Scendono al 7% i “veri UFO” francesi

Come abbiamo già avuto modo di segnalare, il GEIPAN (Groupe d’Études et d’Information sur les Phénomènes Aérospatiaux Non identifiés) non si limita a raccogliere ed esaminare le segnalazioni recenti di avvistamenti UFO in Francia, ma sta procedendo alla pubblicazione di tutti i dossier sui casi raccolti in 40 anni dall’unico ente ufologico “ufficiale”, costituito ed operante in seno al Centro nazionale di studi spaziali (CNES).
Alla fine di dicembre il totale dei casi così resi pubblici sul sito Internet del GEIPAN ha così raggiunto quota 2.704.
Parallelamente a quest’opera di informazione, è in corso un laborioso riesame dei casi a suo tempo classificati in categoria “D”, ovvero quelli per i quali non è stato possibile trovare una spiegazione nonostante la qualità dei dati e delle testimonianze: i veri UFO insomma, che i francesi chiamano PAN (Fenomeni Aerospaziali Non-identificati).
Allo scopo di rendere maggiormente omogeneo e consistente questo residuo di casi inspiegati, che rappresentano il nocciolo duro e la ragion d’essere dell’ufologia, sono stati e sono riesaminati i casi classificati “D” nel periodo precedente la riorganizzazione e rivitalizzazione del GEIPAN nel 2005, quando l’attuale “gruppo di studio e informazione sui fenomeni aerospaziali non identificati” si chiamava invece “Servizio d’Analisi dei Fenomeni di Rientro Atmosferico” (SEPRA).
Le maggiori competenze acquisite, l’uso di strumenti informatici ed una più stringente definizione dei criteri per considerare un caso come “non identificato” hanno finora portato al declassamento di una cinquantina di casi da “D” ad altre categorie (A = casi identificati con certezza, B = casi probabilmente identificabili, C = casi non utilizzabili per insufficienza di dati).
Di conseguenza è scesa la percentuale di PAN di livello “D” sul totale dei casi pubblicati, che in questo momento è pari al 7% (183 casi), una percentuale consistente con analoghi campioni di casistica di altri paesi, che risulta bassa soprattutto perché calcolata su un gran numero di testimonianze “grezze” che risultano per la maggior parte spiegabili con cause note.
Proprio il lavoro di separazione “del grano dal loglio” rappresenta la fase iniziale e la parte principale dell’attività degli studiosi di ufologia, che proprio in questo si differenziano dai vari appassionati e dai non pochi fanatici che, oltre a non saper andare oltre una collezione aneddotica, hanno come scopo principale quello di apparire con affermazioni tanto clamorose quanto infondate, con l’effetto concreto di ridicolizzare (oltre a se stessi) l’intero argomento e chi se ne occupa in maniera seria e scientifica.

Uno sguardo critico ad un libro su J. Allen Hynek, l’astronomo che si fece ufologo

Il 2017 ha visto la pubblicazione della prima vera biografia dell’astrofisico americano Josef Allen Hynek (1910-1986), che a cavallo fra gli anni ’70 e gli anni ’80 del secolo scorso assurse al ruolo di breve ma reale portavoce dell’ufologia del tempo conseguendo una visibilità pubblica internazionale senza precedenti per un ufologo.

Si tratta di The Close Encounters Man: How One Man Made the World Believe in UFOs, pubblicato dalle edizioni Harper Collins.

Ne è autore Mark O’Connell, uno sceneggiatore, scrittore ed ufologo americano, titolare del blog High Strangeness .

Il libro sta avendo un ampio riscontro non solo negli Stati Uniti, ma non tutte le recensioni sono uniformi.

E’ il caso di quella fatta dall’ufologo e docente universitario di studi religiosi David Halperin, che nella sua interezza potete leggere qui .

