STEVE non è un UFO, però…

STEVE non è un UFO.

Però STEVE è un fenomeno ottico dell’alta atmosfera, a quanto pare nemmeno troppo raro, di cui fino a poco tempo fa nessuno si era reso pienamente conto, malgrado le innumerevoli osservazioni, esperimenti e studi di fisica atmosferica condotte ogni anno.

STEVE è sigla delle parole Strong Thermal Emission Velocity Enhancement, usate per descrivere un fenomeno luminoso prodotto  da gas atmosferici che si trovano a circa 300 chilometri di altezza e la cui temperatura si aggira sui 3000 °C .

E’ in quella zona dello spazio circonvicino alla Terra sopra le regioni del mondo poste alle latitudini del Canada centrale che sono stati visti formarsi gli STEVE, grandi fasce luminescenti che si muovono a circa sei chilometri al secondo.

STEVE è largo 25-30 chilometri, si distende sempre in direzione est-ovest e può esser lungo molte centinaia di chilometri. Può durare anche un’ora e d’inverno non è visibile. A volte presenta una forma che ricorda una staccionata.

Quel che interessa dal punto di vista dell’ufologia scientifica sono le modalità con le quali si è giunti a verificare l’esistenza di STEVE e – poi – a spiegarla nell’ambito dei modelli  correnti della fisica dell’alta atmosfera.

Alcune persone raccolte intorno all’Alberta Aurora Chasers, un gruppo di  canadesi appassionati di astronomia e in modo particolare di aurore boreali ha cominciato a registrare le osservazioni visive di questo strano fenomeno che genera luci verdi e rossastre. In un primo momento pensarono a una manifestazione speciale delle cosiddette aurore boreali di protoni, ma questo fenomeno non è mai risultato visibile ad occhio nudo e la possibilità di ricondurlo ad esse decadde.

A questo punto, nel 2016, la diffusione attraverso il gruppo Facebook  dell’Alberta Aurora Chasers delle notizie sulle osservazioni richiamò l’attenzione di altri appassionati di aurore e di vari astrofili. Furono così raccolte almeno cinquanta testimonianze dettagliate di questo nuovo fenomeno.

In questo modo la cosa è giunta all’attenzione della NASA, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Calgary (Canada). In questo modo è stato possibile impiegare i tre satelliti del cosiddetto progetto SWARM destinato allo studio del campo magnetico terrestre per validare l’esistenza del fenomeno descritto in un primo tempo in modo casuale e intermittente.

Non è ancora del tutto chiaro se STEVE debba essere considerato una variante dell’aurora boreale o qualcosa di diverso da essa, ma quel che colpisce l’ufologo di orientamento scientifico è questo:

osservazioni ottiche di tipo empirico, non strutturate, fatte nell’ambiente naturale e non in un contesto di laboratorio da parte di gruppi di persone con adeguata capacità di descrizione e registrazione dei dati hanno attirato l’attenzione del mondo accademico, che ha messo a disposizione risorse, competenze e modelli teorici per cercare di verificare la natura di quelle osservazioni e di valutare se fosse necessario considerarli indizi di un fenomeno finora ignorato.

Questo circolo virtuoso pare aver prodotto ciò che l’ufologia scientifica ritiene possibile (non certo, al momento): un ampliamento (anche di portata contenuta) delle nostre conoscenze nelle scienze della natura a partire da osservazioni incidentali di fenomeni atmosferici.

E’ possibile che quanto sta accadendo con STEVE possa un giorno avvenire anche per i cosiddetti fenomeni UFO?

Nell’attesa, ecco STEVE in tutta la sua bellezza in una serie di video e foto. Nell’immagine in evidenza qui sopra, il fenomeno ripreso il 29 giugno 2016 a Kakwa, nell’Alberta canadese, dal mineralogista Catalin Tappardel. Credit: CalgaryHerald.com)

 

 

La scomparsa di Solas Boncompagni, uno dei padri dell’ufologia italiana.

E’ morto a quasi 95 anni (era nato a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, il 10 agosto del 1922), Solas Boncompagni, uno dei padri dell’ufologia italiana.

