E’ scomparso Gianni Settimo, ufologo, fortiano, studioso di folklore: fu uno degli ispiratori del CISU

Pochi giorni prima di compiere 88 anni, il 31 maggio è morto ad Orbassano (Torino) uno dei pionieri dell’ufologia italiana, Giovanni Vittorio (“Gianni”) Settimo.

Interessato ai dischi volanti da quando aveva vent’anni, dal 1957 partecipò a varie associazioni locali poi confluite nel “Centro Studi Clipeologici” (CSC), che nel 1964 cominciò le pubblicazioni della rivista “Clypeus”, da lui ininterrottamente diretta e proseguita in varie forme, vesti di stampa e distribuzioni per oltre cinquant’anni.

Documentarista e giornalista, brillante conferenziere, fu per qualche decennio al centro della Torino insolita e misteriosa, spesso con spirito critico e spiazzante ironia. Raccoglitore sistematico di documentazione, uno dei suoi meriti storici è quello di aver messo insieme un imponente archivio, soprattutto di ritagli stampa italiani e di pubblicazioni specializzate da tutto il mondo, poi donato al Centro Italiano Studi Ufologici.

“Clypeus”, “Ufologia”, “Piemonte insolito”, “UFO and Fortean Phenomena”… tutte pubblicazioni dovute, in modo più o meno diretto, all’azione di Gianni Settimo.

Fu ideatore e promotore dell’idea di un “Centro Unico Nazionale”, che raccogliesse gli studiosi di impostazione razionale e si contrapponesse a chi propagandava i contattisti e il cultismo ad essi collegato, ma non entrò mai a farne parte, per mantenere l’autonomia di “Clypeus” allargando lo sguardo ad argomenti più o meno collegati (esobiologia, archeologia spaziale, fenomeni fortiani ed insolito in generale) e ospitando autori di opinioni anche radicalmente opposte fra loro (da Solas Boncompagni, anch’egli scomparso da poco, a Renato Vesco, da Peter Kolosimo a Roberto Pinotti).

Nel 1973 il “Gruppo Clypeus” confluì nella redazione della rivista milanese “Gli Arcani”, ma già l’anno successivo ricominciava le proprie pubblicazioni centrate stavolta su miti, misteri e folklore del “Piemonte insolito”, come s’intitolò la sua rivista.

A partire dal 1977 accolse intorno a sé alcuni giovani che si erano fatte le ossa in associazioni locali e ne coagulò le forze in un supplemento ufologico (“Ufologia”) che, primo in Italia, diede spazio a teorie alternative all’ipotesi extraterrestre. Alcuni di costoro, più tardi, saranno fra quelli che contribuiranno a fondare il CISU.

Nonostante il suo interesse per l’argomento UFO fosse ormai sfumato, quando nel 1986 nacque il Centro Italiano Studi Ufologici accettò di assumerne il ruolo di presidente onorario e di
firmare come direttore responsabile (cosa che fece fino al 2009)  UFO – Rivista di informazione ufologica.

Lui che fu l’organizzatore del primo congresso ufologico mai tenutosi in Italia (nel settembre 1965), fece la sua ultima apparizione in pubblico al 26° convegno nazionale del CISU, nel 2011.

Ore 23.09 di martedì 30 maggio – Grande bolide luminoso sull’Italia settentrionale e centrale, sulla Croazia e sull’Austria

Alle 23.09 e 23 secondi circa di martedì 30 maggio, seguito in alcune zone del nord-est da un forte boato, un bolide di grandi dimensioni visive accompagnato da lunga scia si è reso visibile per diversi secondi nel cielo di moltissime località italiane, sino alla Croazia occidentale e all’Austria, com’è possibile constatare dalla base dati dell’International Meteor Organization.

Secondo le prime informazioni, che il CISU sta iniziando a raccogliere in modo sistematico, gli avvistamenti, numerosissimi, si concentrano in Emilia, in Romagna e nel Veneto, ma si hanno avvistamenti persino da Ventimiglia (Imperia), da tutto il  Pinerolese e dal Cuneese, da Genova e La Spezia e da Milano, Varese e Bolzano da un lato, da Roma, Perugia, Firenze, Arezzo e Ancona dall’altro.