Halperin riconosce parecchi meriti al libro di O’Connell: è una narrazione coerente, ampia, che forse per la prima volta mette in luce i meriti di Hynek nella ricerca astronomica, di solito trascurati a fronte della popolarità assunta come studioso di UFO. Il lavoro pone anche un certo accento sul fatto che la trasformazione di Hynek da scettico radicale in convinto della realtà oggettiva del fenomeno fu assai lunga e che iniziò ben prima del 1966, l’anno in cui molti hanno fissato il momento del suo “salto”.

Ma poi per Halperin ci sono parecchie aree importanti non esplorate o appena toccate. Ad esempio: Hynek era un docente universitario. Ebbe tensioni con le istituzioni con le quali lavorò per via del suo crescente coinvolgimento nel problema UFO? Si tratta di vicende documentabili? E – questione assai controversa – gli interessi di Hynek per l’occultismo, sempre più evidenti col passar del tempo, influenzarono il suo approccio al problema? Quale rapporto vi fu fra le due cose? Hynek aveva sue convinzioni “private” sugli UFO e sull’occulto che non manifestò mai in modo del tutto aperto?

Il libro vale comunque senz’altro la pena di esser letto, perché apre in maniera sistematica una discussione seria su uno dei personaggi più significativi della storia ufologica contemporanea.

Senza intenti agiografici né demolizioni, tutto si può indagare e contribuire a chiarire.

A varie sfaccettature della personalità di Hynek il prossimo numero di UFO – Rivista di Informazione Ufologica dedicherà più di un intervento.

Confermata da CUN e A.M. la diminuzione di avvistamenti

Dopo la pubblicazione dei dati del CISU circa le segnalazioni UFO raccolte nel 2017, anche il Centro Ufologico Nazionale ha pubblicato i suoi dati relativi agli avvistamenti ricevuti l’anno scorso (110 in tutto), che confermano il trend discendente non solo rispetto al 2016 ma anche nell’intero decennio precedente, a differenza di alcuni annunci sensazionalistici diffusi da alcuni mass media italiani ai primi di gennaio.
Benché meno significativo, risulta invariato il numero delle segnalazioni (22 nel 2016, 22 nel 2017) pervenute dall’Italia al Mutual UFO Network (MUFON) attraverso il Case Management System che offre il più noto sistema di raccolta diretta on line al mondo (7.686 avvistamenti l’anno scorso), ma la barriera linguistica ne fa un indicatore molto parziale per i paesi non anglofoni.
Anche il Reparto Generale Sicurezza dell’Aeronautica Militare Italiana ha rilasciato il consueto riepilogo delle segnalazioni di oggetti volanti non identificati (OVNI) ricevute nel corso del 2017 e per la prima volta dal 1979 (quando venne istituzionalizzato questo servizio) ai militari italiani non risulta arrivata nessuna notizia di avvistamenti in Italia per l’intero anno. Come già rilevato in passato, in Italia – a differenza di altri paesi – i totali annuali dei casi UFO ricevuti dall’ente pubblico sono sempre stati di gran lunga inferiore a quelli raccolti dalle associazioni ufologiche, ma un totale pari a zero fa comunque effetto.
L’andamento delle segnalazioni di avvistamento non è costante nel tempo e nello spazio, ma aumenta e diminuisce secondo dinamiche le cui cause non sono note. Un trend discendente degli ultimi anni sembra caratterizzare l’Europa, ma siamo ancora in attesa di completare i dati delle altre organizzazioni ufologiche che partecipano alla rete continentale EuroUfo.net per poter fornire dei numeri precisi nelle prossime settimane.

Dall’Archivio Centrale dello Stato: strani oggetti volanti durante la Prima Guerra Mondiale…

La Prima Guerra Mondiale portò con se il concretarsi delle paure che l’invenzione del dirigibile e poi dell’aeroplano avevano portato: quelle della morte piovuta dal cielo.

Per questo, non sorprende che per gli storici dell’ufologia quegli anni nascondano tuttora tesori documentari di ogni tipo.