Insegnante di lettere nella scuola media inferiore, pianista, fu in primo luogo un grande appassionato di spiritualismo e di simbolismo.

E’ possibile documentare che prese ad interessarsi di dischi volanti almeno dal 1950 e, per quanto ne sappiamo, continuò a farlo sino alla morte, avvenuta oggi a Firenze.

Nel 1959 diede vita ad un prima, effimera associazione ufologica, il “Movimento Aquilonare”, trasformatasi nei primi anni ’60 in “Gruppo Clipeologi Fiorentini” (GCF) e, agli inizi del 1968, in “Sezione Ufologica Fiorentina” (SUF), una delle associazioni importanti per capire la storia del nostro argomento in questo Paese.

Ebbe molti meriti: il CISU ne traccerà un profilo completo in uno dei prossimi numeri di UFO – Rivista di Informazione Ufologica

Nel 1989 fu nominato socio onorario del Centro Italiano Studi Ufologici.

Qui basti dire che, in sostanza, si deve a lui e non ad altri se, a partire più o meno dal 1963, fu avviata per la prima volta in Italia un’idea di ordinamento, classificazione e analisi sistematica dell’intera casistica nazionale.

Con i molti limiti che la cosa ebbe, di quella idea di sistematicità e ordine anche noi del CISU siamo eredi e debitori.

 

L’ufologia e gli storici: perché dovrebbero occuparsene?

Il blog inglese The History of Emotions è espressione del Queen Mary Centre for the Story of Emotions, un’associazione di specialisti in varie aree disciplinari che dal 2008 si occupa dei modi in cui le più diverse emozioni si sono espresse nella cultura umana, in specie in quella occidentale moderna e contemporanea.

A metà aprile su quel blog è intervenuto il prof. Greg Eghigian, (nella foto) che presiede la cattedra di storia moderna presso la Pennsylvania State University.

Specializzato in storia della medicina e della psichiatria, da alcuni anni Eghigian si occupa in modo intenso anche di storia dell’ufologia. E’ uno fra i pochi storici professionisti ad essersi finora fatto carico del problema UFO.

Potete leggere gli sviluppi del pensiero di Eghigian sul suo blog The UFO Past . Esempi recenti del suo interesse sono i saggi A Transatlantic buzz: flying saucers, extraterrestrials and America in post-war Germany, uscito sul Journal of Transatlantic Studies nel 2014, con il quale è stato fra i primi ad occuparsi dell’immaginario ufo-et nella Repubblica Democratica Tedesca e Making UFOs make sense: Ufology, science, and the history of their mutual mistrust, apparso sulla rivista Public Understanding of Science nel 2015. In quest’ultimo scritto ha argomentato sulle cause complesse della diffidenza reciproca fra scienza e ufologi (seri).

Adesso, con il post UFOs and the Historians Eghigian prova a suggerire perché la platea degli storici farebbe bene ad interessarsi del fenomeno UFO, cioè di un mondo di eventi, di documenti, di istituzioni e di personaggi che nella sua forma odierna persiste da settant’anni.

Eghigian trova stupefacente che mentre folkloristi, psicologi, sociologi, studiosi delle religioni, antropologi, scienziati della politica, studiosi di neuroscienze, psichiatri e giornalisti in qualche modo abbiano ormai al loro attivo un numero consistente di lavori di vario genere sugli UFO, invece gli storici brillino per la loro assenza.

Mi viene da dire che gli storici hanno qualcosa di unico da apportare alla discussione. Ad esempio, una delle nostre specialità è l’uso delle fonti storiche per spiegare il cambiamento sociale e quello culturale. Le fonti storiche mostrano con chiarezza che sebbene l’interesse per la possibilità di comunicare con civiltà aliene e di riceverne comunicazioni risale all’antichità, le storie concernenti misteriosi razzi, piatti e dischi volanti hanno un inizio ben identificabile (le due estati successive alla fine della Seconda Guerra Mondiale). Inoltre, i documenti mostrano che le storie relative ad UFO e contatti con alieni e le reazioni ad esse sono cambiate nel corso del tempo.