Sta giungendo anche un certo numero di riprese video/fotografiche attendibili, in particolare dalla stazione di un astrofilo di Cuneo, Paolo Demaria, da altre stazioni dell’IMTN (Italian Meteor and TLE Network), in particolare quelle di Casteggio (Pavia) e di Contigliano (Rieti), da Ferrara e dalla stazione di Rovigo della rete PRISMA per la sorveglianza sistematica di meteore e atmosfera (che mostra una durata fenomenica di 7-8 secondi) e dall’Osservatorio di Asiago Cima Ekar del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova.

Riprese combinate della rete PRISMA dal pisano, da Piacenza e da Rovigo indicano che il corpo è transitato probabilmente sulla verticale del Veneto, ma ancora è presto perché si disponga di una valutazione esatta.

Il 2 giugno, anche la Sezione Meteore dell’Unione Astrofili Italiani ha pubblicato una sua valutazione preliminare relativa alla dinamica del fenomeno. Il meteoroide dovrebbe in effetti essere transitato sulla Romagna e sul Veneto sud-orientale, dove si sarebbe frammentato. Non è da escludere che alcuni frammenti possano aver raggiunto il suolo fra la zona di Berra (Ferrara) e quella di Adria (Rovigo).

Chiunque avesse scorto il fenomeno, che pur non avendo natura anomala è per noi d’interesse, è pregato di scriverci riportando tutti i dettagli possibili a cisu@ufo.it, oppure di compilare in tutte le sue parti il nostro Questionario d’avvistamento.

Si ringraziano per la collaborazione Sofia Lincos – CICAP e Roberto Labanti – CICAP/ CISU.

[il testo della presente notizia è stato modificato l’ultima volta alle 15.28 di venerdì 2 giugno 2017]

Come valutare l’attendibilità delle notizie che appaiono in rete?

Fino ad un certo punto della sua storia, l’ufologia di orientamento scientifico ha considerato i “falsi” (cioè quelli in cui in modo deliberato qualcuno “crea” o diffonde notizie su un avvistamento di un presunto UFO mai avvenuto) un problema di dimensioni contenute per lo studioso.

In altri termini: le volte in cui, dopo adeguata indagine, si poteva pensare che il caso fosse un’invenzione del testimone o di altri erano decisamente poche.

Pur in mancanza di dati precisi, l’impressione è che il quadro sia completamente cambiato. L’anonimato assicurato dalla rete, le possibilità infinite dei programmi di manipolazione, la prevalenza della dimensione costantemente satirica, giocosa della realtà ha rovesciato le prospettive.

La prova dell’efficacia delle cose consiste nell’inventare le cose, non nello scartare le falsità.

Per questo, gli studiosi sono sommersi di scherzi, immagini e video adolescenziali di ogni tipo con pretesi, ridicoli “UFO”.

La scienza e la tecnica, insieme alla ragione, ci offrono innumerevoli attrezzi per far fronte con successo a questi sviluppi.

Il problema dei fake (chiamiamoli tranquillamente balle), anche se oggi più grave di ieri per l’ufologo e per chiunque altro rimane sempre lo stesso: saper valutare in modo corretto l’attendibilità delle fonti dalle quali ci arrivano le notizie.

Per provare a capire come operare nell’ambiente odierno è necessario prendere atto di un evento di portata epocale avvenuto da tempo. Questo: i media tradizionali sono ormai quasi completamente fuori dal circuito della costruzione del discorso collettivo sugli UFO (o presunti tali).

Forse le cose stanno così anche per le questioni più importanti, ma per il nostro problema la cosa è ormai evidentissima.

Per questo, vi proponiamo di imparare ad usare i numerosi tools presentati in un articolo comparso su First Draft, un sito dedicato al miglioramento delle competenze e degli standard relativi alla presentazione e alla condivisione dell’informazione circolante online.

Saperli impiegare tutti insieme oggi per l’ufologo vuol dire moltissimo: significa essere in grado in tempi rapidissimi di capire quali percorsi, modificazioni, editing, applicazione di software hanno subito immagini, video e testi scritti.

