“Maratona UFO” in Argentina, il 24 giugno, per il 70° anniversario dell’ufologia contemporanea

Sabato 24 giugno cade il settantesimo anniversario della nascita dell’ufologia contemporanea. E’ importante sottolineare che questa data non dipende da “astronavi aliene precipitate”, “giorni della firma di patti segreti coi governi” o da altre fantasie da “storia alternativa” – sarebbe a dire, da balle di vario genere oggi dilaganti.

L’ufologia (nel senso di studio) e il fenomeno UFO (nel senso di ciò che si discute) nascono perché un piccolo imprenditore americano, a bordo del suo modesto aereo privato, vede e subito dopo descrive ad altri qualcosa di strano che ritiene di aver visto in cielo.

L’ufologia contemporanea, insomma, significa studio razionale e sensato di osservazioni di cose strane viste in cielo o nei pressi del suolo. 

Tutto qui.

In questa occasione sono in programma occasioni ed eventi di ogni genere. Molti stupidissimi, commerciali, fatti per chi pensa che “ufologia” sia una parte dell’ideologia complottista oggi popolare o di qualche forma di neo-religione che a dei e demoni ha sostituito gli “alieni”.

Altre sono serie e danno cibo per la mente. Per questo le portiamo alla vostra attenzione.

Ad esempio, dall’altra parte del globo, in Argentina, ci sarà una vera e propria Maratona ufologica che, a Buenos Aires, avrà per sede l’Istituto d’indagine Storica “Museo Roca”.

Una serie di conferenze e di tavole rotonde impegneranno i partecipanti per gran parte della giornata.  L’approccio sarà di tipo multidisciplinare: vedrà impegnati storici professionisti, psicologi, giornalisti, astrofisici, antropologi, psichiatri e militari delle Forze armate argentine.

Saranno dunque affrontati in maniera critica tutti gli ambiti della migliore ricerca attuale: dall’analisi e metodologia d’indagine della casistica corrente degna d’interesse, alle determinanti culturali e antropologiche che alla fine degli anni ’40 del secolo scorso provocarono l’esplosione della questione dei “dischi volanti”, sino agli aspetti propriamente psicologici della fenomenologia.

Qui potete leggerne il programma.

Il Centro Italiano Studi Ufologici condivide questo modo di operare e di affrontare il complesso problema di nostro interesse, e saluta nell’amico e studioso di anomalistica Alejandro C. Agostinelli uno degli animatori di questa importante iniziativa di studio.

I lettori del nostro sito saranno aggiornati sul contenuto degli interventi. E’ possibile che le nostre pubblicazioni, riservate agli iscritti, presentino al pubblico italiano qualche contributo di particolare rilievo proveniente dagli studiosi convenuti nella capitale sudamericana.

 

I casi UFO “D2” del GEIPAN francese: ci sono UFO… più UFO degli altri?

Il GEIPAN (“Groupe d’Études et d’Information sur les Phénomènes Aérospatiaux Non Identifiés”) del “Centre National d’Études Spatiales” (CNES) francese ha da poco compiuto quarant’anni, resistendo a cambi di denominazione, di orientamenti e personalità dei suoi direttori e sempre soggetto alle oscillazioni della linea generale del CNES riguardo a un argomento controverso come i fenomeni UFO.

E’ ben noto che il GEIPAN classifica quelli che definisce “Fenomeni aerei non identificati” (PAN, in francese) raggruppandoli in quattro categorie da “A” a “D” in base a criteri di crescente qualità del contenuto informativo della testimonianza e di crescente difficoltà a spiegare le testimonianze in termini “banali” (i casi “C” sono quelli in cui mancano informazioni sufficienti per un giudizio).

I casi “D” del GEIPAN, dunque, sono quelli che restano non identificati dopo lo svolgimento di adeguate indagini (e dunque sono i resoconti UFO in senso stretto).

Di recente, però, i francesi hanno affinato la loro classificazione dividendo i casi “D” in due sottocategorie, i “D1” e i “D2”.

