Sicuramente era portato per le lingue. Leggeva correntemente anche le lingue nordiche come lo svedese, il danese, l’olandese, la cui comprensione è agevolata dalla conoscenza del tedesco. La sua conoscenza del francese mi risultava più misteriosa. Lo leggeva bene, lo capiva, anche se in francese l’ho sentito parlare poco. Mi stupiva, visto che l’origine della lingua era diversa da quella delle altre, con cui non aveva affinità. Tornando al tedesco, però, come mai lo conoscesse bene, io, francamente, non lo so. Io l’ho studiato essendo nata e cresciuta a Bolzano, lui invece era nato a Modena e, a causa del padre, che era ufficiale, si era spostato in diverse città italiane, ma il tedesco non rientrava tra le lingue dei luoghi in cui era cresciuto… Non lo so, una volta o due, quando mi è capitato di chiederglielo, mi ha detto di avere avuto un istruttore, ma, onestamente, io non ho approfondito, lui neppure, e ho dato per scontato che lo conoscesse, parlandolo fluentemente e scrivendolo anche molto bene, perché eravamo in Alto Adige.

Per quanto riguarda gli studi, lui aveva studiato filologia in Germania, e poi aveva fatto l’equiparazione della laurea a Venezia, però evidentemente era un uomo dalla curiosità assoluta. Si occupava di tutto un po’, di tutto quello che aveva attinenza al mistero e sfuggiva alle leggi scientifiche, che allora avevano una visuale piuttosto ristretta. Per quanto riguarda le scienze naturali, io so che in Svezia si era letto Linneo, per esempio, e che aveva trovato tanto materiale nelle biblioteche svedesi per quanto riguardava la natura, le piante, temi che erano rilevanti anche per la discussione della vita extraterrestre.

Quanto agli studi superiori, mi risulta, anche se l’ho saputo solo a un certo punto della sua vita, che lui avesse fatto le magistrali, a cui era stato indirizzato non pensando che dovesse fare l’università. Sua madre era insegnante, e immagino che abbia pensato che anche suo figlio avrebbe potuto fare l’insegnante, ma poi lui dalle magistrali si iscrisse all’università, dunque dedicandosi allo studio delle lingue. È anche vero che per studiare all’università in Germania il tedesco occorreva saperlo già, però, appunto, non so come lo sapesse.

Lui aveva fatto la guerra con l’esercito tedesco, ma abitava già a Bolzano ai tempi in cui era scoppiata la guerra. A quei tempi, chi abitava in Alto Adige aveva facoltà di scegliere tra l’esercito italiano e quello tedesco, e lui aveva scelto quello tedesco. Avrà avuto sedici-diciassette anni all’epoca in cui era arrivato a Bolzano, e mi risulta che fino a quel momento lui stesse altrove, tra Torino e Emilia Romagna, dove dovrebbe aver finito le magistrali, ospite per due anni da un collega di suo padre, Silvestri. Chi ha letto il volumetto del 2007 di Alberto Silvestri Peter Kolosimo. Dall’Atene di Romagna all’archeologia spaziale sa qualcosa di quel periodo, che è poi quello che ho saputo io in tempi successivi. Suppongo che fosse andato a Bolzano perché lì c’era la madre, e c’era anche un suo cugino. Forse, ma è solo un’ipotesi che faccio io, si erano trasferiti per motivi di guerra, passando da Torino a Bolzano”.

SB: “Come avete lavorato insieme, alle opere scritte a quattro mani?”

CK: “Diciamo che avveniva così: lui mi preparava i pezzi sui quali lavoravo e mi dava il materiale da elaborare, e poi o io o lui o tutti e due insieme ci suddividevamo le parti e alla fine ci commentavamo a vicenda il risultato finale”.

SB: “Tra i propri libri, ce n’era uno che preferisse? Ce n’era qualcuno di cui era meno contento?”

CK: “Devo dire che io l’ho sempre visto entusiasta di tutti. Sicuramente dei primi. Al Pianeta sconosciuto era molto affezionato, perché era stato il suo primo libro, che era andato bene, al punto da incoraggiarlo a proseguire in quella direzione. Senz’altro Terra senza tempo. A me è sembrato più portato per gli argomenti relativi al passato, l’archeologia misteriosa, e non a caso il Premio Bancarella l’ha vinto con Non è terrestre. Per quanto riguarda la vita su altri mondi, come Fratelli dell’infinito, questo libro rispecchiava più che altro la sua ideologia positiva, un ‘vogliamoci tutti bene’…”

SB: “Ho l’impressione che il vostro I misteri dell’universo (1982), purtroppo anche il suo ultimo libro, contenga meno riferimenti agli antichi astronauti, cioè che sia un libro più di divulgazione astrofisica di quanto non siano gli altri. Questo si deve alla collaborazione a quattro mani, a suoi ripensamenti…?”

CK: “No, quel libro avrebbe dovuto esser seguito da I misteri della terra e I misteri dell’uomo. Doveva essere una trilogia, che poi è stata interrotta perché lui si è ammalato. A questo si doveva il taglio speciale. La Mondadori ci aveva chiesto un libro sempre del ‘genere Kolosimo’ ma un po’ diverso”.

SB: “Ci sono state teorie, idee, punti, su cui si può dire che Peter si è corretto, si è pentito, ha cambiato idea…? Nel corso di una lunga produzione, d’altro canto, è normale”.