In sostanza, c’è motivo di credere che l’interesse e l’attenzione per il mondo degli UFO negli ultimi due decenni sia andato diminuendo. Perciò, abbiamo bisogno di spiegare come tutto è iniziato, come le cose sono cambiate e perché al momento tutto questo potrebbe trovarsi in fase di dissoluzione.

A prescindere da quest’ultima sensazione (l’idea che l’ufologia e il fenomeno UFO possano davvero essere in una fase “di dissoluzione”), Eghigian conclude il suo intervento con un’interessante provocazione che è al contempo un appello: dato l’interesse per la questione manifestato dalle altre scienze dell’uomo, anche il silenzio degli storici riguardo agli UFO parrebbe necessitare di una spiegazione – da parte degli storici.

 

 

 

6 maggio: il CISU al Museo del Fantastico e della Fantascienza (MUFANT) di Torino!

Il Centro Italiano Studi Ufologici sta stringendo vari accordi di collaborazione con il Museo del Fantastico e della Fantascienza (MUFANT) di Torino, che si trova in via Reiss Romoli, 49-bis, nella parte nord della città.

La prima occasione in cui avremo modo di  presentare  i frutti di questa collaborazione sara l’inaugurazione delle nuove collezioni del MUFANT (“Il fantastico nelle produzioni RAI”, la sezione “Fantascienza delle origini”, quella dei “Pulp magazine” e l’Area Robot).

Alla presenza degli assessori alla cultura del Comune di Torino e della Regione Piemonte, sabato 6 maggio, alle 17.20, lo studioso del CISU Paolo Toselli  parlerà su Anni 50: Dischi volanti ed extraterrestri in TV: un’accurata indagine sulle suggestioni televisive degli anni ’50-’60, cioè quelle che contribuirono a creare lo stereotipo dell’extraterrestre plasmando sogni e convinzioni.

Prossimamente uno degli spazi del museo sarà allestito con una mostra curata dal CISU sullo stesso tema, con esposizione di oggetti in teca e pannelli illustrativi a mo’ di mostra.

In quella sala sono previste altre iniziative di rilevanza ufologica che saranno curate dal CISU in collaborazione con il MUFANT e che, in prospettiva, dovrebbero diventare permanenti.

Vi terremo aggiornati su queste nuove e più importanti aree di lavoro CISU – MUFANT.

Intanto il programma completo dell’evento del del 6 maggio si trova a questa pagina Facebook.

 

 

Strumenti per gli ufologi di oggi: l’analisi dei video

Una ventina di giorni fa, sul forum francese “UFO-Scepticisme” è apparso un post interessante.  S’intitola “Investigation des Vidéos, méthodologie et exemple d’utilisation”.

La sua utilità sta nel fatto che presenta una serie di strumenti e di risorse telematiche utili per indagare sulla natura delle riprese video di presunti fenomeni UFO.

Gli ufologi di ogni parte del mondo, Italia compresa, sono quotidianamente subissati da falsi di ogni genere. In essi la manipolazione dei video svolge un ruolo fondamentale.  Di solito chi crea o modifica queste immagini cede alla tentazione di spettacolarizzarli sino al punto da rendere del tutto superflua qualsiasi discussione sulla loro attendibilità.

Ma non è sempre così. In parecchi casi  i video si presentano credibili –  e questo senza dimenticare che molte riprese sono fatte in perfetta buona fede e che dunque NON si tratta di falsi.

Sia nell’una sia nell’altra evenienza all’ufologo di orientamento scientifico oggi è richiesto di saper impiegare gli strumenti disponibili per emettere valutazioni razionali e argomentate.

Ecco dunque alcune delle risorse menzionate da “UFO-Scepticisme” che vi proponiamo di imparare ad usare  per riuscire a far fronte alle riprese video di avvistamenti di qualcosa d’insolito nel cielo.

Cominciamo da un tool che serve per risalire alla data di prima comparsa online di un videoSovente i rilanci da una fonte inattendibile all’altra di immagini per noi interessanti rendono più complicato risalire alla versione originale di esse. Con questo strumento  non solo è possibili farlo, ma pure  ottenere preview di vario genere.

Si può impiegare anche un’estensione di Chrome che permette di selezionare le immagini di un video per le quali desideriamo ottenere screenshot e catture in modo da consentirne analisi più precise.