In questo modo, si hanno dei casi “strani” (quelli col cosiddetto “coefficiente di stranezza” compreso fra 0,5 e 0,75, i “D1”) e i casi “stranissimi” (quelli col coefficiente di stranezza fra 0,76 ed 1 , ossia i “D2”).

Insomma, il GEIPAN fa comparire un insieme casistico che parrebbe puntare all’idea che nella casistica ufologica ci siano casi non identificati le cui caratteristiche fenomenologiche divergerebbero in modo assai forte da quelle necessarie per ricondurli a cause convenzionali.

Insomma, i “D2” sarebbero dei rapporti UFO… più UFO di altri.

Per quanto l’iniziativa possa prestarsi ad osservazioni critiche (la cosa è già avvenuta, ad esempio su questo forum di studiosi scettici sui nostri fenomeni), l’idea del GEIPAN offre parecchi spunti di analisi.

Ci sono davvero, fra i casi che noi ufologi di orientamento scientifico consideriamo “non identificati” casi “più strani” di altri? E, nel caso dei grandi archivi del GEIPAN, quali eventi gli studiosi francesi considererebbero tali (cioè, dei supposti “D2”?)

E, infine, questi supposti casi “stranissimi” potrebbero condurre gli studiosi di ufologia e gli scienziati in qualche direzione precisa circa la natura degli eventi?

UFOPOP ad Alessandria: dal 9 giugno, la cultura popolare e i dischi volanti

Dall’estate 1947, subito dopo i primi avvistamenti di dischi volanti, la cultura popolare è stata contaminata da una quantità esagerata di creature aliene e astronavi galattiche in visita al nostro pianeta.

Dal cinema ai fumetti, dalla musica alla letteratura, dalla pubblicità ai giocattoli e, più recentemente, dalla moda all’arte contemporanea, UFO ed extraterrestri spopolano nei contesti più inaspettati. Anche a distanza di decenni dal caso del presunto disco volante precipitato a Roswell, New Mexico, realtà e credenza continuano a farci sognare.

Per percorrere i sette decenni di “contaminazioni” aliene, il Centro Italiano Studi Ufologici propone presso il Museo Etnografico “C’era una volta”, Piazza della Gambarina, Alessandria, la mostra tematica:

 UFOPOP: 1947-2017

70 ANNI DI DISCHI VOLANTI ED EXTRATERRESTRI

NELLA CULTURA POPOLARE 

dal 9 al 30 giugno 2017

 Da un’idea di Paolo Toselli

L’invito per l’inaugurazione è alle ore 18.00 di venerdì 9 giugno.

Ingresso libero tutti i giorni dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.00, esclusa la domenica mattina.

La mostra raccoglie alcuni esempi ed espressioni della cultura popolare che, probabilmente, dicono più cose su di noi che su ipotetiche creature provenienti da altri mondi.

E per i più curiosi, l’appuntamento prosegue domenica 18 giugno, alle ore 17.00, sempre presso il Museo Etnografico “C’era una volta”, per la conferenza:

 “UFO Fake: presi nella rete” 

con Danilo Arona e Paolo Toselli

Ore 23.09 di martedì 30 maggio – Grande bolide luminoso sull’Italia settentrionale e centrale, sulla Croazia e sull’Austria

Alle 23.09 e 23 secondi circa di martedì 30 maggio, seguito in alcune zone del nord-est da un forte boato, un bolide di grandi dimensioni visive accompagnato da lunga scia si è reso visibile per diversi secondi nel cielo di moltissime località italiane, sino alla Croazia occidentale e all’Austria, com’è possibile constatare dalla base dati dell’International Meteor Organization.

Secondo le prime informazioni, che il CISU sta iniziando a raccogliere in modo sistematico, gli avvistamenti, numerosissimi, si concentrano in Emilia, in Romagna e nel Veneto, ma si hanno avvistamenti persino da Ventimiglia (Imperia), da tutto il  Pinerolese e dal Cuneese, da Genova e La Spezia e da Milano, Varese e Bolzano da un lato, da Roma, Perugia, Firenze, Arezzo e Ancona dall’altro.