CK: “No, credo che non abbia avuto il tempo, perché la maggior parte delle sue teorie sono valide ancora oggi. Per quanto riguarda Atlantide, o la mini-Atlantide, che sarebbe esistita undicimila e cinquecento anni fa, ancora adesso non si sa di preciso. Secondo Peter, in quell’epoca era avvenuto un grande cataclisma che aveva cambiato la civiltà sulla terra. L’Atlantide era quella di cui parlava lui o ce n’era stata una precedente? In fondo mi sembra che l’argomento su cui si potrebbe oggi lavorare meglio è questa catastrofe di undicimila e cinquecento anni fa, che è ancora un mistero oggi”.

SB: “In altre parole, le sue teorie erano aperte allora e sono aperte tutt’oggi”.

CK: “Sì, anche per quanto riguarda la vita nel cosmo ci sarà qualche teoria che può essere stata superata dalle scoperte, ma per esempio lui già allora parlava di buchi neri; vero che l’astrofisica è andata molto avanti, ma molte domande restano ancora tali”.

SB: “Una caratteristica che colpisce, in Kolosimo, e in particolare se lo si paragona ad altri autori dai temi simili, è la qualità della scrittura e dei riferimenti culturali. Per esempio, si vede che aveva una particolare predilezione per il poeta cileno Pablo Neruda (1904-1973). Perché Neruda, che cosa significava per lui?”

CK: “Posso dire che io sono stata una scarsa lettrice di poesie, e da quel che mi risulta anche lui, però la poesia gli piaceva, e quando ci siamo conosciuti lui già citava versi di Neruda, che era uno dei suoi poeti preferiti, e in seguito ha trovato questi versi che ben si adattavano al suo pensiero”.

SB: “E poi c’è la letteratura, specie quella fantascientifica, di cui Peter era imbevuto”.

CK: “Sì, eravamo entrambi lettori accaniti di Urania, ci siamo letti tutti i fascicoli usciti fino all’inizio degli anni settanta, e ce n’erano di stupendi, che facevano veramente volare il pensiero. Quanto al suo livello alto di scrittura, devo dire che allora la cultura media era molto meno diffusa di adesso. Solo che la cultura media di adesso è standardizzata. Lui aveva una grande cultura e una scrittura brillante”.

SB: “Una prosa molto chiara e con tanti lampi di umorismo”.

CK: “Sì e questo fa la differenza rispetto ad altri autori ‘magici’, che in confronto sono piuttosto piatti. Lui faceva sognare. Il suo stile ha influenzato anche altri, per esempio lo scrittore Maurizio de Giovanni. Quando ancora non lo conoscevo, ho letto una sua intervista in cui diceva di essersi ispirato allo stile di Kolosimo. Ho comperato un suo libro, chiedendomi come potesse, un giallista, essere ispirato da Peter. Poi un giorno ho avuto occasione di conoscerlo, gliel’ho chiesto, e lui mi ha spiegato che si trattava dello stile. Ogni capitolo di Kolosimo iniziava con una storiella accattivante per acchiappare i lettori”.

SB: “Il cinema era importante per Kolosimo? Trovo che nei libri ci siano meno riferimenti a film che a racconti e romanzi”.

CK: “Siamo stati appassionati di cinema, lui era appassionato a partire dai cartoni animati. Gli piaceva tantissimo Topolino. I film di fantascienza gli piacevano moltissimo. Mi ricordo che avevamo visto e rivisto insieme, parecchie volte, Il pianeta proibito. E poi in genere gli piacevano moltissimo i film muti, in particolare Stanlio e Ollio, che soddisfacevano il suo senso umoristico, con loro si faceva sempre delle grandi risate. Gli piacevano i film tra la fiaba e la realtà. Gli piaceva Peter Ustinov. Siamo stati tantissimo al cinema, era un vivo sostenitore di Kubrick”.

SB: “E i fumetti?”

CK: “Ah sì, amava i fumetti di Mandrake, Alan Ford, Flash Gordon, Jeff Hawke, Valentina,  Linus”.

SB: “Peter era soddisfatto, professionalmente, o c’erano obiettivi a cui aveva aspirato senza arrivarci? Si sentiva marginalizzato, o ostracizzato, nell’ambiente letterario e giornalistico?”

CK: “Sicuramente si sentiva soddisfatto. Diciamo che questo successo è andato al di là delle sue aspettative, d’altro canto si trattava di libri di saggistica… Però, poverino, ha sempre sofferto dell’ostracismo dei critici, tanto più della sinistra. Più che ostracismo era un modo ironico, superficiale, di affrontare certi temi, da parte della critica di sinistra, che li considerava cose da strapazzo, cosa di cui lui soffriva. È vero che ha lavorato per Vie nuove, settimanale del Partito Comunista Italiano, ma questo negli ultimi tempi. Però, quando la sinistra appoggia un suo autore lo si sa, lo si vede e lo si capisce, e certamente Kolosimo non è stato appoggiato nella diffusione dei suoi libri, che pure, secondo me, hanno contribuito ai cambiamenti culturali del 1968/1969, cioè gli anni che hanno cambiato il mondo nella musica, nei costumi, nell’arte e così via. Anche Kolosimo ha fatto la sua parte, facendo conoscere un settore inesplorato. Ma è uscito dai binari scientifici e questo nessuno glielo ha mai perdonato”.