Qui invece si posso comparare due immagini per le quali avete fatto uno screenshot o una cattura. Lo stesso vale per quest’altro strumento.

Altra estensione di Chrome è quella che consente la ricerca di immagini secondo modalità simili a quelle di strumenti come Tineye o Google Image. Così, è possibile capire se un video già esistente è stato in seguito spacciato per qualcos’altro.

Questo strumento, invece, permette di eleborare le immagini  e di capire quali sono i metodi più comuni di ritocco.

Questo invece è un tracking tool, ossia un sistema per capire quali video hanno colpito l’interesse di un utente che in secondo momento, magari, ha postato un suo video di nostra competenza. Potrebbe aver svolto attività che ci consentono di comprendere meglio la dinamica delle attività che hanno preceduto la messa in circolazione da parte di qualcuno della ripresa video di un presunto UFO.

Ancora, ecco un tool di condivisione che permette di lavorare in gruppo alla valutazione di un video.

A questa pagina un altro strumento di Chrome per suddividere per fotogrammi un video postato su YouTube.

Infine, qui potete capire come si fa a reperire i video che sono stati geolocalizzati.

Ad ogni modo, già nel 2016 su FirstDraftNews, un sito di grande importanza per l’offerta di strumenti e tecniche di valutazione di notizie, foto e video che compaiono sul web erano già stati pubblicati almeno tre articoli che presentavano utensili in parte sovrapponibili a quelli menzionati da “UFO-Scepticisme”. Li potete trovare qui, qui e qui, con l’avvertenza specifica che l’ultimo riguarda più da vicino il newsgathering, ossia la raccolta delle notizie che appaiono in rete e le tecniche per una loro prima valutazione quanto ad attendibilità della fonte. Su questo punto torneremo meglio in un prossimo futuro.

Insomma: le possibilità di analisi crescono. Gli strumenti ci sono e sono sempre più disponibili gratis o comunque a costi modestissimi.

Quel che conta è che chi vuole interessarsi di UFO ne sia al corrente e sia convinto che saperli maneggiare è decisivo per dare risposte attendibili alle sfide che ci sono poste.

 

Un aiuto per le inchieste UFO: come identificare i satelliti artificiali e i loro “lampi”

Lo studioso americano Robert Sheaffer, scrittore e scettico attivo in vari ambiti del paranormale ha pubblicato nel suo blog Bad UFOs un post utile per chiunque voglia occuparsi in maniera proficua di indagini sugli avvistamenti di supposti UFO.

Non sempre le posizioni  di Sheaffer sulle questioni controverse di cui si è occupato possono essere condivise, ma in questo caso ha senz’altro prodotto indicazioni il cui impiego è altamente consigliabile.

Sheaffer presenta la foto del satellite n. 58 della serie Iridium, un tipo famoso da vent’anni per i bagliori (flares) le cui strutture allungate possono emettere. Stavolta, però, l’interesse particolare sta nel fatto che Sheaffer ha documentato  la capacità di questi satelliti di produrre per parecchi secondi una luminosità particolarmente intensa (magnitudine -8), cioè una luce paragonabile a quella di una meteora di buona rilevanza.

Il riflesso della luce solare sulle “ali” degli Iridium può produrre lampi sino a 30 volte la luminosità di Venere, l’astro che dà luogo a frequentissimi errori da parte dei testimoni.

Gli Iridium lanciati nel passato cesseranno presto il loro servizio, e quelli di nuova non necessiteranno più delle lunghe strutture responsabili dei fenomeni di nostro interesse. Dunque, i lampi anche vistosissimi e non istantanei di cui abbiamo parlato dovrebbero essere una caratteristica dei satelliti scambiati per fenomeni insoliti destinata – almeno per il prossimo futuro – a diminuire in modo radicale nei resoconti d’avvistamentoS

Sheaffer consiglia ciò che anche il CISU usa come istruzione per i propri membri: utilizzare per le previsioni e la visibilità dei satelliti da una determinata località il sito Heavens Above e, nel caso di cui parliamo, la parte che esso dedica ai brillamenti Iridium.