Sta giungendo anche un certo numero di riprese video/fotografiche attendibili, in particolare dalla stazione di un astrofilo di Cuneo, Paolo Demaria, da altre stazioni dell’IMTN (Italian Meteor and TLE Network), in particolare quelle di Casteggio (Pavia) e di Contigliano (Rieti), da Ferrara e dalla stazione di Rovigo della rete PRISMA per la sorveglianza sistematica di meteore e atmosfera (che mostra una durata fenomenica di 7-8 secondi) e dall’Osservatorio di Asiago Cima Ekar del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova.

Riprese combinate della rete PRISMA dal pisano, da Piacenza e da Rovigo indicano che il corpo è transitato probabilmente sulla verticale del Veneto, ma ancora è presto perché si disponga di una valutazione esatta.

Il 2 giugno, anche la Sezione Meteore dell’Unione Astrofili Italiani ha pubblicato una sua valutazione preliminare relativa alla dinamica del fenomeno. Il meteoroide dovrebbe in effetti essere transitato sulla Romagna e sul Veneto sud-orientale, dove si sarebbe frammentato. Non è da escludere che alcuni frammenti possano aver raggiunto il suolo fra la zona di Berra (Ferrara) e quella di Adria (Rovigo).

Chiunque avesse scorto il fenomeno, che pur non avendo natura anomala è per noi d’interesse, è pregato di scriverci riportando tutti i dettagli possibili a cisu@ufo.it, oppure di compilare in tutte le sue parti il nostro Questionario d’avvistamento.

Si ringraziano per la collaborazione Sofia Lincos – CICAP e Roberto Labanti – CICAP/ CISU.

[il testo della presente notizia è stato modificato l’ultima volta alle 15.28 di venerdì 2 giugno 2017]

Come valutare l’attendibilità delle notizie che appaiono in rete?

Fino ad un certo punto della sua storia, l’ufologia di orientamento scientifico ha considerato i “falsi” (cioè quelli in cui in modo deliberato qualcuno “crea” o diffonde notizie su un avvistamento di un presunto UFO mai avvenuto) un problema di dimensioni contenute per lo studioso.

In altri termini: le volte in cui, dopo adeguata indagine, si poteva pensare che il caso fosse un’invenzione del testimone o di altri erano decisamente poche.

Pur in mancanza di dati precisi, l’impressione è che il quadro sia completamente cambiato. L’anonimato assicurato dalla rete, le possibilità infinite dei programmi di manipolazione, la prevalenza della dimensione costantemente satirica, giocosa della realtà ha rovesciato le prospettive.

La prova dell’efficacia delle cose consiste nell’inventare le cose, non nello scartare le falsità.

Per questo, gli studiosi sono sommersi di scherzi, immagini e video adolescenziali di ogni tipo con pretesi, ridicoli “UFO”.

La scienza e la tecnica, insieme alla ragione, ci offrono innumerevoli attrezzi per far fronte con successo a questi sviluppi.

Il problema dei fake (chiamiamoli tranquillamente balle), anche se oggi più grave di ieri per l’ufologo e per chiunque altro rimane sempre lo stesso: saper valutare in modo corretto l’attendibilità delle fonti dalle quali ci arrivano le notizie.

Per provare a capire come operare nell’ambiente odierno è necessario prendere atto di un evento di portata epocale avvenuto da tempo. Questo: i media tradizionali sono ormai quasi completamente fuori dal circuito della costruzione del discorso collettivo sugli UFO (o presunti tali).

Forse le cose stanno così anche per le questioni più importanti, ma per il nostro problema la cosa è ormai evidentissima.

Per questo, vi proponiamo di imparare ad usare i numerosi tools presentati in un articolo comparso su First Draft, un sito dedicato al miglioramento delle competenze e degli standard relativi alla presentazione e alla condivisione dell’informazione circolante online.

Saperli impiegare tutti insieme oggi per l’ufologo vuol dire moltissimo: significa essere in grado in tempi rapidissimi di capire quali percorsi, modificazioni, editing, applicazione di software hanno subito immagini, video e testi scritti.