SB: “Ho letto vari autori in questo campo, e un elemento dei libri di Kolosimo che mi colpisce, in paragone agli altri, è come si rapporta alla religione, in particolare quella cristiana. Pur potendola criticare non lo fa mai. Il discorso sul ‘paleocontatto’, infatti, può essere sviluppato verso una critica delle sacre scritture e della teologia, sostenendo che il concetto di ‘Dio’ o di ‘angelo’ è nato da un equivoco su quegli antichi visitatori extraterrestri. Questo tipo di discorso al momento va per la maggiore e si ritrova, per esempio, nei  libri e nelle conferenze di Mauro Biglino. Erich von Däniken ha pubblicato nel 1975 un libro tutto dedicato ai miracoli, che critica o reinterpreta in chiave ‘aliena’, e sostiene che ogni giorno prega un essere superiore, la cui immagine trova però essere  distorta dalle religioni del mondo, che accusa di soffocare il libero pensiero. In Kolosimo non c’è nulla di tutto questo. Fa anzi diversi riferimenti al Creatore e ad autori religiosi, a teologi, e così via. Quello di Peter, allora, era un atteggiamento ‘tattico’, visto l’ambito culturale in cui voleva e doveva muoversi, o era una linea, almeno in alcune occasioni, dettata esplicitamente da un editore, oppure ancora c’era una religiosità di Kolosimo, di cui lui non parlava apertamente, ma che a livello di scrittura si esprimeva sia con riferimenti occasionali a Dio e alla Bibbia, sia attraverso l’astensione dalla critica alla religione?”

CK: “Sicuramente non era ateo. Diciamo che in senso ampio era credente. Come si dice adesso, era un devoto laico. Lui credeva alla creazione, e a una intelligenza universale, di cui anche noi facciamo parte, che avesse presieduto a questa creazione. E aveva anche una sua spiritualità. La figura di Cristo gli piaceva moltissimo. Era a suo modo un devoto, nel senso più ampio del termine, spirituale. Forse non gli piaceva parlare tanto di Dio, ma si capiva dai suoi scritti che lui sentiva che c’era qualcosa, una parte spirituale nel creato”.

SB: “Per quanto riguarda gli antichi astronauti mi sembra che Kolosimo fosse possibilista ma non si sbilanciasse mai troppo. Su Atlantide e Mu mi sembra invece che fosse incline a corroborare la tesi della loro esistenza, anzi convinto. È una impressione corretta?”

CK: “Effettivamente posso confermare che l’ipotesi che la terra avesse conosciuto in passato dei momenti di alta civiltà, come nel caso di Atlantide, a lui sembrava molto possibile, dato poi che ripeteva spesso che, come tra l’altro la scienza sta verificando, ci sono sempre stati dei cataclismi sulla terra, e dunque la storia dell’evoluzione dell’umanità poteva essere molto più antica di quello che si diceva ai tempi suoi, in cui si andava indietro solo di pochi millenni. A lui pareva possibile questa ipotesi di Atlantide, e forse più d’una Atlantide, di una civiltà che indicativamente faceva risalire a undicimila e cinquecento anni prima di Cristo. In fondo, questa teoria non è mai stata smentita, e anzi non è mai stata considerata certa, perché si tratterebbe di scoprire un’Atlantide che, se è esistita, è sul fondo dell’Atlantico.

Un’altra ipotesi a sé era quella, che si trova almeno in certi libri, come Ombre sulle stelle, che il germe della vita fosse venuto dal cosmo. Infine, un’altra ancora era quella degli antichi astronauti venuti sulla terra tantissimi secoli fa, appartenenti a civiltà molto avanzate su altri lontanissimi pianeti e arrivati sui famosi dischi volanti. Credo che, più di tanto, anche lui non sapesse orientarsi quanto a quest’ultima ipotesi, mentre considerava tutto sommato più possibile che il germe della vita fosse venuto dallo spazio viaggiando sulle comete, quindi l’idea di una panspermia. L’ipotesi degli extraterrestri, pur non avendola mai rinnegata, gli sembrava più fantastica ma in fondo lo affascinava molto. Di questa visita ci sono ‘prove’ che spesso si prestano, in realtà, a più di una spiegazione, compresa l’idea  che una determinata figura possa sembrare un extraterrestre o un’astronave, ma per pura coincidenza. Quanto, per esempio, alla lastra tombale di Palenque, che dà l’impressione di un antico veicolo spaziale, lui teorizzava che fosse stata elaborata non tanto da una cultura che avesse interagito con degli esseri arrivati su macchine volanti, ma che avesse delle memorie, tramandate oralmente da tempi ancestrali, di tale interazione, insomma che non fosse la pietra tombale di un essere alieno morto sulla terra ai tempi in cui l’incisione fu realizzata”.

SB: “Quando Kolosimo parla del paranormale mi sembra che abbia una fiducia nella scienza quasi magica. Ovvero: lui sostiene che determinati fenomeni non siano soprannaturali, e però suggerisce anche che la loro spiegazione scientifica sia in fieri. Insomma, non era esattamente un debunker del tipo di quelli di oggi… Invece di usare la scienza che c’era per demolire certe idee, lui si affidava alla scienza che ancora non c’era, asserendo, fiducioso, che avrebbe spiegato i fenomeni impropriamente descritti come soprannaturali o demoniaci”.