Lo studioso americano commenta il punto con una frase che anche noi ci sentiamo di dire:

Se vedete qualcosa nel cielo che non riuscite a identificare e non controllate nemmeno Heavens Above per compararlo con gli oggetti conosciuti che c’erano in quel momento, allora vuol dire che non siete stati seri nel cercare di identificarlo. 

Tutto ciò senza dimenticare che un certo numero di satelliti per usi militari è classificato e che, dunque, i dati relativi alle loro orbite non sono pubblici.

Infine, Sheaffer segnala altre due risorse operative che anche noi del CISU vi chiediamo di usare a vostro vantaggio:

  • iscriversi alla mailing list SeeSat-L, sulla quale scrivono e discutono le loro osservazioni di satelliti i maggiori esperti dell’argomento – a volte anche presentando episodi d’incerta identificazione;
  • seguire il lavoro dello studioso Ted Molczan, che valuta tutti i fenomeni di rientro atmosferico di satelliti artificiali, di razzi vettori, di frammenti e di varia “spazzatura spaziale” che, come noto, provocano manifestazioni atmosferiche sotto più profili simili (ma non del tutto!) alle meteore naturali.  Qui trovate un elenco sempre aggiornato fatto da Molczan dei rientri che è stato possibile osservare dal 1957 all’autunno 2016.

 

 

++ Save the Date! ++ TORINO, SABATO 7 OTTOBRE: 32° Convegno Nazionale di Ufologia

++ SAVE THE DATE!!! ++

Questo è un primo annuncio:

il 32° Convegno Nazionale di Ufologia organizzato dal Centro Italiano Studi Ufologici (CISU) avrà luogo sabato 7 ottobre 2017 nella città di Torino, sarà aperto al pubblico, ad accesso gratuito e durerà per tutta la giornata.

E’ probabile sia accompagnato da iniziative collaterali.

Torneremo con maggiori dettagli organizzativi, sugli ospiti e sul programma generale.

Il Consiglio direttivo del Centro Italiano Studi Ufologici vi invita caldamente a partecipare e a sostenere un’ufologia attiva, di orientamento scientifico e fatta per le persone che vogliono ragionare.

Iscrivetevi al Centro Italiano Studi Ufologici!

La “Canadian UFO Survey 2016”: ovvero, tutti gli UFO canadesi del 2016

E’ ormai il ventottesimo anno consecutivo che l’associazione ufologica canadese UFOlogy Research of Manitoba, diretta dallo studioso Chris Rutkowski, rende noto il quadro complessivo dei casi ufologici raccolti e studiati per l’anno precedente per l’intero territorio del Canada.

Lo segnaliamo ai lettori soprattutto per un motivo: si tratta di un’iniziativa che cerca di rispondere alla domanda di base del problema ufologico, che è questa:

le osservazioni ufologiche fatte in tutto il mondo da persone in buona fede e di ogni estrazione culturale, sono indicative di uno o più fenomeni sconosciuti alle attuali conoscenze scientifiche? Oppure sono tutte attribuibili ad errori, equivoci, cattive interpretazioni, ecc.?

Per affrontare in modo adeguato il problema bisogna occuparsi in modo sistematico, razionale e costante della casistica corrente. Questa è una delle cose principali che, come questi colleghi canadesi, fa il Centro Italiano Studi Ufologici.

Nel 2016 per il Canada sono state raccolte 1.131 segnalazioni (si consideri che è un Paese di 35,8 milioni di abitanti, dunque un numero in proporzione assai elevato di casi). Per il quinto anno consecutivo il numero di eventi è stato superiore a mille, ma al contempo i casi non identificati – esattamente come da noi – sono diminuiti e per il 2016 essi hanno toccato la percentuale del 4%, il che vuol dire non più di quarantacinque episodi (anche se, lo si noti, quelli con dettagli insufficienti per una qualsiasi valutazione restano numerosissimi).

Proprio come per il CISU, la convinzione degli studiosi canadesi è che il numero di casi per i quali non è stato possibile raggiungere una spiegazione sia progressivamente calato per la nostra maggior disponibilità di strumenti, di capacità analitiche e di esperienza operativa da parte degli ufologi di orientamento scientifico.