Oggi queste competenze hanno assunto un’urgenza almeno pari a quelle tradizionali (e assolutamente necessarie) per l’ufologo, che si riassumono nelle domande tradizionali: “che cosa ha visto questa persona che mi sta riferendo la sua testimonianza? Perché mi sta raccontando la sua esperienza? Come posso trasformarla in dati utili per la conoscenza scientifica?”, tutte basate su un presupposto implicito: il rapporto face to face fra individui – il testimone e l’inquirente, chi ha vissuto un’esperienza e chi prova a renderne conto e a interpretarla.

 

Avvistamenti recenti/ Aci Castello (Catania), 15 maggio 2017

Il Centro Italiano Studi Ufologici ha ricevuto direttamente da uno dei testimoni la segnalazione di un fenomeno da lui osservato insieme ad altre persone ad Aci Castello, in provincia di Catania, alle 01.15 esatte della notte sul lunedì 15 maggio 2017.

Mentre l’uomo si trovava su una terrazza a chiacchierare e ad osservare il panorama, nel cielo segnato da una leggera foschia compariva “uno sciame di un centinaio di stelle velocissime” di colore azzurro, che con la loro luminosità fissa si muovevano da ovest verso est ad un’altezza che sarebbe stata assai grande (il teste nella sua comunicazione ha scritto di “seimila metri”, ma  questa indicazione dev’essere presa come una generale sensazione di distanza ricevuta dagli osservatori).

Il testimone che ci ha contattato ha pensato potesse trattarsi di una formazione di aerei, ma il numero dei presunti corpi era troppo alto per qualcosa del genere. Del tutto silenzioso, il fenomeno sarebbe stato seguito per cinque minuti.

I tentativi di fotografarlo sarebbero andati a vuoti: alla fine sarebbe scomparso perché coperto alla vista da qualche ostacolo.

Il Coordinamento regionale per la Sicilia del Centro Italiano Studi Ufologici sta aprendo una sua indagine su questa segnalazione in apparenza interessante ma sulla quale – per ora – è impossibile esprimere qualsiasi giudizio preciso.

Senza indagini sul campo condotte secondo criteri standard da personale addestrato allo scopo, le notizie di avvistamenti di presunti oggetti volanti non identificati giacciono inutili o diventano preda del sensazionalismo o motivo di elucubrazioni senza alcun rilievo scientifico.

A questa situazione il CISU tenta di rimediare.

 

Un aiuto per le inchieste UFO: i razzi illuminanti moderni come possibile causa di avvistamenti

Uno dei compiti dell’ufologo di orientamento scientifico consiste nel tenersi aggiornato circa le cause che possono generare equivoci nei testimoni. La cosa è complicata dal fatto che queste cause sono costituite da un insieme aperto, ossia da un un numero di elementi potenzialmente infinito. In altri termini, l’esperienza e la logica ci dice che, almeno in teoria, si può scambiare di tutto per un UFO.

Sul piano pratico, sappiamo invece che la gran parte dei casi che riusciamo a spiegare sono dovuti a un piccolo gruppo di motivi (grosse meteore, stelle e pianeti, aerei ed altri velivoli, palloni di vario tipo…). Ciò non toglie che ci siano cause più rare e improbabili a manifestarsi che per la loro complessità dobbiamo analizzare con cura, perché possono portare ad eventi di particolare interesse.

E’ il caso dei modelli attuali di razzi e munizionamento utilizzato dalle aeronautiche e dagli eserciti in funzione illuminante e di inganno anti-missilistico.

In un articolo pubblicato qui, lo studioso francese Gilles Fernandez presenta sia alcuni esempi concreti a partire dal 1990 sia una serie di questo tipo di artifici in uso ad opera delle forze armate di vari Paesi del mondo mostrando quale tipo di effetti possano produrre sia  nei video, sia in fotografia sia nei resoconti testimoniali.

In linea di principio il loro impiego  avviene in occasione di esercitazioni militari o di attività di ricerca e soccorso (Search & Rescue). Fra i casi portati ad esempio, ad ogni modo, nessuno concerne il territorio italiano.

 

 

Domenica 14 maggio: vistosi fenomeni di alone solare e parelio sull’Italia e sulla Francia

Nel corso della giornata di domenica 14 maggio 2017 –  a quanto pare in alcuni casi sin dalla primissima mattinata – ampie parti del territorio italiano e il sud-ovest della Francia sono stati interessati da vistosi fenomeni di alone solare, almeno in un caso (a Cagliari) accompagnati dalla presenza di un parelio.