CK: “Sì, ed è un’impostazione abbastanza valida. Ancora adesso vediamo che la prova scientifica della telepatia non c’è, e probabilmente non la raggiungeremo, però la comunicazione tra mente e mente, l’intuizione, l’esistenza di una energia individuale, una comunicazione sottile tra le persone che va al di là dei famosi cinque sensi, è una realtà. Premonizioni in punto di morte, saluti attraverso i sogni, onde cerebrali… Sono fenomeni reali, con moltissime testimonianze, che però la scienza sta ancora capendo in modo rudimentale. Lui si considerava un divulgatore scientifico. Oggi i divulgatori ci dicono quello che la scienza già sa. Allora lui ipotizzava che la scienza potesse fare molti ma molti passi avanti”.

SB: “Che cosa ne pensava della teoria dell’evoluzione? Ho l’impressione che, pur non dedicandosi mai a una sua sistematica demolizione, fosse piuttosto critico, almeno sulla periodizzazione”.

CK: “Devo dire che a me il suo punto di vista sull’evoluzione è rimasto oscuro. Certo che se pensava che la vita potesse essere venuta dal cosmo… Secondo lui, comunque, l’umanità, da qualunque parte provenisse, che si trattasse di panspermia o di antichi astronauti, era più antica di quanto si pensasse”.

SB: “Che cosa ne pensava Peter dei suoi colleghi scrittori di ‘paleoastronautica’ e simili? Abbiamo una risposta a un lettore di Pi Kappa, piuttosto nota agli esperti kolosimiani [2] in cui Peter faceva notare le scopiazzature che, a suo dire, caratterizzavano i libri di von Däniken, sottolineando come i propri libri fossero stati pubblicati prima di quelli dello scrittore svizzero. Con Robert Charroux mi sembra che ci sia un rapporto più tormentato. In almeno un passaggio di Non è terrestre lo critica in modo alquanto severo per alcune sue idee strampalate, ma per il resto lo cita a profusione. Soprattutto, ad un certo punto, in Fiori di luna, cita una risposta di Charroux data con ‘il suo buon sorriso sempre a metà tra la realtà e il sogno scientifico’ (p. 130); il passaggio non lo dice esplicitamente, ma mi sono chiesto se quel ‘sorriso’ fosse solo metaforico o se fosse un ricordo personale, cioè se si fossero incontrati. E poi ci sono tante citazioni da William Drake, da Louis Pauwels e Jacques Bergier, da Ivar Lissner (che peraltro pare avesse un passato da spia nazista)…”

CK: “Charroux deve averlo letto prima di Drake, anche se si tratta di pochi anni, forse due. E lo apprezzava moltissimo. Anche Drake gli piaceva. Con von Däniken invece era arrabbiatissimo; forse non è vero, ma lui aveva l’impressione che il fatto che von Däniken fosse stato tradotto prima di lui negli Stati Uniti fosse qualcosa di negativo, perché poi lo scrittore svizzero era sembrato il primo. Questo naturalmente gli era molto dispiaciuto. Io non lo conosco a fondo, però poi von Däniken, entro i suoi limiti, mi risulta fosse stato anche bravo, perché per esempio in Svizzera aveva fondato un centro e a modo suo aveva lavorato in questo settore. Però Peter aveva un po’ il sangue amaro. Che si sia incontrato con Charroux è possibile, anche perché Peter aveva fatto numerosi viaggi a Parigi anche prima che ci conoscessimo. Però, di ricordi specifici su di lui, che si fossero incontrati, francamente non ne ho. Mentre ricordo benissimo che aveva incontrato il famoso veggente Gerard Croiset che ritrovava le persone scomparse vicino all’acqua”.

SB: “Kolosimo era uno scrittore con tante anime. C’era quello di misteri, quello di fantascienza, quello umoristico (per inciso la raccolta Io e l’indiano mi ha sbalordito per quanto è divertente). Ma lui queste anime come le concepiva? Erano dei compartimenti separati, Kolosimo Uno, Kolosimo Due, Kolosimo Tre… Oppure erano aspetti collegati della sua attività come scrittore?”

CK: “Per lui erano aspetti unitari. Al grande pubblico è noto soprattutto per i libri che riguardano l’archeologia e lo spazio, ma ci sono stati dei momenti in cui si è preso le sue libertà. Erano libertà mai condivise dall’editore di base, Sugar. Gli diceva che, scrivendo cose umoristiche, o sul paranormale, o sui sogni, avrebbe confuso i suoi lettori. Peter certamente poteva spiazzare il suo pubblico, ma per lui era una cosa normale. Tutto quello che era oltre i canoni strettamente scientifici lo colpiva e faceva partire la sua fantasia. Lui sicuramente era una grande penna, gli venivano bene le storie. Non so perché invece di scrivere prosa narrativa vera e propria abbia scritto soprattutto quel tipo di libri che lo hanno reso famoso. Ma era una persona talmente curiosa, e vedeva intorno a sé tanti e tali misteri per cui gli è venuto da raccogliere delle prove, degli indizi, per mettere insieme un qualcosa di comune”.

SB: “Ma questa fantasia, questo umorismo, questo saper strappare la risata, c’erano anche in Peter Kolosimo come persona? Com’era, per esempio, interagire con lui a cena?”