Oggi queste competenze hanno assunto un’urgenza almeno pari a quelle tradizionali (e assolutamente necessarie) per l’ufologo, che si riassumono nelle domande tradizionali: “che cosa ha visto questa persona che mi sta riferendo la sua testimonianza? Perché mi sta raccontando la sua esperienza? Come posso trasformarla in dati utili per la conoscenza scientifica?”, tutte basate su un presupposto implicito: il rapporto face to face fra individui – il testimone e l’inquirente, chi ha vissuto un’esperienza e chi prova a renderne conto e a interpretarla.

 

Avvistamenti recenti/ Aci Castello (Catania), 15 maggio 2017

Il Centro Italiano Studi Ufologici ha ricevuto direttamente da uno dei testimoni la segnalazione di un fenomeno da lui osservato insieme ad altre persone ad Aci Castello, in provincia di Catania, alle 01.15 esatte della notte sul lunedì 15 maggio 2017.

Mentre l’uomo si trovava su una terrazza a chiacchierare e ad osservare il panorama, nel cielo segnato da una leggera foschia compariva “uno sciame di un centinaio di stelle velocissime” di colore azzurro, che con la loro luminosità fissa si muovevano da ovest verso est ad un’altezza che sarebbe stata assai grande (il teste nella sua comunicazione ha scritto di “seimila metri”, ma  questa indicazione dev’essere presa come una generale sensazione di distanza ricevuta dagli osservatori).

Il testimone che ci ha contattato ha pensato potesse trattarsi di una formazione di aerei, ma il numero dei presunti corpi era troppo alto per qualcosa del genere. Del tutto silenzioso, il fenomeno sarebbe stato seguito per cinque minuti.

I tentativi di fotografarlo sarebbero andati a vuoti: alla fine sarebbe scomparso perché coperto alla vista da qualche ostacolo.

Il Coordinamento regionale per la Sicilia del Centro Italiano Studi Ufologici sta aprendo una sua indagine su questa segnalazione in apparenza interessante ma sulla quale – per ora – è impossibile esprimere qualsiasi giudizio preciso.

Senza indagini sul campo condotte secondo criteri standard da personale addestrato allo scopo, le notizie di avvistamenti di presunti oggetti volanti non identificati giacciono inutili o diventano preda del sensazionalismo o motivo di elucubrazioni senza alcun rilievo scientifico.

A questa situazione il CISU tenta di rimediare.

 

Un aiuto per le inchieste UFO: i razzi illuminanti moderni come possibile causa di avvistamenti

Uno dei compiti dell’ufologo di orientamento scientifico consiste nel tenersi aggiornato circa le cause che possono generare equivoci nei testimoni. La cosa è complicata dal fatto che queste cause sono costituite da un insieme aperto, ossia da un un numero di elementi potenzialmente infinito. In altri termini, l’esperienza e la logica ci dice che, almeno in teoria, si può scambiare di tutto per un UFO.

Sul piano pratico, sappiamo invece che la gran parte dei casi che riusciamo a spiegare sono dovuti a un piccolo gruppo di motivi (grosse meteore, stelle e pianeti, aerei ed altri velivoli, palloni di vario tipo…). Ciò non toglie che ci siano cause più rare e improbabili a manifestarsi che per la loro complessità dobbiamo analizzare con cura, perché possono portare ad eventi di particolare interesse.

E’ il caso dei modelli attuali di razzi e munizionamento utilizzato dalle aeronautiche e dagli eserciti in funzione illuminante e di inganno anti-missilistico.

In un articolo pubblicato qui, lo studioso francese Gilles Fernandez presenta sia alcuni esempi concreti a partire dal 1990 sia una serie di questo tipo di artifici in uso ad opera delle forze armate di vari Paesi del mondo mostrando quale tipo di effetti possano produrre sia  nei video, sia in fotografia sia nei resoconti testimoniali.