Pur non avendo in alcun modo carattere anomalo (si tratti di eventi dovuti alla rifrazione della luce solare su frammenti di ghiaccio esagonali, luce diffusa poi in direzione uniforme in modo da formare un cerchio più o meno completo) l’attenzione per la fisica dell’atmosfera e per le possibili cause di equivoco da parte del pubblico è motivo di attenzione per il Centro Italiano Studi Ufologici.

A quanto pare già al mattino, a Cagliari il fenomeno si era presentato accompagnato da un parelio, sia pure poco netto.

Il grosso delle osservazioni però è iniziato alle 12. Il fenomeno è poi diventato più vistoso nella prima metà del pomeriggio. Nel nostro Paese risultano segnalazioni dal Piemonte, dalla Lombardia, dall’Emilia e dal Molise, ma è plausibile che tutto il versante occidentale italiano ne sia stato interessato.

Verso le 15 l’alone era visibile da tutta Torino. Nel pomeriggio sono seguite riprese meravigliose, come quella fatta da Paolo Demaria sopra Entracque (Cuneo), al lago delle Rovinema foto sono state fatte anche a Candiolo (Torino), Camino (Alessandria) , nella stessa provincia, a Odalengo Piccolo ad opera del “Gruppo Astrofili Cielo del Monferrato”, a Milano e a San Colombano al Lambro  ed anche a Castelnuovo Rangone (Modena) , ma a metà giornata un altro era visibile sopra Toro (Campobasso).

L’elenco potrebbe continuare a lungo. Aggiungiamo qui solo due immagini: quella qui in evidenza, scattata alle 16.58 da Pinerolo (Torino) da chi ha redatto questa notizia e, qui sotto, quella fatta a Cuneo intorno alle 16.40 da Sofia Lincos, del CICAP (a scanso d’equivoci: quello rossastro visibile sulla destra dell’astro è un flare provocato dalle lenti della fotocamera…).

 

Da parte sua anche il CICAP ha prontamente pubblicato sulla sua testata Query online un articolo che v’invitiamo a leggere a complemento di questo intervento.

STEVE non è un UFO, però…

STEVE non è un UFO.

Però STEVE è un fenomeno ottico dell’alta atmosfera, a quanto pare nemmeno troppo raro, di cui fino a poco tempo fa nessuno si era reso pienamente conto, malgrado le innumerevoli osservazioni, esperimenti e studi di fisica atmosferica condotte ogni anno.

STEVE è sigla delle parole Strong Thermal Emission Velocity Enhancement, usate per descrivere un fenomeno luminoso prodotto  da gas atmosferici che si trovano a circa 300 chilometri di altezza e la cui temperatura si aggira sui 3000 °C .

E’ in quella zona dello spazio circonvicino alla Terra sopra le regioni del mondo poste alle latitudini del Canada centrale che sono stati visti formarsi gli STEVE, grandi fasce luminescenti che si muovono a circa sei chilometri al secondo.

STEVE è largo 25-30 chilometri, si distende sempre in direzione est-ovest e può esser lungo molte centinaia di chilometri. Può durare anche un’ora e d’inverno non è visibile. A volte presenta una forma che ricorda una staccionata.

Quel che interessa dal punto di vista dell’ufologia scientifica sono le modalità con le quali si è giunti a verificare l’esistenza di STEVE e – poi – a spiegarla nell’ambito dei modelli  correnti della fisica dell’alta atmosfera.

Alcune persone raccolte intorno all’Alberta Aurora Chasers, un gruppo di  canadesi appassionati di astronomia e in modo particolare di aurore boreali ha cominciato a registrare le osservazioni visive di questo strano fenomeno che genera luci verdi e rossastre. In un primo momento pensarono a una manifestazione speciale delle cosiddette aurore boreali di protoni, ma questo fenomeno non è mai risultato visibile ad occhio nudo e la possibilità di ricondurlo ad esse decadde.

A questo punto, nel 2016, la diffusione attraverso il gruppo Facebook  dell’Alberta Aurora Chasers delle notizie sulle osservazioni richiamò l’attenzione di altri appassionati di aurore e di vari astrofili. Furono così raccolte almeno cinquanta testimonianze dettagliate di questo nuovo fenomeno.