CK: “Sì, era così, aveva questo aspetto istrionico, che mostrava in tante circostanze. Ricordo una notte di Carnevale a casa di amici a Rivoli. Lui era stato truccato da creatura di Frankenstein, si era divertito moltissimo tutta la sera. Lui poi di per sé era magro, pallido, aveva un aspetto magnetico… Era entrato così bene nel personaggio che non ne usciva più, si era messo a girare da una stanza all’altra camminando a passi pesanti con gli occhi socchiusi e spaventando i bambini.

Un’altra sera eravamo a cena a casa di amici e lui a un certo punto si è messo a parlare di una casa in tono sempre più alto, rabbioso, finché tutti gli astanti non sono rimasti ammutoliti. Una tavolata di otto-dieci persone. Nessuno sapeva come reagire, tutti si sono messi a guardarlo. Io pure, visto che tutto quello che faceva lui per me andava bene, non ho mai cercato di cambiarlo… Una volta che ha avuto gli occhi di tutti addosso ha detto, dopo un attimo di silenzio: ‘Ve l’ho fatta, eh?! E intanto a Vittorio è passato il singhiozzo!’ Insomma, si era accorto che al commensale  suo vicino era preso un forte singhiozzo e ha pensato di farglielo passare con quella scenetta!”

SB: “C’è chi esprime grande apprezzamento per Kolosimo per le sue idee politiche. Tuttavia ho notato che nei suoi libri i commenti politici sono sì critici nei confronti del nazifascismo ma abbastanza rari. Quando va a toccare temi di pertinenza della sociologia, come ne Il comportamento erotico degli europei, non suggerisce certo che oltrecortina la società sia perfetta. È vero poi che attinge molto a scrittori sovietici, ma anche a un antimodernista come Charroux e a uno scrittore con un passato, a quanto pare, nazista, come Lissner. Scrivendo la storia dell’esplorazione spaziale si cura inoltre di riconoscere l’enorme apporto sovietico, ma questo non significa che metta gli statunitensi in secondo piano. Nel discutere di educazione sessuale fa molti riferimenti ad autori religiosi, tra cui dei cattolici, secondo i quali la sessualità è un dono di Dio: insomma, la sua posizione poteva piacere a un cattolico progressista (progressista di un tempo, almeno). Ed aveva idee molto critiche in materia di omosessualità. Ora, pur tenendo conto del fatto che anche i comunisti di un tempo tendevano ad essere piuttosto conservatori in fatto di famiglia e sesso, alla luce di tutte queste osservazioni io mi chiedo: ma è davvero illuminante descrivere Kolosimo come ‘comunista’, magari ‘duro e puro’, e fermarsi a questa definizione? Oppure c’è altro, e di più, nella sua visione del mondo e della politica?”

CK: “Sono un po’ impreparata su questo terreno, perché anche io non l’ho mai capito molto bene. Sicuramente aveva una sua morale cattolica, benché non fosse praticante. Sua madre, nordamericana, aveva una bigotteria un po’ da presbiteriana, protestante, e penso che lui ne sia stato molto influenzato, e mi risulta che avesse i sacramenti del battesimo e della comunione. Io avevo notato la sua non aderenza a una religione, che però si accompagnava a una spiritualità in cui era compresa una visione positiva della religione. Le persone che conducevano una vita etica, che erano persone oneste e specchiate, le apprezzava molto. Tutto quello che era imbroglio gli era proprio sconosciuto. Aveva anche una sua ingenuità di fondo, che probabilmente a quei tempi gli ha consentito di mettere insieme tutti quegli argomenti, che forse oggi alla luce di quello che sappiamo risultano un po’ azzardati, però il suo spirito si attivava quando vedeva che c’erano circostanze che non rientravano negli schemi classici.

Per quanto riguarda la sua visione politica e della vita, sicuramente lui è stato dapprima influenzato dalla madre, a modo suo molto severa. Non so che cosa sia successo in seguito, ma a Bolzano aveva fatto la guerra con i tedeschi e lì ha subito la loro influenza in più di un ambito, non solo quello morale, ma anche per quanto riguarda i temi che avrebbe coltivato. Dobbiamo ricordare che era un ragazzino di diciotto-diciannove anni e l’età offriva terreno fertile a certe suggestioni. A quello che ne so io lui ha sentito parlare in quelle circostanze del superuomo di Nietzsche, delle civiltà antiche con uomini-dèi, e sempre in Germania ha sentito parlare delle esperienze sul paranormale; sappiamo che Hitler era affascinato da certe ipotesi, aveva mandato spie nel lontano oriente… Questa esperienza deve averlo influenzato e poi ne deve avere distillato una sua visione della vita con una sua morale di fondo.

Lui poi ha cercato anche di riscattarsi dal fatto che aveva operato insieme ai nazisti. Mi raccontava che, dopo essere stato ferito a un occhio, era stato in ospedale, ed è stato lì che per la prima volta ha sentito veramente parlare del fascismo da parte di una persona che non era fascista. Gli si sono aperti gli occhi e dunque è passato dall’altra parte, diventando di sinistra. Questa è stata una forma di ribellione rispetto alla sua vita di prima. Lui ha portato avanti questa idea in maniera molto determinata per gli anni seguenti, ci teneva a sottolineare in ogni circostanza che era un uomo di sinistra, che aveva fatto il partigiano sui monti Tatra, però, riguardo a questa epoca, storiograficamente, non è stato trovato nulla. Lui sicuramente lo ha fatto, ma finora nessun altro ha parlato di un gruppo di partigiani ostili ovviamente al nazismo, prime frange di quello che sarebbe stato il blocco dell’Est; di questo periodo, tanto più che si parla di paesi stranieri, non abbiamo dettagli chiari e certi.