In linea di principio il loro impiego  avviene in occasione di esercitazioni militari o di attività di ricerca e soccorso (Search & Rescue). Fra i casi portati ad esempio, ad ogni modo, nessuno concerne il territorio italiano.

 

 

Domenica 14 maggio: vistosi fenomeni di alone solare e parelio sull’Italia e sulla Francia

Nel corso della giornata di domenica 14 maggio 2017 –  a quanto pare in alcuni casi sin dalla primissima mattinata – ampie parti del territorio italiano e il sud-ovest della Francia sono stati interessati da vistosi fenomeni di alone solare, almeno in un caso (a Cagliari) accompagnati dalla presenza di un parelio.

Pur non avendo in alcun modo carattere anomalo (si tratti di eventi dovuti alla rifrazione della luce solare su frammenti di ghiaccio esagonali, luce diffusa poi in direzione uniforme in modo da formare un cerchio più o meno completo) l’attenzione per la fisica dell’atmosfera e per le possibili cause di equivoco da parte del pubblico è motivo di attenzione per il Centro Italiano Studi Ufologici.

A quanto pare già al mattino, a Cagliari il fenomeno si era presentato accompagnato da un parelio, sia pure poco netto.

Il grosso delle osservazioni però è iniziato alle 12. Il fenomeno è poi diventato più vistoso nella prima metà del pomeriggio. Nel nostro Paese risultano segnalazioni dal Piemonte, dalla Lombardia, dall’Emilia e dal Molise, ma è plausibile che tutto il versante occidentale italiano ne sia stato interessato.

Verso le 15 l’alone era visibile da tutta Torino. Nel pomeriggio sono seguite riprese meravigliose, come quella fatta da Paolo Demaria sopra Entracque (Cuneo), al lago delle Rovinema foto sono state fatte anche a Candiolo (Torino), Camino (Alessandria) , nella stessa provincia, a Odalengo Piccolo ad opera del “Gruppo Astrofili Cielo del Monferrato”, a Milano e a San Colombano al Lambro  ed anche a Castelnuovo Rangone (Modena) , ma a metà giornata un altro era visibile sopra Toro (Campobasso).

L’elenco potrebbe continuare a lungo. Aggiungiamo qui solo due immagini: quella qui in evidenza, scattata alle 16.58 da Pinerolo (Torino) da chi ha redatto questa notizia e, qui sotto, quella fatta a Cuneo intorno alle 16.40 da Sofia Lincos, del CICAP (a scanso d’equivoci: quello rossastro visibile sulla destra dell’astro è un flare provocato dalle lenti della fotocamera…).

 

Da parte sua anche il CICAP ha prontamente pubblicato sulla sua testata Query online un articolo che v’invitiamo a leggere a complemento di questo intervento.

STEVE non è un UFO, però…

STEVE non è un UFO.

Però STEVE è un fenomeno ottico dell’alta atmosfera, a quanto pare nemmeno troppo raro, di cui fino a poco tempo fa nessuno si era reso pienamente conto, malgrado le innumerevoli osservazioni, esperimenti e studi di fisica atmosferica condotte ogni anno.

STEVE è sigla delle parole Strong Thermal Emission Velocity Enhancement, usate per descrivere un fenomeno luminoso prodotto  da gas atmosferici che si trovano a circa 300 chilometri di altezza e la cui temperatura si aggira sui 3000 °C .

E’ in quella zona dello spazio circonvicino alla Terra sopra le regioni del mondo poste alle latitudini del Canada centrale che sono stati visti formarsi gli STEVE, grandi fasce luminescenti che si muovono a circa sei chilometri al secondo.

STEVE è largo 25-30 chilometri, si distende sempre in direzione est-ovest e può esser lungo molte centinaia di chilometri. Può durare anche un’ora e d’inverno non è visibile. A volte presenta una forma che ricorda una staccionata.

Quel che interessa dal punto di vista dell’ufologia scientifica sono le modalità con le quali si è giunti a verificare l’esistenza di STEVE e – poi – a spiegarla nell’ambito dei modelli  correnti della fisica dell’alta atmosfera.