Ecco  comunque uno fra quelli che sono stati ritenuti i più interessanti “non identificati” canadesi del 2016.

Il 14 novembre 2016, alle 06.22, nei pressi di Toronto un aereo commerciale che stava effettuando un volo di linea ha avuto un near miss (mancata collisione) con un oggetto volante non identificato.

Mente volava a 8.300 piedi di quota (2530 m circa) a poco più di quarantacinque chilometri ad est del punto di approccio iniziale all’aeroporto di Toronto, l’equipaggio di questo aereo notava un oggetto direttamente davanti alla propria rotta. Si trattava di un corpo dall’aspetto solido dal diametro compreso fra 1, 5 e 2,30 metri circa, a forma di “ciambella con buco al centro” o di “camera d’aria”.

Si noti che i membri dell’equipaggio presenti in cabina hanno subito lievi escoriazioni, perché il pilota ha ritenuto di dover compiere un’azione evasiva intravedendo i rischi di una collisione fra l’aereo e l’oggetto volante.

Tutti i testimoni hanno dichiarato di escludere potesse trattarsi di un pallone e, quanto a un drone, la quota elevata al quale si trovavano e l’area vietata a quel tipo di velivoli renderebbero la cosa improbabile.

Il Comitato per la Sicurezza dei Trasporti canadese, studiato l’evento, ha concluso la sua relazione sull’episodio asserendo che “l’incidente deve esser classificato come mancata collisione con un oggetto volante non identificato.”

Del caso avevamo già parlato su questo sito nel novembre scorso.

Una questione centrale, tuttavia, rimane aperta alle controversie scientifiche più serie. Che cosa significa la presenza del residuo di non identificati come l’episodio appena accennato? Costituiscono davvero l’evidenza di qualche fenomeno che non conosciamo (cioè, sono dei “veri UFO”)? Oppure non siamo stati bravi a sufficienza nell’analizzarli e anche questi potrebbero essere fatti dovuti a cause “normali”?

La sfida è tuttora senza vincitori.

Il suicidio di massa dei cultisti UFO di “Heaven’s Gate”, vent’anni dopo

Sia pure in qualche rara occasione, nel corso della storia dell’ufologia i gruppi neo-religiosi centrati sulla credenza negli UFO come extraterrestri onnipotenti si sono rivelati pericolosi nel senso più proprio del termine.

Che in certi casi queste convinzioni incoercibili possano rivelarsi distruttive lo si vide forse per la prima volta nel 1962, quando la contattista americana Gloria Lee, una hostess trentaseienne, morì dopo un lungo sciopero della fame che aveva iniziato per attirare l’attenzione sul piano per la pace mondiale che gli abitanti di Giove, con i quali era in contatto telepatico, le avevano trasmesso.

Però nessun evento, per quanto grave, può paragonarsi al suicidio di massa dei cultisti UFO del gruppo Heaven’s Gate, consumatosi vent’anni fa, il  26 marzo 1997 a San Diego, in California, sin dal 1945 uno dei luoghi di nascita delle varianti occultistiche dell’ufologia.

Fondato nel 1974 da un uomo e una donna, Marshall Applewithe e Bonnie Nettles,  portò a un crescente isolamento sociale dei suoi membri, che finirono per convincersi che la cometa Hale-Bopp, allora prossima alla Terra, fosse un’astronave extraterrestre e che avrebbero potuto raggiungerla suicidandosi.

Questi deliri portarono alla morte di trentanove persone. 

In occasione di quella tragedia sul sito The Conversation è uscito un articolo la cui lettura attenta vi consigliamo.

E’ opera di uno degli studiosi di religioni contemporanee che più si è occupato della vicenda di “Heaven’s Gate”, il professor Ben Zeller, che lavora al Forest Lake College di Chicago.

Esso mostra una conseguenza positiva che quelle morti in apparenza inutili hanno avuto. La portata degli eventi, infatti, è stata tale da attirare in modo definitivo e sistematico l’attenzione di storici e sociologi delle religioni, antropologi e storici delle idee sul contenuto neo-religioso di gruppi di vario genere che hanno fatto dei pretesi alieni – a seconda dei casi – il loro oggetto di culto, di terrore o di devozione assoluta.