Tornato in Italia lui ha lavorato per il Sempre Avanti! che era un giornale socialista, poi sappiamo, per quanto riguarda le sue origini, anche come narratore, che si era appoggiato alla cattolica S.E.I. di Torino. La sua anima cristiana e la sua anima politica lì hanno cercato di unirsi, scriveva senza problemi per giornali diciamo di sinistra in senso generale e per giornali cattolici.

Quanto agli specifici autori che apprezzava, e al problema del loro retroterra politico, non saprei. Per quanto riguarda Lissner, lo ammirava e probabilmente sapeva delle sue idee politiche. Forse ne considerava la passata appartenenza al nazismo qualcosa di normale per i tempi, come era stato per lui e per tantissimi. Per un certo tempo, in Italia e in Germania, tutti erano stati fascisti o nazisti e lui era stato tra di loro, fino a che gli si erano aperti gli occhi. Mi ricordo sempre che, alla domanda perché avesse deciso di combattere a fianco dei tedeschi, lui rispondeva: ‘perché ho visto che erano meglio vestiti, con dei begli scarponi’”.

SB: “Ci sono dunque misteri biografici su Kolosimo, zone sconosciute?”

CK: “Sicuramente, come dicevo, il periodo da partigiano. Poi c’è la storia del ricovero in ospedale; non so dove fosse, ma doveva essere vicino al fronte russo. Dai miei ricordi emerge che era stato un soldato russo a spiegargli bene come stavano le cose, la differenza tra fascismo e nascente comunismo. Io non ho memoria delle località precise. Quello che mi ricordo è che mi diceva che aveva fatto il partigiano sui Monti Tatra, però altri episodi non me li ricordo. Allora io ero anche poco curiosa sui fatti di guerra. C’erano delle persone che gli chiedevano spiegazioni dettagliate e lui rispondeva, ma non ero tra quelle”.

SB: “E tutto quello che viene prima della Romagna, prima del periodo con la famiglia Silvestri?”

CK: “Anche lì la storia è un po’ confusa. Devo dire che nel librino di Silvestri ci sono molte verità che io ho scoperto quando è stato pubblicato, anche se magari non dice tutto. La madre di Kolosimo non si era mai sposata con il padre, però lo aveva, diciamo così, tallonato per un po’, tanto è vero che Peter è nato a Modena perché lei aveva seguito il padre, e a Modena era stata presa dalle doglie. Però questa madre era una donna veramente irrequieta, tant’è che nel periodo in cui sono stati a Torino hanno cambiato non so quanti appartamenti. Un’abitudine che anche io ho notato in lui: a Bolzano, quando ci siamo messi insieme, aveva già cambiato tre appartamenti nel giro di cinque anni, in seguito anche a Torino siamo andati prima in una casa, poi in un’altra, poi in un’altra ancora… Peter doveva sempre muoversi, e la madre era stata così. Gli era attaccata morbosamente, però nell’età tra i quindici-sedici anni fu lasciato in casa del colonnello Silvestri, del cui figlio era amico fraterno, come risultato del comportamento un po’ particolare della madre. Alberto mi ha raccontato che la famiglia Silvestri, abitando a Forlì, andava al mare sulla riviera romagnola, e vedevano un ragazzino tutto solo che giocava con la sabbia. Dopo un po’ gli si erano avvicinati e lui aveva detto loro che la madre era in albergo: pare che lei avesse un amico e che a quei tempi trascurasse il figlio. I figli di Silvestri si occuparono del ragazzino, che sembrava un po’ perso, il colonnello si mise in contatto con il padre di Peter, e insieme alla madre di Peter si trovò d’accordo sull’adottarlo per un paio d’anni. Peter ha poi mantenuto rapporti ottimi con la famiglia Silvestri per tutta la vita.

Questa cosa però a me non era stata detta in maniera esplicita; anche Peter aveva ovviamente le sue remore e gli dispiaceva dire delle cose non gradevoli sulla madre. Anche a me capita di leggere le sue biografie, quasi sempre un po’ distorte, però più che altro perché le cose non si sanno; d’altro canto anche io, che ho vissuto con lui per vent’anni, faccio fatica ad orientarmi. Ma i punti fermi ci sono, la data di nascita c’è, quello che ha fatto fino ai diciotto anni è un po’ ‘ballerino’ ma da quel momento in poi, fatto salvo il vuoto logistico e biografico del periodo da partigiano e il rientro in Italia”.

SB: “Kolosimo critica molto i contattati come George Adamski, che riteneva proprio un pazzoide; ma mi sembra che riguardo agli UFO non fosse poi così ostile. Cioè ammetteva che certi avvistamenti e contatti fossero genuini?”