Questo blog dello storico australiano Brett Holman  è interamente dedicato alle paure inglesi per la guerra aerea nei primi decenni del XX secolo. Copre sovente questioni di nostro interesse e, anzi, parecchi post come questo riguardano  anni intorno a quelli che sfioriamo oggi.

Di recente un politico e studioso di storia, Roberto Gremmo, ha reso noto l’esito di alcune ricerche da lui effettuato presso l’Archivio Centrale dello Stato, a Roma, dove ha reperito un fascicolo contenente alcune notizie di nostro interesse relative appunto al primo conflitto mondiale.

La prima riguarda la segnalazione di un oggetto volante con luce rossa visto per diverse notti da un cittadino romano che il 12 giugno 1915 si rivolse con una lettera preoccupata al quotidiano “Il Messaggero”, che la girò alla Polizia. Le carte comprendono accertamenti fatti dalla Prefettura, che conclusero trattarsi di palloni lanciati ogni notte per rilievi meteo.

Un’altra vicenda analoga che emerge da quelle carte conservate presso gli Archivi Centrali dello Stato ebbe luogo poco meno di sei mesi dopo quella romana. Quella volta riguardò Napoli, dove la popolazione era stata allarmata da un oggetto volante non identificato anche stavolta rivelatosi un pallone militare, poi ritrovato al suolo il 3 dicembre presso la Real Tenuta di Carditello, nel casertano.

Dietro richiesta del CISU, Roberto Gremmo ci ha indicato con gentilezza la precisa collocazione d’archivio della busta da lui scoperta a Roma.

Ciò detto, non si deve  pensare che notizie del genere non comparissero sulla stampa di casa nostra. Si direbbe che non fossero soggette a censura sistematica (i periodici di quegli anni di guerra sono punteggiati da parti bianche dovute all’applicazione delle leggi straordinatrie). Facciamo due esempi.

Il 20 febbraio 1915, mentre l’Italia non era ancora entrata nel conflitto, “un aeroplano sconosciuto” sorvolò Taranto e l’Arsenale navale e il Comando marittimo non riuscì a identificarlo. Stando a un dispaccio d’agenzia si pensava si trattasse di un velivolo di “qualche nazione belligerante”.

“La Stampa” del 14 febbraio 1916, invece, riferì che la sera prima i torinesi erano rimasti allarmati dalla visione di due luci in cielo vicine una all’altra, da qualcuno ritenute un presagio di pace, ma dai più un dirigibile misterioso di cui qualcuno, fra i capannelli di persone, intravedeva la sagoma affusolata. Si trattava invece di Giove e Venere in congiunzione – in apparenza vicinissimi (appena mezzo grado l’uno dall’altro). E così via…

Uno studio quasi interamente da fare e di sicuro di grande utilità per la storia militare, per la storia sociale italiana di un periodo cruciale – e per chi si occupa in maniera scientifica di “cose strane nel cielo”.

 

[Nell’immagine in evidenza: una cartolina postale tedesca degli anni della Prima Guerra Mondiale immagina Londra devastata da raid di dirigibili.]

Chris Rutkowski, il più attivo ufologo canadese

L’attendibilità delle pubblicazioni ufologiche è stata bassa fin dall’inizio della storia contemporanea del fenomeno, ma ciò non toglie che nell’era della comunicazione tradizionale, quella a stampa, esistesse una piccola serie di periodici specializzati editi in varie parti del mondo che potevano essere letti con profitto da persone devote a un atteggiamento razionale e prudente sul mondo in generale e sul fenomeno UFO in particolare.

Questi periodici di carta oggi sono pressoché scomparsi. La trasformazione quasi totale dei punti di riferimento degli appassionati in “luoghi” telematici ha disarticolato il già fragile quadro e reso difficile orientarvisi anche all’utente  sofisticato e di cultura superiore alla media.