Dopo i lavori classici del professor J. Gordon Melton,  esempi chiari di questa “normalizzazione” accademica dell’attenzione per i culti-UFO pssono essere il volume collettivo UFO Religions, uscito nel 2003 sotto il coordinamento del professor Christopher Partridge e ancor di più la Encyclopedic Sourcebook of UFO Religions (2005), diretta dal prof. James R. Lewis.

Un tempo “orfani” quanto a titolarità degli studi scientifici, il vasto mondo delle religioni, dell’occultismo, dell’esoterismo ufologici è ormai ampiamente documentato da pubblicazioni di ogni genere.

Fra gli accademici che hanno contribuito di più in questi ultimi due decenni ad innovare approcci e metodi menzioniamo l’americana Diana Tumminia e il danese Mikael Rothstein.

Un altro lungo e articolo interessante pezzo che rivaluta lo Heaven’s Gate e altri gruppi cultistici  e che vi invitiamo a leggere è quello pubblicato dallo studioso inglese di ufologia Nigel Watson sul London Economic il 30 marzo.

Un anello fatto di nuvole nel cielo di Forlì? Com’è possibile?

La mattina di giovedì 16 marzo in parecchi hanno notato nel cielo di Forlì e hanno poi commentato con stupore sui social network la presenza di un anello di nuvole rimaste a lungo a disegnare delle forme ad anello quasi perfetto nel cielo limpidissimo.

Non sono mancate le ipotesi fantasiose e – inevitabilmente – quelle concernenti il passaggio di un UFO.

In realtà il fenomeno era dovuto alla scia di condensazione di aerei dell’Aeronautica decollati dalla base di Cervia (Ravenna) per delle esercitazioni e che avevano manovrato a lungo sul forlivese.

L’occasione però è stata buona perché il sito locale ForlìToday ha dato un esempio di giornalismo serio cogliendo l’occasione per interpellare il meteorologo Pierluigi Randi, di Meteocenter ed Emilia Romagna Meteo, che ha spiegato in sintesi i complessi meccanismi fisici di formazione delle scie dei velivoli e in particolare le differenze fondamentali rispetto alla nascita delle nubi di origine naturale.

Randi ha anche illustrato i motivi per i quali alcune scie dovute a velivoli di passaggio durano per brevissimi periodi di tempo ed altre invece permangono quasi inalterate assai a lungo, magari disegnando sagome sorprendenti come nel caso forlivese del 16 marzo.

Qui sopra vedete una foto tratta dall’articolo pubblicato da “ForlìToday” lo stesso 16 marzo.

Il fenomeno è stato comunque notato anche da varie parti della Romagna.

Citiamo qui Randi per la completezza delle sue parole e lodiamo “ForlìToday” per la volontà di illustrare al suo pubblico le cose senza cedere a tentazioni pseudoscientifiche di sorta:

“Le diverse modalità di “comportamento” delle scie nasce dal fatto che per potersi avere la loro formazione è indispensabile che la quantità di vapore acqueo presente negli strati d’aria attraversati dal velivolo sia sufficientemente vicina al punto di saturazione calcolato rispetto all’acqua liquida. Per avere scie persistenti è importante che la quantità di vapore acqueo presente sia in eccesso rispetto alla quantità necessaria per renderla satura rispetto al ghiaccio. Molti studi hanno mostrato come l’esistenza di moti verticali nei volumi d’aria dove avviene il rilascio dei gas di scarico favorisca in maniera significativa (dal 16% all’84 % dei casi) la formazione, persistenza ed espansione delle scie di condensazione; inoltre la relativa abbondanza di vapore acqueo nell’ambiente ove i gas di scarico vengono rilasciati sia di notevole importanza per permettere la formazione e la persistenza delle scie di condensazione; infine la dinamica dei vortici d’aria che si creano nella scia degli aerei in volo permette di spiegare l’intermittenza nel tessuto delle scie di condensazione. Quindi nulla di anomalo o di strano, le condizioni termodinamiche della troposfera erano alquanto favorevole alla formazione di tali scie”.