In questo modo la cosa è giunta all’attenzione della NASA, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Calgary (Canada). In questo modo è stato possibile impiegare i tre satelliti del cosiddetto progetto SWARM destinato allo studio del campo magnetico terrestre per validare l’esistenza del fenomeno descritto in un primo tempo in modo casuale e intermittente.

Non è ancora del tutto chiaro se STEVE debba essere considerato una variante dell’aurora boreale o qualcosa di diverso da essa, ma quel che colpisce l’ufologo di orientamento scientifico è questo:

osservazioni ottiche di tipo empirico, non strutturate, fatte nell’ambiente naturale e non in un contesto di laboratorio da parte di gruppi di persone con adeguata capacità di descrizione e registrazione dei dati hanno attirato l’attenzione del mondo accademico, che ha messo a disposizione risorse, competenze e modelli teorici per cercare di verificare la natura di quelle osservazioni e di valutare se fosse necessario considerarli indizi di un fenomeno finora ignorato.

Questo circolo virtuoso pare aver prodotto ciò che l’ufologia scientifica ritiene possibile (non certo, al momento): un ampliamento (anche di portata contenuta) delle nostre conoscenze nelle scienze della natura a partire da osservazioni incidentali di fenomeni atmosferici.

E’ possibile che quanto sta accadendo con STEVE possa un giorno avvenire anche per i cosiddetti fenomeni UFO?

Nell’attesa, ecco STEVE in tutta la sua bellezza in una serie di video e foto. Nell’immagine in evidenza qui sopra, il fenomeno ripreso il 29 giugno 2016 a Kakwa, nell’Alberta canadese, dal mineralogista Catalin Tappardel. Credit: CalgaryHerald.com)

 

 

La scomparsa di Solas Boncompagni, uno dei padri dell’ufologia italiana.

E’ morto a quasi 95 anni (era nato a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, il 10 agosto del 1922), Solas Boncompagni, uno dei padri dell’ufologia italiana.

Insegnante di lettere nella scuola media inferiore, pianista, fu in primo luogo un grande appassionato di spiritualismo e di simbolismo.

E’ possibile documentare che prese ad interessarsi di dischi volanti almeno dal 1950 e, per quanto ne sappiamo, continuò a farlo sino alla morte, avvenuta oggi a Firenze.

Nel 1959 diede vita ad un prima, effimera associazione ufologica, il “Movimento Aquilonare”, trasformatasi nei primi anni ’60 in “Gruppo Clipeologi Fiorentini” (GCF) e, agli inizi del 1968, in “Sezione Ufologica Fiorentina” (SUF), una delle associazioni importanti per capire la storia del nostro argomento in questo Paese.

Ebbe molti meriti: il CISU ne traccerà un profilo completo in uno dei prossimi numeri di UFO – Rivista di Informazione Ufologica

Nel 1989 fu nominato socio onorario del Centro Italiano Studi Ufologici.

Qui basti dire che, in sostanza, si deve a lui e non ad altri se, a partire più o meno dal 1963, fu avviata per la prima volta in Italia un’idea di ordinamento, classificazione e analisi sistematica dell’intera casistica nazionale.

Con i molti limiti che la cosa ebbe, di quella idea di sistematicità e ordine anche noi del CISU siamo eredi e debitori.

 

L’ufologia e gli storici: perché dovrebbero occuparsene?

Il blog inglese The History of Emotions è espressione del Queen Mary Centre for the Story of Emotions, un’associazione di specialisti in varie aree disciplinari che dal 2008 si occupa dei modi in cui le più diverse emozioni si sono espresse nella cultura umana, in specie in quella occidentale moderna e contemporanea.

A metà aprile su quel blog è intervenuto il prof. Greg Eghigian, (nella foto) che presiede la cattedra di storia moderna presso la Pennsylvania State University.

Specializzato in storia della medicina e della psichiatria, da alcuni anni Eghigian si occupa in modo intenso anche di storia dell’ufologia. E’ uno fra i pochi storici professionisti ad essersi finora fatto carico del problema UFO.