Per dire che è possibile fare diversamente anche da soli o in piccoli gruppi oggi vi presentiamo un esempio di buon lavoro e di una buona presentazione dei problemi presente in rete da molti anni a opera di Chris A. Rutkowski, un ufologo e scrittore canadese  appassionato anche di altri argomenti controversi.

Di Rutkowski si era già detto qualcosa, ma ora lo additiamo al pubblico come indice di alcune scelte in apparenza ovvie ma che in realtà stanno a indicare tutta una serie di opzioni che ovvie non sono: quelle che stanno dietro la valutazione scientifica delle segnalazioni di presunti fenomeni aerei non identificati.

Questo è quanto accomuna noi del CISU e altre piccole minoranze di studiosi di tutte le parti del mondo a una persona geograficamente così lontana come Rutkowski: la ricerca collettiva e sottoposta a riflessione pubblica su ciò che accade quando delle persone riferiscono di aver visto qualcosa di strano in cielo o nei pressi del terreno.

Rutkowski, oltre ad un sito in cui riassume anno dopo anno l’andamento generale delle segnalazioni canadesi ha anche un blog che vi invitiamo a seguire.

Su di esso troverete aggiornamenti periodici sufficienti per capire – ad opera di una sola persona – sia ciò che accade in un intero Paese sia a mettervi in guardia dall’incredibile circo di stupidaggini irrazionali che è la quasi totalità dei discorsi sul fenomeno UFO.

Anche in Canada.

2017: ancora un anno di magra per gli avvistamenti UFO in Italia

In linea con il trend degli ultimi anni, il numero di segnalazioni UFO in Italia sembra destinato a calare ulteriormente, sulla base di una prima analisi dei dati raccolti per l’anno 2017 dal Centro Italiano Studi Ufologici, che dal 1985 gestisce il monitoraggio degli avvistamenti UFO nel nostro paese (oltre 25.000 a partire dall’ultimo dopoguerra).

Se da un lato è vero che i 113 questionari di avvistamento del 2017 ricevuti direttamente dai testimoni sul sito web del CISU sono lievemente più numerosi rispetto all’anno precedente, considerando anche le fonti terze (siti internet, giornali, altri centri ufologici) sembra probabile che la visione d’insieme punti verso un ulteriore, marcato calo degli avvistamenti, confermando il trend già constatato negli anni precedenti. Un anno fa infatti si potevano già contare circa 500 segnalazioni di avvistamento per il 2016, poi cresciute fino al totale oggi noto di circa 600. Oggi, grazie al catalogo CISUCAT  curato da Pasquale Russo sul sito UfoWeb per monitorare la casistica italiana in tempo reale, possiamo contarne appena 250 per il 2017.

Naturalmente il computo è destinato a salire man mano che gli avvistamenti del 2017 continuano ad emergere nel corso dell’anno appena iniziato. Tuttavia, sulla base dei dati finora disponibili è possibile stimare un totale complessivo non superiore a 450-500 avvistamenti.

Si tratta quindi di un calo significativo rispetto alle 600 segnalazioni oggi note per il 2016.

Giorgio Abraini

Come l’esoterista americano Meade Layne influenzò la storia dell’ufologia: un’altra conferma

L’occultismo svolse un ruolo di grande rilievo nella nascita di una parte importante dell’ufologia contemporanea. Sin dai primissimi giorni dalla comparsa dei “dischi volanti”, il 24 giugno del 1947, ci fu chi interpretò il fenomeno secondo quelle coordinate.

Oggi cominciamo a capire davvero bene lo spazio che al riguardo  occupò un occultista americano, Meade N. Layne

Di recente è stato portato all’attenzione degli studiosi un altro aspetto dell’attività di Layne: l’influenza che egli ebbe su uno dei padri della credenza negli antichi astronauti e promotore di uno fra i più celebri contattisti degli anni ’50 del secolo scorso, l’americano George Adamski.