CK: “Peter riteneva sempre possibile che qualche visitatore alieno venisse a trovarci, non la considerava un’ipotesi così assurda. Forse sperava anche che gli capitasse nell’arco della vita che si ricevesse la prova, la testimonianza, che una civiltà più evoluta potesse venirci a trovare. Sicuramente ci sperava. Era scettico rispetto alle persone che, come ancora accade oggi, dicevano di vedere dischi volanti a ogni momento, o che sostenevano di essere state rapite, o che colloquiavano con gli extraterrestri, tutti episodi che adesso possono essere spiegati come turbe psichiche, esperienze anche mistiche di persone sfasate”.

SB: “Kolosimo e i viaggi. Abbiamo rievocato le visite alle biblioteche europee. Ma Peter si dedicava anche a viaggi di esplorazione di antiche rovine, per documentarsi? Nei libri di altri autori non è inusuale vederli in fotografia a spasso per templi e grotte. Peter non farciva i propri libri di immagini che lo rappresentassero, ma nella loro preparazione rientravano investigazioni archeologiche in prima persona?”

CK: “Molto poche. Intanto lui mi diceva che aveva avuto un trauma ai tempi di guerra e non prendeva volentieri l’aereo, che poi ai nostri tempi comunque si usava meno. Abbiamo cominciato a prenderlo verso il 1970/1971. C’erano però posti che erano raggiungibili in treno. Le incisioni in Lombardia, Grottarossa, le grotte con i graffiti vicino a Bordighera, ecco, quelli sono posti che siamo andati a vedere. Negli ultimi tempi siamo andati in Egitto, alle piramidi, lui stava già poco bene. Erano posti che avrebbe voluto vedere comunque, ma non viaggi per preparare i libri”.

SB: “Nei suoi libri non si mette mai in mostra, non ci sono polemiche personali, non ci sono fotografie sue, tranne forse una o due, e scrive quasi sempre in prima persona plurale. Peter non amava la visibilità, era riservato?”

CK: “Diciamo che, a pensarci adesso, lui non era questo grande ambizioso. Poi certamente scrivendo uno desidera di essere letto, anche se scriveva molto per i giornali, che rispetto ad altre forme di scrittura più difficilmente danno la fama. Ma, in generale, non è che si mettesse in primo piano, salvo quando c’è stato il grande successo, che comunque è arrivato da sé, non coltivato. Chiaro che quando gli è capitato di tenere conferenze nei teatri davanti a mille persone ha sentito il successo, ma parlando non tanto di sé, bensì sempre delle sue teorie, e metteva molta forza nel difenderle. E per uno o due anni ha avuto anche un programma su Rai 2, al sabato pomeriggio, era il 1982/1983 e noi tutti i sabati venivamo a Roma. Era stato invitato dal capostruttura, Leonardo Valente. Questo aveva fatto seguito a un altro episodio di qualche anno prima: un certo Aldo Bruno aveva realizzato una serie di filmati di fantascienza inframmezzati da commenti, compresi dei commenti di Peter; ma quelli erano anni in cui la televisione si seguiva molto poco. Il programma dell’82/’83 invece gli aveva guadagnato un certo pubblico”.

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Note

[1] La conversazione si è svolta al telefono, il 20 giugno e il 4 luglio 2021. La presente trascrizione, con correzioni, modifiche e integrazioni, è stata letta e approvata da Caterina Kolosimo, che ringrazio per la disponibilità e la gentilezza.

[2] “Kolosimo: una risposta. Io e l’altro.” Pi Kappa 5, maggio 1973, p. 3.

 

Bibliografia

1. Libri di Kolosimo

1959. Il pianeta sconosciuto. Torino: S.E.I.
1964. Terra senza tempo. Milano: Sugar.
1966. Ombre sulle stelle. Milano: Sugar.
1967. Psicologia dell’eros. Milano: Rizzoli.
1968. Guida al mondo dei sogni. Roma: Edizioni Mediterranee.
1968. Non è terrestre. Milano: Sugar.
1970. Il comportamento erotico degli europei. Torino: MEB.
1971. Astronavi sulla preistoria. Milano: Sugar.
1971. Cittadini delle tenebre. Torino: MEB.
1973. Pi Kappa. Cronache del tempo e dello spazio. Novembre 1972 – aprile 1973. Milano: Sugar.
1973. Pi Kappa. Cronache del tempo e dello spazio. Maggio 1973 – ottobre 1973. Milano: Sugar.
1974. Odissea stellare. Milano: SugarCo.
1975. Fratelli dell’infinito. Milano: SugarCo.
1975. Polvere d’inferno. Milano: SugarCo.
1977. Italia mistero cosmico. Milano: SugarCo.
1978. Civiltà del silenzio. Firenze: Salani.
1979. Fiori di luna. Milano: SugarCo.
1979. Io e l’indiano. Milano: Editoriale Corno.
1981. Viaggiatori del tempo. Milano: SugarCo.

 

2. Pubblicazioni con Caterina Kolosimo

1978. Presentazione a Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, Tex contro Mefisto, Milano: CEPIM, pp. 9-20.
1979. Fronte del sole. Milano: De Vecchi Editore.
1982. I misteri dell’universo. Milano: Mondadori.

 

3. Testi su Kolosimo

Bianucci, Piero. 1992. “Kolosimo, esploratore tra scienza e mistero”, Il nostro tempo, 26 aprile.

Ciardi, Marco. 2017. Il mistero degli antichi astronauti. Roma: Carocci editore.