Potete leggere gli sviluppi del pensiero di Eghigian sul suo blog The UFO Past . Esempi recenti del suo interesse sono i saggi A Transatlantic buzz: flying saucers, extraterrestrials and America in post-war Germany, uscito sul Journal of Transatlantic Studies nel 2014, con il quale è stato fra i primi ad occuparsi dell’immaginario ufo-et nella Repubblica Democratica Tedesca e Making UFOs make sense: Ufology, science, and the history of their mutual mistrust, apparso sulla rivista Public Understanding of Science nel 2015. In quest’ultimo scritto ha argomentato sulle cause complesse della diffidenza reciproca fra scienza e ufologi (seri).

Adesso, con il post UFOs and the Historians Eghigian prova a suggerire perché la platea degli storici farebbe bene ad interessarsi del fenomeno UFO, cioè di un mondo di eventi, di documenti, di istituzioni e di personaggi che nella sua forma odierna persiste da settant’anni.

Eghigian trova stupefacente che mentre folkloristi, psicologi, sociologi, studiosi delle religioni, antropologi, scienziati della politica, studiosi di neuroscienze, psichiatri e giornalisti in qualche modo abbiano ormai al loro attivo un numero consistente di lavori di vario genere sugli UFO, invece gli storici brillino per la loro assenza.

Mi viene da dire che gli storici hanno qualcosa di unico da apportare alla discussione. Ad esempio, una delle nostre specialità è l’uso delle fonti storiche per spiegare il cambiamento sociale e quello culturale. Le fonti storiche mostrano con chiarezza che sebbene l’interesse per la possibilità di comunicare con civiltà aliene e di riceverne comunicazioni risale all’antichità, le storie concernenti misteriosi razzi, piatti e dischi volanti hanno un inizio ben identificabile (le due estati successive alla fine della Seconda Guerra Mondiale). Inoltre, i documenti mostrano che le storie relative ad UFO e contatti con alieni e le reazioni ad esse sono cambiate nel corso del tempo.

In sostanza, c’è motivo di credere che l’interesse e l’attenzione per il mondo degli UFO negli ultimi due decenni sia andato diminuendo. Perciò, abbiamo bisogno di spiegare come tutto è iniziato, come le cose sono cambiate e perché al momento tutto questo potrebbe trovarsi in fase di dissoluzione.

A prescindere da quest’ultima sensazione (l’idea che l’ufologia e il fenomeno UFO possano davvero essere in una fase “di dissoluzione”), Eghigian conclude il suo intervento con un’interessante provocazione che è al contempo un appello: dato l’interesse per la questione manifestato dalle altre scienze dell’uomo, anche il silenzio degli storici riguardo agli UFO parrebbe necessitare di una spiegazione – da parte degli storici.

 

 

 

6 maggio: il CISU al Museo del Fantastico e della Fantascienza (MUFANT) di Torino!

Il Centro Italiano Studi Ufologici sta stringendo vari accordi di collaborazione con il Museo del Fantastico e della Fantascienza (MUFANT) di Torino, che si trova in via Reiss Romoli, 49-bis, nella parte nord della città.

La prima occasione in cui avremo modo di  presentare  i frutti di questa collaborazione sara l’inaugurazione delle nuove collezioni del MUFANT (“Il fantastico nelle produzioni RAI”, la sezione “Fantascienza delle origini”, quella dei “Pulp magazine” e l’Area Robot).

Alla presenza degli assessori alla cultura del Comune di Torino e della Regione Piemonte, sabato 6 maggio, alle 17.20, lo studioso del CISU Paolo Toselli  parlerà su Anni 50: Dischi volanti ed extraterrestri in TV: un’accurata indagine sulle suggestioni televisive degli anni ’50-’60, cioè quelle che contribuirono a creare lo stereotipo dell’extraterrestre plasmando sogni e convinzioni.

Prossimamente uno degli spazi del museo sarà allestito con una mostra curata dal CISU sullo stesso tema, con esposizione di oggetti in teca e pannelli illustrativi a mo’ di mostra.

In quella sala sono previste altre iniziative di rilevanza ufologica che saranno curate dal CISU in collaborazione con il MUFANT e che, in prospettiva, dovrebbero diventare permanenti.

Vi terremo aggiornati su queste nuove e più importanti aree di lavoro CISU – MUFANT.

Intanto il programma completo dell’evento del del 6 maggio si trova a questa pagina Facebook.