Lo studioso svedese ha infatti pubblicato sul suo blog un articolo in cui presenta la corrispondenza che  fra il novembre 1952 ed il 1955 inetrcorse fra Layne e l’occultista irlandese Desmond Leslie (1926-2001).

Fu Layne [nell’immagine in evidenza] a indirizzare Leslie verso Adamski, che pure era critico verso l’interpretazione “eterica” dei contatti con gli extraterrestri propria di Layne e del suo gruppo. Adamski pretendeva infatti che i piloti dei dischi volanti fossero semplici persone in carne ed ossa, quasi indistinguibili da noi.

Fu da quell’incontro suscitato da Layne fra Leslie e Adamski che, alla fine, si giunse ad accostare i manoscritti che i due avevano preparato: quello di Leslie, già pronto nella sostanza nel 1951, che teorizzava e ricostruiva la presenza degli extraterrestri nella storia remota dell’umanità in un quadro di tipo teosofico, e  quello di Adamski, probabilmente redatto a inizio 1953, assai più breve dell’altro, che presentava la storia del suo pretesto incontro con un venusiano e delle settimane successive al’immaginifico evento.

Il 30 settembre del 1953 tutto ciò sarebbe sfociato nell’uscita di uno dei super-classici della letteratura contattistica, Flying Saucers Have Landed, subito diventato il libro di maggior diffusione fra gli appassionati di dischi volanti di orientamento occultistico (l’edizione inglese ebbe sei ristampe in tre mesi).

In tutto questo processo, Layne fu per tre anni interlocutore importante e autorevole di Leslie.

 

Marina Popovich durante la conferenza stampa del 1991 a San Francisco

Morta Marina Popovich, pilota e ufologa russa

Il 30 novembre scorso è morta a Krasnodar, in Russia, Marina Popovich, veterana dell’aviazione sovietica e appassionata di UFO. Aveva 86 anni.

Marina Lavrentyevna Vasylieva decise di diventare pilota militare a 14 anni, quando la sua famiglia dovette fuggire davanti all’avanzata nazista. Non glielo impedirono gli ostacoli burocratici, la bassa statura e l’età, riuscì ad entrare in accademia e negli anni divenne una leggenda come ufficiale dell’aeronautica e collaudatore, guidando aerei sperimentali, battendo vari record di velocità ed entrando perfino nel piccolo gruppo di cosmonaute donne candidate ad andare nello spazio.

Interessatasi agli UFO dopo un suo avvistamento personale, nel 1991 scrisse un primo libro sull’argomento (“UFO Glasnost”, poi tradotto anche in tedesco), sostenendo che i governi degli USA e dell’URSS nascondessero le prove che si trattava di velivoli extraterrestri. In seguito scrisse altri libri e partecipò a conferenze ed iniziative ufologiche nel suo paese e all’estero, la più famosa delle quali a San Francisco nel 1991, sostenendo che la sonda spaziale Phobos 2, prima di scomparire misteriosamente, aveva fotografato un oggetto misterioso nelle vicinanze del satellite di Marte.
Marina fu a lungo sposata con il cosmonauta Pavel Popovich, dal 1984 vice-direttore della commissione ufologica costituita in seno all’Accademia sovietica delle scienze e successivamente presidente dell’associazione ufologica russa SoyuzUfotsentr.

Altri incontri UFO-aerei nei documenti delle autorità aviatorie australiane

Oggi Paul Dean è l’ufologo australiano più attivo nella richiesta, ricerca e valutazione di documenti sugli UFO prodotti da enti pubblici australiani (e non solo). Si era già parlato qui e qui di recenti risultati da lui conseguiti.

Ora, nel suo blog, Dean ha reso note alcune recenti acquisizioni di documentazioni prodotte da due fra le istituzioni del Paese australe che, alla prova dei fatti, raccolgono segnalazioni di presunti UFO da parte di personale aeronautico civile.