Alcune persone raccolte intorno all’Alberta Aurora Chasers, un gruppo di  canadesi appassionati di astronomia e in modo particolare di aurore boreali ha cominciato a registrare le osservazioni visive di questo strano fenomeno che genera luci verdi e rossastre. In un primo momento pensarono a una manifestazione speciale delle cosiddette aurore boreali di protoni, ma questo fenomeno non è mai risultato visibile ad occhio nudo e la possibilità di ricondurlo ad esse decadde.

A questo punto, nel 2016, la diffusione attraverso il gruppo Facebook  dell’Alberta Aurora Chasers delle notizie sulle osservazioni richiamò l’attenzione di altri appassionati di aurore e di vari astrofili. Furono così raccolte almeno cinquanta testimonianze dettagliate di questo nuovo fenomeno.

In questo modo la cosa è giunta all’attenzione della NASA, dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Calgary (Canada). In questo modo è stato possibile impiegare i tre satelliti del cosiddetto progetto SWARM destinato allo studio del campo magnetico terrestre per validare l’esistenza del fenomeno descritto in un primo tempo in modo casuale e intermittente.

Non è ancora del tutto chiaro se STEVE debba essere considerato una variante dell’aurora boreale o qualcosa di diverso da essa, ma quel che colpisce l’ufologo di orientamento scientifico è questo:

osservazioni ottiche di tipo empirico, non strutturate, fatte nell’ambiente naturale e non in un contesto di laboratorio da parte di gruppi di persone con adeguata capacità di descrizione e registrazione dei dati hanno attirato l’attenzione del mondo accademico, che ha messo a disposizione risorse, competenze e modelli teorici per cercare di verificare la natura di quelle osservazioni e di valutare se fosse necessario considerarli indizi di un fenomeno finora ignorato.

Questo circolo virtuoso pare aver prodotto ciò che l’ufologia scientifica ritiene possibile (non certo, al momento): un ampliamento (anche di portata contenuta) delle nostre conoscenze nelle scienze della natura a partire da osservazioni incidentali di fenomeni atmosferici.

E’ possibile che quanto sta accadendo con STEVE possa un giorno avvenire anche per i cosiddetti fenomeni UFO?

Nell’attesa, ecco STEVE in tutta la sua bellezza in una serie di video e foto. Nell’immagine in evidenza qui sopra, il fenomeno ripreso il 29 giugno 2016 a Kakwa, nell’Alberta canadese, dal mineralogista Catalin Tappardel. Credit: CalgaryHerald.com)

 

 

La scomparsa di Solas Boncompagni, uno dei padri dell’ufologia italiana.

E’ morto a quasi 95 anni (era nato a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, il 10 agosto del 1922), Solas Boncompagni, uno dei padri dell’ufologia italiana.

Insegnante di lettere nella scuola media inferiore, pianista, fu in primo luogo un grande appassionato di spiritualismo e di simbolismo.

E’ possibile documentare che prese ad interessarsi di dischi volanti almeno dal 1950 e, per quanto ne sappiamo, continuò a farlo sino alla morte, avvenuta oggi a Firenze.

Nel 1959 diede vita ad un prima, effimera associazione ufologica, il “Movimento Aquilonare”, trasformatasi nei primi anni ’60 in “Gruppo Clipeologi Fiorentini” (GCF) e, agli inizi del 1968, in “Sezione Ufologica Fiorentina” (SUF), una delle associazioni importanti per capire la storia del nostro argomento in questo Paese.

Ebbe molti meriti: il CISU ne traccerà un profilo completo in uno dei prossimi numeri di UFO – Rivista di Informazione Ufologica

Nel 1989 fu nominato socio onorario del Centro Italiano Studi Ufologici.

Qui basti dire che, in sostanza, si deve a lui e non ad altri se, a partire più o meno dal 1963, fu avviata per la prima volta in Italia un’idea di ordinamento, classificazione e analisi sistematica dell’intera casistica nazionale.

Con i molti limiti che la cosa ebbe, di quella idea di sistematicità e ordine anche noi del CISU siamo eredi e debitori.