Colavito, Jason. 2014. “Review of Peter Kolosimo’s ‘Not of This World’ (Pt. 1)”, Jason Colavito (pagina web), 2 febbraio: https://www.jasoncolavito.com/blog/review-of-peter-kolosimos-not-of-this-world-pt-1

De Giuli, Matteo. 2018. “Peter Kolosimo non era terrestre”, Not, 5 settembre: https://not.neroeditions.com/peter-kolosimo-non-era-terrestre/

Pietroselli, Massimo. 2002. “PK: Peter Kolosimo, sognatore patafisico”, Fantascienza.com: https://www.fantascienza.com/6391/pk-peter-kolosimo-sognatore-patafisico

Silvestri, Alberto. 2007. Peter Kolosimo. Dall’Atene di Romagna all’archeologia spaziale. Cesena: Società Editrice «Il Ponte Vecchio».

Talentoni, Viola. 2007. “Peter Kolosimo. Fantasioso divulgatore di scienza”, appendice a A. Silvestri, Peter Kolosimo. Dall’Atene di Romagna all’archeologia spaziale, pp. 49-62.

Wu Ming. 2009. “UFO e rivoluzione”: https://www.wumingfoundation.com/italiano/wumingwood_prime5.pdf

Wu Ming. 2014. “Peter Kolosimo, 30 anni «across the universe» (1984 – 2014)”, Wumingfoundation.com: https://www.wumingfoundation.com/giap/2014/03/peter-kolosimo-30-anni-across-the-universe-1984-2014/

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(c)  Stefano Bigliardi  &  Centro Italiano Studi Ufologici

Nella foto in alto: Peter Kolosimo a Torino nel 1966 [foto (c) Archivio Clypeus]

 

 

Stefano Bigliardi, professore associato di Filosofia e Storia delle Idee presso l’AUI (Al Akhawayn University in Ifrane, Marocco), dove lavora dal 2016. In precedenza ha lavorato come insegnante e ricercatore presso università in Germania, Svezia, Messico e Svizzera. È  specializzato nello studio dei rapporti tra scienza e religione.  Si interessa alla letteratura sugli “antichi alieni” per le sue implicazioni culturali e filosofiche.

Il mito del Monte Musinè

Sabato 25 maggio presso la Biblioteca Civica di Torino si è svolta la seconda edizione del convegno “Torino Svelata”,
organizzato dal CAUS (Centro Arti Umoristiche e Satiriche)  allo scopo di smitizzare le tante notizie false o ingigantite che negli ultimi anni hanno esaltato il mito della “Torino magica”.
Il CISU ha partecipato all’iniziativa con una relazione di Gian Paolo Grassino dedicata a “Il mito del Musinè e gli UFO: una leggenda di oggi che parte da lontano”.

Il Musinè è un piccolo monte che si trova a pochi chilometri da Torino, all’imbocco della Val di Susa. Di forma vagamente piramidale e dall’aspetto brullo per la sua conformazione prevalentemente rocciosa, è una montagna ricca di leggende e dicerie di ogni tipo: vulcano spento, montagna radioattiva, punto di incrocio di linee energetiche, luogo di ritrovo di maghi e streghe…   La leggenda più famosa è quella legata alla battaglia che nel 312 d.C. vide scontrarsi il futuro imperatore Costantino con le truppe del rivale Massenzio. In quell’occasione (ma non è un dato storicamente accertato) Costantino avrebbe avuto la nota visione di una croce tra le nubi e della scritta “in hoc signo vinces” che lo avrebbe portato a tollerare la religione cristiana.

In tema ufologico, a partire dagli Anni 60 si sono moltiplicate le voci circa un aumento degli avvistamenti di luci sulle sue pendici e nelle zone circostanti, tanto da far addirittura fantasticare su basi dei “dischi volanti” all’interno del Musinè. Dalla casistica raccolta e catalogata sistematicamente dal Centro Italiano Studi Ufologici non si evidenzia però un numero maggiore di avvistamenti nella zona.

Negli Anni 70 Peter Kolosimo ed altri autori hanno interpretato alcune incisioni rupestri di epoca preistorica come rappresentazioni di costellazioni e segni di un legame con ipotetici visitatori extraterrestri.

Un presunto graffito preistorico, che mostrerebbe un antico disco volante e che campeggia sulle copertine di libri dedicati al Musinè, era in realtà un falso realizzato da un giornalista di Stampa sera, come da lui successivamente confessato.

Uno dei pochi avvistamenti UFO interessanti è quello di un oggetto osservato la sera del 12 luglio 1960 da Mathi mentre transitava lentamente sul monte illuminandone la cima. L’8 dicembre 1978 invece alcuni giovani saliti appositamente sul Musinè per vedere le misteriose luci osservarono una forte fonte luminosa fra gli alberi. Di uno dei ragazzi si persero le tracce per un’ora e, una volta ritrovato, raccontò di essere stato avvolto da una luce misteriosa e di aver intravisto delle figure umanoidi.

Un voluminoso dossier di tutto quello che è stato detto e scritto sui misteri del Monte Musiné è stato raccolto negli anni dallo studioso Paolo Fiorino. Parte di questo materiale è stata riassunta dallo scrittore Mariano Tomatis nel volumetto “Camminata spirituale sul Monte Musinè” (pubblicato e distribuito dalle Edizioni UPIAR), che presenta in modo ironico e disincantato i miti antichi e moderni che hanno reso celebre la montagna torinese.