Si tratta dell’Australian Transport Safety Bureau (ATSB) e dell’Airservices Australia (ASA), che si occupano soprattutto di controllo dello spazio aereo e degli aeroporti, delle licenze di volo dei piloti e di sicurezza del traffico.

Rispondendo ad una richiesta di accesso ad eventuali rapporti su oggetti volanti non identificati relativi al periodo 1992-2008, nella primavera di due anni fa Dean ha ricevuto notizie su tre eventi di quel periodo. Riportati solo in forma sintetica, secondo il modello di tabulazione che qui sotto riproduciamo dal sito di Dean,

comprendono un caso in apparenza interessante verificatosi il 23 giugno 1999 alle 19.45 locali, mentre i piloti di due differenti reattori di classe executive del tipo Westwind IAI 1124, di costruzione israeliana, volavano sul Northern Territory, dunque sulla parte settentrionale del continente.

Un “oggetto verde” fu visto salire e scendere in verticale e, per qualche periodo, seguire la rotta dei due aerei. Nessun altro velivolo risultava transitare in quell’area di cielo al momento dei fatti.

La divulgazione di queste notizie, anche se così incomplete, è interessante per due motivi almeno: perché indica che il personale aeronautico in ogni parte del mondo continua a segnalare osservazioni di presunti fenomeni aerei insoliti di cui nessuno sembra interessato ad occuparsi; perché mostra che, sia pure con i tempi di ogni burocrazia, non vi sono ostacoli insormontabili, oggi, ad ottenere documentazioni – almeno sommarie – su tali eventi da parte di chi è in grado di rivolgersi agli enti che li detengono secondo forme e modalità adeguate.

Gli archivi radioastronomici in Gran Bretagna: c’è anche materiale sugli UFO!

Dell’ufologo e folklorista inglese David Clarke questo sito si è occupato più volte. E’ il miglior studioso britannico delle documentazioni sugli UFO e su altri fenomeni aerei insoliti prodotti dalle autorità del suo Paese nel corso del tempo.

Ed è ancora nell’ambito dell’archivistica che Clarke si è distinto di recente per uno sguardo particolarmente originale ad un gruppo di istituzioni le cui documentazioni sono a rischio e che vanno invece conservate con cura. Si tratta di quanto prodotto da enti di varia natura coinvolti nella ricerca spaziale e radioastronomica a partire dagli anni ’50 del secolo scorso.

Per questo, il 18 novembre a Londra si è tenuta la conferenza “Collecting Space”, che ha segnato l’avvio delle attività dello STAG (Science and Technology Archives Group) degli Archivi nazionali britannici.

Clarke è stato fra i relatori: ha illustrato l’ormai ben noto processo di declassificazione dei documenti sugli UFO messo in opera dal Ministero della Difesa.

Ma c’è molto di più: nel suo blog, Clarke ha spiegato che durante la conferenza James Peters ha presentato il contenuto degli archivi del radiotelescopio di Jodrell Bank, che oggi sono conservati in larga misura dall’Università di Manchester.

Questi archivi comprendono circa mille faldoni di corrispondenza. Una parte per noi interessante è quella che fu indirizzata all’astronomo Sir Bernard Lovell (1913-2012), dapprima con una lunga serie di missive provenienti da persone che ritenevano di aver osservato transiti dei primi Sputnik sovietici, poi di un gran numero di avvistamenti di presunti UFO (Lovell fu il direttore del radiotelescopio sino al 1980).

Secondo Peters, malgrado un contenuto ricchissimo, gli archivi di Jodrell Bank sono pochissimo frequentati dagli studiosi. In ogni loro parte, compresa quella contenente notizie di rilievo per gli ufologi, sono di libero accesso.

 

[Nell’immagine in evidenza, il Lovell Telescope dell’Osservatorio di Jodrell Bank – fonte: Wikimedia Commons]